Ottobre 1741 - I primi giorni da neosposini
Jyo non poteva ancora credere di essersi sposato, per di più non sapeva nemmeno come. Secondo le ricostruzioni di Matoya, i due si erano sposati proprio nell’ufficio del principe mentre erano ubriachi, e il disordine era dato dalla loro scappatella notturna, che era proseguita in camera da letto del dio.
Ma lui voleva ricordarlo. Sposarsi con la persona che amava e fare l’amore con la stessa avrebbe dovuto essere un’esperienza memorabile, non un mero incidente. Jyo non poteva dire di non essere felice, anzi, era al settimo cielo all’idea di essere legato al suo amato, ma rivoleva indietro i ricordi di quella notte. Matoya, invece, sembrava neutrale a riguardo. Era abituato alla sua amnesia frequente, e non ci poteva fare niente.
«Insomma… tu mi ami, io ci ho provato con te un sacco di volte, ci siamo ubriacati insieme, ci siamo sposati, abbiamo fatto l’amore… questo non ti basta?»
Ma che razza di domanda era?
«Ovvio che no! Io—»
Un momento.
«Ci avete… provato con me un sacco di volte?»
«Ma come, non te ne sei reso conto? Tutte le volte in cui tu tremavi, balbettavi e scodinzolavi così veemente… io ti rispondevo sempre con complimenti vari, o ti aiutavo a rialzarti, facevo l’occhiolino…» Matoya sghignazzò, «Eh, eri troppo impegnato a fissarmi come stai facendo adesso? Che monello»
Jyo avvampò. «Per favore… non… non può essere vero»
«Ah, no! Puoi dire quello che vuoi su di me, ma io non mento mai!» Il principe si fece nuovamente più serio. Cinse le spalle di Jyo con un braccio, portandolo con sé sulla sedia della sua scrivania per farlo sedere sulle sue gambe, «Ora ascoltami, è vero che dobbiamo mantenere il segreto di questo matrimonio. Se mio padre venisse a saperlo potrebbe distruggere il palazzo che ho costruito con tanto sudore e lacrime… peggio ancora, potrebbe voler fare qualcosa a te. Non permetterò che accada» gli sorrise, «Però sappi che questa è la cosa più bella che mi sia capitata»
2 ottobre 1741
È così che ha detto, ha detto che sono la cosa più bella che gli sia mai capitata! O almeno, penso parlasse del matrimonio in sé, ma comunque in vita mia non credo di aver mai provato una felicità simile, se non quando leggevo i romanzi d’amore! Ora so cosa si prova, so cosa provava Diara quando Ashwin le aveva chiesto di sposarla! Oppure quando Xuanjie si era finalmente riunito a Zhenhua!
Mi rendo conto che non sia proprio uguale, ma sento che in me sta finalmente cambiando qualcosa…
Anche se ancora non ho capito di preciso quale sia il mio ruolo qui. Il matrimonio deve comunque rimanere segreto, e io devo continuare a lavorare come segretario, cosa che farò con piacere… ma il signor Matoya mi ha detto che a seconda di come siamo messi potrebbe concedermi pause più frequenti.
Anche se non mi sembra giusto… se io posso fare più pause anche gli altri dovrebbero avere lo stesso trattamento. Così gli ho detto che di fare le pause mi importa poco, anche perché queste ore verrebbero detratte dalla paga. Tra l’altro mi piace battere a macchina!
Immagino che ne parleremo nei prossimi giorni.
Per il momento sono molto combattuto…
Quando Nasim ci aveva portato quel documento che avevamo compilato la scorsa notte, sono rimasto sconvolto. Per quanto io ami il signor Matoya, e per quanto sia contento di essere sposato con lui, avrei voluto ricordarmi tutto. Tutta colpa di Naoki e il suo maledetto cholai! …Ah, forse è anche colpa mia che avevo deciso di berlo per non sporcare la giacca che stavo reggendo per il signor Matoya. Sono un idiota.
Per ora cercherò di non pensarci. Non posso ancora credere di essere sposato!
Comunque puoi anche smetterla di chiamarmi signore, ormai sono il tuo maritino. Heh.
-
(Nota lasciata da Matoya a piè di pagina)
Jyo notò subito, la mattina dopo, che sotto ciò che aveva scritto il giorno prima c’era una nota lasciata da Matoya.
«Ma che… eh?!»
Matoya, con nonchalance, si aggiustò semplicemente la camicia. «Che c’è?»
«…Che c’è?!» ripeté Jyo, indicando il suo diario. «Vi siete messo a leggere il mio diario! E in più ci avete scritto sopra!»
Il dio sbatté le palpebre. «…Ah, non dovevo? Stavo cercando di capire cosa fosse finché poi non ho riconosciuto la tua scrittura»
Evidentemente Matoya non conosceva il concetto di “diario segreto”, forse perché nella vita divina non c’era nulla da nascondere e per lui se qualcosa si vedeva, si poteva tranquillamente guardare, se c’era qualcosa appoggiato su un mobile nonostante ci fosse un lucchetto, poteva buttarci l’occhio e leggere quello che voleva.
«Potete non leggerlo mai più…? Per favore?» chiese timidamente la volpe.
«Ma perché no?» domandò Matoya con evidente innocenza. Sembrava proprio non comprendere.
«Perché…!» Jyo chiuse il diario tra le sue braccia, arrossendo in volto. «Perché è una cosa molto personale, io qui ci scrivo i miei sfoghi e ciò che non riuscirei mai a dire a voce! Per favore… anche se lo lascio sul letto… non leggetelo. Io capisco che tra di noi non ci dovrebbero più essere segreti, però… mi aiuta molto scrivere qui dentro e sapendo che ora avete letto tutte le cose che ho scritto mi sento molto in imbarazzo…»
Matoya ancora non capiva appieno, ma se questo aiutava Jyo con il suo umore o per qualsiasi altra cosa, avrebbe dovuto fare come diceva. «Sì, d’accordo, non lo leggerò più»
La kitsune sospirò di sollievo, sorridendogli. «Grazie…»
«Comunque quando siamo tra di noi puoi anche smetterla di usare questo tono formale» aggiunse il dio.
«Chiedo perdono… mi ci devo ancora abituare»
3 ottobre 1741
Questo non è un resoconto della giornata ma solo una nota per vedere se davvero Matoya ha capito che non deve leggere il mio diario.
E che non deve nemmeno scriverci sopra!
Sotto questa nota, la pagina rimase bianca.
