Erano passate tre settimane da quella giornata fantastica ed io non potevo che essere il ragazzo più felice del mondo.
Il giovedì rimaneva il mio, anzi il nostro giorno preferito, lei veniva a casa mia per studiare come sempre ma a differenza di prima i libri servivano solo come alibi per mantenere il nostro segreto, erano come un lasciapassare per stare nella mia stanza senza essere disturbati, se mia madre o i suoi genitori avessero saputo che non facevamo altro che baciarci non credo che l’avrebbero fatta stare in camera mia.
Il fine settimana ci vedevamo alla sala giochi del paese insieme con gli altri, io andavo con i miei amici mentre lei veniva con la sua amica Ruby, l’unica a sapere di noi due.
Piccoli abbracci, sguardi nascosti, sorrisi solo quando nessuno ci vedeva o faceva caso a noi, questi erano i nostri appuntamenti, ma cosa potevo pretendere, lei aveva solo quattordici anni.
A me importava? No, avevo lei e questo mi bastava.
L’estate si stava avvicinando e dopo avremmo avuto tanto tempo e occasioni per stare insieme.
Stranamente quella settimana ero andato io a casa di lei per studiare, mi venne ad aprire sua madre, ero imbarazzato, le poche volte che ero stato lì lei non c’era.
- Salve signora.
- Ciao Ezra. Non chiamarmi signora per favore, mi fai sentire vecchia. Octavia è di sopra in camera sua, sai la strada?
- Sì, si certo.
- Perfetto. Dopo vengo a portarvi qualcosa di fresco da bere.
Salii le scale, ricordavo che la sua camera fosse a sinistra, dormiva insieme a sua sorella, c’ero stato pochissime volte mesi fa ma ricordavo tutto.
Bussai alla porta ma non mi rispose nessuno, forse era andata un attimo in bagno, stavo per scendere di nuovo e chiedere a sua madre quando la vidi uscire da un'altra stanza, inaspettatamente mi abbracciò per un secondo.
- Ciao stavo andando a chiedere a tua madre dove fossi finita.
- Ero in camera mia.
- Ero lì davanti alla tua porta ho bussato e non c’era nessuno.
- Ma quella non è più camera mia da mesi ormai. Io sono di qua, vieni.
- Non me lo avevi detto.
- Mi sarà passato di mente.
- Come mai questo cambio?
- Volevo stare sola e poi guarda qua, ti piace.
Entrai e rimasi a bocca aperta, la camera era grandissima e dentro c’era di tutto, un divano, un piccolo tavolino, tv, scrivania, libreria, una tastiera, uno stereo, un letto e un piccolo armadio.
Le pareti erano piene di poster e foto c’era roba ovunque.
- Allora ti piace?
- Bella e poi c’è di tutto qua dentro.
- In verità era un secondo salotto che nessuno usava e me ne sono appropriata. Infatti vedi c’è rimasto il divano e un sacco di altre cose ma mi sembra sia venuta carina.
- Si proprio un bel lavoro, sembra un loft. Vorrei averlo io uno spazio tutto per me così.
- Avevo voglia di stare da sola e poi non ti ho ancora fatto vedere la cosa più bella.
Andò verso la finestra e la spalancò, la finestra si affacciava sopra un tetto, lo guardavo, la guardavo ma non capivo dov’era tutta questa bellezza, non si vedeva nemmeno un bel panorama da lì.
Continuavo a non capire e poi Octavia salì sul davanzale della finestra e andò sul tetto.
- Ezra vieni è bellissimo qui, dai sali.
- Ma che fai? Scendi! Potrebbe essere pericoloso.
- See figurati, ci salgo tutti i giorni e non è mai successo nulla. C’è salito anche tuo fratello insieme a mia sorella e me una volta, è sicuro. Dai non avrai mica paura.
- Paura! No che non ho paura. Fatti da parte.
Mi arrampicai sulla finestra alzai lo sguardo, il panorama davanti a me era bellissimo, da lì si vedeva tutto il paese e oltre, rimasi a bocca aperta.
Octavia nel frattempo si era seduta con lo sguardo perso nell’orizzonte.
- Da questa parte quando il cielo è sereno si riesce perfino a vedere il mare. Io adoro il mare, non vedo l’ora di andarci.
Mi sedetti accanto a lei immaginandoci al mare, io e lei, la sabbia l’acqua cristallina e lei bellissima in costume da bagno con i capelli lunghi lungo la schiena nuda.
A quel pensiero i jeans iniziarono a stringersi intorno al cavallo, dovevi darmi una calmata.
Per fortuna sua madre entrò in camera con un vassoio pieno di biscotti e da bere.
- Octavia sei di nuovo sul tetto? Ci hai pure trascinato il povero Ezra, dai scendete vi ho portato la merenda.
- Arriviamo mamma.
Scendemmo e tornammo in camera.
- Ezra spero non ti abbia costretto a salire lì sopra, non riesco a non farcela andare è più forte di lei. Per fortuna il tetto è nuovo e sicuro, pensa ci sale anche di notte a osservare la luna. Ho una figlia mezza matta secondo me. Lasciamo stare, vi lascio qui la merenda. Se volete qualcos’altro basta che mi chiamate. Octavia, sarà meglio che tu ti metta a studiare, ti ricordo che tra un paio di settimane iniziano gli esami.
- Si mamma lo so, non c’è bisogno che tu me lo ricordi ogni tre minuti.
- Lo sai bene che se vuoi andare in quella scuola devi passare con almeno un otto.
- Si lo so. Adesso vai mamma se avremo bisogno di qualcosa ti chiamiamo.
Finalmente usci dalla stanza.
- E così la sera ti sdrai lì sopra a osservare la luna, non ti facevo così romantica.
- Beccata. Mia madre e la sua lingua lunga.
- È una cosa carina.
- Mi affascina non so perché. Quando sono arrabbiata o nervosa mi metto lì e mi calmo. Quando c’è la luna piena, mi addormento con la persiana aperta per far entrare la luce in camera.
- Stai attenta oltre alla luce potrebbe entrare qualcuno per approfittarsi di te.
Forse lo dissi con una certa malizia perché la vidi arrossire.
- Lo sai solo te.
- Appunto.
Mi avvicinai e la baciai, non resistevo più dalla voglia che avevo di sentire le sue labbra.
Fui io a staccarmi per primo, se sua madre fosse entrata di nuovo come prima ci avrebbe beccato.
Controvoglia si stacco dal mio abbraccio.
- Dai facciamo merenda e mettiamoci a studiare. Li hai fatti tu?
Guardai il vassoio ed era pieno di diversi tipi di biscotti.
- Questi due sì mentre gli altri li ha fatti mia nonna.
Indico un tipo con gocce di cioccolato e un altro con la marmellata.
- Allora mangerò quelli fatti da te.
- No senti anche quelli di mia nonna sono più buoni dei miei, lei è bravissima, ho tanto da imparare.
- Per me sei già eccezionale.
- Parli cosi perché ti piaccio.
- Non lo dico solo per quello, sei davvero brava.
Mi sedetti sul divano mentre lei si dette per terra, le gambe incrociate sotto al piccolo tavolo dove sua mamma aveva lasciato il vassoio.
I biscotti erano tutti buonissimi, sicuramente ero di parte ma trovai i suoi eccezionali.
Continuavo a guardarmi intorno mentre mangiavamo e come avevo notato appena entrato c’erano un sacco di cose diverse, oltre all’arredamento, che stonavano tra loro.
Dovevo essermi fissato a guardarmi in giro, vidi Octavia che mi fissava.
- Chiedi pure.
- È strano ma ci sono tante cose diverse tra loro.
- Si nota tanto che prima fosse un salottino? Sai ho fatto portare qui il letto e un piccolo armadio e mi sono fatta spazio.
- Non mi riferisco solo a quello. Vedo tanti libri, cd, pattini, tastiera, addirittura aghi e fili colorati, per ricamare. In questa camera ci sono le passioni di tutta la tua famiglia.
- A essere sincera sono tutte le mie passioni.
- Tutte?
- Sì ma non faccio mica tutto in una volta.
- Ovvio non sono così sciocco da crederlo. Mi ero illuso di conoscerti invece … Racconta.
- Vediamo … mi piace leggere soprattutto libri gialli, adoro la musica e cantare a squarciagola quando sono da sola, ogni tanto suono, ma ho imparato da sola e non sono molto brava, pattino sempre alcune volte li tengo anche in casa, credo di aver iniziato prima a pattinare che a camminare, sai dove abitavo prima di venire qua c’era un piazzale enorme e ci andavo tutti i giorni, poi vediamo cos’è rimasto … ah il ricamo, mi ha insegnato mia nonna, mi rilassa quando guardo la tv, sono un’appassionata di serie tv. Credo non ci sia altro.
- Oddio ma come fai a fare tutte queste cose? Ci vorrebbero giornate da quarantotto ore per fare tutto. Pensa che io oltre al calcio e studiare faccio ben poco.
- Io non riesco a stare ferma invece ma ci sono cose che non tocco da mesi, vado a periodi.
- Hai dimenticato la cucina.
- È vero, ma quello non posso farlo in camera mia devo per forza andare in cucina. Qui invece sto bene perché sono da sola, mi piace stare sola con i miei pensieri.
- Mi hai lasciato di stucco, penavo di conoscerti invece so ben poco di te, della vera te.
- Anch’io non so molto di te a dire la verità.
- Avremo tempo per conoscerci, io non ti mollo, sarà bello scoprirsi piano piano.
- Sì. Adesso studiamo, ma prima quali biscotti ti sono piaciuti di più?
- I tuoi ovviamente.
Mi sorrise ed io mi alzai a baciarla di nuovo.
Dopo ci mettemmo a studiare, in fin dei conti tra poco avrebbe avuto gli esami.
Dopo un’ora e mezzo senza distrazioni finalmente eravamo riusciti a finire la tesina d’esame.
Stavo radunando le mie cose per tornare a casa quando nella mente mi tornò il discorso della madre di Octavia sul voto per entrare nella scuola che voleva.
Quale scuola voleva una media dell’otto per entrarci non ne aveva idea così glielo chiesi.
- Octavia ripensavo al discorso di tua madre, quello sulla scuola. Ma a cosa ti sei iscritta?
- Secondo te? All’alberghiero.
- Non ci avevo pensato, ovvio sei già bravissima. Dove però questa scuola? Non mi sembra che ci sia nel nostro comune.
- No, infatti, andrò a Firenze. Lì c’è la migliore della zona.
- Ma è a più di cento kilometri da qui.
- Lo so. Infatti starò in convitto, tornerò a casa il weekend, forse non riuscirò nemmeno tutti i weekend a tornare.
Ero rimasto di sasso, avevo smesso anche di respirare, lei continuava a parlare ma io non capivo più nulla di quello che diceva, nella testa rimbombava solo che se ne sarebbe andata alla fine dell’estate.
Ora che finalmente mi ero deciso e stavamo finalmente insieme, lei se ne andava lontano da me, da noi.
Avrebbe conosciuto gente nuova, centinaia di ragazzi gli avrebbero fatto la corte ed io?
Io invece sarei rimasto qui, da solo a struggermi per lei.
- Ezra stai bene? Non mi stai ascoltando.
- Quando pensavi di dirmelo?
- Di cosa parli?
- Di te che te ne vai.
- Tel o sto dicendo ora. Non capisco quale sia il problema.
- Sarai lontanissima, non pensi a noi.
- La scuola l’ho decisa un anno fa, tu non c’eri ancora. Non posso cambiare quello che voglio per te, non lo farei per nessuno.
- Lo capisco e hai ragione ma noi che fine faremo?Come farò a non vederti ogni giorno? Mi ero già immaginato di andare scuola insieme, fare forca, andare in giro e altre milioni di cose.
- Le faremo ugualmente quando verrò a casa i fine settimana e durante le vacanze. E poi potresti venire tu qualche volta, c’è un treno ogni due ore.
La fissavo sconvolto non riuscendo a parlare, pensare.
- È un incubo, dimmi che questo è un incubo.
- Dai non esagerare c’è la faremo.
- C’è la faremo.
Ripetei ma non ero per niente convinto, la lontananza non ci avrebbe fatto bene, ne ero sicuro.
- E poi abbiamo tutta l’estate davanti a noi per divertirci e andare in giro. Potremmo andare in piscina, al mare e in altri posti.
- Si hai ragione. Non pensiamoci ora.
Volevo convincere me più che lei, la salutai con un bacio, dovevo andare via.
Scesi le scale salutai sua madre e tornai a casa, all’orizzonte grossi nuvoloni neri non presagivano niente di buono, la tempesta, con la sua furia, non avrebbe colpito solo il paese ma anche noi, chissà se ne saremmo usciti senza danni.


