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Autore: mamma Kellina    26/01/2010    4 recensioni
Primi anni del Novecento. Miniere della Sardegna sud occidentale. Il giovane ingegnere gallese Robert Forrest, vedovo con un figlio piccolo, e la sfortunata ma indomita Barbara decidono di sposarsi pur senza amarsi. Ma il loro non sarà un patto facile da mantenere perché in fondo è l’amore che vogliono, come tutti gli esseri umani. Il cammino in comune sarà difficile e forse non riusciranno a trovare ciò che cercano, ma di sicuro impareranno a riconoscere le cose che contano davvero nel rapporto tra un uomo e una donna.
Si tratta di un vero e proprio romanzo, molto intenso e drammatico. Il genere è piuttosto classico, alla Jane Austen per intenderci, ed anche se non ho la presunzione di paragonarmi ad una tale Autrice, ho cercato di dare un certo spessore psicologico ai miei protagonisti. Ho provato anche a rendere con efficacia l’epoca ed i luoghi con un accurato lavoro di ricerca. Spero di esserci riuscita. Le località minerarie sarde e la loro storia sono del tutto autentiche. Non così le vicende ed i personaggi di cui narro che sono frutto invece solo della mia fantasia e pertanto non si riferiscono, se non in maniera casuale, a persone realmente esistite e a fatti davvero accaduti.
Vi va di accompagnarmi in questo viaggio?
Genere: Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 24

Come le accadeva sempre quando qualcosa le travagliava l’animo, il comportamento di Barbara appariva all’esterno ancora più calmo e distaccato. Ciò era dovuto all’estremo controllo esercitato su se stessa che le costava una fatica enorme ma che era la sua unica arma di difesa. In quei giorni nessuno avrebbe potuto indovinare la tempesta nel suo cuore, neppure chi le stava più vicino come la piccola Nunzia o Robert. Quest’ultimo arrivò persino a convincersi che avesse preso quasi con indifferenza la sua decisione, forse perché, fortunatamente, non doveva essere davvero innamorata di lui.        
Invece, dietro l’apparente freddezza, la giovane covava un dolore terribile, causato dalla certezza di essere stata ancora una volta respinta. Così come aveva fatto una volta con Filippo, anche a Robert si era data anima e corpo, ma la sua passione e il suo totale abbandono erano stati fraintesi o magari considerati solo indice di una natura viziosa che la portava a lasciarsi andare, senza pudore, senza dignità. Per questo non era stata mai amata, per questo forse neanche era degna d’amore. Dentro di lei però qualcosa si ribellava a quest’idea, perché sapeva che non era così. Era certa di possedere tenerezza, dedizione, gioia, tutti sentimenti che avrebbe voluto donare ad un uomo per renderlo felice. Se nessuno la voleva, non era colpa sua, come non è colpa del sole se bruciando troppo  nella torrida estate finisce per seccare le piante. Eppure ora, ancora una volta, avrebbe dovuto affrontare le conseguenze della propria leggerezza e  la cosa che fino a qualche giorno prima le era sembrata una meravigliosa promessa si era trasformata in una minaccia.  
Ogni giorno di più l’ipotesi di essere rimasta incinta si trasformava in certezza, anche se oramai rifiutava l’idea  sperando che si trattasse solo di un ritardo e che le sue cose potessero venirle da un momento all’altro. Andava a controllarsi perlomeno cento volte al giorno, ogni sera si andava a coricare sperando che l’indomani la sua preoccupazione avesse fine ed ogni mattina, spiando i sintomi del proprio corpo, si diceva che forse era la giornata buona.  Purtroppo ben presto dovette rinunciare alla speranza ed accadde a nemmeno una settimana dal ritorno del marito.

Così come aveva fatto tantissime volte, si era recata nel pollaio a prendere delle uova per preparare un sostanzioso zabaione a Charles, ma stranamente la puzza delle galline le sembrò insopportabile. Le uova e gli animali le parvero ad un tratto immondi ed una violenta ondata di nausea l’assalì talmente forte da costringerla a  scappare lì vicino per liberarsi.
Nunzia  era anche lei fuori a stendere il bucato ed accorse in suo soccorso. La trovò pallida come uno straccio, appoggiata al tronco di un albero con il fazzoletto premuto sulla bocca mentre piangeva disperata.

- Signora, cosa c’è?  Non vi siete sentita bene? – le chiese carezzandole con dolcezza l’avambraccio.

Barbara scosse la testa, continuando a piangere.

- Forse non è niente – continuò la ragazza per consolarla.

- Infatti, non è niente: sono solo incinta – le confermò passandosi una mano sulla fronte, senza riuscire a nascondere la disperazione nella voce.

- Ma come, non siete contenta allora?

- No, piccina, non lo sono, ma non chiedermi il perché. Per favore, preparalo tu lo zabaione a Charles intanto che finisco io di stendere il bucato.

Non aggiunse più nulla e si allontanò sotto lo sguardo perplesso della giovane domestica.

 

Dopo quel primo episodio la nausea divenne quasi uno stato abituale che cercava di combattere alla meglio così come tanto tempo prima le aveva insegnato il padre. Per fortuna Robert era quasi tutto il giorno fuori e lei ne soffriva soprattutto di mattina. Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto dirglielo, ma non ne aveva né la voglia né il coraggio.

Il 19 settembre,  giorno del suo trentunesimo compleanno, si era sentita molto male per cui aveva cercato di alzarsi quanto più tardi possibile. Come di consueto aveva preparato da mangiare per Charles mentre lei e la ragazza si sarebbero accontentate di un po’ di insalata e del formaggio portato la mattina stessa da Alfio, il pastore. Verso l’ora di pranzo però inaspettatamente giunse Robert.  
Mai come in quei giorni l’uomo si stava mostrando gentile e premuroso perché era desideroso di farsi perdonare la decisione presa. Per nulla scoraggiato dal comportamento gelido della moglie, aveva deciso di festeggiarne il compleanno portandole un enorme fascio di fiori.

- Ti ho portato anche un pacco di quei dolci che assaggiammo a Cagliari e che ti piacquero tanto – le disse sorridente – Pensa, ho mandato apposta Ferri a comprarli. Non sapevo cosa regalarti per il tuo compleanno ed ho pensato che ti avrebbero fatto piacere.

- Grazie, mi fanno piacere, ma non dovevi disturbarti: oggi per me è un giorno come un altro.

- Lo so, voi italiani siete abituati a festeggiare l’onomastico, ma per noi conta di più il compleanno e credo sia più giusto così perché è una ricorrenza che riguarda solo quella determinata persona e non tante altre. Oggi dobbiamo celebrare degnamente – aggiunse allegro, cercando di trascinarla con il proprio entusiasmo.
Lei però si mostrò fredda.

- Capirai, non c’è nulla di tanto importante da festeggiare, sto solo facendomi vecchia.

Robert rise divertito.

- Ma se sei nel pieno della giovinezza!

- Già, buttata via! – commentò la donna con amarezza.

- Dai, non fare così – la invitò, questa volta un po’ più serio – Vedrai quante cose belle ti aspettano ancora ed io farò tutto quanto è in mio potere per regalarti serenità e gioia. Oggi ho preso il pomeriggio libero e sai cosa faremo? Dopo un buon pranzetto, andremo a fare una bella passeggiata a Carloforte e porteremo anche Charles e Nunzietta con noi. Ho già preso accordi con il capitano Borghero che passerà a prenderci  e ci riporterà qui stasera. Però dobbiamo sbrigarci a mangiare, altrimenti si farà tardi.

Barbara si affrettò a spegnere quell’entusiasmo.

- Mi dispiace, non ho cucinato nulla. Charles ha già mangiato ed io e la ragazza abbiamo per pranzo solo formaggio e insalata. Al massimo posso prepararti anche una frittata, ma non c’è niente altro di pronto.

- Non importa, va benissimo così. Però facciamo presto lo stesso: è già quasi l’una e dobbiamo arrivare alla spiaggia per le tre.

- Non ho nessuna voglia di andare a Carloforte e nemmeno alla spiaggia. Vacci da solo con Charles, se ti va, io non mi sento bene. Vado a farti preparare da mangiare.

Vedendola allontanarsi le disse assai deluso:

- Barbara, ti prego, non fare così!

Lei si voltò a guardarlo in malo modo.     
- Ma che vuoi? – lo assalì -  Ti ho detto che non ho niente da festeggiare. Cerca di  lasciarmi in pace, per favore!   
Poi si allontanò senza dire più nulla.

 

Anche a tavola continuò a mantenere un contegno gelido incurante del fatto che il marito cercasse di intrattenerla con una simulata allegria perché gli dispiaceva vederla così e si sentiva molto in colpa. Cercava di farla parlare, ma inutilmente. Gli sembrava strana ed ancora di più si meravigliò quando Nunzia portò in tavola la frittata e lei se ne stette silenziosa e terrea ad osservare per qualche minuto la pietanza nel piatto. Aveva un’espressione inorridita e ad un certo puntò si alzò di scatto, facendo quasi cadere la sedia, e scappò in cucina, seguita dalla ragazza.

Un poco perplesso da quello strano comportamento, Robert rimase qualche momento incerto sul da farsi, poi decise di andare a vedere cosa stesse succedendo. Andò anche lui in cucina e trovò la donna pallidissima con un fazzoletto premuto sulla bocca, seduta  con la servetta accanto.

- Non dovreste dirlo a vostro marito, signora? – le stava dicendo questa.

- Cosa dovrebbe dirmi, di grazia? – chiese l’uomo con molta preoccupazione nella voce.

La ragazza, che non lo aveva visto entrare perché era di spalle, sussultò e si portò le mani sul viso per la mortificazione di essersi fatta sentire.

- Non ti preoccupare, Nunzietta, vai a sparecchiare ora – le disse allora la padrona. 
Mentre la giovanetta si allontanava rossa in volto per l’imbarazzo, Barbara si alzò e andò a versarsi un bicchiere d’acqua all’acquaio, ignorando la domanda del marito.

- Insomma, me lo dici cosa ti succede? Stai male? Vuoi che chiami il medico? – continuava intanto a chiederle Robert con la voce ansiosa e stizzita – Insomma, vuoi parlare o no, accidenti!

Il suo tono spazientito bastò perché Barbara si sentisse assalire da una collera irrefrenabile. Neanche lo sfiorava l’idea che potesse essere incinta! Già, per lui come per Filippo tanto tempo prima, era stata solo un passatempo, una donna accondiscendente con la quale godere un po’ e basta. Loro erano uomini e privilegiati, non avrebbero dovuto pagare le conseguenze del loro piacere per tutta la vita! Ebbe voglia di ferirlo. Si voltò e, guardandolo dritto negli occhi, gli disse molto dura:

- Cosa è successo vuoi sapere? È successo che mi hai ingravidata.

Non avrebbe mai usato quel termine così animalesco se fosse stata in sé, ma il vederlo barcollare alle sue parole le diede una sorta di maligna soddisfazione per cui continuò su quel tono con un sorriso sarcastico stampato sul viso.

- Oh, non ti preoccupare, caro, non farti venire i sensi di colpa anche per me, adesso! Io non sono come l’innocente Julie, io sono venuta con te perfettamente consenziente e mi è piaciuto pure. Non ti ricordi? Me lo facesti persino notare! In fondo quelle come me devono pur essere consapevoli che così facendo finiscono per mettere al mondo dei bastardi.

Robert era assai addolorato ed  obiettò con sincerità:

- Bastardi?  Come ti viene quest’idea, sei impazzita?

Lei sorrise amara ed alzando entrambe le mani come a chiedere perdono, continuò:

- Oh! Scusa se ti ho offeso! Lo so, tu non te la squaglierai come fece Filippo, tu gli darai il tuo nome, lo manterrai e forse ti farà anche piacere dimostrare al mondo che l’ingegner Forrest si è fatto una famiglia solida e rispettabile, così nessuno potrà più insinuare che è uno sbandato! Però non lo negare, questo bambino per te non sarà mai uguale al figlio della donna che hai amato. Ecco perché sarà un bastardo lo stesso.

- Non è vero! – protestò l’uomo, esasperato da tanta cattiveria.

Ma nemmeno immaginava a quanto potesse arrivare la perfidia di lei.

- Non è vero? Beato te che ne sei così sicuro! Già, perché io invece non sono affatto certa che tratterò allo stesso modo il figlio della tua adorata moglie ed il mio.

Sapeva di star mentendo, ma lo sguardo smarrito dell’uomo le diede una soddisfazione infinita. Assai calma, aggiunse uscendo dalla cucina:

- Ti ringrazio molto per i fiori ed i dolci, sono stati molto graditi, ma adesso scusami, vado un po’ a riposare. Porta Charles a fare la gita oppure tornatene a lavoro, insomma, fai un po’ come ti pare. Non preoccuparti per me, io non ho bisogno della tua compagnia.




   
 
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