Capitolo
24
Come
le
accadeva sempre quando qualcosa le travagliava l’animo, il
comportamento di
Barbara appariva all’esterno ancora più calmo e
distaccato. Ciò era dovuto
all’estremo controllo esercitato su se stessa che le costava
una fatica enorme
ma che era la sua unica arma di difesa. In quei giorni nessuno avrebbe
potuto
indovinare la tempesta nel suo cuore, neppure chi le stava
più vicino come la
piccola Nunzia o Robert. Quest’ultimo arrivò
persino a convincersi che avesse
preso quasi con indifferenza la sua decisione, forse perché,
fortunatamente,
non doveva essere davvero innamorata di lui.
Invece, dietro l’apparente freddezza, la giovane covava un
dolore terribile,
causato dalla certezza di essere stata ancora una volta respinta.
Così come
aveva fatto una volta con Filippo, anche a Robert si era data anima e
corpo, ma
la sua passione e il suo totale abbandono erano stati fraintesi o
magari considerati
solo indice di una natura viziosa che la portava a lasciarsi andare,
senza
pudore, senza dignità. Per questo non era stata mai amata,
per questo forse
neanche era degna d’amore. Dentro di lei però
qualcosa si ribellava a
quest’idea, perché sapeva che non era
così. Era certa di possedere tenerezza,
dedizione, gioia, tutti sentimenti che avrebbe voluto donare ad un uomo
per
renderlo felice. Se nessuno la voleva, non era colpa sua, come non
è colpa del
sole se bruciando troppo nella
torrida
estate finisce per seccare le piante. Eppure ora, ancora una volta,
avrebbe
dovuto affrontare le conseguenze della propria leggerezza e la cosa che fino a qualche
giorno prima le
era sembrata una meravigliosa promessa si era trasformata in una
minaccia.
Ogni giorno di più l’ipotesi di essere rimasta
incinta si trasformava in
certezza, anche se oramai rifiutava l’idea
sperando che si trattasse solo di un ritardo e che le sue
cose potessero
venirle da un momento all’altro. Andava a controllarsi
perlomeno cento volte al
giorno, ogni sera si andava a coricare sperando che
l’indomani la sua
preoccupazione avesse fine ed ogni mattina, spiando i sintomi del
proprio corpo,
si diceva che forse era la giornata buona.
Purtroppo ben presto dovette rinunciare alla speranza ed
accadde a
nemmeno una settimana dal ritorno del marito.
Così
come aveva fatto tantissime volte, si era recata nel pollaio a prendere
delle
uova per preparare un sostanzioso zabaione a Charles, ma stranamente la
puzza
delle galline le sembrò insopportabile. Le uova e gli
animali le parvero ad un
tratto immondi ed una violenta ondata di nausea
l’assalì talmente forte da
costringerla a scappare
lì vicino per
liberarsi.
Nunzia era anche
lei fuori a stendere il
bucato ed accorse in suo soccorso. La trovò pallida come uno
straccio,
appoggiata al tronco di un albero con il fazzoletto premuto sulla bocca
mentre
piangeva disperata.
-
Signora, cosa c’è?
Non vi siete sentita
bene? – le chiese carezzandole con dolcezza
l’avambraccio.
Barbara
scosse la testa, continuando a piangere.
-
Forse
non è niente – continuò la ragazza per
consolarla.
-
Infatti, non è niente: sono solo incinta – le
confermò passandosi una mano
sulla fronte, senza riuscire a nascondere la disperazione nella voce.
-
Ma
come, non siete contenta allora?
-
No,
piccina, non lo sono, ma non chiedermi il perché. Per
favore, preparalo tu lo
zabaione a Charles intanto che finisco io di stendere il bucato.
Non
aggiunse
più nulla e si allontanò sotto lo sguardo
perplesso della giovane domestica.
Dopo
quel primo episodio la nausea divenne quasi uno stato abituale che
cercava di
combattere alla meglio così come tanto tempo prima le aveva
insegnato il padre.
Per fortuna Robert era quasi tutto il giorno fuori e lei ne soffriva
soprattutto di mattina. Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto
dirglielo, ma non
ne aveva né la voglia né il coraggio.
Il
19
settembre, giorno
del suo trentunesimo
compleanno, si era sentita molto male per cui aveva cercato di alzarsi
quanto
più tardi possibile. Come di consueto aveva preparato da
mangiare per Charles
mentre lei e la ragazza si sarebbero accontentate di un po’
di insalata e del
formaggio portato la mattina stessa da Alfio, il pastore. Verso
l’ora di pranzo
però inaspettatamente giunse Robert.
Mai come in quei giorni l’uomo si stava mostrando gentile e
premuroso perché
era desideroso di farsi perdonare la decisione presa. Per nulla
scoraggiato dal
comportamento gelido della moglie, aveva deciso di festeggiarne il
compleanno
portandole un enorme fascio di fiori.
-
Ti ho
portato anche un pacco di quei dolci che assaggiammo a Cagliari e che
ti
piacquero tanto – le disse sorridente – Pensa, ho
mandato apposta Ferri a
comprarli. Non sapevo cosa regalarti per il tuo compleanno ed ho
pensato che ti
avrebbero fatto piacere.
-
Grazie, mi fanno piacere, ma non dovevi disturbarti: oggi per me
è un giorno
come un altro.
-
Lo
so, voi italiani siete abituati a festeggiare l’onomastico,
ma per noi conta di
più il compleanno e credo sia più giusto
così perché è una ricorrenza che
riguarda solo quella determinata persona e non tante altre. Oggi
dobbiamo
celebrare degnamente – aggiunse allegro, cercando di
trascinarla con il proprio
entusiasmo.
Lei però si mostrò fredda.
-
Capirai, non c’è nulla di tanto importante da
festeggiare, sto solo facendomi
vecchia.
Robert
rise divertito.
-
Ma se
sei nel pieno della giovinezza!
-
Già,
buttata via! – commentò la donna con amarezza.
-
Dai,
non fare così – la invitò, questa volta
un po’ più serio – Vedrai quante cose
belle ti aspettano ancora ed io farò tutto quanto
è in mio potere per regalarti
serenità e gioia. Oggi ho preso il pomeriggio libero e sai
cosa faremo? Dopo un
buon pranzetto, andremo a fare una bella passeggiata a Carloforte e
porteremo
anche Charles e Nunzietta con noi. Ho già preso accordi con
il capitano
Borghero che passerà a prenderci
e ci
riporterà qui stasera. Però dobbiamo sbrigarci a
mangiare, altrimenti si farà
tardi.
Barbara
si affrettò a spegnere quell’entusiasmo.
-
Mi
dispiace, non ho cucinato nulla. Charles ha già mangiato ed
io e la ragazza abbiamo
per pranzo solo formaggio e insalata. Al massimo posso prepararti anche
una
frittata, ma non c’è niente altro di pronto.
-
Non
importa, va benissimo così. Però facciamo presto
lo stesso: è già quasi l’una e
dobbiamo arrivare alla spiaggia per le tre.
-
Non
ho nessuna voglia di andare a Carloforte e nemmeno alla spiaggia. Vacci
da solo
con Charles, se ti va, io non mi sento bene. Vado a farti preparare da
mangiare.
Vedendola
allontanarsi le disse assai deluso:
-
Barbara, ti prego, non fare così!
Lei
si
voltò a guardarlo in malo modo.
- Ma che vuoi? – lo assalì - Ti
ho detto
che non ho niente da festeggiare. Cerca di
lasciarmi in pace, per favore!
Poi si allontanò senza dire più nulla.
Anche
a
tavola continuò a mantenere un contegno gelido incurante del
fatto che il
marito cercasse di intrattenerla con una simulata allegria
perché gli
dispiaceva vederla così e si sentiva molto in colpa. Cercava
di farla parlare,
ma inutilmente. Gli sembrava strana ed ancora di più si
meravigliò quando
Nunzia portò in tavola la frittata e lei se ne stette
silenziosa e terrea ad
osservare per qualche minuto la pietanza nel piatto. Aveva
un’espressione
inorridita e ad un certo puntò si alzò di scatto,
facendo quasi cadere la sedia,
e scappò in cucina, seguita dalla ragazza.
Un
poco
perplesso da quello strano comportamento, Robert rimase qualche momento
incerto
sul da farsi, poi decise di andare a vedere cosa stesse succedendo.
Andò anche
lui in cucina e trovò la donna pallidissima con un
fazzoletto premuto sulla
bocca, seduta con
la servetta accanto.
-
Non
dovreste dirlo a vostro marito, signora? – le stava dicendo
questa.
-
Cosa
dovrebbe dirmi, di grazia? – chiese l’uomo con
molta preoccupazione nella voce.
La
ragazza, che non lo aveva visto entrare perché era di
spalle, sussultò e si
portò le mani sul viso per la mortificazione di essersi
fatta sentire.
-
Non
ti preoccupare, Nunzietta, vai a sparecchiare ora – le disse
allora la padrona.
Mentre la giovanetta si allontanava rossa in volto per
l’imbarazzo, Barbara si
alzò e andò a versarsi un bicchiere
d’acqua all’acquaio, ignorando la domanda
del marito.
-
Insomma, me lo dici cosa ti succede? Stai male? Vuoi che chiami il
medico? –
continuava intanto a chiederle Robert con la voce ansiosa e stizzita
– Insomma,
vuoi parlare o no, accidenti!
Il
suo
tono spazientito bastò perché Barbara si sentisse
assalire da una collera
irrefrenabile. Neanche lo sfiorava l’idea che potesse essere
incinta! Già, per
lui come per Filippo tanto tempo prima, era stata solo un passatempo,
una donna
accondiscendente con la quale godere un po’ e basta. Loro
erano uomini e
privilegiati, non avrebbero dovuto pagare le conseguenze del loro
piacere per
tutta la vita! Ebbe voglia di ferirlo. Si voltò e,
guardandolo dritto negli
occhi, gli disse molto dura:
-
Cosa
è successo vuoi sapere? È successo che mi hai
ingravidata.
Non
avrebbe mai usato quel termine così animalesco se fosse
stata in sé, ma il
vederlo barcollare alle sue parole le diede una sorta di maligna
soddisfazione
per cui continuò su quel tono con un sorriso sarcastico
stampato sul viso.
-
Oh,
non ti preoccupare, caro, non farti venire i sensi di colpa anche per
me,
adesso! Io non sono come l’innocente Julie, io sono venuta
con te perfettamente
consenziente e mi è piaciuto pure. Non ti ricordi? Me lo
facesti persino notare!
In fondo quelle come me devono pur essere consapevoli che
così facendo
finiscono per mettere al mondo dei bastardi.
Robert
era assai addolorato ed obiettò
con
sincerità:
-
Bastardi? Come ti
viene quest’idea, sei
impazzita?
Lei
sorrise amara ed alzando entrambe le mani come a chiedere perdono,
continuò:
-
Oh! Scusa
se ti ho offeso! Lo so, tu non te la squaglierai come fece Filippo, tu
gli
darai il tuo nome, lo manterrai e forse ti farà anche
piacere dimostrare al
mondo che l’ingegner Forrest si è fatto una
famiglia solida e rispettabile,
così nessuno potrà più insinuare che
è uno sbandato! Però non lo negare, questo
bambino per te non sarà mai uguale al figlio della donna che
hai amato. Ecco
perché sarà un bastardo lo stesso.
-
Non è
vero! – protestò l’uomo, esasperato da
tanta cattiveria.
Ma
nemmeno immaginava a quanto potesse arrivare la perfidia di lei.
-
Non è
vero? Beato te che ne sei così sicuro! Già,
perché io invece non sono affatto
certa che tratterò allo stesso modo il figlio della tua
adorata moglie ed il
mio.
Sapeva
di star mentendo, ma lo sguardo smarrito dell’uomo le diede
una soddisfazione
infinita. Assai calma, aggiunse uscendo dalla cucina:
-
Ti
ringrazio molto per i fiori ed i dolci, sono stati molto graditi, ma
adesso
scusami, vado un po’ a riposare. Porta Charles a fare la gita
oppure tornatene
a lavoro, insomma, fai un po’ come ti pare. Non preoccuparti
per me, io non ho
bisogno della tua compagnia.


