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Autore: Eilan21    09/07/2016    9 recensioni
Svezia, 443 dC. Con la morte del re, la successione al trono è incerta. La gloriosa Stirpe del Drago, che ha governato la Svezia per oltre trecento anni, rischia di estinguersi e precipitare il paese in un'era di guerre e anarchia. Tutte le speranze di un popolo sono riposte in Arianrhod, l'ultima erede della casata reale, una bambina di soli quattro anni.
Genere: Angst, Avventura, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: Cross-over | Avvertimenti: Violenza | Contesto: Antichità, Medioevo
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Svezia, 443 d.C.


La notte dal manto stellato era da poco scesa sul fiordo, cancellando anche le ultime sfumature rosse lasciate dal sole al tramonto. Il vento era mite e increspava solo lievemente le acque scure della baia su cui si affacciava il castello di Ingelstad. Ma vi era un'altra luce nel cielo, qualcosa di inatteso ed inquietante. Una cometa, dalla lunga coda violacea, sembrava bruciare attraverso la volta celeste. In lontananza certo, ma non abbastanza da non essere notata da occhio umano.

La principessa Arianrhod rimase immobile alla piccola e stretta finestra su cui davano le sue stanze. Con le piccole mani strette alla balaustra di granito, lo sguardo fisso al tremendo spettacolo che le si parava davanti, Arianrhod si accorse a malapena della mano concitata che le afferrava la spalla, inducendola a voltarsi.

Principessa! Che fate? Non dovete fissare quell’orrore!”, fu il richiamo atterrito di Caitlin. “Rientrate immediatamente!”. La giovane cameriera afferrò la mano della principessa e la condusse dentro.

Principessa, non posate più lo sguardo su uno di quei…quegli abomini”, continuò Caitlin portandosi all’altezza del viso della bambina e guardandola negli occhi per sottolineare la gravità delle sue parole.

Sono opera del demonio, non lo sapevate?”

Nonostante i suoi quattro anni Arianrhod non si fece affatto intimidire e, liberandosi della presa della sua serva, alzò il mento con fare altezzoso. “Non sono affatto opera del demonio! Il demonio non esiste, è solo una sciocca superstizione di voi cristiani… l’ha detto mio padre! Io voglio guardare la cometa quanto mi pare e piace…e se non la smetti racconterò a mio padre quello che hai appena detto!”

Caitlin sembrò vacillare: presa dalla sua foga religiosa per un momento aveva dimenticato di essere semplicemente una serva e di essere al cospetto della principessa. Re Jörundr aveva accolto alla sua corte molti cristiani provenienti dalla Britannia, lei stessa faceva parte di questa schiera; tuttavia lui rimaneva un devoto pagano, così come lo era l’intera penisola scandinava, e non tollerava che al suo popolo – e soprattutto alla sua famiglia – venisse insegnato il cristianesimo. Caitlin sapeva per esperienza che Jörundr I, della Casa Reale degli Yngling, detta la Stirpe del Drago, era un sovrano giusto e tollerante, che aveva fatto crescere in pace e prosperità la Svezia per vent’anni; ma era pur sempre convinto che il cristianesimo fosse solo un mucchio di credenze irrazionali e riti bizzarri.

Perdonate, principessa”, mormorò Caitlin con un inchino. “Non si ripeterà più.”

Arianrhod sorrise, soddisfatta. La bambina era stata educata fin dalla nascita ad avere piena consapevolezza della sua posizione privilegiata.


Il Duca Fjölnir di Silverdalen entrò nello studio privato del re, seguito dall’Arcidruido Sveigder.

Ci avete fatto chiamare, Sire?”

Re Jörundr sedeva nel suo scranno intagliato, dietro il tavolo da lavoro ingombro di carte e libri. Si alzò faticosamente, trascinando la gamba fasciata. Il re era un uomo massiccio e imponente, con penetranti occhi azzurri.

Grazie per essere venuti, amici miei”, disse il re poggiando una mano sulla spalla del Duca Fjölnir.

Sire non dovreste affaticarvi in questo modo. Perché non vi sedete di nuovo?”, disse Fjölnir in tono premuroso al suo re che, prima di tutto, era per lui un caro amico.

Ti ringrazio Fjölnir, ma presto avrò parecchio tempo per riposarmi, mio malgrado… aspettate ad obiettare, perché sarebbe inutile. So che il mio destino è segnato.”

Ma, sire…”, protestò l’Arcidruido Sveigder.

Non dite nulla, mio caro amico. Vi assicuro che sto morendo, non mi restano che pochi giorni…e tutto per una stupida scaramuccia con un gruppo di predoni norvegesi…” Jörundr sospirò di disappunto sfiorando la dolorosa ferita alla gamba.

Era accaduto due settimane prima: nonostante le proteste dei suoi consiglieri, il re aveva voluto guidare di persona un piccolo contingente dell’esercito ad annientare dei razziatori che stavano mettendo a ferro fuoco dei villaggi dell’ovest.

Sconfiggere i predoni era stato un gioco per i soldati ben addestrati, ma il re era stato ferito alla gamba da una freccia. La ferita, che non era più di un graffio, si era però infettata prima che il re potesse far ritorno al castello ed essere curato.

E’ una notizia riservata, per ora. A conoscere la verità siamo solo noi tre e pochi fidati guaritori. Ma non dubito che presto l’intera corte ne sarà a conoscenza”, proseguì il sovrano.

Non sarà certo da noi che lo sapranno, sire” affermò con decisione Sveigder.

Il re fece un gesto, come a dire che questo non era mai stato in discussione.

Tuttavia non è per me stesso che sono preoccupato, bensì per mia figlia Arianrhod. Lei è la legittima erede al trono di Svezia, se il bambino che la regina partorirà non sarà un maschio…”

Vedrete che la vostra consorte vi donerà un maschio forte e sano…”, disse Fjölnir tentando di sembrare convincente.

A quelle parole al re tornò subito in mente il viso di bambino di Njöror, il suo adorato primogenito. Il principe Njöror era nato poco dopo le sue nozze con la principessa Drott, figlia del re Dan di Danimarca.

A dispetto della differenza d’età – Drott aveva quindici anni meno di lui – e delle motivazioni politiche che avevano dettato il matrimonio, Jörundr amava molto sua moglie. E quando era venuto al mondo Njöror, un bambino sano e bello, la sua felicità era stata completa. Tre anni dopo era nata Arianrhod, adorata e viziata dal padre in ogni modo. Ma, prima che Arianrhod compisse tre mesi, una febbre aveva portato via il principe ereditario, tra lo sconcerto del regno.

La regina, distrutta e addolorata, aveva riversato le sue attenzioni sulla figlia superstite, così come suo marito. Due anni dopo la morte di Njöror era venuto al mondo un altro bambino, che però non era vissuto a sufficienza nemmeno per avere un nome. Adesso Arianrhod aveva quattro anni, e la regina era agli ultimi mesi di gravidanza. Jörundr sperava con tutte le sue forze che si trattasse di un maschio; un maschio sano e forte cui nessuno avrebbe messo in discussione il trono.

Come risvegliato dai suoi pensieri, il re si girò verso i suoi consiglieri.

Sì…deve trattarsi di un maschio…altrimenti…”

Altrimenti, sire?”

Altrimenti sarà la guerra civile. Sapete bene che ci sono molti nobili potenti che tramano alle mie spalle e vorrebbero vedermi morire senza un erede maschio per mettere le mani sul trono di Svezia. Mia figlia è ancora una bambina, non ci vorrebbe molto per attentare alla sua vita…un pugnale, del veleno in una coppa... La mano dietro tutto questo? C’è solo l’imbarazzo della scelta: il Duca Aun, il Nobile Gisle… oppure mio fratello Erik, la vergogna del mio glorioso padre. So bene che è il burattino di Aun. Mio fratello non è mai stato altro che un vile, troppo meschino perfino per avere il coraggio delle proprie azioni.”

Fjölnir conosceva il principe Erik da quando erano entrambi bambini, e condivideva senza riserve il pensiero del re.

ll Duca di Skillingaryd usa la posizione del principe all’interno della famiglia reale per i suoi loschi scopi”, commentò in tono duro.

La Guardia Bianca tiene d’occhio le loro mosse da molti anni, mio signore, e queste informazioni non sono certo nuove per il duca e me”, aggiunse Sveigder.

Lo so bene, Sveigder… e tuttavia speravo non si giungesse mai alle circostanze attuali. Se io morissi senza un erede maschio, sarebbe ciò che i miei nemici – Halfdan e Erik prima di tutti – aspettavano da molto.”

Qualunque cosa possiamo fare per servirvi, sapete che lo faremo, mio signore”, disse solennemente Fjölnir portandosi la mano al petto.

E’ così, sire. Noi vi siamo fedeli, e finché avremo vita non permetteremo ai traditori di Svezia di averla vinta”, gli fece eco l’anziano Arcidruido.

Mi fido solo di voi, amici miei. E vi chiedo un giuramento…lo farete per il vostro re?”

Fjölnir e Sveigder si inchinarono all’unisono.

Qualsiasi cosa ci chiederete, sire, la risposta è sì.”

Il re fece loro cenno d’alzarsi, con lo sguardo colmo di silenziosa gratitudine.

Dovete giurarmi che, quando non ci sarò più, proteggerete la principessa Arianrhod a costo della vostra vita.”



Angolo Autrice: Ciao a tutti! Ho voluto imbarcarmi in questa nuova storia, ambientata in un'epoca storica un po' ostica, quasi come un esperimento. Nel raccontarla mi baso su molti fatti storici, ma la mia protagonista, Arianrhod, è frutto della mia fantasia. Il contesto comunque è autentico. Sono curiosa di sapere se questa storia potrà piacervi, e in ogni caso mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

A presto,

Eilan


   
 
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