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Autore: Sakkaku    29/01/2017    3 recensioni
Questa storia è ambientata intorno al Medioevo, la protagonista si ritrova a nascondersi in un villaggio dove pensa di riposarsi solo per qualche giorno e ripartire. Le cose andranno diversamente e una parte del suo passato tornerà a galla.
Genere: Mistero, Sovrannaturale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 1
 

Il cavallo nitrì con terrore.
La persona che lo cavalcava gli diede una leggere pacca sul collo per tranquillizzarlo, spronandolo a continuare ad avanzare, nonostante il fuoco li avesse completamente circondati. Sebbene sembrasse non esserci via di fuga, sicuramente loro due avrebbero trovato una scappatoia.
Nel mezzo della boscaglia la voce di un uomo si alzò gridando – Avanti arrenditi! Oramai sei circondata non puoi più scappare!
Altri uomini intorno a quello che aveva parlato commentarono – Stavolta non scapperà. Sicuramente con quel cavallo da traino che si ritrova, non si salverà mai - - Già abbiamo avuto una bella idea a circondarla con il fuoco.
Il cavallo tirò dritte le orecchi e sbuffò come se avesse capito l'insulto che era stato detto sul suo riguardo.
– Buona piccola, buona. Non sanno che tu sei diversa – le sussurrò nell'orecchio la donna – Sei pronta? – come risposta la cavalla nitrì nuovamente. Fece alcuni passi indietro.
Quel gesto fece sbigottire gli inseguitori.
– Ma cosa vuole fare? Non riuscirà mai a saltare le fiamme, saranno alte quasi due metri! – disse sconcertato il capo del gruppo.
Un mezzo sorriso si dipinse sul volto della donna, spostò una ciocca di capelli castani dietro un orecchio, poi alzando una mano in segno di saluto disse – Non credo che ci rivedremo, perdenti! – nei secondi che seguirono la cavalla spiccò un salto incredibile. Si lamentò quando le zampe posteriori toccarono le fiamme, ma una volta tornata sul terreno coperto di foglie iniziò a trottare come se non avesse nulla.
I loro inseguitori rimasero immobili, increduli, senza parole. Non si mossero per alcuni minuti, poi il capo del gruppo esclamò – Forza cosa aspettate? Spegnete questo incendio! Dobbiamo inseguirla! O il Re stavolta vorrà le nostre teste!
Mentre gli uomini cercavano di spegnere l'incendio, al capo del gruppo si avvicinò un giovane ragazzo con indosso una calzamaglia blu e una veste verde oliva che gli arrivava fino alle ginocchia, timidamente chiese – Mi scusi Sir Cavaliere, sono venuto fin qui da parte di mio padre, servo del Re, per chiedervi come si è terminata la cattura della donna fuggitiva.
L'uomo si voltò a guardarlo. Il giovane teneva le mani unite dall'agitazione all'altezza della pancia tenendo gli occhi bassi verso di esse come se avessero qualcosa d'interessante da osservare.
L'uomo mise una mano sulla spalla del giovane rispondendo – Riferisci al nostro Re che hai parlato con il capo del gruppo di questi cavalieri e che questi ti ha risposto che la caccia non è ancora conclusa. Poi tornatene nei tuoi alloggi a riposare, non dovresti girare a quest'ora della notte nei boschi da solo. E' pericoloso – detto questo, si voltò per parlare con i propri guerrieri, mentre il ragazzo si iniziò a correre per portare il messaggio al suo sovrano.

 

Nel frattempo la donna era scesa dalla cavalla per mettere una crema e bendare la zampa che si era scottata.
– Sei stata fantastica piccola, come sempre – le disse accarezzandole il muso – Ce la fai a continuare? Prima di partire mi sono informata e dovrebbe esserci una città lontana circa tre giorni. Pensi di riuscire a raggiungerla senza fermarti? – la cavalla mosse il muso in segno di affermazione, così la donna saltò nuovamente in groppa, ripartendo al trotto.
Tanto avranno da fare per qualche ora con quell'incendio” pensò la donna “Anche stavolta mi è andata bene… chissà se la città davanti a me porterà fortuna o solo altri casini? Spero solo che siano nemici della città di Glourcastre e non degli alleati. Almeno avrei un problema in meno.
Con questi pensieri che le gironzolavano in testa, si appisolò appoggiandosi al collo della cavalla.

 

I soldati tornarono a Glourcastre, pieni di polvere con i vestiti bruciacchiati. I secchi d'acqua che si erano portati dietro non erano bastati a domare il fuoco da loro appiccato, finalmente dopo due giorni erano riusciti a spegnerlo.
Purtroppo il loro ritorno era tutt'altro che trionfante.
La missione che dovevano compiere era fallita, in più avevano rovinato una parte del bosco che apparteneva al Re e riuscire a trovare un valido motivo per il danno causato era complicato. Quando arrivarono vicino al portone, trovarono le guardie del Re a impedire loro il passaggio.
Una guardia fece un passo avanti annunciando – Siete pregati di seguirci in silenzio. Sarete condotti nelle segrete del castello, domani avrete l'incontro con il nostro Sovrano, Re di queste terre, il quale deciderà il vostro destino.
Gli uomini non obbiettarono, sapevano fin dall'inizio a cosa andavano incontro se avessero fallito con la cattura della fuggitiva.
Forse avrei dovuto seguire il consiglio di quella donna, quando mi ha detto che non saremmo riusciti a catturarla” pensò il capo dei cavalieri.

 

La fuggitiva continuava a cavalcare senza fermarsi da due giorni, alle sue spalle non c'era traccia di segugi o cavalieri, quindi poteva procedere con tutta calma. La preoccupazione per la sua cavalla però, aveva la meglio e non vedeva l'ora di arrivare nella nuova città per curare al meglio la sua bruciatura.
La donna vide in lontananza l'enorme cancello di ferro della cittadina e poco dopo vide tre cavalli, usciti da punti differenti, galoppare a tutta velocità nella sua direzione.
Com'è possibile che siano stati avvertiti da quelli di Glourcastre? E' impossibile, non ho visto nessun messaggero... devo far finta di nulla e restare calma, di sicuro si stanno avvicinando per un'altra ragione. Entro in città, prendo delle provviste e alcune cose per curare Rina. In questo modo potrò ripartire in fretta e furia, sempre se mi accorgo che non è un posto sicuro per far riposare Rina” pensò la donna senza modificare l'andatura della cavalcata per non destare sospetti.
Dopo un attimo si rese conto che i tre che cavalcavano stavano facendo a gara per arrivare per prima, la cosa la sorprese.
Quando i tre cavallerizzi furono vicini, si fermò.
Arrivarono contemporaneamente.
I tre uomini parlarono simultaneamente e l'unica cosa che capì fu che doveva identificarsi.
– Mi chiamo Elisabeth e provengo da una piccola cittadina sperduta, molto lontana da qui. Sono partita in viaggio, quindi sono una viaggiatrice. Se la vostra città mi ospiterà per qualche giorno, ne sarei grata. Prometto di non far danni o infrangere le vostre leggi – parlò con lo sguardo alto, fissandoli negli occhi a turno, con voce sicura.
Uno dei cavalieri indicò l'arco che aveva in spalla – Sei una brava tiratrice? Hai mai partecipato a una battuta di caccia o a un duello? – chiese l'uomo sulla sinistra con cortissimi capelli castani, i suoi occhi azzurri sembravano assetati di potere.
– Oh, ma stai zitto Tim, non gli interesserà di certo schierarsi con dei barbari come voi! – disse l'uomo che si trovava in mezzo, i suoi occhi azzurri rimproverarono il compagno.
Prima che anche il terzo uomo iniziasse a parlare, Elisabeth chiese – Quindi la vostra città è divisa in fazioni?
- Esattamente dolcezza – le rispose l'uomo sulla destra facendole l'occhiolino e lanciandole uno sguardo intenso con gli occhi marroni come se volesse conquistarla.
La donna trattenne una smorfia “Di sicuro non vengo nella tua fazione, hai del viscido.
L'uomo sulla sinistra sputò per terra e disse – Oh Albert come fai il mieloso! Si vede che è una che le piace il sangue e le risse, verrà nella nostra fazione.
- Ehm… veramente preferirei evitare di combattere – disse Elisabeth guardando dritto negli occhi l'uomo che stava in mezzo, sembrava pronto a spostarsi nel caso i due compagni a fianco avrebbero smesso di battibeccare e sarebbero passati alle mani. Appena udì le parole di Elisabeth, gli si dipinse sul volto un mezzo sorriso e disse - Bene, Milady lasci che la accompagni alla nostra entrata. Sarò lieto di rispondere alle sue domande. Inoltre se mi permette, ha fatto bene a schierarsi con noi neutrali. Ah, che sbadato non mi sono neanche presentato! Sono Benjamin, ma può benissimo chiamarmi Benji come fanno tutti.
– Se avrò delle domande, gliele farò più tardi. Al momento m'interessa trovare una pomata per la zampa della mia Rina e della carne per Flyppi – ribatté lei.
Benji la guardò di traverso, non capendo il discorso della donna.
Iniziarono a far muovere i cavalli verso la cittadina, Elisabeth dapprima sospirò, in seguito spiegò – Rina è la mia cavalla, mentre Flyppi è un'aquila che mi segue ovunque vada.
L'uomo sgranò gli occhi ed esclamò – Hai ammaestrato un'aquila? Sei incredibile!! Falco Nero sarà entusiasta di questo!
Si sentì un leggero fruscio, la donna allungò il braccio, afferrò la freccia al volo prima che colpisse la spalla di Benjamin.
Ad alta voce disse – Trovo davvero stupido, soprattutto infantile il vostro comportamento. Senza contare che, essendo un'arciera, riconosco il fruscio nell'aria di una freccia. La prossima volta, vi ritornerà indietro così velocemente che non avrete neanche il tempo di accorgervene.
- Lo sapevo! Sei una combattente! Devi venire con me, nella mia fazione! – sbraitò Tim mentre si avvicinava.
Elisabeth si volto e sentenziò – Te lo puoi scordare! Chi non sa perdere come te e si comporta in questo modo, non voglio averci nulla a che fare! – poi senza aggiungere altro iniziò a galoppare più in velocemente.
Benjamin si affrettò a seguirla e si complimentò – Accidenti non ho mai visto nessuno rispondere in quel modo a Tim, poiché è figlio di...
- Non me ne frega nulla di chi sia o che sia un figlio di – lo interruppe la donna – Questo genere di comportamenti sono inaccettabili da parte di chiunque.
Quando arrivarono davanti al grande cancello, una guardia dalla torretta urlò – Ragazzi aprite il cancello! Benji il rubacuori ha portato una nuova donzella dalla nostra parte!
L'uomo diventò rosso in volto, affrettandosi a spiegare – Non capita spesso di avere un nuovo arrivato donna, per questo ha detto così. Non è vero che sono un rubacuori e spero che non ti sia offesa.
Per tutta risposta la donna rise rispondendogli – Ahahah non preoccuparti! Non mi offendo per così poco!
Elisabeth pensava di trovarvi una grande città vista la grandezza del cornicione di mattoni. Invece era un piccolo villaggio, con alcune case in sasso mentre altre in legno. Subito furono circondati da parecchi uomini, scorse solo due o tre donne affacciate alla finestra di qualche abitazione.
– Scenda pure dal cavallo Milady, me ne occuperò io. Sono lo stalliere della cittadina.
Seppur titubante Elisabeth fece come l'uomo le aveva detto, però prima di seguire Benjamin, precisò – Ha una zampa che si è ustionata saltando un incendio…
L'uomo la interruppe – Non si preoccupi, la faccio subito controllare dal nostro medico. Ogni tanto si occupa anche di cavalli e muli – poi rivolto all'equino, disse – Sei proprio un bravo cavallo forte. Da come camminavi, neanche si capiva che eri ferito a una zampa.
La cavalla nitrì scuotendo la testa, così facendo fece perdere le briglie all'uomo. La proprietaria si mise a ridere di gusto, ritornò sui suoi passi e aiutando l'uomo a rialzarsi spiegò – Non ti preoccupare è solo offesa perché le hai dato del maschio – girandosi verso l'animale le accarezzò il muso, a sua volta la giumenta si strofinò sul volto della donna. – Lo so Rina, ma ora ho chiarito non preoccuparti. Io torno il più in fretta possibile da te, però tu fai la brava capito? – la cavalla pestò una zampata per terra, in segno di protesta.
A quel punto Elisabeth si mise vicino il muso, per poterla fissare dritta negli occhi. – Tornerò presto, ma se quel gentile Signore mi dirà che hai fatto i capricci, puoi scordarti le zollette che ti piacciono tanto.
La donna era talmente assorta nel discorso con Rina, che non si era accorta degli sguardi sbalorditi degli abitanti della cittadina.
Quando si voltò, arrossì non sapendo cosa dire, fu il suo accompagnatore a salvarla – Questo sì che è un vero rapporto tra cavaliere e cavalla. Mi stupisco che tu riesca a capire cosa dica!
- Sono cresciuta con lei, è come una sorella – disse Elisabeth “Anche se Rina è più giudiziosa di me.
Senza altre parole iniziarono a incamminarsi. Eretto in fondo al villaggio, c'era un castello, alto almeno otto metri con enormi bastioni, guardandosi intorno la donna, si rese conto che le fortificazioni circondavano l'intero villaggio, “Ovviamente per proteggersi da attacchi di stranieri o delle altre due fazioni” pensò.
Quello era un mondo tutto diverso da quello cui era abituata. D'altra parte, non le importava molto, a pochi giorni di distanza sarebbe ripartita e avrebbe lasciato quel villaggio. Verso dove non lo sapeva.
Era questo che a Elisabeth piaceva, viaggiare senza meta, con tutto il tempo a disposizione. La libertà, appena ottenuta, la terrorizzava, mentre ora non ne poteva fare a meno. Parecchie volte si era domandata come aveva fatto a vivere tutti quegli anni rinchiusa in quella sottospecie di villaggio, con antiche leggi da rispettare, con antichi rituali ripetuti ogni mese, con dei sacrifici animali e umani che lei aveva sempre disprezzato.
Sì, essere cacciata dal villaggio per aver fatto quel che aveva fatto, ma per Elisabeth simboleggiava quasi un premio.
La donna scosse la testa, allontanando quei ricordi lontano, nei meandri della sua memoria, come a nasconderli in un angolino della mente, in castigo. In qualche modo qualcosa le ricordava il suo vecchio villaggio. La curiosità della gente, perfino dei bambini, che la fissavano quasi senza sbattere le ciglia per paura di perdersi qualche cosa, un minimo gesto del quale discutere. Già il fatto che fosse una donna con un arco alle spalle era un pettegolezzo d'oro per loro. Elisabeth ne era consapevole.
Tutti le ridevano in faccia quando, all'età di dieci anni, aveva deciso di diventare un'arciera. Nonostante le parole di cattivo gusto che le rivolgevano, Elisabeth era diventata la migliore arciera del villaggio, anche se si rifiutava categoricamente di usare la sua bravura per uccidere un cervo o un qualsiasi animale selvatico. Questo era il motivo per cui il suo gesto aveva sconvolto tanto i suoi concittadini. “Dovrei smetterla di pensare al passato, non porta mai bene” pensò Elisabeth, apprezzando il silenzio di Benjamin durante la camminata all'interno del villaggio.




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Ciao a tutti! =)
in questo periodo mi sto dedicando un po' a rivisionare storie di qualche anno fa, questa ad esempio l'ho iniziata nel 2015 e terminata l'anno scorso. Ho atteso a postarla perché una volta finita di scriverla, mi sono resa conto di un difetto: i troppi "che" nelle frasi e alcuni periodi un po' troppo lunghi. L'altro giorno mi sono decisa a sistemarla, sperando di riuscire nel mio intento.
Ringrazio fin da subito chiunque dedichi del tempo alla lettura di questa storia :3

 

  
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