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Autore: iwo    07/03/2017    0 recensioni
Ambientata nel mezzo di: X-Men Giorni di un futuro passato. Dopo la liberazione di Erik dal carcere.
E se tutto quel dolore racchiuso in Erik e Charles portasse ad un'altra via? E se li aiutasse?
Con un Hank e un Logan che li aiutano a liberarsi.
{Cherik}
Genere: Drammatico, Romantico, Suspence | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Charles Xavier/Professor X, Dottor Henry 'Hank' McCoy/Bestia, Erik Lehnsherr/Magneto, James 'Logan' Howlett/Wolverine
Note: AU, Lime | Avvertimenti: nessuno
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Passarono giorni e notti insonni, le chiacchierate con Hank sull’argomento ‘Erik’ e con Logan del modo in cui migliorare la struttura mi aiutarono ad andare avanti. Erik sembrava un bambino a disagio, gli leggevo la mente e trovavo nient’altro che ricordi con me con tantissime sfumature di tristezza. Era lo stesso Erik, all’esterno. Ma dentro qualcosa si era rotto.
Hank lo distraeva facendogli fare dei lavori di ristrutturazione e costruzione di altre stanze all’interno dei sotterranei. Logan invece cercava di aiutarmi con Cerebro senza speranza alcuna.
Fu una sera che feci quello che mi ero promesso di non fare mai più. Entrare nella stanza di Erik proprio come facevo dieci anni fa. Vederlo dormire mi era sempre piaciuto. Mi morsi il labbro inferiore, maledicendomi prima di entrare lentamente dentro quella stanza di tanti anni fa. Non era cambiato niente, io non avevo cambiato nulla.
C’erano stati giorni in cui volevo distruggere anche la stessa villa ma Hank me lo ha sempre vietato e mi ha impedito di fare cosa stupide. A me ed alla struttura.
Nell’entrare notai una luce all’angolo della stanza, accanto al suo letto. Dormiva sempre con una luce accesa, così da non svegliarsi nel buio della notte.
< Certe cose non cambiano facilmente > sussurrai mentre un sorriso mi nacque sul volto.
Mi decisi solo dopo un paio di minuti a muovermi. Guardai la stanza cercando di stampare nella mia mente tutti i dettagli della sua camera da letto. Sospirai e venni terrorizzato dal rumore delle lenzuola che venivano mosse. Serrai la mascella e pregai di non essere visto. Ma quando nessuna voce mi arrivò all’orecchio, alzai lo sguardo e fissai Erik. Stava ancora dormendo. È solo allora che mi avvicinai al lettone matrimoniale. Erik era a petto nudo, me ne resi conto solo quando gli arrivai tanto vicino a poterlo toccare. Cosa che non feci. Lottai con me stesso e contro la voglia di accarezzare quella pelle che sembrava così dannatamente morbida. Fu proprio quando allungai la mano verso di lui, che Erik si mosse portando alla mia vista il suo petto nudo adornato solo da una collana di metallo. C’era qualcosa che mi incuriosiva. Mi avvicinai ancora di più e lessi una parola sopra. ‘Charles’.
Guardai la medaglia che aveva al collo, fu la prima volta che la vidi e quasi mi si bloccò l’ossigeno nel corpo. Nella sua mente rividi quello che aveva fatto. Quella medaglietta era ciò che mi ha tolto l’uso delle gambe. Il metallo che più ho odiato nella mia vita e che mi ha sconvolto del tutto. Abbassai la testa e cercai di allontanarmi da Erik. Non sarei mai dovuto entrare in quella stanza. Non ero ancora pronto per quei sentimenti. Dovevo pensare prima a me e poi a lui.
< Charles > una voce nel sonno mi chiamò, cercai di non girarmi troppo ma fortunatamente mi resi conto che Erik stava ancora dormendo. Lessi la sua mente e quello che ci trovai mi lasciò senza parole. Quello che pensavo fosse un qualcosa a senso unico, non lo era. C’ero io nei suoi sogni e nella sua mente. Uscii di fretta e furia non facendo nessun rumore, muovendomi veloce –per quanto la carrozzina me lo permettesse-. Andai nell’unica stanza in cui sentivo di poter parlare tranquillamente. La camera di Hank. Lui mi aveva visto in tutto il mio dolore e la mia felicità. Era l’unico che sapeva tutto fin dall’inizio. L’ho sempre informato e sempre chiesto dei pareri. Aprii la porta e lentamente entrai trovando il mio vecchio amico alle prese con chissà quali ingranaggi. Non gli prestai molta attenzione perché aspettai solo che lui si rendesse conto di me.
< Sembra che tu abbia visto un fantasma > commentò ironico lasciando che gli occhiali mi coprissero la vista dei suoi occhi.
< Un ricordo > fu questo che lo destò dal suo lavoro, si mise a sedere e si tolse tutta l’attrezzatura di dosso incrociando le mani sul tavolo.
< Cosa è successo > il tono era serio, era preoccupato per me.
< Sono entrato in camera di Erik > ammisi tranquillamente a quel ragazzo che si mostrò del tutto neutrale a quella scoperta.
< Me lo sentivo che sarebbe successo > si grattò la nuca lasciando un bel respiro fuori di sé. < Era solo questione di tempo > mi guardò cercando di annullare i suoi pensieri anche se per me, era facile scovarli.
< Non ti è mai piaciuto > mormorai andando ad avvicinarmi, rimanendo però dall’altra parte del tavolo.
< E come potrebbe > sbottò mettendosi comodo sulla sedia. < Ti ha sempre usato e poi abbandonato >
Quella frase mi fece più male di quanto avessi immaginato. Mi grattai la testa giocando e dando fastidio ai capelli.
< Ha ancora la pallottola > sussurrai, non lo guardai in volto. Non ne avevo il coraggio.
< Cosa?! > ringhiò così forte che il tavolo tremò.
< La pallottola che mi ha paralizzato > iniziai a parlare ma lui mi bloccò.
< Lo uccido > si alzò dalla sedia ed a grandi falcate si diresse verso la porta.
Fu così che colto alla sprovvista proiettai il ricordo di Erik nella mente di Hank, mostrandogli quello che aveva fatto. Lasciando allo stesso Hank, amplio spazio per giudicare i suoi comportamenti.
< Ah > rimase di stucco prima di guardarmi e iniziare a camminare per la stanza.
Lo lasciai fare, d’altronde che cosa avrei potuto dirgli?
< Non me lo sarei mai aspettato da lui > intervenne dopo un paio di minuti rimettendosi a sedere.
< Ha pronunciato il mio nome nel sonno > presi coraggio e lo guardai appoggiando i gomiti sul tavolo. Solo dopo aver preso la confidenza necessaria mi allungai posando anche il volto. < Ho visto i suoi sogni >
< Cosa c’era? > domandò prima di portare gli occhiali sul suo volto e riprendere quello che stava facendo.
Mi mostravo così innocuo solo a lui, dato che c’era sempre stato. Presi coraggio ma guardai altrove.
< Lui. Io. > notai il suo sopracciglio alzato quindi continuai < Lui che rimediava ai suoi errori >
Lasciai la frase morire nel silenzio della stanza, rivivendo quei sogni che erano stati creati dalla mente di Erik.
< C’è altro? > domandò prendendo carta e penna per segnare chissà quali appunti.
< Mi ama > sussurrai talmente tanto piano che a stento mi sentii io.
< Cosa hai detto Charles? > mi chiese, probabilmente perché non aveva capito.
< Lui, mi ama. >
Non rispose, né io lo obbligai a farlo. Nel silenzio della villa i miei pensieri si affollavano ai sogni delle persone che erano presenti e che stavano dormendo. Entrai nella mente di Logan e cercai di tirarne il buono da lui, così che dormisse tranquillo. Dopo tutta la lotta che ha dovuto affrontare era il minimo che potessi fare per lui.
< Tutto questo > la voce di Hank mi distrasse del tutto da quello che stavo facendo. Alzai lo sguardo verso di lui.
< Dicevo. > ora che aveva attirato la mia attenzione ricominciò a parlare < Tutto questo ha un senso. >
< Quale? > i ruoli si erano invertiti, ora ero io l’alunno.
< Lui. Il suo volersi redimere. > il suo pensare fu chiaro, aveva un’idea. < Lui sta facendo questo per espiarsi e stare qui >
< Non mi dire che credi a questa storia > ironizzai sulle sue parole.
< Charles ascoltami > fu serio nel dire questo < Vorrei morisse sotto i miei artigli. Lo odio perché fa uscire la mia Bestia. Ti ha distrutto ed ora spera di espiare le sue colpe come se non fosse niente. > lo lasciai parlare, rimanendomene in silenzio. < Lui merita di patire del dolore >
Corrugai la fronte e mi opposi all’idea che lui soffrisse ancora una volta.
< Basta dolore > mormorai andando a passarmi una mano fra i capelli < Ha già sofferto troppo >
< Tu devi pensare a te stesso per quanto il tuo amore per lui non è cambiato > mi stava rimproverando il mio non prendermi cura di me. < Pensa a stare bene. A lui ci penso io >
Non capii il suo discorso ma solo quando guardai i suoi pensieri mi resi conto che aveva i progetto di allenarlo e fargli capire lo scopo di quello che era stato da sempre il mio sogno. Annuii come a confermargli la mia approvazione.
< Sei sempre stato irragionevole quando c’era lui di mezzo > commentò.
< Probabilmente > gli risposi mentalmente vedendolo ringhiare basso.
< Lo sei anche ora. Anche dopo tutto quello che ti ha fatto >
< Cosa dovrei fare? Sbatterlo fuori di casa e negargli tutto quello che gli ho promesso? > risposi di nuovo nella sua mente. Anche se sapevo che non gli faceva piacere quando lo facevo. Ma in quel momento ne avevo bisogno. Per farmi sentire solo da lui.
< Vedi? Lo fai di nuovo >
< Lo faccio perch- > non feci in tempo a finire.
< Perché per te vuol dire tanto. Lo so > scotte la testa e riprese a lavorare.
< Ti spiace se rimango qui? > domandai stavolta a voce. Non alzandomi dal tavolo ma usandolo come cuscino.
< Fai pure, mi fa piacere che stai qui. Lo sai > sorrise prima di andare a saldar due pezzi.
Socchiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dai pensieri di Hank. Erano tranquilli anche se c’era una preoccupazione nei miei confronti. Eppure non si perdeva mai d’animo. Eravamo come fratelli. Io e lui. C’eravamo stati l’uno per l’altro sin dall’inizio.

La mattina seguente mi svegliai nel mio letto, prima che riuscissi a chiedermi chi era che mi aveva portato lì la risposta fu chiara. Hank mi aveva fatto addormentare prima di portarmi a letto. Sbadigliai e cercai la carrozzina andando a constatare che Hank e Logan erano già svegli e stavano preparando chissà che cosa. La mente di Erik piano piano si mostrò più attiva simbolo che si stava svegliando. Sentii bussare alla mia porta.
< Avanti > mormorai prima di andare a mettermi seduto, per quanto possibile, sul letto.
< Professore > un saluto da parte di Hank e un sorriso mi fu rivolto. < Siamo pronti >
Non capii ma il sorriso che rimase sul suo volto mi incuriosì.
< Arrivo subito > annunciai, guardandolo sparire dietro alla porta. Mi cambiai cercando di fare nel mio meglio. Indossai una nuova maglietta grigia e un paio di pantaloni della tuta. Addosso riuscii anche a mettermi un giacchetto per stare comodo prima di impugnare la carrozzina e salirci sopra. Uscii dalla stanza e mi avviai nella stanza dove sentivo delle voci. Non appena aprii, gli occhi di tutti mi furono addosso.
< Giorno > mi salutò Logan prima di vedere Erik mentre mi fissarmi.
< Erik > cercai di spezzare il mio disagio mentre Hank mi guardava del tutto divertito quasi.
< Professore > chinò la testa per un saluto che mi lasciò senza parole.
< Ora che ci siamo tutti, ci sarà un regime a cui sottoporsi. > cominciò a parlare Hank lasciando che gli occhi siano fissi su una cartella da cui iniziò a tirare fuori dei fogli. < Logan in sala allenamento con Erik >
I due annuirono mentre io guardai Hank che sorrideva. Lo voleva mettere alla prova. Ed io ero preoccupato dato che sapevo quello che Logan provava nei confronti di Erik. Però, mi fidavo.
< Professore, io e lei andremo da Cerebro. > continuò Hank, io risposi con un movimento silenzioso della testa. Mangiai poco rispetto agli altri e mentre Logan e Erik si allontanavano per andare ad allenarsi io guardai fisso Hank.
< Cosa? > chiese quasi con aria innocente.
< Lo sai > serrai la mascella andando a guardare la porta.
< Cerebro ci attende > faceva finta di niente lo sapevo.
Gli lasciai spingere la carrozzina lungo tutto il percorso che portava da Cerebro. Mi presi del tempo per me.
< Vorrei che tu facessi una cosa > la voce di Hank mi incuriosì. < Rintracciare la mia mente >
Nello sguardo di Hank vidi la tranquillità mentre io ero terrorizzato da quello che vuole che facessi.
< Sei diventato matto? > gli chiesi per conferma.
< Solo così smetterai di avere paura di te, Charles > credeva in me, aveva totale fiducia. Lo vedevo nella sua mente. < Sono passate due settimane. Sei più forte di prima. Ora hai totale controllo solo che hai paura di ammetterlo. >
< C’è così tanto dolore > la voce mi tremò in gola e gli occhi si chiusero.
< Charles mi fido di te > Hank invece era del tutto convinto di quello che stava dicendo.
< Ma potrei… >
< Non puoi. Io sono qui. Mi fido di te e so che puoi farcela. > mi incoraggiò, chiudendo dietro di sé le porte di Cerebro lasciandoci così dentro di esso. Serrai la mascella e piano piano mi rilassai sulla sedia a rotelle.
< Lascia che ti aiuti > annuii alle sue parole prima di sentire il casco di Cerebro che mi veniva applicato sulla testa. Socchiusi gli occhi e mi lasciai guidare dalla voce di Erik che mi chiese di estrapolare i suoi ricordi più belli. Catalogarli e poi fare lo stesso procedimento per quelli brutti. Mi concentrai e gli chiesi scusa mentalmente, prima di iniziare. Stavo cercando di non fargli troppo male. Sentivo la sua felicità quanto la sua tristezza ed il dolore che provava mi squarciava l’anima. Eppure aprendo piano piano gli occhi, mi resi conto che lui era più sicuro di me. Lo era per entrambi. Presi il suo coraggio e continuai.
Quando i ricordi furono catalogati tutti, mostrai a Hank il mio viso. Un mix di dolore e felicità. Stavo piangendo e tutto quello che era nella sua testa me l’aveva mostrato. Era l’unico che era rimasto quando tutto andò in malora. Mi mostrò tutto quello di cui avevo bisogno per ricordarmi che potevo essere migliore di ora. Potevo essere quello che avevo sempre sognato. Fu allora che gli mostrai i miei ricordi incatenando la mia mente alla sua. Ci collegammo in un modo intimo. Gli mostrai quando dolore aveva provato la mia anima a contatto con i fattori che più mi avevano provato. Erik. La pallottola. La mia famiglia.
< Charles > sussurrò allungando la mano verso di me.
< Henry > lo chiamai col suo vero nome prima di sorridere e lasciare che le lacrime mi rigassero il viso.
< Ci sei riuscito > lui sorrideva contento come una pasqua mentre io piano piano riducevo i miei poteri e cercavo di tornare alla normalità. Quando mi tolsi il casco, nascosi la faccia fra le mie mani e piansi con tutte le forze che avevo in corpo. Avevo trovato quella forza che credevo persa. Avevo trovato il vero Charles Xavier. Tutto grazie ad Hank.
Cercò di venirmi incontro mentre io gli abbracciai il bacino data la sua altezza. Piansi addosso a lui lacrime di pura gioia.
< Ci sei riuscito Charles > mi accarezzò i capelli e rividi in lui i miei sogni.
< Grazie a te > risposi fra un singhiozzo ed un altro. Mostrandomi del tutto scoperto.
< Ho provato il tuo dolore e la tua gioia > prese a parlare mentre io annuivo. < Devi parlargli >
A quelle parole alzai il volto dai suoi vestiti. Gli occhi azzurri risaltavano sotto le sclere arrossate.
< Solo così andrai avanti > prese un momento per pensare < Solo così tornerai te >
Annuii silenziosamente lasciando al silenzio la mia risposta. Lui si allontanò lasciandomi con il casco collegato a cerebro nelle mie mani. Riflettei su tutto quello che avevo fatto con Hank. I miei cambiamenti e i miei poteri.
Non mi resi conto che non ero più solo, ero solo immerso in troppi pensieri per accorgermi che Erik era entrato dentro le porte di Cerebro.
< Charles > la voce ruppe i fili dei pensieri e mi portò di nuovo sulla carrozzina.
< Mh? > non risposi, sapevo che il tono di voce era ancora provato da quelle lacrime che scendevano ancora.
< Tutto bene? > domandò andando a fare un paio di passi verso di me.
< Sono solo stanco > risposi mentalmente lasciando che il mio potere gli leggesse nella mente. Vidi l’allunamento con Logan e le emozioni che entrambi avevano provato. Scossi la testa e posai il casco al suo posto.
< Io.. > fece per parlare ma non lo lasciai terminare.
< Andiamo in Giardino > intervenni nella sua mente mentre cercavo di muovermi con la carrozzina. Ci misi un paio di secondi di più a rigirarmi e prendere la strada che portava proprio in direzione di Erik. Lo superai senza dire niente. Trattenni il respiro fino a quando non diedi di nuovo le spalle ad Erik. Sentivo i suoi passi, quindi ero sicuro che mi stesse seguendo. Scrocchiai il collo prima di chiamare l’ascensore. Mi asciugai le ultime lacrime mentre sentivo i pensieri di Erik.
< Non è niente > risposi a voce prima di entrare. I miei occhi era arrossati all’invero simile ma lui cercò di fare finta di niente. O per lo meno non disse niente. Ma i pensieri pullulavano di preoccupazioni, anche se decisi di non dargli spazio.
Arrivati in giardino, iniziai a spingere la carrozzina con più tranquillità. Hank me l’aveva sostituita con una più leggera, il che mi facilitava moltissimo i movimenti.
Passai la lingua fra le labbra e aspettai una sua frase. Ero deciso a farlo parlare per primo. Il silenzio era rotto solo dal cinguettare degli uccellini e dal vento fresco che muoveva le fronde degli alberi.
< Cosa hai fatto con Bestia? > domandò curioso.
< Hank > lo corressi velocemente.
< Con Hank > si riprese da solo andando a guardare davanti a sé.
< Mi ha dimostrato che ho riacquistato tutta la mia forza >
< Ne son felice > rispose andando a imitare l’accenno di sorriso.
Non volli leggergli la mente, volevo per un momento iniziare a stabilire un rapporto normale. Dopo tanto tempo. Calò di nuovo il silenzio fra di noi mentre passeggiavamo tranquillamente. Proprio come tanto tempo fa.
< Sembra non esser passato tanto tempo > mormorò andando a spostare gli occhi su di me.
Mi bloccai andando a guardare la villa. Mi aveva preso in contropiede.
< Era proprio quello che stavo pensando > risposi e vidi un sorriso che spuntava sul suo viso.
< Ti ricordi la prima volta che sono entrato in questa casa? > mi chiese.
< Certo >
< Era la prima struttura che non mi ricordasse l’inferno > continuò a parlare senza guardarmi in faccia. < C’erano gli incubi è vero ma era tutto quello che avevo sognato. >
Gli donai un flebile sorriso prima di abbassare le mani e raccoglierle sulle gambe. Gli lasciai spazio.
< Tu sei stato mio amico > lo sentii parlare e il cuore ebbe un fremito. Amici.
< E tu il mio > gli dissi per confermare almeno l’amicizia.
< Mi hai raccolto e sanato > gli riservai un sorriso che svanì subito dal mio volto, mentre continuava a parlare. < Dio > si portò le mani fra i capelli mori e li strinsi. Non si era mai seduto anche se eravamo nei presi di una panchina. Iniziò a camminare avanti e indietro, nervoso.
< Charles > mi chiamò e lo guardai cercandone gli occhi. < Guardami dentro > una richiesta che non esaudii.
< Erik. Devi parlare > lo richiamai come se fosse effettivamente un bambino piccolo.
< Sei sempre stato tu quello bravo con le parole. > rispose a tono. Guardandomi negli occhi. Iniziavo a sentire caldo.
< E tu quello a uccidere > mi pentii subito delle mie parole. < La tua rabbia Erik, è sempre stata il tuo punto debole. >
< Sei tu > questo sussurro mi fece rimanere in silenzio. Erik si sedette sulla panchina prendendo la testa fra le mani.
< Qualcosa dentro di te, si è rotto. > mormorai per la prima volta, facendo riferimento a lui. Gli feci capire che sapevo.
< Si è rotto qualcosa da quando la pallottola ti ha colpito >
< Stai rimediando > cercai di incoraggiarlo.
< Non posso rimediare > la sua risposta mi fece serrare la mascella.
< Erik > lo richiamai, come tanto tempo fa.
< Charles è vero. Darei via i miei poteri se solo riuscissi a rimediare ai miei danni. > questa sua frase mi fece scattare verso di lui. Gli arrivai così vicino da prendergli il viso con entrambe le mani. Quegli occhi azzurri erano lo specchio di me stesso e in essi vedevo il dolore a cui anche lui era stato sottoposto. Sapevo tutto di lui.
< Basta > gli ringhiai contro. < Andatevene! > mi girai verso Hank e Logan che ritornarono in villa senza voltarsi.
Erik se ne rimane in silenzio. Stava per piangere, per crollare. Lo sapevo. Ecco perché volevo rimanere solo con lui.
< Ascoltami bene Erik. > rinforzai di nuovo la presa sul suo viso. < ok? >
Solo quando lui annuii io lo guardai e gli mostrai dei miei ricordi con lui. L’affetto che provavo.
< Tu sei molto di più di solo rabbia e sangue. L’ho visto. Io conosco tutto di te, Erik > continuai a parlare mentre i miei pensieri furono distratti da quelli di Erik. Davanti a me c’era un uomo che non credeva di esserlo più per tutte le azioni che aveva compiuto.
< Sei sempre lo stesso Erik, solo più consapevole e maturo > continuai a parlare mentre lui posò le sue mani sulle mie. < Impara a convivere con i tuoi poteri e con la tua coscienza. > il suo annuire mi fece venire voglia di allontanare le mani, che invece rimasero lì perché Erik me le bloccava.
< Charles > gli occhi erano completamente lucidi. < Sono così arrabbiato con te >
Corrugai la fronte dato che questo era un sentimento che non mi sarei aspettato. Stavo aspettando per entrare dentro la sua mente. E non lo feci neppure allora.
< Tu hai abbandonato tutti, nascondendoti e privandoti dei poteri > la sua frase fu più tagliente di quanto avessi mai immaginato.
< Sei tu che mi hai abbandonato Erik. > lo corressi lasciando che le sue lacrime iniziarono a scorrergli sul volto. < Tu mi abbandonato, te ne sei andato sparendo per anni. > chinai il viso cercando di unire le nostre fronti. Gli mostrai il mio dolore, che si unì al suo. Gli feci capire come ero stato senza di lui e subito dopo il suo abbandono. Non mi limitai solo a fargli vedere, glielo feci provare. Così come il dolore della pallottola che mi paralizzò. Gli mostrai tutto mentre lui piangeva fra le mie mani.
< Tu > non riuscii a parlare ancora. Il dolore dentro di me era troppo.
< Tu mi ami ancora > quelle sue parole mi immobilizzarono. Non ero bravo a mentire, non a lui.
< Io ti amo. Ancora. > mormorai. Aspettandomi una reazione orrenda. Eppure ebbi in cambio qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Le labbra di Erik si appoggiarono sulle mie e prima che mi resi conto di quello che stesse avvenendo, le nostre lingue si cercavano come calamite. Fu solo quando rimasi senza fiato, che Erik si allontanò continuando a mantenere le labbra sulle mie.
< Charles > la sua voce mi fece rabbrividire. Ero ancora innamorato dell’uomo che mi aveva distrutto.
< Erik > il mio richiamo lo attivò di nuovo. Ricominciammo a baciarci come se in tutti questi anni non avessimo fatto nient’altro che questo. Un unirsi così splendido e delizioso che avrei potuto continuare in eterno.
< Mi dispiace per tutto > sussurrò Erik sulle mie labbra.
< Lo so > accarezzai il suo viso lasciandogli un bacio casto sulle labbra prima di allontanarmi.
< Mi sei mancato Charles > mormorò Erik lasciandomi senza fiato. Mi morsi il labbro inferiore e feci un passo indietro con la carrozzina.
< Io - > feci per parlare ma non riuscii. Allora optai per i pensieri < Anche tu >
< So che hai paura. Ce l’ho anche io. > ammise prima di alzarsi e asciugarsi le lacrime. < Riflettici >
Mi lasciò così, perché prese a camminare verso la villa. Mi resi conto di piangere solo quando le lacrime mi bagnarono le mani che si erano appollaiate sulle gambe. Alzai il viso verso il cielo e le lasciai cadere. Mi rilassai sulla sedia e non feci nient’altro che sfogarmi da tutto quel dolore che avevo dentro.

 
  
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