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Autore: in rotta per il paradiso    22/04/2017    3 recensioni
Cecco e Max sono due ragazzi figli della strada. Sono cresciuti tra risse e droga e ne sono diventati campioni. L'unica cosa che può salvare Max è la piccola Benedetta, la sorellina del suo migliore amico. E quando tutto sembrava​ andare bene, qualcosa li travolge.
Dedicato a coloro che hanno qualcosa per cui vivere e talvolta anche per morire...
Genere: Drammatico, Malinconico, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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Nel quartiere di Cecco non esisteva più la speranza, quello che aveva importanza davvero era rimanere vivi e non era un'impresa facile.
Lo smog si mischiava al cielo, in inverno si creava una cappa grigia talmente scura e apatica che l'ansia ti scorreva perennemente nelle vene; sangue e ansia nel corpo come fossero un composto chimico. In estate non si poteva uscire di casa prima delle sette di sera, a trovarlo un posto per ripararsi dal caldo asfissiante dei mesi estivi. Tirando le somme, era proprio un posto di merda!
La strada principale era un incubo, testimone di troppe risse tra adolescenti di gruppi diversi della zona e troppe amicizie infrante per una discussione stupida. 
Una cosa accomunava tutti quei poveri disgraziati: erano compagni di sventura, nati e cresciuti tra una bottiglia di birra e la messa domenicale trasmessa dall'altoparlante della piccola chiesa. La cosa peggiore era che, abitando lì, ci si dimenticava di come si vivesse fuori, in un quartiere di periferia normale, dove la gente si alzava alle cinque per portare qualche spicciolo a casa, anche se con quei pochi soldi non riuscivano ad arrivare neanche alla quarta settimana del mese. Nonostante i loro problemi, erano persone oneste. In quel posto le persone non lavoravano molto, perché il viso di chi ne aveva passate tante ed era rimasto impicciato in qualche guaio ancora irrisolto, non poteva cancellarlo nessuno. La gente sapeva, la gente capiva. 
Una cosa bisognava riconoscerla: erano furbi. I grandi rubavano di tutto, dai portafogli alle macchine, "lavoravano" di notte mentre di giorno dormivano. 
Gli adolescenti si dedicavano da sempre allo spaccio di droghe; si iniziava presto, già dai 14-15 anni. Per questo i vari gruppi si scontravano finendo quasi sempre in una rissa: pretendevano il monopolio. 
I più piccoli avevano compreso subito che era meglio non fare domande, meno si sapeva e meglio si campava. 
La fermata dell'autobus era strapiena di adolescenti con le occhiaie scure e la sigaretta che penzolava all'angolo della bocca già alle sette del mattino. Andavano a scuola,  non proprio... La maggior parte arrivava, vendeva la roba a chi la volesse, poi girovagava aspettando le tre del pomeriggio per tornare nel loro mondo. Altri non si sforzavano nemmeno di salvare le apparenze, tornavano a casa un'oretta dopo che erano usciti, giustificandosi con l'autobus troppo pieno o la corsa saltata. A quelle balle non ci credeva nessuno. 

«Non fare il coglione! Andiamo a farci un giro, non avrai paura della tua dolce mammina?» lo provocava Massimiliano. 
«Ho detto di no. Smettila di rompermi il cazzo»
«Tua madre è una rompipalle, ti rovina la vita!»
L'altro lo afferrò per il colletto della camicia sgualcita, già spazientito da quelle lamentele infantili, si avvicinò a dieci centimetri di distanza dal naso dell'amico e con un tono che sorprese anche lui, gli disse: 
«un'altra parola su mia madre e ti spacco la faccia!» Questo era Cecco: un ragazzo calmo e tranquillo finché sentiva la sua famiglia minacciata, in quella circostanza era in grado di mandare all'ospedale chiunque. Massimiliano, che lo conosceva molto bene, bisbigliò un "mi dispiace", sapeva quando era l'ora di fermarsi. Cecco si passò una mano fra i capelli corvini che cadevano a ciocche davanti agli occhi chiari. 
«Senti, oggi non ci arrivo nemmeno a scuola. Pensaci tu.»
Massimiliano gli passò un piccolo astuccio e si diresse a casa, aveva un sonno bestiale. Lo avrebbe sempre negato agli altri, però era invidioso della famiglia del suo migliore amico. La madre di Cecco era giovane e molto bella, era la copia sputata del figlio e si occupava di rammendare la casa; quando tornavano il padre e i figli, preparava loro sempre un pranzo buono e si preoccupava di come andassero le cose al cantiere e a scuola. Il padre era uno dei pochi che teneva un posto di lavoro legale. Era un capocantiere ed erano più di quindici anni che vi lavorava, ormai quel posto non poteva levarglielo nessuno. Non lo avrebbe mai detto, soprattutto a Cecco, ma avrebbe volentieri scambiato le due famiglie. Si vergognava dei suoi genitori, della sua mamma alcolizzata e del padre scansafatiche che rubava alle donne anziane o ai turisti sprovveduti al centro della città. Quale uomo farebbe una cosa simile? Solo un bastardo, appunto e quella zona ne era piena.

Massimiliano trovò sua madre seduta al tavolo in cucina. Accanto a lei, solo un bicchiere di vetro e una bottiglia di vodka liscia, così forte da stenderti con un paio di bicchieri; e sua madre era già stesa, completamente ubriaca e fissava un punto indistinto sulle mattonelle biancastre del pavimento. 
Sospirò, si sentiva più triste che mai. La guardò affranto: i capelli crespi le incorniciavano il volto pallido, le occhiaie la facevano sembrare più vecchia di dieci anni, i suoi bellissimi occhi verde smeraldo erano ormai spenti, non brillavano più come qualche anno fa. Era triste, una consapevolezza atroce per un figlio. 
«Dammi questa cazzo di bottiglia!» 
Le tolse la vodka non appena vide che stava per riempirsi un altro bicchiere e questo suscitò un mormorio di disapprovazione. Quando la donna si convinse a lanciare uno sguardo al suo bellissimo figlio, Massimiliano notò che era incazzata nera. 
«Fatti i cazzi tuoi e sparisci!» lo aggredì. 
Il ragazzo fece finta di non sentire, quando aveva questi momenti non faceva distinzioni tra il figlio e il marito, non li riconosceva proprio. Spesso si domandava perché spettasse a lui una madre così, la odiava e l'amava come non mai, purtroppo doveva arrendersi all'evidenza, ovvero che sarebbe stata sempre lei la causa delle sue sofferenze. 
«Dov'è quello stronzo di tuo padre? Se avessi scelto quel riccone che mi faceva la corte, ora sarei una signora e non una pezzente! Chi cazzo me l'ha fatto fare?! Siete la rovina della vita mia!» Con uno scatto, si impossessò della bottiglia e ne scolò cinque sorsi. Come facesse a reggerli, era un mistero per Massimiliano. Per qualche secondo pensò di andarsene e di lasciarla alle sue pene, tuttavia se lo avesse fatto per davvero non se lo sarebbe mai perdonato.
«Mamma, ti prego!» 
«Vattene!» gli urlò con quanto fiato avesse in gola. Massimiliano era abituato a certe situazioni, a certe urla. La strattonò senza farle male pur di levarle quella bottiglia maledetta. Nell'urto, finì a terra e si ruppe in mille frammenti di vetro e il liquido trasparente si disperse sul pavimento gelido. 
«Guarda, guarda cos'hai fatto disgraziato!» 
Ancora più incazzata, imboccò la porta d'ingresso ed uscì, diretta chissà dove. Ora la rabbia si stava impossessando anche di lui; prese a calci una sedia, girò il tavolo rompendo anche il bicchiere, urlò. Forse stava diventando pazzo, forse avrebbe fatto la fine della madre. Sapeva dov'era il padre, sapeva che se ne era andato per non vedere quello schifoso spettacolo. Ormai la speranza che l'amore tornasse a dimorare in quella casa era sparita. La situazione era sfuggita al controllo cinque anni prima. Suo fratello era morto in un incidente con il motorino a un incrocio a causa di un guidatore ubriaco. I medici avevano tentato di tutto, ma non c'era stato più niente da fare, era deceduto durante il trasporto in ospedale. Da quel momento la famiglia si era rotta, l'amore era svanito, rimanevano solo delle ferite che niente e nessuno poteva guarire. La cosa che più gli arrecasse dolore, era pensare che il fratello maggiore fosse morto per un incidente dovuto all'alcol e la madre, invece di stare più lontana possibile da quell'assassino, era caduta vittima del suo gioco. Per Massimiliano, Roberto era morto due volte.
   
 
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