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Autore: Selenite    05/05/2017    4 recensioni
Mahel è un'allegra ragazza di 16 anni, il cui nome le è stato dato dalla madre, una scrittrice di libri per ragazzi, prendendo ispirazione da un personaggio delle sue stesse storie. Nonostante Mahel odi il suo nome, si ritroverà nell'universo delle fiabe di sua madre, per aiutare il co-protagonista Lagharta alla salvezza del mondo. Sembra una storia fantasy come le altre, ma non lo è... Perchè Lagharta non è un eroe come tutti gli altri. E odia Mahel dal più profondo del suo cuore.
Ho messo rating piuttosto alto, in quanto ci sarà la presenza di alcune scene abbastanza crude. Ringrazio in anticipo per la cortesia che chiunque vorrà riservarmi nel leggere ^^
Genere: Drammatico, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: non specificato
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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*Dedicato a Melissa. GRAZIE. Mi stai aiutando così tanto, negli ultimi tempi, che ho pensato fosse giusto dedicarlo a te.
Dedicato a Giusi, che trova sempre una parola gentile e che mi supporta, anche quando fatico a credere in me io stessa.
E grazie a Cyper. Che ha chiesto a gran voce questo capitolo. E di cui tengo la foto, con affetto, accanto al cuore*



CAPITOLO 38

Cambiare il futuro


Mahel lo vide accasciarsi a terra, distrutto.
La luce nei suoi occhi spenta, nessuna speranza a cui aggrapparsi. Solo, in una serie di ricordi terribili che mai avrebbe potuto cambiare.
Mahel conosceva bene quella sensazione. Era la stessa che aveva provato sua madre.
E anche lei stessa. Il giorno in cui morì suo papà.

A casa per dormire, ricordava. Suo papà l'avrebbe sicuramente aspettata.
Lo ricordava attaccato ai respiratori, un sorriso disteso dipinto sul volto. Annuì come per dirle che stava bene, che poteva resistere un altro po'.
Poi, nel mezzo della notte, quella maledetta telefonata. Sentì sua madre urlare, la cornetta lasciata cadere a terra. Mahel era corsa a vedere e l'aveva trovata apatica, ferma in terra con gli occhi vacui. La guardò per minuti interminabili, le mani fredde come il ghiaccio, prima di tornare cosciente e mettersi di nuovo a piangere, dicendo solamente “Se n'è andato”.
Quella notte Mahel non aveva pianto, non lo avrebbe fatto mai.
Si maledisse migliaia di volte di non aver detto, nonostante tutto, addio a papà. Solo quell'inutile “A domani” che mai sarebbe arrivato.
La fine del mondo per come lo conosceva. E la consapevolezza che il domani non sarebbe più stato come se lo aspettava.

Si avvicinò a Lagharta e lo guardò negli occhi, spenti. Sorrise.
-Andrà tutto bene- disse lei gentile, prendendogli le mani e cercando di non fare movimenti azzardati. Non era sicura di come avrebbe reagito -Lagharta, adesso sei libero. Qualsiasi cosa sia successa nel passato, adesso puoi andare avanti. No?-
Lagharta sembrò tornare in sé per un secondo, le sue labbra non concepirono alcun suono. Si limitò a chiudere gli occhi e sospirare, profondamente, sentendo la trasformazione farsi avanti. Le mani di Mahel, che stringevano le sue, gli davano forza...sentiva che tremavano, impercettibilmente, come avesse paura di lui.
-Non ti farò del male. Non sei tu che mi hai mentito-
-L'ho fatto, invece- disse Mahel sentendosi colpevole, senza però lasciare le sue mani -Ma  non ho paura di quello che potresti fare a me. Ho paura di quello che potresti fare a loro- disse sospirando a sua volta, sentendolo irrigidirsi a quelle parole -Qualsiasi siano le tue intenzioni adesso, e credo di capire quali siano, lascia perdere. Non cambieranno il passato ma potrebbero complicare il futuro del mondo. E non possiamo permettercelo-
Lagharta aprì gli occhi furioso, avrebbe voluto riprendersela anche con lei, che adesso stava giustificando quei tre mostri che lo avevano ingannato...quando vide i suoi occhi.

Occhi rossi, prossimi al pianto, che lo guardavano imploranti.
“Non farlo, non buttare tutto al vento” sembravano dirgli, in un linguaggio che al momento poteva capire solo lui.
Le sue mani erano bollenti, vive. Lagharta sapeva che presto, qualsiasi fosse stato l'esito del loro viaggio, non lo sarebbero state più. Il corpo di Lagharta si rasserenò per un istante, comprendendo ciò a cui stesse pensando la giovane, che sorrideva affabile davanti a lui.
-Se tu ora...fai qualcosa di stupido...tutti coloro che sono morti e che moriranno per questo mondo avranno patito un dolore inutile- ebbe la forza di dire Mahel, soffiando le parole nel tentativo di soffocare le lacrime -Non trasformare il tuo destino in qualcosa di irrecuperabile- e deglutendo sonoramente, conscia degli occhi puntati su di loro, parlò.
Conscia che anche le Ninfe, a quel punto, non potevano più nulla.

-La tua vera maledizione, fin da quando sei nato, è stata quella trasformazione. In quella le Ninfe non hanno colpe. E questo, tu lo sai- spiegò lei, guardando Nahael con uno sguardo penoso -Comprendo i motivi per cui Nahael ha fatto ciò che ha fatto. Se avessi potuto, al tempo, ingannare il destino e salvare mio padre...beh, lo avrei fatto. Anche fossi stata maledetta, per questo- asserì annuendo allo stesso tempo, come ad enfatizzare le sue parole -Però, a distanza di, quanto? Dieci anni? Non ha più importanza. È successo e niente può cambiare il passato. Loro volevano uno schiavo da legare a loro per l'eternità, o almeno da sacrificare per riavere indietro la loro vita. Non era una cosa diretta a te, ma a chiunque fosse il “portatore di distruzione”. Tu hai creduto di esserlo, e loro se ne sono approfittate. Se fosse stato Laherte, sono sicura che avrebbero fatto la stessa cosa. Anche se, probabilmente, l'esito sarebbe stato molto diverso da quello che conosciamo-
Nahael sostenne per poco lo sguardo di Mahel. E, nel silenzio più assoluto, annuì.
Lagharta vide quel gesto con il volto, così umano, e scosse la testa. La sua rabbia in pezzi, come il suo spirito poco prima.
Deluso. Ma anche rincuorato.
-Adesso, tutto ciò che possiamo fare, è andare avanti con il nostro destino. Il tuo è quello di salvare il mondo...il mio è quello di dare il via all'inevitabile guerra, diventando la Mahel della Leggenda, e di porvi poi fine. Sacrificando la mia stessa vita- disse ripensando al suo prossimo sacrificio, mentre Irihe le si avvicinava, posandosi sulle gambe di Lagharta e fissandolo negli occhi.
-Che cosa...vuole, da me?- chiese Lagharta, guardando gli occhi di un essere umano ora diventato un'entità eterna, che lo fissavano come in attesa -Mi compatisce?-
Irihe si innalzò in volo, sembrò vergognarsi o scusarsi di qualcosa e poi strusciò il musetto sulle guance di Lagharta. Quel gesto così semplice e naturale, di conforto, che gli stava donando, lo portò stranamente e sorridere e, infine, a carezzargli il capo, conscio che anche lui stava silenziosamente chiedendogli di andare avanti e portare il destino del mondo a compimento. Perché, una volta concluso il viaggio, sarebbe stato lui ad accompagnare Mahel nella sua prigione eterna e prendersi cura di lei.
Velleda guardò verso Pixel di sottecchi e sorrise perché, alla fine, anche il suo sposo sembrava iniziare a capire che il perdono era l'unica strada per risolvere la guerra imminente.
Nascondendo in modo goffo ed imbacciato un sorriso, pieno di ricordi felici e di nuova speranza.

Era di nuovo notte. Nonostante non avessero espresso il desiderio di allontanarla, fu Mahel stessa a mettere da parte la sua presenza, andando lontano dagli altri anche se ormai non ve n'era più bisogno.
Vahael non aveva ancora aperto bocca e, anzi, si era rifugiata nelle profondità delle acque del Lago, conscia di non poter iniziare una nuova, inutile battaglia con Mahel.
Non avrebbe mai vinto. E non avrebbe cambiato la verità delle sue parole.
Lagharta aveva in un certo qual modo perdonato le Ninfe quando, la stessa Nahael, con lo sguardo più umano che le avesse mai visto, gli aveva chiesto di perdonarla. Lui capiva, in cuor suo, che non era mai stato un attacco diretto a lui come persona, ma solo al ruolo che ricopriva. Le Ninfe, in cambio del suo perdono, avevano promesso che avrebbero aiutato durante la Guerra e che avrebbero istruito Mahel, seppur Vahael non fosse d'accordo.
Ritrovandosi a cantare da sola, alle stelle, la stessa canzone di Alvexia agli inizi di quel viaggio, fu poi zittita dalla voce di Nahael che si unì alla sua, cantando con lei le note di quell'antica canzone.
Antica quanto lei, che ormai non ricordava neanche più il suo aspetto umano.

Aveva una voce melodiosa e bellissima, quasi perfetta avrebbe osato dire. Vedeva lo sguardo di Lagharta da lontano che la osservava, fisso, senza però intervenire.
Ormai conosceva la verità e non avrebbe più agito come un burattino nei confronti delle sue maestre, qualsiasi cosa avessero mai detto. Sapeva che non avrebbero mai osato farle del male dopo tutto ciò che era successo quel giorno.
Ma la prudenza non era mai troppa.

-Posso fare qualcosa per te?- chiese Mahel non del tutto tranquilla, guardando per la prima volta davvero il volto della Ninfa accanto a sé. Bellissima, pensò.
-Non voglio farti del male, se è questo che pensi- le disse lei sibilando, non riuscendo comunque a digerire la sua presenza lì -Volevo solo parlarti. E ascoltare qualsiasi cosa tu avessi mai voluto dirmi-
I suoi occhi si piantarono su di lei insistenti e Mahel non potè esimersi da quella discussione, per quanto la situazione la mettesse a disagio.
-Mi dispiace di aver attentato alla vita di tua sorella. Anche se non l'avrei comunque mai uccisa-
-Si- la interruppe lei ancora disturbata da quel gesto -Hai dimostrato grande stupidità con quella tua finta. Ma avrei dovuto immaginare che non avresti avuto il coraggio di farlo davvero. Non aver osato a mia volta è stato un errore- concluse crudele, sebbene nelle parole di Mahel non ci fosse alcuna sfida.
-Beh, comunque, mi dispiace- asserì Mahel spostando lo sguardo alle sue mani, che si torturavano senza motivo -Però ho contato così tanto sul vostro legame che...ho sperato che fosse forte almeno quanto il mio- sorrise, ripensando al padre -Sono contenta che voi possiate capire di cosa parlo-
-In realtà no, non capisco- disse la Ninfa accavallando le gambe, guardo Mahel non più con ostilità quanto con curiosità -Il legame di cui tu parli sembra così debole da poterlo sacrificare per questo mondo. Mentre il nostro...anzi, no- si corresse, sorridendo -Il mio legame, il mio affetto era così profondo che ho condannato le mie sorelle, pur di salvare loro la vita- annuì, a sé stessa, guardando poi verso Mahel con disprezzo -Non capisco come tu possa paragonare il tuo legame con il mio-
-Non lo sto facendo, non nel modo in cui lo intendi tu- spiegò lei, incurvando la schiena e guardando verso il cielo rasserenata da quelle parole -Il mio legame...la persona del mio legame è morta, ormai. Tanto, tanto, tanto tempo fa- disse, ricordando ancora il volto di suo papà mentre stava affogando -Ma il legame è rimasto e, anzi, si è fatto più forte. Ho sentito di averlo ancora più vicino, incastonato più in profondità nel mio cuore-
La sua mano andò a quella della Ninfa, che all'inizio si ritirò sibilando. Mahel continuò a guardarla, come a dirle di fidarsi di lei.
La Ninfa esitò ma, alla fine, le porse la mano che Mahel le posò sul suo petto -Lo senti, non è vero? Il mio cuore...-
La Ninfa la guardò confusa, senza afferrare il senso del discorso. Poi, dal petto di Mahel la mano della Ninfa andò al suo petto stesso -Senti anche il tuo cuore? Batte. Batterà finché sarai in vita, rendendoti possibile cambiare il futuro-
-Il mio futuro è già deciso, sciocca ragazzina- sibilò lei, infastidita -Il destino che mi aspetta è di morire, sola, in queste acque maledette, come la mia vita!-
-Ti sbagli- rispose Mahel, alzandosi in piedi -Il futuro non è deciso. Il mio futuro è mio, e anche il tuo lo è. Smettete, tutti, di aver paura del passato. È passato, è andato, non tornerà mai più! Ma il futuro è tutto da scoprire, da costruire e da vivere. Smettete di nascondervi tra le vostre paure...fate in modo di trasformare la sicurezza di un futuro già deciso in nuova speranza. E se hai paura che niente cambierà, se pensi che non sarai in grado...se pensi che sia Vie l'unica a poterlo fare, allora affida il tuo futuro a me. Aiutami a proteggere questo mondo. Quando tutto sarà finito chiederò io a Vie di liberarvi dalla vostra maledizione-
-Non ti ascolterà mai- disse lei ghignando -Sono belle parole, bellissime. Ma tu stessa hai detto di essere condannata al nulla eterno su Gaia, quando tutto sarà finito. Cosa ti fa credere che Vie ti concederà un'udienza? Non lo farà mai-
-Lo ha già fatto- concluse Mahel, guardando per la prima volta con sicurezza gli occhi della Ninfa davanti a lei -E mi ascolterà, te lo posso assicurare. Perché io sono Mahel-

Mahel. Speranza.
Quanto aveva avuto paura, in passato, della speranza.
La speranza che la Guerra finisse, mentre invece dai paesi lontani arrivavano solo cronache di morte e puzza di sangue.
La speranza di riuscire a sopravvivere in quel paesino isolato dal mondo, che fu comunque raggiunto dalla Guerra e le costrinse a fuggire.
La speranza che la malattia che la Guerra portava con sé non le avrebbe colte, quando invece colpì entrambe le sue sorelle e, infine, lei stessa.
La speranza di essere perdonate ed essere invece maledette. Una maledizione che, lei sapeva, difficilmente Vie avrebbe sciolto dopo così tanto tempo.
Ma credette a quella bambina dagli occhi limpidi, che le stava presentando un nuovo motivo per combattere. La nuova Guerra portata da Laherte che avrebbe distrutto ogni cosa, anche la mera possibilità di essere liberata di quella maledizione che, ormai, era tutto ciò che concepiva della sua vita.
Volle crederci perché ormai, dopo gli ultimi secoli di incessante noia, l'unica cosa che desiderava davvero era morire. Nel luogo a lei più caro, la casa della sua infanzia, che ormai probabilmente non esisteva più. Ma rimaneva comunque il suo più grande desiderio.

Rimase qualche minuto a guardarla. Stupita. Incredula.
Speranzosa.
Mahel rimase ferma, in piedi, sentendosi anche un po' stupida. Le sue parole erano audaci, ma era sicura che Vie avrebbe ascoltato. Sarebbe stata contraria, ma dopotutto...le doveva tre desideri.
-Quindi...- disse infine la Ninfa, scoprendosi a ridere di quelle parole -Tu, sei la Mahel della Leggenda?-
Mahel non si aspettò quella domanda. Ma annuì comunque, alla fine, sorridendo.
-Mi dispiace di non essere l'eroina che questo mondo si aspettava-
Una risata, di nuovo. Sollevata.
-Ce lo faremo andare bene-

Parlarono tutta la notte.
Mahel si lasciò raccontare di Gaia, delle antiche leggende sulla sua creazione. Di come Vie e le sue ancelle, Saluss ed Exitio, fossero sempre esistite, eppure nate con il mondo.
Di come iniziò la Guerra e di come finì. Di come con il passare del tempo lei e le sue sorelle divennero insensibili al dolore e ai ricordi, imparando ad amare solo loro stesse.
Di Lilith, la prima Lilith, e di cosa realmente fosse. E di come invece le storie la dipingano.
La Ninfa si lasciò raccontare dei libri di sua madre, accorgendosi dalle poche informazioni che la ragazza aveva, che la storia che conosceva era molto diversa dalla realtà.
Si stupì del nome della Sibilla, che lei non conosceva. E rise, per non averci mai pensato.
La Ninfa confessò di non riuscire a concepire Mahel come la sposa di Lagharta, adesso che l'aveva vista, nonostante non nutrisse per lui alcun affetto. Ma di come fosse sicura, guardando i loro occhi, che sarebbero un giorno diventati sposi.
Parlarono e parlarono e risero, anche. La Ninfa accettò Mahel come la “Mahel della Leggenda” ma non nutriva verso di lei alcun rispetto, o forma di gratitudine.
Mahel ribadì che non ce ne fosse bisogno, e la Ninfa parve soddisfatta da quella risposta.
Quando la notte volse ormai al mattino, quando le parole ormai persero significato e le cose più importanti fossero ormai state dette, la Ninfa si congedò debole, andandosi a tuffare nelle acque del Lago.
-Qualcosa cambierà, quando usciremo di nuovo dalle acque- disse con uno strano sguardo negli occhi, come cercasse conforto da qualcuno ma non da lei -Forse non potremo aiutarvi che in parte, per ciò che avete chiesto. Potrebbe essere un problema?-
Mahel scosse la testa -Qualsiasi aiuto ci darete, noi ce lo faremo bastare. Non siete obbligate a farlo, ma siete disposte comunque a provare. Per me, basta-
La Ninfa annuì e si immerse nelle acque del Lago, guardando un'ultima volta verso Mahel -Tre giorni. Poi sarete liberi di andare-
Mahel annuì a sua volta, guardando il corpo di Nahael scomparire nelle acque.

Le Ninfe non uscirono quel giorno. E neanche quello seguente.
Mahel disse agli altri di tutto ciò di cui aveva parlato con la Ninfa e Lagharta sembrò sollevato dallo svilupparsi degli eventi -Se ti accetta come la Mahel della Leggenda, per me è già più che sufficiente. Ha promesso che ci avrebbe aiutati, e Nahael mantiene sempre le sue promesse. A modo suo, ma le mantiene-
-Pensi che anche le sue sorelle lo faranno?- chiese Alvexia, mentre giocava con la coda di Irihe, che squittiva ogni qual volta gli rimaneva il pelo incastrato negli anelli della Lilith -Kahael sembra essere poco interessata alla questione, ma non pare ostile. Vahael invece è quella meno convinta di tutti-
-Aiuterà. Ha un grande rispetto per la sorella, non oserebbe mai farle un affronto simile- spiegò Lagharta, anche se sapeva che affiancarla a Mahel avrebbe comunque portato non pochi problemi.
-Aspettiamo- disse Mahel, guardando le sponde del Lago -Aveva detto tre giorni. Domani si vedrà-

E aspettarono.
Aspettarono fino a che il sole non fu alto nel cielo. Finché non fu vicino all'imbrunire. E quando arrivò la notte, capirono che probabilmente nessuno si sarebbe più presentato.
Sebbene Lagharta fosse sicuro che probabilmente qualcosa fosse successo, alla fine si arrese all'evidenza e il gruppo decise, che all'alba seguente, sarebbero tornati al Tempio, per chiedere direttamente a Vie cosa avrebbero dovuto fare.
Quando fu l'ora di partire, però, Mahel vide le acque del Lago muoversi ed una figura uscirne, con lo sguardo basso e, sembrava, una punta di rimorso negli occhi.
-Maestra Kahael...che succede? Dove sono maestra Nahael e maestra Vahael?-
Kahael, sempre molto distante da qualsiasi cosa succedesse, sembrò esitare per un attimo. Ma vedendo gli occhi di quello che, a tutti gli effetti, era il loro discepolo, nonostante non gli volesse bene come ad un figlio ma provasse comunque per lui un distorto affetto, sospirò e parlò, con la voce più calma che potè trovare.
-Vahael è scappata ieri notte, mentre tutti dormivamo, a quanto pare- esordì la Ninfa, facendo cenno al gruppo di rimanere fino alla fine delle spiegazioni -Sono state notti molto...agitate- aggiunse con sguardo colpevole, toccandosi la fronte con le dita, come fosse stanca.
-Scappata?- chiese Lagharta, l'unico che trovò il coraggio di parlare -Intendi dire che se n'è andata dal Lago?-
Kahael annuì.
-Ma...è legata a questo luogo. Per via della maledizione della precedente Semidea dell'Acqua...-
-In merito a questo, Lagharta...- disse Kahael, scuotendo la testa -La maledizione mia e di Vahael è quella di essere trasformati in esseri oscuri, perché abbiamo mangiato del cibo offerto in onore alla Dea. Ma non siamo state noi a rubare...e la precedente Semidea ci ha risparmiato lo stesso destino di nostra sorella-
Lagharta esitò per un attimo, vedendo il dolore nello sguardo dell'imperturbabile Ninfa -Maestra...che cosa è successo esattamente...? Dov'è Nahael?-
E, sospirando di nuovo, Kahael raccontò.

-Quando Nahael è tornata da noi, dopo aver colloquiato con Mahel, ci ha raccontato di come ormai credeva che fosse davvero lei, la speranza di cui narra la Leggenda- disse tranquilla, fissando un punto indefinito davanti a lei -Ci ha detto di come avremmo dovuto aiutarvi, per cercare di nuovo di avvicinarci alla Dea, per ottenere il suo perdono. Era sicura che, se avessimo aiutato a salvare altre persone oltre noi stesse, forse la stessa Vie ci avrebbe permesso di tornare umane, finire di vivere normalmente la nostra vita e, infine, morire. Ma Vahael non era d'accordo- guardò Mahel per un istante, che volse lo sguardo -Non voleva aiutare Mahel. Non voleva accettare, anche se era un'ordine di nostra sorella. Parlava di te, Lagharta, e di come lei ti amasse. Di come, anche se non avesse mai potuto unirsi a te, avrebbe voluto diventare la tua sposa-
Rise. Che cosa ridicola, per loro tre, parlare di amore...
-Nahael le ha ripetuto per molto tempo che, per la nostra natura, non possiamo più provare questo tipo di emozioni. Non possiamo che ricordare l'amore che provavamo per noi stesse...ma che per la natura della nostra esistenza, per noi non esiste più quel sentimento. È la nostra maledizione, ma anche la nostra salvezza-
Un attimo di pausa, enfatizzò quelle ultime parole. Mahel, si sentì in colpa, pensando che lei, nonostante il suo destino, era ancora libera di provare un puro e genuino amore.
-Hanno discusso per ore, nelle profondità delle acque, finché Vahael non ha maledetto il giorno in cui fu salvata da nostra sorella. Ha urlato contro Nahael i peggiori improperi che le abbia mai sentito dire, finché non ha concluso dicendo che avrebbe preferito andarsene dal Lago, piuttosto che aiutare Mahel, e morire. A quel punto, nostra sorella, ha sputato fuori tutta la verità...anche su di noi-
-La verità...su di voi?- chiede Lagharta, mentre la voce di Velleda si fece avanti.
-Solo Nahael è legata a questo luogo, vero? Finché era in corso la trasformazione avevate più bisogno delle acque di questo Lago, così pregno di magia, ma...voi siete sempre state libere di andare. Non è così...?-
Lagharta guardò verso Velleda. Poi di nuovo la sua maestra, che teneva lo sguardo basso. Stanca e devastata.
-Voi non siete...legate a questo luogo? E lo...sapevate?-
-Io si, l'ho sempre saputo- parlò sorridendo Kahael, ricordando il giorno in cui fu la stessa sorella a dirglielo -Nahael me lo disse un giorno, molti secoli fa, in preda ad una crisi di coscienza. Mi disse che potevo andare, che non voleva costringermi a rimanere se io non avessi voluto...e di dirlo anche a Vahael, che più di una volta aveva espresso il desiderio di vedere il mondo. Ma io le dissi che sarei rimasta con lei fino a che non fossimo state liberate, perché durante la Guerra lei si era presa cura di noi. Ci aveva salvate e protette, a costo della sua vita. Se avesse potuto, non ci avrebbe mai maledette, lo sapevo. Ma Vahael...se ne sarebbe andata, distruggendo il suo cuore. E decidemmo di dirglielo in un altro momento, e non perché mosse da una pietà che non volevamo più ci appartenesse-
Sembrava sul punto di rompersi, di un dolore così enorme che Mahel voleva avvicinarsi, ma esitò, conscia che a niente sarebbe servito.
-Quindi maestra Vahael non...?- chiese infine Lagharta, pur sapendo già la risposta.
-Si. Non penso tornerà mai più. I suoi occhi erano pieno di dolore e di rabbia, ha cercato anche di ferire Nahael, che adesso infatti riposa devastata nelle profondità del Lago, incapace di salire in superficie. Mi ha chiesto di venire, per spiegarvi la situazione, perché meritavate una risposta e non il nostro assoluto silenzio. Mi...dispiace- disse voltandosi verso Mahel, che rendeva uno sguardo distrutto -Nessuno potrà allenarti nell'uso di quell'arco. Dovrai trovare un altro maestro...ma forse, in fondo, la cosa ti allieta-
Mahel scosse la testa, trattenendo l'impulso di tenere insieme quel corpo velenoso il cui cuore era sicuramente ridotto in brandelli -Ammetto che il pensiero di allenarmi con Vahael non mi faceva sentire al sicuro. Ma non avrei mai voluto questo. Mi dispiace-
Kahael si ritrovò a sorridere guardando il volto di quella bambina -Proprio come mi ha detto Nahael. Tu sei molto umana, nonostante il tuo aspetto. Non riusciva ad accettarti come la sposa di Lagharta, anche se ormai sa già quello che succederà. Io, invece, riesco a comprendere...ciò che tieni nel tuo cuore, e che gli altri vogliono proteggere. Tu potresti essere davvero colei che cambierà il futuro- disse in modo dolce, facendo nascere sulle sue labbra, senza volere, un ghigno cattivo -Ma continui a non piacermi- concluse decisa, dimostrandole la vera natura delle Ninfe delle acque.
-Siete molto umane anche voi- le rispose Mahel, prendendo le sue parole come un complimento -E capisco le tue ragioni. Grazie, di avermele dette...-
Kahael annùì, stipulando con quella bambina una specie di tregua, come sua sorella qualche giorno prima aveva fatto.
Ormai era inutile lottare...tutto era finito.

-Cosa possiamo fare adesso...? Mahel deve poter usare quell'arco, ne va del futuro della Guerra, ne sono sicuro- disse poi Lagharta, consapevole che quella tregua non cambiava la loro posizione -A chi dovremmo rivolgerci?-
-Io ho un'idea- esordì poi la Lilith, guardando verso Mahel e mordendosi il labbro, in colpa -Possiamo sempre andare al mio villaggio. Conosco qualcuno che, per soldi, farebbe qualsiasi cosa-
-Non se ne parla, in modo categorico- disse Lagharta, scuotendo la testa con sguardo corrucciato -Non porto Mahel in mezzo ad esseri che potrebbero ucciderla durante la notte. Se un'altra delle Lilith fosse stata contattata da Laherte, stavolta Mahel non potrebbe sopravvivere. Non dopo quello che lui stesso mi ha detto-
-Tranquillo- disse Alvexia, lo sguardo un poco più convinto -Questa persona mi deve la vita. E tra noi Lilith corre un codice d'onore abbastanza forte. Non possiamo ammazzare bersagli di altre Lilith o Lilith stesse; non possiamo uccidere parenti di altre Lilith e soprattutto non possiamo uccidere coloro che sono legate a noi magicamente-
-Questo non risolve il problema: nessuno di noi è una Lilith, nessuno di noi è tuo parente e nessuno di noi è legato a te magicamente-
-Beh, non ancora- disse avvicinandosi a Mahel e toccando il suo braccialetto -Ma posso diventare un suo guardiano-
Pixel e Alvexia si guardarono e annuirono, come a voler rispondere alla domanda della Lilith -Lo possiamo fare, ma potrebbe essere doloroso per te- disse Pixel, guardando i suoi occhi -Non hai detto che fungono da tramite per un'altra forma?-
-Non ho paura del dolore. Voglio che nessuno più, neanche io stessa, possa fare del male a Mahel. Se potete farlo, nessuno di noi sarebbe in pericolo. Noi- indicò sé stessa, Mahel, Velleda e Pixel -Perché siamo uniti magicamente e le nostre vite sono collegate. E lui- indio Lagharta, ridendo -Perché nessuna Lilith avrebbe mai il coraggio di uccidere un protetto di Vie, non dopo ciò che è successo nell'ultima Guerra-
Lagharta guardò Mahel, che annuiva, e anche Velleda sembrava convinta.
Posò il suo sguardo sulla sua maestra che annuì a sua volta. E alla fine cedette.
-Va bene. Fate come vi pare. Fate questo rito, aspettiamo che Alvexia si senta meglio, se dovesse andare male qualcosa e domani partiremo alla volta del villaggio. Ma- e guardò di nuovo Alvexia, severo -Se succede qualcosa, qualsiasi cosa, che possa costituire un pericolo, userò Saluss. Che tu lo voglia o meno-
-Fai ciò che ritieni giusto- disse la Liltih con aria di sfida -Tanto ci sarà una sola persona che salverò dalle tue mani. Che tu lo voglia o meno-

Kahael osservò il rito, e il contorcersi di Alvexia per il dolore.
Non ci furono urli, nessuna parola. Solo respiri affannati e impossibilità di muoversi per la Lilith, che cercava di far convivere una maledizione ed un patto sacro nello stesso corpo.
Mahel rimase al suo fianco dall'inizio alla fine, toccando con un dito la pietra rossa che era comparsa sul suo braccialetto.
-È bella come i tuoi occhi- disse Mahel, facendo ridere la Lilith in preda a febbre altissima -Come tu mi hai offerto la tua vita, io ti offro la mia. Per sempre, Alvexia-
Un sorriso timido e di nuovo il silenzio, che nascose di nuovo quel suo dolore estremo.

-Nahael mi ha dato il permesso di dirigermi al Tempio di Vie. Vi aspetterò lì e vi darò aiuto, durante la Guerra- esordì quella notte Kahael, avvicinandosi a Lagharta e sorridendogli, come mai aveva fatto -Se potesse verrebbe lei stessa-
-Lo so maestra Kahael. Grazie- rispose Lagharta, afferrando la mano della sua maestra, che scosse la testa in modo curioso -Non ringraziarci. Stiamo finalmente facendo solo il nostro dovere. Ci stiamo comportando come delle vere maestre, per te. Almeno i nostri allenamenti ti hanno reso immune a qualsiasi veleno...ne sono contenta-
Rise, Kahael, in modo cattivo. Lagharta fece una smorfia, facendola quindi ridere in modo sincero -Avrei preferito non bere quelle schifezze per anni, ma se era l'unico modo...-
-Oh, non era l'unico modo- rise lei, scoprendo un'altra verità -Avresti potuto unirti a noi. Però saresti potuto morire, se il tuo corpo non fosse stato abbastanza forte, abbiamo preferito non rischiare quell'eventualità-
-Vahael sa di questo?- chiese a quella rivelazione Lagharta, vedendo Alvexia riprendersi da quel rito doloroso.
-Penso che lo immagini, insieme a tutto il resto- disse scuotendo la testa e facendo poi spallucce -Se vorrà, ti cercherà direttamente. E, se ancora convinta di amarti, sarà lei stessa a chiederti di unirti a lei-
-Non lo farò. Io mi unirò solo alla mia sposa...- disse convinto, lasciandosi scappare un sorriso mentre i suoi occhi andavano a posarsi, senza che lui avesse voluto, su Mahel.
-Mi duole ammetterlo, ma sarà una sposa perfetta- vide gli occhi di Lagharta guardare i suoi e, se non fosse stato impossibile, avrebbe detto che fosse arrossito -Ormai non c'è più bisogno di rimandare l'inevitabile. Non farlo per la Profezia...-
Lagharta si stupì di quanto le Ninfe fossero diventate umane in appena cinque giorni.
Cinque giorni con la presenza di Mahel e tutto era cambiato.
-Lei può anche farvi tornare umane...- disse Lagharta, riferendosi al loro comportamento -Non pensavo fosse possibile...-
-Neanche noi- ammise Kahael, pensando che forse la loro umanità avrebbe potuto arrivare anche ai loro corpi -Spero che mantenga la parola data a Nahael. Se riuscirà a intercedere con Vie per noi...forse, come esseri umani, potremo anche accettarla-
Lagharta immaginò che ci fosse lo zampino di una promessa, ma pensò che fosse inevitabile che le Ninfe pensassero sempre a loro stesse prima di ogni altra cosa.
E pensò che non avrebbe mai potuto immaginarle in altro modo, alla fine.
-Forse potrei anche cercare la mia sposa, a questo punto- disse Lagharta, guardando la sua maestra con un sorriso, spostandosi poi sui suoi compagni di viaggio -Non avrei neanche mai pensato di avere degli amici, eppure...-
-Siamo orgogliose di te, Lagharta- disse Kahael carezzandogli i capelli, come fosse sua madre -Molto, molto orgogliose-
Lagharta arrossì di nuovo, come mai aveva fatto. E sorrise.
Adesso, sentiva di avere una casa in cui tornare. Una vera casa.
E si sentì felice, e umano, per la prima volta dopo tanto tempo.




***



Non smetterò mai di provarci. A mettere la parola fine.
Ho riletto i vecchi capitoli e ho pianto. Perchè amo questi personaggi, dopo quattordici anni insieme, anche se scrivo di loro da solo sette.
Amo come hanno preso possesso delle loro vite e le stiano vivendo, senza che io possa fare alcunché.
Grazie a tutti voi che mi seguite, ai vecchi e nuovi lettori. Vi adoro, tutti quanti, anche coloro che non hanno mai commentato. Coloro che mi inviano messaggi privati e coloro che si fermano a recensire. GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE! Spero di non far passare di nuovo un anno per scrivere un capitolo...ormai, penso, sia giunto il momento.
Con affetto e dedizione,
Selenite
  
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