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Autore: Carlo Di Addario    19/05/2017    1 recensioni
[...] “Avete ragione...! Preso, dal mio ovvio entusiasmo per questa meraviglia tecnologica, mi sono completamente dimenticato di spiegarvi cosa sia!” esclamò di colpo il sovrintendente.
La giovane donna sospirò impercettibile, sollevata che, finalmente, l’interlocutore si fosse reso conto di quell’insignificante dettaglio.
“Dunque, quello che avete dinanzi è, udite udite…” il sovrintendente si fermò, con fare teatrale a braccia alzate: “…un decostruttore materico!!” esclamò, plateale.
“…”
L’uomo battè le palpebre, vedendo la cadetta non battere ciglio.
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(Secondo racconto della serie "Sui cieli dell'Atlantico")
Genere: Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Sui cieli dell'Atlantico'
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"Uff..."
Ellen si mise la mano destra in fronte, massaggiandosi le tempie.
Socchiuse gli occhi, esausta.
Affianco, la lampada da tavolo che illuminava a malapena il suo volto e il libro sul quale stava studiando, lasciando il resto della stanza in penombra.
Era uno di quei grossi, pesanti e tediosi manuali tecnici che doveva studiare quotidianamente, da quando aveva intrapreso il corso avanzato di ingegneria aerospaziale.
L'esile ragazza scosse il capo, abbozzando un tragicomico sorriso: solo qualche mese prima era stata ingenuamente convinta che intraprendere quegli studi sarebbe stato alla sua portata... ora non ne era più troppo sicura.
Riaprì gli occhi, sistemandosi il fiocco rosso che teneva in capo: era una cosa che faceva spesso... si ripeteva perchè le serviva per tenersi fermi i lunghi capelli arancioni, ma in cuor suo era conscia che probabilmente aveva una sorta di tic nervoso. Uno dei tanti che caratterizzavano la sua nevrotica persona.
Perdendosi nelle proprie elucubrazioni, invece che continuare con la lettura del tomo che si ritrovava davanti, la giovane donna riflettè su quanto fosse un'individuo intrinsecamente bislacco... e di come fosse bislacco essere consci di essere bislacchi e rifletterci su in un confusionario e paradossale intreccio di pensieri...
Sorrise divertita, era tutto molto bislacco.
"Basta così, per questa sera ho dato..." mormorò fra se e se.
Paf!
Il grosso libro venne chiuso con fare teatrale, sollevando una piccola nube di pulviscolo.
"Yaaaah..."
Sbadigliando, la studiosa si alzò, si stiracchiò indolenzita e...
Sbaf!
...si fece cadere, inerme, sul letto poco distante.
Poi prese il cuscino e se lo mise in viso.
Si, era conscia che non aveva spento la lampada... ma non le piaceva dormire al buio, la inquietava. Preferiva sprofondare nell'inconscienza con la consapevolezza che ci fosse almeno un poco di riverbero, nella stanza.
E così fece.
-
“Guardi bene, signorina Ellen, guardi bene!” ribadì il sovrintendente, indicando emozionato la teca che entrambi avevano davanti.

Ellen annuì, guardando meglio che poteva quello che si celava dietro i panelli di vetro: era una sorta di… di…
La ragazza aggrottò lo sguardo: non riusciva a capire cosa fosse, in realtà…
“E’… una sorta di medusa meccanica…?” mormorò poco convinta, conscia che non poteva realmente trattarsi di quello che aveva azzardato.
Il sovrintendente, uomo macrocefalo con una tuba ancor più vistosa a coprirgli il capo, inarcò le soppracciglia, quasi indispettito: “Ma si figuri! Ma cosa dice! Ma non vede, quale tripudio tecnologico ha davanti i suoi piccoli occhi?!”
Ellen annuì, nuovamente: il sovrintendente aveva di sicuro i suoi buoni motivi, per continuare a decantare da mezz’ora quell’accrocchio... un arzigogolato e incomprensibile miscuglio di tubi e cavetteria che, a lei, continuava a sembrare una sorta di medusa deforme, la grottesca interpretazione di un artista punk deviato.
L’idea la fece sorridere.
“Ma come osate, signorina Ellen, ridere impunemente di fronte a codesto prodigio?!” esclamò indignato il sovrintendente.
Subito la giovane donna tornò seria in volto: “Mi scusi signore, ma continua a non spiegarmi cosa sia e, senza saperlo, mi riesce difficile provare alcunchè!” esclamò tutto d’un fiato.
“…”
Il sovrintendente rimase qualche istante in silenzio, grattandosi il lungo pizzetto bianco.
Ellen si toccò, nervosamente, il vistoso fiocco rosso che portava in capo… la metteva sempre a disagio, doversi confrontare coi superiori.
“Avete ragione...! Preso, dal mio ovvio entusiasmo per questa meraviglia tecnologica, mi sono completamente dimenticato di spiegarvi cosa sia!” esclamò di colpo il sovrintendente.
La giovane donna sospirò impercettibile, sollevata che, finalmente, l’interlocutore si fosse reso conto di quell’insignificante dettaglio.
“Dunque, quello che avete dinanzi è, udite udite…” il sovrintendente si fermò, con fare teatrale a braccia alzate: “…un decostruttore materico!!” esclamò, plateale.
“…”
L’uomo battè le palpebre, vedendo la cadetta non battere ciglio.
“Non… non siete colpita…?” domandò, sinceramente sorpreso.
Ellen 
fece spallucce: “Non so cosa sia, un decostruttore materico”
“Ma cosa vi insegnano a ingegneria aereospaziale a voi cadetti, oggigiorno?! Neppure sapere cosa sia un decostruttore materico! Vergognoso!”
Ellen avrebbe voluto replicare che, ai corsi, insegnavano a smontare e costruire tecnologie che, di certo, non avevano nulla in comune con le meduse, ma si limitò a toccarsi il fiocco rosso.
Il sovrintendente si mise la mano sulle tempie, massaggiandosele. Socchiuse gl’occhi e mormorò: “Dunque, come posso spiegarvelo in parole semplici…?”
“Be’, potreste spiegarmi cosa fa, un decostruttore materico, no?” propose la giovane donna, che non riusciva a capire in nessun modo le turbe di quell’uomo.
Il sovrintendente annuì: “Giusto, giusto… dunque, serve a manipolare la materia, permettendo di distruggere e riplasmare qualunque sostanza a livello polimerico!” spiegò di colpo.
“Ah…” commentò Ellen, che di certo non si aspettava una spiegazione così secca e repentina, dopo cotanto dillemma amletico.
“Eccezionale, vero?” domandò retorico l’uomo, rigirandosi contemplativo verso la teca e sfiorandone il vetro con le mani.
La cadetta annuì silenziosa, mentre, nella sua testa, stava iniziando a sondare tutte le infine potenzialità che uno strumento del genere poteva avere, se davvero era capace di plasmare e riplasmare qualunque tipo di sostanza, a livello quasi molecolare.
“Lo strumento definitivo, la massima evoluzione di ogni nostro processo industriale per produrre materie prime, ecco cos’è, questo decostruttore materico…” aggiunse, quasi in una sorta di trance, il sovrintendente, colui che, più di tutti, aveva guidato le ricerche che avevano portato al prodigio che stava decantando.
Ellen, da canto suo, era semplicemente sbigottita all'idea che potesse esistere uno strumento del genere.
“Fra cento, duecento anni, i posteri ancora di chiederanno increduli come l’uomo del nostro tempo abbia raggiunto un simile traguardo! Lo guardi attentamente, signorina Ellen! In questo strumento, che assomiglia il caso vuole a una delle più primordiali forme di vita della natura, vi è racchiusa l’onniscenza tecnologica della nostra epoca...!”
La giovane donna annuì, piano piano.
“Ma… ma come funziona…?” domandò istintivamente, presumibilmente non riuscendo a capacitarsi che, la cosa postagli davanti, potesse davvero fare quello che le era stato descritto.
Il sovrintendente fece spallucce: “Nessuno lo sa… hanno lavorato su questo progetto, per cinquant’anni, oltre duecentomila uomini, elaborando miliardi di dati su decine di migliaia di computer… è il paradosso della tecnica, una macchina frutto di un sapere così vasto, che alla singola mente è praticamente imperscrutabile!”
Ellen si tastò il fiocco rosso che teneva in testa, turbata da quelle parole.
I due scienziati rimasero in silenzio qualche istante, entrambi a contemplare il Decostruttore Materico… seppur provando sensazioni diametralmente opposte, al suo cospetto.
Poi, un’ultima domanda sorse spontanea, alla giovane donna: “Ma... ma come mai avete tanto insistito, perchè vedessi tutto questo…? Cosa centro io…?”
Il sovrintendente si destò dai propri pensieri e, concitato, si girò verso la cadetta: “Voi!” esclamò indicandola: “Voi cadetti, gli astronauti del futuro! Come fate a non capire?! Sarete voi, voi i primi colonizzatori spaziali, a usare questo e molti altri prodigi, per espandere la nostra civiltà fra le stelle!!”

La giovane donna sgranò gli occhi: ecco una responsabilità che, di certo, non avrebbe mai neanche immaginato potesse toccargli. E non potè che iniziare a toccarsi, nervosamente, il vistoso fiocco rosso, che usava per tenersi fermi i lunghi capelli arancioni.





   
 
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