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Autore: Shanna_RenicoBOO    20/05/2017    0 recensioni

[...]
E io risi tra le lacrime; perchè, anche se quei ricordi, se lui, facevano male, quelle battute squallide la tiravano su di morale. E Draco lo sapeva come renderla felice, a modo suo. Non le avrebbe mai comprato un orsetto con un cuore in mano, Draco, come invece faceva Ron, e a lei andava bene così.
In fondo, aveva detto tutte quelle cose solo per farla smettere di piangere.
Just stop you crying.
[...]
«Non è troppo tardi per rimediare.»
[we can meet again somewhere, somewhere far away from here]

Dramione| future| OneShot!
Genere: Angst, Generale, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Draco Malfoy, Hermione Granger | Coppie: Draco/Hermione, Rose/Scorpius
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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AngolinoAutrice(?)

Ciao a tutti :) Inizio col dire che questa OS doveva partecipare a un concorso sul forum di EFP ma ahimè, poichè la ship non era tra le preferite della giudiciA ho voluto optare per altro. Sto ancora aspettando l'ispirazione (?)

Comunque Sign of the Times di Harry Styles mi ha ispirata molto per questa storia, infatti invito ad ascoltarla mentre leggete la storia. cliccate qui per la traduzione ( anche se non è l'audio originale)

Ringrazio tutti quanti per il vosro supporto, sia su EFP sia su Wattpad. E... niente, questa è la mia prima Dramione pubblicata... spero che piaccia.

All the love,

Shanna.

 

Sign Of the Times

 

POV. HERMIONE

 

 

«Ciao.» lo sentii dire. Io, invece, ero a corto di parole, la gola era secca e arida come un deserto e faceva male e bruciava.

Mi moltai appena a guardarlo avanzare con le mani in tasca, dentro a quei pantaloni neri tipicamente suoi ; teneva il capo chino, nascondendo il volto pallido, e numerosi ciuffi sfuggivano dal gel ricadendo in avanti, ricoprendomi quel poco di viso che avrei potuto vedere.

Si fermò accanto a me e sollevò il mento, finalmente, mostrandomi il suo volto pallido e allungato, gli occhi grigi screziati di dolore mentre fissavano il campo da Quidditch.

Io mi appoggiai alla balaustra senza fiato; rivederlo dopo anni da una visuale così vicina mi faceva vorticare la testa. Ero andata in quel balcone per prendere una boccata d'aria da tutta l'oppressione della festa della Memoria della Battaglia di Hogwarts, per evitare lui e per evitare che la mia famiglia capisse. Che Ron capisse.

E invece eccolo qui, accanto a me, con la sua aria da bell'e dannato e il suo profumo di pino.

«Sei sempre stata tu quella pronta alla battuta.» sussurrò, piano, accennando al mio silenzio. Non potei fare altro che distogliere lo sguardo, volgendolo a mia volta verso il campo da Quidditch, e deglutire.

Era vero; fin dai giorni andati ero sempre stata io quella che rispondeva a lui, a tono, non lasciandomi intimidire dalla sua superiorità. E invece ora eccomi qui, tremante e incapace di spiccicare parola.

Che effetto mi fai, Draco  Malfoy, dopo tutto questo tempo?

« E sei sempre stato tu quello a rompere per primo.» finalmente riuscii  a dire, e trovai perfino il coraggio di voltarmi a guardarlo, non senza che il mio cuore facesse una capriola e perdesse un battito. Draco fece lo stesso, incurvando appena quella labbra sottili, mostrandomi il suo ghigno sarcastico, i suo occhi scintillanti.

Quanto mi era mancato.

«Touchè, Granger.»

Fu il mio turno sorridere appena, lasciandomi scivolare via quell'ansia che mi attanagliava da quando lo avevo visto fare il ingresso accompagnato da suo figlio e dalla cognata Daphne Greengrass.
E poi, vederlo in compagnia di quella casata verde-argento al completo, vederlo seduto a quel tavolo mentre parlottava con Theodore Nott, esattamente come anni prima, mi aveva fatto ricordare dolorosamente quanto diversi  fossimo. E di quanto fossimo opposti.

«Fa uno strano effetto.» ammise a bruciapelo, lui, continuando quel discorso che era iniziato dal nulla e che continuava soltanto per la nostra necessità di ritrovarsi, in qualche modo. E a me andava bene, comunque. Poteva sembrare assurdo, ma quegli istanti passati con Draco in passato, quegli stessi istanti di quel momento, erano i più belli della mia vita.

Non feci in tempo a domandargli cosa facesse uno strano effetto, perchè lui puntò le due iridi nelle mie e continuò: «Pensavo che non appena mi avresti visto avresti urlato, mi avresti insulato. E invece eccoti qua, quasi mi stessi aspettando a braccia aperte. Fa uno strano effetto.» e fece spallucce. Draco non era mai stato un tipo loquace; in passato quando apriva la bocca lo faceva per insultare me i miei amici e non diceva altro, se non parole da bambino viziato. Ma anche allora, durante i giorni andati, non riuscivo mai a capire perfettamente Draco e forse era stato proprio quello che mi aveva invaghito, di lui: il non capirlo affatto.

«E perchè dovrei, Malfoy?» ghignai saccente, restando al suo gioco, complici di quello piccolo scherzo che due adulti maturi non dovrebbero fare. Lei era spostata con Ron, aveva dei figli con lui. Draco era vedovo e aveva Scorpius. Semplicemente, girarsi attorno come due adolescenti alla prima cotta era sbagliato.

Draco si spettinò i capelli, eseguendo quel gesto sexy ed egocentrico che usava fare. «Il nostro ultimo incontro è stato piuttosto... brusco

E, quella frase, colpì in pieno Hermione come uno schiaffo: il loro ultimo giorno insieme, come scordarselo. La loro prima volta insieme e anche l'unica. Semplicemente, quel giorno, quel periodo magico della sua vita era stato rotto come un'incanto.

E, forse, doveva semplicemente andare così e basta.

Hermione era tornata a Hogwarts per terminare gli studi, ovviamente. Nessuno le avrebbe impedito di completare dla sua istruzione, di tornare a Hogwarts, nemmeno una guerra appena terminata. Harry e Ron, invece, non ne avevano sentito parlare: nonostante non avessero un diploma, erano riusciti ad iniziare un addestramento per diventare Auror; e l'avevano quindi lasciata tornare a Hogwarts da sola, con Ginny certo, ma pur sempre sola.

E quanto le mancavano.

Harry, Hermione e Ron avevano iniziato la loro storia lì ad Hogwarts, più precisamente sull'espresso per la scuola; erano cresciuti insieme lì dentro ed erano stat partecipi di numerose battaglie, di numerosi intrighi e litigi. Tornare lì senza di loro significava lasciare una parte di sè al di fuori di quel mondo magico, e soffrirne.

Quanto le mancavano.

Le pareti sembravano spoglie di quei quadri, le scale non sembravano più magiche, i colori rosso-oro brillanti e... manco a parlarne, non andava più alle partite di Quidditch.

Tuttavia, non era l'unica a essere rimasta "sola" nel suo ultimo anno: mentre quasi tutte le famiglie nobili della casata Serpeverde era rimasta a casa, per paura delle conseguenze, lui era tornato lì.

Forse era il coraggioso dei codardi.

Lo vedeva soffrire, in silenzio, da solo, esattamente come lei. Anche se, probabilmente, Draco soffriva di più: per la perdita del padre Lucius condannato ad Azkaban per la vita, per gli errori che aveva commesso e per i maltrattamenti delle altre casate che tormentavano ogni Serpeverde fosse presente a scuola.

Una volta , durante un week-end sotto le vacanze natalizie, Hermione aveva trovato Draco in uno stato pietoso: era riverso a terra, semi appoggiato a un angolo buio del castello, con il volto gonfio, le labbra tumefatte, i capelli sporchi di sangue appiccicati sull'esile volto.

Draco non stava bene, si vedeva, era sempre pallido e mangiava a stento. E ora non stave bene più che mai, probabilmente esile com'era, non si era nemmeno difeso a dovere.

Corse ad aiutarlo senza esitazioni, non solo per la sua indole da Grifondoro, ma anche perchè Hermione era fatta così. Sempre pronta ad aiutare tutti, a ogni costo. E, inoltre, rivedeva nel viso turbato di Draco un pentimento che mai pensava che avrebbe visto.

« Grang-» iniziò a protestare, con un rantolo, mentre lei lo toccava per pulirlo e guarirlo con qualche incantesimo curativo. Non si era mai permessa a tanto, l'unica volta che lo aveva 'toccato' era stato quando il suo pugno aveva rotto il suo naso.

«Taci.» sbottò. Perchè protestare, in quel momento? Odiava la sua testardaggine. «Non m'interessa quello che hai da dire, Malfoy. Ti sei ridotto a uno straccio e so che questo non lo meriti. Non più. Quindi stai zitto  e fatti aiutare.» non voleva essere dolce, nè conquistare il cuore del bel Malfoy, voleva soltanto aiutarlo.

Draco restò zitto, a fissarla sotto quelle palpebre gonfie e livide con un'espressione pacata e indecifrabile.

«Perchè?»

«Non sei più mio nemico, Malfoy. Non siamo più sul campo di battaglia, voglio solo... trovare un po' di pace e terminare i miei studi. »

«E allora perchè sei qui?»

E allora perchè sei lì, Hermione?

Hermione sorrise. « Perchè ho la stupida abitudine di aiutare il prossimo, Malfoy. Anche un vigliacco traditore come te.»

Draco restò in silenzio, tacque per altri istanti e poi mormoò un «Sì, davvero stupida.Grazie.»

 

POV. DRACO

 

Mi maledii per essere stato così stupido. Non dovevo riportare a galla il passato che a me, come a lei, faceva male. Soprattutto, non potevo fare una cosa del genere a Hermione.

Che strano, ancora dopo tutto questo tempo, chiamarla con il suo nome di battesimo. L'avevo sempre chiamata Granger a scuola, quando la deridevo, la prendevo in giro e perfino quando le avevo puntato la bacchetta contro. Avevo il chiodo fisso: sempre e comunque lei era stata Granger, o al massimo la appellavo con qualche commento dispreggiativo. Ma mai Hermione.

Al settimo anno della mia istruzione scolastica era cambiato tutto; io e lei eravamo tornati, senza Daphne, Blaise o Pansy, senza Lenticchia e Potter. Soltanto io e lei.

E vederla ora, dopo anni che ci evitavamo, dopo quello che era successo... sembrava tutto così irreale.

Una lacrima fulminea attraversò il volto di Hermione, che l'asciugò subito,e io la pregai di smetterla di piangere, perchè c'ero io ora, ero lì con lei, su quel balcone.

Just stop your crying, it's a sign of the times.

Eppure quella unica lacrima segnava il tempo passato assieme, lo riportava bruscamente a galla, facendoci ricordare quanto fosse stato un bene ma anche un male amarci.

Perchè io, non so come, l'avevo amata.

Welcome to the final show.

Non come avevo amato Astoria, la mia dolce, cara e defunta moglie; l'avevo amata in modo un po' diverso, un po' come un'eroina, come una dea da venerare. Ma lei, esattamente come una dea, era sempre stata troppo lontano, troppo fuori dalla mia portata.

«Dovremo smetterla.»singhiozzò lei. Provai l'impulso di abbracciarla, anche se non era da me, e baciarla con trasporto.

Perchè gettare tutto nella spazzatura?

Ma non potevamo farlo, ora, il tempo era passato e ognuno di nuoi aveva preso una direzione diversa, e non si saremmo mai incrociati.

 

You're looking pretty good down here. But you ain't really good.

 

Davvero, Granger, mi hai sostituito con Lenticchia?

Era il tormento più grande della sua vita.

Eppure... forse allìapparenza Hermione Granger poteva essere una dona forte e felice: una famiglia, un lavoro al Ministero, una fama... ma la conoscevo abbastanza per capire che quei vestiti belli e quei sorrisi di circostanza non erano altro che un trucco per nascondere le sue occhiaie infelici.

Ron Weasley la rendeva infelice.

« Sì, dovremmo.» e, quel discorso, mi riportò dolorsamente indietro.

 

Non sapeva perchè, Draco, amasse tanto stare in compagnia della Granger. Forse perchè era silenziosa, forse perchè curava sempre le sue ferite e non lo lasciava in un angolo a leccarsi le ferite da solo. Forse perchè quei battibecchi senza cattiveria facevano ormai parte della sua vita. Senza quasi rendersene conto, stare con Hermione Granger era diventata un'abitudine.

«Dovremo smetterla.» disse Draco, una volta; più che altro lo sussurrò al vento, ma Hermione lo sentì comunque, incastonando su di lui quelle iridi dorate e screziate.

Era vero, dovevano smetterla, quel giochetto di stare insieme non avrebbe portato a nulla di nuono, sarebbe finito con un dolore immenso perchè non erano fatti per stare insieme.

«Sì dovremmo. Ma lo faremo?» sussurrò di rimando lei, chiudendo il libro e continuando a scrutarlo, forse, tentando di capirlo.

«No»esitò Draco, avviciandosi piano a lei. Non si sentiva pronto ad abbandonare quel pizzico di felicità che provava con lei. E la baciò.

 

POV. HERMIONE

Lo guardai, sentendo un tumulto al cuore, perdendo un battito e costrigendo violentemente le mie lacrime tornare indietro. Eccoli, eravamo di nuovo . In quella situazione, con quel piccolo bagliore ambiguo tra i noi.

 

We never learn, we been here before

 

Ma non potevamo lasciarci andare, non più.

«Da cosa siamo scappati?» domandai. Draco sospirò e si voltò a guardare il campo da Quidditch, nuovamente.

 

Why are we always stuck and running from?

 

«Dalle persone.» sospirò Draco; dalle persone, dai proiettili delle persone.

Siamo scappati perchè avevamo paura, paura della nosytra diversità, paura di fallire.

E mi sentii uno schifo, perchè sopratutto io avevo lasciato, mi ero arresa, lanciandomi a capofitto verso la strada più facile. Perchè ero stufa di lottare, forse, perchè avevo paura di un fallimento.

Avevo lasciato Draco ad Astoria.

E mi pentii ancora, come altre numerose nella vita; perchè ero stata stupida di aver paura di un fallimento, che tanto poi mi avrebbe seeguito in ogi caso. Avevo fallito con Draco e avevo fallito con Ron.

They told me that the end is near. We gotta get away from here.

«Potremmo andarcene, insieme.» aggiunse Draco con un tono misto di serietà e sarcasmo. «Ma sarebbe un'idea troppo stupida e tu non lo faresti mai.»

Invece l'avevo fatto. L'avevo lasciato andare, quella sera, quando mi aveva parlato del contratto di matrimonio con Astoria Greengrass; era pronto a rinunciare a tutto, per me, ma io lo avevo lasciato semplicemente andare.

«Hermione, dimmi che vuoi restare e mollo tutto.»

«E' meglio se vai, Draco. Addio.»

 

Remember,everything will be alright.

 

«Andrà tutto bene.» continuò Draco, fissandomi. Io inarcai le sopracciglia e lui sembrò quasi imbarazzato. «Con Lenticchia intendo... so che state divorziando

Oh.

«Non ho mai dubitato che nella testa spelacchiata di Lenticchia ci fosse qualcosa di più di una noce, quindi non sono stato abbastanza sorpeso quando ho letto sui giornali del suo scandolo con Romilda Vane.» disse, a bruciapelo, e forse un'altra donna si sarebbe potuta ferite con tanta sincerità e onestà. Ma non io, anzi, lo apprezzavo.

«Sì è vero, andrà tutto bene.» sorrisi di rimando.

«Non ci posso credere che mi ha sostituito: Lenticchia.» borbottò, poi, scherzando a moso suo, in quel modo un po' frivolo, burbero ed egocentrico. «Potevi, che ne so, acaparrarti Potter. Anche se personalmente non penso che sia un grande rimpiazzo del sottoscritto.»

E io risi tra le lacrime; perchè, anche se quei ricordi, se lui, facevano male, quelle battute squallide la tiravano su di morale. E Draco lo sapeva come renderla felice, a modo suo. Non le avrebbe mai comprato un orsetto con un cuore in mano, Draco, come invece faceva Ron, e a lei andava bene così.

In fondo, aveva detto tutte quelle cose solo per farla smettere di piangere.

 

Just stop you crying.

«Quasi non credo di stare ancora a scherzare con te dopo tutti questi anni, Furetto Malfoy

Draco fece il broncio.

Hermione scoppiò in una fragorosa e spontanea risata, tornando a guardare i barlumi sopra Hogwarts che illuminavano i prati, la capanna di Hagrid, il campo da Quidditch e la serra: tutto sotto di loro, che si trovavano a uno dei balconi situati più in alto di tutto il castello.

«Tutto ha una vista migliore, da quassù.» mormorai, sentendo quasi l'ebrezza dell'atmosfera.

E, anche se Hogwarts riportava a galla molti ricordi brutti, inclusi quei deliziosi momenti passati con Draco, mi sembrava comunque magica.

 

We can meet again somewhere.

«Possiamo incontrarci, fuori da qui.» Draco disse, quasi d'un fiato. Si voltò a guardarmi e giuro che rimasi con la bocca spalancata per secondi interi. Mi stava chiedendo di uscire?

Somewhere far away from here.

«Magari una Burrobirra»proposi, era la mia preferita e Draco lo sapeva, infatti reagì roteando gli occhi.

E' sbagliato,però.

«E' stato il mio più grande rimorso.» ammise lui. «Non averti portato a prendere una Burrobirra almeno un'ultima volta.»

Quelle parole mi scaldarono il cuore talmente tanto che non riuscii a connettere il cervello con la bocca, ed espressi a voce alta ciò che non avrei dovuto dire: «Ed è stato il mio lasciarti andare.»

Draco parve sopreso. «Non è troppo tardi per rimediare.»

«Sì lo è.»

«No, invece»

E Draco mi baciò appassionatamente, stringendomi la vita esile con le sue mani grandi, tirandomi a sè, stringendomi forte. Portai le mani ai suoi capelli e ci giocai, lentamente, mentre le nostre bocche si toccavano dolcemente.

Quel bacio ebbe una sorta di risveglio in noi: ruppe la bolla che per anni ci aveva bloccati, limitando i nostri movimenti e  oscurandoci l'un l'altro. Distaccandoci.

Ma ora ci eravamo uniti di nuovo e, anche se era sbagliato, potevo accettarlo. Dopotutto quello sarebbe stato solo l'ennesimo sbaglio per me, che andava a compensare un fallimento.

Ci staccammo quasi subito, restando fronte contro fronte. Era ridicolo, mi sentivo come una quindicenne in piena crisi ormonale, eppure... stavo bene.

«Potrebbe funzionare.» mugulai, facendo sorridere Draco.

Improvvisamente, un rumore di passi veloci di fece staccare l'uno dall'altra, e ci allontanammo notevolmente. Dall porta che affacciava sul salone sbucò mia figlia Rose che, avvolta in quell'elegante vestito color crema con lo scollo a scuore era davvero bellissima. Ero fiera di lei.

Mi vide e i suoi occhi si illuminarono. «Mamma! Tu, papò e zio Harry dovete fare il discorso annuale!» e io le sorrisi dolce. Poi, mentre camminava nella mia direzione, vidi un ragazoz dal ciuffo platino seguirla, mano nella mano e, quando Rose si accorse che stavo guardando le dita intrecciate, arrossì.

Scoccai un'occhiata a Draco che stava ammiccando verso il figlio.

Almeno loro non avrebbero avuto rimpianti.

 

   
 
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