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Autore: Crilu_98    12/07/2017    4 recensioni
Secondo capitolo de "The Walker Series" - non è necessario aver letto la prima storia.
Mark ed Elizabeth Walker sono fratelli ma non si vedono da dieci anni, da quando un terribile incidente ha cambiato per sempre le loro vite. Elizabeth è una ragazza insicura e tormentata dai sensi di colpa che all'improvviso è costretta a lasciare la cittadina di campagna dove ha sempre vissuto e a raggiungere San Francisco per salvare il fratello. Aiutata da uno scontroso gentiluomo dalle origini misteriose, da una risoluta ereditiera poco convenzionale e da un impacciato pescatore italiano, Elizabeth dovrà fronteggiare un intrigo molto più grande di lei. Un complotto che potrebbe diventare la miccia di un'incontrollabile rivolta operaia...
Genere: Azione, Romantico, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Triangolo | Contesto: Il Novecento
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'THE WALKER SERIES '
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Appena misi piede fuori dalla fabbrica ripresi a respirare a pieni polmoni, più rilassata. Calloway aveva già provveduto ad aprire i cancelli e a far riprendere la produzione, perciò lo spiazzo antistante la cancellata era sgombro, fatta eccezione per i miei amici.
Entrambi avevano espressioni tese e preoccupate, ma il primo a scattare, quando mi vide avanzare timidamente verso di loro, fu Tony. E probabilmente fu quello a salvargli la vita.
Uno scalpiccio di passi, uno sparo, il grido affannato di qualche signora ignara… Ecco tutto ciò che ricordo, visto che ero girata dall'altra parte, intenta a ragguagliare Tony su ciò che era avvenuto.
Quando mi voltai, vidi Connor a terra che si premeva una mano sulla spalla insanguinata.
-Oh, Dio!- esclamai, correndo verso di lui, mentre il mio sguardo saettava alla ricerca dell'attentatore. Avvertii i passi di Tony dietro di me e un attimo dopo stavamo rotolando a terra, mentre un secondo proiettile ci mancava di poco.
-Lasciami! Lasciami!- strillai, gli occhi fissi su Price, indifeso e in piena vista al centro della piazza. Tony cercò di bloccarmi le braccia e di farmi scudo col suo corpo, ma riuscii a rifilargli una gomitata nel torace che gli mozzò il respiro e permise a me di barcollare in avanti.
Per qualche istante sia noi che gli altri passanti terrorizzati rimanemmo in attesa, sicuri che il cecchino invisibile avrebbe proseguito la sua opera; invece i minuti passavano ed io ero sempre più consapevole della macchia di sangue che si allargava sotto il corpo di Connor.
Quando fu chiaro a tutti che non ci sarebbero stati altri spari la piazzola si rianimò e alcuni agenti, rimasti nei dintorni dopo la sommossa degli operai, si dispersero tra i viottoli alla ricerca dell'assassino. Neanche uno si curò del giovane ferito, perciò nessuno mi impedì di inginocchiarmi accanto a lui per aiutarlo ad alzarsi.
-Presto!- ringhiò a denti stretti, vacillando nel tentativo di reggersi in piedi senza gravare su di me.
-Dobbiamo andarcene prima che vengano a farci delle domande!-
-Forse ci potrebbero aiutare…- mormorai, con voce spezzata dallo sforzo di sorreggere il suo peso da sola. Per fortuna Tony fu al mio fianco in un attimo e passando un braccio sotto le spalle di Connor iniziò a trascinarlo lontano dalla fabbrica di Calloway.
-Lascia la polizia fuori da questa storia, Elizabeth!- mormorò Connor affannato -Non vogliamo che tutto questo arrivi alle orecchie dell'ispettore Nelson, vero?-
-Va bene…- risposi, dopo un attimo di esitazione, passandomi una mano tra i capelli e scompigliando l'acconciatura ordinata. Ci eravamo riparati sotto un portico di una strada laterale e sembrava che la situazione si fosse calmata: la piazza era deserta e nessun fischio di pallottole attraversava l'aria.
-Andiamo a casa.- decisi, lanciando un'occhiata preoccupata alla ferita di Price, ma lui scosse la testa, stringendo i denti per il dolore causato da quel gesto veemente.
-Sanno chi siamo, dove abitiamo e cosa stiamo facendo. Non è sicuro là.-
-Tu hai bisogno di cure!- replicai, asciugandogli il sudore che iniziava a colare dalla fronte pallida.
-Potete venire a stare da me.- propose allora Tony.
-Non posso mettere in pericolo anche te!- ribattei, preoccupata -Da quello che dice lui siamo dei bersagli mobili, ricercati dai sicari di qualche pericolosa banda criminale. Non possiamo chiederti questo!-
-C'ero anche io in quella piazza!- disse il ragazzo lentamente, con espressione seria -Sanno che collaboro con voi, sono già in pericolo. L'unico vantaggio che abbiamo è che non mi conoscono. Casa mia è il luogo più sicuro per voi, adesso!-
Quello sguardo ombroso e consapevole lo rendeva più anziano e maturo, lasciando intravedere un carattere forte e saldo come una roccia.
Incapace di replicare ad una logica così stringata, mi limitai ad afferrare un braccio di Connor per tirarlo in piedi.
 
La casa di Tony era pulita, ma decisamente troppo buia e stretta per il numero di persone che ci vivevano. Oltre ai suoi genitori, alle due sorelle e al fratello più piccolo, in un cantuccio stava seduta anche una vecchia signora incartapecorita, che fissava il vuoto con occhi assenti.
-La nonna non aveva più nessuno in Italia, siamo stati costretti a portarla con noi…- mi spiegò, mentre trascinavamo Connor, ormai incosciente, fino alla branda che sua madre aveva preparato
-Però non si è mai adattata a questa situazione. Ormai non parla neanche più.-
Osservai preoccupata il volto bianco di Price, mentre mi affaccendavo a bendargli strettamente la ferita:
-Si riprenderà?- domandai con un filo di voce, torcendomi le mani.
-La buona notizia è che la pallottola non è rimasta incastrata nella sua carne: avremmo avuto serie difficoltà ad estrarla senza l'aiuto di un medico! Ora bisogna solo sperare che non gli salga la febbre!-
Rispose il mio amico, dopo aver discusso un po' con sua madre, che aveva esaminato Connor con occhio critico. In un gesto spontaneo Tony mi circondò le spalle con un braccio, stringendomi delicatamente a sé.
-Sta' tranquilla, Elizabeth: Price è un uomo forte e nel fiore degli anni. Sono sicuro che in pochi giorni sarà di nuovo in piedi!-
Ricordando l'eccezionale tempra che Price aveva dimostrato nel riprendersi velocemente da qualsiasi tipo di sbornia accennai un sorriso e mi rilassai un attimo nell'abbraccio dell'italiano. Poi saltai su come se fossi stata punta da uno spillo, rossa in volto.
"Cosa stai combinando, Lizzie? Sei a casa sua, davanti ai suoi parenti e di fronte al capezzale dell'uomo che ha confessato di amarti!"
-Io… Io… Forse è meglio se ci adoperiamo a continuare le ricerche!- balbettai, prendendo a camminare nervosamente avanti e indietro sotto lo sguardo incuriosito del fratellino di Tony. Lui inarcò un sopracciglio, deluso, ma non commentò, limitandosi a stirarsi sulla sedia di legno su cui si era appoggiato, flettendo i muscoli del torace e dell'addome. Non saprei dire se l'avesse fatto intenzionalmente, ma io sprofondai ancora di più nell'imbarazzo.
-Devo mandare un messaggio a Barbara Calloway!- esclamai, iniziando a mettere in ordine i pensieri.
-Devo avvertirla del colloquio con suo padre e del fatto che qualcuno abbia sparato a Connor. Oh, e se l'ispettore Nelson tornasse all'appartamento e lo trovasse vuoto?-
Prima che Tony avesse il tempo di rispondermi fui folgorata da un pensiero agghiacciante, che mi fece spuntare le lacrime agli occhi.
-Tony!- piagnucolai, tirando su con il naso -Temo di aver compromesso tutto!-
-Che vuoi dire?- chiese lui, balzando in piedi ed avvicinandosi a me. Capivo che avrebbe voluto accarezzarmi e consolarmi in qualche modo, ma si trattenne.
-Nessuno sapeva che saremmo stati in quella piazza, oggi. Se il cecchino avesse seguito noi o Connor, beh, abbiamo attraversato decine di vicoli deserti prima di giungere davanti alla fabbrica di Calloway, avrebbe potuto benissimo spararci in quel momento! No, chiunque sia il nostro attentatore, è stato avvertito dopo l'inizio della sommossa… Da qualcuno che mi aveva visto lì e che conosceva Connor e il suo rapporto con Mark!-
-Thomas Calloway…- sibilò il ragazzo, spalancando gli occhi. Annuii, sentendomi un'idiota per essermi fatta raggirare da un vecchio malato e all'apparenza stanco. Non riuscivo a cancellare dalla mente le espressioni sincere che avevo visto affiorare in quello sguardo d'acciaio.
"Decisamente, non sei tagliata per questa vita!"
-Inutile piangerci troppo sopra.- mormorò gentilmente Tony -Abbiamo comunque dei punti fermi da cui partire.-
-E quali sarebbero?-
-Innanzitutto, Alberto consegnerà un tuo messaggio alla signorina Calloway….-
-Va bene. Passatemi carta e penna!- Tony e il fratellino si scambiarono un'occhiata imbarazzata.
-Qui nessuno di noi sa leggere o scrivere, signorina.- balbettò il ragazzino, a disagio.
-Oh… Giusto. Beh, allora ascoltami, Alberto: devi trovare il modo di parlare direttamente con Barbara Calloway, hai capito? Solo con lei, non riferire il messaggio a nessun altro, mi raccomando! Le devi raccontare ciò che è successo oggi in piazza e le devi chiedere di cercare informazioni utili su suo padre, che ci potrebbero portare all'identità dei nostri nemici.-
"Cosa faremo una volta che avremo i nomi dei gangster coinvolti? Andremo a farci una chiacchierata amichevole? O li consegneremo alla giustizia? E in che modo questo aiuterà Mark? Non è accusato del furto in fabbrica, ma di un omicidio!"
Scacciai questi pensieri mentre Alberto, ubbidiente, ripeteva a memoria il messaggio da riferire. Poi il ragazzino corse fuori di casa sulle gambe magre, alla ricerca della residenza dei Calloway.
-Poi?- chiesi a Tony, sedendomi accanto a Price, ancora svenuto.
-Beh, ora sappiamo che il nostro uomo non si trovava lontano dalla fabbrica, altrimenti non sarebbe arrivato in tempo: bisognerebbe fare qualche ricerca nel quartiere e di questo posso occuparmene io…-
-Assolutamente no! L'hai detto anche tu che ti hanno visto con noi, in quella piazza. Tutti capirebbero subito cosa stai cercando!-
-Sì, ma ti ho anche detto che non sanno chi sono, mentre conoscono bene i bersagli, cioè tu e il signor Price! Con un po' di fortuna, nessuno farà caso a me… Del resto, ho già svolto un compito simile e tutto è filato liscio, no?-
A malincuore, dovetti ammettere che il suo discorso era ragionevole.
-Mi chiedo quando Calloway abbia deciso di ucciderci…- mormorai, appoggiata alla finestra, mentre il sonno stava per prendere in sopravvento.
-In che senso?- mi rispose l'assonnata voce di Tony, poco lontano da me.
-Voglio dire… E' stato con me tutto il tempo. Non l'ho visto fare dei gesti strani o avvicinarsi al telefono…-
-Dormi, ora, Elizabeth. Ci penseremo domani mattina.-
 
Fui svegliata ben prima dell'alba da un lamento soffocato. Sbattei le palpebre cercando di abituarmi all'oscurità e mi resi conto che ero stata l'unica a svegliarmi: Tony riposava su una sedia a pochi passi da me, avendo ceduto il suo letto a Price. Con un guizzo di lucidità compresi che era stato proprio Connor a destarmi, con dei gemiti di dolore strozzati.
-Calma!- sussurrai, quando lui sussultò e spalancò gli occhi, ancora confuso e spaesato. -Calma, Connor. Siamo a casa di Tony, siamo al sicuro.-
Connor afferrò il mio braccio e contemporaneamente mi squadrò attentamente per assicurarsi che stessi bene, poi ricadde sul cuscino con un sospiro di sollievo.
-La ferita ti fa male?- mormorai, liberandomi dalla sua stretta e chinandomi sulla fasciatura.
-Brucia un po', ma non è grave.- borbottò lui, osservandomi con gli occhi socchiusi. Venni scossa da un brivido nel notare la fame che brillava nel suo sguardo castano. Ero seduta sul bordo del suo letto, ma mi ero sporta talmente in avanti per controllare la ferita che ormai le nostre teste si sfioravano. Nonostante la situazione, constatai con stupore che l'odore della pelle di Connor era rimasto immutato; era lo stesso profumo penetrante e deciso che permeava la stanza in cui dormivo, sebbene fossero settimane che lui non ci mettesse più piede.
-Lizzie?- mi chiamò lui, costringendomi a guardarlo in viso con l'autorità che sembrava insita nella sua voce.
-Cosa c'è?- bisbigliai, avvertendo una curiosa e calda sensazione allo stomaco.
-Ho tanta voglia di baciarti.-
Sussultai, premendo inavvertitamente le dita sulla sua spalla, ma dopo una lieve smorfia Connor sembrò ignorarle.
-Non sta bene…- balbettai, agitata ma consapevole di non volermi tirare indietro. Questa era forse la cosa che mi spaventava più di tutte: io volevo di nuovo le labbra di Connor sulle mie!
Lui dovette leggere qualcosa sul mio viso perché sorrise ed alzò leggermente il capo:
-Facciamolo lo stesso…-
Capii che anche per lui richiedere un bacio invece di prenderselo era un'esperienza nuova e che se mi fossi tirata indietro in quel momento non avrebbe reagito.
Quasi inconsciamente, mi chinai verso di lui.
 
 
Angolo Autrice:
Bene, ai numerosi problemi di Elizabeth e Connor si aggiunge un cecchino misterioso. L'avrà davvero assunto Calloway? xD
 
Crilu
   
 
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