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Autore: Yuki002    16/07/2017    2 recensioni
[Questa storia partecipa al contest “Award for best one-shot - II Edizione” indetto da Nirvana_04 sul forum di Efp]
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"Tu sei felice?"
Lylia allargò gli occhi, non conscia del fatto che aveva appena dato un meraviglioso spettacolo all’uomo delle sue iridi lucenti.
Eh?
“Non fraintendermi!” si corresse, agitando le mani davanti a sé “Ma hai degli occhi così belli, che è un peccato che da essi escano delle lacrime”
Genere: Malinconico, Sovrannaturale, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Even if my hand is small, even if we're separated, we'll walk this road 
And on the day that will someday come, we'll store away our best memories
¹” una melodia accompagnata dal vento, spezzava quell’assordante silenzio che aleggiava nell’aria, che si insinuava in ogni fessura e crepa delle rovine, oramai abbandonate, lasciando solo frammenti di un’antica città caduta nella disperazione. Quella voce, quel canto spezzava ogni catena facendo  rivivere le strutture diroccate e creando un  illusione della piazza, rigorosamente decorata con fiori e ghirlande, nella quale gli abitanti stavano tenendo una festa, tra musiche, balli e risate. E, al centro delle festività, si ergeva un possente piedistallo di marmo dove sedeva Lylia. Il suo canto aveva l’abilità di far rivivere luoghi oramai distrutti e regalare, anche se per poco, agli spiriti un momento di serenità e felicità. La sua bellezza era effimera, quasi intangibile, con i suoi capelli color nero notte che ricadevano gentili sulle spalle, raccolti sapientemente in due trecce che sfuggivano spesso al suo controllo, sciogliendosi al vento lasciando mostrare tutta la loro leggerezza a chi aveva la fortuna di passare per quel luogo abbandonato. Gli occhi erano una calamita color del cielo che portavano per forza a fissarli, lasciando vedere tutti i filamenti azzurri, blu e bianchi intrecciarsi, come fanno i mignoli quando stringono una promessa : sinceri e belli.
L’abito celeste ricadeva pigro fino a terra, sfumando verso il blu vicino ai bordi della gonna. Al braccio sinistro aveva legato un nastro rosso che andava ad intrecciarsi per tutta la sua lunghezza, per poi avvilupparsi intorno all’anulare, dove, una volta lì, c’era un anello.

“Ehi, tu” una voce ben distinta, ma lontana, la richiamava “Posso chiederti una cosa?”

Non era la prima volta  che un forestiero le chiedeva aiuto, del resto era una dei pochi a girare per quella landa disabitata.

‘Un viaggiatore…’ fu, infatti, il suo primo pensiero.

“Ecco, è imbarazzante da dire, ma insomma…” riprese a parlare, grattandosi nervosamente la barba rossiccia.
Che cosa voleva? Diffidava sempre dagli sconosciuti: se avevano bisogno di indicazioni lei glie le dava, ma mai nessuno gli aveva parlato con quel tono. Sembrava quasi che parlasse con un amico di vecchia data.

“Tu…sei felice?”

Lylia allargò gli occhi, non conscia del fatto che aveva appena dato un meraviglioso spettacolo all’uomo delle sue iridi lucenti.
Eh?

“Non fraintendermi!” si corresse, agitando le mani davanti a sé “Ma hai degli occhi così belli, che è un peccato che da essi escano delle lacrime”

Aveva pianto? Le capitava spesso mentre cantava, ma, per qualche strano motivo, se ne stupì. Si toccò le guance per constatare che ciò che le era stato appena detto fosse vero: la pelle era umida e salata.

“Sì, ecco…” continuò l’uomo portandosi la mano dietro la nuca, grattandosi i capelli rossicci imbarazzato “Non vorrei sembrare un impiccione, ma quel filo rosso che porti al braccio sta a significare  che sei in lutto, giusto? Da quanto tempo?”
Lylia rimase bloccata, bloccata nei suoi pensieri, nei suoi ricordi e nei suoi rimpianti. Erano anni che qualcuno non gli chiedeva se stava bene ed era felice, ai tempi in cui la stessa persona che portava il suo stesso anello al dito non la coccolava, chiedendole ogni volta se era felice con lui. Ricorda ancora i capelli corvini come i suoi accarezzarle la fronte, i suoi occhiali premere sul naso e le sue labbra pronunciare frasi d’amore e di conforto.
Per qualche strano motivo, le parole di quell’uomo fecero breccia nel suo cuore spaccando quella corazza che nascondeva i suoi fragili sentimenti. E lei, presa dall’emozione, si lasciò guidare da quei stessi sentimenti e diede fiducia al signore.
Segnò con le dita un sei, stando ad indicare il tempo in cui era rimasta in lutto: l’uomo non capì.

“Sei…anni, mesi, settimane o giorni?” si grattò la barba sotto il mento, sedendosi su un sasso per riposare: fare il mestiere dell’esploratore alla sua età, non gli giovava di certo al corpo.

Lylia sollevò l’indice, ad indicare un uno, come se gli stesse dicendo: “La prima opzione”

“Sei anni, eh?” sospirò, quasi deluso dalla sua risposta “E tieni ancora legato quel coso rosso al braccio?”
A quella risposta, la ragazza si imbronciò stizzita: lui non aveva alcun diritto di dirle cosa fare e cosa non fare. Cosa ne sapeva lui della sua sofferenza? Cosa ne sapeva della sensazione di perdere tutto troppo velocemente? Di vedere l’unica persona cara cadere nel vuoto di un dirupo e non poter fare nulla per salvarlo? Cosa-

“Beh, forse dovrei stare zitto, visto che…” mise una mano in tasca per tirare fuori un nastro rosso, più spesso del suo “…anche io sono rimasto bloccato dalle catene del passato. Per ben dodici anni” osservò il filo attorcigliato sulla sua mano, sorridendole calorosamente “Non ho neanche avuto la possibilità di salutarla”
Lylia si portò entrambe le mani sopra la bocca, mortificata da tutti quei pensieri che le erano balenati in testa poco prima: quell’uomo, forse, ne sapeva anche molto di più di lei.

“E oggi sono venuto qua per liberarmi da queste catene” si tolse gli occhiali rettangolari, voltando lo sguardo verso il meraviglioso paesaggio che si estendeva di fronte a loro: un’immensa distesa di sale, che giocava con i colori grazie al sole, che riempiva i suoi occhi verde opaco, ormai rovinati dalla vecchiaia. Ma mai troppo vecchi per ammirare queste meraviglie che il mondo gli donava. Gli venne in mente alla proposta che aveva fatto alla sua anima gemella, già trent’anni fa: erano sul mare, il suo sorriso che gli illuminava le giornate più di mille soli e la promessa di stare insieme fino alla morte. Promessa spaccata in mille pezzi, uniti al sangue e alle lacrime che ha dovuto versare per non aver riveduto per un’ultima volta quel sorriso aperto che riscaldava il suo animo.

“Vuoi liberarti anche tu da queste catene?” le porse la mano, in segno di invito. Lei esitò. Liberarsi? La libertà non era più un sentimento che conservava nel cuore: ricordò lentamente a come la sua libertà le era scivolata giù per il burrone, insieme a tutte le promesse fatte in quei lunghi sei anni, in cui si era sentita in grado di sfiorare il cielo con un dito.

“Non preoccuparti. Ricordi cosa ti dico sempre? Vivi, vivi per te stessa e, se avrò questo onore, porta la mia anima dentro di te in modo che possa vivere insieme alla tua. Uniti, come abbiamo sempre desiderato”

Toccò il filo rosso, sentendo la presenza del marito scivolarle  sulle spalle e sussurrarle: “Vai. Viviamo insieme, finalmente uniti”
Sorrise, sfilandosi quel nastro scarlatto: per tutti quegli anni, il filo aveva lasciato i segni sul braccio e si notavano tutti gli intrecci ben impressi sulla pelle, come se il destino volesse lasciarle un piccolo souvenir.

“Sai, ho saputo che in questo villaggio si teneva una festa per ricordare i propri cari, non con canti tristi e melanconici davanti ad una tomba a piangersi addosso, bensì a ballare, cantare e mangiare tutti insieme felicemente per far capire a tutte le persone defunte che stavano vivendo bene e sereni” si girò a fissare Lylia, rimasta estasiata dal suo racconto: in tutti quegli anni in cui si era rifugiata in quel luogo, non aveva mai capito il motivo di quelle celebrazioni che vedeva ogni volta che la sua voce accarezzava il vento.

“Che ne dici, vuoi unirti a me? Con la tua bella voce sarà facile ricreare l’atmosfera. È facile, basta fare così…” le prese la mano, portandola al centro della piazza per iniziare una danza fatta di note, sorrisi e speranze. La ragazza si lasciò trascinare, vedendo il suo filo rosso volare al vento per poi poggiarsi sul piedistallo dove era solita cantare. Lo stesso dove sedeva lui, con il sorriso sulle labbra e gli occhi rivolti verso la distesa immensa di mare: pareva che i suoi occhi marroni si intrecciassero con l’azzurro oceano. Il suo sorriso, leggermente malinconico, che rivolgeva solo a lei e al mare.

“Sai, io provengo da laggiù” indicò un punto non ben precisato, alla fine dell’orizzonte ”È meraviglioso lì, un’isola dove tutti possono vivere in tranquillità senza problemi economici e restrizioni sociali…” si voltò verso Lylia, rivolgendole quello sguardo talmente premuroso da farla sentire troppo amata “Un giorno ti ci porterò” scese dal piedistallo, per prenderle  la mano e baciarla delicatamente “Te lo prometto”

La ragazza toccò quel pilastro di marmo, passando le dita sulle varie crepe, una ad una, per ricordarsi di tutti i bei momenti passati in quel luogo immerso nella natura e fuori da un mondo che non accettava la loro classe sociale bassa.

“Canta…” l’uomo la riscosse dai pensieri, voltandosi verso il suo viso apprensivo “Canta, lascia che la musica esca dalla tua voce e porti via quelle lacrime d’amarezza che stai portando adesso sul tuo viso” senza preavviso, la abbracciò per darle conforto. Stranamente Lylia non si oppose, troppo scossa da tutta quella tristezza compressa negli anni e che, adesso, stava prendendo forma in quelle gocce salate che tanto le ricordavano quel mare, dove loro due si erano stretti quella promessa. Tra i singhiozzi e qualche carezza sulla schiena da parte del viaggiatore, la ragazza pronunciò una sola parola.

“A…live”
L’uomo dilatò le pupille, stringendosi ancora più a sé il corpo della cantante: “Sì, canta quella!” rammentò come la sua anima gemella cantasse spesso quella canzone.

“Non si può non amare questa canzone,  Jack! Ti fa sentire libero, come se fosse tutto a portata di mano. Riesci a sentire le dita sfiorare il cielo e i piedi toccare il centro della Terra: ti senti semplicemente…”

“Vivo…” si staccò dall’abbraccio “Cantami questa canzone e torniamo a vivere!”
Lylia annuì, fiera di ritornare ad intonare quelle note di pura felicità e libertà.

‘Viviamo insieme, Lylia…’

“Per sempre” fece un lungo respiro, prima di portarsi al centro della piazza. Appena le prime note accarezzarono le rovine, la città si risanò: le case ritornarono intatte, i fiori presero a sbocciare uno dopo l’altro, comparvero tavoli, bancarelle, ghirlande, strumenti e persone…
Definitivamente, quella era diventata una vera e propria celebrazione e, questa volta, ne avrebbero fatto parte anche loro due.

Finally think I found what I've been chasing after. 
All alone, just the beat inside my soul 
Take me home, where my dreams are made of gold 
In the zone, where the beat is uncontrolled 
I know what it feels like 
Come on make me feel alive!
²

“Sì, cosi! Vai, non fermarti” Jack esultò, saltando e sbracciandosi come meglio gli riusciva, visto che l’età gli imponeva delle restrizioni. Ma, pian piano, il suo entusiasmo si spense per lasciare sul viso, solo un sorriso malinconico e triste.

“Non fermarti…Portiamo avanti le nostre vite. Per noi e per loro”
La festa durò l’intero pomeriggio, al punto che Lylia non aveva più voce per cantare: ma non le importava. Ora sapeva come essere viva, come sentirsi libera da quelle catene maledette chiamate “passato”.
Fu costretta a fermarsi, quando cadde a terra stremata respirando affannosamente. Venne subito soccorsa dall’uomo, che la portò vicino alla scogliera dove si poteva godere di una vista migliore del tramonto sul mare. Infatti, il sole aveva iniziato a scomparire dietro all’orizzonte per lasciare spazio alle stelle: il suo colore riempì gli occhi, il cuore e l’anima di Jack e Lylia, facendo capire ad entrambi che i lunghi anni di agonia erano finiti e ora potevano tornare finalmente a respirare.

“Cosa pensi di fare con questi?” il viaggiatore le fece vedere i due fili rossi, che aveva recuperato durante le celebrazioni “Che ne dici se li lasciamo qui?”
Lylia negò con la testa, per poi prendere il suo nastro: fece cenno con la testa verso la bottiglia di vetro vuota accanto a lui. Senza fare domande, glie la porse stupendosi dopo di quella che avrebbe fatto.
Con una velocità anormale, inserì il filo all’interno del vetro e, dopo aver fatto un cenno di scuse con il capo, lo lanciò con estrema forza verso il mare.

Prese un profondo respiro: “Torna alla tua terra natia!! Ti ricorderò per sempre!!”
Jack rimase sbalordito e passò più volte ad osservare il mare, poi la ragazza: l’aveva fatto veramente? La stessa Lylia, che, qualche ora prima, era totalmente restia a togliersi quel filo da braccio?

“Alla fine…” sorrise, lasciando che la luce del tramonto si intrecciasse insieme a quelle iridi azzurre  “Ho mantenuto la nostra promessa”
Il viaggiatore, dopo un momento di titubanza, si lasciò trascinare dalle emozioni e replicò ciò che lei aveva appena fatto: prese una bottiglietta più piccola e vi inserì il nastro rosso, prima di lanciarlo con molta più forza nel mare. La cantante sembrava contraria e lo picchiò delicatamente sulla spalla, imbronciata: ma si bloccò quando notò il viso nostalgico di Jack.

“Aveva sempre desiderato ritornare al mare con me, un giorno” spiegò, senza che gli venisse posta nessuna domanda “Almeno, lei potrà goderselo fino alla fine”
Nei loro cuori, quel giorno, si accese una luce che rischiarò tutte le ombre che, da troppo tempo, martoriavano i loro cuori e divoravano le loro anime. Quel giorno, cominciarono a vivere per sé stessi e per qualcun altro.

“Non è mai troppo tardi per mantenere una promessa. Che l’altra persona sia in vita o no, il suo animo troverà la pace eterna nel vedere la persona a lei cara ricordarsi di quel giuramento fatto anni fa. È questo quello che ci diciamo sempre, vero?”
“Lylia…”
“Jack…”

 


 Note
1.Anche se la mia mano è piccola, anche se siamo separati, cammineremo su questa strada.
E il giorno che un giorno verrà, memorizzeremo i nostri ricordi migliori (frase  tradotta in inglese, dal giapponese, della canzone “Chiisana Tenohira” dell’anime Clannad)
2. “Finalmente penso d'aver trovato ciò che stavo cercando
Tutta sola, solo il ritmo nella mia anima
Portami a casa, dove i miei sogni sono fatti d'oro
Nella zona dove il ritmo è fuori controllo.
So come ci si sente
Andiamo, fammi sentire viva”
Estratto della canzone “Alive” di Krewella.

Note dell'autrice

Sarà passato un anno da quando ho pubblicato un'Original e, devo essere sincera, mi mancava! Non sono molto afferrata con questo genere di storie, nonostante io abbia cominciato a scrivere con esso. Quando scrivo una storia ideata completamente da me, non so mai in che categoria metterla, visto che non hanno un genere specifico: sono più un introspezione di me stessa e di come vedo certe cose sotto i miei occhi.
Nonostante non sia una vera e propria storia, spero vi sia piaciuta^^
Yuki
   
 
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