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Autore: shira21    01/08/2017    0 recensioni
Elizabeth ha conosciuto Lysandro al liceo, trovando in lui un porto sicuro dopo la morte dei genitori, e quando anni dopo si mettono insieme pensa che sia solo la normale evoluzione della loro amicizia.
Ma come fidanzati iniziano ad avere dei problemi: lui è sempre più distante e lei vuole di più.
Poi una sera, incontra il suo migliore amico, Castiel, e in quegli occhi grigi scopre un anima simile alla sua.
Genere: Erotico, Romantico, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Castiel, Dolcetta, Lysandro, Un po' tutti
Note: AU, What if? | Avvertimenti: nessuno
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«Lys, dove stai andando?» Ho tutti i muscoli indolenziti, visto che alla fine mi sono addormentata su questa dannata poltrona. Socchiudo gli occhi e lo vedo mettersi la giacca. Dio, sembra uscito da un altro secolo.
Non solo per il modo di vestire ma, soprattutto, per il modo di comportarsi.
Lui mi guarda attraverso lo specchio e mi rivolge quel sorriso così dolce. Mi alzo e, con passo felino, gli arrivo vicinissima. Lo abbraccio da dietro, facendo scorrere le mani sul suo petto e aprendo bottone dopo bottone la camicia.
«No, El, devo andare» e io mi blocco. Stiamo insieme da cinque mesi ormai ma a parte qualche bacio non siamo mai andati oltre, in nessun modo. Inizio a chiedermi se tra noi ci sia qualcosa che non va. Se sia colpa mia o sua.
Mi metto in punta di piedi, cercando di farlo capitolare una volta per tutte. «Dai, principino. Lo so che lo vuoi anche tu» e con la punta delle dita gli percorro il ventre piatto. Non gli piace quando lo chiamo così ma spero che basti a scaldarlo un po'. In fondo, rabbia e passione sono molto simili.
Lo bacio sul collo, mordicchiandolo leggermente. Gli sfugge un gemito e sto quasi per esultare quando sento le sue dita chiudersi sul mio polso, impedendomi di scendere più in basso.
Mi stacco e lo guardo negli occhi. Ha le pupille dilatate e il respiro affannoso; inoltre se non vado errata qualcuno la sotto sembra entusiasta delle mie attenzione. Eppure per l'ennesima volta mi ha fermata.
«Lo sai che non sono così. Non forzarmi, ti prego».
Lo guardo scioccata e mi ritraggo come se mi avesse dato uno schiaffo. Mi avvolgo le braccia intorno al corpo mentre sento una stilettata di dolore al petto.
Forse in fondo sono io il problema.
In ogni caso cerco di sorridere come se il suo rifiuto non mi avesse appena fatto male.
Lui allaccia di nuovo la camicia e io torno alla mia poltrona.
«Farai tardi anche stasera?» Glielo chiedo ma so già la risposta. Negli ultimi due mesi ha iniziato a tornare quasi all'alba.
Quando ho deciso d'impulso di trasferirmi a casa sua mi era sembrata l'idea migliore che abbia mai avuto ma dopo tutte queste notti passate da sola, cenando con la sola compagnia del mio cane e dormendo in un letto vuoto, mi chiedo se non abbia fatto uno sbaglio.
«Mi dispiace, amore mio. Lo sai che questi concerti sono importanti, sono la nostra occasione per farci notare».
Mi mordo le labbra, cercando di mascherare la delusione. Possibile che per lui la musica venga davvero prima di tutto e tutti? Dio, sto iniziando ad essere gelosa di alcuni pezzi di carta. No, peggio. Di qualcosa di immateriale e generico.
Una minuscola idea mi attraversa la mente mentre sovrappensiero mi mordicchio la punta dei lunghissimi capelli castani. Ho dei ricci così indomabili, refrattari a qualsiasi molletta o elastico.
«Conosco quell'espressione, Elizabeth. Cosa stai pensando?»
Gli rivolgo il mio miglior sorriso mentre con la punta della lingua mi umetto le labbra. «Stasera posso venire con te?»
Lysandro si blocca dal sistemare il foulard e si gira a guardarmi. Se non altro per una volta ho la sua totale e completa attenzione.
«Dici sul serio?»
Annuisco sempre più convinta della mia idea «Certo. Mi sono resa conto che probabilmente invece di continuare a lamentarmi come una bambina, dovrei darti il mio supporto. Dopotutto sono la tua ragazza!»
Lui finalmente mi sorride. Viene verso di me e si china per baciarmi. Un bacio lungo e lento che va a risvegliare la mia parte più istintiva. Allungo il collo per migliorare l'angolazione e approfondire il contatto mentre passo le dita nei suoi capelli. Quando si stacca, mi accarezza una guancia e io quasi faccio le fusa. «É un idea fantastica amore mio. Così posso presentarti anche Iris e Castiel».
Annuisco e mi perdo nei suoi occhi profondi.
Fin da quando frequentavamo il liceo per me è sempre stato una specie di principe per via dei suoi abiti eleganti, i capelli argentati e gli occhi così strani, uno giallo e l'altro verde, che però nascondevano un cuore dolce e affettuoso, timido persino.
Quando ero arrivata al liceo era così triste, il suo migliore amico Castiel se n'era appena andato per seguire la sua ex nonché cantante di successo. Solo da poco si sono riuniti per suonare insieme e da allora noto una luce nuova nei suoi occhi.
Poco dopo si è aggiunta anche Iris come cantante femminile.
E da allora stanno riscuotendo un notevole successo. Certo, per ora si esibiscono principalmente in bar o locali ma sono certa che tra non molto qualche casa discografica li noterà.
«Allora vado a sistemarmi».
«Perfetto, amore. Intanto avverto gli altri che ci sei anche tu stasera, così ci tengono il posto».
Annuisco e vado in camera.
Stando quasi sempre sola, ormai passo quasi tutto il tempo nello studio. Almeno posso stargli vicino quando inizia a creare i testi delle canzoni. Motivo per cui la camera da letto mi sembra sempre fredda e vuota.
Apro la cabina armadio e tiro fuori qualche decina di vestiti. Un vestito da lolita per intonarmi allo stile del mio principino? Mah, meglio di no, non mi sentirei a mio agio. Uno in maglina? No, fa troppo caldo. Un look casual? Lo scarto senza neanche provarlo.
Alla fine, quando sono soddisfatta, vado davanti allo specchio a figura intera per studiare il risultato.
Studio con occhio critico e imparziale il body rosso con un profondo scollo a V che mette in risalto le mie grazie, un nastro nero sotto il seno e la stoffa in pizzo quasi trasparente sui fianchi; gli shorts di jeans con la cintura in cuoio e le classiche rovinature ad arte e gli alti stivali in cuoio nero con il tacco con i lacci davanti e che mi arrivano fino a sopra le ginocchia.
Sì, può andare.
Lego un nastro rosso intorno al collo per coprire le cicatrici e un altro dello stesso colore con tanto di fiocco sul polso.
Una passata di mascara e matita nera, un velo di rossetto rosso scuro e sono ufficialmente pronta.
Alzandomi sulle punte in modo da non fare rumore con i tacchi, raggiungo Lys. Gli passo le dita lungo la giacca, lisciando pieghe inesistenti. Lui si gira e mi squadra un paio di volte. «Come sto?»
«Sei molto carina, amore. Ora dobbiamo andare».
Ecco come spegnere qualsiasi entusiasmo. Se mi fossi messa una tuta avrebbe reagito allo stesso modo.
Io giuro che ci provo e ci provo ancora e ancora ma sto iniziando ad essere stanca ad essere l'unica a lottare per questa relazione. Mentre saliamo in macchina per andare al locale mi chiedo se forse non sarebbe meglio lasciar perdere e tornare solo amici, come prima di tutto questo.

   
 
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