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Autore: Yume in Wonderland    03/08/2017    11 recensioni
Una fuggitiva che porta sulle sue spalle il peso di un grande segreto di cui non è nemmeno a conoscenza e un misterioso ragazzo che vede nel forgiare armi la sua unica fonte di guadagno, è questa la premessa che dà vita a un intreccio di sentimenti e situazioni pericolose in cui si ritroveranno i due protagonisti.
***
«Cosa vogliono da te?»
Domandò, non avendo ancora molta chiarezza sulla faccenda.
«Ora come ora, uccidermi»
Rispose lei, cercando di non dare peso a quelle parole ma anzi dirlo con superficialità, come se fosse del tutto normale.
«Ucciderti e basta? Per il puro gusto di farlo? Con che crimini ti sei sporcata le mani?»
Dalle labbra delle ragazza uscì una risata sarcastica. Che crimini aveva commesso? Se lo era chiesto anche lei per tutta la sua vita.
«Sono nata con i capelli bianchi»
***
Storia scritta a quattro mani in collaborazione con Zapt~
Un nuovo capitolo ogni mercoledì~
Genere: Avventura, Azione, Drammatico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Burning Daisy



Capitolo 1
Dei lunghi capelli bianchi erano nascosti dal cappuccio di una mantella marrone logorata, così da rendere la fuga più semplice: nessuno avrebbe inseguito una ragazza coperta da uno straccio. La giovane non aveva smesso di correre neanche per un istante; tratteneva le lacrime, riteneva che fosse inutile versarle. In quel momento non le interessava realmente dove fosse diretta, voleva solamente andarsene lontano.
Si era inoltrata in una foresta, abbastanza da perdere l'orientamento sia perché essendo notte le era impossibile vedere, sia perché lei non aveva mai avuto il senso d'orientamento, ma poco ormai le importava. Per quanto le riguardava, poteva anche perdersi in quella foresta.
La ragazza si fermò solo per un istante per poter riprendere fiato, non ricordava neanche più per quanto a lungo avesse corso. Si appoggiò a un albero e si asciugò la fronte imperlata di sudore, poi si guardò intorno: vi era il buio più totale e, purtroppo per lei, non aveva la più pallida idea di come accendere un fuoco. Sospirò stanca e si sedette al suolo appoggiando la schiena al tronco di un albero e una volta tolto il cappuccio dalla testa prese i suoi lunghi capelli bianchi tra le mani. Li osservò a lungo, accarezzandoli di tanto in tanto.
«Alla fine... è solo colpa vostra...»
Sussurrò gelidamente. Tenendo salda la presa del piccolo coltello che portava con sé per difendersi si tagliò i capelli e li lasciò cadere al suolo, quel che rimase della sua lunga chioma candida erano solo delle ciocche che le arrivavano appena sopra le spalle, mosse dalla brezza notturna.

Il rumore di un sassolino calciato con forza si mischiò al concerto degli insetti notturni che rendevano l'atmosfera di quel bosco decisamente caratteristica.
Una figura apparve fra le varie ombre del bosco, il suo passo non era energico, tutt'altro. Ogni tanto pareva scivolare poiché la tela dei suoi pantaloni decisamente fuori taglia intralciava il suo cammino. La luce che divorava le tenebre si avvicinava alla ragazza, dipingendo una figura completamente coperta da abiti leggeri e poveri, stracciati e fatti principalmente di tela o di stoffa rovinata.
Colui che impugnava la piccola fonte di luce si era allontanato dalla strada principale per evitare incontri spiacevoli come carovane di banditi non essendo molto in vena di spargere sangue, ora stava camminando secondo il proprio senso dell'orientamento raffinato all'inverosimile nel monotono scenario desertico. L'ondeggiare del braccio libero produceva un rumore metallico per via della catena a quest'ultimo attaccata che, penzolante e terminante in una daga, seguiva il moto perpetuo simile a quello di un pendolo dell'arto superiore.
Lui non era particolarmente felice di trovarsi nelle terre del nord, preferiva di gran lunga gli scenari desertici a cui era abituato, dove in caso di pericolo si sarebbe potuto difendere al pieno dei suoi poteri. Trovava soffocante lo scenario boschivo e allo stesso tempo opprimente nei confronti dei suoi poteri piromantici; non volendo causare danni irreversibili alla zona avrebbe difficilmente usato le fiamme per respingere un attacco notturno di qualcuno. Tutto era altamente infiammabile, dal terriccio composto da foglie cadute e ramoscelli ad ogni singolo albero che, unito a quello vicino, creava quasi un tetto di fogliame che rarefaceva anche la luce lunare.
Per non rimanere al buio aveva avvolto una fiamma in un sacchetto di tela che teneva in mano, quest'ultimo non prendeva fuoco poiché, essendo una quantità decisamente ridotta di fuoco, riusciva a impedire che quest'ultimo influenzasse lo spazio circostante.
Quando la ragazza iniziò a intravedere in lontananza una fievole luce si rimise in fretta il suo cappuccio per nascondere il bianco dei suoi capelli, le ciocche tagliate vennero invece nascoste dietro la schiena appoggiata all'albero. Si chiese se si fossero già accorti della sua assenza e fossero perciò tornati a cercarla; il solo pensiero di ciò che avrebbero potuto farle se fosse stato realmente così fu abbastanza da farla tremare. Deglutì un paio di volte, notando come il suo fiato corto si potesse udire nel silenzio della notte. Si affrettò quindi a coprirsi la bocca per silenziare il suo respiro. Tuttavia, più i secondi passavano, più quella luce si avvicinava; più la luce si avvicinava, più i battiti del cuore della ragazza acceleravano per la paura. Strinse tra le mani il suo piccolo pugnale, pronta a difendersi da un eventuale attacco e sollevò leggermente il braccio in aria. Questo era scosso da tremiti e, nonostante le nocche bianche sulla sua mano, non dava l'idea di una presa salda.
Quando oltre alla luce la giovane iniziò a sentire anche un rumore metallico le prime lacrime iniziarono a sgorgare dagli occhi senza che lei potesse fare nulla per fermarle. Ormai era convinta che quella luce stesse venendo verso di lei. La mano che teneva sulla bocca, oltre a nascondere il suo respiro, serviva soprattutto a far tacere i piccoli singhiozzi. Con quel piccolo coltello alzato verso il vuoto e le gambe strette al petto la giovane pregava affinché quella luce, o chiunque ne fosse padrone, non si avvicinasse a lei.
Il ragazzo tuttavia non aveva avvertito nulla in quella direzione, né tanto meno aveva scorto qualcosa. Si stava avvicinando per pura casualità, mosso solo dal suo senso d'orientamento che indicava una strada percorrendo quel tragitto. Stava infatti tagliando una parte innecessaria di tragitto oltre ad evitare possibili assalti da banditi, per fare ciò si era servito di una mappa malconcia che aveva comprato per pochi spiccioli nei sobborghi di una grande città che si frapponeva fra il suo luogo di partenza e la sua meta.
Quando la luce arrivò a riflettersi sulla lama della giovane lui fece uno scatto felino strisciando il piede sul terriccio, afferrando la daga spezzata che stava fino a quel momento venendo trascinata penzolante.
Sapeva riconoscere perfettamente il riflesso di un'arma anche prima di vedere chi la stava impugnando o di avvicinarsi particolarmente poiché nella forgia era comune avere quella visione. Il suo respiro si era fatto più affannato di poco a quel gesto improvviso; fu il riflesso della luce a evidenziare quelle lacrime che altrimenti non sarebbero state visibili dalla distanza di sicurezza che aveva mantenuto il ragazzo.
Ci mise qualche secondo a squadrare completamente la figura che gli si poneva davanti: una ragazza vestita da stracciona che stava protendendo in avanti una lama tremolante come le mani di un'anziana, mentre si copriva la bocca in un gesto a lui poco chiaro.
I singhiozzi le impedivano di avere un respiro rilassato e regolare ma, quando lei vide la figura di fronte a sé, sembrò tranquillizzarsi un poco. Non era un abitante del villaggio, bastò quello a darle una speranza.
La mano che fino a poco prima taceva il respiro della giovane si spostò più in alto per asciugarle gli occhi: ora che la situazione si faceva poco a poco più calma si sentiva una stupida a piangere così; l'unica traccia che rimaneva delle sue lacrime erano gli occhi un po' arrossati.
Lei era appoggiata all'albero, non si sarebbe potuta alzare abbastanza velocemente da evitare di venire sventrata con un fendente e perciò il giovane poté abbassare l'arma che prima le stava puntando contro. Di conseguenza anche lei fece lo stesso, continuando però a tenerla ben stretta nella sua mano.
«Non... avvicinarti»
Parlò una voce spezzata, spaurita, distogliendo lo sguardo da quella figura e abbassando la testa. Era del tutto vulnerabile, ma sperava davvero che quel ragazzo non le facesse del male. Deglutì nuovamente, mentre la sua paura, seppur minore rispetto al terrore che provava prima, scatenava dei piccoli brividi irregolari lungo il suo esile corpicino. Si stava mordendo freneticamente il labbro nel tentativo di arrestare i singhiozzi.
«Non avvicinarti, per favore...»
Ripeté. Inizialmente la giovane avrebbe voluto dare un tono minaccioso a quelle parole, ma alla fine la sua non era altro che una supplica. Era parecchio intimorita da lui, non era difficile da immaginare. In quella situazione, fosse stato un malintenzionato, sarebbe stata sicuramente sotto scacco: era automaticamente spalle al muro per essersi seduta contro un albero.
Il ragazzo fece un passo in avanti mentre lasciava che la daga compiesse un giro intorno al suo braccio così da allungare la catena. Una volta avvicinatosi di poco scagliò quell'arma poco sopra il capo della giovane, facendola conficcare nella corteccia in un gesto eseguito con tale velocità da renderlo quasi immediato.
L'impatto dell'arma sulla corteccia la fece sobbalzare e dalle sue labbra ne fuoriuscì un gemito. Una folata di vento più forte delle altre rese più visibili i capelli tagliati che erano nascosti fino a poco prima dietro di lei e subito gli occhi si voltarono verso la chioma.
«Togliti... il cappuccio»
Un tono lontano dall'essere gentile ma allo stesso tempo anche dall'essere aggressivo, non sembrava volersi ripetere.
Di lui erano visibili solamente gli occhi rossi, tutto il resto era coperto da bende di tela che lo rendevano irriconoscibile. Con la sua statura pareva abbastanza minaccioso nonostante non avesse affatto cattive intenzioni. Per sicurezza di fronte ad una persona armata aveva voluto saperne riconoscere il volto.
Lui non sapeva perché lei stesse girando armata e incappucciata in un bosco di notte, poteva essere una ricercata e voleva capire se potesse trarre qualche spicciolo da quell'incontro riconsegnandola alla legge. Se si fosse rivelata niente più che una forestiera, l'avrebbe lasciata andare.
«Mmmh...»
Mugolò la giovane preoccupata: se avesse visto i suoi capelli, se si fosse rivelata, probabilmente la sua vita sarebbe finita lì. Le ci volle qualche attimo ad accettare quella spiacevole conclusione, ma preferiva una morte rapida piuttosto che provare a scappare, magari essendo vista così anche come una persona criminale, e finire con molta probabilità in un luogo peggiore; oltretutto non aveva più neanche la forza per alzarsi e correre, sia a causa della paura che le intorpidiva le gambe, sia a causa della lunga corsa ininterrotta che aveva fatto fin lì.
   
 
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