Storie originali > Fantasy
Segui la storia  |       
Autore: GothicGaia    11/08/2017    3 recensioni
Roxanne non è una ragazza come le altre. Assolutamente no. Lei è una strega e fin da piccola gli è stato severamente proibito da sua madre di rivelare l'identità della sua vera natura. Un potente sigillo magico impostogli da una grande strega ha bloccato i suoi poteri per impedirle di utilizzarli. Ma la notte del 31 Ottobre del suo ventesimo anno di vita si spezzerà e lei dovrà entrar a far parte del mondo della magia, per diventare un apprendista dell'Accademia delle Arti Magiche, e imparare a controllare i suoi poteri.
Genere: Dark, Fantasy, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Triangolo
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Ringraziamenti: come al solito non smetterò mai di ringraziare i miei adoratissimi Morgengabe (che non smettono mai di darmi consigli utili) Old Fashioned, Black Daleko, Vanessa1995, MatitaSanguigna, Princess_of_Erebor, Spettro94 (che sta recensendo altrove ma non fa niente lo ringrazio qui) e il nuovo arrivato Makil_ che spero di non deludere.
In più voglio dare un ringraziamento speciale a Ridley Jones Stark, per la bellissima Fanart.
Io adoro le fanart!
 


 
Le due streghe si avviarono nuovamente verso la casa dei Waylon. Una volta raggiunta l’inferriata, Nemyra, si sollevò in aria e raggiunse la stanza devastata. Roxanne invece fu costretta ad arrampicarsi sull’edificio.
La maga, sollevò il braccio, appoggiandolo sulla parete annerita, e pronunciando ancora una volta delle parole incomprensibili, fece una magia.
“Si!” disse come se stesse parlando a se stessa “So dove trovarlo!”
“Dove stiamo andando?”
“Alla stazione dei treni!”
“E’ chiusa a quest’ora!” gli fece notare Roxanne. E poi pensò che forse la maga non lo sapeva.
“Non importa!” gli rispose infatti Némyra dopo alcuni istanti.
Uscirono dalla zona residenziale e attraversando la rotonda, si diressero verso la stazione, camminando su un lungo marciapiede.
“Non mi hai ancora detto dove stiamo andando ‘con precisione’! Ehi tu! Stronzetta! Guarda che sto parlando con te, non con il tuo abbondante fondoschiena!”
La ragazza si bloccò di colpo e si voltò verso di lei visibilmente offesa.
“Piuttosto volgari le parole che usi, nei confronti di una persona che ti ha appena salvato la vita! Non ti pare?”
“Io mi esprimo come mi pare!”
“L’ho notato!”
Roxanne le lanciò un occhiata di sfida. “E per l’esattezza mi sono salvata da sola!” sussurrò in un ringhio minaccioso.
“Saresti durata poco! Se non fossi intervenuta io!” disse.
Ma Roxanne non si diede per vinta. Stava per spuntare l’alba. Il cielo stava cominciando a schiarirsi sulle loro teste.
Raggiunsero la stazione ferroviaria, e Némyra con un colpo della sua bacchetta, spalancò le porte. Entrarono furtivamente, la stazione immersa nel silenzio della notte. Si incamminarono tra i treni fermi, con i motori freddi. Némyra li esaminò uno ad uno e infine si soffermò davanti a uno ad alta velocità.
“Questo andrà bene!” disse.  Sollevando entrambe le mani lanciò delle scie dorate che penetrarono tra le pareti metalliche del macchinario. Il treno si accese e i motori cominciarono a vibrare. Una porta si aprì e Némyra salì i gradini, seguita da Roxanne.
Poco dopo il treno partì, da solo, mentre loro passavo fra tutti i vagoni. In fine si sedettero comodamente una difronte all’altra, davanti a un finestrino. Roxanne posò la valigetta vintage sul tavolino.
“Allora Roxanne! Se vuoi salvare il tuo amico, dovrai imparare a fare un incantesimo di protezione, per erigere una barriera. Non ti sarà difficile dato che l’hai già fatto con mio grande stupore per salvarti dal Demone divoratore! E con mio grande stupore, devo ammettere che sei stata grandiosa!”
“Come faccio?” domandò prontamente Roxanne.
“Quello che hai fatto tu era solo un muro, per dividere! E di solito è una cosa che fai in modo naturale, per proteggerti! La magia sa riconosce i pericoli, in base al tuo movimento! Ma io ti insegnerò a creare una sfera, che ti possa proteggere per intero, in modo tale che se ci dovessero essere dei pericoli, tu potrai rimanere protetta all’interno della sfera, anche con una persona vicino a te. In questo caso il tuo amico!”
“Si ma non mi hai ancora detto come fare!” puntualizzò.
“E quello che sto per spiegarti se mi dai un attimo di tempo per farlo! Come prima cosa mi devi dire che mano usi normalmente!”
“La sinistra!” disse Roxanne.
“Già la sinistra!” Affermò Némyra per nulla sorpresa, ma con l’aria di chi avesse voluto sentirsi un'altra risposta. “Dunque! La magia scaturisce dalla mano che ti è più congegnale, e una volta emersa fuori dal tuo corpo puoi controllarla anche con l’altra! Guarda ti faccio vedere!”
Némyra portò le braccia sul tavolino e rovesciò i palmi delle mani aperte verso l’alto.
“Hanakulth!”
Dal palmo della sua mano sinistra scaturì una luce dorata e un istante dopo accadde lo stesso, anche alla destra, che cominciò ad illuminarsi di luce propria. Un attimo dopo dal centro delle mani comparve una piccola sfera che lentamente cominciò ad allargarsi sempre più, fino ad avvolgerle per intero.
“Visto!” disse Némyra. “Non è difficile!” chiuse le mani a pugno e la sfera si dissolse. Roxanne guardò la maga con aria meravigliata.
“Ora prova tu! Devi pronunciare bene l’incantesimo Hanakulth!
Roxanne appoggiò le braccia sul tavolo, e rivoltò i palmi verso l’alto. Pronunciò l’incantesimo, e attese qualche istante. Le punte delle dita della mano sinistra s’illuminarono di luce propria. Alcuni istanti dopo anche dalle dita della mano destra scaturì la luce. Ma oltre una luce dorata che alleggiava in mezzo alle due mani non accadde nient’altro.
Roxanne rimase a guardare con aria interrogativa, quella luce che non si allargava, rimando una semplice sfera che alleggiava sospesa a mezz’aria.
“Non si estende!” disse dopo un attimo con aria preoccupata.
Anche Némyra sembrava preoccupata. “è la prima volta che lo fai! È normale che sia così! Riprova fra poco!”
Roxanne allargò la distanza tra le mani e la sfera di luce scomparve.
“Perché i miei poteri erano sigillati?” disse un attimo dopo.
“Il sigillo che ti è stato imposto alla nascita, serviva per non dare troppi sospetti ai Rinneganti, che non devono assolutamente scoprire la nostra esistenza!”
“Chi sono i Rinneganti?” Domandò mentre la sua mente si affollava di idee, presupponendo che si trattasse di una società di maghi che le davano la caccia.
Ma Némyra dissolse subito le sue fantasie “Tutti quelli senza poteri magici sono Rinneganti!”
“Quindi anche i miei genitori! Perché li chiamate Rinneganti?”
“E’ lunga da spiegare! Ma arriverà anche il momento per spiegarti quello!”
 “Dove stiamo andando?” domandò Roxanne.
“Ai cancelli Infradimensionali! Dove potremmo entrare nella dimensione Incantata!”
“Dimensione Incantata?” domandò Roxanne, facendogli notare che voleva qualche spiegazione un po’ più precisa.
“si! è li che viviamo noi persone con poteri Magici!”
Roxanne capì che non avrebbe saputo altro almeno per il momento. Ma non le importava. Era troppo preoccupata per Andris. Aveva aspettato tutta la vita quel momento. E ora che finalmente aveva la possibilità di porre tutte le domande che aveva dovuto tenere prigioniere dentro di sé, era assillata dall’idea che fosse successo qualcosa di terribile a un ragazzo che aveva appena conosciuto. Non sapeva perché, Andris in qualche modo aveva fatto breccia nel suo cuore.
Intuendo che ci volesse ancora parecchio tempo prima di arrivare a destinazione, Roxanne, poggiò nuovamente le mani sul tavolo, e riprese ad esercitarsi nel tentativo di erigere una sfera protettiva.
“Hanakulth!”
Riprovò e riprovò, per tutto il tempo. Ma la sfera rimaneva ferma e immobile nella sua mano, piccola, come una pallina da tennis.
“Roxanne, non sforzarti troppo!” Disse a un tratto Némyra. “Conserva l’energia per il momento opportuno. Andris molto probabilmente sarà privo di sensi, e tu dovrai erigere una barriera tenendolo fra le braccia!”
Roxanne la guardò spalancando gli occhi. “Tenerlo fra le braccia? Ma hai idea di quanto pesa un ragazzo?”
“Molto probabilmente sarà vittima di un incantesimo che lo tiene privo di coscienza. E in più chi l’ha portato via, avrà anche pensato a fargli un incantesimo che serve per annullare il peso che lo collega alla gravità, quindi non dovrebbe pesare più di una piuma! In più con l’Hanakulth il corpo dovrebbe alleggerirsi comunque, per permettere al mago di portare via ciò che deve proteggere senza fare un’ulteriore sforzo oltre quello che già sta facendo per erigere la sfera!”
Roxanne ignorando il consiglio di Némyra riprese ad esercitarsi, ma con scarsi successi, perché la sfera non accennava a prendere una vera a propria forma.
“lo possiamo salvare, ma dopo non potrai più vederlo! Lui è una persona comune!” disse Némyra, quasi avesse intuito i suoi pensieri.
“E invece no!” disse Roxanne. “Ti ho già detto che anche lui ha dei poteri magici!”
La ragazza si accigliò “Ma fino a poco fa hai detto che non è in grado di fare quello che faccio io!”
“Si, ma questo non significa che sia come gli altri! Emanava luce da tutto il corpo!”
“Davvero?” Domandò Némyra che si portò una mano sotto il mento, e guardò fuori dal finestrino con aria pensierosa. “E’ strano che il consiglio Supremo non sapesse nulla di questo giovane uomo!”
Némyra non disse nulla dopo quelle ultime parole, e nemmeno Roxanne ebbe più voglia d’interrogarla. Era troppo preoccupata. Il treno viaggiò per un paio d’ore, e Roxanne non lasciò che il tempo andasse via inutilmente.
Passò ogni istante con i palmi aperti uno affianco all’altro, nel tentativo di erigere una sfera protettiva.
“Hanakulth!”
Ma nulla. Più ci provava e più la piccola sfera che alleggiava tra le sue mani perdeva d’intensità luminosa. Sembrava che più si sforzasse e più le usciva difficile.
“Non ci riesco!” Disse in fine con aria sconfortata.
“Vedrai che al momento giusto saprai farlo!” disse Némyra.
“E se non dovessi riuscirci? Se la barriera non si dovesse allargare?” Domando, trattenendo a stento la rabbia.
Némyra non rispose.
Presto raggiunsero una zona verde di colline, boschetti, dove si delineava un ampia vallata.
“Siamo arrivate!” disse Nemyra, improvvisamente, fermando il treno, con un colpo secco del suo scettro, sul tappeto di gomma. Scesero dalle scalette e saltarono sul binario. Intorno non c’era nulla, se non erbacce e piante che crescevano selvatiche ovunque. Nemyra scese giù dalla sporgenza di calce dei binari e si incamminò attraverso la grande distesa d’erba.
“A proposito di oggetti magici… quello è uno scettro magico per caso?”
“E me lo chiedi pure? È ovvio! E c’è anche una bacchetta magica! Ne avrai una anche tu ora che entrerai nella dimensione Incantata!”  
Roxanne non stava più nella pelle al idea di avere anche lei una bacchetta magica. Ma la sua euforia si affievolì, e rimase inorridita, nel vedere che la maga si stava avviando verso un colle, sul quale sorgeva un vecchio rudero: due pareti di pietra grigia con una finestra ad arco, nel mezzo e una colonna affianco, con una serie di macerie ammucchiate lì per circondarli, ricoperti da muschio ed erbacce. Quello era un luogo magico?
Si avvicinò alle macerie e ci camminò attraverso, osservando le pietre corrose, e il muschio che ci cresceva sopra. Mentre attraversava l’arcata, si accorse che in cima, nascosto sotto un ciuffo di pianta rampicante, c’era una specie di basso rilievo, che raffigurava un uomo e una donna, entrambi dai cappelli a punta, con due mani unite, e due impegnate a sollevare le bacchette magiche. Némyra fece un colpetto di tosse per richiamare la sua attenzione. “Ti dispiacerebbe venire qui dove mi trovo io?” Roxanne la raggiunse, scendendo dalla collina.
“Ragamond enhor atenod!” disse colpendo il terreno con lo scettro. Dalla base del bastone si sprigionò una luce dorata, allargandosi in un cerchio che raggiunse le pietre consumante.  Il rudero prese in fretta la forma di una casa in legno decadente, con alcune imposte e vetri rotti, circondata da un muretto di basse pietre, con all’interno un piccolo orto, uno spaventapasseri dalla testa forma di zucca e un vecchio pozzo in pietra. Sulla cima della porta, lo stesso bassorilievo, sgretolato, ora risplendeva in oro massiccio. Roxanne ebbe un ondata di eccitazione alla vista di quanto era appena accaduto sotto i suoi occhi.
“Puoi anche urlare sei vuoi!” disse Némyra con un sorriso sul volto, nel guardarla. “Qui non ci sente nessuno!” Roxanne lanciò un urlo, e gli uccelli nascosti negli alberi si alzarono in volo spaventati. In quel momento una donna anziana aprì la porta.
“Mi fa piacere sapere che voi siate così entusiaste!” disse ad alta voce “Ma non c’è bisogno di urlare in quel modo!”
“E meno male che avevi detto che non ci sentiva nessuno!” disse Roxanne quasi ridendo. Si tupì, nel rendersi conto, che per un attimo il suo umore le aveva concesso un sorriso.
Scavalcarono il muretto di pietra e salirono il pendio erboso.
“Némyra Meleglith? Non credevo venissi tu!” disse la donna “Aspettavo Roothfer!”  L’anziana signora era la persona più strana che Roxanne avesse mai visto. Il volto pallido, ricoperto di nei, e gli occhi di un azzurro quasi bianco. Portava i capelli bianchi raccolti in una crocchia, sotto un alto cappello a punta nero, intonato a un lungo vestito dalla gonna lacera, e delle unghie lunghissime.  “Fate in fretta!”
Le due ragazze entrarono nella casa e la donna richiuse la porta.
All’interno della casa, c’era una quantità di gatti notevoli. Erano acciambellati sulle poltrone di velluto, sui mobili, sugli scaffali e sulle credenze. Il parquet in legno nero era marcio e le assi scricchiolavano a ogni loro passo. Sulle destra una scala saliva ai piani superiori -probabilmente la camera da letto- e sulla sinistra la cucina da cui proveniva un forte odore di stufato.
Non c’erano dubbi. Quella era proprio la casa di una strega.
“Dobbiamo andare via subito!” disse Nemyra “C’è un persona in percolo!”
La strega annuì con un cenno del capo. “Seguitemi!” disse, avviandosi verso una porta che si trovava sotto le scale. L’aprì e fece spazio alle due ragazza. Scesero una rampa di scale scricchiolanti, immerse nel buio, e si ritrovarono in un vecchio ripostiglio dalla roba accumulata. La strega anziana con il piede spostò un grosso tappeto sgualcito, rivelando una botola che si apriva tra le assi di legno. Con un mazzo di chiavi l’aprì scoprendo un passaggio sotterraneo. “Più avanti troverete la porta!” disse. Roxanne si sporse, e vide che c’erano almeno tre metri di distanza da terra. Némyra con un salto si calò giù atterrando in piedi. Roxanne la seguì saltando anche lei.
“Buona fortune Roxanne!” disse la signora anziana richiudendo la botola. Roxanne si guardò in torno osservando alcune pale e rastrelli accatastati contro una parete di mattoni, alle sue spalle. Davanti a loro si apriva una lunga galleria, simile a un tunnel minerario, con il soffitto di mattoni a volta. La maga si avviò nell’oscurità, evocando un globo di luce dorata, che gli galleggiava sulla mano destra. Roxanne prese una lampada a olio e con una scatola di fiammiferi appoggiati lì affianco, l’accese. Raggiunse la ragazza, e mentre procedevano fu pronta per la prossima domanda.
“Sai già dove trovare Andris?”
 “Si! Non ti preoccupare!” disse Némyra in tono rassicurante.
Il tunnel terminò in una galleria rocciosa, che scendeva verso il basso. Scesero il pendio stando attente a non scivolare. Poco dopo il terreno tornò piatto. Continuarono a procedere nella galleria rocciosa ancora per un paio di minuti, poi improvvisamente, la volta del soffitto si fece sempre più stretta, riducendosi in un piccolo passaggio troppo breve, che si chiudeva completamente. La galleria era chiusa. Non conduceva da nessuna parte. Roxanne che ormai si stava abituando ai fenomeni magici rimase in attesa. La ragazza allungò il braccio, verso la chiusura della grotta, e pronunciò ancora una volta delle parole magiche.“Ravenetur Exavark!”
La parete rocciosa cominciò a creparsi, e un pezzo che si trovava alla base, si staccò seguito da tutti gli altri che vennero inghiottiti, in un oscurità totale. La lampada a olio che reggeva Roxanne tra le mani si aprì e il fuoco al suo interno venne inghiottito, da quel vortice nero di tenebre. Ora solo la luce che si trovava tra le mani di Némyra era in grado di illuminarle. Roxanne non poté credere ai suoi occhi, mentre fissava affascinata e allo stesso tempo spaventata, quella specie di buco nero.
“Al mio tre, saltiamo! D’accordo?”
Roxanne fece un lieve cenno del capo.
“Uno… Due… Tre!” fece un salto e si gettò nell’oscurità. Roxanne saltò anche lei e venne risucchiata da quell’oscurità avvolgente urlando. Dietro di loro il corvo blu si lanciò velocissimo, superandole. I massi e le rocce che si trovavano sospesi come meteore nello spazio, ritornarono al loro posto ricomponendo la volta della grotta alle loro spalle. Cominciarono a cadere nell’ oscurità fittissimo.
Roxanne riusciva a vedere solo Némyra, unica fonte di luce in quella sostanza nera, grazie al globo luminoso nella sua mano. In quel momento qualcosa esplose nel suo zaino. “Accidenti! Le mie nuove cuffie no!” gridò.
“Non l’avresti potuta più ascoltare la musica come una Rinnegante!”
“Per quanto staremo così?”  Pensò di domandare Roxanne che si sentì una foglia trascinata dal vento.
“Non ci vorrà molto te lo posso assicurare!” garantì Némyra. Al buio totale cedette un esplosione. Una miriade di scintille bianche, sopra un vortice di colori  sfumati in vari tipi di viola diverso, che formavano un paesaggio immenso simile a un cielo stellato, visto dall’ infinita vastità dell’universo. Roxanne non avrebbe mai immaginato che una strega potesse viaggiare nello spazio. Poco dopo comparvero anche un’infinta quantità di oggetti. Libri, soprattutto, e lettere, fogli scritti e penne d’oca. Bocchette d’inchiostro e timbri da cera. Ma c’erano anche candele, accese e spente, cappelli a punta, stivali col tacco, e mantelli. Ampolle e fiale con liquidi dal colore verde smeraldo, e rosso rubino.
“Cos’è tutta questa roba?” domandò Roxanne, che ebbe l’impressione di cominciare a cadere.
“Sono le cose che i maghi e le streghe smarriscono durante l’attraversamento del varco Infradimensionale!”
Passarono ancora un paio di minuti, poi improvvisamente, comparvero delle enormi immense sfere cristalline, che raffigurava al loro interno dei luoghi sconosciuti.
“Cos’è tutta questa roba?” domandò.
“Dove sono questi posti? Se mai era quella la tua domanda! Sono i vari luoghi in cui andiamo! Ora vedi quel varco la giù? Dobbiamo lasciare i bagagli la! E poi ci dirigiamo direttamente dove si trova il tuo amico!” All’interno della sfera c’era un luogo devastato come un villaggio in rovina. Némyra allungò la bacchetta e pronunciò un incantesimo. Dalla bacchetta fuoriuscì una serie di scintille, che formarono una sfera di stelle incandescenti “Metti la tua valigia qui!”
Roxanne infilò la valigia e lo zaino all’interno della sfera di luce bianca, e subito quella sfrecciò verso l’altra sfera con il villaggio diroccato attraversandola.
Vagarono in quell’immenso vuoto sospese, ancora per un paio d’istanti e poi si avvicinarono verso una sfera, che raffigurava una serie di rocce che sorgevano da un lago avvolto dalla nebbia. Quando furono vicinissime, Roxanne tentò di toccarla, ma venne rischiata al suo interno, e una volta che ebbe attraversato quella barriera simile all’acqua, ma che non lasciava il corpo bagnato, si ritrovò a cadere in un immensa luce bianca. 
   
 
Leggi le 3 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Fantasy / Vai alla pagina dell'autore: GothicGaia