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Autore: mikyferro    27/08/2017    0 recensioni
Diana Verquez è una giovane fattrice presso la fattoria di famiglia. Un giorno conosce Conrado Romero, famoso avvocato. I due si sposeranno ma vivranno un matrimonio triste e infedele.
La storia è disponibile anche su Wattpad. Il mio nome utente è: Iron_11
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Storico
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Capitolo I

Aveva sempre sognato vivere in una città, avere una casetta vicino al mare soltanto per vederlo in tempesta e la possibilità di viaggiare per il mondo. Quando ebbe sei anni, Diana - Virginia Verquez ma per tutti Diana, iniziò il duro lavoro nella fattoria di famiglia che si estendeva per circa 1 ettaro. Fu ereditata dal suo bisnonno, Carlo Varquez, vissuto intorno al '700.

Ogni mattina apriva la finestra della sua umile camera e restava lì ad osservare il paesaggio. Aveva un letto con legno d'abete in un'alcova a tendaggi gialli. Sulla scrivania, vicino alla finestra, c'erano ammassati numerosi fogli e quaderni. Sul comò vicino al letto era presente, in una caraffa, un mazzolino di viole che emanava un profumo incantevole. Sul pavimento, un lungo tappeto ricopriva l'intera area della stanza. Fu un regalo di sua nonna morta qualche anno prima della sua nascita. A perdita d'occhio si stendeva la piatta campagna, e i ciuffi d'alberi e cespugli intorno alle fattorie formavano macchie di un verde cupo. L'aria di Bilbao, città situata al Nord della Spagna, era fredda ogni giorno, pure in estate.

Bibao era una città ricca di personaggi celebri. Amato era Juan Crisostomo de Arriaga, detto anche "il Mozart spagnolo", compositore nato nel 1806. Non ebbe una vita longeva visto che morì all'età di vent'anni per tubercolosi. La crudeltà della vita non ha limiti: spezzare una vita così giovane, con una mente appena matura. Altro personnaggio importante fu il filosofo Miguel de Unamuno nato nel 1864.

Diana fin da piccola adorava la letteratura e la religione. Quando ebbe dodici anni, il padre stesso l'accompagnò in città per metterla in un convento. Quel brav'uomo pensava al suo futuro fin dalla sua più tenera età. Nei primi mesi, Diana trovò il luogo divertente: giocava con le sue compagne, si dedicava alla pulizia delle stanze e si trovava bene in compagnia delle buone suore. Imparò all'età di tredici anni la lingua latina ed era molto brava in matematica. Sapeva usare qualunque dizionario e leggeva romanzi “con la pala”. Capiva il catechismo e credeva nell'esistenza di un Dio. Ogni domenica assisteva alla Santa messa, e guai a lei se si distraeva. Si confessava una volta alla settimana e a volte inventava piccoli peccati, per rimanere là più a lungo. Ogni sera, prima di dormire, leggeva qualche passo della Bibbia e prima di spegnere la luce della sua stanza fredda recitava qualche preghiera ringraziando il Signore per la giornata vissuta. All'età di quindici anni frequentava la biblioteca del convento. Si invaghì dei “Commentari reali degli Inca” di Garcilaso de la Vega o della “Ninfa del Cielo” di Luis Velez de Guevara. La sua più grande passione era scrivere poesie sulla natura e sulla società del suo tempo. La sua musa ispiratrice era una vecchia signora che aiutava le suore nella mensa del convento. Ovviamente la “madre superiore” ogni mese le dava qualche piccola somma di denaro. Era una donna sui settant'anni, con belle spalle, il naso ricurvo e portava sui capelli biondi un mollettone con un fiore rosso. Le ispirava la sua vanità e crudeltà: faceva venire i brividi persino alla “Vergine dei Miracoli”. Cantava canzoni religiose e raccontava storie di eroi e principesse ai bambini. Una domenica mattina l'anziana morì di infarto durante la messa. Infondo era quello che desiderava visto che era vedova e sola. All'età di diciasette anni la signorina Varquez cambiò radicalmente; era divenuta una donna intelligente e forte. Non aveva peli sulla lingua e decise di continuare la sua carriera religiosa. Voleva tanto diventare una suora ma tale desiderio fu infranto in seguito alla morte della madre. Pianse giorno e notte senza sosta. Sua madre era il suo punto di riferimento, il suo punto debole.

Passarono 5 mesi dalla disgrazia e Diana abbandonò definitivamente il convento e restò in campagna ad aiutare suo padre, Jaime, e i suoi fratelli. Iniziò un periodo triste e cupo: compleanni senza festeggiamenti, litigi tra i fratelli sempre più frequenti, notti a piangere nella sua stanza perché le mancava sua madre, e chi più ne ha più ne metta. A peggiorare la situazione fu una dura crisi economica che colpì la famiglia. La causa fu l'arrivo dell'inverno e della neve

Diana aveva sempre desiderato avere due bambini: un maschio e una femmina. Credeva nel vero amore e nel matrimonio; era una donna di fede e lavoratrice.

Una mattina di marzo del 1870, si recò con il padre in città verso l'ufficio dell'avvocato Romero per un piccolo furto commesso da Jaime a causa della crisi. Quello fu un giorno importante per la donna.

   
 
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