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Autore: queenjane    12/09/2017    0 recensioni
Catherine Raulov cresce alla corte di Nicola II, ultimo zar di tutte le Russie, sua prediletta amica è Olga Nicolaevna Romanov, figlia dello zar. Nel 1904 giunge il tanto atteso erede al trono, Aleksej, durante la sanguinosa guerra che coinvolge la Russia contro il Giappone la sua nascita è un raggio di sole, una speranza. Dal primo capitolo " A sei settimane, cominciò a sanguinargli l’ombelico, il flusso continuò per ore e il sangue non coagulava.
Era la sua prima emorragia.
Era emofiliaco.
Il giorno avanti mi aveva sorriso per la prima volta."
Un tempo all'indietro, dolce amaro, uno spaccato dell'infanzia di Aleksej, con le sue sorelle.
Collegato alle storie "The Phoenix" e "I due Principi".
Preciso che le relazioni tra Catherine e lo zar e la famiglia Romanov sono una mia invenzione, uno strepitoso " what if".
Al primo capitolo splendida fan art di Cecile Balandier di Catherine.
Genere: Introspettivo, Slice of life, Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate | Contesto: Periodo Zarista, Guerre mondiali
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- Questa storia fa parte della serie 'The Dragon, the Phoenix and the Rose'
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“A Catherine, al mio amore, che sa benissimo che non sono un poeta od un cieco, le parole giuste  non mi appartengono, sono solo un uomo che ti ama. Ti scrivo, per raccapezzarmi e mettere in ordine le idee e le sensazioni. Abbiamo litigato come non mai, facendo poi pace, pure non riesco a dormire e per non disturbarvi, sono venuto a meditare in un’altra stanza. Me lo hai detto per il mio onomastico, che avremmo avuto un figlio, mettendo dentro il portasigarette due scarpine da neonato, o aspiranti tali, che, senza offesa, maglia e ricamo non rientrano tra i tuoi talenti. Ed apprezzo il pensiero, anche se lo avevo già indovinato, in parte ( le  nausee, gli attacchi di sonno e fame, il mettere il palmo sul ventre come se ascoltassi un silenzio o una musica nota solo a te, etc etc..) Per presa di giro, ribatto che saranno due gemelli, la replica è di volta in volta il silenzio o una risata o una battuta.

Ti ho conosciuto quando eri una bambina di otto anni, dietro a un gatto, che fece cadere una risma di fogli e rise del mio radunarli, invece di scusarsi del pestone. Giusto perché eri la nipote di Rostov-Raulov mi astenni dal riprenderti, sorridevi sghemba con quel felino, finalmente preso, ballando ora su un piede ora sull’altro, poi sparisti, di gran carriera.
Il mitico Sasha R-R, diminutivo di Alexander Rostov-Raulov, conosciuto nel 1896, quando venne in Spagna a cercare notizie per scrivere un libro sul primo principe Rostov-Raulov, al castello di Ahumada, mia casa di nascita, oltre che di Felipe. Personaggio carismatico e complesso, guai a chi osava toccargli la sorella o la nipote, che al tempo eri ancora figlia unica. Cocciuta, viziata e esasperante. E non era timidezza, come appresi poi.
Nel 1905, eccoci al matrimonio di mia sorella, ad Ahumada rientravo che era quasi sorto il sole dopo la notte di addio al celibato e mi venne l’idea di fare due parole con Marianna, che conoscendola era in piedi, serena e senza fallo prima del trambusto della giornata. Bussando, trovai Lei e Te che contemplavate l’alba nella sua stanza. “Chi è?” “Fuentes” “Entra, fratellino..” in senso ironico, che la supero abbondantemente di peso e statura “Catherine ..nipote di Rostov-Raulov” Un bagliore indefinito, le iridi color onice che mi soppesavano. “Lo so, chi è” “ E voi siete Andres Fuentes” Mi inchinai, ironico, “Per servirvi, chiedete e obbedirò”mentre il cielo a oriente diventava zaffiro e cobalto, previdi che sarebbe stata una lunga giornata.
Avevi dieci anni, tra le ragazzine più graziose che assistettero al matrimonio, ne convengo, tranne che non eri affatto convenzionale, come appresi a mie spese grazie a un calcio e due  pestoni, al momento dei balli, ti appellai chica pestifera, ragazzina malefica,dicesti, è una occasione allegra e voi avete il muso.. Ti avrei torto il collo, fidati.  
Marianna rise di entrambi, falla crescere Andres, e la troverai di tuo gradimento..
Comunque, osservasti che, muso o  meno, le cose le sapevo raccontare, su Felipe de Moguer, diventato principe Rostov-Raulov grazie alle sue epiche imprese alla corte di Russia. Già, la mattina successiva alle nozze, mentre tutti dormivano, chi mi ritrovo ?Erano le sette e mezzo, in punto di cronaca, la servitù avrebbe preso servizio dopo un’oretta, che i festeggiamenti erano terminati verso le cinque.Domanda retorica, chi mi ritrovai, definirti curiosa e sfibrante un eufemismo. Ti piacquero i ritratti dei tre fratelli, Felipe, XavierNicolas e Francisco, vicini nella galleria, lui era tornato ad Ahumada verso i 40 anni, sopravissuto alle battaglie e agli ingaggi, onorato e riverito, con la seconda moglie e i figli avuti da lei. “Avevate detto che alle mie richieste avreste obbedito, Fuentes”al mio tentativo di sparire, un sorriso sghembo, avevi grinta, complimenti a te, e lo dicesti in spagnolo, in poco tempo avevi imparato a sufficienza.
Quando rovesciai il cappello, nell’arena di Granada, cadevano fiori e applausi, tu avevi le braccia lungo i fianchi, alzai la mano e ricambiasti il saluto.
Nel 1911, ti intravidi da lontano, a Livadia, un profilo squisito e le spalle ben dritte, nonostante il dolore.. Già… E quando ho visto le cicatrici delle staffilate mi sono rammaricato di non avergliene suonate di più.
Quando ci siamo rivisti, nel bene che nel male eravamo cambiati, e tanto il vizio di tirare calci e pestoni ti era ben rimasto, come appurai a mie spese, al solito. Rubando la definizione a tuo zio, mi avevi ai tuoi piedi in senso letterale e non metaforico, quando per me era il contrario, le donne facevano di tutto per conquistarmi. Sei stata l’unica, la sola.
Inutile nascondersi dietro a un falso moralismo, negli anni che sono passati tra la morte di Isabel  e il ritrovarti, ho avuto molte storie, avventure più o meno lunghe, legami effimeri e brevi sfoghi, mia unica attenuante non avere una moglie,. E non citare “..in Spagna ne ho già mille e cento tre..”, che non sono un sultano in un harem e men che meno un Don Giovanni.
Mi sei piaciuta, eri ironica e spumeggiante, una maschera di allegria per nascondere le preoccupazioni, e tanto mi davi sui nervi, mi esasperavi e divertivi..
Sparsi frammenti e pensieri, my immortal, my beloved, osservata mentre prendevi un caffè, delicati i movimenti delle mani e scalzi i piedi. Scalfitture, ematomi e cicatrici, il mare, ti ho paragonata a una dea, una ninfa irriverente, diversa da tutti, la mia privata meraviglia, costante. Amazzone infallibile, ti ho visto cavalcare il vento e saltare verso l’orizzonte, un gioco, una favola, solo limite l’immaginazione.
Prima di te, il nulla, il vuoto ed il rimorso, uno specchio vuoto, insieme a te sono tornato a essere vivo, infinita passione. E quando ti ho rivelato i miei segreti, non sei né inorridita né scappata.. nati in paesi diversi, separati dalla lingua e dalla religione, ci siamo trovati a leghe di distanza.
Destino? Vocazione? Forse sì, forse no.. ti avrei cercato lo stesso in questa vita e in altre cento e mille..
Incomparabile, composta di ferro e pietra, ti ricordi il Sonetto di Shakespeare, il XVIII?.. regale, anche nei difetti, testarda e irruente, impulsiva, parlavi troppo o troppo poco, se hai qualcosa ridi per non piangere e diventi quasi muta, mai nessuno deve scorgere le tue ferite o le debolezze..
Tristezza rassegnazione, questo no, tu sei allegria, risate e irritazione, mia splendida cinica, pazzesca la tua ironia, davvero sei un continente, sempre nuovo da scoprire, generosa e non importa che tu sostenga che sia uno scarico di coscienza per stare meno tempo in purgatorio.
A Lifelong Passion, le parole graffiano la carta e sono solo un misero eco di quello che provo.  Un libro, il caffè che prendi sempre amaro, la voce di seta e miele e fumo, i capelli corti. Lady Morgan, narrando la storia degli antichi, convinti che l’anima risieda nel plesso solare e che, due amanti, toccandosi lì con le nocche, nelle vie del sonno, ritrovino lì quella dell’altro uno.Amatissima, presente anche nelle assenze. Ti ho ritrovato nelle gocce di pioggia, nella rugiada che fa omaggio alla primavera, al largo del mare più profondo in estate, zaffiro e indaco E nelle foglie cadute in autunno nei prati, nel silenzio della neve che cade in inverno.
Principio di tutto e parte del tutto.
Un  litigio feroce, in fondo avevi ragione, se i gesti sono quelli di Raulov, i pregiudizi sono ben meritati. Ed è venuto fuori solo nel 1911, in tutta la sua violenza. In tutto il tempo che ho conosciuto R-R, è stata la sola occasione in cui è andato fuori controllo. Insulti smoderati, inimmaginabili, aveva osato frustare una ragazza di 16 anni che gli aveva strappato lo scudiscio dalle mani, che sua madre non doveva pagare per il rifiuto  di ripianare le perdite al tavolo verde.. Già. E quando ho visto le cicatrici delle staffilate mi sono rammaricato di non avergliene suonate di più, ripeto,  te ne sei sempre vergognata, senza ragione.. TU.. e io non sono lui.In fondo avevi solo voluto difendere tua madre.
L’intensità di quello che siamo, che sei..Nessun paragone, o ci provo, ho perso Isabel e mio figlio che ero appena un ragazzo, ho impiegato anni a ritrovare un minimo di pace, di equilibrio, poi sei arrivata tu, a ricomporre i pezzi..e sempre avrò nostalgia di loro, quello che poteva essere e non è stato, querida,  da sempre vestita di mille maschere per celare antiche paure e nuovi ardimenti, my love, my only love ..Goodbye, my love,I’ll love you   forever, until my death and more, I always love you.
 
Yours Andres”  
 

 
   
 
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