Tennessee I'm coming for you

di Gapman
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Io sono Ten ***
Capitolo 2: *** Queste schifezze ***



Capitolo 1
*** Io sono Ten ***



Capitolo primo - Tennessee




‘’Scusate, scusate, sono in ritardo!’’

Il giorno in cui i giovani avrebbero dovuto scegliere la fazione stava piano piano giungendo al termine. E così Ten aveva già perso il treno della fazione che era stata costretta a scegliere.
Ma si sa, lei ha paura delle altezze.
Vedeva tutti gli altri nuovi membri fermi davanti a un grosso buco. Erano distanti, ma più correva, più diventavano vicini.
Il sole le bruciava sulla pelle.
Tutti si voltarono improvvisamente, come se un nemico stesse arrivando alle loro spalle. ‘’Chi diavolo è quella? '’
Esclamò Eric, uno dei capifazione. Guardava la figura piccola avvicinarsi sudata dalla testa ai piedi, infastidito come non mai che qualcuno lo avesse appena interrotto.
Non appena la ragazza fece capolinea, il fiato non la reggeva più.
‘’Chi sei?!’’ Le chiese nuovamente Eric.
‘’Senti, devi scusarmi. Ero distratta e ho perso il treno.
‘’Tutta sta confidenza non mi piace. Sei in ritardo e fai la sfacciata. Tipico di voi Gremlins, tutta fuffa e niente arrosto. Vediamo, magari avrai voglia di buttarti per seconda.’' Le rispose il ragazzo, minaccioso come sempre.
Qualcuno sghignazzò.
Ma Ten sapeva che non avrebbero fatto ammazzare dei nuovi membri facendoli buttare da un buco, e da lontano aveva già visto un’altra ragazza buttarsi. Anche se, la cosa peggiore fu quel commento sulla sua famiglia. Non che non fosse vero, i suoi genitori erano smidollati, ma avrebbe potuto evitare.
Così, senza dire niente, fece spallucce a Eric e si buttò.
Tutto girava, girava, girava...
E, improvvisamente, si ritrovò con il sedere su una grossa rete.
Aveva sconfitto la morte. Ancora una volta.
 
 
‘’Bentornata, Nessie!’’
Il giovane Tristan, un ben stagionato Pacifico, figlio di Pacifici, nipote di Pacifici e zio di piccoli Pacifici, vide arrivare a distanza la sua migliore amica.
Tristan era altissimo, scuro di carnagione e incarnava a pieno lo spirito del Pacifico. Non avrebbe fatto del male nemmeno a una stramaledettissima zanzara. Lavorava, sapientemente, nelle fattorie della sua fazione, giorno e ogni tanto pure di notte.
‘’Ohi! Da quanto tempo?!’’ La giovane ragazza lo accolse con un abbraccio talmente stretto che gli avrebbe quasi fatto uscire gli occhi dal cranio.
Ogni volta che se ne andava, Nessie, provava un forte dispiacere.
Ma fino ad allora sapeva che sarebbe sempre tornata dai suoi Pacifici.
‘’Letteralmente tre giorni! Allora, come sono le altre fazioni?! Ammettilo che qua è molto, ma molto meglio.’’
Il sorriso si spense dal volto della ragazza.
‘’Ogni volta che me ne vado è sempre peggio.’’
‘’Ma tornerai sempre.’’
‘’Tornerò sempre.’’
Quello che non sapeva, Nessie, era che non avrebbe per sempre arato i campi e munto le mucche.
Prima o poi qualcuno l’avrebbe scoperta.


I Gremlins avevano adottato Tennessee un bel giorno poco prima dei suoi dieci anni.
Si trattava di una famigliola composta da madre, padre e figlia, insediati tra i più fanatici degli Intrepidi.
Ma Ten, o Tennessee, o Nessie, lei non era cresciuta così.
La mattina dopo il lancio dal buco lei si svegliò male. Si chiedeva, ogni secondo, il perché di quella stramaledetta scelta che era stata costretta a fare.
Avrebbe potuto scegliere i Pacifici. Ma poi tutti l’avrebbero scoperta.
O i Candidi, o gli Eruditi, o addirittura gli Abneganti. Non aveva nessuna particolare inclinazione, se non una, che già viveva come sua seconda realtà tre giorni a settimana.
Ma quella mattina no. Quella mattina doveva alzarsi e prendere a botte un sacco di sabbia per fare contenti i suoi genitori, Intrepidi di sangue e di pensiero.
‘’Io odio questa cosa delle fazioni.’’ Esclamò Ten, a sé stessa. Era stesa nella brandina e non aveva ancora fatto amicizia con nessuno. Anzi, in quel tanto tempo che aveva passato tra gli Intrepidi, era più il tempo passato da sola a calciare i sassi in attesa di tornare dai Pacifici.
‘’Davvero? Non lo avevo mai sentito dire a nessuno.’’
Ten ricevette una inaspettata risposta.
La voce femminile attirò subito la sua attenzione.
‘’Piacere, Tris.’’
Una ragazza bionda, capelli lunghi, si avvicinò a Ten.
‘’Tris? Beh, io sono Ten. Cioè Tennessee, ma per tutti Ten. Per nessuno in realtà.’’
Ten era strana. E questo traspariva dal suo strano modo di fare, impacciato, non elegante.
‘’Bel nome, Tennessee. Ma ti chiameremo Ten. E’ stato forte quello che hai fatto di fronte a Eric, di buttarti senza tante parole. L’hai un po’ spiazzato. Ah, e comunque io sono Christina. Siamo tutte e due nuove. Transfazione, per la precisione.’’
Ten accennò un sorriso.
Erano forse le prime persone a rivolgerle la parola tra gli Intrepidi. E lei ne era entusiasta.


In fretta come una tempesta gli allenamenti degli iniziati Intrepidi arrivarono. E Ten fu costretta a correre, saltare, prendere a pugni un sacco di sabbia e sparare a nemici immaginari.
Seguiva, con lo sguardo, pronta a imparare, Christina e Tris. Non che da loro ci fosse molto da imparare, ma sicuramente meglio che attenersi al nulla.
Poi, lo vide avvicinarsi minacciosamente mentre prendeva a pugni un sacco. Anzi, era più il sacco che prendeva a pugni lei.
I lunghi, sfatti e nodulosi capelli bianchi le correvano sudati sulle spalle.
‘’Se questo è il livello, siamo messi molto male.’’
Eric era in piedi davanti a lei, con le braccia serrate, visibilmente preoccupato per le sue pessime prestazioni.
Ten non rispose. Continuò dritta, se non per mettere su uno sguardo infastidito.
‘’Sei proprio una Gremlins… Senza midollo.’’
‘’Lasciala, Eric.’’
Four arrivò in difesa della giovane, le cui lacrime per l’offesa si mescolavano con il sudore.
La sua famiglia adottante era sempre stato un tasto dolente, in quando Intrepidi poco Intrepidi e che avevano addirittura passato qualche periodo in cui non sapevano se sarebbero diventati esclusi o meno.
E intanto, proprio per continuare a perseguire la tradizione di famiglia, Eric le aveva tolto dei punti per averla vista piangere. Non che la sua situazione fosse migliorata tanto: era già in fondo alla lista.
L’ultima degli ultimi.
 

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Capitolo 2
*** Queste schifezze ***


Tennessee, capitolo secondo


Ten non sopportava la violenza.
C’era cresciuta in mezzo, l’aveva assaggiata e assaporata. Ogni tanto ne aveva sentito il richiamo, soprattutto quando qualcuno sputava sul nome dei suoi genitori. O di Tris e Christina, le sue due uniche amiche.
Ma non poteva accettarla.
Non poteva semplicemente lasciare la Pacifica che viveva dentro di lei morire, a ogni pugno e a ogni calcio che ogni giorno doveva fintamente tirare a qualche compagno.
Ormai non c’era dubbio: Eric aveva ufficialmente deciso di prendersela con lei. Sapeva che in passato c’erano stati screzi tra lui e suo padre, ma Ten non pensava che se ne sarebbe dovuta assumere lei la responsabilità.
Quel giorno lì, in particolare, stava prendendo delle grosse mazzate. Uno dei suoi denti si era scheggiato, e aveva visto il pezzettino bianco saltare giù dal ring. Così, per salvarsi le chiappe, decise di giocare un jolly: la carta che provava il suo lavoro fittizio con la dottoressa Iron.
‘’BASTA!’’
Ten scese dal ring con il volto ricoperto di sangue.
Tris, in perfetto stile da ex abnegante, corse da lei. ‘’Tutto bene?’’ le chiese, con la voce colma di preoccupazione.
‘’Va da Dio! Sono ricoperta di sangue!’’ Non appena Ten fece per andare a prendere il foglietto di carta dalla tasca della sua giacca, qualcosa l’afferrò per la collottola.
‘’Dove pensi di andare?’’
Eric l’aveva afferrata. Il sangue di Ten si gelò.
‘’A prendere qualcosa dalla mia giacca.’’ Rispose la ragazza, con la voce ferma. Non ne poteva più dei suoi soprusi.
A Eric quel tono non piacque nella maniera più assoluta. Non sopportava la ragazza, non poteva vederla.
‘’Se vuoi andare a prendere qualcosa nella tua giacchetta, allora ritorni e tiri almeno un pungo che sia decente!’’
L’uomo la spinse verso il ring. Ma Ten, come se non lo avesse sentito, corse verso l’armadietto e prese tempestivamente quello che doveva prendere.
Eric fece per inseguirla, ma Four lo fermò subito. Era stanco di vedere tutto questo accanimento verso una povera ragazza che non poteva espiare le colpe dei genitori.
‘’Questo foglietto prova che io tra un’ora debba avviarmi verso l’uscita. Sarò via per tre giorni con la dottoressa Iron.’’ Aggiunse Ten, ormai arrabbiata come una pantera piuttosto che impaurita da quell’energumeno che era Eric.
Quest’ultimo prese in mano il foglio e ci diede una letta veloce.
Tennessee Gremlins… Bla bla… Pacifici… Bla bla…
‘’Sei esattamente come tuo padre, una lavativa, una larva del sistema. Ma hai ancora poco tempo tra di noi, alla fine ti sbatterò fuori a calci nel culo. E ora vattene.’’
Sicura del fatto che non potesse farle nulla, Ten si avvicinò al muso di Eric con una cattiveria non tipica di sé stessa.
Stava imparando a conoscere parti del suo carattere inesplorate.
‘’Se no, cosa fai? Mi prendi a sculacciate? Mi metti in castigo? Eh, Eric? Come ci sente a non potermi fare nulla?’’
E Tennessee voltò i tacchi per andarsene via il più in fretta possibile.
Lo odiava, quel bastardo.
 
 
Per poter sopperire alle sue enormi mancanze, e per poter rimanere a pari coi suoi compagni, Ten si allenava anche mentre era tra i Pacifici.
Quella sera, l’ultima prima di tornare a casa, aveva mangiato un abbondante pasto ed era tornata fin troppo presto nella stalla. Lì, era incaricata di prendersi cura dei cavalli.
Nonostante indossasse dei pantaloni gonfi come mongolfiere, e sicuramente abbigliamento non adatto al combattimento, si mise dentro una delle stalle a fare qualche esercizio prendendo a pugni il legno massello.
Le sue mani sanguinavano.
E mentre prendeva a pugni il muro, s’immaginava che fosse qualcuno di odiato. Qualcuno di sua conoscenza, e non solo Eric. C’era tanta gente che non sopportava e a cui avrebbe volentieri tirato uno schiaffo, tra cui quella Molly che ogni giorno la stendeva al tappeto nei dormitori degli Intrepidi. Ci teneva tanto a Tris e Christina, ed era stanca di doversi sempre far raccogliere da loro madida di sangue.
La sua mente vagava, verso lidi sconosciuti. Tutt’intorno era diventato rosso. La pioggia era rossa. Urla lontane… Ma dove sono? Perché sto allucinando di nuovo? Si chiese Ten.
‘’Ten! Ten!’’
Improvvisamente, fu riportata alla realtà da una voce allarmata.
Non appena riaprì gli occhi, Ten vide Tristan fissarla dall’entrata della stalla. Era scioccato.
‘’Tristan, oddio! Che ci fai qui?! Pensavo fossi con Johanna alla riunione annuale!’’
‘’Ovvio che ero lì, ma tu non c’eri e mi stavo preoccupando! Così sono venuto a cercarti… Ma Ten, perché sei ricoperta di sangue nelle mani? E perché ogni volta che ritorni dai tuoi viaggi con la dottoressa Iron, sei sempre ricoperta di ferite?!’’
Ten non ce la faceva a tenersi dentro sempre tutto e più di una volta aveva quasi sputato il rospo. Ma, ogni volta, riusciva a trattenersi.
‘’Ultimamente cado spesso.’’
Una bugia talmente tanto finta quanto disperata.
Tristan la guardò con tristezza e preoccupazione.
‘’Le persone iniziano a notarlo, qui tra i Pacifici. Non so cosa stiate combinando, ma mentire non vi porterà lontano.’’
Ten scoppiò a piangere. Se avesse perso i Pacifici, avrebbe perso tutto. Si sciolse in un lungo abbraccio con l’amico, senza però proferire parola.
E il giorno dopo riprese l’auto per tornare nella sua prima casa.
 
 
Una cosa in cui Ten faceva le scarpe a tutti era ciò che coinvolgeva il mirare. Era davvero brava, a lanciare i coltelli e a sparare: tra i Pacifici, sin dall’inizio, ogni tanto tiravano con l’arco ai bersagli per passare il tempo tra ragazzini.
Quel giorno, dopo estenuanti combattimenti sugli stramaledetti ring, finalmente si sarebbero esercitati al tiro del coltello.
Quando toccò a Ten, s’immaginò di essere lì in mezzo a Tristan e i suoi amici, vestita con colori simili a quelli della terra. E, per qualche motivo, centrava sempre. Eppure, Eric non la guardava quando lei faceva le cose per il verso, o almeno, lei non lo vedeva.
Poi successe qualcosa di strano: Al aveva sbagliato quasi tutti i colpi e quel sadico lo aveva mandato a raccogliere il coltello in mezzo a tutti gli altri che tiravano. Chiaramente, non voleva.
Tris si offrì al posto suo.
E Ten non poteva lasciare che la sua amica si mettesse così tanto in pericolo per dei coltelli. Forse, quell’atto di coraggio inaspettato per aiutare due amici, l’avrebbe messa più in buona luce di fronte a tutti.
‘’Lo farò io.’’ Disse Ten, spostando Tris con forza; ‘’Tanto qualcuno qua vuole vedermi già morta. Questa sarà l’occasione buona.’’
‘’Fermati!’’ la ammonì Tris. Ma la ragazza aveva già deciso e si trovava davanti al bersaglio.
I primi coltelli li lanciò Four, senza fare assolutamente niente a Ten. Ma quando Eric vide che lei non batteva ciglio, ne strappò uno dalle mani del compagno e glielo lanciò vicino alla coscia, lacerandogliela.
E lì, Ten ebbe una paura stramaledetta. Quegli occhi di ghiaccio la guardarono nel profondo, come se cercassero ogni piccola vulnerabilità per appigliarvicisi e distruggerla.
Ten ebbe paura per la sua vita.
Cadde a terra, piangendo. Qualcosa stava cambiando, le sue emozioni erano come una bomba ad orologeria di fronte quell’uomo. Ne era terrorizzata.


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L’ora di pranzo arrivò in fretta; Tris e Christina stavano portando Ten via dalla guardia medica.
‘’Quell’Eric…’’ Disse la ragazza.
‘’Cosa ha fatto per odiarti così tanto, Ten?’’ Le chiese Christina, tenendola per un braccio.
‘’Non lo so. Io sono figlia di Intrepidi, come sapete, e i miei genitori, beh… Non sono proprio esempi da seguire. Deve essere quello.’’
‘’Questo non lo giustifica dal tirarti coltelli in malo modo! Tris, che ne pensi?’’
‘’Quella dovevo essere io.’’ Tris era silenziosa, troppo. Era come se si sentisse in colpa per quello che era successo.
‘’Se fossi stata tu, i coltelli te li avrebbe tirati tutti Four… A proposito, vedo che ti lancia certe occhiate. Non occhiatacce eh, intendiamoci bene.’’
Tris divenne rossa. Più cercava di nascondere il coinvolgimento, più ne rimaneva fregata.
Arrivate alla sala da pranzo, Eric vide Ten zoppicare a distanza.
Per un secondo, ma solo una frazione di secondo, si sentì leggermente in colpa. Non l’aveva sbagliato apposta, il lancio, eppure…
E quel piccolo momento di colpa fu sufficiente per far sì che lui si alzasse per avvicinarsi a lei.
‘’Tutto bene?’’
Le chiese, mentre Ten era ancora visibilmente terrorizzata. Lei non rispose e si andò a sedere da un’altra parte, lontano da lui.
I due si guardavano con la coda dell’occhio, attenti al passo di uno e dell’altra.
Quello che Ten sapeva era che non gli avrebbe più risposto.
Forse.



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Eric non poteva accettare la situazione che si era creata tra lui e Ten. Stava diventando troppo, e ci sarebbe voluto poco prima che qualcuno se ne fosse accorto. In particolare, i genitori della Gremlins. Non poteva tirarsi addosso le ire del padre dopo che si erano già azzuffati una volta.
Così, come gesto di pace per non ritrovarsi in altre situazioni spiacevoli, si diresse verso l’infermeria dove la ragazza attendeva di partire con la dottoressa Iron.
Ma lei non c’era. O almeno, era da qualche parte e non voleva farsi trovare.
Chiese a tutti, veramente tutti, e poi alla dottoressa Iron stessa.
‘’Sto cercando Tennessee Gremlins.’’ Chiese l’uomo, mantenendo un certo distacco dalla sua ormai fallita ricerca. Non c’era modo che la Iron gli dicesse qualcosa.
‘’Perché?’’
La dottoressa stava visitando un paziente e non si disturbò nemmeno di alzare lo sguardo.
Eric cercò di pensare ad una scusa che non avesse nulla a che fare con un coinvolgimento personale. ‘’Si tratta di un ammonimento formale. La Gremlins si comporta veramente male e mi è stato chiesto di fare due chiacchiere con lei.’’
Per un secondo, la Iron ebbe paura. Paura che si stesse facendo scoprire per la sua vera natura.
‘’Beh, puoi dire al tuo superiore che Tennessee è in una fase della sua vita in cui si ribella un po’ alle autorità. E’ fatta così, c’è poco da fare. E non pensare che lei non mi parli di come la tratti, Coulter.’’ Rispose la donna, con una insolenza fastidiosa.
Eric strinse il pugno fortissimo e l’espressione del suo volto si deformò per la rabbia. Senza proferire parola per evitare di insultare una autorità, andò via.
Nella strada per tornare agli allenamenti incominciò a pensare.
La situazione gli puzzava.
Una volta arrivato nei pressi degli autocarri, vide il giacchetto di Ten appoggiato a un attaccapanni. Accanto, una porta chiusa.
Si avvicinò di soppiatto, sicuro del suo istinto: lei era lì dentro e si stava nascondendo.
Bussò una volta e non ottenne risposta.
‘’Senti, Gremlins, so che sei lì dentro ed è inutile che ti nascondi ancora!’’ La violenza nel pugno si fece più forte; ‘’Se non apri sfondo la porta!’’
Improvvisamente, la porta si aprì leggermente. Un paio di occhi verdi, grandi e tondi con grosse occhiaie spuntarono dalla fessura.
‘’Entra.’’
Eric non esitò un secondo a spingere con forza la porta, sorprendendo Ten con in mano dei vestiti che non potevano lasciare dubbi: erano vestiti dei Pacifici.
Tennessee indietreggiò, appoggiandosi completamente al muro nel retro. Era stata scoperta cambiarsi i vestiti con quelli che indossava di solito nell’altra fazione.
‘’Che diavolo fai?! Giochi a travestirti?!’’
‘’In realtà, s-sì…’’
Sussurrò Ten, spaventata sia per essere stata scoperta che per aver di fronte Eric.
‘’Non dire stronzare’’ L’uomo si avvicinò rapidamente, eliminando la distanza tra i due e sbattendo dietro di sé la porta. Le strappò i vestiti dalle mani; ‘’Che cazzo significa questo?’’
‘’Senti, stavamo per p-partire e un ragazzo dei Pacifici mi aveva chiesto di vestirmi come loro per il suo compleanno…’’ Come bugia inventata sul momento non era male. Ma Eric non era d’accordo.
‘’Non puoi fare una cosa del genere! Tu sei una Intrepida e non ti metterai mai queste schifezze!’’
Il volto di Ten si trasformò in una smorfia di paura. Era paralizzata. Ed Eric, che non si faceva scrupoli a spaventare chiunque, dopo averla ferita con quel coltello provava un senso di colpa inaspettato. E vederla così, ridotta a uno straccio, lo rattristava.
Non era assolutamente una cosa tipica da lui e ne era a sua volta spaventato.

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