Albionstars

di susiguci
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** La guerra é finita ***
Capitolo 2: *** La troupe ***
Capitolo 3: *** Primo spettacolo ***
Capitolo 4: *** Certe cose ***
Capitolo 5: *** Bello e impossibile ***
Capitolo 6: *** Too many kisses ***
Capitolo 7: *** Tra bugie e verità ***
Capitolo 8: *** Una brutta sorpresa ***
Capitolo 9: *** Litigare ***
Capitolo 10: *** Il segreto di Alined ***
Capitolo 11: *** Peccato veniale ***
Capitolo 12: *** Il primo bacio ***
Capitolo 13: *** Dolore e tentazioni ***
Capitolo 14: *** Infedele ***
Capitolo 15: *** Sentimenti contrastanti ***



Capitolo 1
*** La guerra é finita ***


La guerra è finita












 

Arthur ormai da un anno viaggiava con quel circo sgangherato. 

 

Aveva venticinque anni  e gli sembrava che la sua vita fosse come sospesa.

Come se la vita che stesse vivendo in quel periodo non fosse la sua, ma quella di un altro.

Non si riconosceva nel suo lavoro, non aveva mai desiderato fare parte di un circo itinerante. E non si riconosceva nei luoghi dove si fermavano, nelle facce anonime del pubblico e tanto meno in quella del direttore del circo, il signor Alined Svenson, un uomo strano e dispotico con il solo merito forse, di crederci, di credere che il suo circo e il suo lavoro servissero a portare gioia, sorrisi, arte e passione nei paesi che visitavano.



Purtroppo c’era stato e c’era ancora poco da ridere. 
 

L’Inghilterra aveva appena vinto la prima guerra mondiale. Sulla carta però, ai giornali o alla radio, l'incredibile apparecchio appena inventato e disponibile solo nei circoli e nei pub più alla moda. In effetti al momento non si notava quando incontravi gli occhi stanchi e rassegnati della gente, o passavi per i paesi rasi al suolo che nessuno sembrava voler ricostruire o quando notavi le condizioni di povertà estrema in cui versava la stragrande maggioranza delle persone incrociate durante i loro viaggi.

 

In quel momento si stavano spostando verso un centro abitato di medie dimensioni, quindi verso la speranza di un guadagno migliore, rispetto a tutti i posti in cui si erano esibiti durante quell’ultimo anno di guerra.
 

 

Come gli sembrava lontana la sua vita precedente, e diversa, anche se non tanto felice nemmeno allora.
 

 

Sua madre era morta di parto alla sua nascita e Arthur non era mai andato molto d’accordo con suo padre, anche se questo non significava che la sua morte non l’avesse colpito dolorosamente.
 

Suo padre era militare di carriera con un eccellente curriculum. Era diventato generale molto prima, rispetto alla media dell’età degli altri uomini dell’esercito: ottimo stratega, temperamento autoritario con i sottoposti, una certa crudeltà di fondo. Con l’inizio della guerra sia Arthur che il padre erano stati mandati in guerra, lontani l’uno dall’altro.

 

Il ragazzo ricordava bene quel giorno di due anni prima, quando aveva ricevuto un freddo telegramma ormai datato due mesi prima, che in poche righe spiegava che “Uther Pendragon, generale dell’esercito britannico, aveva perso la vita per la patria combattendo con grande onore!”

 

 

Alined Svenson da più di due decenni dirigeva il suo circo, l’Albionstars, che in passato era stato piuttosto famoso. Si spostava su cinque grossi carri trainati da cavalli: due dei carri erano per gli animali, nel primo viveva Alined e gli altri due carri erano condivisi dal resto del gruppo. Quando il tempo permetteva dormivano all'aperto, come adesso siccome l'estate era iniziata da poco.

 

 

Arthur pensava che se non fosse stato per la presenza di Alined, quella vita non sarebbe stata neanche così male.


 

 

Arthur stava guardando quel ragazzo arrivato il giorno prima, che chissà dove era stato pescato.
 

Era molto magro ma sembrava comunque abbastanza forte e  in salute. Ed era alto come lui. Arthur credeva che Alined stesse pensando di piazzarlo in alcuni ruoli che forse non sarebbero stati adatti: troppo alto per i ruoli da leggero e troppo magro per i ruoli cosiddetti ‘pesanti’ ovvero di forza e resistenza.

 

 

Era un bel ragazzo, quindi la presenza scenica con lui sarebbe stata garantita. Adatto come clown sicuramente, ma per gli altri ruoli del ragazzo, Arthur non era affatto sicuro. Alined come al solito avrebbe indetto una o più riunioni straordinarie perché avrebbe voluto ascoltare il parere di tutti prima di decidere della sorte di Merlin. Riunioni inutili e tempo perso: avrebbe comunque fatto quel che gli pareva come sempre.


 

 

L'Albionstar era forse stato l'unico circo che aveva continuato a lavorare durante la guerra. Il direttore aveva comprato tutti i giorni il giornale per andare nelle zone in cui non imperversava la guerra. A volte dovevano cambiare destinazione all'ultimo, perché quando giungevano nella localitá predestinata, scoprivano che era stata bombardata da poco e lí non si potevano certo esibire.

 

Erano le grandi cittá quelle in cui si guadagnava meglio, ma erano anche i bersagli preferiti dai caccia-bombardieri tedeschi: si accontentavano quindi dei paesi piccoli, dove accettavano anche pagamenti in natura. La cosa più importante era sfamarsi e sfamare i loro animali.

 

 

Alined doveva avere circa cinquantacinque anni ed era di aspetto piuttosto sgradevole.
 

Era quasi meglio quando era serio, perché il suo 'sorriso' era quanto di più spiacevole a guardarsi: una smorfia che contorceva i lineamenti del viso, senza mai arrivare agli occhi.

 

Quando sorrideva non c'era mai da stare allegri. Aveva certamente novità spiacevoli per uno o più membri del circo. Era sempre alla ricerca di nuovi talenti. Molto spesso alcuni ragazzi si aggregavano, ma la maggior parte di loro, dopo breve tempo si allontanava: erano lontano da amici e familiari, il lavoro era sfiancante, il direttore diventava un despota prima e durante lo spettacolo e una volta finito bisognava smontare tutto. E per guidare i carri facevano a turno.

 

 

Una settimana! Una settimana e il mingherlino ci avrebbe dato su anche lui! Gli dispiaceva quasi: il ragazzo aveva ancora quel viso imberbe da bambino e l'espressione di quei suoi grandi occhi blu, trasmetteva una grande curiosità ma anche una certa paura: probabilmente stava anche lui scappando da qualcosa di più grande di lui, fosse anche solo la solitudine.


 

 

Alined fino a poco tempo prima aveva fatto fare per ciascuno dei suoi artisti, dei falsi certificati di malattia che dichiaravano l'impossibilità di andare al fronte. Aveva trovato dottori privi di scrupoli che in cambio di denaro avevano acconsentito ad apporre la propria firma su quei documenti. Forse per questo alcuni rimanevano, per non incorrere nel reato di diserzione, che avrebbe portato alla fucilazione.

 

Solitudine e disgusto della guerra erano stati i motivi di Artù per rimanere lì. Chissà quali erano i motivi reali di quel ragazzo. Almeno nessuno degli uomini del circo avrebbe più rischiato di venire fucilato.


 

 

"Piacere, io sono Arthur!" si sporse allungando la mano verso il ragazzo.
 

"Merlin!" disse il più giovane, allungandosi a sua volta e stringendogli la mano con poca forza.
 

"Dai, non fare quella faccia. Non è poi così terribile qui! Almeno avrai qualcosa da mettere nello stomaco tutti i giorni!"


Ma il ragazzo non parlò e si limitò a stringere appena le labbra, annuendo leggermente con la testa.

 

"Almeno dormi un po', ora che puoi, che tra poco, ci sarà da lavorare sodo!”




 

Arthur si girò sul suo giaciglio e cominciò a pensare.
 

Chissà se Alined quando aveva voluto nel circo quel ragazzo aveva pensato di fare come con lui. Magari li avrebbe alternati o se era stanco di lui, si sarebbe accontentato del magrolino e l’avrebbe lasciato stare. Per un attimo lo sperò con tutto il cuore. Poi provò una fitta di compassione, mista a rammarico.

 

 

Quella brutta storia non era giusta per nessuno, né per sé, né per quel ragazzo dalla faccia pulita e con quel modo di fare un po' timido e spaventato.
























Buongiorno a tutti!
Sono qui con la mia prima storia. Abbiate pazienza.
Sono molto emozionata e vi auguro buona domenica!

 

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Capitolo 2
*** La troupe ***


 

La Troupe











 

Arthur non capiva. Perché Alined si comportava così con Merlin?
 

Era passata una settimana da che Merlin si era unito a loro e il ragazzo nuovo non solo non se n'era andato, ma sembrava addirittura rifiorito.

E Alined non gli aveva affidato un solo lavoro manuale.

Non era mai successo prima, con nessuno.

 

Il ragazzo e il direttore stavano tutto il santo giorno chiusi dentro al primo carro! Con il caldo che faceva!

A fare cosa? Aveva forse ragione a pensare che il vecchio si stesse ricredendo?

In effetti da quando era arrivato Merlin, Alined non l’aveva più fatto chiamare, nemmeno una volta.

Il vecchio e il giovane si facevano vedere solo durante i pasti, ai tavolini che venivano predisposti direttamente sull’erba o più spesso ai tavoli di una modesta locanda.

Il vecchio parlava fitto fitto con Merlin che ascoltava interessato e ogni tanto si illuminava in volto e sorrideva.

Si sa che quasi ogni persona che sorride sembra più bella, pensava Arthur e Merlin aveva un sorriso irresistibile, per non dire contagioso, oltre ovviamente a quei grandi occhi di un blu indefinibile; occhi puri ma anche avidi, che quando si posavano nei tuoi, mettevano a disagio, tanto da sembrare di voler scrutarti fino in fondo all'animo.

No, il ragazzo non avrebbe potuto essere così felice se gli fosse capitato quello che era successo a lui, proprio lì, in quel circo.

Non era pensabile! 

La vita di Arthur non sarebbe stata lo schifo che era, se non fosse stato per questa cosa indecente che lo faceva sentire costantemente sporco.

Aveva pensato di andare via praticamente ogni giorno, di quell'ultimo squallido anno, ma sempre qualcosa lo aveva trattenuto: la guerra, la fame e la miseria, l’idea che non ci sarebbe stato nessuno ad aspettarlo fuori: insomma la paura di una vita ancora peggiore di quella che faceva ora. 

Perché il lavoro cominciava a non dispiacergli: lo capiva dall'impegno che metteva durante gli allenamenti e dalla soddisfazione che gli applausi del pubblico gli provocavano, anche se forse non l'avrebbe ammesso.


Una volta al giorno, durante quella particolare settimana, Alined aveva accompagnato Merlin da Arthur perché provassero insieme i numeri che sarebbero dovuti essere di George, momentaneamente infortunato.

Merlin era leggero, lungo ma molto leggero.

Il problema con lui sarebbe stato l’equilibrio, non certo il peso.

Provarono solamente i numeri basilari e Alined si prese un po’ di tempo per decidere se farli partecipare insieme allo spettacolo che avrebbe avuto luogo quel giorno oppure no.

In realtà Arthur scoprì che Merlin aveva un equilibrio eccezionale e in breve riuscirono a mettere a punto un piccolo programma.


Alined fece fermare i carri, seminascosti tra gli alberi, subito prima dell'entrata in paese. Facevano sempre così. 

Quello era un momento importante per presentare e pubblicizzare il circo al meglio e Alined pretendeva che fosse perfetto. La preparazione durava ore. 

I carri venivano ricoperti con tendoni colorati e la scritta Albionstars circus da ogni parte, in lettere rosse e bianche, come le righe del tendone del circo.

Tutti indossavano il costume migliore o comunque quello che caratterizzava meglio il loro ruolo all'interno del circo.

Se i leoni non dormivano, il loro carro veniva scoperto, dopo essere stato pulito al meglio.

E Percival, il ragazzo più alto e muscoloso del gruppo vestito solo con calzoni e gilet di pelle aperto sul petto, rimaneva aggrappato alle sbarre dei leoni per tutto il giro, in una posizione decisamente scomoda, facendo schioccare la frusta di tanto in tanto e sorridendo ai bambini in particolare. 

I cavalli venivano addobbati con paramenti rossi e pennacchi bianchi.

 

Alined scortava la prima coppia di cavalli, a piedi, vestito come il più classico dei direttori del circo, con l'ampia tuba e il frac di colori sgargianti.

Urlava slogan al megafono invitando tutti al grande spettacolo pomeridiano.

Perché di sera, sembrava ci fosse ancora il coprifuoco: nessuno si faceva vedere. 

Ogni tanto fermava i carri  per dare modo ad alcuni di esibirsi e per distribuire qualche biglietto gratuito ai bambini piú piccoli, quelli che necessariamente avrebbero dovuto avere un accompagnatore adulto e quindi pagante.

 

Gwen, l'unica ragazza del gruppo indossava una gonna corta e ampia con sotto delle calze a righe e mutandoni in pizzo e volant che facevano la loro comparsa da sotto l'abito.

Aveva anche un corsetto aderente con una scollatura piuttosto ampia.

Gli uomini del pubblico apprezzavano generalmente molto, ma Arthur sorrise tra sé perché sapeva che Gwen non gradiva vestirsi in quel modo sfacciato.

Ma accettava perché serviva a attirare l'attenzione verso lo spettacolo.

Era seduta su un cavallo della prima fila e gettava sorridendo coriandoli sulle persone vicine.

Quando Gwen vestiva in quel modo, Gwaine non le toglieva gli occhi di dosso.

Anche quando sfilavano e il ragazzo con i lunghi capelli giocolava arditamente con le clavette nel suo bel completo bianco, spesso si distraeva per guardarla, rischiando di far cadere il tutto.

E ogni volta Alined lo fulminava con lo sguardo.


Arthur in piedi sulla pedana centrale che veniva sollevata per l'occasione, catturava lo sguardo soprattutto delle signore e delle ragazze, ma anche dei ragazzini.

Indossava un paio di pantaloni chiari e fasce di cuoio incrociate sul petto nudo.

Sugli avambracci portava due alte polsiere in pelle che lo rendevano simile per associazione a un antico gladiatore romano.

Il ruolo di punta di Arthur era quello di trapezista, ma non potendolo mostrare in quel momento, si limitava al ruolo di uomo forzuto, secondo però a Percival, uomo forzuto per eccellenza dell'Albionstars, che però in quel momento era occupato come domatore di leoni.

Quando i carri si fermavano, Arthur veniva raggiunto da Lancelot che gli montava in piedi sulle spalle e rimanevano così entrambi a braccia aperte.

In un secondo momento Arthur caricava l'altro tenendo le braccia avvinghiate a quelle di Lancelot, che si librava sopra i carri a testa in giù.

Il problema era che Lancelot era poco più basso e poco meno pesante di lui, per cui Arthur faceva una fatica disumana a reggerlo.

Mille volte meglio Merlin. Ma dove si era cacciato?

Purtroppo da quando era caduta una volta, Gwen si rifiutava di fare numeri pericolosi e George era ancora non disponibile per i postumi della brutta frattura alla gamba.

Il povero George era seduto sulla sommità di un carro vestito da clown, con indosso un abito da neonato. Con tanto di cappellino di pizzo e biberon gigante.

Alternava il pianto disperato alla risata più argentina e la gente lo trovava molto divertente.

E tutto questo mentre suonava un tamburo con le bacchette, in modo assolutamente professionale tanto che Merlin rimase ammirato. 

 

Merlin chiudeva appunto le fila della carovana.

Era lì da pochi giorni ma si stava già esibendo, vestito con un improbabile mise da ragazza pagliaccio, con seno e sedere enormi.

Portava una parrucca bionda e riccia con tanti fiocchetti rossi e un abito molto corto, sgargiante, pieno di volant e l'immancabile naso rosso.

Aveva un rossetto che dava alla bocca la forma di un cuore e ciglia lunghissime disegnate sulle palpebre oltre a vistose lentiggini sul viso.


Arthur inizialmente non l’aveva riconosciuto ma poi era scoppiato a ridere assieme a Lancelot e George.

Era davvero buffo, ma con una certa grazia femminile nei movimenti e nelle espressioni.

Probabilmente i bambini, e forse non solo loro, credevano si trattasse davvero di una ragazza.

Merlin doveva distribuire caramelle a tutti i bambini e aveva in serbo una sorpresa per tutta la troupe, tranne per Alined che già lo sapeva. 

 

Tirò fuori due uova facendole volteggiare con una mano sola. Poi aggiunse un altro uovo giocolando con abilità con entrambe le mani e aumentando gradualmente la velocità.

Arthur rimase a bocca aperta, come anche tutti gli altri a parte Gwen che essendo davanti non se ne avvide.

Merlin prese un quarto uovo e dopo varie prese sempre più ardite le fece volare una alla volta sul retro della sua schiena, afferrandole con le mani e mostrando poi al pubblico che esse erano integre. 

Fu molto applaudito e Alined fu piú che soddisfatto, tanto da dimenticare persino le gaffe di Gwaine. 

Almeno per il momento.










Ciao a tutti! Sì, lo so. Capitolo chiaramente di passaggio. Fin qui è stata solo una semplice presentazione dei personaggi, che però mi premeva. Ma non é successo ancora niente di importante. Tra l'altro é un capitolo molto corto. Il prossimo sarà sicuramente più lungo. Almeno il doppio e qualcosa inizierà a muoversi. Spero che sarà di vostro gradimento. Un abbraccio!

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Capitolo 3
*** Primo spettacolo ***


Primo spettacolo









 

“Peccato che non ti abbia visto, Merlin! Mi han detto che oltre ad aver fatto ridere tutti, sei un magnifico giocoliere!” disse Gwen, mettendo in bocca un pezzo di mela, a fine pranzo. 

“Grazie, ma so fare solo quello…” rispose Merlin addentando un pezzo di pane.

“Col tempo imparerai … hai della stoffa, ragazzo!” affermò Alined accendendosi la pipa.

“Come hai imparato?" domandò Arthur curioso, ingollando l'ultimo sorso di vino dal suo bicchiere "Non credo che in una sola settimana tu possa aver raggiunto dei simili risultati."

"Ho imparato da solo, dopo averlo visto fare una volta in un circo. Ero ancora piccolo quando iniziai e mi divertivo tanto a farlo, rigorosamente di nascosto: se mia madre avesse saputo quante uova rompevo, le avrei prese di santa ragione!"

"Avevi un meraviglioso trucco: sembravi veramente una donna!” sorrise George al di sotto della corta frangetta.

“Sei gentile. Ho fatto del mio meglio, ma avrei bisogno di qualche consiglio…”

“Qui ci trucchiamo tutti da soli, ma Gwen controlla e sistema tutto lei…” continuò George.

“Allora oggi posso passare da te?” chiese Merlin alla ragazza.

“Sì, certo, ma se sono occupata può aiutarti benissimo George! Fa il modesto, ma é più bravo di me!”

“George é certamente molto bravo, ma é necessaria una mano femminile per certe cose…” mormorò Gwaine dolcemente. Gwen fece finta di non aver sentito, come sempre.

“Sono felice, Alined, che abbiate trovato una valida sostituta per me, senza offesa Merlin, nel numero dei clown.” 

Il direttore le rispose con gentilezza. Come sarebbe potuto essere diverso? Lei era la sua gallina dalle uova d'oro. Sapeva fare di tutto e lavorava più di tutti gli altri.

"Nemmeno tu puoi fare tutto Gwen: truccare, cucire, accudire i tuoi animali, preparare i numeri con loro e tutti gli altri numeri… pensavo intanto di sostituirti anche come leggero al trapezio e nei numeri di equilibrio."

"Vi sono molto grata!"

"...E anche come assistente di Gwaine!”

“Cosa? Perché? Lei conosce i miei numeri a memoria. Nessun altro potrebbe aiutarmi come fa lei!” si risentì Gwaine.

“E invece, io credo che sarai più concentrato, senza lei intorno che ti distrae con la sua graziosa presenza! Oggi non hai brillato. Prendila come una punizione e ringrazia che tutto il resto sia andato più che bene. Inoltre Merlin oltre ad assisterti potrebbe alternarsi a te con qualche piccolo numero o ancora meglio sarebbe bello che ne creaste uno da fare insieme! Comincia a pensarci, Gwaine: la cosa è da studiare!”

Il ragazzo spostò il ciuffo dal viso e sospirò poco convinto. 

“E chi sarà il nuovo leggero?” chiese Lancelot.

“Sarà Merlin, se se la sente ovviamente…”

“Per me é un grande onore…spero solo di esserne in grado” rispose Merlin con umiltà.



 

Ma dov'era Gwen? Lo spettacolo stava per cominciare e non si trovava. Merlin voleva chiedergli un paio di importanti consigli. Come fissare la parrucca, o come allacciare quegli strettissimi stivaletti da donna che gli facevano un male pazzesco e tanto altro su cerone, orecchini, rossetto e quant'altro. Ma sicuramente il momento non era quello giusto!

"Cielo, Merlin. Non ti è stato detto? Gwen rimane per almeno mezz'ora accanto alla cassa, dove Alined vende i biglietti."

"Per attirare clienti?"

"Sí, ma non come pensi tu…" e aggiunse sottovoce "É truccata da donna barbuta. Se puoi valla a vedere: il risultato del suo trucco è incredibile! Si attacca vere ciocche di peli corti per i baffi e lunghi per la barba, usando una colla speciale. I ciuffi sono suoi: vengono dai suoi capelli. Un lavoro da certosini sia preparare le ciocche che fissarle sul viso.

Una volta c'era davvero una donna barbuta in questo circo, ma è morta molto tempo fa.

Scusa ma ho poco tempo: lo spettacolo incomincia, devo aiutare Gwen a struccarsi e a ritruccarsi per il numero con le colombe. Cosa ti serviva?"

"La parrucca mi scappa…"

George sorrise e gli diede una manciata di piccole forcine.

"Mettine un pò dappertutto e vedrai che rimarrà a posto!"

 

Il primo numero era di Alined che leggeva e cantava un gustoso racconto, un po 'comico e un po' poetico, vestito da direttore con solo il naso da pagliaccio. Questo sarebbe stato il suo unico costume per tutto lo spettacolo, con o senza naso, perché avrebbe dovuto presentare e commentare tutti i numeri dello spettacolo con il suo megafono.

L'altro impiegato a tempo pieno era George che gestiva la musica. Aveva una fila di dischi preordinati da utilizzare nel grammofono a manovella dall'enorme tromba.

 

Lo spettacolo stava procedendo più che bene.

Il numero delle colombe di Gwen, assistita da Lancelot, ebbe molto successo, soprattutto la giostra finale dove su una grata circolare, azionata da Lancelot con una manovella si posarono ben otto colombe che a un segnale di Gwen si librarono in volo tutte contemporaneamente.  

 

Poi fu la volta di Gwaine e delle sue clavette, ma anche delle palline, dei piatti e dei cerchi. Il finale fu molto apprezzato quando riuscì a fare ruotare dodici cerchi lanciandoli in aria ad altezze differenti e riprendendoli uno dopo l’altro facendoli entrare tutti in un braccio, mentre Alined li contava uno per uno al megafono. 

Alined annuí soddisfatto poi andò a cercare Arthur dietro le quinte. Gli disse che il numero finale sarebbe stato il suo e che Merlin avrebbe fatto da leggero.

"Per me va bene, tranne la colonna umana. La faremo solo da tre: con Merlin non l'abbiamo mai provata!"

"Se Merlin se la sente, la farete da quattro."

Ecco, il solito stronzo. 

Alined si girò: "Ah, dimenticavo. Stasera, passa a trovarmi!" E si allontanò senza aspettare risposta. Non ce n'era bisogno. 

 

'Dio, no! Non voglio andare da lui! E' stato bello vivere questa settimana, sperando che non m'avrebbe chiamato più. Magari vuole dirmi che mi lascerá in pace. Sí, certo! Che stupido! Perché Merlin non si sacrifica un po' al posto mio? Perché io? Stasera non andrò… Ho deciso… E non importa se mi caccerà o mi bastonerá! Maledetto!"



 

Lo spettacolo stava andando bene, tranne per la parrucca del leone. L'anziano leone spelacchiato a cui era stata imposta una criniera finta, legata sotto la gola, aveva deciso di volersela togliere a tutti i costi e a momenti ci riusciva. Era stato bravo Percival a distrarlo con un pezzetto di carne. Gli altri leoni erano abbastanza giovani, ma non si poteva fare uno spettacolo con solo due leoni. 

 

A metà spettacolo era il turno dei pagliacci. George si era presentato in un abito particolare: tutto ingessato, pieno di lividi e con le stampelle, che tra l'altro gli servivano davvero. Alined annusava un fiore e sospirava sonoramente. Merlin entrò corricchiando travestito da ragazza bionda con le curve esagerate portando un gigantesco vassoio di uova. Si inchinò verso Alined poi verso George e appoggiò il vassoio su un tavolino. Prese alcune uova dal vassoio e cominciò a intrattenere il pubblico giocolando con destrezza. George si avvicinò da dietro e gli rubò un uovo ma subito Alined intervenne dandogli un ceffone, riprendendo l'uovo e restituendolo alla ragazza. Il vecchio tirò le labbra in fuori, per chiederle un bacio. 

Merlin, si tirò su il seno con le mani come per darsi un tono e il pubblico rise.

Poi si diresse verso il pubblico ricercandone l'appoggio e rivolgendosi a una giovane della prima fila. Senza parlare le indicava Alined, scuotendo la testa e la ragazza ridendo la scosse anche lei, convenendo con Merlin che quell'uomo vecchio non faceva per lei.

La scena si ripeté un'altra volta con qualche variante e un'altra ancora poi Merlin si avvicinò a un ragazzo giovane e bello scelto tra il pubblico e lo abbracciò. Alined furioso prese in mano il vassoio con le uova, prese la rincorsa e lo rovesciò sopra le teste del pubblico, che cominciò ad urlare e a coprirsi la testa con le braccia per poi scoprire che si trattava di leggerissimi gusci vuoti.

 

Seguirono nell'ordine il numero dei cavalli di Gwen, travestita da cowgirl americana e aiutata da Lancelot. Fece anche un giro di pista in piedi sopra un cavallo. 

Andò molto bene anche il numero dei funamboli e degli equilibristi, uno di quelli a più alta percentuale di errore. Gwaine, Lancelot e Percival, vestiti come pellerossa, seminudi e tatuati.

 

L'ultimo numero era quello degli uomini forzuti. Si alternarono, Lancelot, Arthur, Percival e Gwaine come semileggero.

Arthur aspettava Merlin per il loro piccolo duo, ma si trovò vicino la ragazza pagliaccio.

Il pubblico rise e Merlin si avvicinò alla solita ragazza annuendo con la testa e indicando Arthur. La ragazza annuì anche lei ridendo, convenendo che quel fusto sulla pista era piú che adatto per lei.

Con leggiadria, si avvicinò ad Arthur e gli offrì la mano in modo lezioso. Arthur rimase a bocca aperta. Cosa stava succedendo? Si chiese Arthur, ma baciò galantemente la mano di Merlin. Cos'altro poteva fare?

Merlin si issò con agilità, nonostante l'ingombro, sulle spalle di Artù e entrambi aprirono le braccia.

Merlin scese con un agile salto e si catapultò dalla ragazza del pubblico, prendendole la mano e mettendogliela sul suo cuore o meglio sul seno per farle sentire quanto veloce fosse il suo battito. 

La gente rideva. Arthur si sentiva un allocco a stare lí, aspettando che Merlin avesse la bontà di tornare a proseguire la loro esibizione. E invece Merlin andò dal ragazzo bello del pubblico, gli fece una carezza sulla guancia e si inginocchiò davanti a lui con le mani giunte in preghiera cominciando a piangere, anzi urlando disperatamente.

Merlin tornò mestamente da Arthur girandosi un paio di volte verso il ragazzo bello e salutandolo lentamente con la mano, come per un triste addio.

Salí sulle spalle di Arthur e su queste fece la verticale. Pose le mani su quelle di Arthur che issò le braccia dritte sopra di sé. L'esercizio era perfetto, ma il biondo sentiva che Merlin voleva lasciargli una mano. 'É pazzo! Non l'abbiamo mai provato!'

Merlin aprì le gambe e spostò tutto il peso sulla mano sinistra, sapendo che Artù avrebbe avuto bisogno di usare la destra. Anche Artù divaricò le gambe per migliorare l'equilibrio, quando Merlin gli lasciò la mano e riuscirono a rimanere immobili per svariati secondi. Il pubblico applaudiva mentre il biondo aiutava Merlin a scendere ma la ragazza si fece prendere in braccio e gli schioccò un bacio sulla bocca. Il pubblico rideva e urlava. Arthur era rimasto a occhi e bocca spalancati, ma poi scoppiò anche lui in una bella risata che contagiò anche il pubblico.

'Questa me la dovrà spiegare!'

 

George cominciò a suonare il tamburo nel modo tipico che annunciava un esercizio di particolare difficoltà. Il primo a piazzarsi fu Percival che si tolse il mantello e rimase a petto nudo.

Arthur salí sulle spalle di Percival e Gwaine, scelto perché essendo più basso di Lance pesava molto meno. Arthur era preoccupato per Merlin. Era quello l'esercizio che era costato la frattura a George. Maledì internamente Alined. Merlin era bravo ma troppo inesperto per un esercizio così difficile.

Il tamburo smise di suonare. Segno che la tensione era massima.

Merlin salí sulle spalle di Lancelot e Gwaine lo issò con fatica sopra di sé.

Merlin non si sentiva sicuro e decise di non strafare così si sedette sulle spalle di Gwaine. Tutti e quattro allargarono le braccia. L'effetto scenico era comunque molto spettacolare. Quella che definivano una colonna da tre uomini e mezzo. Percival e Arthur erano diventati rossi e avevano cominciato a tremare dallo sforzo. Lancelot fu pronto ad afferrare Merlin e poi Gwaine quando scesero con un salto dalla colonna. Andarono poi a ringraziare il pubblico inchinandosi insieme e applaudendosi l'un l'altro. Anche gli altri artisti si unirono e di nuovo ringraziarono. Poi uno alla volta salutarono il pubblico con la mano rientrando correndo dietro le quinte. Arthur non capiva. L'ultimo a rientrare era sempre Percival, ma stavolta era entrato tra i primi. Erano rimasti solo lui e Merlin. Fece per entrare: era chiaro che fosse la serata di Merlin, ma l'altro lo precedette. E mentre Arthur si girava verso il pubblico per salutarlo l'ultima volta, Merlin rientrò e lo prese per mano, tirandolo con forza fuori dalla scena, tra le risate e gli applausi generali.

 

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Capitolo 4
*** Certe cose ***


Certe cose
















 

Dopo lo spettacolo, andarono a cenare piuttosto tardi, in una locanda rustica dai prezzi modici. Avrebbero dovuto essere tutti molto stanchi ma al momento erano ancora così eccitati che non se ne accorsero.

 

‘Ma Merlin dov’è?' si chiese Arthur. 

'Devo fargliela pagare. Mi ha fregato su tutta la linea e non gliela farò passare liscia. Mi sa che piuttosto che affrontarmi, salterà la cena! Codardo!'

 

“Devo dire che lo stacchetto tra te e Merlin é stato delizioso. Eravate d'accordo?” gli domandò Gwen.

“No, non ne sapevo nulla. Mi aspettavo che mi raggiungesse con un costume simile al mio per poi fare i due esercizi previsti e fine.

Ma voi lo sapevate... anche tu Gwen… se no come si spiegano i saluti finali, quando siete usciti tutti di fretta, lasciandoci soli sulla pista?”

Rispose Gwaine: “Sapevamo solo che gli ultimi a uscire avreste dovuto essere tu e Merlin. Ordine di Alined, ma non ci ha dato altre spiegazioni.” 

“È così, puoi crederci, Arthur.” confermò Lancelot.

 

Seduta vicino ad Arthur, Gwen lo guardava sognante. Era giá da molto tempo che Arthur si era accorto che la ragazza aveva un debole per lui. Tutti se n’erano accorti.

Lei era carina, simpatica e non gli dispiaceva che gli facesse gli occhi dolci, ma per il resto era tutto così maledettamente complicato.

Sarebbe stato bello costruire qualcosa di importante con una persona come lei. Ma lui non avrebbe potuto dare niente a nessuno. Non con il suo segreto. Non con la sua amarezza.

 

Finita la cena, Arthur si fece forza e raggiunse il direttore sul suo carro.

Non poteva esimersi da andare da lui. Per un attimo, quel giorno, l'aveva pensato, ma era stato un folle. Sapeva bene che se avesse voluto lasciare le cose così come stavano, avrebbe dovuto continuare ad andare da lui, come aveva sempre fatto.

Proprio adesso che cominciava ad apprezzare la vita circense, che gli sembrava di avere degli amici e forse il merito andava anche a quel Merlin che aveva portato una ventata di freschezza e di entusiasmo nel suo mondo grigio.

 

Trovò l'uomo piú allegro del solito. Alined si alzò in piedi e gli disse:

"Temo di averti trascurato ragazzo, a causa di quello nuovo, Merlin! Lui è pieno di talento e passione, ma avrà bisogno anche del tuo aiuto. É un ragazzo sensibile e fragile.”

"Non credo sia vero. Non dopo lo scherzo che mi ha tirato stasera!"

"Niente male, vero? É questo che abbiamo preparato tutta la settimana io e il ragazzo! Io avevo qualche idea ma le migliori le ha avute lui!”

"Anche il bacio?"

"No, quella è stata un'idea mia. Lui non voleva. Si vergognava e temeva una tua reazione. Non credo che tu sia rimasto sconvolto!"

“No, certo che no. Ma ero stupito, questo sì e non sapevo cosa fare!”

“Te la sei cavata molto bene. Si chiama improvvisazione. Secondo me é uno dei momenti più alti della carriera di un attore e ovviamente anche uno dei più difficili. Ma se fatto bene, il pubblico lo sente e il risultato può essere straordinario. Il pubblico era impazzito stasera, te ne sei accorto?”

“Vagamente…comunque io non sono un attore!”

“Eppure per pochi minuti lo sei stato! La tua espressione prima del baciamano. La tua faccia allibita quando seguivi Merlin tra il pubblico. La paura sul tuo viso quando hai capito che Merlin voleva provare l’esercizio con una mano sola. E infine il capolavoro: la tua bocca sporca di rossetto, dopo il bacio e il tuo stupore totale dipinto in volto, seguito da una risata sincera! O ancora nel finale, quando stavi per cadere perché strattonato da Merlin."

Arthur si accorse che Alined sorrideva e parlava ormai più per se stesso che per lui. Era partito per il suo sogno ad occhi aperti: lo spettacolo perfetto! 

"Tutto ciò che serve é un buon canovaccio, un abbozzo di copione e poi bisogna immedesimarsi nel personaggio, dialogare con il pubblico e lasciarsi andare ma… ne riparleremo!”

“Credevo che Merlin fosse diventato il suo preferito!”

Alined si avvicinò ad Arthur.

“No. Non essere geloso, ragazzo! L’hai visto? D’accordo, é un incanto, ma se ne facessi il mio amante, il poverino non reggerebbe un giorno. Sono sicuro che arriverebbe a togliersi la vita. E nessuno vuole questo!”

 

Aveva davvero detto 'geloso'? No, nemmeno Alined poteva pensarlo seriamente. Arthur gli avrebbe regalato suo fratello, se l’avesse avuto, pur di toglierselo di torno. 

 

Aveva davvero detto 'amante'? Era così che dunque Alined lo considerava all'interno del loro torbido rapporto?

Ma quale amante!? Arthur aveva avuto qualche amante in passato, ma niente era paragonabile a quella pratica fredda e umiliante.

Anche con loro c'era stato il sesso, è vero, ma il tutto era stato permeato da passione e desiderio reciproci e non erano mancati momenti dolci e sentimenti di grande tenerezza.

E Merlin? Sicuramente era vero che non avrebbe tollerato una situazione simile!

Era quindi per questo che Alined aveva scelto lui? Perché pensava che fosse forte e sicuro di sé? Perché sembrava non temere nulla? Perché appariva come un vero duro? Se Alined avesse saputo quanto si sbagliava su questo, probabilmente l'avrebbe lasciato in pace.

L'educazione impartitagli da suo padre si era rivelata molto utile, pensò Arthur con estremo sarcasmo. Risentiva le sue parole echeggiare nella mente: 'Anche se hai paura, non devi mostrarla mai!

Fatti sempre vedere sicuro di te e pieno di coraggio, così nessuno potrà farti del male!'

 

Che fregatura! 

 

Le parole di Alined lo riportarono alla cruda realtà.

"Tu invece…guardati! Sai bene di essere l'uomo più bello che abbia mai incontrato!"

Ecco, quello era il segnale tra loro: quella frase, che era l'unico complimento che gli rivolgeva ogni volta e che ad Arthur faceva più male di una frustata; quella frase che stava a significare che Alined era pronto.

 

La solita nausea raggiunse Arthur allo stomaco fino in gola.

L'uomo non lo baciava mai, non lo abbracciava, né l'accarezzava. Era sempre stato così, fino dalla prima volta, un anno prima.

L’uomo non si era mai preoccupato o occupato del piacere di Arthur e tanto meno gli si era offerto.

Era sicuramente meglio così, pensava Arthur eppure gli faceva male lo stesso.

 

Arthur fece per calarsi i calzoni.

"No, Arthur! Stasera voglio guardarti in viso."

Il giovane si inginocchiò e si apprestò a slacciare la cintura dell'altro. Non si toglievano nemmeno i vestiti, se non il minimo indispensabile.

 

Arthur chiuse gli occhi.

Non sopportava di vedere quel che faceva.

 

Non sopportava l'odore e il sapore del sesso di Alined: erano un odore e un sapore normali, niente di strano, ma era la situazione ad essere informe, abnorme, peggio di un incubo.

 

Non sopportava quella mano che gli pressava la testa contro il suo corpo fino a strozzarlo e che gli faceva aumentare la nausea fino a fargli avere dei conati.

 

Non sopportava i gemiti dell'uomo, tanto meno il suo seme vischioso, che il vecchio amava spargergli sulla faccia.

 

L'unica cosa positiva era che generalmente il tutto si svolgeva in pochi minuti.

Appena il capo si allontanava da lui, Arthur si scapicollava fuori dal carro, si infilava nel primo cespuglio a disposizione e vomitava anche l'anima.

Vomitava per l'orrore che gli faceva quel vecchio, per l'umiliazione cocente ma soprattutto per lo schifo che provava per se stesso.

 

Non aveva a che fare con il fatto che Alined fosse vecchio e brutto. Non più di tanto almeno.

 

Non aveva a che fare nemmeno con il fatto che fossero due uomini. Questo non rappresentava un problema per Arthur, se non per il fatto di doverlo tenere nascosto, perché era considerato un reato.

 

Aveva a che fare con la sua impossibilità di dire di no a quell’uomo. Non se n’era mai capacitato. Lui era stato un uomo coraggioso in guerra, e anche prima. Perché non riusciva a dirgli di no? Era come se in presenza del direttore la sua volontà venisse meno. Com'era possibile? Lui non era minimamente attratto dall'altro e non provava nemmeno un sentimento di gratitudine o di sudditanza psicologica. 

Eppure lui andava ogni volta e ogni volta accondiscendeva a essere trattato come il più infimo degli schiavi sessuali. Ed era questa sua accondiscendenza immotivata a terrorizzarlo.

 

Sapeva che lui non era stato l'unico con cui Alined ci aveva provato. Gwaine una volta accennò al fatto che Alined all'inizio aveva tentato di baciarlo ma gli aveva detto un no chiaro e forte e da allora non ci aveva più provato. E non l'aveva licenziato o trattato peggio del solito. Ad Arthur era sembrato molto strano il fatto che Alined avesse cercato un bacio da Gwaine, mentre con lui di baci o simili nemmeno l'ombra.

 

Una sera che avevano bevuto più del solito, Lancelot aveva confidato ad Arthur che Alined gli aveva fatto delle strane avance, allungando pure le mani sul suo di dietro, ma Lancelot si era così arrabbiato che stava per colpirlo, quando Alined si scusò e si ritirò in buon ordine. Diversamente da come fece con Gwaine, Alined fu più duro con Lancelot: per un paio di mesi gli diede da svolgere i lavori più umilianti e faticosi, sperando forse che il giovane se ne andasse. Poi all'improvviso tutto ritornò nella norma.

 

Percival era il più giovane del gruppo, più giovane persino di Merlin, nonostante la sua altezza e la sua stazza. Viveva con Alined fin da quando era ragazzino. Era rimasto solo al mondo. Sembrava strano ma per lui fu una benedizione essere preso in quel circo. Alined in pratica lo aveva adottato e Percival lo trattava con la stessa devozione di un figlio verso il padre. Era chiaro che almeno a lui Alined non avesse fatto quel tipo di proposte. Ora Percival era un ragazzo genuino e solare, sebbene un po' taciturno. E sembrava l'unica persona, eccetto Merlin, di cui ad Alined importasse qualcosa. Certo, il ragazzo aveva poi maturato un fisico perfetto per un circense e aveva sempre lavorato sodo senza mai lamentarsi. Forse anche per questo Alined aveva un debole per lui.

 

C'era poi George, lavoratore indefesso, perfetto soldatino, quasi invisibile eppure indispensabile. Sembrava avesse il dono dell'ubiquità e non parlava mai se non di lavoro. Ma di lavoro era in grado di parlare per ore, fino a sfinire chiunque. Era un tipo strano e anche buffo. Se Arthur avesse dovuto considerarlo dal punto di vista dei rapporti amorosi, l'avrebbe definito asessuato. Probabilmente nemmeno il capo lo considerava sotto quel punto di vista. Ma se Alined gli avesse richiesto favori sessuali, magari con la scusa del lavoro, Arthur non era del tutto sicuro che George avrebbe rifiutato.

 

Ma per ora, lui era l'unico che non si era mai rivoltato, che non aveva mai detto di no.

Questo pensiero lo distruggeva al punto che era arrivato più volte a pensare di farla finita.












 




Ciao a tutti.

Questo è sicuramente uno dei capitoli più dark della storia. Più che dark, direi disgusting😄

Mi scuso se a qualcuno ha dato fastidio.

Vi auguro un buon proseguimento d'estate!

 

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Capitolo 5
*** Bello e impossibile ***



Bello e impossibile










 

La mattina dopo Merlin si alzò molto presto. 

'Ovvio' pensò 'sono andato a letto con le galline'* 

In più non aveva cenato e aveva i crampi allo stomaco dalla fame.

 

Tutto per non dover affrontare Arthur. Aveva visto i suoi occhi sbarrati dopo che lui l'aveva baciato per così dire 'a tradimento'! Era sicuro che non sarebbe finita lì. Merlin aveva più volte insistito con Alined, per poter avvertire Arthur prima del loro numero, ma il capo si era mostrato irremovibile. 

 

Ma forse era tutto nella sua testa. Arthur doveva essere abituato a quel genere di cose. Non stava lì già da un anno? Forse stava ingigantendo la cosa. Magari  Arthur non ne avrebbe nemmeno parlato e dopo lo stupore iniziale, probabilmente non ci pensava neanche più.

 

Non credeva che Arthur sarebbe arrivato a colpirlo, ma non ne era neanche sicuro. La veritá è che si sentiva molto a disagio all'idea di trovarselo di fronte, e non avrebbe voluto fare una figura meschina di fronte a tutti, magari balbettando qualcosa o peggio, scappando, suscitando l'ilarità generale.



 

Gwen era seduta su uno sgabello ed era intenta a cucire.

"Cosa fai?"

"Ho parecchi costumi da rammendare e qui fuori la temperatura è molto piacevole, mentre dopo farà troppo caldo. E tu come stai? Sei ancora eccitato dal successo di ieri sera?"

"Credo di sí. Non avevo mai provato tante emozioni tutte insieme: paura, eccitazione, gioia…è stato tutto così strano!"

"La prima volta è sempre così, se va tutto bene e direi che a te è andata magnificamente. Ora dovrai rifarlo talmente tante volte che ti abituerai."

"Dovrò rifarlo ancora?" disse Merlin un po' sgomento.

"Beh, esibizione di successo, non si cambia. Almeno questo è quel che in genere dice Alined."

 

"Non ci avevo pensato. Credevo che ogni volta cambiasse. Se non del tutto, almeno in parte."

"Sei preoccupato per qualcosa?"

"No, però ho avuto qualche difficoltà a causa dell'ingombro del costume. E credo anche Arthur."

"Non so chi l'abbia cucito ma secondo me le curve sono troppo esagerate. Se vuoi posso provare a ridurle un po'. Si tratta solo di tagliare un po' di gommapiuma qua e lá…"

"Non so…è stato Alined a farlo…"

"Se vuoi posso parlargliene io…"

"Mi faresti davvero un grande piacere."

"Se hai fame, c'è rimasta dell'uva e anche del pane di ieri sera."

"Dio, sì!"



 

Alined si fece vedere poco dopo e parlò ai presenti con un moto di orgoglio:

"Siamo fortunati. Avevo lasciato dei biglietti da vendere alla locanda dove abbiamo cenato, in cambio della promessa di consumare da loro tutti i nostri pasti finché fossimo rimasti in zona. Ieri sera li hanno veduti tutti. È la prima volta che mi accorgo davvero che la guerra è finita: in questo paese, la gente esce la sera! Tra non molto potremo ricominciare con gli spettacoli serali e credo sia un'ottima notizia.

Probabilmente c'è stato un passaparola  da parte di chi ha visto lo spettacolo. Per cui si oggi si replica. Come premio, vi allenerete un po', ma per il resto avrete la giornata libera."



 

Una volta che  il direttore si fu allontanato Merlin disse a Gwen: "Io e Alined abbiamo lavorato sodo per questo nuovo spettacolo dei clown. Ma abbiamo sottovalutato molte cose."

"Per esempio?"

"Gli stivaletti! Primo, mi fanno un male cane. Sono stretti e i lacci sono un inferno. Secondo, devo aver distrutto le spalle del povero Arthur con i tacchetti!"

"Beh, mi sembra giusto che ti preoccupi di lui…siete innamorati!" e la ragazza si mise a ridere di gusto.

"Vedi? Ecco perché ho detto ad Alined che non volevo farlo!"

"Cosa? No, Merlin. É stato il momento migliore dello spettacolo!"

"Perché due uomini si sono baciati?"

"Io credo che la maggioranza ti percepisse come donna. Eri molto convincente!"

"Non sono sicuro che questo mi faccia piacere. Ho detto al capo che avrei voluto indossare le calze a righe, come quelle che usi anche tu, ma è stato irremovibile. Ho i polpacci piuttosto sottili ma pieni di peli neri e questo può fare venire il dubbio che io sia un uomo!"

"Forse Alined vuole che a una parte del pubblico rimanga questo dubbio. Se ci pensi, è geniale!"

"Geniale? Non vorrei fosse pericoloso e che qualcuno andasse a denunciare l'accaduto."

"Secondo me ti preoccupi troppo. Non mettono certo in prigione due attori per un bacetto che fa parte del loro copione. Dovresti parlarne anche con Arthur, secondo me."

"Arthur? Vuoi scherzare? C'è rimasto malissimo, gliel'ho letto in faccia. Appena finito il numero sono scappato. Temevo mi avrebbe preso a sberloni."

"Ma se si è messo a ridere!"

"Si, ma dal nervoso!"

"Quindi è per quello che non ti sei fatto vedere a cena?"

"Direi!"

"Ma oggi dovrete rifare gli esercizi e … durante lo spettacolo …non solo quelli!"

"E adesso?" Merlin si sentiva afflitto e avrebbe tanto voluto smaterializzarsi.

"Hai un'unica scelta. Affrontare Arthur e dirgli chiaramente cosa pensi, proprio come hai fatto con me. Sa essere più comprensivo di quel che sembra: vedrai!"

 

Merlin non sapeva più cosa pensare ma forse ciò che Gwen gli aveva suggerito non era poi un'idea così strampalata.

 

"Mi aiuterai con le scarpe?"

"Lascia fare a me!"


 

Dopo colazione, Merlin sarebbe stato pronto per gli esercizi o per affrontare Arthur, ma il bel biondo tardava. Strano che il loro capo non l'avesse ancora tirato giù dal suo carro.

Gwaine gli disse con tono strano: "Se aspetti Arthur credo tarderà. Quando va da Alined la sera, il capo gli permette di dormire fino a tardi il giorno dopo…”

“Strano, però! A me non ha mai concesso questo privilegio…”

“Si vede che tu non fai per lui ciò che fa Arthur…” sorrise sornione il giocoliere.

“Gwaine!” lo riprese Gwen duramente, poi si rivolse a Merlin più dolcemente: “In un certo senso, Gwaine ha ragione. Voi avete preparato la scenetta, cucito i costumi, svuotato decine di uova…”

“Ecco perché abbiamo mangiato quintali di frittata per tutta la settimana” rise Gwaine.

“Mentre Arthur viene impiegato da Alined per lavori pesanti, lavori di forza.” concluse la ragazza.

“Non è che ci voglia poi tutta questa forza …” aggiunse Gwaine sorridendo malizioso.

“Eppure tu ti sei rifiutato, quando venisti qui. Sei forse pentito? Potresti chiedere ad Alined di prendere il posto di Arthur, così ogni tanto potresti dormire al mattino fino a tardi…” ribatté con fervore Gwen.

“No, no. Non ci penso proprio. Piuttosto mi sveglio alle cinque di mattina per tutta la vita! E comunque io … non sono bello come Arthur… non é vero, Gwen?”

 

“Ma cosa centra il fatto che Arthur sia più o meno bello di te?” chiese Merlin frastornato dal colloquio degli altri due, capendoci sempre di meno.

“C'entra, perché Alined ha un raffinato gusto estetico e se può si circonda di cose belle e di belle persone!” disse Gwaine.

“Sarà per compensare la sfortuna di essere così … poco esteticamente attraente!” concluse Merlin.

 

Gwaine e persino Gwen si misero a ridacchiare. 

Merlin continuò: “E poi non credo sia questo il motivo. Arthur è bello, ma anche tu lo sei…”

“Ti dispiacerebbe ripeterlo a voce più alta, in modo che chi c’è qui attorno possa sentirti bene?” chiese il ragazzo ravviandosi il lungo ciuffo con una mano.

 

“Oh!” si fece uscire Merlin.

 

C’erano solo loro tre e Merlin capì solo in quel momento che Gwaine stava stuzzicando la ragazza, anche se lei, almeno in apparenza, sembrava non ne volesse proprio sapere. 

Chissà come una ragazza carina e in gamba come lei, riusciva a cavarsela con tutti quei ragazzi a portata di mano. Forse le interessava qualcuno, si chiese Merlin.

 

“Ti prego Gwaine, non adesso! E comunque, Merlin, anche tu hai avuto dei vantaggi non da poco da Alined” aggiunse la donna. “Non ti ha mai fatto fare lavori pesanti, anzi finora non hai fatto nessun lavoro, se si esclude quello per la scena dei clown!”

“Me ne sono accorto e ho cercato di dare una mano quando ho potuto, ma in effetti non sono mai stato molto assieme voi…”

“Avrai modo di ripagarci! Appena al capo passa la fregola per te!” rise Gwaine.

“Sei sempre molto garbato! Davvero un gentiluomo!” lo fulminò la ragazza.

“Non si è mai abbastanza volgari quando si parla di Alined!”

 

Merlin ci rimase quasi male e si allontanò con una scusa. Non capiva le parole così dure di Gwaine verso il loro datore di lavoro. Alined era sicuramente un uomo autoritario, ma l’aveva trattato con rispetto e l'aveva incoraggiato più. L’aveva considerato e fatto sentire importante e gli aveva dato fiducia, forse come non era più successo da tanti anni, ormai. Forse solo sua madre l’aveva sostenuto e valorizzato più di quell’uomo. 

 

Il capo fu di parola. Siccome il circo era già montato e gli esercizi a un buon livello, li lasciò stare, facendosi vedere solo a pranzo. 

 

Arthur non si presentò nemmeno per mangiare e questo a Merlin scocciò parecchio. Non vedeva l’ora di sistemare la faccenda “bacio e affini” che gli pesava concretamente sullo stomaco.

 

Alined, una volta finito di mangiare disse rivolto ai presenti:“Avrete notato che non ho avuto rivalse nei confronti di Merlin, anche se ha disatteso le mie aspettative!”

A Merlin prese un colpo. In cosa lo aveva deluso?

“Parlate della colonna a quattro?” disse Percival, stranamente, visto che interveniva di rado.

“Certo!”

“Spero non vogliate che provino a farla stasera!” aggiunse Lancelot con circospezione.

“No! Merlin ha fatto bene così, se non se la sentiva. Ho fiducia in lui.”

Merlin sospirò di sollievo.

“Ovviamente il fatto che abbia voluto provare e sia riuscito a fare la presa con una mano sola a testa in giù ha affievolito di molto la mia amarezza. Dovete fidarvi di me quando vi dico che l’adrenalina e l’eccitazione salgono moltissimo durante lo spettacolo e questo vi dà la possibilità di superare i vostri limiti. Merlin, almeno in parte, ve l’ha dimostrato. Ed era il suo primo spettacolo.”

 

Merlin non era contento. Prima quelle cose dette su Alined, poi Arthur che era sparito, e ora l’intransigenza di Alined anche se velata di belle parole. Doveva immaginarlo. Le cose buone non duravano mai molto, nella sua vita.

 

Nel pomeriggio il caldo afoso aveva costretto tutti all’ombra degli alberi o dentro ai carri, per riposare.

Merlin si era spostato e sdraiato all’ombra vicino al fiume, quasi a pelo dell'acqua, che portava un minimo di refrigerio.

 

Sentì uno sciacquìo vicino. Aprì gli occhi e vide sopra di lui, una testa bagnata piena di capelli a coprire il viso.

“La mia dama!”

‘Ohi, ohi! Mi sa ci siamo!’ pensò Merlin.

 

Arthur immerse la testa per tirare indietro i capelli. Merlin rimase per un attimo incantato. Decisamente Arthur era un uomo bellissimo in qualunque modo ti si presentasse. 

"Perché non ti bagni anche tu? Quest'acqua è fantastica!"

"Grazie, ma non mi va di fare il bagno."

"Peccato! Avrei avuto bisogno di parlare con te, ma non ho intenzione di perdermi questo bagno."

Arthur fece qualche passo allontanandosi.

"Tu indossi il costume. Io non ce l'ho!" gli urlò dietro Merlin.

"Ci siamo solo noi qui. Puoi spogliarti!"

 

Per tutta risposta, Merlin cavò le scarpe ed entrò in acqua completamente vestito.

"Ma cosa fai?" lo guardò Arthur sorpreso.

"Va bene anche così! Se vuoi saperlo, anch'io volevo parlarti."

"E di cosa?"

"Se vuoi darmi un pugno, puoi farlo ora!"

Arthur fece un piccolo sorriso storto.

"Ti dirò, ieri sera ero sul punto di dartelo ma poi ho pensato che non ne valesse la pena!"

"Avrei voluto avvisarti, ma lui me l'ha impedito … Alined è un terribile testardo."

"A chi lo dici!"

 

Merlin alzò il tono della voce, inalberandosi.

"E non è giusto! Non mi piace affatto che tu venga qui a dire -la mia dama!- E gli altri non mi hanno dato tregua. Pensa che Gwen è stata la piú discreta e ci ha definito 'innamorati'!"

Arthur si mise a ridere: "A me ha detto che eravamo…deliziosi!" poi domandò secco: "Ti piace Gwen?"

Merlin rimase sinceramente stupito e confuso.

"Ma cosa ti viene in mente? No, non mi piace… anche se non mi dispiace. Certamente il bacio avrei preferito darlo a lei!"

Arthur fece una faccia offesa. "E io che credevo di piacerti, visto la passione che ci hai messo!"

"Ma quale passione! Era un bacio a stampo. Ho dovuto premere un po' solo perché il capo voleva che imprimessi sulla tua bocca la forma del cuore che avevo fatto con il trucco sulle mie labbra."

 

"Detta così risulta quasi romantica!"

Merlin allargò le braccia sconfitto.

"Non dire certe cose! Stasera mi darò cosí tanto rossetto che mi basterà sfiorarti per passartelo!"

Arthur aggrottò le sopracciglia.

"Ti rendi conto che è da malati il fatto che voi abbiate pensato a tutta questa sorta di dettagli! Poi che significa 'stasera'?"

"Non l'hai saputo? Stasera ci sarà il bis! E comunque io non volevo baciare te, più di quanto tu non volessi essere baciato da me, credici!"

"Lavati bene i denti, allora!"

"Come osi? Io li lavo sempre."

"Una cosa positiva c'è però…" disse Arthur sorridendo.

"Con il costume ti trovo decisamente più appetibile. Anche se sei un po' troppo formosa per i miei gusti."

Merlin era così sconvolto da non riuscire a ribattere.

"Ti prego però di cambiare le scarpe. Ho le spalle coperte di lividi blu!"









 

*Andare a letto con le galline = andare a dormire molto presto, come fanno appunto le galline.


Ciao, un altro capitolo di passaggio. Mi servono per fare conoscere meglio i personaggi. Nel prossimo invece capiteranno diverse cose…

Un grande abbraccio!

 

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Capitolo 6
*** Too many kisses ***




Too many kisses















 

Nel pomeriggio, Arthur e Merlin si ritrovarono per provare i loro esercizi, soprattutto quello della presa a una sola mano, più e piú volte: come duo ginnico appena formato erano già abbastanza affiatati. 

 

Merlin gli aveva chiesto anche di provare quel nuovo esercizio diventato famoso in quegli anni, in cui Merlin avrebbe dovuto stare in equilibrio con una mano aperta sulla testa di Artù: uno degli esercizi più difficili da eseguire.

Alla prima prova il polso di Merlin non resse e scivolò dalla testa dell'altro che fu lesto ad afferrarlo, prendendolo in braccio.

"Grazie…lasciamo perdere per oggi…" disse Merlin spaventato dal rischio appena corso.

"Come? Niente bacio, stavolta?" sorrise il biondo.

Merlin scese velocemente da lui. “Oh! Perché fai così? Dovrò comunque baciarti durante lo spettacolo, lo sai: mi tocca!” disse Merlin storcendo un po’ le labbra. “Stasera, però…” aggiunse  improvvisamente concentrato “pensavo di farlo in maniera…diversa da ieri…”

Arthur non capiva: “E come? Con la lingua?” scherzò. 

Merlin roteò gli occhi al cielo, seccato. “Ma quanto sei asino? Pensavo di farlo in piedi!”

“Per me cambia poco, ma perché?”

Alined mi ha detto che ieri sera, dopo il bacio, l'impronta di rossetto sulla tua bocca era storta e quindi non ricordava affatto un cuore!”

“Ma ti rendi conto che questa è un’esagerazione! Se vai dietro ad Alined, ti perderai in mille insignificanti particolari: lui non ragiona bene per queste cose. É fissato!” 

“Ha detto che é importante per il significato che vogliamo dare alla storia e cioè il coraggio in amore, che viene ripagato!"

Arthur scoppiò in una risata piena di sarcasmo. Alined e l’amore erano le due cose più lontane tra loro che potesse immaginare. 

Merlin si allontanò scuotendo il capo.

Arthur pensò che si fosse offeso e gli gridò da lontano: "Comunque, puoi fare come vuoi! Io mi adeguo.”


Merlin si recò dietro le quinte per iniziare a prepararsi. Era presto e non c’era ancora nessuno. Gli uomini avevano un’ unica tenda abbastanza grande a disposizione per cambiarsi, con qualche specchio per il viso e uno grande a figura intera. Gwen aveva una tenda molto più piccola, solo per lei. 

Su una panca erano stati disposti ordinatamente molti costumi. La musica si diffondeva fin lì, dal tendone centrale del circo dove l’infaticabile George probabilmente controllava il funzionamento del grammofono.

 

Notò un paio di scarpe simili a quelle di una ballerina, ma senza punta e molto grandi. Erano per lui: c’erano dei nastri rossi cuciti sopra, uguali a quelli della sua parrucca e due lunghi lacci dello stesso colore da intrecciare alle gambe. Accanto a queste vide l’imbottitura del suo costume decisamente “dimagrita”, con un biglietto appoggiato sopra, vergato da una grafia femminile: 

Alined mi ha dato il suo benestare per modificare il tuo costume. Buona fortuna per stasera!

 

“Gwen!” sussurrò Merlin, benedicendola con il pensiero. Si accorse solo allora di non essere solo. 

 

Alined era dietro di lui, vestito e truccato di tutto punto. Merlin però notò un particolare diverso nel suo viso: portava un rossetto di colore acceso a forma di cuore.

“Ecco, Merlin, se ti avvicini, ti faccio vedere quello che cercavo di spiegarti prima: ti mostro come passare la giusta impronta ad Arthur.”

 

Il ragazzo appena nominato, stava per entrare in quel momento ma vedendoli così vicini, si bloccò dietro il telo appena aperto della tenda che fungeva da porta.

 

Alined aveva in mano un mattone che pose davanti ai piedi di Merlin e ci salì su. Stava dicendo: “Tu fai Arthur e io faccio te!

Voi siete uguali per altezza per cui tu devi abbassarti un po’, tirare indietro il bacino e piegare una gamba: devi guardare il suo viso…per non sbagliare…"

Mentre spiegava, Alined metteva in pratica ciò che diceva. "Tira in fuori le labbra in questo modo, ma non di più, devono rimanere morbide…se le arricci troppo il tuo bacio non lascerà il segno corretto. Dovrai essere tu a guidare Arthur…"

 

Nel frattempo Arthur spiava quella scena.

'Dio, non lo bacerà veramente!' pensava sconcertato 'O tutto questo é proprio una scusa per poterlo baciare?'

Sentì montargli dentro un gran nervoso e stava per manifestare la sua presenza per porre fine a quella farsa, quando intercettò l'espressione di Merlin: il ragazzo era veramente interessato a ciò che il vecchio gli stava dicendo. Era del tutto concentrato su quel che faceva l'altro e non sembrava essere a disagio.

'Stupido! Sei solo uno stupido, Merlin!' pensò Arthur amareggiato. 

 

Alined prese le guance del giovane con le mani e al contrario di quel che Merlin credeva, spostò il suo viso in avanti e verso l'alto.

"Il contatto deve essere frontale. L'ostacolo sono i vostri nasi; al massimo puoi fare sfiorare la punta dei vostri nasi. Concentrati su come mi muovo durante il bacio. A questo punto dovrai stare attento, se no potresti vanificare tutto con uno scivolone perché sarai in equilibrio precario così piegato all'indietro."

 

La bocca di Alined era così vicina a quella di Merlin, che Arthur si sentì invadere dalla stessa nausea che lo colpiva ogni volta che rimaneva solo con il vecchio sul suo carro.

 

"Mentre lo baci, conta mentalmente fino a due: u-no, du-e." E Alined baciò Merlin, mentre Arthur respirava velocemente a causa della rabbia che provava, poi entrò rumorosamente, cercando di interrompere quella 'cosa'.

 

Quando Alined si staccò, Merlin si illuminò all'improvviso: "Ho capito! Dovrò rimanere fermo con la bocca spostando il viso in una piccola rotazione per imprimere anche il contorno del cuore! Ma perché bisogna contare fino a due?"

"Si dice che un bacio, per esempio a teatro, non debba durare meno di un secondo per non dare l'idea di un bacio frettoloso, ma è bene che non sia piú lungo di tre secondi, perché potrebbe essere considerato troppo scandaloso. Due mi sembra un buon compromesso."

 

Alined indicò uno specchio a Merlin perché potesse vedere il risultato delle loro fatiche con i suoi stessi occhi. Il ragazzo si specchiò, incantato e sussurrò: "É perfetto!"

 

'Non è possibile! Non mi hanno neanche considerato! Lo stupido e il porco! Son fatti l'uno per l'altro!' Pensò Arthur irato tra sè e sè.

 

Il vecchio se ne andò soddisfatto, senza nemmeno fare capire al biondo di essersi accorto di lui.

 

Arthur era completamente sconvolto dalla reazione, anzi dalla non reazione di Merlin.

"Ma bene! Che bravi! Che bello!" commentò sarcastico.

"Notevole, vero? Hai visto che perfezione?" disse Merlin sfiorando con le dita, il cuore sulla sua bocca e spostando il viso ora da un lato, ora dall'altro per specchiarsi da diverse angolazioni.

"Dico! Ma ti sei rimbecillito del tutto?"

"Che cos'hai?" Merlin lo guardò, notando solo ora il tono aggressivo dell'altro.

"Che cos'ho io? E tu allora? Ti sei fatto baciare da…Alined!" disse con una smorfia disgustata.

"Mi stava solo mostrando come imprimere bene il cuore su di te!"

"Andava bene anche quello storto di ieri sera! La gente applaudiva lo stesso e non gliene importava niente a nessuno che il cuore ci fosse oppure no. Possibile che tu non capisca?"

"Infatti non capisco!"

"Sei proprio un idiota allora! Se non capisci te lo dico io! Il maledetto cuore perfetto era una scusa di Alined, una scusa per baciarti! E tu ci sei cascato come un pollo con tutte le ali!"

 

Merlin aggrottò le sopracciglia e parve riflettere sulle parole di Arthur. "No, io non credo. Era un bacio professionale, non diverso da quello che ho dato a te ieri sera!"

"Sì, davanti a tutti, però, per il pubblico… e non un bacio di nascosto, da soli!"

"No, non di nascosto: avrebbe potuto vederci chiunque…infatti, tu eri qui!"

"E poi…non puoi paragonare il bacio con me e quello con lui: io…sono giovane e si dá il caso che sia anche bello, ma lui è brutto e…vecchio!"

"Non è poi così vecchio …"

"Se ti piace tanto… accomodati!"

"Dio, cosa dici? Tu… sei fuori di senno… per un semplice contatto… non era certo un bacio, quello!"

 

"Ah, no? A casa mia si chiama così! Comunque… peggio per te, se non vuoi capire." 

Arthur scosse la testa poi continuò: "Alined ci sta provando con te! Tu forse questo non lo puoi sapere e non dovrei neppure dirtelo..." Arthur si avvicinò a Merlin e abbassò di molto la voce, guardandolo dritto negli occhi, perché Merlin potesse afferrare meglio il concetto che voleva esprimere.

"Lui ci ha provato con quasi tutti i ragazzi, qui al circo, ma nessuno è mai arrivato a farsi baciare da lui, tranne te. Non sottovalutarlo mai Merlin, specialmente adesso. Io so che in lui c'è qualcosa che non va."

 

All'improvviso Arthur si allontanò dall'altro, senza lasciargli il tempo di rispondere: come si era permesso di dirgli quelle cose? Tecnicamente Arthur non aveva mentito all'altro: era vero che Alined non lo aveva mai baciato. Ma aveva fatto ben altro con lui, purtroppo, solo che non l'avrebbe mai detto a Merlin. Forse sarebbe stato utile per aprire del tutto gli occhi a quel ragazzo ingenuo, ma si vergognava troppo. La sua responsabilitá era pari a quella di Alined. Il vecchio non sembrava mai aver messo in dubbio che Arthur non volesse. E i motivi che  avevano portato il giovane a subire passivamente la cosa, che lo portavano tuttora a non rifiutarla, gli facevano pensare che giorno dopo giorno, inesorabilmente, stava diventando pazzo.

 

"Non sapevo che Alined fosse un… che ad Alined piacessero gli uomini!" disse Merlin sinceramente sorpreso.

 

Arthur era ormai furioso con se stesso. Perché aveva reagito in quel modo esagerato? Cosa gliene importava in fondo? E uscí da lì.

Non riusciva più a sopportare di rimanere ancora in compagnia di Merlin.


Lo spettacolo di quella sera ebbe un grande successo, come quello precedente.

Tuttavia verso la fine ci fu un momento di panico in pista e dietro le quinte che rimescolò le carte in tavola.

 

Ovviamente successe durante il momento della scena madre, quello in cui la buffa ragazza si avvicinava al bel fusto per rubargli un bacio.

Merlin guardava Arthur con gli occhi sbarrati: non ricordava più nulla delle mille indicazioni dategli dal capo poche ore prima. Era bloccato.

Prese il volto di Arthur con le mani, si abbassò, si rialzò, sporse la testa prima in avanti poi all'indietro. Sembrava quasi facesse ginnastica! 

 

I secondi passavano e Arthur si accorse che Merlin aveva il volto bagnato di sudore e sentiva le mani dell'altro ancora sul suo viso tremare forte.

Anche lui ebbe un sussulto interno. La scena non funzionava: cosa aspettava quell'idiota a baciarlo? Non poteva farlo lui. Non avrebbe avuto senso. Non in quel momento almeno.

 

Arthur prese le mani di Merlin e le abbassò poi parlò ad alta voce rivolgendosi al pubblico: "Che cosa state facendo, signorina?" 

Dal pubblico si alzò qualche risata. Poi Arthur sparí in fretta dietro le quinte e la ragazza cominciò a piangere a dirotto. Merlin avrebbe potuto benissimo piangere sul serio.

Subito dopo ecco entrare i tre atleti per l'ultima esibizione. Per fortuna Merlin sembrava essersi rimesso un po' e la colonna umana a tre uomini e mezzo raccolse grandi consensi.

 

Quando si giunse ai salu, Merlin pensò che forse il finale della sera precedente non avrebbe avuto alcun  senso, ma ormai…

 

Toccava a Merlin uscire ma Arthur lo precedette, lasciandolo confuso ancora una volta. Non riusciva a capire le intenzioni dell'altro. Con un po' di angoscia, alzó la mano per salutare gli spettatori, ma quando fece per uscire, Arthur a sorpresa ricomparve. Prese Merlin per mano tirandoselo dietro fino al centro della pista, mentre il pubblico rumoreggiava incuriosito.

Con una mano l'atleta biondo poco vestito strinse la vita della miss e con l'altra le avvolse la schiena. Nel giro di pochi istanti si chinò su di lei, facendole inarcare le reni, mettendo una gamba sotto di lei come ulteriore sostegno e la baciò. Il pubblico scrosciò in applausi e urla divertite.

 

Merlin riuscì a pensare ben poco. Capiva solo che non gli era mai capitato prima di venire baciato così in quel modo davvero passionale e romantico…d'altronde era un uomo!

'Che sensazione! Una sensazione di… caduta!' 

Fu in quel momento che un'idea gli balenò in testa.

 

Quando Arthur si staccò, sentí Merlin a peso morto tra le sue braccia. Per una frazione di secondo gli venne da pensare: 'Sta a vedere che è svenuto veramente!'

Ma poi capì e stette al gioco: lo scrollò prima leggermente poi piú forte, fino a far dondolare le braccia e la testa dell'altro in modo buffo, quasi fosse una bambola o un burattino. La gente rideva sempre più forte. Con una certa fatica, reale, Arthur prese in braccio Merlin, portandolo via dalla pista. 

Poco prima di sparire alla vista del pubblico, la ragazza svenuta si rianimò, agitò la mano verso gli spettatori con un urlo di gioia e svenne nuovamente, in modo plateale, in braccio al suo eroe.

 

Seguirono talmente tanti applausi che gli artisti del circo furono acclamati a più riprese. Quando Arthur e Merlin uscirono il volume aumentò.

Il più giovane fu turbato da un fatto di per sé non così significativo. Durante gli inchini e i ringraziamenti, Arthur con molta naturalezza gli prese la mano e se la portò alle labbra. Probabilmente stavano ancora recitando, ma Merlin sinceramente non se lo aspettava!

 

Non si erano ancora spenti gli echi degli applausi che Merlin andò in cerca di Gwen che lo fece entrare nella sua tenda.

"Perché hai quella faccia?" chiese la ragazza perplessa.

"Mi hai visto, no? Sono stato un disastro…non credo di essere fatto per il circo!"

"Ma che sciocchezze! Un'amnesia durante lo spettacolo capita a tutti prima o poi…stai tranquillo…la scena è risultata stupenda, forse anche meglio di quella di ieri.

Se non avessi visto l'espressione terrea di Alined, non me ne sarei nemmeno accorta. Avrei pensato che fosse stato tutto prestabilito. Te lo assicuro!"

"Dio…Alined! Se non me vado io, sarà lui a mandarmi via, lo so! Dopo tutto quello che mi aveva insegnato…"

"Di cosa parli?"

Merlin si irrigidí: non voleva parlare a Gwen di quel bacio del pomeriggio. Non voleva che ci fossero altri fraintendimenti, come era successo con Arthur.

 

"Ti dirò poi…non sono venuto qui solo per lamentarmi, bensì per ringraziarti… di tutto!" 

"Mi ha fatto piacere… lasciami dire che il bacio è stato grandioso. Mi avete fatto venire la pelle d'oca!"

 

"Merito di Arthur! È stato molto bravo. Se non fosse stato per lui … dovrebbe essere lui a scrivere le sceneggiature per le scene dei pagliacci al posto mio!"

"Non dire così! Era dovere di Arthur in quel momento fare qualcosa. È il tuo compagno sulla scena. Ammetto che è stato davvero in gamba, ma vogliamo parlare della trovata dello svenimento? Quella è stata opera tua!"

 

"Sei molto cara...davvero, non so cosa dirti, se non grazie! Le scarpe sono perfette"

La ragazza lo abbracciò di slancio. "Sulla scena ora sei alto come Arthur...con gli stivaletti lo superavi...e le spalle di Arthur sono al sicuro. Hai notato che con i lacci intrecciati, i peli si vedono di meno?"

"Hai proprio pensato a tutto! E con le nuove 'forme' mi sento più leggero e piú agile."

"E fattelo dire, sei anche molto più 'carina'!"

 

Merlin dava le spalle alla tenda che lui stesso entrando aveva lasciato semiaperta. Fu così che con la coda dell'occhio, Gwen intravide Arthur fermarsi sulla soglia per poter entrare.

Gwen aveva ancora le mani sulle spalle di Merlin. Con un gesto la ragazza sfilò lentamente la parrucca a Merlin e senza alcun preavviso, lo baciò sulla bocca: un bacio lungo e casto.

Quando Gwen riaprí gli occhi, Arthur non c'era più.

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Capitolo 7
*** Tra bugie e verità ***




 

Tra bugie e verità












 

"Cuore chiama cuore" sussurrò Gwen con un piccolo sorriso, dopo essersi staccata dalle labbra di Merlin.

Merlin era confuso. Forse la ragazza alludeva al fatto che anche il suo rossetto di scena ricordava la forma di un cuore, proprio come quello di Merlin.

 

"Già!" mormorò il ragazzo stupito da quel gesto inaspettato della ragazza.

 

Piacevolmente stupito, ora che ci rifletteva.

 

"Gwen, io… ecco… "

 

"Lo so, non dirlo. Io sono dolce e carina, ma tu mi vedi più come una sorella … quando mai qualcuno non mi vede come una sorella?"

 

"No…non è così. Io volevo solo chiederti… lo vuoi un bacio vero, Gwen?" disse Merlin deciso, fissandola negli occhi. Gwen spalancò i suoi, gli sorrise e lo abbracciò, poi gli prese il viso tra le mani.

 

"Ti ringrazio Merlin. É una delle cose più romantiche che qualcuno mi abbia mai detto. Da cosí tanto tempo ormai! Mi fai venire voglia di pensarci seriamente. Ma non sarebbe giusto! Ti prego di perdonarmi!"

 

Gwen arretrò di un passo e il suo volto si fece triste.

 

"Io ti ho usato! Vedi … prima c'era Arthur qui fuori e non ho resistito alla tentazione che ci vedesse mentre ci baciavamo."

 

Merlin provò un moto di delusione, una piccola ma fastidiosa sensazione di bruciore all'entrata dello stomaco.

Subito dopo però subentrò un forte imbarazzo per essersi esposto in quel modo con lei e il ragazzo indietreggiò di qualche passo, abbassando gli occhi, umiliato.

 

Gwen si sentí quasi male nel vederlo così:

"Sono stata una stupida! Egoista e infantile. Ho pensato solo a me!"

 

Gli occhi della ragazza si inumidirono e alcune lacrime le rigarono il volto.

 

"Non importa, Gwen. È già passata. Sto bene, sul serio! Ma perché Arthur avrebbe dovuto vedere che ci baciavamo? Lui … ti piace?"

 

"Oh, Merlin, credevo lo sapessi… lo sanno tutti… anche Arthur.

Lui non mi piace solamente. É … che mi sono fissata con lui. Non mi era mai successo prima di perdere la testa per qualcuno in questo modo!"

 

Merlin si prese un attimo per ragionare. In effetti c'erano state tutte le premesse e comprese che avrebbe dovuto accorgersene da sé, dal modo in cui Gwen stava sempre vicino ad Arthur, da come gli parlava, da come lo guardava. 

 

‘Sono stato il solito ingenuo.’  

 

Senza volere, si ritrovò a provare un senso di fastidio, una sorta di lieve gelosia ma stavolta non sembrava per Gwen, quanto per Arthur. E si giustificò con l’idea che gli sarebbe piaciuto diventare suo amico, ma quando c’erano di mezzo le ragazze, di solito tutto diventava più difficile.

 

"Scusa ma … se lo sa anche Arthur, perché non state insieme?”

 

“La cosa in realtà é molto più complicata di quello che può sembrare da fuori. Lui mi vuole molto bene e so anche di piacergli: me l’ha fatto capire più volte!”

 

“Non lo biasimo, tu sei una ragazza incantevole!”

 

“Solo che non credo sia innamorato di me. E … c'è un'altra cosa che lo riguarda. Una questione molto seria e delicata, diciamo una specie di segreto, una brutta storia comunque, che credo ormai tutti conoscano, ma non ne ho la certezza perché tra noi del circo non se ne parla.”

 

“Beh, tutti abbiamo qualche segreto…qualche scheletro nell’armadio…”

 

“Stai parlando di te, Merlin?”

 

“N-no. Io dicevo in generale” rispose il ragazzo dandosi mentalmente del cretino.

 

“Ti dirò solo che c’è di mezzo un’altra persona, ma non chiedermi di più… forse con il tempo lo capirai da solo.”

 

“Stai dicendo che Arthur ha un altro amore?” domandò Merlin stupito e deluso al tempo stesso.

 

“Potrei chiamarlo in molti modi, ma non lo definirei mai ‘amore’! Sarebbe più giusto chiamarla ‘ossessione’ … ma forse non é nemmeno quello … non lo so! Potrebbero esserci conseguenze a dir poco spiacevoli, se qualcuno tentasse di immischiarsi. Se uno decide di vivere qui, in questo circo, deve fingere che vada tutto bene, persino con se stesso, altrimenti é meglio che se ne vada via.”

 

Gwen aveva gli lucidi e un’espressione sofferente.

 

“Accidenti, mi dispiace, per te e per lui! Anche se non credo di avere capito granché.”

Merlin rimase in silenzio poi arrischiò: “Pensandoci bene, Gwen … ti chiedo scusa ma, non è che questa tua fissazione per Arthur abbia a che fare con il tuo volerlo salvare a tutti i costi da questa brutta situazione? Tu hai un grande cuore e la tua preoccupazione maggiore sembra quella di far stare bene le persone a cui tieni!”

 

La ragazza sbatté le palpebre più volte. Le parole del giovane l’avevano sinceramente sorpresa: non aveva mai considerato la cosa sotto questo punto di vista.

 

Merlin le sorrise. “E pensare che con te non mi sono fatto avanti a causa di Gwaine. Si vede che lui ha una cotta bruciante per te! Non capisco perché tu dica che tutti ti vedano solo come una sorella: a me sembrano tutti pendere dalle tue labbra.”

 

“Oh, Gwaine! Tu non lo conosci. Lui ci prova con ogni gonna che gli passa davanti, e ha anche un discreto successo, ma qui ci sono solo io, per cui … non mi stupirei se cominciasse a corteggiare anche te, quando ti travesti da ragazza!”

 

“Gwaine é molto bello, s’intende, ma non è esattamente il mio genere" scherzò Merlin.

La ragazza scoppiò a ridere.

"Ma si può sapere dove Gwaine trova tutte queste donne? E anche Arthur,  come fa a mantenere una relazione, se siete sempre in viaggio?"

 

Gwen abbassò gli occhi turbata, ma subito si riscosse e rispose sorridendo: “Prima o poi saresti venuto a saperlo lo stesso. Non è ancora capitato da quando sei arrivato ma voi uomini avete un paio di sere libere al mese, a volte anche di più. Dipende da Alined, se è in buona oppure no."

 

Come al solito Merlin non ne sapeva nulla. "Sere libere per fare cosa?"

 

"Per andare dove si vuole, per bere, giocare o andare a donne!"

 

Il ragazzo tacque dallo stupore.

 

"So per certo che Gwaine, ogni volta che esce, si allontana dagli altri in dolce compagnia!" ammiccò Gwen.

 

"E tu non puoi uscire?"

 

"Io posso, ma non mi va. Qualche volta sono uscita con loro in passato, ma sento che la mia presenza li limita dal fare ciò che vogliono, come parlare di donne, dire parolacce, fare i rutti… quelle cose da uomini insomma! E la gente mi guarda male se non riesce a capire con chi potrei essere sposata del gruppo…"

 

"Ce n'è di imbecilli a questo mondo!"

 

"E per concludere su Gwaine, quel che cerca lui da me, è lo stesso tipo di divertimento che ottiene con le altre…"

 

"Pensi sia un tipo superficiale in amore?"

 

"Superficiale in amore e fissato con le donne! Se cosí non fosse stato, avrei potuto facilmente innamorarmi di lui: è un bel tipo!"

 

Merlin s'inchinò e fece per allontanarsi ma all'ultimo si girò verso di lei con un sorriso: "Comunque se quando c'è in giro Arthur, tu vuoi baciarmi ancora, sentiti pure libera di farlo!" E le fece l'occhiolino.

 

La ragazza rise mentre le guance le si colorivano, poi aggiunse con un'espressione malinconica: "Sei adorabile Merlin! La ragazza che ti ruberà il cuore è molto fortunata e giá la invidio! Mi chiedo perché non ti abbia conosciuto prima di Arthur!"



 

Durante la cena, Merlin pensò solo a mangiare il più velocemente possibile. Voleva alzarsi al più presto da quella tavola.

Era a disagio con Gwen per quel bacio, anche se non ce l'aveva con lei. Non più di tanto, almeno.

Era a disagio con Alined. Tutto il suo insegnamento buttato alle ortiche! Pensandoci meglio però, il vecchio avrebbe potuto evitare di baciarlo sul serio, utilizzando un manichino o una bambola per mostrargli cosa avrebbe dovuto fare.

Anche con Arthur era a disagio. Gliene aveva dette di tutti i colori quel pomeriggio, per colpa di Alined ed era stato a causa sua se Gwen l'aveva baciato, illudendolo per un attimo.

Certamente non poteva dimenticare quanto aveva fatto per lui sulla pista del circo, risolvendo brillantemente la situazione causata dal suo attacco di panico. Era stato meraviglioso! E gli era intimamente riconoscente. Poteva senz'altro perdonarlo!



 

"Sono stato davvero orgoglioso di voi oggi!" cominciò il direttore del circo. Ormai era tardi per potersi allontanare, pensò Merlin preoccupato. 

"La tua classe Gwen è impareggiabile. Il nuovo numero con i cani è delizioso. E lavorando assiduamente hai reso le scarpe e il costume di Merlin molto più comodi e decisamente più femminili.

Percival complimenti: durante l'esercizio della colonna ho visto che sorridevi, nonostante lo sforzo sovrumano che hai dovuto sopportare e che solo tu sai quanto sia grande! Complimenti a tutti!

Ho però capito di essermi sbagliato. Ti ho chiesto troppo oggi, Merlin. Ho preteso che tu ricordassi ogni più piccolo particolare, cosa che ti ha mandato in confusione: mea culpa! Ho dato per scontato la cosa più importante e cioè la capacità di improvvisazione a cui do cosí tanta importanza e che forse fa a pugni con tutto quello che ti ho chiesto di memorizzare nel pomeriggio.

Sono sicuro che se ti avessi lasciato libero di fare come volevi, sarebbe andata come ieri sera. Mi assumo tutta la responsabilità dell'accaduto. Fortunatamente non tutti i mali vengono per nuocere e devo delle scuse anche a te, Arthur. Ammetto che come attore ti ho sempre sottovalutato. Solo ieri sera mi sono accorto delle tue potenzialità in questo senso e stasera me le hai confermate, superando tutte le mie aspettative. Hai avuto doti di fine improvvisatore, salvando la situazione, pareggiando o anche superando l'interpretazione di ieri sera e dando a Merlin la possibilitá di riscattarsi. Vi do dunque carta bianca. Non mi intrometterò più nelle scene che riguardano voi due soli. A meno che non siate voi a richiederlo espressamente. Farei comunque una breve votazione per aiutarvi a capire. Chi ha preferito la loro scenetta di ieri sera?"

 

Alined alzò la mano seguito da George e Gwaine. Merlin era indeciso e non fece nulla.

 

"Cinque voti a favore per l'interpretazione di stasera contro i tre di quella di ieri. Ora sapete in quale direzione lavorare ma la scelta rimane vostra. Buon lavoro!"

 

Il capo si alzò e se ne andò.

Quel lungo discorso aveva lasciato l'amaro in bocca a Merlin. Alined ci sapeva fare, a parlare. Non aveva fatto altro che scusarsi, prendersi la colpa e fare dei complimenti eppure Merlin si sentiva …una merda! La sua idea di non essere all'altezza del mondo circense, prese sempre maggior consapevolezza nella sua mente.

 

Si alzò per potersi allontanare e fece un giro nei dintorni per schiarirsi le idee. Infine rimase fino a tardi nei pressi del lago.

Quando tornó all'accampamento si accorse che tutti dormivano all'aperto: faceva troppo caldo per restare sui carri. Merlin salì sul suo carro per recuperare la coperta su cui distendersi. Appena si sdraió a terra, vide Arthur alzarsi a sedere dal suo giaciglio e mostrargli un paio di sigari con il sorriso sulle labbra. 

 

Arthur prese un rametto dal fuoco con cui accendere i sigari. Poco dopo erano seduti contro il tronco di un grande albero a fumare.

 

"Chi te li dati?"

 

"Alined prima ce ne ha portati uno a testa, ma tu non c'eri e ho preso il tuo per te. Ti ho anche aspettato per fumare insieme…"

 

"Ti ringrazio ... anche Gwen fuma il sigaro?"

 

"Vuoi scherzare? Per lei Alined prende piccole boccette di profumo, alla viola, alla lavanda… lei le adora!"

 

"Per essere un cattivo, Alined è abbastanza generoso."

 

Arthur si adombró: "Così può sembrare, ma so che non devi mai fidarti delle sue parole… né quando è gentile né quando ti mangia la faccia!"

 

"Non l'ho ancora visto mangiare la faccia a qualcuno!"

 

"Io quasi lo preferisco. Almeno è più sincero di quando sembra ricoprirti di ghirlande ma sotto sotto ti vuole morto."

 

"Come con me, stasera."

 

"Più o meno."

"Non stai esagerando? Perché ce l'hai tanto con lui?"

 

"Perché è infido e vigliacco e … basta cosí!"

 

"Comunque avevi ragione: non avrei dovuto farmi baciare da lui, sia che il suo intento fosse puro, sia che non lo fosse."

 

"Intento puro? Fammi un favore e vedi di svegliarti, ragazzo!" disse Arthur alzando la voce.

 

"Ehi, ti sto dicendo che ho capito!" ribatté Merlin con durezza. "Farò in modo che non si avvicini piú a me. Sono stato ingenuo, lo riconosco: è il mio difetto piú grande, quello di pensare bene di tutti quelli che conosco, almeno inizialmente."

 

Arthur spense il suo sigaro nella terra e rilassò le braccia poggiandole sulle ginocchia. "Oggi era la tua giornata dei baci!"

 

Merlin fece mente locale: Alined, Arthur, Gwen.

"Già" rispose a disagio "E guarda caso, tu eri presente a tutti e tre!"

 

"Gwen ti ha detto che vi ho visti?"

"Sì, mi ha detto che eri fuori dalla tenda in quel momento.

"Ti chiedo scusa, ma non ti facevo così casanova! Hai l'aria di essere un bravo ragazzo…"

 

"Lo sono, infatti. Credo. Solo che qui siete tutti così frustrati che appena arriva uno nuovo, gli saltate tutti addosso." disse Merlin con fare vivace ed Arthur si mise a ridere.

 

"Sì, credo sia così! Ma non io!"

 

"Mah …non lo so. Dopo dieci giorni non posso ancora dire di conoscerti. Per me sei un enigma, Arthur!" fece Merlin con fare malizioso.

 

"Senti chi parla! Non mi hai mai raccontato niente di te o della tua vita fino ad ora! Per quanto ne so potresti avere fatto il prete o il criminale." lo punzecchiò Arthur

 

"Non offenderti ma non credo di poterti considerare un amico, non in maniera tale da rivelarti i miei segreti!"

 

"Segreti, dici? Vuoi farmi incuriosire? É vero che non sono ancora tuo amico, ma a me non dispiacerebbe provare a diventarlo. D'altronde ci siamo già abbracciati e baciati piú volte e non è stato nemmeno così disgustoso come pensavo! Soprattutto dopo che sei diventato ancora più carino nel tuo abito di scena!" rise Arthur.

 

"Quando fai così mi viene voglia di darti una bastonata sulla testa! E mi fai passare la voglia di diventarti amico!"

 

"Dimenticavo! Tasto dolente. Ti va se ricominciamo tutto da capo?"

Merlin lo guardò con espressione diffidente.

Ti farò una domanda e tu dovrai rispondere sinceramente. Poi toccherà a me. Quale dei tre baci hai preferito?"

 

Merlin ci pensò a lungo poi rispose: "Sicuramente il tuo!"

 

"Davvero?" sorrise Arthur "E perché?"

 

"Basta guardare l'esito dei baci, per capire che il tuo era il migliore!"

 

"Ah! Solo per quello dunque… E io che credevo che tu non fossi rimasto indifferente al mio bacio!" scherzò di nuovo Arthur dandogli un piccolo pugno sul braccio.

"Puoi dirmi com'è?"

 

"Che cosa?"

 

"Essere baciati con il casquet!"

 

"Direi che è ... 'caschevole'.

É da lì che mi è venuta l'idea dello svenimento!"

 

"Geniale! Quindi mi fa piacere dirti che anche tu sei caduto nella mia rete!" disse Arthur gongolando.

 

"Quale rete?"

 

"Quella del mio fascino. Chi è più bello del grande Arthur Pendragon?"

 

"Nessuno è più bello del grande Arthur Pendragon, nemmeno tu!"* scherzó a sua volta Merlin.

 

Entrambi si misero a ridere. Poi Merlin tornò serio e lo guardò negli occhi: "A parte gli scherzi, tu non sai quanto ti sono grato per stasera!"

 

"Ed é per ringraziarmi che ti sei baciato con Gwen!" disse Arthur con una punta amara nel tono di voce.

 

Merlin trattenne il respiro: non se l’aspettava, così a freddo! 

Non poteva dire ad Arthur che era stata Gwen a baciarlo per farlo ingelosire. E da come questi si comportava, probabilmente c’era riuscita. Sarebbe stato un colpo poco galante nei confronti della ragazza a cui Merlin doveva già così tanto.

 

“É stata colpa tua!” improvvisò Merlin.

 

Arthur quasi boccheggiò: “Colpa mia?”

 

“Sei tu che mi hai messo in testa l’idea che Gwen mi piaceva e quando l’hai detto mi sono accorto che era vero! Quando prima l’ho vista, non sono riuscito a resistere, ma ho sbagliato!”

 

“Tanto lo so che ti ha baciato lei!”

 

“No. Sono stato io e lei non ha avuto cuore di rifiutare il mio bacio. Ma non mi ama. Credo ami un altro per cui la lascerò stare, anche se ci sono rimasto male!”

 

Arthur rimase confuso e perplesso dalle parole di Merlin. Non era quello che aveva visto lui e non capiva perché l'altro continuasse a mentire. Forse per galanteria verso Gwen. Era molto lodevole da parte sua. Provò quasi un senso di colpa nel vedere il ragazzo così abbacchiato.

Merlin si alzò in piedi: “É molto tardi."

"Aspetta Merlin! Tocca a te adesso farmi una domanda. Non vuoi sapere tutti i miei segreti?" provò Arthur per cercare di risollevare l'altmosfera che lui stesso aveva contribuito a rendere pesante.

"Un'altra volta magari. Grazie ancora per oggi. E grazie per il sigaro!” disse Merlin allontanandosi da Arthur.












 

*Non ricordo dove una frase simile é stata usata, ovviamente con altri nomi. Credo in una serie o in un film. Se a qualcuno viene in mente una scena simile e me lo fa sapere, gliene sarei davvero grata.

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Capitolo 8
*** Una brutta sorpresa ***






 

Una brutta sorpresa











 

Il giorno dopo non ci fu tempo per pensare a tutto quello che era successo il giorno prima.

Dovevano partire e raccattare baracca e burattini per poter recarsi a Bath, non molto distante dal paese in cui si trovavano.

Bath era una località termale, molto famosa in Inghilterra e che sembrava essere tornata prepotentemente di moda subito dopo la fine della guerra.

Sul giornale di Alined c'era scritto che Bath era stata presa d'assalto dai turisti facenti parte dell'aristocrazia e dell'alta e media borghesia inglesi.

 

Tempo due ore e i carri partirono.

Ad Arthur dispiacque quasi. Gli abitanti  del paese erano stati molto calorosi nei confronti dell'Abionstars e le cose per loro erano andate tutto sommato piuttosto bene. Per la prima volta da che ricordasse, si era davvero divertito sulla pista del circo. Anche se i suoi problemi al di fuori della tenda erano rimasti tali o forse, anche a causa di Merlin erano persino aumentati.



 

Alined lamentava di non sentirsi troppo bene e si era scusato di non essere riuscito a dare una mano agli altri nel trasloco: era rimasto sul suo carro per tutta la mattina.

 

Più tardi Gwen avrebbe voluto portargli qualcosa da mangiare, ma Arthur le disse chiaramente che ci avrebbe pensato lui.

Il ragazzo temeva potesse trattarsi di qualcosa di grave e forse di contagioso. Non voleva pensarlo, ma continuava a tornargli in mente la 'spagnola' che tante vite aveva mietuto negli ultimi anni.

Se così fosse stato, avrebbero rischiato tutti quanti la vita. Lui era ‘stato’ con Alined solo due sere prima e avrebbe potuto molto più facilmente contrarre la malattia. 

 

Arthur aveva visto così tanti casi di spagnola, tra i militari, durante la guerra: alcuni dei suoi compagni d'arme si erano ripresi, ma quanti erano stati invece a morire? Un numero impressionante. Nel suo reparto si era ritrovato con i compagni dimezzati nel giro di due settimane. Fu terribile. Una guerra nella guerra! E lui, caso tra i più rari, quella volta era stato graziato dalla terribile influenza e non si era ammalato.

 

Doveva fare in modo di stare anche lui lontano dagli altri e di tenere Alined fuori dalla loro portata.

Mentre rimuginava si portò una mano davanti alla bocca, scioccato: 

'Dio, Merlin è stato baciato proprio ieri da Alined!' 

Era sicuramente a rischio anche lui.

'Gwen! No! Lei ha baciato Merlin giusto ieri sera!'

 

Che disastro!

 

Si disse che ormai quel che era fatto, era fatto!

 

Arthur fece fermare i carri quando ormai mancavano un paio di miglia alla città di Bath, nella radura di un bosco, vicino al fiume.

 

Nelle ultime ore Alined era peggiorato: doveva avere la febbre molto alta e delirava.

Arthur gli era rimasto accanto per occuparsi di lui: lo faceva bere con un cucchiaino e usava pezze imbevute di acqua fredda sulla fronte e sul corpo di Alined, per abbassargli la temperatura. Dovevano farlo vedere ad un medico quanto prima.

 

Arthur scese dal carro, rimanendo a una certa distanza dagli altri e con un pezzo di stoffa davanti alla bocca e al naso e legato dietro la testa. In guerra facevano così.

 

"Non avvicinatevi al carro di Alined e nemmeno a me. State distanti anche tra di voi e indossate dei fazzoletti per coprire naso e bocca. Rimanete dentro ai carri il meno possibile. Dovremo lavare  nel fiume tutte le nostre coperte e i nostri vestiti.

Ognuno si occuperá di lavare solo le proprie cose, hai capito Gwen?"

La ragazza annuì. 

"E poi la cosa più importante: ho bisogno di un volontario che vada a Bath e porti in qua un dottore. Prenderà due cavalli."

"Andrò io!" Si propose Merlin.

"No, tu è meglio che rimanga qui. Ieri sei stato a stretto contatto con Alined e anch'io, altrimenti sarei già partito."

"Vado io!" si propose Lancelot. "Sono già stato a Bath in passato e forse so dove trovare un medico!"

 

"Molto bene, Lancelot e avverti il medico che potrebbe trattarsi di spagnola!"

"Oddio!" gridò Gwen. Tutti gli altri rimasero ammutoliti dalla notizia.

 

Percival sembrava preoccupato: "Vorrei andare con Lancelot!"

"Percival, con tutto il lavoro che abbiamo da fare, se vieni a mancarci proprio tu che sei il più forte, non potremmo mai farcela!" disse Arthur al giovane che suo malgrado mosse la testa in un cenno d'assenso.

 

Lancelot tornó dopo un'ora con il medico: un signore molto elegante, vestito di chiaro, ma con un po' di puzza sotto il naso.

 

Quando ebbe finito, il dottore parlò con Arthur: "L'ho visitato completamente e il vostro padrone non ha la spagnola."

"Mi fa davvero piacere" disse Arthur, che dal sollievo dimenticò di puntualizzare che il vecchio non era il loro padrone. "Perché sta così male, allora?"

 

"Il signor Svenson ha la sifilide" dichiarò sicuro il medico.

 

'Dio mio! No!' pensò Arthur. "Ma come può essersela presa?"

 

"Se il signor Svenson non è sposato, c'è un solo modo in cui può averla presa: da altre donne, specialmente da donne di un certo tipo."

 

'Com'è possibile? Alined non frequenta donne, ma solo… me!" si disse Arthur sempre più preoccupato e confuso 'ed io da più di un anno ormai ho rapporti solo con lui.'

"Ci vogliono delle medicine per curarlo?"

"Certamente! Parecchie anche!"

"Quanto tempo ci vorrà perché guarisca?"

"Se segue con cura le mie istruzioni ci vorrá un mese, per stare tranquilli. Ma in questo lasso di tempo non deve avere rapporti sessuali di alcun genere. Diteglielo, mi raccomando! Se mi fate riaccompagnare consegnerò le medicine con le istruzioni al vostro uomo."

"Quindi questa non serve?" chiese indicando al medico la benda sul suo viso.

"No, non per la malattia che ha il signor Svenson. Vi farò avere anche un lasciapassare per la cittá, cosí potrete subito entrare a Bath con il vostro circo. Sarà un piacere venirvi a vedere!"

 

Il dottore non era poi così snob come Arthur aveva pensato in un primo momento, e finalmente gli pose la domanda che lo assillava già da un po'. "Un'ultima cosa, dottore… con un bacio si può trasmettere la sifilide?"

"Tecnicamente è possibile! Se entrambi hanno ferite in bocca, anche molto piccole e si ha un contatto tra sangue dell'uno e ferita aperta dell'altro, il contagio può avvenire, ma nella pratica non mi è mai successo che la malattia si sia propagata solamente in questo modo."



 

Arthur aveva richiamato tutti quanti per metterli al corrente della situazione di Alined, stavolta senza omettere nulla. I ragazzi sospirarono di sollievo, dopo quelle ore di tensione. 

 

Dopo il discorso, Arthur chiamò Merlin e Gwen. Chiese ad entrambi se avessero ferite in bocca, bollicine, bruciori, taglietti o se soffrivano di gengive sanguinanti. Alla risposta negativa dei ragazzi, avrebbe voluto controllare la veridicità delle loro affermazioni ispezionando loro la bocca, ma non era il caso, tanto piú che il solo ad avere la quasi certezza di aver contratto la sifilide da Alined era proprio lui.

 

Gli altri si avvicinarono curiosi e si chiesero il perché di quelle domande poste a Gwen e a Merlin e invece non a loro.

 

Sembravano un po' tutti sul piede di guerra.

 

"Il dottore mi ha detto che in rarissimi casi la sifilide può trasmettersi con un contatto di ferite aperte ad esempio in bocca" spiegò loro Arthur. 

 

Merlin sbiancò e cercò di distrarre Arthur che si stava aggirando su un sentiero pericoloso per lui.

"Allora non c'è problema …" sorrise Merlin, ansioso.

 

"Perché Merlin? Chi hai baciato?" chiese Gwaine.

 

"Lui non ha baciato nessuno, è stato Alined che l'ha baciato" cercò di spiegare Arthur, credendo di andare in aiuto a Merlin, che in quel momento l' avrebbe volentieri zittito con un pugno nello stomaco.

 

"Davvero?" domandò Percival con un'espressione triste, ma tutt'altro che stupita.

 

"Che schifo!" affermò con una smorfia disgustata Gwaine.

 

Gwen saltò su, preoccupata. "No, Merlin, dimmi che non è vero!"

 

Merlin non ebbe la forza di dire nulla. Cos'aveva Arthur al posto del cervello? Fave? Pensassero un po' quello che gli pareva!

 

George replicò: "Scusa Gwen, ma tu cosa c'entri in questo?"

 

"Io...ecco... io, ieri l'ho baciato…"

 

"Hai baciato Alined?" quasi urlò Lancelot, sorprendendo gli altri, perché lui era l'uomo più imperturbabile che conoscessero.

 

"No. Che dici! Ho baciato Merlin!"

 

"Ah, magnifico!" gridò Gwaine.

 

"Sono stato io che l'ho baciata!" replicò Merlin.

 

"Grazie, Merlin, ma ho fatto tutto da sola, lo sai!"

 

Arthur inarcò le sopracciglia e guardò Merlin come per dirgli: 'Visto? lo sapevo!'

 

"Interessante" disse Gwaine con un sorriso tirato. "E perché l'hai baciato? Ti piace ‘anche’ Merlin adesso?"

 

"Sono fatti miei!" sbottò irata la ragazza.

 

"È stato un bacio reciproco" intervenne Merlin in sua difesa "un bacio puro e onesto, scaturito da momento di grande affetto e tenerezza da parte sua. Un bacio di gratitudine e di umana consolazione da parte mia, anche se non negherò che lei mi piace. Ma quel bacio non aveva a che fare con questo. Tra l'altro lei si è tirata subito indietro. Non mi fa piacere, ma rispetto la sua volontà."

 

Senza dir nulla, tutti si allontanarono. Gwaine scoccò un'occhiata offesa a Merlin e se ne andò.

 

"Grazie, Merlin" sorrise Gwen con dolcezza "e tante grazie anche a te!" sibilò velenosa la ragazza rivolta ad Arthur e se ne andò via tutta impettita.

 

Merlin si guardava le scarpe, tenendo le mani sui fianchi poi scosse la testa e per un istante fissò l'altro negli occhi con sguardo sprezzante.

 

'Quello è proprio odio!' pensò Arthur turbato.

Non credeva che Merlin fosse capace di provare sentimenti così feroci per qualcuno. A quanto pareva si sbagliava. 

 

Merlin sembrava voler dire qualcosa, poi anche lui girò le spalle e andò via, come se non valesse la pena sprecare altro fiato con lui.


Come facevano a non capire, lui e Gwen, che era stato un caso di forza maggiore, una vera e propria emergenza, in cui gli interessi dei singoli venivano sacrificati in virtù della sicurezza collettiva? Questo pensava Arthur, avvilito.


 

 

Quella sera, dopo che Arthur gli ebbe somministrato le medicine, Alined riprese lentamente conoscenza. La febbre era scesa di parecchio. Lamentava ancora qualche dolore, ma riuscì anche a mangiare qualcosa.

 

Dopo cena, Arthur gli disse tutto quello che il medico aveva detto, compresa l'astensione per un mese dai rapporti intimi.

Il ragazzo si sentiva quasi euforico: sperava che Alined non l'avrebbe più fatto chiamare, neppure dopo, una volta finito il mese di pace.

 

"Avvicinati, ragazzo, per favore… ancora un po'!"

Arthur si accucciò vicino a lui e Alined cercò la sua mano, che il giovane gli concesse con un certo timore.

"Sei stato accanto a me tutto il giorno, oggi?"

"Sì, ma…"

"So che l'hai fatto per proteggere gli altri, ma io ti sono grato lo stesso."

"Non ci pensi, adesso…"

"So che per te sono una sorta di mostro, ma ho bisogno di te! Fatti abbracciare, Arthur, una volta soltanto! Non ti chiederò di più: non posso, lo sai, e non ne sarei in grado."

 

Alined abbracciò la testa di Arthur, che lo lasciò fare, appoggiando il capo contro il petto del vecchio.

Gli sembrava così strano! Non disgustoso o spiacevole, solo ... strano!

Con le braccia e le mani Alined cinse la testa di Arthur in modo cosí avvolgente che il ragazzo rimase senza vedere e sentire nulla per qualche istante.

Arthur si accorse del respiro affannato di Alined e udì un parlare ovattato provenire dal petto del vecchio, ma non riuscì a capire neanche una parola.

Poi Alined lo lasciò andare: "So che sei preoccupato per te! Vai da quel medico e fatti controllare, anche se io sono sicuro che tu non sia malato."

"Sí, ci andrò. Ci avevo già pensato… ma voi ... avete preso la sifilide da una donna?"

"No, Arthur, non sono mai stato con una donna in vita mia! Tu, più di tutti gli altri, dovresti saperlo, no?"

"Avete capito cosa voglio dire e vorrei una risposta."

"É ovvio che l'avrò presa da un uomo!"

"Ma…quando? Voi non vi allontanate mai dai carri."

"Sbagliato! Quelle stesse sere in cui voi uscivate, anch’io uscivo per conto mio e andavo… da altre parti."

"E…riuscivate a trovare degli uomini disponibili?"

"Nessun ragazzo da circuire, se è quello che intendi. Diciamo chiaramente che io non piaccio, né agli uomini, né alle donne, ma se sei disposto a pagare, trovi tutto quello che vuoi!"

 

Ed ecco che Arthur fu invaso da una grande rabbia, senza nemmeno sapere bene perché, ma riuscì a controllarsi.

"Se non avete più bisogno di me, io andrei a dormire."

"Vai pure…e non odiarmi di più di quello che fai già!"



 

Era sconvolto: non riusciva a crederci! Alined frequentava dei prostituti? Allora che senso poteva mai avere quella loro relazione?

Arthur era convinto di rappresentare per il vecchio nient'altro che un mero sfogo sessuale, ma se poteva avere altre valvole di sfogo simili, ogni volta che voleva… allora non ci capiva più niente.

'Non ho nemmeno l'esclusiva!' sorrise amaro tra sé.

 

Salì sul carro: aveva piovuto anche quel giorno e non si poteva dormire all'aperto. Cercò il suo giaciglio al buio, ma inciampò nei piedi di Merlin e cadde sbattendo un ginocchio sul legno. "Maledizione, Merlin! Tu e i tuoi piedoni del cavolo!"

"Ma tu guarda che pretese! Io sono nel mio posto…ti sei fatto male?"

"Torna a dormire, Emrys!" grugnì Arthur.

"Cafone!"

"Ehi" si lamentò George "domani si lavora e vorrei dormire!"

"Asino!" sussurrò pianissimo Merlin.

"Ti ho sentito, idiota!" mormorò a sua volta Arthur.

"Basta!" fece di nuovo George. "Due bambini…" soffiò, con voce impastata di sonno, mentre si stava già riaddormentando.



 

Il mattino dopo fu intensissimo. Fecero il giro di Bath per pubblicizzare la presenza del circo.

Lancelot e Merlin si alternarono per sostituire il direttore, parlando ora al megafono, ora regalando biglietti ai bimbi.

 

Poi dovettero scaricare i carri e montare il tendone.

Tra l'altro Arthur era sparito per più di un'ora. Quando tornò era cosí felice, che nessuno ebbe il coraggio di riprenderlo. Era andato da quel medico e no, non aveva la sifilide! Strano! Incredibile!

Incrociò Gwen e sollevandola per la vita la fece girare piú volte in aria. La ragazza si schermì, provò a combattere: non le era ancora passato il colpo basso di Arthur ai suoi danni. Ma non riuscì a non ridere. Poi inscenò una finta lotta a suon di pugni con il busto di Percival che si mise a ridere. Infine semplicemente abbracciò Merlin con trasporto. Il moro ricambiò leggermente poi lo rimproverò: "Ah, sì? Adesso mi abbracci, mentre di notte, prima mi cadi addosso e poi mi insulti…"

"Perdonami... per tutto" disse con un sorriso "sono stato un bifolco! Mi perdoni, eh?" Arthur gli prese la testa tra le mani e gli stampò sulla guancia tanti piccoli e rumorosi baci.

"E va bene, ti perdono, basta che la pianti!" 

Merlin sentì scendere nella pancia una piacevole sensazione di calore.

Arthur sapeva bene come farsi perdonare, accidenti a lui!

 

Nel pomeriggio Gwen si recò come per caso da Arthur e Merlin che si allenavano per i loro esercizi. 

"Ragazzi, ho notato che qui a Bath, c'è una prevalenza di donne. La causa è il rinomato centro di bellezza all'interno delle terme. Per andare incontro ai gusti del pubblico femminile, credo potreste incrementare la parte…romantica della vostra esibizione."

"E come?"

"Due baci sono meglio di uno…" disse Gwen allontanandosi e lasciandoli soli.

"Non sono molto d'accordo…" disse Merlin.

"Nemmeno io, figurati! Ormai bacio te più spesso di quanto facessi con le mie fidanzate!"

"A questo non credo. Quando ci si innamora di una ragazza, i baci non bastano mai…"

"É così che fai quando sei innamorato?" sorrise Arthur.

"Tu no?"

"Ormai è passato tanto tempo che non me lo ricordo più!"

"Sì, certo…" disse il moro facendo una piccola smorfia.

"Non mi credi?"

"Sì, sì … ma decidiamo adesso come fare per stasera…" 

"Forse Gwen ha ragione. Il primo bacio me lo dai tu. Vuoi farlo in braccio o in piedi?" chiese Arthur con aria professionale.

"In braccio e al diavolo il cuore dritto …"

"Bravo, Merlin. Questo è parlare!"

E continuarono a mettersi d'accordo. sui dettagli della loro esibizione.


Lo spettacolo di quel pomeriggio, andò molto bene nonostante la mancanza del direttore si fosse fatta sentire.

Fu Gwen vestita da donna barbuta a stare alla cassa a vendere i biglietti.

Percival sostituiva Alined al megafono, rivelando doti di presentatore provetto. Quando questi si esibiva, erano Lancelot o Gwen a commentare i numeri degli altri.

 

Durante la scena dei pagliacci fu Gwaine a sostituire il direttore, indossando per l'occasione una lunga barba grigia. La sua fu un'interpretazione molto comica e convincente. 

Ci fu un solo problema. 

La ragazza del pubblico scelta da Merlin per dargli appoggio nelle sue decisioni d’amore, invece di dissentire, come Merlin le suggeriva scuotendo forte la testa per poter rifiutare a cuor leggero le proposte di baci di Gwaine, annuiva felice: l'effetto comico c'era lo stesso. Il fascino di Gwaine rimaneva invariato anche se si truccava da vecchio!

 

Quella sera a cena, Alined si fece vedere per un attimo. "Dagli applausi e dalle risate che ho sentito da qui, dovete essere stati straordinari! Siete ormai diventati artisti indipendenti. Vi do la serata libera: ve la siete meritata!"

 

Decisero di uscire tutti insieme, Gwen compresa. Tutti tranne George che si offrí volontario per controllare il capo. Tanto non si sarebbe comunque aggregato agli altri.


Arthur era molto elegante nel suo completo grigio con bombetta dello stesso colore sul capo. Sembrava molto più grande della sua età.

Gwen era vestita semplicemente ma l'effetto su di lei era comunque molto grazioso.

Anche Merlin era elegante con il suo miglior abito di colore blu e un foulard al collo legato sulla nuca, con fantasie turchesi che riprendevano il colore dei suoi occhi.

Gwaine sfoggiava una capigliatura favolosa, particolarmente morbida e lucente.

 

Lancelot e Percival erano vestiti normalmente, come tutti i giorni. Ma il più giovane e il più vecchio del gruppo, non considerando Alined, non sfiguravano affatto. Pur diversissimi tra loro, erano entrambi molto belli. In piú erano anche dei gran bravi ragazzi, pensò Merlin, che provava grande simpatia nei loro riguardi.

Arthur e Gwen sembravano aver fatto pace del tutto. Si guardavano e si sorridevano spesso. Merlin provò un certo divertimento nel pensare che solo due giorni prima, li aveva baciati entrambi.

 

A metà serata, Gwaine si allontanò con una scusa. Non vedendolo tornare, Merlin lo raggiunse, trovandolo seduto sopra un masso vicino all'entrata.

"Sei ancora arrabbiato con me?"

"No. Tu non c'entri!"

"La nostra Gwen miete cuori! E' questo il problema? Beh... tu non sei da meno…"

"Che avrei dovuto fare? Aspettarla per sempre?"

"Dimmi la veritá. Riusciresti ad esserle fedele? E a rinunciare a tutte le altre donne? Lei cerca il grande amore!"

Gwaine chiuse gli occhi: "Non ci riuscirei!"

"Lasciala stare, allora! E torna a fare ciò per cui sei famoso!"

Gwaine sorrise, mise una mano sulla spalla di Merlin e da quel momento sparì per tutta la sera.

 

Percival, Arthur e Gwen tornarono ai carri, mentre Merlin e Lancelot tardarono ancora per poter giocare ancora a carte.

Merlin non avrebbe mai creduto di potersi divertire così tanto, quella sera. Mangiò noccioline e bevve birra per quasi tutto il tempo parlando ininterrottamente di cose futili e frivole

 

Tornando ai carri, Merlin notò che alcuni ragazzi dormivano all'aperto, soprattutto George che russava rumorosamente. 

 

Il ragazzo montò sul carro per prendere la coperta, non prima di aver acceso una lanterna: non voleva finire come Arthur che la sera prima, al buio, aveva combinato un gran caos, svegliando il mondo.

 

Entrò e intravide qualcuno dormire all'interno. Sicuramente Arthur, visto che George era fuori. Prese su la sua coperta, ma qualcosa di anomalo attirò la sua attenzione.

 

Quello era un sedere, un sedere di donna: Gwen!

La ragazza dormiva su un fianco, nuda, con i capelli sciolti sulla schiena ed era mezza abbracciata a qualcuno, qualcuno che poteva essere solo Arthur, ma da lì non si vedeva.

 

Merlin mise una mano davanti alla bocca per evitare di fare rumori involontari, ma voleva accertarsi con i suoi occhi che fosse davvero Arthur.

Si fece avanti di un passo e alzò la lanterna.

 

Eccolo lì! Era proprio lui: completamente nudo, con i capelli spettinati e sudati, con i pettorali scolpiti, con la pelle che sembrava ancora più chiara a paragone di quella della ragazza che lo stava abbracciando e il sesso rilassato, ovviamente!

 

Quella scena, che Merlin avrebbe anche potuto trovare piuttosto eccitante in un'altra situazione, gli fece invece provare solamente una grande nausea. Perché rimaneva lì a guardare quella scena che lo faceva stare male? Scese in fretta dal carro, tremando tanto era scosso. Respirava in fretta, era bianco come un lenzuolo e si sentiva ricoperto di velo du sudore freddo. 'Al diavolo! Facciano quello che gli pare! A me non importa!'










 

Ciao a tutti!

 

Non odiatemi! Anche a me questo finale di capitolo mi dà il voltastomaco. Brutto, brutto! Doloroso e sadico, aggiungo. Sarà dura aggiustare le cose, ma spero di farcela. Se fossi in Merlin, me ne andrei immediatamente. Ma il mio Merlin é un gigione, poco furbo e assai frescone. In pratica non ha ancora capito …

 

Ho tardato un po’ nell’aggiornamento, questa volta, ma in compenso il capitolo é più lungo. A parte il finale, spero non vi sia dispiaciuto.

 

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Capitolo 9
*** Litigare ***


Litigare










 

La mattina seguente, durante la colazione, Arthur parlò agli artisti del circo.

“Ragazzi, ieri sera é andata così bene che oggi si replica!”

“Hai dato da vendere i biglietti del circo al ristorante dove abbiamo cenato?” chiese George.

“Sì, certo! In cambio dei nostri pasti, come di solito fa Alined! Come ristorante é un po’ caro, ma qui a Bath non ci sono locande economiche.”

 

I ragazzi erano certamente stanchi dopo la giornata campale del giorno prima, ma erano anche contenti: forse ci sarebbe stato un po’ di salario extra, quella settimana. E vuoi mettere la soddisfazione personale?

 

Alined era ancora piuttosto debole per andarsene in giro. L’uomo aveva visto giusto, quando in previsione di portare il suo circo a Bath, aveva stabilito di alzare il prezzo del biglietto. Quelle persone se lo potevano permettere e bisognava ammettere che in un posto del genere, il prezzo più alto del biglietto, invogliava i turisti a comprarlo, anziché il contrario.

 

Alla notizia, Merlin non aveva fatto una piega e continuò a mangiare in silenzio. Quando si allontanò da tavola, Arthur lo seguì.

Non appena fu sicuro che nessuno avrebbe potuto vederli o sentirli, lo chiamò: “Merlin, fermati un attimo. Devo parlarti!”

“Più tardi, Arthur, ho da fare adesso. Ho promesso a Gwaine di aiutarlo con i suoi numeri. Sai bene che Alined ha chiesto a me di sostituire Gwen nell’assisterlo.”

“Ti ruberò solo un minuto!”

Merlin sospirò seccato: “Fai presto, d’accordo?” 

 

Non aveva nessuna voglia di ascoltarlo, né tanto meno di guardarlo. Se lo guardava, lo rivedeva come la sera prima: nudo e abbracciato a Gwen. Per colpa sua aveva dormito poco e male. Si sentiva tutto anchilosato ed era ancora molto amareggiato dall’accaduto. Non avrebbe voluto starci male, ma era così e basta.

Avrebbe dovuto imparare a conviverci.

 

Arthur strinse le labbra impacciato: “Ieri sera, sai… credo di aver bevuto troppo e forse sono andato un po’ oltre. Mi capisci?”

“No, sinceramente non capisco.”

“Avrei dovuto trovare il modo di avvertirti. Mi dispiace!”

“Ma di che parli?”

“Del carro.”

“Continuo a non capire, Arthur e mi stai facendo perdere un mucchio di tempo. Arriva al sodo!” disse Merlin freddamente, anche se forse cominciava a capire.

“Gwen … io e Gwen … so che ci hai visti, stanotte!”

“Sì! Vi ho visti … ma come lo sai? Tu … dormivi?”

“Io … non dormivo!”

 

A Merlin prese un mezzo colpo. ‘Mi ha visto mentre li guardavo … mentre lo guardavo! Dio!’

Ma badò bene di non far trapelare nulla dal suo atteggiamento.

“E allora? Sono fatti vostri!”

“Io avrei dovuto portarla da un’altra parte. Non ero molto lucido e non ho pensato che saresti salito sul carro a prendere la coperta. Mi dispiace davvero!”

 

Merlin intravide la possibilità di una piccola vendetta e non se la fece scappare.

“Non preoccuparti! A me non é dispiaciuto poi tanto…”

“Che significa?” fece Arthur contrariato “ti piace guardare le coppiette nell'intimitá?”

“Ehi, Pendragon! Attento a come parli! Di te non m’importa niente, capito? É stata la vista di una bella ragazza nuda e dalle forme generose che, diciamo, mi ha commosso!”

Arthur sbarrò gli occhi, incredulo.

“Che ti prende? Non é da te essere così stronzo in genere. E come ti permetti di parlare così di Gwen? Lei é tua amica! E adesso sta con me!”

“Volevo solo dire che nuda é ancora più bella. Sei un uomo fortunato. Ma se non vuoi che parli così di lei, allora Gwen meriterebbe un uomo che la proteggesse dagli sguardi indiscreti di altri uomini.”

“Un uomo come te, vuoi dire?”

“No!” urlò Merlin. “Uno con la testa sulle spalle, però!”

“Sì, sono d’accordo e non accadrà più. Ma tu perché hai tutto questo astio verso di me. Sei geloso di lei?”

“Guarda che se qui c'è uno geloso, quello sei tu!

Talmente tanto che un solo bacio da parte di un altro alla tua bella, ti ha fatto capire che non volevi perderla.

Ma posso giurarti che quando ci siamo baciati, io non sapevo nulla di lei, di te, di voi..."

“Questo lo so…”

“Come si dice in questi casi? Auguri e figli maschi? (Che sciocchezza!)” disse con finta allegria, andandosene.

“Aspetta, Merlin!”

“Non posso! Gwaine mi aspetta!”






Quella sera, lo spettacolo non andò bene come la sera precedente, almeno agli occhi degli addetti ai lavori, perché il pubblico parve non accorgersene più di tanto.

Il vecchio leone era riuscito a togliersi la parrucca e la gente rideva. Percival non sapeva più che fare.

Lancelot sostituiva Alined come presentatore e rappezzò la cosa parlando al megafono: 

“Ed eccola qui, signore e signori, la nostra grande sorpresa! Ribbon é il leone più vecchio che si sia mai esibito in un circo; pensate che ha la bellezza di ventisette anni*, che corrispondono a più di cento anni per un uomo. Ed é ancora in splendida forma. Notate la leggera peluria che ha sul capo: anche i leoni perdono la criniera proprio come gli uomini perdono i capelli!” E la gente applaudiva, convinta di aver visto un’autentica rarità.

 

Gwen riuscì a stare in piedi sul suo cavallo solo per metà giro della pista e poi si buttò giù, per evitare di cadere, ovviamente sorridendo, come se il suo esercizio fosse finito nel migliore dei modi. 

Lancelot cominciò a sudare e a inventare altre bugie. “Alpaca é uno stallone selvaggio che mai nessuno é riuscito a cavalcare. Solo la splendida Gwen riesce a starci sopra per così tanto tempo! Un grandissimo applauso alla straordinaria, bellissima amazzone Gwen!”

Alpaca era in realtà uno dei cavalli più docili che si fossero mai visti. 

 

Merlin avrebbe dovuto alternare qualche esercizio di giocoleria a quelli di Gwaine, ma fisicamente non era per niente in forma e non se la sentì, avvertendo il compagno, poco prima di entrare in pista. Anche come assistente, Merlin non brillò. Ricordava l’esatto ordine dei numeri di Gwaine, ma non tutte le cose che aveva dovuto imparare in un solo giorno. Non era colpa sua. La cosa non era indubbiamente fattibile.

Le lunghe pause tra un esercizio di Gwaine e l’altro, furono riempite dalla voce di Lancelot che si fece prendere un po’ troppo la mano, oltrepassando decisamente i limiti.

“Guardate adesso, cosa sta preparando per voi il nostro grandissimo Gwaine, famoso in tutta l’Inghilterra per la sua destrezza nella difficilissima arte della giocoleria e considerato, a ragion veduta uno degli uomini più affascinanti e misteriosi del Regno Unito…”

“... l’uomo dal fascino tenebroso e intrigante, e ora mi rivolgo alle gentilissime dame qui presenti. C’è forse qualcuna tra voi che non si trova d’accordo con me? Nessuna, vedo, come immaginavo…”

“... avete modo di ammirare la splendida capigliatura che da sempre lo contraddistingue…”

 

A Merlin veniva da ridere, ma ce ne fu anche per lui.

“Gwaine é assistito per la prima volta da un ragazzo giovanissimo: il delizioso Merlin!”

Ora era Gwaine a ridere sotto i baffi.

“Merlin si é aggiunto solo da poco alla grande famiglia dell’Albionstars, ma si é dimostrato subito pieno di talento e passione in vari campi dell'arte circense. Ha già un ruolo da protagonista in un numero complesso e molto apprezzato. Ma non lo riconoscerete … Divertitevi a indovinare in quale ruolo si esibirà il nostro Merlin! Rimarrete a bocca aperta, signore e signori, e vi assicuro che sarà una sorpresa molto piacevole.”

‘Qualcuno lo fermi!’ supplicò Merlin internamente.

Merlin era arrabbiato con se stesso. Non era stato chiaro su questo punto con i suoi compagni. Solo Alined, Arthur e Gwen erano al corrente che lui voleva nascondere il fatto di essere un uomo agli occhi del pubblico.

Gwaine fu bravissimo, nonostante il forte rossore che gli bruciava il viso, attenuato fortunatamente da un buon strato di cerone.

 

Persino George sbagliò disco e durante un numero particolarmente difficile degli ‘indiani’ mise su una musichetta allegra tipica dei numeri con i pagliacci. Gwen era al megafono e fece finta di nulla.

Per finire ci fu la parte di Arthur e Merlin insieme, l'unico momento, insieme al numero dei pagliacci, che non necessitava di un commento esterno da parte del presentatore, ma solo di qualche musica di sottofondo.





Al primo bacio, la ragazza pagliaccio appoggiò le labbra tra il mento e la bocca del suo amato e solo per un istante, prima di staccarsi, strisciò velocemente il rossetto sulle labbra dell'altro, giusto per dare al pubblico l'illusione di un bacio vero.

Il fusto biondo pensò che la ragazzina avesse semplicemente sbagliato mira. O forse era sull'orlo di un nuovo attacco di panico.

 

Al secondo bacio, quello con il casquet, miss Merlin, come veniva spesso chiamata dai compagni, insaccó la testa talmente indietro, che Mister Muscolo si ritrovò a baciare il naso rosso da pagliaccio dell'altra e si sentì un cretino. La gente però non se ne accorse poiché lei lo aveva abbrancato strettamente per la testa, in modo da nascondere i loro visi.

Con la testa sovraccaricata dal peso della sua amata, ed essendo già chinato in avanti, l’uomo perse l'equilibrio e rovinò addosso alla biondina, cosa che scatenò grasse risate tra il pubblico.

 

Cosa si era messa in testa quell'idiota? Di sabotare il loro numero?

 

Ora c'era un nuovo problema. La bella clown era sdraiata a terra, svenuta, non si sapeva più neanche per cosa: se per l'emozione di un bacio fiammante del suo amore o a causa del colpo subito quando il suo amore gli era collassato addosso. L'eroe provò ripetutamente a prenderla in braccio, ma non riusciva. Accidenti a lei! La ragazza non lo stava aiutando per niente, così spalmata  a terra, a peso morto. Avrebbe potuto sollevare un po' le ginocchia e la testa.

A ogni nuovo tentativo fallito, la gente moriva dalle risate.

Sfinito, ma non sconfitto, si drizzò in piedi e mise le mani sui fianchi, osservando attentamente la ragazza dall'alto in basso per cercare un modo di uscire a testa alta da quella situazione.

Per un attimo gli parve di vedere comparire un piccolo sorriso sul volto della 'sua' ragazza.

'Bene, allora! Se è quello che vuoi!' pensò il giovane, furente.

Tirandola forte per le braccia, riuscì a sollevarle la parte superiore del corpo, poi si accucciò accanto a lei e se la caricò in spalla come un sacco di patate.

Alte risa si alzarono fra gli spettatori e il ragazzo salutò il pubblico con la mano, sfoggiando un gran sorriso.

Poi ci pensò su un attimo e non resistendo alla voglia di vendicarsi della giovane, le diede una pacca sul sedere così forte che Miss Merlin urlò e cominciò a sgambettare furiosa, quando stavano ormai per entrare dietro le quinte. Seguirono applausi e risate a non finire.

 

"Ma sei pazzo?" gridò Merlin all'indirizzo dell'altro, saltando giù da lui come se Arthur avesse la peste e massaggiandosi la natica offesa.

 

Qualcuno li richiamò perché tornassero a ringraziare il pubblico che li acclamava.

Merlin si sincerò di trovarsi a una debita distanza da Arthur.

Se avesse provato a baciargli la mano in quel frangente, Merlin sapeva che non l'avrebbe sopportato e sarebbe potuta finire in rissa, lì davanti al pubblico. 

 

Finiti gli applausi, Merlin lo affrontò di nuovo.

"Mi hai fatto male! Che bisogno c'era?"

"Così impari! Mi hai fatto cadere apposta e dopo non ti facevi sollevare! Imbecille!"

"Non volevo farti cadere: quello è stato un errore di valutazione. E dopo, visto che il pubblico gradiva, ho lasciato che tu improvvisassi…"

"É quello che ho fatto! Non hai sentito come ridevano?"

"Oltre al male, la pacca sul sedere è volgare e maschilista! Non siamo più in campagna!"

"Questi che fanno tanto gli snob, sappi che sono molto peggio dei contadini! Persino le donne! E tutto questo è nato per evitare di baciarmi! L'ho capito, sai? Non sono mica scemo!"

 

Merlin tentennò per un attimo: "Non mi andava stasera, ok? Hai l'alito che sa di aglio!" mentì il ragazzo.

 

Arthur afferrò per la collottola il povero George, che, ignaro, stava passando di lì in quel momento e gli alitò a lungo con la bocca aperta davanti al naso. "Ho l'alito che puzza?"

"No!" Rispose George, allontanandosi 

repentinamente. Non tirava una buona aria da quelle parti.

"Visto? Trova altri scuse, Emrys!"

"Va bene! Se lo vuoi sapere sono stanco di baciarti! Tu sei un uomo e non mi va più di farlo!"

"Perché io invece non vedo l'ora di saltarti addosso, vero?" Arthur era sempre più agitato.

"Tu mi sembri più a tuo agio di me. Ti viene piuttosto naturale, ma per me non é così! Io mi vergogno. Certe cose é meglio non farle…"

"Sei diventato un puritano tutto in una volta?" chiese Arthur tutt'altro che convinto. "Fino a ieri sera non ti vergognavi ma ora all'improvviso sì?"

"Esatto!" Rispose Merlin con aria di sfida.

 

Ogni tanto passava qualcuno che vedendo le facce rosse dei due, se ne andava a gambe levate.

 

"E la professionalitá dell'attore?" chiese Arthur con più calma.

"La professionalitá dell'attore va bene finché non supera quelle che sono le proprie convinzioni più intime!"

"Forse ho capito!" Replicò Arthur con un sorriso maligno sul viso. "Baciarmi comincia a piacerti un po' troppo e questo ti spaventa!"

 

Merlin vide rosso dalla rabbia. Sapeva che quel cretino lo stava facendo apposta per mandarlo fuori dai gangheri, ma non riuscì lo stesso a trattenersi. Si avvicinò con il viso alla faccia da schiaffi di Arthur e sibilò:

"Hai ragione! Mi spaventa! Ma non perché mi piace troppo, bensì il contrario … perché mi fa ribrezzo."

 

Merlin respirava velocemente e la sua voce tremava dal nervoso.

"Se penso a cosa fai con la tua faccia e con la bocca … capisci? Non vorrei prendermi una brutta malattia!"

 

Il livore contenuto nelle parole e nel tono di Merlin, accesero del tutto l'ira di Arthur.

"Arrivi tardi, Merlin! Se veramente tu sapessi cosa ho fatto con questa faccia e con questa bocca … e non solo con Gwen… non ti saresti mai arrischiato ad avvicinarti a me, con le tue sante labbra!" sussurrò con un ghigno impudente.

"Sei disgustoso!" Merlin chiuse gli occhi e si allontanò dall'altro.

 

Entrambi rimasero in silenzio per diverso tempo, poi Merlin parlò con più calma.

"Chiederò ad Alined di farmi sostituire da Gwen!"

L'altro non se l'aspettava e sembrò rimanerci male. "Sei sicuro? É la tua esibizione, la tua scena, l'hai scritta e interpretata. Così non avrai altri ruoli da protagonista per il momento."

"Non importa. É già dall'altro giorno che pensavo di lasciare il circo…"

 

Arthur rimase senza parole. Non poteva credere che Merlin volesse arrendersi. Si era impegnato così tanto. Dove era finito il suo entusiasmo di qualche giorno prima? L'idea che se ne sarebbe potuto andare gli dispiacque molto di più di quello che riusciva ad ammettere.

"Non credevo fossi un codardo! Anzi, no! Non é vero! La prima volta che ti ho visto ho pensato che avresti durato una settimana al massimo. Non mi sono poi sbagliato di molto!" 

 

Arthur capì dall'espressione carica di odio di Merlin che avrebbe fatto bene a risparmiargli quell'ultima frase.

Le parole gli erano uscite male probabilmente. Voleva essergli di stimolo e non farlo sentire un perdente, come Merlin sembrava aver capito.

Ma con il ragazzo oggi le cose non andavano. Sembrava che ogni parola uscisse dalle loro bocche non fosse detta per altro che per ferire.

Merlin si girò e s'incamminò lontano da Arthur.

"Bravo, Merlin. Scappa pure. Scappa da me, scappa dal circo. Continua a scappare dalla tua vita!"

 

Merlin si volse verso di lui, con i pugni chiusi, la testa china e fissando trucemente l'altro negli occhi.

Arthur si accorse con sgomento delle lacrime, forse di rabbia, di disprezzo o di dolore, che fuoriuscivano dagli occhi di Merlin.

 

"Che cosa vuoi da me, Arthur? Tu non mi conosci… tu non sai un bel niente di me!"


















*I leoni possono vivere fino a poco più di 20 anni, in cattività, mentre in natura vivono al massimo 16-17 anni.

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Capitolo 10
*** Il segreto di Alined ***





Il segreto di Alined










 

Merlin era ancora scosso per l'accesa discussione avuta con l’insopportabile Arthur, dopo lo spettacolo. 

Aveva lo stomaco chiuso dal nervoso ma si sentiva avvolto anche da sensazioni tristi, quindi non pensò neanche per un momento di andare a cena con gli altri, al ristorante.

 

Era consapevole di avere esagerato, di avere detto cattiverie gratuite e insensate ma certamente anche l’altro era andato giù con i piedi pesanti.


Arthur non era andato a tavola, quella sera. Non aveva fame, cosa più unica che rara, visto che aveva sempre avuto un appetito formidabile. 

Gli era capitato altre volte di perdere l'appetito, ma era accaduto quasi unicamente quando sapeva che Alined lo aspettava.

 

Comunque aveva bevuto qualche bicchiere di vino, poi si era messo a gironzolare nei pressi del circo, andando avanti e indietro per cercare di farsi passare la rabbia e l’angoscia che ancora lo turbavano.

 

Cominciò a piovere forte e il suo primo pensiero fu quello di salire sul suo carro, ma ci ripensò quando ebbe la chiara percezione che Merlin potesse essersi già coricato. Non era la prima volta che Merlin saltava la cena, quando qualcosa era andato storto.

 

Decise di salire sul carro di Gwen. Non avevano ancora parlato di questo, lui e la ragazza, ma sperava che lei non avesse niente in contrario, perché non aveva nessuna intenzione di dormire vicino a Merlin.

 

A costo di dormire sotto uno dei carri.

 

Gwen condivideva il suo carro con i suoi cani e le sue colombe, tenuti in gabbie separate, per cui non c'era molto spazio, ma non importava.

Arthur non si recò da Merlin neanche per prendere la sua coperta: l’avrebbe presa il giorno dopo, quando il carro fosse stato libero.




 

Merlin aveva passato una notte ancora peggio della precedente, se possibile. Quando riuscì ad aprire gli occhi del tutto vide il giaciglio vuoto di Arthur. Sicuramente era da lei!

 

Si chiese con fastidio perché la coppia non avesse pensato di andare da Gwen, anche la notte precedente a quella: si sarebbe risparmiato quel travaso di bile, che l’aveva tanto scombussolato.

 

Sapere non era lo stesso che vedere con i propri occhi.

 

Più tardi, a colazione, con un sorriso sul volto, Arthur aggiornò gli altri sulle ultime novità.

“Amici miei, non è ancora successo di esibirsi per tre giorni consecutivi nello stesso posto … fino ad oggi!”

 

Molti dei ragazzi esultarono.

 

"Continuando in questo modo, passeremo dall'essere un circo itinerante a un circo in pianta stabile!" continuò scherzando Arthur. 

“Il ristoratore mi ha riferito che tanti clienti avevano fatto richiesta di poter comprare dei biglietti e me ne ha chiesti altri.”

"Ma se neanche c'eri al ristorante!" disse George.

"É stato quando ho bevuto un paio di drink al bancone del bar. Ma prima di accettare ho dovuto chiedere il permesso ad Alined! A proposito mi sono confrontato con lui anche sul fatto che, a grande richiesta dei compratori, lo spettacolo fosse posticipato alle ore ventuno. E così sarà!"

“Allora ci sarà il pienone! Non mi sono mai esibito di sera …” disse Gwaine che sembrava non stare più nella pelle.

“Lo vedrai … é favoloso! Tutta un’altra cosa. Molto più … magico!” sorrise felice Gwen.

“É vero!” dissero all’unisono George e Percival, quasi commossi.

 

“É necessario che qualcuno faccia un paio di giri per il paese stamattina, ad annunciare il nuovo orario dello spettacolo” si inserì Arthur.

“Lo farò io!” intervenne Percival.

“Molto bene!" asserì Arthur "Non sarebbe male se potessi andare con lui, George, così attireresti l’attenzione, suonando il tuo tamburo, in modo da alternarti a Percival che leggerà il messaggio al megafono.”

“Per me va bene” rispose George “ma direi di non muoverci fino a mezzogiorno. Qui la gente è in vacanza: va a letto e si sveglia molto tardi. C’è caso che ci arrivi un secchio d'acqua, se cominciamo a fare rumore troppo presto!”

"Ottima osservazione! A quell'ora farà molto caldo, però…"

A quel punto, Lancelot si intromise: 

"Io avrei un'idea migliore! Prendiamo un carro, tutti e tre insieme, ci facciamo più belli che possiamo e mentre io guido i cavalli, voi ve ne state seduti all'ombra a fare quel che dovete fare. Daremo maggiormente nell'occhio con il carro e i cavalli addobbati a festa."

 

Appena comprese le intenzioni di Lancelot, Arthur subito disse: "D'accordo! Ne convengo: è senza dubbio l'idea migliore!"

 

Arthur si vergognò molto. Non aveva minimamente pensato che per George andare in giro con le stampelle per la città, sotto il sole di mezzogiorno, avrebbe potuto rivelarsi estremamente faticoso e forse anche pericoloso. 

Un uomo che non teneva a mente le caratteristiche e le difficoltà dei compagni, non avrebbe dovuto prendere in mano le redini del comando con tanta spavalderia.  

Anche perché si era proposto senza che nessuno glielo avesse chiesto, neppure Alined.

 

Era per questa sua mancanza di empatia in generale, che non aveva capito prima quanto Gwen fosse innamorata di lui. Non gli si sarebbe mai concessa, se non fosse stata più che sicura di provare per lui un sentimento davvero profondo.

 

Ed era per lo stesso motivo che Merlin si era allontanato da lui. Forse era colpa sua se il ragazzo voleva andare via.

 

Arthur chiuse gli occhi. La sensazione che provava si avvicinava molto a quella del dolore.

 

L'aveva portato fino all'esasperazione con il suo comportamento insolente, con le parole venefiche che aveva usato con lui durante la lite, fregandosene della sensibilitá del ragazzo, sensibilità della quale tra l'altro era a conoscenza fin dall'inizio.

 

Chissà se era anche quello il motivo per cui non era riuscito a dire di no alle attenzioni indesiderate di Alined. 

Avrebbe forse dovuto notare qualcosa di strano? Avrebbe dovuto cogliere qualcosa che Alined gli aveva tenuto nascosto?

 

Arthur si riscosse.

"Dimenticavo! Bisogna aggiornare l'orario sulle locandine appese per la città…"

 

Arthur guardò Merlin, ancora seduto al tavolo. Era strano che il ragazzo non si fosse proposto per qualcuno dei lavori da fare. In genere era sempre fra i primi a farsi avanti.

 

“Merlin” lo chiamò “potresti occupartene tu?”

“Mi dispiace, ma devo andare da Alined…”

“Ci penso io!” si propose Gwen.

“Grazie, e io ti darò una mano…” le mormorò Arthur suadente, circondandole la vita con un braccio.

“Davvero?” si illuminò Gwen.

 

Com’era facile farla felice! Arthur pensò che avrebbe dovuto impegnarsi per fare in modo di essere un po’ più galante con lei. In fondo ora poteva considerarla come la sua fidanzata. 

 

Merlin stava andando via. Quelle effusioni tra fidanzati anche se indubbiamente castigate, gli davano fastidio. 

 

“Perché non se ne tornano sul carro? No, devono fare vedere agli altri quanto sono felici, per ricordare a tutti noi la nostra infelicità!” 

 

Merlin rise di sé. Da quanto era diventato così insofferente?

 

E fu richiamato proprio da Arthur. 

“Aspetta Merlin!” disse con tono spiacente “Lo so che vorresti che Gwen prendesse il tuo posto nel numero dei pagliacci…”

“Che cosa?” strillò Gwen che non ne sapeva nulla.

 

Arthur continuò a parlare, ignorandola “Ma il tuo numero comprende tanti passaggi e molte difficoltà … non è possibile per Gwen … per nessuno, impararlo in un solo giorno.”

Gwen si rivolse a Merlin: “Ma perché, scusa!? Ieri sera mi avete fatto morire dal ridere. Più del solito! E non ho mai visto un pubblico così divertito e ben disposto nei nostri confronti! Nonostante il mezzo disastro generale, me compresa! Se non fosse stato per Lancelot…”

 

Il ragazzo chiamato in causa sorrise, ma Gwaine non era del tutto d'accordo. 

“Lance, ammetto che sei stato in gamba e ci hai aiutato in più di un’occasione…ma tutte quelle frasi maliziose … per un attimo ho pensato che tu fossi segretamente innamorato di me.”

“O di me!” si intromise Merlin a sorpresa. “Il delizioso Merlin! Nemmeno mia madre potrebbe essere più sdolcinata di così!”

“Ragazzi, mi spiace per voi ma io m’innamoro solo delle belle ragazze!” si schermì Lancelot.

“Noioso!” rispose Gwaine.

“Sei scontato!” fece eco Merlin.

I presenti scoppiarono in una bella risata generale, tranne Arthur che aspettò che il vociare finisse: “Merlin, ti prego di pensarci, anche se sei contrario...”

“Forse non ha gradito lo schiaffo sulle chiappe!” mormorò Gwaine a sproposito e si mise a ridere, insieme a George e a Percival.

 

Arthur rimase serio e guardò Merlin negli occhi: “Se ti prometto che non accadrà più, mi farai il favore di recitare insieme a me? Solo per questa sera, poi Gwen ti sostituirà…”

“Arthur!” lo interruppe Gwen spazientita.

“Allora troveremo un’altra soluzione… ma per stasera, ti prego, Merlin, fallo per noi!”

 

Gwaine aveva capito che c’era qualcosa sotto, qualcosa di più del trambusto per la pacca sul sedere di Merlin e ritenne di dover andare in aiuto di Arthur. In fondo si trattava solo di dire la verità.

“Scusami se ho riso, Merlin! Sono stato uno sciocco! Stasera abbiamo davvero bisogno di te. Ritengo che il successo che stiamo avendo in questi giorni sia dovuto principalmente al tuo numero con i pagliacci che nel finale si interseca con il numero degli acrobati; il che richiede grande capacità espressiva e comica, un buon livello di giocoleria e acrobazia e quella punta di romanticismo e di fantasia che qui hai solo tu e di cui il pubblico sembra avere così bisogno. Come Arthur, te lo chiedo anch’io: aiutaci!”

 

Merlin non se l’aspettava. Le parole di Gwaine l’avevano toccato.

“Prima di tutto, sento l’esigenza di confrontarmi con Alined, poi vi sarò sapere. Ma se decidessi di farlo, Arthur, ricorda che quello che ti ho detto ieri per me vale ancora!”

Arthur tacque. Non c’era niente che potesse dire, non davanti a tutti per lo meno.



 

Alined era ancora seduto sul suo letto e leggeva il giornale che Percival gli aveva portato poco prima.

“Vieni avanti, Merlin! Già che ci sei potresti versarmi dell’acqua, per piacere? Ieri non ho assistito alla vostra esibizione: non stavo affatto bene. Arthur mi ha detto che è andata benino e che stasera vi esibirete per la terza volta di fila…”

“In realtà non è andata tanto bene…”

“E vuoi che non lo sappia? Se Arthur dice 'benino' significa che é stata una mezza catastrofe!” rise sguaiatamente Alined provocandosi un forte attacco di tosse.”

“Alined … io vorrei lasciare il circo!”

 

Il vecchio stava bevendo e l’acqua gli andò di traverso, provocandogli un nuovo accesso di tosse, peggiore del primo.

“Merlin, dico … vuoi farmi morire di crepacuore?” disse il vecchio lasciandosi andare sul cuscino con una mano al petto.

“Scusate … mi dispiace … ma é la verità!”

“Cos’è successo? Dovrai avere un motivo!”

“Sì. Ho litigato con Arthur. Non voglio più … lavorare con lui. Ma é da un po’ che ci stavo pensando. A parte la prima sera, dopo é andato tutto peggiorando.”

“Tu lo sai che é da almeno quindici anni che non avevamo il successo che invece abbiamo avuto negli ultimi giorni? E il merito é tuo!”

“Io credo che il merito vada al fatto che sia finita la guerra!”

“La fine della guerra non centra più di tanto con il nostro circo. Anche prima della guerra le cose non andavano più tanto bene, da anni. Non voglio dire che sia solo merito della tua bravura, quanto del tuo entusiasmo e di quello che sei. Buono, coraggioso anche se molto ingenuo, lo ammetto. Ma anche questo fa parte del tuo fascino. Tu non ti rendi conto  della tua bellezza, esteriore e interiore…”

 

Merlin scosse leggermente la testa.

 

“Ecco, vedi che non lo sai? Sei divertente, intelligente e curioso e se me ne accorgo io che sono diventare mezzo cieco e mezzo sordo … tutti sono migliorati da quando sei qui. Persino io, ma soprattutto Arthur! Come fai a non vederlo? Ha sempre avuto l’espressività di una statua, per quanto bellissima ed ora mi ritrovo con un divo del cinema comico e drammatico. Sembrava bloccato nell’esprimere sentimenti ed emozioni, invece adesso …”

“No, io non c'entro. Lui è così perché é felice … ed è felice perché sta con Gwen!”

“Davvero? C’è riuscita alla fine! Non credevo che Arthur fosse interessato a lei … Buon per loro!”

“Sì, buon per loro!” disse Merlin abbassando lo sguardo, a disagio!”

“Scusami se te lo chiedo … sei geloso?”

“No … ma vorrei tanto sapere perché tutti me lo chiedono di continuo” disse Merlin un po' imbronciato.

“Forse perchè un pensierino su Gwen, prima o poi, l’hanno fatto tutti.”

“Beh, allora … sì, anch'io ho avuto un pensierino su di lei ... giusto per un attimo … ma cosa intendete con ‘tutti’?”

“Gwaine, Lancelot …”

“Lancelot? No, non é possibile!”

"Il tutto risale a prima che Arthur si unisse al circo. Anche George e Percival hanno avuto una cotta per lei, ma non si sono mai fatti avanti: il primo è chiaramente un misantropo anche se non ne è consapevole e il secondo è timido e un po' troppo giovane per lei. Gwen ha trent'anni, ma non dirle che ho fatto la spia o mi ucciderá."

"Trenta? Ha … otto anni più di me? Credevo ne avesse molti di meno. Ma in fondo … non cambia molto!"

"Vallo a dire a lei!" sorrise il vecchio.

"L'età in amore non ha nessuna importanza."

"Sono d'accordo, ma ci sono comunque dei limiti. Finché ci sono cinque anni di differenza, come tra Arthur e Gwen, fossero anche dieci anni, ti do ragione. Ma se ad esempio ce ne fossero trenta, il più grande dovrebbe capire che non potrà mai essere ricambiato nello stesso modo, dall'altro."

"Se la mettete così, sono anch'io d'accordo con voi.  Ma ditemi … voi non avete mai pensato a Gwen sotto quel punto di vista? Siete sempre così premuroso con lei!"

"Carissimo Merlin, lei è una benedizione per me! Come lo sei anche tu! Lei sa fare di tutto e ha preso a cuore il circo, come se fosse la sua famiglia. Io non sono premuroso con Gwen! È lei ad essere sempre così amabile che non puoi fare a meno di esserlo anche tu, nei suoi confronti… e per rispondere alla tua domanda, no, non ho avuto alcun pensiero su di lei. Il perché credo tu lo sappia…"

"Beh … Arthur me l'ha accennato."

"Ti avrá detto che sono un mostro!"

"No, quello no! Ma mi ha detto che siete pericoloso e che non devo mai fidarmi di voi."

"Questo è il minimo che può averti detto. E dal suo punto di vista devo dire che ha ragione!"

"Lui mi ha fatto una testa così, solo perché mi sono fatto baciare da voi l'altro giorno!"

"Non aveva torto. Tu sei un ragazzo bellissimo, ma sei davvero troppo ... innocente, per me! Non avevo intenzione di baciarti, se mi credi, ma quando ho visto che faccia aveva Arthur dietro la tenda, perdonami ma non ho resistito. L'ho trovato così divertente! Vedi … lui é un giovane maschio alpha e vorrebbe fare tutto come pare a lui." sorrise Alined. "É nella sua natura, ma il vecchio maschio alpha, che sarei io, sa ancora come sottometterlo … cioè … so ancora come tenerlo a bada!”

 

Merlin sorrise, anche se non aveva capito granché di quello strano discorso.

"La stessa identica cosa, parlo del vostro bacio, è successa con Gwen, poche ore dopo. Anche se i suoi motivi erano diversi dal vostro."

"Mi meraviglio. Non è una cosa da Gwen ma 'in amore e in guerra tutto è concesso', dice il proverbio!"

 

Alined si appisolò e Merlin rimase lì a pensare. Non aveva fretta e aveva notato che con il vecchio, quel giorno era riuscito a parlare apertamente e senza imbarazzo di questioni delicate delle quali non aveva mai parlato con nessuno. Era una sensazione piacevole. Sembrava che lui e il capo si capissero tra loro meglio che con gli altri. Sentiva una sorta di connessione con quell'uomo, anche se non aveva dimenticato del tutto i consigli di Arthur. C'erano comunque alcune cose che l’avevano incuriosito, fino dal primo giorno e che avrebbe voluto chiedergli. 

.  

Quando Alined si svegliò e gli sorrise, Merlin quasi lo aggredì: "Toglietemi una curiosità. Una volta mi avete detto che durante i primi anni, il circo ebbe un grande successo…"

"Oh, sì! Un grande successo … per essere un circo così piccolo. Tu non sai che periodo meraviglioso è stato quello per me: il periodo più bello di tutta la mia vita. Non ero l'unico direttore, sai? Avevo un … socio…"

"Un socio! Eravate innamorato di lui? Questo si evince da come ne parlate…"

"Sì, Merlin. Ero pazzamente innamorato di lui … e vuoi sapere di più? Anche lui lo era di me! Incredibile ma vero! È stata l'unica persona che mi abbia amato veramente, se escludo mia madre. Sono sempre stato poco bello ma nel pieno della mia giovinezza, la gente mi diceva che avevo gli occhi belli e in più avevo un gran fisico, anche se non si direbbe vedendo come sono ridotto ora. Ero famoso per la mia forza, allora."

"Ma cosa successe? Litigaste?"

"È morto, Merlin! Di una malattia strana, che me l'ha portato via in pochi giorni…"

"É terribile! … Mi dispiace molto, Alined!"

"Almeno ho avuto la mia chance per essere felice con …Trickler … così si chiamava. Alcuni non riescono a cogliere una felicità così piena, durante la loro vita. Solo che dopo … fa più male!" La voce del vecchio era arrochita dalla commozione.

 

Dopo un po' di tempo, Merlin si rifece sotto:

"Mi piacerebbe sapere quale ruolo avesse il vostro fidanzato nel circo!"

Alined sorrise. Il suo 'fidanzato'! Non aveva mai denominato Trickler in quel modo. Ma gli fece piacere.

"Faceva il mago!"

"Che cosa?"

"Era un mago favoloso!"

"Volete dire un illusionista?"

"Si, ma direi molto di più: fu il primo nella storia del circo a creare e a mettere in scena quel tipo di esibizione. Molti in seguito lo copiarono ma nessuno fu in grado di eguagliarlo. Le sue performance erano mozzafiato. È stato la prima stella dell'Albionstars, fino a quando si ammalò. Era l'artista più studioso che avessi mai visto. Scriveva tutto, ogni esercizio, ogni impressione e non lasciava mai nulla al caso. Ho ancora tutti i suoi appunti. Quando l'ho perduto è stato …" 

Alined si bloccò per l'emozione.

 

Quando si riprese disse: "Facciamo così! Se tu porti qui due pasti completi dal ristorante, intanto che mangiamo, ti consentirò di leggermi un po' dei suoi quaderni, se ti interessa. Vorrei leggerli io, ma la mia vista…"

"Accetto molto volentieri"

Quando Merlin, vide quei quaderni, ne fu immediatamente affascinato. Già dalla grafia così minuta ed elegante e dai contenuti delle prime righe si poteva comprendere la precisione e la ricerca della perfezione tipiche dello scrivente. Ecco da dove nasceva il sogno dello spettacolo perfetto di Alined!

 

Continuò a leggere per tutto il pomeriggio, per Alined e quando questi si addormentava, per se stesso. Non riusciva a staccarsi da quegli appunti. Fu Alined che gli chiese di interrompersi.

 

"Stamattina sei venuto qui per chiedermi qualcosa, ragazzo! Parla pure!"

Se ne era quasi dimenticato! 

"Avete ragione. Io non so cosa è giusto fare, Alined. I ragazzi mi hanno chiesto di recitare la mia parte ancora per questa sera … solo che mi pesa molto: non mi va di farlo. Voi cosa ne pensate?"

"Senza di te, stasera prevedo una brusca battuta d'arresto. Mi spiace ma è la verità. Davvero non ho ancora capito perché tu e Arthur abbiate litigato…"

"Mi manca di rispetto. Anche davanti al pubblico. Sono così stufo. Ieri ha rivelato i segreti di tutti ai quattro venti, senza alcuna remora. Non fa che farmi scherzi e dispetti…"

"Mi stupisce davvero saperlo così scherzoso. Prima che tu arrivassi era sempre serioso e apatico. La tua presenza gli fa bene!"

"Peccato che la sua presenza non faccia bene a me!"

"É solo per questo che vuoi andare via?"

"No. Non sono tagliato per il circo…"

"Sono disposto a cambiare completamente il tuo ruolo pur di non perderti. Quando vuoi, passa da me."

"Lo farò" disse Merlin, accorgendosi che era tardi e che doveva correre a prepararsi.

Scese dal carro. 

Fece alcuni respiri profondi e si incamminò verso il retro del circo.

 

Lì, fuori dall'entrata, intravide la sagoma di Arthur, che molto probabilmente, lo stava aspettando.

 

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Capitolo 11
*** Peccato veniale ***









Peccato veniale










 

Fuori dall'entrata posteriore del circo, c'era Arthur, con indosso il costume di scena e pronto per lo spettacolo.

Merlin non aveva ancora comunicato la sua decisione né a lui, né agli altri membri del circo, per cui non si stupì più di tanto di trovarlo lì.

 

"Ciao, puoi dirmi che cos'hai deciso?" domandò Arthur con calma apparente.

 

Merlin lo squadrò e oltre a notare la bellezza dell'uomo, il petto nudo e il trucco da gladiatore, si accorse del piccolo frenetico movimento delle gambe e delle dita delle mani di Arthur, che ne tradiva l'ansia.

 

“D’accordo" disse Merlin "l’ultima volta!”

“Bene … ma Alined cosa ti ha detto? Si è arrabbiato molto?”

“No, affatto. È stato estremamente cordiale e molto umano, se è per questo!”

“Lo sai che sei stato solo con lui per tutto il giorno?”

“Non me ne sono praticamente accorto. È stata una giornata davvero piacevole e il tempo è volato!”

 

La mandibola di Arthur si contrasse visibilmente, ma il suo tono di voce rimase tranquillo.

“Mi fa piacere, ma spero tu non abbia dimenticato i miei avvertimenti!”

“A parte il fatto che per il momento Alined è innocuo” disse Merlin con aria volutamente maliziosa “mi ha detto chiaramente che non sono il tipo adatto a lui.”

“Ti ha detto che non gli piaci? Non credergli! È una tecnica perché tu arrivi a fidarti di lui!”

“No! Non ha affatto detto che non gli piaccio!” fece Merlin quasi offeso. “Ha detto, al contrario, che mi trova bellissimo, ma che sono troppo … innocente per lui … testuali parole!”

 

Arthur si sentì confuso. ‘Se gli ha detto la veritá … se Merlin è troppo innocente per lui, allora Alined come mi considera?

Immorale … impuro … sporco! 

Esattamente come quello che vuole da me …

Esattamente il modo in cui mi fa sentire …’


Arthur alzò la voce, quasi senza accorgersene: 

“Va bene, non ascoltarmi mai! Arthur è fissato! Arthur è un cretino!”

“Se lo dici tu…” sorrise Merlin divertito.

“Ho capito, ma non importa. Importa solo che tu ci sia stasera!”

“Ti ho già detto di sì, … ma sia chiaro che non lo faccio per te!”

“Mi va bene lo stesso!” disse Arthur nascondendo l’amarezza dell’offesa che quelle parole gli provocavano.




 

‘Peccato che Alined non sia venuto a vederci stasera!’ 

Era il pensiero comune di quasi tutti i ragazzi del circo, non vedendolo dietro le quinte con loro.

 

Fino a quel momento tutto si era svolto nel migliore dei modi: leoni, cavalli e uomini sembravano essersi messi d’accordo per far funzionare quello spettacolo, almeno quanto la sera precedente sembravano essersi messi d’accordo per sabotarlo.

 

Lancelot non aveva avuto ‘buchi’ temporali da tappare e si era attenuto al testo di Alined, con grande sollievo di molti, primi fra tutti Gwaine e Merlin.

 

Nel nuovo ruolo di assistente-giocoliere, Merlin si era esibito con le palline in modo magistrale, sorprendendo anche se stesso: era molto più facile che giocolare con le uova! Le palline erano leggere, facili da prendere e da lanciare. 

 

Al termine dell’ammirevole esibizione con le clavette, ad opera di un Gwaine in gran spolvero, questi le lanciò a Merlin che colpendole alla base con una mano, le fece carambolare all’interno del cesto, una dopo l’altra e il tutto a una velocità impressionante.

‘Davvero un bell’effetto’ pensò Gwaine e gli vennero in mente un paio di esercizi a quattro a mani che avrebbe voluto proporre a Merlin. A Gwaine non sarebbe dispiaciuta l’idea di un duo di giocolieri, fatto assieme a un ragazzo dotato come Merlin. Anche l’allenamento sarebbe stato meno tedioso e più divertente da fare insieme a lui. A parte quella volta del bacio a Gwen, il ragazzo gli stava simpatico. E siccome Gwen stava con Arthur, non aveva più motivo di avercela con Merlin.

 

Certo che dalla sera prima il ragazzo era diventato sfuggente e cupo, a causa della lite con Arthur, che nessuno, volente o nolente, aveva potuto ignorare.

Si era sparsa la voce, non si sapeva bene ad opera di chi, che Merlin volesse andarsene: nel suo piccolo, Gwaine avrebbe fatto il possibile perché questo non accadesse, offrendogli appunto quel nuovo ruolo. Alined avrebbe apprezzato: era stato lui stesso a suggerirgli la cosa, qualche giorno prima.


Si avvicinava sempre più il momento del numero finale, il più atteso: quello dove Miss Merlin corteggiava il gladiatore. Numero che, per motivi vari, non era mai stato uguale a se stesso.

La scena cominciò nel migliore dei modi. Arthur non sapeva cosa aspettarsi: quel giorno lui e Merlin non si erano confrontati sul da farsi.

Dopo aver salutato il ragazzo bello del pubblico con un po' di malinconia, Merlin si era avvicinato ad Arthur e gli aveva preso il volto tra le mani.

 

'Quindi, bacio in piedi!' fece mente locale Arthur.

Merlin spostò il viso di Arthur in alto e in avanti, mentre indietreggiava leggermente con la testa.

 

'Il bacio di Alined! Il cuore perfetto!' pensò Arthur stupefatto. Era l'ultima esibizione di quel tipo, per Merlin e giustamente voleva dimostrare a se stesso di potercela fare. Arthur poteva comprenderlo e si concentrò per aiutarlo, rilassando i muscoli di spalle e collo e assecondando i movimenti che l'altro imprimeva alla sua testa. Gli veniva da chiudere gli occhi, ma non doveva. Quel bacio doveva rappresentare lo stupore dell'eroe. Merlin appoggiò morbidamente le labbra sulle sue. Con professionalità Arthur spalancò gli occhi. Le punte dei loro nasi si sfioravano. L'intimitá di quel bacio 'frontale' (lui aveva gli occhi aperti e poteva vederlo, l'altro no) fece provare ad Arthur dei brividi fino al retro delle ginocchia. 

Merlin ruotò lentamente il capo.

'Per imprimere i contorni del cuore' si costrinse a pensare Arthur per non perdere la concentrazione. Il ragazzo si chiese il perché di quel … gusto particolare, provato nel baciare Merlin. Non era successo le altre volte. Almeno non così!

 

'È perché so che è l'ultima volta' si disse, non troppo convinto.

'È perché mi mancherà se andrà via … È perché litigare con lui mi ha fatto stare male."

 

Credeva che Merlin si sarebbe staccato. Erano già abbondantemente passati i tre secondi dopo i quali Alined asseriva che la gente avrebbe cominciato a storcere il naso. Improvvisamente Merlin spinse le labbra sull'altro con maggior forza, alzando la testa e premendo le mani sulla nuca di Arthur. I nasi erano ora spiaccicati l'uno contro l'altro, tanto che il naso posticcio di Merlin si staccò, con rumore di tappo, facendo un piccolo volo. La gente rise.

Terminato il bacio, Arthur, ancora con gli occhi sbarrati, ruotò adagio il viso, dando a tutto il pubblico, la possibilità di osservarlo bene.

Un fremito di sorpresa passò per il pubblico e grossi applausi scrosciarono, insieme a vari versi di approvazione.

 

Arthur, come da copione, si dileguò dietro le quinte e quando Merlin si girò dopo aver raccolto e risistemato il naso, diventò triste, camminando su e giù e sospirando rumorosamente, guardando il pubblico e coinvolgendolo nel suo 'dolore'. Non pianse disperato come le altre volte. E il pubblico applaudì, intenerito e stavolta senza ridere.

 

Gli acrobati uscirono di corsa sulla pista circolare. In pochissimo tempo e con grande energia realizzarono un’ottima colonna da tre e mezzo. 

Merlin si sentiva particolarmente in forma e mise i piedi sulle spalle di Gwaine, poi con estrema cautela si alzò del tutto, allargando infine le braccia.

Una perfetta colonna a quattro non si era mai vista a Bath e il pubblicò impazzì letteralmente.

Poi felici come non mai, i ragazzi uscirono tutti tranne Merlin. Ed ecco Arthur che con una certa furia rientrò e prese l’altro per mano, portandolo più vicino al pubblico.

 

Arthur era totalmente su di giri: Merlin con la sua audacia era riuscito a far realizzare loro quell’impresa, per la prima volta. Si sentiva così felice e grato. Una sensazione fantastica. Tutte le liti avute con l'altro non contavano più niente.

Merlin era lì con loro… anche se non era d'accordo, ma era lì per loro!

Era un ragazzo dall'animo nobile, quasi eroico ai suoi occhi, in quel momento.

 

In più l'energia e il calore del pubblico avevano caricato Arthur come una molla.

Lo abbracciò, facendogli un gran sorriso e si chinò su di lui con un bel casquet.

Vide che anche Merlin era felice e gli sorrideva di rimando.

Arthur lo baciò, a labbra schiuse e con un impeto sconosciuto a Merlin.

 

E poi successe.

 

Arthur affondò la lingua tra le labbra del moro.

Neanche il tempo di rendersene conto, che Merlin agì d'istinto:

spinse con il massimo della forza, le mani contro il collo dell'altro, riuscendo a scollarselo di dosso, ma cadde per terra.

Si rialzò subito per poi mollare sul viso di Arthur un ceffone di tutto rispetto.

Infine scappò dietro le quinte.


Arthur rimase solo di fronte al pubblico. Se lo era meritato, quello schiaffo! Non aveva idea di come una cosa simile fosse potuta succedere. 

 

Il pubblico che non ne sapeva nulla, non capiva il motivo dello schiaffo.

 

Merlin era dietro le quinte, con il respiro accelerato e una tremarella tale che lo scuoteva in tutto il corpo.

 

"Cos'è successo?" chiese Gwen preoccupatissima.

 

Dio, con quale cuore poteva dirgli 'il tuo ragazzo mi ha infilato la lingua in bocca'?

 

"Mi ha fatto male! Alla schiena! Apposta!" disse invece con voce resa incerta dal tremito.

"Maledizione! E adesso?" Aggiunse Gwen, frustrata.

 

Intervenne Lancelot, posando le mani sulle spalle del ragazzo e guardandolo con espressione più che seria: "Qualsiasi cosa sia successa, devi aggiustarla, ora!"

Merlin capì e annuì. 'Lo spettacolo prima di tutto!'

 

Rientrò furtivamente, facendo prima sbucare una gamba sola sollevata a lungo in posizione comica per poi ritrarla. Qualche risata solitaria. Arthur si girò senza capire.

Poi Merlin mostrò solo la testa, chiedendo alla gente di tacere, con l'indice premuto sul naso. Il pubblico sembrava stare al gioco.

Corse dunque in mezzo agli spettatori, tra la prima e la seconda fila e avanzò accucciato creando non poco scompiglio e facendo il solletico a parecchie gambe.

Il pubblico ora cominciò a vociare sempre più forte e a fare la spia al ragazzo solo sulla pista con la mano ancora sulla guancia offesa. Miss Merlin rifiutata, faceva tenerezza … proprio come il gladiatore sconsolato.

 

Arthur speranzoso cercò con lo sguardo la sua dama, dove il pubblico gli indicava e quando lo vide gli fece un sorriso enorme: 'È venuto a salvarmi!'

 

Merlin si avvicinò e vederlo così sorridente gli diede un tuffo al cuore. ‘Maledizione a lui! E alla sua bellezza!’ Era ancora furioso eppure non poté fare a meno di pensarlo. 

 

Fece un paio di giri attorno a lui, lentamente, osservandolo con le mani dietro la schiena, come se non si fidasse, poi all'improvviso gli saltò in braccio, come un bimbo.

Arthur lo afferrò e lo guardò negli occhi, da vicino.

"Perdonami" sussurrò.

Merlin deglutì e avvicinò le labbra a quelle dell'altro. "Addio, Arthur!" sussurrò di rimando e gli diede un bacio tenero e intenso. Un bacio casto, naturalmente.

 

Un bacio d'addio, pensarono entrambi.

 

Il pubblico applaudí con forza.

Merlin rimase in braccio ad Arthur.

"Usciamo di qui, adesso!"



 

Alined di nascosto aveva presenziato allo spettacolo seduto in mezzo al pubblico.

Era entusiasta. Si era goduto tutto fin dal primo numero e ciò che aveva visto lo aveva riempito di orgoglio. Quello era lo spettacolo perfetto, quello che sognava da più di vent'anni. E proprio come un vecchio che vedeva il suo sogno realizzarsi, si era commosso più volte.

 

Solo il finale non era stato all'altezza delle altre volte, anche se Merlin era poi riuscito a sistemarlo in maniera non eccelsa, ma comunque soddisfacente.

 

Non era colpa di Merlin, era stato Arthur a mettere a rischio la loro scena.

Alined capiva Merlin.

Sapeva ciò che era successo.

Era probabilmente l'unica persona presente che avesse compreso, oltre ai due ragazzi.

Conosceva Arthur come le sue tasche e Merlin era fin troppo trasparente.

 

Il primo bacio era stato perfetto, come il cuore sul viso di Arthur. Alined aveva sentito l'onda di meraviglia che aveva scosso il pubblico. Era pura poesia!

E la colonna a quattro: la ciliegina sulla torta.

Peccato! Arthur con il suo bacio, a due minuti dalla fine, aveva sconvolto Merlin che non era riuscito a fare finta di nulla.

Era comunque lo spettacolo migliore che avesse mai visto fare ai ragazzi del suo circo.

 

Non avrebbe detto nulla a Merlin.

Non avrebbe detto nulla neppure ad Arthur.

Per il momento.



 

Merlin rimase alla cena, anche se non per molto. Non voleva rovinare l'atmosfera festosa degli altri con la sua assenza.

Brindò molte volte e accettò i complimenti che gli arrivavano in continuazione dai ragazzi.

Parlò allegramente con tutti ma non alzò gli occhi su Arthur nemmeno una volta.

 

“Ragazzi, non ho mai ricevuto tanti fiori come stasera…” rise felice Gwen “come se fosse merito mio!” e rise ancora più forte.

“Certo! È anche merito tuo!” le disse Lancelot con fervore. “Non é vero, Arthur?” chiese rivolto a lui.

Arthur era distratto: pensava a quanto era successo poco prima e rispose “Sì, d’accordo” in modo vago. Al che Gwen divenne seria e Lancelot, pentito della sua iniziativa, tornò al suo posto.

 

Anche George era stato contagiato dall’atmosfera elettrica e dal vino che scorreva a fiumi. Era scatenato. “Sai Gwen?” disse ad alta voce perché tutti lo sentissero. “Stasera hanno ricevuto tutti un paio di mazzi di fiori, anche io! Non mi era mai capitato. I fiori per gli uomini sono piuttosto rari, nel nostro circo … tranne per Arthur! Non é vero?”

Arthur si limitò a concedere un sorriso di circostanza. La storia dei fiori lo imbarazzava sempre un po’! 

“In realtà, preferirei una bella bistecca!” si decise a dire.

“Gwen” insisté George “mi sa che come quantità di fiori stasera Miss Merlin ti abbia superata…”

Gwen sorrise: “Credo se li sia meritati!”

“E … Merlin? Ricordati di ringraziare Arthur!”

‘Oh, no!’ Alzò gli occhi al cielo, il biondo.

“Per cosa?” chiese Merlin curioso.

“Prima c’erano un paio di aitanti giovanotti, che volevano invitarti a cena, come Miss Merlin, intendo. Io stavo per farli entrare, ma Arthur li ha fermati, li ha ringraziati per i fiori e ha rifiutato l’invito da parte tua … facendosi passare per il tuo fidanzato…”

Al tavolo tutti si zittirono per sentire cosa Arthur avesse da dire.

Il ragazzo guardò prima Gwen poi Merlin.

“Io … ho dovuto farlo. Ti eri già … cambiato!” balbettò disperato.

“Grazie, mi hai risparmiato una bella seccatura!” gli disse Merlin, guardandolo forse per un istante.

Arthur fu attraversato da una violenta ondata di sollievo. ‘Se non altro, ne ho fatta una giusta!’ 

 

George non si fece intimidire e chiese ancora "Merlin, si può sapere perché diavolo lo hai schiaffeggiato?"

Intervenne Arthur: "L'ho fatto chinare troppo. E gli ho fatto male alla schiena. Male veramente, intendo! E siccome avevamo litigato, ha pensato l'avessi fatto apposta. Colpa mia, non sono stato attento."

Nel dire questo, Arthur guardò Merlin, che invece tenne gli occhi bassi per tutto il tempo.

Arthur aveva chiesto a Gwen, quale fosse stata la reazione di Merlin dopo lo schiaffo e provò un grande senso di conforto, quando venne a sapere cosa l'altro aveva detto.

'Mi ha protetto! Ha scelto di fare la figura dell'esagerato, se non addirittura dell'isterico. Si è preso la colpa al posto mio... Ma adesso cosa succederà?'

Se fosse potuto tornare indietro! Gli sembrava di essere prigioniero di un brutto sogno. Se fosse stato ubriaco, avrebbe avuto una scusante, ma così…

 

Si guardò intorno e non vide più Merlin. Sentiva l'esigenza impellente di parlargli.

"Torno subito" disse rivolto a Gwen e andò a cercarlo. 

Non lo trovò sul carro, né al fiume. Si appoggiò esausto a un grosso tronco. Aveva anche un fastidioso mal di testa.

 

Merlin arrivò poco dopo. "Cercavi me?"

Arthur trasalì.

"Sì!" ma rimase a lungo in silenzio.

"Ebbene?" chiese l'altro dopo un po'.

"Mi dispiace! Ho commesso un errore e volevo scusarmi."

"Quante volte mi hai detto la stessa cosa negli ultimi due giorni? Tre? Quattro?"

"É vero, ma volevo spiegarti…"

"Io non voglio che mi spieghi niente. Non mi va di sapere e vorrei non pensarci più…"

"Lo so, ma…"

"Ti ho già perdonato, nel momento in cui ti sei scusato sulla pista. Ho capito che eri sincero. Per il resto vorrei dimenticare e vorrei che anche tu lo facessi."

"Oh, Dio! Quanto vorrei fosse possibile…"

"Se siamo in due a volerlo, forse è possibile. Non è successo nulla di irreparabile … non è mica morto nessuno…"

 

"Senti … quando prima mi hai detto addio, intendevi un addio reale o professionale?"

"Entrambi, ma era più un modo di dire simbolico…"

"Per un attimo ho pensato che mi avresti morso, invece di baciarmi…"

Merlin sorrise: "L'idea originaria era quella, ma qualcuno doveva pur mettere fine allo spettacolo."

 

Ad Arthur uscì uno sbuffo divertito dal naso. 

"Andrai via quindi?

"Ti piacerebbe, vero?" disse Merlin senza sarcasmo. "Con me se ne andrebbe il tuo disagio e sarebbe come cancellare il tuo errore!"

"Forse sarebbe la soluzione migliore per me, lo ammetto, ma io non voglio che tu vada via."

"Vedrò cosa mi offrirà Alined. Se mi propone qualche ruolo interessante, ma soprattutto che io sia in grado di fare…"

"Tu sei in grado di fare tutto quello che vuoi!" disse Arthur con sinceritá.

"Non riesco a credere che tu mi parli così. Hai forse paura che dica a qualcuno del tuo bacio inopportuno? Se è questo che pensi, significa che ancora non mi conosci. Non sono mentalmente in grado di ricattare qualcuno, men che meno qualcuno che come te, è stato molto vicino a diventare mio amico."

"Mi stai offendendo, Merlin, non te ne accorgi?"

"Non era mia intenzione, anzi ti sto dicendo che ho pensato a te, più che agli altri, come possibile amico…"

"Ma di che parli? Qui sono tutti amici tuoi."

"Non parlo dei colleghi di lavoro, né degli amici di convenienza, tanto meno degli amici di bevuta o di gioco. Io parlo di amicizia vera, quella in cui uno è sempre se stesso e viene accettato e amato per come è e viceversa."

"Sembra tu stia parlando di amore più che di amicizia."

"Secondo me infatti sono molto simili. L'amicizia è una forma di amore. E l'amore non può non contemplare anche un'amicizia profonda."

"E tu avresti voluto un'amicizia così da me?" chiese Arthur.

"L'ho sperato, ma non ci contavo troppo. La vera amicizia è anche più rara dell'amore."

"Hai mai avuto un'amicizia così?" chiese Arthur.

"Una volta l'ho creduto, anzi ne ero sicuro, ma sono stato tradito, e il tradimento è una di quelle cose che non riesco ancora ad accettare."

"Mi dispiace, ma non vedo perché dovresti  accettare un tradimento. Io stesso non lo accetterei mai."

"Per soffrire di meno, forse … a proposito …" disse Merlin alzando finalmente gli occhi per guardare in quelli dell'altro "vorrei dirti una cosa sola … sai che non dirò niente a Gwen, ma …"

"Gwen?" lo interruppe Arthur sulla difensiva.

"Cosa c'entra?"

"C'entra eccome! Chiunque io fossi stato, un bacio come quello che mi hai dato, dovrebbe farti pensare!"

"Pensare a cosa?"

"Dio, Arthur! Se fossi in Gwen io lo considererei un tradimento …"

"No! Ma quale tradimento! Ti sbagli! Tu sei un … uomo! Forse lo sarebbe stato se tu fossi stata una donna!"

"Io non vedo alcuna differenza."

"Ma poi, un bacio? Non è un tradimento."

"Dipende dal bacio … da cosa significa…"

"Scusa ma …anche se ho usato la lingua, non significa che io abbia provato desiderio!"

"Già …ti è scappata fuori da sola, a causa della gravità!" disse Merlin con sarcasmo e incredulitá al contempo.

 

Arthur continuò come non avesse sentito.

"Se non c'è desiderio, non può esserci tradimento!" ribadì il concetto come se parlasse a se stesso.

"Non ti seguo. Quindi se tu facessi l'amore con una donna che non desideri, non sarebbe un tradimento!"

"Certo che lo sarebbe!" 

 

Arthur iniziava a spazientirsi. "Senti… magari è questo il punto … ricordi quando ti dicevo che mi attraevi vestito da ragazza e tu rispondevi che ero malato?"

"Io scherzavo … e anche tu…" ribatté Merlin.

"Credo invece che potrebbe essere vero…”

"Se fosse vero e tu mi vedessi come donna, allora cadresti in contraddizione da solo … e si tratterebbe di tradimento!"

 

Arthur si sentì cadere le braccia, ma Merlin era ormai arrivato al punto e non si fermò.

"Preferisci passare per malato, piuttosto che ammettere con me quello che sei?"

"Oh, Merlin, illuminami! Che cosa sono?" chiese Arthur amaro.

"Sei una di quelle persone a cui piacciono le donne … e gli uomini."

 

Arthur si mise una mano sugli occhi. Non sapeva cosa dire e quindi non disse niente. 

Merlin aggiunse subito: "A me non importa. Io non ti giudico. Non potrei neanche volendo. Te l'ho detto solo perché Gwen non merita di essere tradita. Ti ama così tanto."

 

Arthur sbuffò e parlò con un certo astio. Tutta l'ammirazione e la devozione per Merlin stavano scemando rapidamente.

"Io non mi sento di averla tradita, ma tu puoi pensarla come vuoi."

"Meglio così allora…"

"Ma per una volta che avevi ragione, io non ho voluto ascoltarti. Sarebbe meglio che entrambi dimenticassimo ciò che é successo sulla pista… e anche quello che ci siamo detti ora. Meglio ancora sarebbe che ciascuno di noi, d'ora in poi, si facesse gli affari propri, Emrys!"

E girate le spalle Arthur si allontanò velocemente.

 

Guardandolo andare via, Merlin pensò che ciò che aveva detto ad Arthur, avesse contribuito ad allontanarlo ulteriormente da lui, ma non era pentito.

'Tanto … più lontano di così…' sospirò il ragazzo provando dentro di sé, un sentimento confuso, un misto di dolorosa rassegnazione e di sollievo.

 

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Capitolo 12
*** Il primo bacio ***





 

Il primo bacio











 

Due settimane dopo




 

Si trovavano a Bristol quel giorno. Era un paese abbastanza grande e rigoglioso, nonostante avesse subito numerosi bombardamenti aerei, durante il recente conflitto. I cittadini non avevano perso tempo a piangersi addosso e avevano cominciato la ricostruzione prima che la guerra terminasse.


All'interno della compagnia circense, dopo l'ultima esibizione a Bath, c'era stato chi aveva sperato che Merlin ci ripensasse: Miss Merlin era un personaggio ormai familiare, ma il ragazzo era stato inflessibile.

Quando poi tutti seppero che Merlin aveva intenzione di andare via, la troupe rimase disorientata.

Fu Alined, che pian piano si stava riprendendo dalla sua malattia, a incaricarsi del problema.

 

Tra loro, Merlin e Arthur si comportavano piuttosto freddamente.

Quando si incontravano, non si guardavano, né parlavano insieme, a meno che non fosse strettamente necessario, come davanti agli altri, per mantenere la parvenza di un rapporto comunque civile.

 

Merlin che all'inizio sembrava avere preso la cosa abbastanza bene, nel corso dei giorni scoprì con un certo stupore che Arthur gli mancava. Con gli altri ragazzi non era riuscito ad instaurare un rapporto schietto come aveva avuto con lui.

'Fin troppo schietto …' si ripeteva Merlin, ricordando quei due giorni in cui tutto era colato a picco.

 

Le cose tra Arthur e Gwen invece erano andate sempre migliorando, da quando il ragazzo non aveva più a che fare con la 'distrazione' che Merlin poteva rappresentare per lui. Ogni tanto Arthur si scopriva ad osservare Merlin di nascosto, ma si trattava di attimi e probabilmente di semplice curiositá.


C'erano stati piccoli e grandi cambiamenti di ruolo all'interno della troupe, in seguito all'abbandono del numero da parte di Merlin. Bisognava salvare il salvabile. Per Gwen fu impossibile rifiutare la parte di Merlin, anche se mise molti paletti: nessun numero di giocoleria con le uova. 

Avrebbe accettato di salire sulle spalle di Arthur in piedi e in verticale, sostenuta dalle braccia dell'amato, ma rifiutò categoricamente di eseguire il numero su una mano sola in verticale e ovviamente non prese neanche in considerazione di partecipare alla colonna umana.


Merlin aveva passato ogni mattina di quelle ultime settimane sopra il carro di Alined, come era successo all'inizio della sua permanenza nella comunità circense.

 

Alined aveva chiesto a Merlin di continuare a lavorare con gli altri sulla colonna umana, dandogli facoltà di scelta su quale dei due tipi di formazione utilizzare nelle future esibizioni, a seconda del suo stato d'animo e delle sensazioni provate al momento.

"Mi dispiacerebbe sopprimere la verticale su una mano, che ti viene così bene" disse Alined a Merlin

"Con Arthur?" chiese Merlin cauto.

"Con Lancelot!"

"Perché Lancelot?"

"Lui partecipa al numero finale solo come assistente. Vorrei che facesse almeno un esercizio, poi si vedrá!"

Merlin accettó.

"Dovremo trovare un costume simile a quello degli altri" continuò il vecchio.

"Non è che stare a petto nudo di fronte al pubblico, mi faccia impazzire come idea, soprattutto insieme agli altri tre che scoppiano di muscoli."

"Solo Percival è a petto nudo. Arthur e Gwaine hanno un certo numero di strisce di cuoio a coprire il petto."

"Secondo me quelle cinghie servono a evidenziare il petto, anziché coprirlo."

 

Alined rise. "Se avessi la tua età, mi farei meno problemi sul mio corpo, comunque esso fosse … provati questi e scegline uno … a me piace questo …" e gli mostrò un groviglio di strisce di pelle.

 

"Quello? Ma non è un costume!"

"È un costume da gladiatore, simile a quello degli altri ma più coprente …"

"È la cosa più scandalosa che abbia mai visto!"

"Ehi, attenzione! Guarda che era il mio costume! … Se ti piace dovremo chiedere a George di stringerlo."

"George?"

"È un eccellente sarto! E Gwen è ancora più oberata di lavoro da quando tu … indossalo!"

"Adesso?"

"Sì e indossa tutti i bracciali, sia sui polsi che sulle braccia. Aiutano a dare un'aria più mascolina, te lo assicuro!"

 

Il ragazzo rimase in mutandoni. Alined lo guardava con interesse e Merlin sentì un pizzico di disagio.

I pantaloni per fortuna non avevano nulla di equivoco. "Mi cascano…"

"Li faremo stringere!"

"Tutta questa fatica solo per due brevi esercizi?"

"Due esercizi importanti, di cui uno è il più importante, Merlin! … Sei sicuro di non voler rimanere a petto nudo? Sei magro ma molto armonico. Hai un accenno di muscoli diffusi su tutto il busto, che si notano soprattutto quando ti muovi … immagina poi sotto sforzo … girati perfavore!"

Merlin si vergognava un po' ma fece come il vecchio chiedeva.

"Molto bene! Dovremo fare abbassare anche la cintura dei pantaloni in modo da fare risaltare la tua vita sottile, che farà sembrare schiena e spalle più ampi. E andranno stretti non solo sulle gambe ma soprattutto sul tuo fondoschiena che è tutt'altro che magro.  Vedrai le donne impazziranno … e anche qualche uomo!" rise forte Alined.

 

Merlin fu quasi turbato da quella risata. E nella sua mente lo associò al personaggio di Mangiafuoco* che figurava in una fiaba straniera che aveva letto tempo prima. 'Mangiafuoco sembrava un mostro, ma in fin dei conti era buono!'

"È davvero necessario 'sedurre' il pubblico in questo modo?" chiese Merlin.

"Certamente! Noi rappresentiamo un'evasione dalla realtà per il pubblico. Dobbiamo dargli ciò che si aspetta da noi: allegria, colore, luce, rischio, coraggio, destrezza, bellezza e seduzione. Osserva i costumi degli altri e vedrai che sono più o meno come il tuo. 

Questo vale soprattutto per Gwen, che accetta il suo ruolo di vamp solo in virtù di questo. Ma vale anche per tutti gli altri, compreso te, Merlin, che hai tutte le carte in regola per 'conquistare' il tuo pubblico in tutti i sensi.

"Ho capito. Ma, come si infilano tutte queste strisce?"

"Ti aiuto … aspetta …Wow! Stai benissimo! Guardati!"

Merlin si specchiò e quasi non si riconobbe.

"Oh, mio Dio! Sembrerò anche più mascolino, ma mi sento più come uno … schiavo, così legato da tutte queste strisce di cuoio."

"Giusta osservazione: i gladiatori erano schiavi! Però dovremo fare stringere anche queste."

"Lo farò io. Credo di sapere come fare!"

Alined sorrise soddisfatto.

"C'è anche il costume da giocoliere, uguale a quello di Gwaine."

 

'Uh! Quello bianco con quel bolerino striminzito che copre il petto meno delle cinghie di pelle' pensò Merlin che non disse nulla. Conosceva già il parere del capo.

Una volta provato Merlin si sentì più nudo che mai, ma almeno su quel costume non c'erano da fare modifiche: stranamente era giá piuttosto stretto. 

"Percival da ragazzino era assistente giocoliere" spiegò Alined e continuò con aria seria.

"Ho altre proposte. Servirebbe un ‘leggero’ per gli esercizi al trapezio.”

"Io non so fare i salti mortali!"

"Comincerai con i semplici spostamenti di asta e con un salto mortale semplice. Di grande effetto, ma piuttosto facile. Abbiamo un tappeto elastico dove esercitarsi da soli, all'inizio. E poi avevi già accettato in passato."

 

"Con chi lavorerei?"

"Arthur e Percival"

"Preferirei non lavorare con Arthur, lo sapete!"

"Speravo aveste superato le vostre divergenze. Ti metterò in coppia con Percival e metterò Leon con Arthur"

"Chi?"

"È un ragazzo nuovo, con esperienza nel mondo del circo. Ve lo presenterò durante il pranzo. Condividerà il carro con te e George, visto che Arthur sta da Gwen."

Merlin sperò solo che questo Leon fosse un tipo tranquillo. Accettò anche la proposta di lavorare al trapezio.

 

"La seconda proposta è molto più ambiziosa. Non c'è fretta, ma è un altro sogno che ho da molti anni. Vorrei riportare all'Albionstars la figura che fu di Trickler."

"Quella del mago?"

"Esatto. Diventeresti 'il grande mago Merlin'!"

"Io? Non potete chiedermelo sul serio!"

"Ma come? Eri così affascinato dai suoi scritti? Non hai fatto altro che leggerli per giorni!"

"Sì, è vero, ma non sono riuscito a capire nemmeno la metà dei suoi trucchi…"

"Con la metà dei suoi trucchi, potresti riempire tre serate da solo, Merlin. Si tratterebbe di tre o quattro numeri, scegli tu quali."

"Ma … come faceva a fare certe cose?"

"Credo che fosse davvero un po' magico."

"Non ve l'ha spiegato?"

Alined tardò a rispondere. "No, si divertiva a tenermi sulle spine e a fare il misterioso! Mi disse qualcosa in punto di morte, ma non posso rivelarlo a nessuno."

Merlin era un po'deluso. Era la prima cosa che Alined gli nascondeva apertamente.

"E voi?"

"Ne subivo il fascino, neanche fossi un ragazzino e dire che avevo trentacinque anni quando lo conobbi."

"Che tipo era?"

"Era considerato un uomo molto strano. Non era nemmeno particolarmente bello. Quando voleva, sapeva essere cinico e spietato.

Utilizzava un umorismo sottile e tagliente. Nel lavoro era il migliore lo sai e in amore era forte e appassionato: per me era assolutamente irresistibile" sorrise nostalgico Alined. "Guarda, questo era il suo costume da mago con parrucca e barba bianche. Teneva molto a mantenere l'anonimato del suo personaggio e scacciò malamente dal circo quelli che avevano rischiato di rivelare la sua identitá al di fuori della nostra cerchia."

 

Merlin si guardò allo specchio, avvolto da quell'ampia tunica dai toni rosso acceso, dopo aver indossato anche barba e parrucca. Si accorse che qualcosa non andava nell'immagine che lo specchio gli rimandava: qualcosa di lontano, di familiare e di già visto.

E d'un tratto Merlin non si sentì tanto bene. La testa cominciò a girargli tanto che si sedette per terra dalla paura di cadere.

 

"Che cos'hai Merlin?" chiese Alined preoccupato.

"Ho avuto una sensazione molto strana" ridacchiò Merlin per sdrammatizzare "quasi come se nello specchio ci fossi io da vecchio…"

Alined gli portò dell'acqua da bere.

"Basta così per oggi! Forse abbiamo esagerato" disse il vecchio.

Avrebbe voluto proporgli altri lavori, ma Merlin era bianco come un cadavere.

 

Quella sera stessa, Alined fece chiamare Arthur. Al ragazzo per poco non venne un colpo.

Stava per farsi sopraffare dalla paura, ma cercò di mantenersi fermo sulle sue sicurezze: il fatto che Alined fosse solo a metà della convalescenza e il suo fidanzamento con Gwen. 

 

"Era da un po' che volevo parlarti" esordì Alined con tono freddo."Hai visto anche tu che la scorsa settimana, lo spettacolo non è andato bene e non abbiamo avuto alcuna richiesta di repliche…"

 

Arthur sospirò. Meglio questo che altri argomenti. 

"Sì, purtroppo ho visto, ma … anche prima succedeva … quasi sempre. Non credevo fosse un grosso problema."

"Ora la guerra non c'è più e ci esibiamo in cittadine piuttosto grandi invece che nei piccoli villaggi di campagna. Non va bene! Vorrei proporti qualche cambiamento. Tu e Percival dovrete tornare al trapezio! È un numero troppo rappresentativo del circo e non possiamo farne a meno"

"Non chiedo di meglio, lo sapete. Lo considero il mio ruolo principale, ma mancano i leggeri. Fra quanto pensate che sarà disponibile George?"

"Non te ne sei accorto, Arthur? George è diventato zoppo … per sempre."

Arthur ci rimase molto male. E si sentì in colpa. C'era anche lui nella colonna quel giorno dell'incidente occorso a George.

"Oh, Dio! … E lui lo sa?"

"Credo lo sappia! Ma può continuare a fare tanto per il circo … non devi preoccuparti! George è una roccia!"

Arthur sorrise lievemente: era d'accordo con il capo che George fosse uno tosto.

 

"Ho appena assunto un uomo con il ruolo di leggero, anche se ha una corporatura media in realtà, ma ha un passato nel circo. Si unirà a noi. Si chiama Leon e sembra un brav'uomo. L'altro leggero sará Merlin."

"Merlin? Non credo che lui voglia più lavorare con me."

"Non è vero, si è detto disponibile!"

Arthur rimase allibito e si accorse di un piccolo tuffo allo stomaco.

"Sul serio? E quando?"

"Oggi. E tornerá anche per la colonna umana."

"Bene, allora" disse Arthur come se la cosa non fosse poi così importante. Non voleva fare capire ad Alined quanto fosse contento di quella notizia.

"Sai, non è che lui non voglia più lavorare con te, solo non vuole più baciarti!"

"Come?"

"Posso solo immaginare che non gradisca essere baciato a tradimento, approfittando della presenza del pubblico. La lingua va tenuta a freno, Arthur, e non solo quando si parla …"

Arthur divenne rigido come un tronco. Alined sapeva?

"V- ve l'ha detto lui, del bacio?"

"Diciamo che me l'ha fatto capire."

Arthur sentì contorcersi i visceri dalla rabbia. Era sicuro che Merlin sarebbe stato ai patti. Si era fidato e invece …

Vedendo la faccia di Arthur, Alined rincarò la dose, calcando la mano: "Se ti piace così tanto perché non stai con lui invece che con Gwen?"

"Che cosa? Con Merlin? Mai! Lui è un bambino! … E non mi piace! Poi mi odia! E io non voglio di certo uno così … stupido … e magro … e …"

"Ahia! È anche peggio di quel che pensassi. Sembri cotto a puntino, ragazzo!"

Arthur guardò il vecchio.

"Allora, voi non siete …geloso?" domandò Arthur, pentendosene quasi subito. Non avevano mai affrontato quel genere di argomenti prima d'allora. Come se non parlandone, si potesse fare finta che non si fossero verificati.

"Uno come me, la gelosia, non se la può permettere. Pensi che dovrei essere geloso di Merlin?"

Il ragazzo era confuso e non rispose.

"Non lo sono, come non sono geloso della tua relazione con Gwen. Noi siamo un'altra cosa! "

Arthur chiuse gli occhi, stringendoli: "Noi non siamo … niente! Non esiste nessun noi, ma solo quello!"

Alined stava zitto.

"Perché voi non smettete di farmi chiamare?" chiese Arthur usando senza accorgersene un tono supplice.

"Io non ne posso farne a meno Arthur e forse sono crudele. Ma perché tu continui a venire da me?"

"Io … non lo so! C'è qualcosa che … ma non so cos'è! E forse voi lo sapete …"

Ancora una volta il vecchio tacque.

"Ma adesso ho Gwen! È tanto che non ci incontriamo e io vorrei … voglio smettere!"

Alined per un attimo sembrò turbato.

"Non sono in grado di garantirti che non ti farò più chiamare, ragazzo. Credo che la decisione finale sarà tua…"

Arthur si sentì perso e solo. Avrebbe dovuto immaginare che Alined non l'avrebbe mai aiutato in quello. Lo odiò ancora più forte.

"Comunque, Arthur, sappi che sono arrabbiato con te. Grazie allo scarso controllo delle tue pulsioni verso Merlin, il numero finale non funziona più come prima. E in più a Bath hai rovinato il mio spettacolo perfetto. Non credo che potrò mai perdonartelo! Puoi andare!"

"Io ho sbagliato e ho chiesto scusa, ma Merlin avrebbe potuto sorvolare sul mio errore e continuare nel suo ruolo."

"Trovi?" continuò Alined con ostilità. “Non tutti sono come Gwen o me che subiamo passivamente il tuo fascino. Si vede che su Merlin il tuo fascino non funziona!"

"Lui è un … ipocrita! Voi siete tutto tranne uno che subisce passivamente … ! E lasciate stare Gwen!" urlò Arthur uscendo dal carro di Alined come una furia.

 

Dopo una breve corsa salì in volata sul carro. Era fuori di sé.

“Perché glielo hai detto?” lo aggredì.

Merlin si girò verso di lui, con gli occhi fuori dalle orbite.

“Quando si é rotto il muro del silenzio?”

“Fai poco lo spiritoso!"  E Arthur fece il verso a Merlin con gli occhioni aperti, la voce in falsetto e una mano aperta sul petto:

"… tu non mi conosci, Arthur, se no sapresti che non lo direi mai a nessuno!” 

Merlin si mise a ridere: lo trovava buffo, anche se aveva capito che Arthur era arrabbiato con lui.

“Ce l’hai con me? Che strano! Sei sempre così cordiale e mansueto …” lo prese a sua volta in giro Merlin.

“Voglio solo sapere perché diavolo gliel’hai detto, poi me ne vado …” riprese poi con più calma Arthur.

“Detto cosa? A chi?”

“Lo sai … di quel bacio … ad Alined!”

"Quale bacio? Quello con? …"

"Si, quello con! Mi ha detto che così ho rovinato quello che poteva essere il suo spettacolo perfetto!"

"Te l'ha detto proprio lui, del bacio, intendo?"

"Ha detto che devo imparare a tenere la lingua a posto, non solo quando parlo…"

"Accidenti! Ma … io non gli ho detto niente" continuò Merlin con calma "Né a lui, né a nessun altro. E siccome so che nemmeno tu l'hai fatto, c'è un solo modo in cui può averlo saputo."

"E quale?"

"Se n'è accorto!"

"Sai anche tu che non è possibile!"

"Ha ammesso con tutti che era in mezzo al pubblico quella sera, poi lui non è come gli altri: è un fine osservatore e, prendimi pure per matto ma io credo che lui possa fare o capire cose che sono precluse agli altri esseri umani. Non so se mi capisci."

Arthur tacque: con due parole Merlin l'aveva messo a tacere e l'aveva convinto. Gli credeva! 

"Ti capisco molto più di quanto tu creda, Merlin. Anch'io penso che in lui ci sia qualcosa che non vada. A proposito di matti … si può sapere che cosa stai facendo così conciato?

"Sto provando i nuovi costumi. Sono una marea e parecchi hanno bisogno di modifiche. Ho idea che Alined creda che sommergendomi di lavoro io non abbia poi il coraggio di lasciare il circo."

"Speriamo sia così" disse Arthur guardandolo dritto negli occhi. Poi si mise a ridere: "Con questo mantello giallo sembri un vecchio santone!"

"Guarda che é lo stesso identico mantello che porti anche tu."

"É vero ma su di te mi fa uno strano effetto!" 

"E comunque mi fa un caldo cane" disse Merlin togliendolo con uno sbuffo.

"Oh, … santo cielo, Merlin!"

Il ragazzo moro scosse la testa sorridendo: "Ci avrei giurato che avresti reagito così! Ci siamo chiariti e io ho da fare altro che guardare la tua faccia inorridita. Vedi quante belle cinghie?Le devo accorciare tutte! Per cui grazie tante e buonanotte!"

"Non sono inorridito, ma solo stupito! Un costume così succinto non è da te. Non ti sta affatto male, solo che … non è da te."

"Solo perché sembro lo schiavo sessuale di un'antica e perversa matrona romana?"

Arthur scoppiò a ridere: "La prima volta che indossai il mio, anch'io mi vedevo un po' così! Ho un'idea. Invece di tagliare e ricucire ogni cinghia, potresti fare dei nuovi fori, riallacciarle ed eliminare l'eccesso alle estremità."

 

Arthur sparí per poi tornare con l'arnese per fare i buchi. Merlin era a petto nudo con il corsetto in mano.

Arthur gli diede un'occhiata di sfuggita, gli prese il costume e cominciò a lavorarci sopra.

"Mi ha detto Alined che lavorerai con me al trapezio. Non me l'aspettavo."

Non era esattamente quello che Merlin aveva pattuito con Alined ma aggiunse solo: "E con Percival e Leon."

"Leon. Che tipo è secondo te?"

"A vederlo così mi sembra il ragazzo più tranquillo del mondo. È un po' timido ma mi dà l'idea di essere un tipo a posto."

"La stessa impressione che ha dato a me! Condividendo lo stesso carro con lui, forse potresti trovare l'amico vero che hai sempre cercato..."

"Non mi dispiacerebbe ma credo sia difficile. Sai giá come la penso!"

Merlin notò che Arthur non lo guardava mai. Forse era a disagio per la sua semi-nudità e si infilò una camicia.

Stettero a lungo in silenzio mentre Arthur aggiustava le strisce di cuoio e Merlin lo osservava per imparare.

 

"Io credo di dovermi scusare con te, Merlin. Un'altra volta…"

"Per cosa?" sorrise Merlin.

"L'ultima volta che abbiamo parlato, non mi sono comportato bene. Quando tu hai fatto riferimento alla mia … bisessualità …"

"Che termini colti usi!"

"É l'unica parola non offensiva che conosco per  definire la mia … condizione. Insomma quella volta, era la verità ma io mi sono risentito. Non avrei voluto che lo scoprissi."

"Hai fatto tutto tu, Arthur!"

"Posso capire che  … uno come te, sia rimasto disgustato dal mio bacio, anche se ripensandoci credo che tu sia stato un po’ troppo melodrammatico."

Merlin rimase a bocca  aperta: "Forse, ma non sono riuscito a non reagire. Non me l'aspettavo ed ero sconvolto!"

"Non mi dirai che è stato il tuo primo vero bacio!"

"Non avevamo detto di farci ognuno i fatti propri?"

"Dio, Merlin! Che eri vergine potevo immaginarlo, ma non pensavo certo di rubarti il primo bacio!"

Merlin sentì il viso inondarsi di calore. Normalmente non si sarebbe infastidito in quel modo, ma sapeva che quando Arthur faceva così, lui non resisteva.

"Sei completamente fuori strada. Ho baciato molte persone e non sono affatto vergine! Cosa credi? Che solo perché tu sei più bello di me, io non abbia potuto fare innamorare qualcuno? Mi dispiace molto che tu non sia il mio primo bacio, ma anche le persone semplici e mediocri come me, sono degne di essere amate."

"Io non ho mai pensato che tu fossi mediocre, neanche per un attimo e nemmeno che tu non sia degno di essere amato: al contrario penso che tu sia in grado di conquistare qualsiasi persona, anche molto più bella di me! E non intendevo un bacio normale ma un primo bacio da parte di un uomo, capito?"

"Non sei stato il primo nemmeno in questo … "

Arthur rimase di sale. Smise di lavorare e guardò l'altro negli occhi. No! Non poteva essere…

 

"Significa che hai già baciato un uomo? Ricambiandolo?"

"Sì!" rispose Merlin abbassando gli occhi.

Ad Arthur in quel momento, vennero mille domande in testa che avrebbe voluto fare Merlin, perché era ancora incredulo e voleva capire, ma furono interrotti dall'arrivo di Gwen.

"Arthur, sei qui? Non ti trovavo più …"

"Ciao Gwen" rispose a disagio Merlin. "Arthur mi stava aiutando con il costume …"

"Mi fa piacere che abbiate fatto pace!" rispose la ragazza con un sorriso.

Arthur imprecò interiormente. Gwen era l'ultima persona che avrebbe voluto vedere in quel momento. 











 

*La fiaba di Pinocchio fu scritta nel 1883 e tradotta in inglese per la prima volta nel 1892

 
Ciao a tutti. Mi dispiace, ma avendo ricominciato a lavorare non sono più in grado di aggiornare ogni 4/5 giorni come ho fatto finora. Mi riservo di aggiornare ogni 1-2 settimane. Ringrazio di cuore Lulette e MAAE_8830 per le loro preziose recensioni. Un abbraccio.

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Capitolo 13
*** Dolore e tentazioni ***




Dolore e tentazioni















 

"Ehi, Gwen, hai ragione! Scusami. Alined mi ha fatto chiamare e …!" disse Arthur.

 

Gwen impallidì notevolmente: "Alined? Perché non me l'hai detto? Sai che ho piacere di venire con te quando vai da lui."

 

Merlin ridacchiò: "E come mai devi accompagnarlo? Non se la sa cavare da solo? Mica lo mangia!"

 

Arthur ricominciò a lavorare, tenendo il capo basso. Sapeva già che Gwen e probabilmente anche altri del circo, dovevano avere immaginato qualcosa e avessero dei dubbi su cosa Alined e lui facessero in realtá quelle sere sul carro da soli, anche se nessuno, soprattutto lui e Gwen, si era mai azzardato a parlarne, ma ora rischiava che anche Merlin capisse qualcosa… e non era in grado di sopportarlo.

 

Gwen rispose con finta allegria: "Ho notato che Arthur non gode dei favori di Alined ultimamente!"

 

'Oddio, ma cosa sta dicendo?' pensò Arthur che cominciò a tossire come se stesse per soffocare, a causa della saliva che gli era andata di traverso.

 

"E visto che sembra avercela con lui …" continuò la ragazza "specialmente da quando tu hai smesso i panni di Miss Merlin, se sono presente io o qualcun altro di cui lui abbia stima, come potrebbe essere Percival, tu o io, ho notato che Alined lo tratta più ... umanamente."

 

Arthur intervenne:

"Ascolta, Gwen, ti ho già detto che non ho bisogno di nessuno, anche se le tue intenzioni sono buone. Ha ragione Merlin! Non sono un bambino! Fattene una ragione e lasciami tranquillo!" 

 

"Ma io volevo solo …"

"Lo so… Sono stato poco tempo con Alined e mi ha fatto chiamare perché aiutassi Merlin a sistemare i suoi costumi. E sono venuto subito qui… avrei dovuto dirtelo."

 

Merlin si chiese il perché di quella menzogna gratuita. Forse Arthur temeva che la ragazza scoprisse del loro bacio. E ovviamente Merlin non disse nulla.

 

Gwen aveva gli occhi lucidi e Arthur rincarò la dose.

"C'è tanto lavoro da fare, Gwen. Credo che farò tardi. Non mi aspettare alzata, per favore."

"D'accordo Arthur, buonanotte" e se ne andò tristemente. 

 

Merlin provò dispiacere per lei, ma doveva ammettere che gli andava di stare ancora un po' con Arthur, dopo tanti giorni passati a fare finta che l'altro non esistesse.

 

Sicuramente l'argomento che avevano appena iniziato, e subito interrotto a causa dell'arrivo di Gwen, aveva incuriosito Arthur, talmente tanto da fargli preferire la sua compagnia, anziché quella della fidanzata.

 

Certo ora Arthur avrebbe reclamato un prezzo da pagare piuttosto alto, come ricompensa per la sua compagnia.

Il prezzo era la soddisfazione della curiosità di Arthur, tanto più forte, ora che il ragazzo aveva subodorato il gusto della scoperta del segreto di Merlin.

 

"Ho finito. Provalo e vediamo se va bene!"

Merlin tolse la camicia e indossò con una certa difficoltà il corpetto che risultava essere molto più stretto.

Non aveva uno specchio, per cui doveva fidarsi dell'occhio di Artù che sistemò un paio di volte le cinghie addosso a Merlin.

"Aderisce perfettamente al corpo. Tu come te lo senti? Ti intralcia in qualche movimento?"

Merlin provò a alzare le braccia e a portarle in avanti e all'indietro.

"No. Lo sento, ma non mi dá noia."

"Vorrei vedere l'effetto completo. Puoi indossare anche bracciali e calzoni?"

 

"George ha finito di stringerli proprio poco fa. È stato così veloce…" puntualizzò Merlin.

Quando il ragazzo ebbe finito di vestirsi, Arthur lo guardò con aria professionale, facendolo voltare più volte per osservarlo meglio. Cintura abbassata, calzoni fin troppo aderenti sui glutei: Arthur notò il tocco di Alined anche attraverso il lavoro di George.

"Davvero molto bene, Merlin! La tua matrona romana ne sarebbe entusiasta" proclamò sorridendo. "O forse dovrei dire il tuo patrono romano…"

 

"Veramente prima non avevo finito di spiegarti, ma puoi pensarla come credi, Arthur."

"Una domanda ce l'avrei, però … spiegami perché hai reagito al mio bacio come se ti avesse morso un serpente velenoso" disse Arthur con una certa dolcezza.

"Se ciò che tu ora pensi di me fosse vero, non significherebbe comunque che avrei dovuto ricambiarti … credo che tu possa arrivarci da solo!"

 

"Ho capito che non sei interessato a me, ma se uno é omosessuale …"

"Non lo sono…"

"E va bene, scusa, volevo dire … se uno è bisessuale …"

"No, Arthur, non sono neanche quello … non più!"

"Mi stai prendendo in giro, Merlin? Dimentichi con chi stai parlando" e lo guardò sconcertato. "Posso capire che non sia facile da ammettere, persino con se stessi, ma sai che non é una nostra scelta: siamo così, siamo nati così. Altrimenti potendo scegliere, chi mai potrebbe preferire la via più difficile?"

"Ormai non ha più importanza. Ho deciso tanto tempo fa di non esserlo più!"

"Quindi hai deciso di reprimere quello che sei. Molti lo fanno perché hanno paura. Non dico che non bisogna proteggersi e che bisogna andare a dirlo ai quattro venti. Ma almeno con noi stessi dobbiamo essere sinceri. E non credo si tratti di una soluzione, quanto di un problema in più. Un problema serio che riguarda la nostra vita e la nostra felicità."

"Finora ci sono riuscito abbastanza bene. Non lo vedo come un grave problema."

"Forse perché non hai trovato la persona giusta…"

"L' avevo trovata, o così credevo. Per come l'ho vissuta io allora, era davvero l'uomo della mia vita."

 

Arthur sentì di avere la gola secca e dovette deglutire più volte per ripristinare un minimo di salivazione. Era strano sentir dire quelle cose a Merlin.

"Parli del ragazzo che hai baciato?"

"Esatto."

"Mi piacerebbe che me ne parlassi, ma non sei obbligato … lui com'era?"

"Era un ragazzo bellissimo: ricci castani, sguardo limpido, corpo sottile e scolpito: un giovanissimo dio greco disceso dall'Olimpo: questo pensai di lui quando lo vidi la prima volta." 

 

Merlin parlava alternando momenti in cui lo sguardo e il tono di voce apparivano lievemente nostalgici ad altri in cui gli occhi diventavano freddi e scuri e la voce si inaspriva. "Per me è stato davvero un colpo di fulmine. E prima d'allora non mi era mai piaciuto alcun ragazzo per cui rimasi davvero turbato. Le ragazze invece mi erano sempre piaciute."

 

Ad Arthur quel discorso dava un po' fastidio, lo sentiva. Lo avvertiva nelle piccole fitte all'addome, nelle improvvise ondate di calore al viso, nelle mandibole che sovente si serravano. Però Merlin si stava confidando con lui, si stava fidando di lui e in più era curioso. 

"Tu quanti anni avevi?"

"Diciotto. Che strazio! Innamorato perso di un ragazzino di quindici anni … Lui però non era affatto uno sprovveduto. Ero io l'ingenuo nonostante fossi più grande.

Fu lui il primo a cercarmi con lo sguardo. Uno sguardo sicuro di sé, dolce e malizioso al tempo stesso. Me lo ritrovavo ovunque. Un giorno molto semplicemente mi passò il pallone e mi chiese se volevo giocare con lui. Così ci conoscemmo."

 

Merlin si fermò, sospirando. Sembrava fare fatica a continuare.

Arthur riempì due bicchieri con l'acqua della brocca che i ragazzi tenevano sul carro e ne passò uno a Merlin.

"Ci vorrebbe del vino, ma in mancanza d'altro ..." disse Arthur.

Merlin gli fece un piccolo sorriso e trangugiò l'acqua.

"Meglio di no. Dopo la storia con lui, passai un periodo nel quale bevevo in continuazione. Volevo solo dimenticare, ma non volevo che lui, dopo aver rovinato la mia vita passata, distruggesse anche quella futura. Così riuscii a smettere di bere, in un tempo relativamente breve.

"Posso immaginare quello che successe dopo."

"Mi ha corteggiato per pochi giorni e sono caduto ai suoi piedi. Ero il ragazzo più felice del mondo. Ci incontravamo in una vecchia capanna di legno abbandonata, fuori dal paese. Era una capanna molto rovinata ma per me era il posto più bello del mondo.  Era il nostro nido d'amore. Lo amavo così tanto e lui sembrava mi ricambiasse con la stessa passione."

"Come si chiamava?"

"Mordred.

Il ragazzo più bello che abbia mai incontrato" rispose Merlin che avrebbe voluto aggiungere 'a parte te' ma temeva che l'altro potesse pensare a un tentativo di seduzione da parte sua. In più non aveva voglia di dargli anche quella soddisfazione. Arthur era anche troppo conscio della sua bellezza e dell’effetto che questa poteva esercitare sugli altri.

"Mordred … scusa, ma già dal nome mi sta decisamente antipatico" e Merlin sorrise.


Dal primo momento tra i due c'era stata una connessione speciale. Qualcosa che entrambi sapevano di avere in comune.

Ed era una connessione forte, quasi invincibile. 

E quando si amavano si sprigionava dai loro corpi e dalle loro menti un'energia sovrumana, una specie di magnetismo molto potente, una forza sconosciuta che scaturiva dal loro amplesso, non semplicemente raddoppiata, ma moltiplicata. Se il paradiso esisteva non poteva essere più bello di così.

 

"In tutto questo fu coinvolto anche Will, il mio migliore amico da sempre."

"Quello che ti ha tradito?"

"Sì. Lui era l'unico con cui parlai della mia storia con Mordred. Nessun altro l'ha mai saputo. Nemmeno mia madre. A lui Mordred non piaceva. Pensai che lo dicesse perché Mordred era un ragazzo e non una ragazza, ma ebbi modo di appurare che non era così. Pensai allora che fosse geloso del tempo che passavo con Mordred. Will ammise che era vero, che si sentiva trascurato, ma che era contento per me perché mi vedeva felice."

"Era davvero un ottimo amico. Non riesco a capire come sia arrivato a tradirti." rifletté Arthur.

"Nemmeno io."

 

A Mordred non importava nulla degli altri. Il ragazzo era convinto di amare Merlin, che scoprì a sue spese e nel modo più bieco possibile che non era così.

Mordred era un vizioso, un egoista, forse un malato. Tutta la forza di persuasione che possedeva, tutto il suo fascino magnetico, gli avevano dato alla testa e scambiava per amore ciò che non poteva esserlo in alcun modo. 

 

Arthur si accorse che Merlin era molto provato. E cercò di velocizzare il racconto dell'altro.

"E così li hai trovati insieme? Il tuo ragazzo con il tuo migliore amico?"

"Detta così sembra la cosa più naturale del mondo!" sorrise amaro.

"Sembra che lo sia. Ma dev'essere un colpo tremendo per chi lo vive. Mi dispiace molto che tu abbia dovuto passare una cosa così. Nessuno se la meriterebbe, ma conoscendoti per come ti conosco, soprattutto tu non la meritavi."

"Ti ringrazio, ma in realtà non puoi sapere se davvero non me la meritassi."

"Perché dici così?"

"Ho avuto anch'io le mie colpe in questa storia. Fosse stata anche solo la mia estrema ingenuità."

"Per questo non ti fidi più degli uomini?"

"Non mi fido degli uomini e nemmeno di me stesso e della mia capacità di giudicarli."

"Ed ecco spiegato il perché della tua reazione al mio bacio."

"Già!"

"Mi dispiace! Però non hai reagito al bacio di Alined!"

"Intanto lui non ha usato la lingua. Non ho percepito malizia in lui in quel momento e mi ha detto chiaramente che se non avesse visto la tua faccia sconvolta fuori dalla tenda, non me l'avrebbe neanche dato!"

"Sono solo scuse … credo…" disse Arthur incerto.

 

"Comunque, tornando a Mordred e Will, non li ho sorpresi insieme ad amoreggiare, come devi avere immaginato. La storia é andata peggio di così!"

Arthur sgranò gli occhi con fare interrogativo, ma non chiese niente.

"Lo frequentavo da un paio di mesi e avevo appuntamento con lui alla casetta di legno, dove ci nascondevamo. Ero al settimo cielo! Che idiota!

C'era anche Will e la cosa mi sembrò strana.

Will aveva una faccia terrorizzata, che mai gli avevo visto prima.

Mi stavano aspettando. Volevano parlare con me.

Mordred cominciò dicendo che Will…" 

 

Merlin si fermò. Non aveva mai raccontato a nessuno quel momento così difficile della sua vita. Arthur non lo pressò. Avrebbe ascoltato solo ciò che Merlin fosse riuscito a dirgli.

"Mi disse che Will avrebbe voluto sapere com'era amare un uomo. E voleva sperimentarlo con noi due. Degli altri non si fidava, degli altri aveva paura. Disse che era nostro dovere aiutarlo, perché io ero il suo migliore amico, mentre lui aveva una certa esperienza …

Non lo feci finire… scoppiai a ridere … credevo fosse uno scherzo, doveva esserlo!

Li guardai a turno, quei visi maledettamente seri e capii che era tutto vero.

Ero disgustato. Urlai a Mordred che non mi amava, se voleva condividermi con un altro. Lui ribatteva che era sicuro che per me sarebbe stato speciale e che dopo non ne avrei più voluto fare a meno, proprio come era successo a lui.

Mi sentii crollare il mondo addosso e fu terribile! Cercai di fargli capire che per me era un tradimento ed era inaccettabile, ma lui voleva solo convincermi a farlo. Gli gridai che non volevo vederlo mai più.

 

Poi mi voltai verso Will che stava piangendo come un bambino. Farfugliava che non voleva fare più niente, che non voleva perdermi come amico. Con amarezza lo ringraziai per avermi aperto gli occhi su Mordred e aggiunsi che avrebbe dovuto venire a parlarne con me, prima di tutto quello.

Era stato Mordred a soggiogarlo, a plagiarlo, ne ero certo, promettendogli forse il paradiso sulla terra.

Forse pensava che scegliendo il mio migliore amico, avrebbe avuto più possibilità che accettassi la cosa. 

Io e Will eravamo solo strumenti per poter ricercare il piacere a cui lui mirava.

 

L'ultima cosa che dissi a Will fu che mi sarebbe mancato, ed era vero."

 

Arthur sbottò infuriato: "Io li avrei presi a calci e pugni, tutti e due! Dio! Certa gente andrebbe soppressa! … E dopo cos'hai fatto?"

 

Merlin si irrigidì impercettibilmente: "Corsi a casa. Parlai e piansi insieme a mia madre, anche se con lei trovai delle scuse. Feci le valigie e me ne andai in un altro paese a fare il contadino."

 

Merlin non poteva dire ad Arthur tutto ciò che era successo veramente.

 

Uscito dalla capanna di legno, fece la cosa peggiore che potesse immaginare. 

Con la sua magia, che usava raramente e solo in casi estremi, fece crollare la casa di legno con all'interno i due fedifraghi.

Non era riuscito a contenersi. L'idea che i due ragazzi, avrebbero potuto farlo, mentre lui moriva di dolore e proprio all'interno di quella casa dove lui era stato felice, lo faceva impazzire. Quell'idea l'aveva accecato di rabbia e di gelosia e in un istante si era trovato a imporre le mani e a scandire le parole magiche che provocarono il crollo.

 

Prima di partire, stette nascosto osservando la strada, sperando di vederli tornare.

Erano due traditori, ma lui non voleva essere il loro assassino.

Prima vide Mordred, tutto sporco e sanguinante, con un braccio legato al collo e il volto furente.

Will non si vedeva e Merlin cominciò a temere il peggio. Dopo qualche minuto arrivò anche Will che zoppicava vistosamente appoggiato a un bastone. Il suo viso aveva un'espressione indefinibile: sembrava catatonico. 

Appena Will sparì dalla sua vista, Merlin s'incamminò e lasciò Ealdor per non tornarci mai più. Quel giorno fu l'ultima volta che li vide entrambi.

 

Merlin era uno stregone.

Come Mordred. 

Era quello il motivo principale di quel legame che fin dal primo istante li aveva uniti indissolubilmente.

Eppure a Mordred non bastava. Lui voleva di più. Forse la responsabilità non era tutta del ragazzino. Era poco più che un bambino e viveva solo da anni ormai. Non aveva fatto mistero di non aver mai conosciuto i propri genitori. 

Merlin invece aveva Hunith, una madre che sapeva del suo dono e che l'aveva sempre responsabilizzato e sostenuto in ogni modo.

 

Merlin aveva sempre creduto che anche Will lo avesse tradito, anche se più volte aveva pensato che la cosa fosse strana. All'epoca Will aveva diciotto anni, come Merlin e gli erano piaciute sempre e solo le ragazze. Ma non voleva dire nulla. Anche a lui era successo così. Eppure allora avrebbe messo la mano nel fuoco sulla lealtà di Will.

E aveva sofferto più a lungo per lui che non per Mordred. Solo nelle ultime settimane, cioè da quando frequentava il circo, non lo convinceva più l'idea che Will l'avesse tradito. Non di proposito, almeno.

In effetti Mordred avrebbe potuto indurlo facilmente al tradimento.

Semplicemente usando un incantesimo su di lui.

Ma anche sotto incantesimo Will, quel giorno, si diceva pentito.

Mordred aveva scelto di essere uno stregone malvagio. Oppure da solo non era stato in grado di fare altro.

Ma non l'avrebbe mai perdonato. Con il tempo aveva imparato ad odiarlo più di quanto l'avesse amato.

E aveva deciso che nella vita non avrebbe più amato nessun uomo. Avrebbe preso in considerazione solo ragazze. E così era stato. Certo che una meraviglia come Arthur, piombata tra capo e collo, quando meno se l'aspettava, era stata una tentazione improvvisa della quale non aveva tenuto conto. E avrebbe dovuto combattere duramente con se stesso.

 

"Arthur, scusami, ma parlare di queste cose, ha fatto riaffiorare in me, così tanti ricordi!"

"Non c'è problema!"

"Dio, è tardissimo! Non mi sono accorto del tempo che passava."

"Nemmeno io!"

"Sono stato egoista! E ti ho annoiato con questa vecchia storia!"

"Sono stato io a voler sapere, Merlin! E mi ha fatto piacere ascoltarti, perché mi sembra di conoscerti meglio! Cioè… non mi ha fatto piacere quello che ti è successo, ma …"

"Capisco quello vuoi dire, non preoccuparti!"

 

Arthur si alzò in piedi.

"Allora grazie, Merlin, ti lascio dormire!"

"Accidenti, non ti ho offerto nulla. Ho dei biscotti…" Sembrava che Merlin volesse ritardare il momento dei saluti.

"No, ti ringrazio … Ehi! Guarda cosa ti ha fatto il costume!"

Merlin, che si era completamente dimenticato di indossare ancora il costume, abbassò gli occhi sul proprio petto. "Porc … maledizione!"

 

Arthur aiutò l'altro a togliere le cinghie dalla testa.

Il petto e la schiena di Merlin erano ricoperti di strisce rosse e viola.

Arthur ridacchiò: "Sembra che tu lo stia indossando anche ora."

"Tanto varrebbe dipingerselo addosso invece di metterlo!" sorrise Merlin.

"Ma, ti fa male?"

"No. Mi fa solo un prurito pazzesco!"

E cominciò a grattarsi il petto con furia.

"Non fare così. È peggio!"

"Non riesco, ti prego grattami la schiena!" Chiese ad Arthur, girandosi.

Arthur massaggiò la schiena di Merlino e la picchiettò ma non la grattò. Avrebbe potuto farlo sanguinare facilmente.

"Ok, Arthur, ma così non mi passa."

"È il sangue che sta tornando rapidamente in circolazione che ti dà prurito. Devi avere un po' di pazienza." 

"Ma è insopportabile!" Merlin prese la brocca e se la rovesciò sulla testa."

 

"Mi sa che sei mezzo matto! L'acqua dà un leggero sollievo che però dura poco. Hai del talco?" domandò Arthur.

"Dovrei averne" e Merlin si mise a cercarlo. 

"Prendi anche un telo e asciugati. Se no farai un paciugo tremendo."

 

Grazie a quel piccolo inconveniente l'atmosfera era tornata allegra e leggera. 

Merlin si asciugò velocemente e tirò fuori un sacchetto di talco. Lo aprì in fretta versandosene una quantità esagerata nel palmo.

"Ma che fai?" disse ridendo Artù, che prese alcuni pugni di talco rimettendoli nel sacchetto. Un pandemonio: erano avvolti in una nube bianca. La camicia scura di Arthur aveva chiazze bianche enormi. E mentre Merlin si spalmava la polvere sul petto, Arthur gli imbiancava la schiena con un bel massaggio.

Merlin rabbrividì e si volse verso Arthur con un sorriso enorme. "Funziona! Non mi prude più!"

"Sembra che tu abbia fatto il bagno nella farina!" rideva Arthur. Merlin aveva capelli, sopracciglia e ciglia imbiancati. "Non sei male come vecchietto!" ""Nemmeno tu!" sghignazzò Merlin.

"Guarda ne hai anche qui!" fece Arthur passandogli un dito sulla punta del naso.

Arthur smise improvvisamente di sorridere.

"Anche tu" continuò il moro "persino qui" e gli sfiorò lo zigomo con le dita. 

Merlin lo guardò negli occhi e vedendolo così serio, divenne serio anche lui e tolse via la mano dal suo viso, dopo aver indugiato un attimo di troppo e avergli lasciato una impercettibile carezza. 

Arthur avvicinò di pochissimo il viso a quello all'altro, ma Merlin capì lo stesso. Desiderava quel bacio? Più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma non doveva. Era una promessa fatta a se stesso quattro anni prima. E la loro situazione era già abbastanza complicata. 

 

Arthur schiuse appena le labbra. Stava succedendo davvero? Si chiese il biondo. Merlin era irresistibile, con i capelli bagnati, tutto sporco di talco, con il torso nudo, liscio e profumato che le sue mani avevano appena accarezzato più volte.

Il petto di Merlin cominciò a alzarsi e ad abbassarsi con frequenza e intensità maggiori, poi abbassò gli occhi e l'incanto si spense. 

 

Arthur comprese.

 

"Grazie di tutto Arthur. Gwen ti starà aspettando. Buonanotte!" disse Merlin.

Arthur annuì con un piccolo sorriso teso e uscì dal carro.

 

Gwen! Era già la seconda volta che si era completamente dimenticato di lei e sempre per lo stesso motivo. E per la seconda volta Merlin aveva deciso al suo posto. Aveva percepito la piccola carezza di Merlin sul suo viso, aveva visto i suoi grandi occhi indugiare nei suoi e aveva notato il respiro eccitato dell'altro, che aveva a sua volta acceso il suo desiderio. Se si fossero baciati Arthur era sicuro che sarebbero andati oltre stavolta. 

Se fosse dipeso da Arthur, in quel preciso istante lui e Merlin sarebbero stati sul carro a fare l'amore. A pochi metri di distanza da Gwen.

Merlin con il suo rifiuto e citando il nome della ragazza gli aveva fatto chiaramente capire che avrebbe dovuto operare una scelta.

Ma non era solo per quello. C'era anche l'intento di Merlin di non voler più frequentare gli uomini. Non era giusto. Per colpa di uno che si era comportato male, non voleva dire che tutti i ragazzi fossero cattivi e infedeli. Non aveva senso. Avrebbe potuto capitare anche con una donna. Magari non proprio in quel modo ... Merlin la usava come scusa, come scudo di protezione da nuove eventuali delusioni e dal dolore che ne sarebbe potuto seguire.

 

Era disposto a lasciare Gwen per poter stare con Merlin, di fronte a tutti? 

 

Finché era stato sul carro insieme a Merlin era sicuro di sì. Ora però non era più così convinto di volerlo.

 

Forse Merlin aveva ragione a non fidarsi di lui!

 

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Capitolo 14
*** Infedele ***


Infedele















 

Tre settimane dopo.




 

Merlin ci aveva ripensato. Si era convinto a rimanere al circo, almeno per un determinato periodo di tempo. Aveva messo a parte di questa decisione tutti gli altri artisti, la sera precedente, mentre cenavano insieme in una delle locande sul mare. 

Tutti si erano congratulati con lui, a parte Arthur, che era rimasto al fianco di Gwen. 

 

Quel giorno per lui, era passato velocemente, con tutti gli impegni dell'ultimo minuto e gli esercizi che aveva da ripassare.

Il luogo dove si trovavano era una località molto bella, Portishead beach, posta a metà tra le cittadine di Portishead e Bristol. Peccato che fosse ormai la fine dell'estate e che la temperatura degli ultimi giorni avesse reso il clima un po' più freddo, in modo da non permettere ai ragazzi di fare il bagno. 



 

Stava guardando il mare mosso e il cielo nuvoloso. Grigio chiaro contro grigio ancor più chiaro.
Al largo l'acqua sembrava quasi uno specchio magico che riproduceva un'immagine a tratti più lucente, più sfumata, più poetica di quella reale.

 

Non pioveva ma tirava un vento molto forte: a Merlin non dispiaceva. Aveva visto poche volte il mare in vita sua. E gli regalava sempre delle emozioni intense: la forza, l'immensitá, la profondità e il senso di infinito, che riuscivano a ridimensionare la sua posizione nel mondo, e quindi a diminuire l'angoscia di uomo perso dentro i suoi problemi. 

L'odore del mare era unico, come anche la sensazione della sabbia fresca sotto i piedi scalzi. 

L'acqua era gelata, ma Merlin camminò ugualmente sulla battigia dopo aver rimboccato l'orlo dei calzoni fino ai  polpacci.

 

Non si accorse che Arthur lo osservava da lontano, sospirando, a causa dell'immagine dolce  e  malinconica al contempo, che gli suscitava la vista di quel ragazzo con i piedi nell'acqua e il mare d'argento a fargli da sfondo. Un'immagine in bianco e nero, come fosse una fotografia.

 

Avrebbe voluto corrergli dietro, prenderlo in giro, farlo ridere, spintonarlo durante una finta lotta con lui in mezzo alla sabbia. Una fantasia semplice che all'inizio della loro conoscenza avrebbe potuto realizzarsi facilmente. E ora era invece quanto mai lontana.

Si sarebbe accontentato anche solo di camminargli a fianco, in silenzio. Invece nemmeno quello era più consentito.

 

Arthur fu preso dallo sconforto e rientrò nella locanda.








 

Pensava. 

Quello era il luogo ideale per pensare.

Pensava al nuovo spettacolo che avrebbe avuto luogo l'indomani sera.

Pensava al suo debutto come mago. Aveva scelto i numeri più semplici del repertorio di Trickler, quelli nei quali non avrebbe dovuto aiutarsi con la magia, ma in compenso aveva dovuto esercitarsi molto perché il pubblico non avrebbe dovuto accorgersi dei trucchi.

 

Quel giorno, quello del dolore più forte, quando il capriccioso ragazzino si era rivelato per quello che era, Merlin aveva fatto un'altra promessa a se stesso, oltre a quella di rinunciare agli uomini per sempre. 

 

Basta con la magia, con gli incantesimi e le pozioni. Basta con gli occhi d'oro, le frasi antiche, le mani aperte. 

Basta. 

Per poco non aveva ammazzato due persone, certamente meritevoli di morire, a suo avviso, ma si era spaventato. Non si riconosceva in quel giovane da cui la magia era fuoriuscita prima ancora della sua volontà.



Pensava a Gwaine. 

Il duo di giocolieri era diventato uno dei numeri più apprezzati in quelle poche settimane. La competizione amichevole che si instaurava tra di loro durante gli allenamenti, aveva giovato molto ad entrambi: Merlin aveva imparato a giocolare con quasi tutti gli oggetti. Gwaine era diventato più veloce, più preciso e più sicuro. Uno dei numeri più amati dal pubblico era quello che vedeva una sfida tra i due, che a turno aggiungevano un oggetto in più rispetto all'altro. Il più spettacolare era il loro numero finale in cui si passavano in velocità, un numero spropositato di clavette. Questo proficuo sodalizio professionale con Gwaine si rifletté anche nei rapporti personali. Gwaine diventò suo amico, anche se di certo, non l'amico del cuore che una volta era stato Will.



Pensava a Lancelot.

Aveva iniziato con un piccolo numero da fare assieme a Merlin e Alined vedendolo portato, aveva aumentato la quantità di esercizi per loro due.

Il numero più simpatico era quello dove, stando in piedi sulle cosce di Lancelot, semi-seduto nell'aria, Merlin compiva un certo numero di figure tenendosi alle mani dell'altro. Poi verso la fine del numero era Lancelot a salire sulle gambe di Merlin e a compiere un paio di figure. Avevano provato per gioco e Merlin riusciva a farcela, anche se per molto meno tempo rispetto a Lancelot.

Anche con Lancelot ci fu un avvicinamento a livello di amicizia. Un'amicizia poco impegnativa ma piacevole.

 

Pensava a Percival. 

L'intesa con il ragazzo non c'era, al trapezio. Non c'era, ma non era colpa di Percival. Era Merlino che non si sentiva all'altezza di quel ruolo. Aveva paura di cadere, anche se c'era la rete. Gli fu fatto notare che lui era l'uomo in cima alla colonna umana. Stava per dare forfait, quando intervenne Leon, in misura massiccia a insegnargli come fare le capriole, prima sul tappeto elastico e poi in aria.

Leon e Arthur erano un duo magnifico. Con il passare dei giorni, Merlin migliorò sensibilmente, ma l'abisso che lo divideva da Leon era ancora ampio. 

Percival era troppo buono per arrabbiarsi con Merlin, ma lui sentiva che il trapezista avrebbe preferito lavorare con Leon. E se ne dispiacque.

 

Pensava ad Arthur.

Dopo il bacio mancato di qualche tempo prima, i rapporti con Arthur non erano migliorati, né peggiorati. 

Si salutavano, a volte parlavano di lavoro, erano gentili l'uno con l'altro. Ma entrambi fecero in modo di non rimanere mai da soli. Qualche volta Arthur trovava una scusa o se ne andava assieme agli altri. Altre volte era Merlin che, se inquadrava l'altro da lontano, cambiava strada o tornava indietro. Nonostante a volte ridessero ancora, insieme agli altri e anche alle battute dell'uno o dell'altro, i livelli di intesa raggiunti quella sera sul carro con la rivelazione di Merlin, non si avvicinavano nemmeno lontanamente a quelli attuali. 

Purtroppo quel grado di intimità non era disgiunto dalla presenza di una certa tensione sessuale tra loro, tensione che poco o nulla aveva a che fare con l'amicizia.

Merlin ci stava male, se ci pensava davvero. Era stato lui a interrompere quel momento così intenso. Avrebbe voluto che fosse stato Arthur a fermarsi o a fermarlo; avrebbe preferito che il ragazzo biondo si fosse preso le sue responsabilità almeno verso la propria fidanzata; avrebbe desiderato dare a lui la colpa se ora gli mancava. 

Arthur se ne stava sempre accanto a Gwen ed era un po' più silenzioso dei primi tempi. E anche più triste. A volte stentava a riconoscerlo. 





 

Uscì dall’acqua, rabbrividendo. 

Nonostante la sabbia fosse fresca, ai suoi piedi rossi e mezzi congelati, sembrò calda e piacevole.

 

"Merlin!"

"Ciao Arthur!" non gli pareva vero che fosse lì, senza Gwen.

"Perché non rientri? C'è un vento tremendo! E tra poco pioverà."

"Non pioverà! Mi piace qui! È così … selvaggio! Avevi bisogno, Arthur?"

"Volevo congratularmi con te per la decisione che hai preso di rimanere con noi … mi fa piacere"

gli disse il ragazzo facendogli un piccolo sorriso e gli offrì la mano per una stretta.

Merlin lo guardò per un attimo: Arthur aveva i capelli devastati dal vento ma era più bello che mai. Averlo così vicino dopo tutti quei giorni, gli fece capire che i suoi sentimenti non erano cambiati, anzi forse sì: erano ancora più forti dell'ultima volta. 

 

Stese la mano verso quella di Arthur e gliela strinse.

"Gentile da parte tua" sorrise Merlin.

Il calore di quella mano nella sua, gelida, gli strinse il cuore di nostalgia. L'attimo passò e Arthur tornò da dove era venuto.

 

"Ehi, Arthur…" gli urlò  dietro Merlin.

Il ragazzo biondo si fermò e si girò verso di lui: "Sì?"

 

Stava per farlo davvero? Era forse impazzito?

 

"Ti … ringrazio molto."

"Ah … di niente … figurati!"




 

Appena Arthur sparì dalla sua vista, Merlin corse veloce fino al suo carro che trovò vuoto.

Forse gli altri erano giá andati a tavola, per fortuna. Si spogliò e si infilò sotto le coperte del suo giaciglio. Poi si coprì la testa e pianse.



 

Era andato così vicino a usare la magia: lá, sulla spiaggia con Arthur, l'aveva sentita fremere e pulsare nelle sue vene, e nel sangue.

 

Voleva fermare il tempo. Fermarlo davvero, con la magia. Immobilizzare quel ragazzo come una statua, insieme al resto del mondo. Per guardarlo, a lungo e con calma. Solo guardarlo. 

 

Era stato sul punto di rompere una promessa solenne fatta a se stesso, per una sciocchezza simile?

 

Per questo era triste e piangeva.

 

E anche perché Arthur era freddo e distante. Ogni singola volta aveva sperato chel'altro gli dimostrasse di considerarlo ancora. 

Ma il suo cervello non rispondeva e lui non faceva che contraddirsi, in balia delle emozioni del momento: lo cercava o lo evitava, lo desiderava o lo aborriva, lo amava o lo odiava.

 

Non sarebbe andato a cena. Non aveva la minima voglia di mangiare.






 

Merlin si era calmato. Solo qualche isolato singhiozzo, gli ricordava il pianto di poco prima. Stava sdraiato con le braccia intrecciate sotto la testa.

L'importante era che non avesse fatto uso della magia. Il resto non importava più.



 

Ricordava ciò che si erano detti lui e Lancelot, giusto un paio di sere prima.

Durante le serate libere, Merlin usciva con gli altri ma Arthur e Gwen non si erano più uniti a loro.

 

Quella sera Merlin era rimasto alla taverna da solo con Lancelot, il quale era ormai decisamente ubriaco.

L'uomo si era lasciato andare a una confessione, di cui Merlin sapeva qualcosa a grandi linee ma non nei dettagli.

“Sei innamorato, Merlin?” gli aveva chiesto.

“N-no. Lo sono stato in passato però. Due volte.”

“E come sei riuscito a venirne fuori?”

“Un tradimento, la prima volta. La morte, la seconda.” disse Merlin amaramente.

“Che culo, Merlin! Dovresti andare da un esorcista, mi sa!"

Merlin ridacchiò. 

"Comunque non sei l'unico!” continuò Lancelot.

" Tu sei innamorato?” chiese Merlin curioso.

“... Sì!... E non so come farmela passare!”

“Di chi sei innamorato?”

“Sono ubriaco ma non cretino! Dovresti prima passare sul mio cadavere … che orrore …”

“Provo a indovinare. Dunque, dunque: Gwen!” sorrise Merlin.

“Sh! Non urlare! Chi te l’ha detto?” fece Lancelot perplesso.

“Voci di corridoio, flebili, vaghe … sapevo che ti piaceva, ma non sapevo che le andassi ancora dietro.”

"Due anni! Da quando sono arrivato qui! Lei stava con Gwaine, all'epoca!"

"Che cosa?" Merlin era a dir poco sbalordito.

"Si frequentavano da poco. Si baciavano solamente, mi disse Gwen. Lei non era convinta … e infatti lo lasciò quasi subito."

Merlin annuì pensieroso. 

"Gwaine all'inizio mi odiava. Tanti mi odiavano: Alined, George … Lei no! Era sempre gentile. Sono rimasto unicamente per lei. In effetti ora potrei anche andarmene... Insomma le feci una corte serrata per un anno e ci mettemmo insieme!"

"Oh, Dio santo! ..." commentò Merlin sempre più sorpreso "Ehm, ... scusa!" 

"Insieme sì, ma non come lei e Arthur. Ci scambiavano baci e carezze, ma io ero felice lo stesso. Lei non era pronta, non per me. Poi arrivò Arthur e lei mi lasciò, anche se ha dovuto attendere un anno per poterlo conquistare. Il resto lo sai…"

"Devi averlo odiato molto!"

"Arthur? No. L' unica cosa che ho odiato è stata la mia sfortuna … in amore! Da sempre!"

"Strano però, sei tutt'altro che brutto e … "

"Grazie tante, Merlin! Tu sì che sai come sai tirare su il morale a un amico …" disse Lancelot un po' offeso.

"No... Non mi sono spiegato… Sei una persona coraggiosa e responsabile, hai un buon carattere e in più sei bellissimo … per cui non riesco a capacitarmi …" 

"Così va meglio, Merlin, ma forse ora è un troppo, non credi?"

"Uh, ma non ti va mai bene niente! Arrangiati, allora!"

Lancelot scoppiò a ridere e portò la mano su una spalla di Merlin, che non resistette a lungo e si unì alla risata dell'altro.

Tornato serio Lancelot disse mestamente:

“Lei é unica e Arthur non la merita…” 

"Non sei un po' troppo prevenuto nei riguardi di Arthur?"

"Se tu sapessi …" 

Lancelot portò schiena in avanti e braccia indietro per stirarsi, ma cadde malamente dalla sedia, facendo un gran baccano: gli altri avventori, si girarono a guardarlo, infastiditi.

E così Merlin l’aveva portato via sorreggendolo e l’aveva cacciato nel suo giaciglio. 

Lancelot non ne aveva più fatto cenno con lui. Forse nemmeno si ricordava di quel discorso.









 

La bottiglia di vetro si schiantò contro un tavolo, scagliando in giro migliaia di schegge.

 

“Ehi, ma sei matto? Dovrai ripagarmi tutto! O giuro che chiamo le guardie” gli urlò l'uomo al bancone.

Arthur tirò fuori un sacchetto di monete e lo mise sul banco. L'altro ne controllò il contenuto e disse:

“E ora sparisci. Qui non accettiamo ubriachi  violenti!”

 

Arthur se ne andò. Non gli importava di niente. Aveva bevuto un paio di drink ma non era ubriaco. 

Era furioso. Era disperato: Alined lo aveva mandato a chiamare per quella sera stessa.. 

'Dopo cena' gli aveva riferito George ‘come al solito’.

 

Per quello aveva avuto uno scatto da pazzi.

Non aveva dubbi stavolta. 

Alined si era ripreso dai postumi della sifilide, ormai da tempo. Gli aveva detto che non era geloso di Gwen. Erano passate cinque settimane e mezzo dall’ultima volta che era successo e si era illuso davvero che Alined avrebbe rinunciato, dopo l'ultima settimana in cui avrebbe potuto invitarlo ma non l'aveva fatto.

 

Non resisteva più. 

Si diresse deciso verso i carri. 

 

Da lontano vide il vecchio scendere dal suo carro.

Stava certamente andando alla locanda a cenare. Poi lo vide intrattenersi a parlare con Gwaine in modo affabile.

Si fermò a pochi metri da loro.

Gwaine lo notò poco dopo: "Ehi, Arthur vieni a mangiare con noi?" gli disse allegramente.

"Tra poco. Prima ho bisogno di parlare con voi, Alined!"

"Allora ci vediamo lì più tardi!" disse Gwaine allontanandosi, avendo notato lo sguardo gelido di Arthur.

"Dove vuoi andare?" chiese Alined tranquillamente.

"Sul vostro carro."



 

"Bene, ragazzo, che problema c'è?" 

Lo odiava quando lo chiamava ‘ragazzo’. Ma in quel momento l’avrebbe odiato qualunque cosa avesse detto.

 

"Credo che lo sappiate!"

"Mi aspettavo un discorso del genere, prima o poi."

Arthur tacque.

"Dimmi allora. Sei ammalato?"

"No!" Arthur continuava a guardarlo imbronciato.

"È perché sei fidanzato?"

"Sì, anche per quello, ma non solamente."

"Ti ho già detto che non sono geloso di lei."

"Sono io che non voglio farla stare male. Non voglio tradirla!"

"Andiamo, Arthur, sappiamo che l'hai già tradita nel tuo cuore e anche con un bacio." 

"Ma adesso sono cambiato. Adesso ci tengo, a lei."

"La ami?"

"Io … credo di sì!" mormorò a mezza voce.

"Non mentire. Sappiamo bene tutti e due che non è così. Sappiamo che è un'altra la persona che vorresti avere."

 

Arthur non negò. "Ho già parlato con lui e abbiamo deciso che sia meglio di no. Lui non vuole stare con me perché sono un uomo..."

"Come?"

"E a me, in fondo, va bene così, perché non sono sicuro nemmeno io."

 

"Eri venuto solo per dirmi questo?"

"Sì, volevo dirvi che stasera non verrò. Non verrò più."

"Sei sicuro? A me mancheresti molto, se ti interessa saperlo." disse Alined.

"Sì, sono sicuro!"

"Ho capito!"

Alined gli diede le spalle.

"Ho capito, ma non lo accetto. Per cui ti dico solo questo: ricorda che io ti aspetto! Ora vattene. Ho fame." sbottò il direttore con rabbia.

 

"Alined?"

"Va'!"

 

Arthur aveva fallito. Era riuscito per la prima volta a dirgli di no e nonostante quello, Alined lo aspettava ancora.

Maledizione! La conversazione non era andata come Arthur sperava.

Cenò in fretta, svogliatamente. Non appena Gwen ebbe finito, il ragazzo la trascinò sul carro per fare l'amore con lei. 

Sapeva perfettamente che stava barando al solitario.

Nella sua mente  si diceva: ‘Se sto con lei, non posso stare con l’altro. Non potrà ricattarmi con la semplice scusa che mi sta aspettando. Stavolta aspetterai invano, Alined: Non uso più il mio corpo per fare beneficienza ai vecchi!’

 

Scuse, nient'altro che scuse. Ma chi voleva prendere in giro?

 

La verità era che aveva paura. Quante volte aveva giurato sulla testa di qualcuno che non sarebbe andato da lui? Ogni volta. E quante volte non c’era andato? Nessuna.  

 

Prese Gwen e la fece sua in modo distratto e sbrigativo. Quasi con rabbia. La ragazza non capiva. Arthur era sempre così dolce in genere.

Una volta terminato, Arthur rimase a guardare il soffitto del carro e Gwen si addormentò.

 

Si sentiva ancora più a pezzi. Prese l'ultimo sigaro e uscì. Arrivò fino al mare, tornando poi indietro. Era più calmo adesso. Aveva la testa più sgombra. Riusciva a ragionare meglio. Si fermò senza volere, proprio davanti al carro di Alined e un groppo gli salì alla gola quando se ne avvide.

Dio, era come tutte le altre volte! Non era servito a niente il suo patetico tentativo.




 

"Sono felice di vederti Arthur!"

Il ragazzo taceva, pieno di rabbia e di vergogna, non tanto nei confronti di Alined, quanto nei suoi.

 

"So che può sembrarti strano ma è una cosa che mi sono sempre chiesto."

Alined si avvicinò ad Arthur.

"Tu vorresti qualcosa di più da me?"

 

Arthur lo guardò per un breve istante, poi tornò a guardare per terra.

"Non vorresti … che so …  che ti accarezzassi, che ti … toccassi?"

Dopo un lungo momento Arthur scosse il capo.

Il direttore avvicinò il viso a quello del giovane. Aveva sempre desiderato baciare la sua bocca, fin dalla prima volta che questi gli si era concesso, ma non aveva mai osato. Arthur già allora era strano e in quei frangenti lui non riusciva a capirlo.

 

All'ultimo momento Arthur si scansò.

"Nemmeno un bacio, quindi?" mormorò deluso il vecchio.

"No" rispose l’altro con voce fioca.

"Vedi perché non te l'ho mai chiesto prima? Temevo che non saresti più tornato, nel caso. Ma non preoccuparti. Faremo come vuoi tu!”

 

‘Come voglio io, giusto!’ pensò Arthur con amara ironia.

 

“Arthur, non ho idea del perché, ma ti trovo ancora più irresistibile del solito.

 

Si sentiva uno straccio. ‘Mi sento davvero irresistibile in questo momento!’ pensò e cominciò a ridere. Una piccola, stonata, risata macabra. 


Artù si preparò. 

Gli stessi movimenti, nel medesimo posto, con la stessa persona. L’incubo da sveglio, peggio di qualsiasi incubo avuto nel sonno.

 

Si tirò giù i calzoni, si girò e appoggiò le mani sul tavolo.

Strinse gli occhi, aspettando di sentire quel dolore conosciuto che gli schiantava il cuore ogni volta. Alined non lo preparava mai. 

Fu più orribile del solito: il dolore era stato più forte. E l'uomo dentro di lui, si fermava ogni tanto, usciva da lui e ricominciava. Mentre lui voleva solo che finisse.

 

La nausea era diventata talmente insopportabile che pensò di vomitare lì, sulle vecchie assi di quel carro. Quando il vecchio raggiunse l'apice del piacere, fece una cosa diversa dal solito. Lo tenne fermo ancora contro di sé, con una mano, mentre con l'altra gli alzò la maglia per accarezzargli la schiena nuda e si piegò su di lui per baciargliela.

 

"No!" gridò Arthur, divincolandosi e riuscendo con facilità a liberarsi dalla presa di Alined.

"Questo no!" disse il ragazzo, rivestendosi alla meno peggio e uscendo in un lampo dal carro. 

 

Concedere il corpo era un conto, concedere gesti d’affetto o d’amore era un altro: sarebbe stato come dire ad Alined che andava bene quello che gli faceva. Poteva sembrare una sciocchezza, ma era l’unica cosa che gli aveva permesso di mantenere ancora un po’ di dignità per sé. 

 

Stavolta non riuscì ad arrivare a un cespuglio per liberarsi lo stomaco. Si piegò in ginocchio a vomitare per terra, proprio lì, davanti al carro del suo capo. 

I conati continuarono anche dopo aver svuotato lo stomaco.

Ed erano i peggiori. La testa gli scoppiava e aveva la gola in fiamme. Avrebbe voluto spostarsi di lì, ma la nausea non gli dava tregua. Stavolta stava molto peggio delle altre volte perché gli girava la testa e aveva paura di svenire.

 

"Arthur!" Un urlo agghiacciante e rauco squarciò il silenzio della notte.

 

Gwen si avvicinò un po' al ragazzo, ma non troppo. Cadde sulle ginocchia, con le mani a terra.

"No! Perché?" continuava ad urlare.

"Come hai potuto farmi questo?"

 

Quasi tutti si affacciarono dal proprio carro. 

Tranne Alined.

Anche Merlin si era affacciato per un momento poi si era rivestito in fretta e furia ed era uscito fuori, a guardare quella scena.

Era stravolto, non capiva.

 

"Perdonami!" urlò Arthur tra un conato e l'altro.

Gwen iniziò a fare dei brevi urli isterici.

Con le unghie grattava la terra che aveva sotto le mani e la buttava verso Artù, con gesti di spregio ma quasi senza forza.

"Basta, Gwen! Vieni con me!" Intervenne Merlin. E le mise le mani sulle braccia, aiutandola ad alzarsi. Gwen crollò addosso a Merlin, in un pianto dirotto.

 

Quando Arthur si accorse di Merlin iniziò a urlare a sua volta: "Va via, vattene, Merlin!"

Poi continuò più piano: "Ti prego … vai via… perfavore …"

"Perché? Ti vergogni forse?” continuò Gwen urlando all’indirizzo di Arthur. “Guarda che lo sanno tutti a parte lui!"

 

In quel momento arrivò Lancelot di corsa, afferrò la vita della ragazza dalle mani di Merlino e la prese in braccio.

"Ti odio Arthur!" gridava Gwen cercando di scendere dalle braccia di Lancelot che si allontanava di lì a passo spedito.

 

"Voglio dirglielo io, a Merlin! Lasciami! Voglio dirglielo!" e batteva forte i pugni chiusi sul petto di Lancelot, che non si scompose e la portò dentro il carro di lei, dal quale giungevano fin lì, le urla ovattate di Gwen.

 

Merlin si rivolse agli altri sui carri. Erano tutti un po' spaventati, tranne George il quale si vedeva benissimo che faceva fatica a non ridere.

 

"Ci penso io, ad Arthur. State tranquilli!"

Montò sul suo carro velocemente e prese alcune cose che potevano essergli utili. Leon faceva finta di dormire e George rideva da non poterne più.

"Stanotte dobbiamo stringerci. Arthur dormirà con noi" disse Merlin, che sapeva dove colpire perché Gorge smettesse di ghignare. Infatti tornò subito serio. Già si stava stretti in tre.

"Oh, no! Mi hai rovinato tutto il divertimento, Merlin."

Uscì dal carro soddisfatto e si avvicinò ad Arthur. “Appoggiati a me. Non voglio che tu cada.” 

Merlin teneva nella mano destra una lanterna accesa. Arthur si appoggiò con una mano alla sua spalla sinistra e Merlin lo accompagnò fino al mare. Non c'era più vento.

Gli tolse la camicia sporca e lo pulì con una pezza imbevuta di acqua di mare.

Dopo averlo pulito gli fece indossare una delle sue camicie che ovviamente Arthur non riuscì ad allacciare. Tutti i suoi vestiti di erano ancora sul carro di Gwen.

 “Mi dispiace ma non avevo altro.”

"Ti ringrazio, ma sento che mi tira sulle braccia. Rischio di strapparla, se mi muovo" disse Arthur con voce roca.

"Non muoverti allora!"

Arthur ridacchiò ma se ne pentì subito.

"Come stai ora?"

"A parte la testa, la gola e la pancia, sto bene!" 

"Sei un fiore!" sorrise Merlin e lo guardò con un'espressione buffa.

"Non…farmi ridere, Merlin …mi fa un male boia!"

"Ok. Vuoi un po' d'acqua? Ma poca però."

"Come poca? Ho una sete!"

"Devi bere poco e spesso, se no rischi di vomitare ancora!"

"Va bene, dottore!"

 

"Sei malato, Arthur?"

"No." Avrebbe voluto aggiungere: 'Sono malato dentro.'

"Vuoi … sapere altro?" domandò Arthur mentre lo guardava con occhi grandi e impauriti.

 

“Scusa, ma non ci tengo particolarmente. Gwen ha avuto una crisi isterica con i fiocchi. Presumo che per avere avuto una reazione simile, tu l'abbia tradita o almeno lei pensa questo. Quindi a meno che tu non arda dal desiderio di dirmelo, preferirei rimanere nell’ignoranza.”

 

“Meglio così. Grazie.” annuì Arthur.

“Di niente. In fondo non sono fatti miei …”

Arthur si sentì ferito nell’orgoglio.

"Infatti …" 

“Andiamo a dormire che domani ci sarà lo spettacolo.”

“Chiederò ospitalità alla locanda…”

“Non scherzare. Dormirai con noi. Gli altri lo sanno …”

"Hai pensato a tutto, grazie. Almeno domattina potrò dormire finché vo… andiamo!"







 

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Capitolo 15
*** Sentimenti contrastanti ***







Sentimenti contrastanti













La mattina seguente, era ancora molto presto quando Lancelot corse al carro di Alined e bussò. 

Il direttore del circo stava ancora dormendo e aprì la porta con gli occhi semichiusi e completamente intontito. Lancelot lo osservò. Non l 'aveva mai visto nella sua camicia da notte lunga e bianca, con i capelli spettinati e la barba già piuttosto lunga. Attraverso l'ampio scollo della camicia, il giovane notò che il vecchio portava un medaglione, seminascosto dalla peluria grigia del petto. Era a forma di rombo, nero con dei piccoli segni bianchi. Era un bel medaglione, ma al ragazzo fece uno strano effetto: il suo capo non era certo il tipo da indossare dei monili. 

 

Notando il suo sguardo, Alined unì i lembi della camicia, allacciando i bottoni fino al collo. 

Era decisamente scocciato. 

Anche lui come Arthur aveva bisogno di dormire di più, dopo i loro incontri. Anzi, ancora di più, considerati i trent’anni di differenza dal suo amante.

 

Il capo per un attimo strabuzzò gli occhi. Solo in quel momento infatti, si ricordò della sera prima e delle urla di Gwen.

Ormai tutti quanti sapevano di lui e del ragazzo. 

Si sentì in colpa, non tanto per Arthur, quanto per Gwen. E non solo perché lei era un'ottima professionista e una grande lavoratrice. Sicuramente anche per quello, però si era affezionato alla ragazza. E non solo a lei. Quel gruppo era diventato il 'suo' gruppo. Dopo gli anni trascorsi accanto a Trickler, questo team di artisti era diventato particolarmente importante per Alined, anche a livello umano: erano forse le uniche persone ad essere riuscite a scalfire, almeno in parte, la solida corazza, dietro la quale si nascondeva un uomo solo e infelice.

Era da un po' che, con loro, sentiva di aver raggiunto una sorta di equilibrio, che se non lo rendeva felice, perlomeno lo rendeva sereno: una situazione che non gli era mai capitata con coloro che si erano susseguiti all'Albionstars, nel corso degli anni. Il tocco finale, era stato l’arrivo di Merlin. Gran parte del merito andava a quel ragazzo, ne era certo. Genuinità, entusiasmo, disponibilità avevano condizionato il gruppo dei circensi che ne aveva tratto benefici. George escluso.

Adesso quell'equilibrio rischiava di rompersi, anzi con molta probabilità si era già spezzato.

 

Eppure anche se teneva a Gwen, rinunciare ad Arthur per lei o per chiunque altro, sarebbe risultato impossibile per Alined. Almeno finché il ragazzo avesse continuato a presentarsi davanti a lui, al contrario di quanto aveva affermato la sera prima. 

Era andato in panico quando Arthur gli aveva detto che non si sarebbe presentato. Panico, che aveva nascosto dietro un atteggiamento di offesa e di rabbia verso il giovane tanto desiderato.

 

Era stato egoista, lo sapeva, ma niente valeva quanto avere Arthur, nemmeno il suo amato circo.

 

“Vieni, Lance! Siediti!”

“No, Alined … io …” balbettò il giovane.

“Lo so. Ho sentito Gwen, stanotte! Come sta?”

Lancelot lo guardò con occhi un po’ troppo aperti. Come poteva chiederglielo? 

“Voglio dire … So che sta male, ma …” continuò il vecchio visibilmente a disagio.

“Non sono qui per puntare il dito contro di voi o contro Arthur. A me non interessa … il problema adesso è un altro! Lei non ha chiuso occhio tutta la notte. Ha pianto in continuazione e si è addormentata solo poco fa. È molto calda e deve avere la febbre alta. Gwen non può partecipare allo spettacolo di stasera! E nemmeno io!”

“Cosa? Perché nemmeno tu?”

“Gwen va tenuta d’occhio costantemente. Anche adesso devo tornare da lei subito. Temo altrimenti che sarebbe capace di fare una sciocchezza …”

Ad Alined prese un mezzo colpo. Non aveva pensato che la ragazza sarebbe potuta arrivare fino a tanto. 

“Non preferisci che la faccia mandare in una clinica, fino a quando non starà meglio?”

“No. Non ha bisogno di estranei che si occupino di lei. Ha bisogno di avere vicino qualcuno di cui si fidi e che le voglia bene veramente.”

“Allora nessuno è più adatto di te. Dille che non si preoccupi per lo spettacolo. Dille solo che pensi a stare bene. Glielo dirai?”

“Sì, glielo dirò, appena si sarà calmata un po’. E voi cosa farete? Manderete a monte lo spettacolo di stasera?”

“Non lo so ancora. Se tornando al carro, dai una voce a qualcuno per una riunione d’emergenza, mi faresti un favore. Ma per il resto, pensa solo a starle vicino!"

“D'accordo. Potreste farci portare qualcosa da mangiare e da bere, più tardi?”

“Certamente. Manderò anche un medico, se credi!”

“Un medico? Sì, è una buona idea.”

Nello scendere dal carro, Lancelot si fermò e si girò verso il capo: “Alined … è meglio che voi e Arthur non veniate a farle visita …”

Il vecchio annuì in silenzio.

“Pensateci voi a farglielo sapere, perché io … temo che finirei per farci a botte.”

“Posso chiedere perché ce l’hai con lui e non con me?” chiese Alined.

“Voi non c’entrate più di tanto. È Arthur che l’ha tradita. Lei lo amava sul serio e lui lo sapeva benissimo, eppure …” si fermò esalando uno sbuffo di stizza. “Se a lui piacciono gli uomini, avrebbe dovuto lasciarla stare …” disse con rabbia.

“A me piacciono gli uomini, Lance, ma ad Arthur piacciono sia gli uomini che le donne! Ti chiederai come lui abbia potuto scegliere un vecchio come me, anziché una ragazza bella e dolce come Gwen …”

Lancelot non riusciva a guardarlo e non disse nulla.

“È quello che mi chiedo anch’io” rispose Alined. “Posso dirti però che Arthur non voleva!”

“Non dite eresie: non credo che voi gli abbiate usato violenza. Arthur è il più forte di tutti, qui. Più forte persino di Percival. E, non offendetevi, ma non penso che voi … alla vostra età … avreste potuto costringerlo a fare una cosa che non voleva …”

“Non intendevo dire questo …” provò a inserirsi Alined.

“Non m’ importa il perché, ma solo … che l’abbia fatto!” Sbottò il ragazzo con una smorfia di disgusto. Teneva i pugni serrati e la voce gli tremava. “E lo sa che cosa ha fatto il ‘vostro’ Arthur, subito prima di venire da voi, ieri sera? Ha fatto l’amore con Gwen! L’ha cercata lui! Quando è venuto da voi era ancora caldo del suo corpo!”

 

Alined sentì il cuore mancare un battito. Dovette reggersi con una mano a un palo del carro, per non cadere. E pensò con amarezza a tutte quelle balle raccontate ad Arthur sul fatto che non era geloso.

 

Dopo un lungo momento di silenzio, il vecchio sembrò riprendersi.

“Scusami Lance! Ma non sei felice neanche un po’ che tra loro sia finita? So bene che sei rimasto nel circo, solo per amore di Gwen. Potrebbe essere l’occasione che aspetti da tanto!”

“Se io la amo, come posso vederla così? Io voglio che lei sia felice, non che voglia morire…” continuò Lancelot con la voce che si incrinava, quasi stesse per piangere.

Poi scese dal carro con un balzo e, con gli occhi lucidi, urlò con quanto fiato aveva: “Che Arthur le stia lontano! Se lo vedo vicino a lei anche solo una volta, giuro che gli spacco la faccia!”


***


Quella notte era stata un inferno per Arthur. E un purgatorio per Merlin.

Avevano dormito uno fianco all’altro. Non si poteva fare altrimenti: anche George e Leon avevano i giacigli appiccicati tra loro.

Erano al buio, ma Merlin avvertiva i movimenti di Arthur: il giovane si muoveva piano, sospirava piano e piangeva piano per non svegliare gli altri. Merlin non poteva neanche confortarlo con le parole e gli dispiaceva sentirlo soffrire così.

 

Non aveva voluto sapere cosa fosse successo. Arthur glielo avrebbe certamente detto se lui avesse voluto conoscere la verità.

Ma il dolore negli occhi di Arthur lo aveva dissuaso. Merlin se da un lato era curioso, dall’altro temeva la risposta. La reazione isterica di Gwen l’aveva sinceramente spaventato. Un tradimento di Arthur? Lui non c’entrava nulla eppure sentiva che la verità avrebbe potuto fargli male. E un dolore di quel tipo, lui non voleva provarlo più, non voleva ricordare lo strazio del suo passato, con Mordred e Will. Era un comportamento infantile, ne prendeva atto. Si sentiva un codardo e sapeva che mettere la testa sotto la sabbia come uno struzzo impaurito, non avrebbe portato alcun vantaggio. Ma in quel momento, non gli importava.

 

Quando i singhiozzi soffocati di Arthur aumentavano, Merlin lo cercava nel buio, battendogli leggermente una mano sul petto o sul braccio, dove capitava. Altre volte trovava una mano di Arthur e gli teneva la sua sopra, per qualche istante.

Qualche volta gli passava un fazzoletto o gli prendeva la mano guidandola fino a un bicchiere di acqua, perché potesse bere.

Infine dopo molte ore insonni e senza pace, Merlin guidò la mano di Arthur perché gli prendesse un polso. Un contatto umano, finché l’altro avesse voluto. Forse gli serviva questo più che altro.

Arthur si aggrappò a quel polso come a un’ancora di salvezza e finalmente prima lui e poi Merlin si addormentarono.

 

Quando Merlin si svegliò, Arthur lo teneva ancora saldamente per il polso. Aveva dormito circa tre ore e aveva un sonno tremendo. Richiuse gli occhi, anche se la luce che giungeva dall’esterno era già piuttosto chiara. Poco dopo, a dispetto del sonno, si alzò: quello che era successo la sera prima era ancora così vivido e sgradevole che non sarebbe riuscito ad addormentarsi nuovamente.

Spostò con delicatezza la mano di Arthur, prese i vestiti e uscì fuori in mutandoni.



 

***



 

“Lance!” trasalì Merlin, trovandoselo di fronte. Farsi trovare a petto nudo e con solo i mutandoni addosso gli creò non poco imbarazzo, anche se Lancelot non diede l’impressione di averci fatto caso.


“Merlin! Cercavo proprio te!”

“Ah, sì?” chiese Merlin cercando di vestirsi il più velocemente possibile. “Da dove vieni?”

“Sono andato da Alined…”

“Davvero?” bofonchiò Merlin attraverso la trama della maglia che stava indossando. Poi si passò una mano fra i capelli e lo guardò. 

“Come sta?” domandò a bassa voce. 

“È ammalata! Ma non è quello il problema peggiore!”

“Tu sai cos’è successo?” chiese Merlin, cauto.

“Perché? Tu no?” chiese incredulo Lancelot.

“Io … no!”

“Tu e Leon siete gli unici a non saperlo! Io … non te ne parlerò. L’unico che può farlo è Arthur…”

“Io non credo di volerlo sapere! Detesto immischiarmi in queste cose.”

“Ora vado. Lei ha bisogno di me.”

“Sono contento che sia tu a occuparti di Gwen.”

“Alined mi ha detto di svegliare tutti. Riunione straordinaria. Puoi pensarci tu, per favore?”


***


Mezz’ora dopo i ragazzi erano riuniti ai tavoli della locanda sulla spiaggia. Erano tutti assonnati, ma Merlin e Arthur avevano dei cerchi grigi sotto agli occhi, da fare paura. Merlin in particolare, già bianco di suo, aveva la pelle talmente pallida da sembrare trasparente.

 

"Gwen non si sente bene e non parteciperà allo spettacolo." esordì Alined.

Nessuno disse niente. Se lo aspettavano. Per Arthur però fu un colpo lo stesso. 

Merlin gli toccò per un istante la gamba sotto il tavolo, come piccolo gesto di conforto e l'altro lo guardò con gratitudine.

"Nemmeno Lance ci sarà stasera."

Un brusìo passò tra i tavoli.

Gwaine si inserì: "Ma allora, non converrebbe rinviare del tutto lo spettacolo?"

"Dipende da noi! Siamo in grado di sostituire Gwen e Lancelot? Altrimenti dovremo rinviarlo, ma sarebbe la prima volta che manco alla parola data, per uno spettacolo dell'Albionstars.

Merlin intervenne: "Chi si sente di sostituire Lance negli esercizi di forza da fare assieme a me? Sono pochi esercizi!"

Arthur alzò la mano, senza guardare nessuno.

"D'accordo!" disse Alined. "Qualcun altro?"

Percival prese la parola: "Io potrei sostituire Gwen nel numero con i cavalli. Conosco bene sia gli esercizi che i cavalli, ma non potrò eseguire il numero più importante. Non potrò salire in piedi su Alpaca: si spaventerebbe a causa del mio peso."

"Non ha importanza. Mi fido di te e del tuo giudizio. Fai solo gli esercizi che senti alla tua portata…"

"Se hai bisogno di un assistente, posso farlo io" si propose Leon. "Ed anche con i leoni. L'ho già fatto in passato."

Percival annuì verso l’altro e gli sorrise: “Leon e i leoni!”

"Io potrei occuparmi del numero dei cani. Mi conoscono bene e mi adorano!" disse Gwaine spostando il ciuffo di capelli all'indietro, con il classico movimento laterale della testa, che fece alzare al cielo più di un paio d'occhi.

"Molto bene: rimangono scoperti il numero delle colombe e il numero dei pagliacci." Asserì Alined che guardò Merlin.

Anche Gwaine si girò verso di lui. George e Percival pure. E siccome tutti guardavano verso Merlin, anche Leon, senza sapere il perché, si voltò a guardarlo con interesse.

Il ragazzo in questione si sentiva osservato come non mai.

'Figurati. Lo immaginavo!'

Guardò verso Arthur che al contrario degli altri, osservava con interesse le venature delle assi del pavimento. Probabilmente non voleva influenzarlo, eppure a Merlin sembrava proprio che Arthur gongolasse.

'Bell'amico! Dopo la notte che mi hai fatto passare!' si disse Merlin.

"Possibile che non ci sia nessun altro che voglia occuparsi delle colombe?" scherzò Merlin rivolto agli altri.

I ragazzi si misero a ridere, compreso Arthur.

"Bene, Merlin, ti ringrazio. So che non è una decisione facile per te" dichiarò Alined "alle colombe penserò io! E tu mi aiuterai, George. Il disco lo metterà su qualcun altro."

"Va bene. E per sistemare il trucco potete passare da me" puntualizzò George.

"I compiti grossi sono stati assegnati. Ora vi chiederò un altro grande sforzo. Mancano parecchi assistenti da assegnare e bisognerà spostare alcuni numeri per darvi modo di cambiare il costume quando serve. George te la sentiresti di farlo? È un lavoro immane e snervante, lo so. Ma è fondamentale per la buona riuscita dello spettacolo" dichiarò il vecchio.

"Per me va bene, basta che non se la prendano con me e non mi arrivino dei pugni … "

"Siate gentili e pazienti con George. Ricordatevi che in questa fase, il suo è il compito più importante!"

"Un momento ancora, per favore" insistette George. "Vorrei chiedere a Percival e a Gwaine se posso trasferirmi sul loro carro a dormire, oggi stesso. Non mi sembra giusto che voi stiate larghi, in due su un carro, mentre noi dobbiamo schiacciarci in quattro: visto che tanto ora Lancelot dorme con Gwen!"

Tutti rimasero allibiti da quella mancanza di tatto. Era troppo persino per uno come lui. Gwaine sorrise e mise un braccio intorno alle spalle di Percival. "Per noi è un onore" ribatté Gwaine ironico, in modo da troncare prima possibile quell'imbarazzante discorso.

 

Aveva ragione il capo. Fu un caos indescrivibile. Per dare un'idea del delirio in cui si trovarono, George spostò il numero di Merlin e Gwaine, cinque volte.

Inoltre c'era da fare anche il solito giro in paese per reclamizzare lo spettacolo serale, ma per quello avrebbero improvvisato un po': il capo avrebbe dovuto chiudere più di un occhio, stavolta.


***


Alined era sul suo carro. Si stava vestendo per la parata, quando qualcuno irruppe come un fulmine all’interno del piccolo ambiente. "Alined!"

"Arthur? ... Accidenti! Spero tu non sia andato a trovare Gwen!"

"Come? Io … no!"

"Meno male. Ho dimenticato di dirti che Lance ci ha chiesto di non andare in visita da lei…"

"Voi e io?"

"Sembra che lei non sia in grado di sopportarlo."

Arthur lo immaginava, ma ogni volta che si parlava di questo si sentiva … un mostro.

"Capisco ma … io volevo parlarvi di un'altra cosa … Vi prego, non dite a Merlin, di noi!"

Alined rimase a bocca mezza aperta. "E io che credevo fossi preoccupato per Gwen!"

"Lo sono infatti. Non siate ingiusto, ma con lei, ormai è finita. Ed è finita male. Per colpa mia!"

"Come fa Merlin a non saperlo?"

"Ha intuito qualcosa, ma non sa di voi. Credo non gli interessi o che preferisca starne fuori.”

"Mh,... sei proprio sicuro che non lo sappia già?"

"Sì, mi è stato vicino tutta la notte e non credo che mi avrebbe aiutato, conoscendo i fatti."

Alined sentì un'altra fitta di gelosia.

"E perché no? Dimentichi che Merlin ha un animo nobile e generoso. Ti avrebbe aiutato lo stesso."

Arthur scosse la testa: "Sì, è vero, ma lui ha una concezione tutta sua dei … tradimenti. Non è in grado di tollerarli … un trauma nel suo passato."

"Ma tu non hai tradito Merlin!"

"Non importa! Ho tradito qualcuno e potenzialmente è come se avessi tradito anche lui: per lui non fa una grande differenza."

"Tranquillo, io non gli dirò niente, ma se mi permetti un consiglio… sarebbe molto meglio che lo imparasse da te, invece che dagli altri."

"Non posso! Io mi vergogno …"

"Quando gli dirai che si tratta unicamente di attrazione sessuale e non di altro, sono sicuro che capirà!"

 

Ad Arthur sembrò di aver capito male e rimase in silenzio.

'Capirà?' si disse Arthur scettico. 

'Attrazione sessuale? Quale attrazione?' si ripeteva Arthur stordito. Quando mai gli era piaciuto Alined? Non aveva mai provato piacere a stare con lui, né fisicamente, né mentalmente, ma adesso Alined era convinto che a lui piacesse! Dio! Era tutto molto più complicato di quel che credesse. Se quello era davvero il pensiero del capo, il comportamento di Alined era allora più giustificabile del suo. Aveva distrutto un rapporto con una brava ragazza che lo amava, per quello: era logico che il vecchio pensasse che Arthur preferisse lui a Gwen. Pensava che fosse attratto da lui, magari irresistibilmente.

Poteva quasi capirlo.

Era se stesso che non riusciva a capire.

Chissà cosa avrebbe pensato Merlin se ne fosse stato a conoscenza. Probabilmente la stessa cosa di Alined.

Era una situazione insostenibile.


***


Quel pomeriggio, Arthur si stava esercitando al trapezio quando Merlin arrivò.

"Un attimo, Merlin. Finisco qui e arrivo!"

"Vieni con me" gli disse piano, guardandolo da sotto in su.

"Perché?" gridò Arthur.

Poi si buttò sulla rete e scese da questa fino a terra con un'elegante capriola. "Non mi va che ci sentano. Tutto qui" bisbigliò Merlin.



 

"Dimmi questa cosa misteriosa, che mi hai fatto incuriosire."

Merlin emise un profondo respiro.

"Arthur, sembra che non possa fare a meno di esibirmi in questo maledetto numero dei pagliacci con te …"

"Già, ma ho capito cosa ti preoccupa …" disse Arthur sorridente. Sembrava più sereno, adesso.

Merlin al contrario si stava facendo prendere dall'ansia e parlò veloce come un treno: "Non mi ricordo più niente. Uno, due o tre baci? Casquet, forma del cuore? Ho capito a cosa alludi, ma non sono preoccupato per quello. Mi fido di te! Non è più un problema, lo so! Solo … ricordatelo!"

"Due!" disse Arthur.

"Due?"

"Baci!"

"Ah, sì!"

"Ma che hai?"

"Ti avevo detto addio, ricordi? E anche per te era così. Ora invece…di nuovo…non so bene…tu cosa dici? Dimmi la tua opinione perché …" Merlin rischiava un nuovo attacco di panico.

Arthur sorrideva ancora di più. Gli prese il viso tra le mani e con molta naturalezza gli diede un morbido bacio sulle labbra.

 

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