Crossover
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Autore: Ash Visconti    05/03/2017    4 recensioni
Europa, inizi del secolo XI: in pieno medioevo due cavalieri d’oro, Crysos dei Pesci e Acubens del Cancro indagano su alcune attività sospette di cavalieri rinnegati, ma ben presto si troveranno coinvolti in un’avventura che coinvolgerà loro e il misterioso Regno Argentato ed il Regno Dorato.
Crossover tra Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco e Sailor Moon. Nota AU inserita per il fatto che due universi condividono lo stesso universo.
Da un'idea originale di Suikotsu autore qui su EFP. La storia è da considerarsi in continuity con la sua fic "Le guerre degli dei". Non è necessario aver letto le sue fic per comprendere questa fic.
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai | Personaggi: Anime/Manga
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo 13 - La Battaglia del Regno Dorato - Seconda Parte





Serenity si guardò intorno, strusciando le scarpe sull’erba del terreno, mentre i riflessi della luce stellare strappavano pallidi bagliori nel cielo notturno.
Grazie allo Specchio, la Regina aveva localizzato Venus sulla Terra, su quale zona della Terra la principessa non lo sapeva, in ogni caso era andata con la squadra di recupero del Generale Tsukoyomi. Erano giunti lì, a non molta distanza da dove stava la sailor rapita, col teletrasporto di gruppo: i più dotati con quel tipo di incantesimo avevano trasportato i gruppi di quelli che non sapevano usarlo. Lei aveva provato soltanto un leggero senso di disagio per il teletrasporto, disagio che era svanito in un attimo.
Si erano poi consultati su come agire: avrebbero lasciato nelle retrovie i soldati lunari specializzati nel teletrasporto, mentre il grosso della truppa, preceduta da un paio di esploratori, sarebbe andata a liberare la prigioniera.
Nella decisione di scegliere quale sailor portare si era deciso che ne sarebbe venuta solo una. Siccome qualcuno si aspettava che venisse Sailor Jupiter, data la sua relazione col Generale, quest’ultimo aveva optato di tirare a sorte per mostrare che non faceva favoritismi ed allo stesso tempo non offendere la sua donna.
Dal sorteggio improvvisato ne era uscita “vincitrice” la guerriera di Marte e poco dopo e erano partiti immediatamente.
“Leggeri e veloci come ombre dobbiamo essere” aveva dichiarato Tsukoyomi prima della partenza.
Serenity era così rimasta lì nelle retrovie, su solerte invito del Generale a cui non aveva intenzione di replicare, con le sailor guardiane restanti e qualche soldato. Volse lo sguardo attorno, mentre tutti gli altri erano silenziosi e tesi. Nonostante fosse ancora preoccupata per Sailor Venus, dovette ammettere che non le dispiaceva l’idea di rivedere la Terra; non era passato poi molto tempo dalla sua ultima visita (quella in cui la madre l’aveva beccata nella sua assenza), e nei giorni scorsi stava meditando su un modo per sgattaiolare via senza che nessuno se ne accorgesse, dopotutto poteva chiedere aiuti alle guardiane, ma sapeva per istinto che non avrebbero collaborato ed avrebbero di contro avvisato sua madre.
Quando volse lo sguardo verso un punto dell’orizzonte spalancò gli occhi per lo stupore. Si intravedeva la sagoma di una vasta città dalle alte torri. Una città che aveva già visto in passato.
“Ma quella città…”
Un soldato che era vicino a lei, notando la direzione del suo sguardo e sentendo la sua domanda le spiegò: “E’ la capitale del Regno Dorato, mia signora, quel famoso regno dei terrestri”.
Non notò la reazione della Principessa o non ci fecen caso più di tanto.
“I-il Regno Dorato?”
“Esatto vostra grazia, l’unico posto avanzato della Terra, ma nulla di paragonabile a noi”.
A distanza si vedevano delle luci ma si capiva subito che non erano le luci delle lampade o di qualche altra illuminazione artificiale: erano luci di incedi.
“Gli Elfi Oscuri stanno attaccando il Regno Dorato della Terra? Ma perché?”
“Eh, vallo a sapere! Ma in tutta onestà non me ne stupisco. Quegli esseri bramano guerra e distruzione, lo si capisce all’istante”.
La Principessa fissò intensamente la città dai tetti dorata in lontananza, si vedeva  il bagliore delle fiamme ed era ovvio che vi fosse in corso una battaglia furibonda.
Il suo pensiero correva verso una persona che era sicuramente coinvolta nella battaglia, persona che rischiava la vita, ed il cui esito vi era incertezza.
Una persona molto cara alla lunare.
“Endymion…” sussurrò.


Sailor Venus guardava la città del Regno Dorato, sotto attacco da parte degli Elfi Oscuri per ignoti motivi. A dir la verità i motivi per cui attaccavano la città non la interessavano minimamente, non soltanto perché ora era prigioniera, ma proprio perché il fatto che una città terrestre fosse sotto attacco non la interessavano affatto.
Sperava solo che le sue amiche e la sua gente si spicciassero a venirla e recuperare; la situazione non le piaceva neanche lontanamente, e quella poi era un’ottima occasione per liberarla: quasi tutti gli elfi erano andati ad assaltare la città, lasciandola lì con un piccolo gruppo di soldati.
Una delle due guardie che la custodivano si voltò.
“Chi va là? Urgh!”
Un attimo dopo cadde di schiena trafitto al petto da una lancia.
“Che diavolo succede?” esclamò l’altra guardia.
Vide delle figure avvicinarsi rapidamente.
 “Dannazione, allarme!”
Un attimo dopo, l’elfo cadde a terra per un attacco di fiamme roventi.
Gli altri soldati lì radunati si misero in allerta, gridando allarmi quando notanrono figure armate in avvicinamento.
Sailor Venus si buttò a terra, cercando di farsi il più piccola possibile, per evitare di essere coinvolta, sapendo di non poter fare molto a causa del collare che le bloccava i poteri.
“Ehi!” esclamò una voce femminile vicino a lei.
Girando la testa, Venus sorrise nel vedere Sailor Mars.
“Sailor Venus!” gridò un giovane lunare biondo recuperando la lancia dal corpo della guardia. “Siamo qui per salvarti, tranquilla!” Un attimo dopo lanciò la lancia come un giavellotto beccando un altro elfo.
“Bel colpo Adonis!” gridò un altro soldato rivolto al biondo.
Poco dopo entrò in scena anche Tsukoyomi che spazzò via soldati nemici ogni volta che calava la spada.
Mentre gli Elfi Oscuri indietreggiavano sotto il massiccio attacco, gli altri guidati da Tsukoyomi facevano fronte compatto e due liberavano la prigioniera.
“Il collare!” gridò essa ricordandosi che gli impediva di usare i suoi poteri. “Toglietemi il collare!”
Quelli eseguirono ed un attimo dopo la guerriera di Venere era libera.
 “Sapevo che mi avreste trovata e liberata, grazie!” esclamò abbracciando Mars.
“E far tristi i maschi del Silver Millennium?” rise Mars facendole l’occhiolino. “La mia coscienza ne risentiva”.
“Bene, e adesso, se volete scusarmi un attimo…”
La bionda si voltò verso gli Elfi Oscuri rimasti in zona, che avevano l’aria di gente che non sapeva che pesci pigliare, vista anche la palese situazione di svantaggio in cui si trovavano.
“Ed adesso cosa facciamo?”
“Noi non fuggiamo! Forza, tenete strette quelle spade!”
“Ed ora” dichiarò la sailor di Venere attirando l’attenzione di tutti, specie dei nemici, su di sé. “Permettetemi di presentarmi per bene!” concluse rivolgendosi ai nemici restanti.
Si mise in posa.
“Protetta da Venere, il pianeta della beltà, sono la guardiana dell’amore, sono Sailor Venus! E vi punirò in nome dell’amore! Spirale dell’amore di Venere!”
Afferrata una specie di cordicella  composta da perline la illuminò di luce e poi la scagliò contro le guardie. L’“arma” si allungò a dismisura e si scagliò contro i nemici con una forza incredibile.
“Oh, merda!” gridò uno degli elfi oscuri prima di venire travolto assieme a compagni.
Tutti poi esultarono in grida di festa: il nemico era stato battuto con grande facilità e senza danni, anche se non tanto per merito loro.
Serenity arrivò subito dopo la vittoria e corse ad abbracciare l’amica sailor.
“Sia lode alla Dea, stai bene!”
“Per la Dea, Principessa, ma che fate qui?”
“Ehi, è il modo di salutare un’amica che stata in pena per te?” replicò facendo la finta offesa.
Con una risata, Venus replicò con un altro abbraccio, era felicissima di rivedere Serenity e di essere libera ed al sicuro.
“Va bene, missione compiuta, quelli hanno imparato la lezione ed abbiamo recuperato la nostra dispersa facendogliela sotto il naso!” gridò il Generale, salutato da un’altra ovazione delle truppe.
“Adesso” proseguì, “riportiamo la nostra amata sailor a casa e poi decideremo la prossima mossa”.
Tutti annuirono e si misero vicini agli addetti al teletrasporto, pronti a tornare a casa.
“Torniamo a casa, avanti” disse Venus sorridendo e prendendo l’amica per il braccio destro, ma quella non si mosse.
“Ehi, cos’hai?” domandò a Serenity fissandola.
Quest’ultima stava fissando con un’espressione indecifrabile la città del Regno Dorato.
Nella sua mente un’infinità di pensieri la turbavano. Non se la sentiva di andarsene così, senza fare nulla mentre una persona rischiava la vita.
Endymion è laggiù, sta combattendo laggiù e rischia la vita…
“Principessa…?”
Ignorando la bionda sailor, Serenity si rivolse a Tsukoyomi.
“Generale, aspetti un momento!”
Quello, notando il tono preoccupato della principessa si fermò e si voltò verso di lei.
“Che succede, mia signora?”
“Ha visto cosa sta succedo? Gli Elfi Oscuri stanno attaccando una città”.
Tsukoyomi inarcò un sopraciglio.
“E allora?”
“E allora lì c’è della gente in pericolo di vita!”
“Ripeto: e allora?”
Serenity rimase un attimo in silenzio, esitante, ma poi, con sicurezza, affermò: “Le vostre truppe sono forti e fresche, usatele per aiutare quella gente contro i nemici!”
Tsukoyomi rimase un attimo in silenzio, poi scoppiò a ridere, atto che lasciò Serenity di sasso.
“Ma che sciocchezza!” commentò il generale una volta ripresosi. “E perché mai dovremmo?”
“Perché…” Serenity esitò nuovamente sentendo su di sé sguardi confusi e perplessi dei lunari. D’un tratto non sapeva che altro dire, forse era meglio se stava zitta. “Perché… è giusto!”
“Giusto? Avete battuto la testa, vostra altezza?”
“Generale…” rincarò la dose la Principessa cercando di essere convincente. “Laggiù” ed indicò la Città Dorata “ci sono degli Elfi Oscuri, gli stessi che hanno attaccato il nostro regno, che stanno attaccando delle persone, e…”
“Avranno i loro buoni motivi per avercela coi terrestri” liquidò Tsukoyomi.
“Quella laggiù è una città, dei civili staranno morendo, non soltanto dei soldati”.
“Stanno morendo terrestri, principessa. E la cosa mi lascia completamente indifferente”.
La freddezza con cui il Generale disse quella frase lasciò interdetta Serenity.
“Dite sul serio?”
Con una smorfia Tsukoyomi si voltò e fece per tornare dov’erano gli addetti al teletrasporto.
“Per me possono anche crepare tutti francamente, e non capisco cosa avete voi da preoccuparvi così tanto della loro sorte. Andiamo su, torniamo a casa e che quelli se la cavino da soli”.
“Ma…”
“Ho detto di no!”
“Generale!”
Quello fissò l’erede al trono esasperato.
“Cos’è questa ossessione?”
“Generale Tsukoyomi!” strillò la Principessa. “Come tua futura regina ti ordino di andare ad aiutarli!”
Tutti si ammutolirono, Serenity aveva imitato alla perfezione il tono autoritario della madre. Ma Tsukoyomi, impassibile, si limitò ad incrociare le braccia sul petto con deliberata lentezza.
“Voi non siete ancora la mia regina, principessa, e non vi obbedirei nemmeno se lo foste!” dichiarò.
Un silenzio calò sullo scenario. Sailor e soldati fissavano i due litiganti, una arrabbiata e l’altro solo un po’ irritato ma fermo nelle sue convinzioni, come la bionda. Nessuno capiva cosa era preso tutto d’un tratto all’erede del regno, ma molti, ovvero i soldati condividevano l’idea del generale: perché aiutare dei terrestri? Neanche Venus e le altre guardiane della Principessa riuscivano a spiegarsi lo strano comportamento della loro protetta.
“Generale, laggiù!”
All’improvviso grido di Adonis, Tsukoyomi e Serenity distolsero lo sguardo l’uno dall’altra per volgerlo nella direzione indicata dal lanciere: un elfo in armatura armato di bastone con sopra una sfera bianca, avanzava verso di loro a passi tranquilli, il volto serio e calmo, fino fermarsi a breve distanza dai lunari.
Sailor Mars inarcò un sopracciglio.
“E quello chi è?”
“E’ uno dei generali di questo esercito di Elfi Oscuri!” esclamò Venus riconoscendolo subito.
“Esattamente” fece quello esibendosi in un leggero inchino. “Generale Cardhan, al vostro servizio!”
“Quindi lui è uno dei più rilevanti del gruppo?” disse Tsukoyomi “Molto Bene”.
Il Generale del Regno Argentato si fece avanti, confrontandosi con Cardhan. Erano della stessa altezza, ma se l’elfo aveva uno sguardo indecifrabile, il lunare aveva uno sguardo di fuoco
“Dov’è l’arco che avete rubato?”
“Non è qui”.
“E perché avete messo sottosopra la nostra casa per averlo? No, anzi, la sai una cosa? Il perché lo trovo irrilevante; ciò che più mi importa è il vostro gesto di per sé! Credevate davvero che noi fossimo uno stupido popolo pacifico e per questo adatto a subire ogni genere di angheria senza reagire? In tal caso vi siete sbagliati di grosso! Per quanto noi non cerchiamo la guerra con gli altri regni e gli altri popoli, non eleviamo a virtù la mansuetudine e non porgiamo l’altra guancia a chi ci schiaffeggia.”
Puntò l’indice destro contro il guerriero di Svartalfheim.
“Voi che ci avete attaccato per rapina e avete preso come ostaggio una di noi non sareste impuniti, ed in un modo o nell’altro giustizia sarà fatta!”
L’elfo non sembrò colpito dal discorso.
“Voi Lunari vi credete molto forti vero? Ma ignorate completamente, poveri sciocchi, che là fuori, fuori dai confini dl vostro regno, esistono cose molto più pericolose di voi”.
Tsukoyomi si fece avanti a fronteggiarlo, sicuro di sé. Avrebbe insito rispetto e timore in chiunque non lo conoscesse con quell’aria, ma l’elfo oscuro non sembrava preoccupato più di tanto.
“Non cercare di terrorizzarci, bastardo. Li vedi questi?” Con un gesto indicò i soldati dl Silver Millennium “Sono il meglio che il nostro regno offre dal punto di vista militare. Le tue minacce non ci fanno ne caldo ne freddo e sappi che siamo pronti ad devastare il tuo mondo d’origine se è necessario!”
Ancora una volta l’elfo non batté ciglio. Difficile dire cosa gli stesse passando per la testa.
“Voi invadere la nostra casa? Questa vorrei proprio vederla… Ma per ora…”
Improvvisamente l’elfo allargò le braccia, mentre la sfera sul bastone brillò di luce bianca.
“Vediamo se coloro che sono morti sapranno infondervi terrore! Sorgete dai campi della morte e combattete per me, Draugr!”
Improvvisamente il terreno sotto i loro piedi si spaccò, in innumerevoli crepe da cui usci del fumo nero. Indietreggiando, i lunari videro quelle crepe allargarsi sempre di più, mentre delle mani scheletriche uscivano dal terreno e cercavano dia farsi strada nell’afferrare il terreno ed issarsi fuori.
Uno dopo l’altro, dal suolo emersero degli scheletri putridi, armati di spade od asce, con sulla testa elmi arrugginiti dotati di piccole corna.
All’interno degli occhi e della bocca brillava una strana luce arancione.
Ben presto i Draugr circondarono il gruppo di lunari che si erano disposti d’istinto a cerchio per coprire tutti i lati.
“Proteggiamo la Principessa!” urlò Sailor Venus e tutte le sailor presenti fecero cerchio attorno a Serenity.
Ora i lunari erano circondati da quella marea di non-morti, i draugr evocati dall’elfo oscuro, ma pur provando ribrezzo per l’aspetto degli avversari, non erano spaventati più di tanto.
Stretta saldamente la spada, Tsukoyomi ringhiò:
“Non vi temiamo; fatevi sotto tutti insieme bastardi!”
“Attaccate!”
Con un sibilo i draugr si lanciarono contro il piccolo cerchio di lunari, quest’ultimi pronti al grosso assalto.
Ma ecco che accade qualcosa d’inaspettato: i draugr caddero a terra uno dopo l’altro, senza nemmeno avvicinarsi ai lunari.
“Eh?”
Tuskoyomi, le sailor e tutti i lunari presenti ammutolirono di fronte a quello spettacolo. I draugr cadevano at terra, come marionette prive di fili, improvvisamente spompati e privi di vitalità. Una volta che cadevano sul terreno svanivano dissolvendosi in polvere, mentre la luce azzurra che brillava negli occhi svaniva verso l’alto.
Cardhan li guardò scioccati.
“Che avete fatto?”
“Noi? Niente!”esclamò Mars guardandosi intorno.
Cardhan fu ancora più confuso: cosa stava succedendo? Se non erano stati i lunari…
“Ma chi…?”
“Sai perché non mi piacciono i negromanti?” dichiarò una voce.
Tutti si voltarono od alzarono la testa. E videro appollaiato sui rami di un grande albero, alle spalle dell’elfo, un uomo dalla corazza d’oro che, sorridendo beffardo, teneva sollevato l’indice della mano destra.
“Perché detesto profondamente quelli che disturbano il riposo di coloro che sono morti!”





Nota: i draugr sono creature non morte della mitologia norrena, che appaiono in diversi giochi di ruolo a tema fantasy.
   
 
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