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Autore: Lady I H V E Byron    15/03/2017    0 recensioni
Una conferenza sul cambiamento climatico.
Una possibilità di salvezza per il mondo dall'effetto serra.
Un'improvvisa esplosione.
Un caso da risolvere.
Un inganno da sventare.
Il mondo sembra essere nelle mani di un investigatore privato un po' scemo e quattro musicisti un po' imbranati.
P.S.: sia chiaro, i musicisti lo fanno solo per il loro spettacolo, non per un insensato senso di giustizia...
Genere: Comico, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Note dell'autrice: ok, da qui iniziano le parti lunghissime...
Vi accorgerete di alcune (volute) citazioni di "Una pallottola spuntata 2 e un mezzo"...

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Il trucco per non far cadere il castello di carte è posizionare le carte lentamente l’una sopra l’altra.
E’ anche un ottimo passatempo per combattere la noia. Sempre meglio di giocare a “Best Fiends” sul telefono.
Sulla porta di un ufficio del Sud Toscana, Grosseto, per la precisione, c’era scritto: “Francesco Milanelli; Investigatore Privato”
Al suo interno, un giovane di ventotto anni, ma dall’aspetto di un diciottenne, stava sistemando le ultime carte per il suo castello, senza sbattere gli occhi scuri dalla forma allungata, quasi quanto quelli di un orientale.
Stava mettendo un pezzetto di lingua fuori, sfiorando le labbra carnose, per aumentare la concentrazione.
Tuttavia, qualcuno entrò bruscamente nella stanza.
Il vento causato da quel movimento fece crollare il castello di carte.
Il giovane batté i pugni sulla scrivania, facendo tremare il computer ivi presente.
-Rrrhh!!! Clara!- esclamò, appena scoprì l’identità dell’intruso. Era la sorella minore, Clara; avevano la stessa forma degli occhi –Quante volte ti ho detto di bussare, prima di entrare! Bah! Mi hai anche fatto crollare il castello di carte…-
La ragazza alzò le spalle.
-Scusa tanto se ti disturbo nel tuo far niente, fratellone…- disse, incurante –Ma pensavo che questo potesse interessarti…-
-Ma io perché ti ho assunta come segretaria…?-
-Primo: non c’erano altri lavori adatti a me. Secondo: sono l’unica in grado di sopportarti. E poi, se non ci fossi io, come terresti a mente tutti i conti, disorganizzato come sei…?-
Francesco le rivolse uno sguardo al veleno, che non sembrò spaventarla.
-Comunque…- proseguì Clara, scostando i capelli castani dagli occhi –E’ arrivata una chiamata da Ettore. Sembra ci sia stata un’esplosione, a Rieti.-
-E perché fra tanti investigatori, nostro cugino vuole proprio me?-
-Non è ovvio? Vuole il tuo aiuto. E visto che siamo al verde, ti conviene accettare. Sono stufa di chiedere soldi ai nostri genitori…-
Il giovane sospirò.
-D’accordo, d’accordo… Digli che parto subito. Dovrei essere lì tra un’ora. A proposito… dove ha detto che si è verificata l’esplosione?-
-All’Istituto Meteorologico.-
-Perfetto.-
Indossò la sua giacca verde, un cappello per coprire l’unto dei suoi capelli neri e uscì, in direzione della sua macchina.
Fece una rapida sosta nel suo appartamento; non sapeva per quanto tempo sarebbe stato via, quindi, per precauzione, preparò la valigia, mettendovi lo stretto indispensabile.
Nonostante il traffico che aveva incontrato in autostrada, riuscì ad arrivare a Rieti in un’ora e un quarto, circa.
Non fu difficile, per lui, trovare l’Istituto Meteorologico. Soprattutto avendo impostato il navigatore.
L’intero edificio era stato transennato e vari membri della squadra medica non facevano altro che entrare ed uscire da lì, portando brandine con sopra dei cadaveri o dei feriti.
Era un miracolo se non era crollato per intero.
Appena entrato, sembrava regnare il caos: sagome di uomini, i deceduti dell’esplosione, segnate sul pavimento; sopravvissuti, probabilmente impiegati non presenti nell’edificio la notte scorsa, che non facevano altro che urlare ai poliziotti, in preda al terrore; vari membri della scientifica che cercavano di analizzare il luogo.
Tra quelle persone, Francesco riconobbe una figura a lui familiare.
-Ettore!-
Il citato, nel frattempo, stava interrogando delle persone. Si voltò di scatto, appena udì il suo nome.
-Oh, Cesco!- rispose, avvicinandosi a lui. Avevano la stessa altezza, quasi un metro e novanta.
Ettore aveva superato la trentina; tra i capelli scuri, infatti, cominciavano a brillare alcuni fili sottili di capelli grigi. Occhi glaciali e mascella quadrata che incutevano timore. E la divisa da tenente dava proprio il tocco finale.
Si salutarono con un pugnetto.
-Lieto che tu sia arrivato. Qui sta regnando il casino più assoluto…-
-Ho fatto più in fretta che ho potuto. Avete scoperto qualcosa, nel frattempo?-
-Ancora non siamo sicuri del tipo di bomba usata.- spiegò Ettore –E l’unico che forse l’ha intravista è saltato in aria per primo. Ma la cosa strana è che non ci sono segni di scasso e niente è stato rubato.-
-Forse chi ha messo la bomba voleva solo spaventarci o far direttamente saltare in aria un intero edificio.- commentò il giovane, guardandosi intorno -Sai com’è il nostro lavoro, Ettore… Ogni tanto capita qualcosa per la quale non siamo affatto preparati: per uno strano motivo, qualche pazzo demente, probabilmente pieno di odio verso se stesso e con un paio di mesi arretrati nel pagamento dell’affitto, alla fine scoppia.-
Il tenente della polizia rimase allibito da quelle parole. Non era raro che il cugino si perdesse in spiegazioni incoerenti, altrimenti detti “deliri”, mascherate da discussioni filosofiche.
Francesco ritornò alla situazione reale.
-Fatto sta, comunque, che questa è stata davvero un’esplosione del cazzo. Guarda dove è schizzato quello…- notò, guardando in alto. Infatti, una sedia, con ancora una persona sopra, aveva quasi sfondato il soffitto. Si intravedeva solo la parte inferiore del corpo.
-Ci sono altri cadaveri, Ettore?-
-Beh, su uno ci sei salito sopra.-
Non si era accorto di essere improvvisamente divenuto più alto del cugino.
Imbarazzato, fece un passo indietro.
Quel cadavere, già sistemato sulla brandina, venne portato immediatamente all’esterno.
-Bene… ehm… ci sono testimoni, almeno?-
-Sì, una ragazza, la nipote di Marco Auditore.-
Il giovane sgranò gli occhi.
-QUEL Marco Auditore? Il noto meteorologo? Quello che questo fine settimana dovrà tenere la conferenza sulle energie rinnovabili alla quale parteciperanno vari membri della politica?-
-Sì, proprio lui.- proseguì il tenente –Ecco, sua nipote, ieri notte, prima dell’esplosione, ha intravisto qualcuno uscire dall’edificio. La sta interrogando il nostro addetto agli identikit.-
Vennero improvvisamente interrotti da delle urla: ma non urla di terrore, ma urla che esprimevano, piuttosto, rabbia.
Quattro uomini, infatti, stavano sbraitando contro un poliziotto, che continuava a scuotere la testa, alzando le mani, come per dire “non posso fare niente…”.
Francesco li osservò con aria curiosa.
Erano tutti e quattro molto strani: uno aveva la barba tipo Abrahm Lincoln, uno aveva lo sguardo da tonto, uno sembrava essere coetaneo di Garibaldi e l’ultimo era sulla via della calvizie.
-Ettore…- mormorò, aggrottando di poco le sopracciglia –Chi sono quei quattro schizzati laggiù…?-
-Ah, quelli. Niente, sono solo quattro musicisti mezzi matti che faranno da spalla ad Auditore durante la conferenza. Si fanno chiamare “La Quarta Orchestra”…-
-Sì… dopo, se non ti dispiace, gradirei fare un paio di chiacchiere con loro. Ora sono interessato ad interrogare la testimone.-
Ettore si fermò proprio di fronte a lui, come se volesse nascondergli qualcosa.
-Meglio di no, Cesco.- gli intimò -Appena ha visto l’esplosione, ha quasi perso i sensi. Le gira ancora la testa,  quindi è meglio se le parli quando si sarà completamente ripresa.-
-Ma se non è ancora lucida come dici, allora perché il nostro addetto all’identikit la sta interrogando?-
Colpito.
Ettore non poteva più nascondergli la verità.
Indicò verso sinistra.
-E’ lì.-
L’investigatore si voltò nella direzione indicata: vide solo una donna estremamente anziana, con i capelli bianchi, tremante, come avesse il Parkinson.
-Mi scusi, signorina…- iniziò lui, prima di prendere il telefono, per avviare una registrazione; la donna non si voltò nemmeno –Vorrei farle alcune domande su…-
-Ma no! Non quella signora!- interruppe il tenente, indicando in avanti –La ragazza laggiù, quella con il nostro disegnatore!-
Francesco non poteva credere ai suoi occhi.
Il cuore gli batté improvvisamente a mille e il suo respiro si fermò.
La ragazza che stava parlando con l’addetto agli identikit era proprio lei: Lisa.
Era ancora scossa, come appena detto dal cugino, ma perfettamente in grado di fornire una descrizione dell’uomo che aveva intravisto la sera prima.
Mai avrebbe pensato di rivederla, specie in quel contesto.
I lunghi capelli neri erano sciolti, ogni tanto ondeggiati dal vento, che creavano un grazioso movimento. Aveva una maglia a maniche lunghe e larghe e jeans neri.
“Esattamente come la ricordavo…” pensò, ipnotizzato da quella visione “Proprio come nei miei sogni, ma ora lei è qui. Quei capelli neri come il cielo di notte, quel volto delicato, e quel corpo né magro né grasso che avresti una voglia così di toccarlo e stringerlo tra le mani come fosse un grosso morbido peluche imbottito di cotone da abbracciare di notte per non avere incubi... E quelle tette che sembrano dirti: “Ehi! Vieni a trovarci!” Il genere di donna che ti fa desiderare di inginocchiarti e ringraziare Dio, perché sei uomo tutto di un pezzo… Oh, sì… è proprio tutta mia madre…”
-Cesco! Datti un contegno!- lo svegliò Ettore, dandogli una botta sulla nuca –La stai osservando come fosse tua madre…!-
Lisa, in quel momento, aveva appena finito di parlare con l’addetto agli identikit, che la stava ascoltando mentre disegnava su un blocco da disegno. Il suo sguardo si spostò accidentalmente verso sinistra.
Si illuminò, appena vide Francesco proprio davanti a lei, e sorrise.
Gli corse incontro, senza, tuttavia, abbracciarlo.
-Francesco…- disse, imbarazzata per la mancanza di altre parole da dire al giovane.
-Ciao, Lisa…- rispose lui, rispondendo al suo sorriso –Non… non sapevo che fossi la nipote di un meteorologo…-
-Zio Marco è il fratello di mia madre. Mi ha proposto di stare da lui, fino al termine dell’Università…-
L’investigatore provò lo stesso imbarazzo della ragazza: non sapeva cosa dirle.
Erano ormai tre anni che non si vedevano.
Incontrarsi di nuovo e in quella circostanza non poteva essere una coincidenza.
-Perché ho come l’impressione che tutto questo non sia un caso?-
Lisa lo guardò stranita.
-Non capisco…-
-Ci sono gli investigatori privati, a Rieti. Perché proprio io?-
Lei si morse il labbro inferiore.
-E’ stata una mia idea.- rivelò, intrecciando le dita –So che hai risolto molti casi in questi tre anni e Ettore mi ha garantito che eri il più adatto a risolvere questo caso, quindi...-
Francesco sentì il proprio cuore spezzarsi in mille frammenti di ghiaccio: per un attimo si era illuso.
Sperava che la chiamata fosse stata una scusa per rivederlo.
-Sì…- disse, con un filo di voce –Ti prometto che faremo luce su questo mistero, Lisa.-
-Lisa!-
Era Marco Auditore. Era stato trattenuto da dei poliziotti, che gli avevano rivolto qualche parola.
-Va tutto bene, cara?- domandò, toccandola per un braccio.
-Sì, zio Marco. Ah, lui è l’investigatore Francesco Milanelli, cugino del tenente Milanelli. Aiuterà con le indagini.-
-Signor Auditore…- salutò l’investigatore, porgendo la mano all’uomo, che la strinse.
-Ah, il famoso Francesco, presumo…- notò Marco, sorridendo –Lisa mi ha parlato molto di te, sai?-
-Sul serio?- si illuminò questi.
-Sì. Ha ritagliato dai giornali tutti i casi che hai risolto, specie quelli sugli spacciatori di droga. E’ stata una buona idea, allora, quella di farti chiamare da Grosseto per farti venire qui.-
-Oh, la ringrazio, signor Auditore.- ringraziò, modesto, Francesco –Anzi, a dire la verità, due li ho investiti accidentalmente con la macchina. Per fortuna, dopo si è scoperto che erano trafficanti di droga.-
I presenti si guardarono l’un l’altra, allibiti.
Doveva cambiare argomento.
-Dicevamo… voi eravate qui, durante l’esplosione?- domandò, prendendo il suo telefono e avviando una registrazione. Ogni virgola poteva essere importante.
-No, mia nipote ed io stavamo tornando a casa. Era ormai mezzanotte. E’ stato solo quando abbiamo sentito il botto che siamo tornati indietro. Uno spettacolo orribile… Spero proprio che troverai i responsabili, investigatore Milanelli…-
-Mi spiace fare il pessimista…- commentò il giovane, mentre il suo telefono continuava a registrare –Ma ci sarà molta strada da fare. E’ un po’ come il sesso: un compito difficile e scrupoloso, che, tuttavia, sembra andare avanti per sempre. E proprio quando pensi che le cose funzionino bene, non succede più niente.-
Zio e nipote erano sempre più allibiti.
Ettore si mise una mano sul volto, imbarazzato.
-Ciononostante, meglio soffermarsi sulle piccole piste che abbiamo.- proseguì Francesco, dopo essersi schiarito la voce –Cosa mi sai dire sull’uomo che hai visto, Lisa? Ci serve ogni dettaglio.-
-Ho fornito una descrizione al vostro disegnatore.-
Il tenente si avvicinò al citato e gli prese il blocco da disegno.
Quanto era stato disegnato sopra non aveva niente a che vedere con quanto descritto dalla ragazza: l’addetto agli identikit le aveva fatto un ritratto, in posa provocante, con abiti del tutto diversi da quelli che aveva indosso, con i capelli in preda al vento.
-Sei licenziato…- mormorò a questi, che si alzò dalla sua sedia con sguardo dispiaciuto e deluso nello stesso momento.
Anche l’investigatore diede un’occhiata e sgranò gli occhi.
-Forse è meglio chiamare l’altro, non credi, Ettore? Quello che non esce con le donne e vive con quei due fustoni…-
In quel momento, altri quattro uomini si avvicinarono al gruppetto. Erano gli stessi che non avevano fatto altro che sbraitare contro i poliziotti. Avevano ancora lo sguardo preoccupato e furioso allo stesso tempo.
-Allora? A che punto siamo qui?- domandò quello con la barba bianca che gli ricopriva tutta la mandibola.
-E voi siete…?- domandò Francesco, confuso.
-Loro sono “La Quarta Orchestra”.- rispose Marco, per loro -Mi faranno da spalla alla conferenza.-
Avevano tutti e quattro superato la cinquantina di età: il più giovane, cinquantacinque anni, aveva già i capelli bianchi, il più basso aveva il cranio coperto di riccioli grigi, che quasi sfioravano la fronte spaziosa, il più alto era quasi pelato, con l’eccezione della zona inferiore, la semi circonferenza che toccava le orecchie, e anche il più anziano, sessantadue anni, era sulla via della calvizie, sebbene non ai livelli del collega, con una grossa voglia scura sul cranio.
Avevano tutti gli occhiali, ad eccezione del più alto.
-Ah! I comici musicisti!- si ricordò, avvicinandosi a loro -Ecco perché mi eravate familiari! Sono un vostro grande ammiratore, sapete? Francesco Milanelli, investigatore privato.-
-Piacere, Giorgio Guardiola. Lui è mio fratello Saverio, lui è Luciano Abbati e lui Alberto Mati.- si presentò il più giovane, prima di indicare il tonto, il calvo e il più anziano –Visto che è un investigatore, almeno lei può dirci se questa esplosione manderà a monte la conferenza del professor Auditore?-
Nel frattempo, Ettore stava sfogliando i disegni dell’ex-addetto agli identikit: erano tutti disegni sulle donne, sia vestite, sia nude.
Ad un certo punto, aveva chiuso il blocco, con aria imbarazzata.
-Non lo so con certezza.- rispose l’investigatore –Gli indizi a disposizione sembrano essere pochi, ma per sicurezza, meglio posticipare la data della conferenza fino a quando non avremo una pista certa o un sospettato certo.-
I quattro musicisti si osservarono gli uni gli altri, più preoccupati di prima.
-Se non le dispiace, professor Auditore… vorrei visitare il resto dell’edificio, in cerca di altri indizi. Se vuole può accompagnarmi, e sua nipote può unirsi a noi, se vuole…-
-Con piacere.-
-Va bene, Francesco.-
-Lisa…-
Un’altra persona si era unita al gruppo.
-Lisa, mia cara, per fortuna stai bene…-
La ragazza sorrise alla vista del nuovo arrivato e lo abbracciò.
-Matteo!-
Era un ragazzo all’incirca suo coetaneo, ma, a causa della barba, sembrava coetaneo di Francesco: era alto quanto lui, pelle olivastra, capelli neri come la barba, e occhiali a montatura rettangolare. Era vestito molto elegante, giacca e cravatta. Sembrava il dirigente di un’azienda piuttosto che uno studente universitario.
-Ero preoccupato per te…- proseguì lui, baciando la mano di Lisa.
Il giovane investigatore disprezzò quel gesto: osservò quella mano candida con gelosia, rimpiangendo non poco di non essere lui a posarvi le sue labbra.
-Sei sempre troppo premuroso con me…- rispose lei, con aria indifferente, facendo quasi inquietare il suo interlocutore.
Lo stava osservando come fosse il vuoto in persona, uno sguardo che l’altro sembrava non aver mai notato in lei.
-Ma sono contenta ugualmente di vederti. Ah, Francesco, zio Marco, lui è Matteo Nereo, un mio collega di università e figlio del magnate petrolifero Alfredo Nereo, della compagnia “Esagono”. Matteo, lui è Francesco, un mio vecchio amico, e, naturalmente, conosci mio zio Marco Auditore…-
Amico. Quella parola tramutò i mille frammenti del cuore del citato in duemila.
-Sì, mia nipote mi diceva che stava uscendo con qualcuno…- si ricordò Marco, stringendo la mano del nuovo arrivato –Ma non sapevo che fosse il figlio di Alfredo Nereo…-
-Molto piacere, Matteo…- disse Francesco, con tono stoico, celando il suo vero stato d’animo -“Nereo”, eh? Forse mi è capitato di usare il petrolio di tuo padre per fare rifornimento alla mia povera Punto…-
-Beh, mio padre ne sarà lieto…-
-Per caso c’è qualche connessione tra la compagnia petrolifera “Esagono” e l’Istituto Meteorologico?- tagliò corto l’investigatore, osservando il ragazzo con aria sospetta. Non gli piaceva che fosse così vicino alla ragazza che amava.
-Non strettamente…- rispose Matteo, prendendo le spalle di Lisa, massaggiandole lievemente –Ma ultimamente Lisa ed io ci incontriamo spesso per fare le ore piccole... Sai, l’università richiede particolari tipi di sforzi, e talvolta è utile studiare insieme… Come sta la mia piccola micetta?-
-Tremendamente sola…- rispose Lisa, stringendosi nelle spalle, quasi imbarazzata.
La gelosia di Francesco cominciò a mostrarsi.
-Beh… è davvero fantastico, sai Lisa?- mormorò, senza incrociare il suo sguardo, per timore che ella potesse leggergli dentro –Sai, anch’io, per un po’, sono uscito con una ragazza. Carina, scrittrice, ha scritto un libro sulle disfunzioni sessuali maschili.-
I presenti assunsero uno sguardo quasi turbato da quelle parole.
-Probabilmente lo avrai letto, Matteo…-
Il suo tono era quasi di scherno.
E Matteo cadde nella trappola.
-Spiegati meglio!- chiese, offeso.
Ettore si intromise nel discorso.
-Cesco, per favore, non è il momento…- ammonì, cercando di prevenire una rissa –E non con un figlio di un pezzo grosso…!-
-Sì, va bene! Sono certo che siamo tutti in grado di affrontare questa situazione con maturità, da adulti responsabili quali siamo, non è così, figlio di papà, signorino Pannolino Bagnato?-
Il ragazzo moro serrò le labbra e avanzò di un passo, in procinto di dare un pugno al giovane.
-QUESTO E’ TROPPO!-
-Aspetta, Matteo!- lo fermò Lisa, mettendogli le mani sul petto –Meglio se ci lasci soli…-
Si calmò immediatamente al suono della sua voce e le prese nuovamente una mano, stringendola dolcemente tra le sue.
-Come vuoi, mia cara…- salutò, galantemente –Ma non stasera…-
-Ciao…-
Marco, i quattro musicisti, e persino Ettore si erano accorti della gelosia che stava assalendo l’investigatore, mentre osservava Matteo uscire dall’edificio.
Anche Lisa lo aveva intuito, ma non volle farlo notare. Forse per timidezza.
Francesco volle far tornare l’attenzione dei presenti sul caso.
Nessuno osò parlare del suo improvviso comportamento da infantile.
C’erano cose più importanti da fare.
-Allora…- annunciò, battendo le mani -Lisa, professor Auditore, avevate detto che mi avreste mostrato l’istituto.-
-Sì, immediatamente.- annuì l’uomo, facendo cenno di seguirlo.
-Vogliamo venire anche noi!- tuonò Giorgio, battendo un piede per terra –Anzi, se non le dispiace, vorremo collaborare con lei, per questo caso.-
Quella richiesta fece stupire i due cugini.
-No, lasciate che ci pensiamo io e la Polizia.- cercò di persuaderli l’investigatore -Vedrete che…-
-Sappiamo che per voi non fa né caldo né freddo…- tagliò corto il più anziano, Alberto -Ma per noi questo spettacolo-conferenza è importante. E, soprattutto, vogliamo assicurarci che facciate il vostro dovere, invece di prenderlo per le lunghe come fate sempre voi delle forze dell’ordine…-
Quel tono fece arretrare il giovane.
Ettore, seppur con lo sguardo, lo esortò a soddisfare tale richiesta.
-E poi… io ho sempre desiderato collaborare con la Polizia…- aggiunse Saverio, il più basso della banda, con aria quasi sognante.
Frase che fece sospirare Giorgio, oltre a fargli scuotere la testa.
Proseguirono la discussione, camminando per l’edificio.
-Anche voi sostenete la campagna delle energie rinnovabili?-
Tutti e quattro mossero le mani in modo circolare.
-Sì e no.- rispose il più anziano, aggiustandosi gli occhiali.
Quel movimento fece riflettere Francesco.
-Ah, certo…- ricordò, schioccando -A voi artisti interessano i soldi che ricavate dai vostri spettacoli…-
-E’ gratis…- mormorò Marco, a denti stretti.
-Oh.-
-Per i soldi ci facciamo bastare quelli che guadagniamo con il nostro vero mestiere.- aggiunse Luciano, il più alto.
-Perché? Che lavoro fate, oltre i musicisti?-
-I docenti di conservatorio.-
-Ok…- decise di tornare sul caso, prima di farsi distrarre completamente da affari che non lo riguardavano -Allora, Lisa… Cosa mi puoi dire dell’uomo che hai visto questa notte?-
La ragazza cercò di ricordare.
-Un uomo bianco. Con la stempiatura simile a quella di Luciano…-
-Ehi!- si offese il citato, toccandosi la parte calva della sua testa –Non sono stempiato! Ho la riga larga!-
Quella frase fece sogghignare i tre colleghi.
-E i baffi.- continuò la ragazza –Di circa un metro e ottantacinque.-
-Cavolo! Ha dei baffi spaventosi!- commentò Saverio, prima di ricevere uno scapaccione da parte di Giorgio.
-Cretino…-
   
 
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