Storie originali > Avventura
Segui la storia  |       
Autore: Cest97    19/06/2017    0 recensioni
Brynmor è un giovane investigatore dal passato oscuro, convocato in una cittadina in mezzo alle montagne in seguito alla morte di un uomo benestante che, come ultime volontà, ha richiesto la sua presenza il giorno della celebrazione del proprio funerale. Spinto dalla curiosità e dalla promessa di una buona paga, il giovane intraprende un viaggio infernale ritrovandosi inaspettatamente invischiato in un mistero che lo porterà a indagare sulle origini della terribile cittadina.
(L'idea per questa storia nasce dal mio desiderio di creare un personaggio classico, simile agli eroi delle più famose novelle moderne e passate, il buono e intelligente che trovandosi davanti un indovinello lo risolve per passare a quello successivo, fino a sbrogliare la matassa e concludere il caso. Una mia versione di Sherlock Holmes che tuttavia non condivide nulla con quel personaggio se non il lavoro e le origini inglesi. Ho dei progetti ambiziosi per questa storia, ma per migliorare necessito di un feedback e, ahime, non dispongo di sufficienti amici lettori per poterne ricevere uno attendibile. Quindi questo per me è un progetto di miglioramento, un lavoro sullo stile, sulla trama, sui personaggi. Ringrazio chiunque fosse disposto a collaborare)
Genere: Avventura | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
La porta della sala venne aperta da due uomini posizionati ai lati di essa, che come soldatini di legno tirarono un’anta a testa in perfetta sincronia; indossavano delle giacche rosse coi bottoni d’argento, delle maschere bianche coprivano i loro volti per intero, e portavano alla cintura dei piccoli cilindri anch’essi argentati che producevano un curioso suono meccanico ogni qualvolta muovessero un muscolo, e per quanto tale dettaglio potesse apparire totalmente insignificante agli occhi della maggior parte dei presenti non le era per Bryn, che si impegnò a memorizzarlo. Dall’ingresso, un ometto dal volto truce si fece strada verso il centro della stanza, gli invitati si spostavano in fretta quasi temessero di venire calpestati, e lo stesso curioso personaggio sembrava convinto di possedere il diritto di farlo.
Si trattava di un omuncolo leggermente sovrappeso che avanzava con postura impeccabile e passo deciso, le braccia si muovevano ai lati dei suoi fianchi mimando la camminata delle guardie reali, e in una delle due mani grassocce, stritolate all’interno di un paio di guanti neri dalle dita gonfie come piccoli wurstel, stringeva una busta ingiallita sigillata da uno stemma di cera rossa, oggetto costantemente tenuto d’occhio dai ricchi avvoltoi che, girando in circolo attorno alla sua testa, non aspettavano altro che di lanciarsi su di lui per accaparrarsi il pezzo di carne migliore.
Era leggermente sudato, e ogni cinque secondi si infilava l’indice all’interno del colletto per allargarlo di qualche centimetro, permettendo all’ossigeno di riempirgli i polmoni e al vapore di fuoriuscire dal doppio strato di tessuto che gli premeva sullo sterno; era infatti tanto agitato e rosso da ricordare una teiera sul punto di fischiare.
- Mi ci vorrebbe del the, ora che ci penso –
Detestava palesemente trovarsi lì, ma manteneva comunque la serietà e la boria che il suo ruolo richiedevano.
“Immagino sia l’avvocato” sussurrò Bryn, e in risposta Irene gli diede un pizzicotto e gli fece l’occhiolino.
- … non so esattamente come interpretare tale gesto … -
Il salottino aveva raggiunto il proprio punto di saturazione, l’angolo scovato dal giovane investigatore era l’unico in cui fosse possibile muoversi senza dover prendere a gomitate chi li circondava, e dovevano tale privilegio non tanto alla presenza di Irene quanto a quella del Corvo, la cui figura incuteva terrore anche solo quando intravista con la coda nell’occhio.
Una volta preso posto di fronte al fuoco, certo di avere l’attenzione di tutti concentrata su di sé, l’avvocato alzò la busta sopra la testa ed esclamò:
“Queste sono le ultime volontà di Sir. Byron Nabuk”
La folla esplose in un applauso, e molti brindarono alzando i calici in alto, per poi trangugiare il loro contenuto alcolico senza ritegno.
- Lo amavano proprio quest’uomo … -
“Vi chiedo cortesemente di trattenere l’entusiasmo; questo documento, totalmente legale, che tempo fa il Barone e io stilammo in vista di questo giorno, è rimasto sigillato nella cassaforte del mio ufficio per ben dodici anni, e nonostante le innumerevoli richieste e suppliche da parte mia, atte a rivederne e a modificarne il contenuto, il Barone si rifiutò sempre di cambiare la propria decisione, sostenendo che non potesse esserci scelta migliore”
Un secondo fragoroso applauso scosse la stanza, alcuni si strinsero, altri esultarono in maniera del tutto inappropriata, alcuni lanciarono delle grida portentose accompagnate da esclamazioni scurrili riguardanti la fortuna, e un paio di coppie si scambiarono un bacio.
Bryn poteva immaginare che all’interno del salotto vi fossero solo persone che conoscevano il Barone da più di dodici anni, ma per quanto quest’ultimo potesse essere ricco e per quanto potesse fare gola l’idea di ricevere il suo patrimonio, riteneva che l’allegria fosse eccessiva; si aveva l’impressione che chiunque avesse ricevuto anche solo una minuscola parte dell’eredità si sarebbe potuto considerare onnipotente, ma anche utilizzando tutta l’inventiva di cui disponeva, il giovane non riusciva a concepire qualcosa di tanto grande e illimitato da concedere a qualcuno un simile dono.
Continuava a gettare occasionali occhiate verso la figlia del defunto, che sotto il sorriso inclinato che le dipingeva d’allegria il volto sembrava nascondersi una certa agitazione; lo si vedeva dall’indice che batteva ripetutamente sul bordo del bicchiere, e dai respiri che si facevano man mano più lunghi e profondi. Non sembrava impaziente, né tantomeno speranzosa, piuttosto appariva preoccupata, si trovava davanti ad una roulette ma non era certa se si trattasse del gioco d’azzardo o della tortura russa.
“Mi appresto a leggere l’unico punto del testamento, trascrizione esatta delle parole del Barone”
La tensione crebbe a dismisura nella stanza, l’avvocato fece comparire un tagliacarte da un fodero agganciato alla cintura e lo usò per rompere il sigillo con un movimento secco e scattante, e quando estrae il foglio davanti alla marmaglia che sudando lo fissava sul limite della fibrillazione, utilizzando tutta la cura di cui disponeva, dispiegò la lettera e lesse ad alta voce.
Che tutti i presenti infilino la mano nella tasca destra del proprio gilet
“…” la folla rimase allibita, respiri spezzati si mischiavano a sussurri e insulti scanditi a bassa voce, ma per il resto tutto sembrava essersi congelato, e il fuoco stesso parve bloccarsi come in una fotografia, ma era solo un’impressione.
Bryn al contrario cominciò a provare un senso di mancanza ed un caldo soffocante, ed iniziò a formicolargli la mano. Tutti gli uomini infilarono la mano in tasca, e lui eseguì a sua volta.
Quando i presenti si trovarono immobili come statue, bloccati nella medesima posizione fissandosi a vicenda senza capire, l’avvocato concluse la lettura della lettera.
Colui che, estraendola, stringerà nel pugno il mio orologio da taschino …” - … no … - “… riceverà istantaneamente …” – Non è … – “… tutti i miei averi, e dovrà perseguire i miei obiettivi ... ” - … possibile! –
Cordiali saluti, Barone George Nabuk Byron
Dopo circa tre secondi, che parvero essere tre minuti, l’incantesimo fino a quel momento rimasto intatto si infranse, e la maggior parte dei presenti scattò in una reazione di pura follia, sfogando la frustrazione con grida di collera e di protesta che si susseguirono fino ad accavallarsi le une sulle altre, donne e uomini strillavano in preda alla rabbia e tutti andavano in cerca con lo sguardo di chi stesse stringendo l’orologio, la bava alla bocca come cani selvatici.
Fu un anziano signore, sui settant’anni circa, a notare che tra tutti i presenti uno solo non aveva ancora estratto la mano dalla propria tasca, e rimase fermo a guardarlo, fisso, con gli occhi accesi come due torce in fiamme, il peso del proprio corpo del tutto abbandonato sul suo bastone di quercia; non ci volle molto perché altri lo notassero e, seguendo la traiettorie delle sue pupille, non scoprissero che nell’angolo più oscuro della stanza, dove nessuno poneva la propria attenzione da diversi minuti, con un’espressione paonazza in volto e gli occhi spalancati bloccati a guardare il vuoto, vi era un giovane forestiero dai vestiti semplici e dal cappello inappropriato; le dita della mano ancora nascoste dal tessuto del panciotto. Dita che, chiaramente, stringevano qualcosa.
Brynmor prese un profondo respiro, buttò fuori l’aria dalla bocca, strinse la catenella d’argento che gli pendeva all’altezza dell’ombelico e tirò, facendo fuoriuscire silenziosamente l’oggetto argentato che tutti agognavano.
“Oh cielo”
Proiettata davanti a lui come un film tridimensionale, quasi rigurgitata dalla sua mente contorta in un flash di colori e stelline di carta, comparve la realistica visione di un gruppo di ricconi in frac e nobildonne vestite di nero che lo calpestavano gioiosamente, per poi contendersi a duello il diritto a possedere l’orologio che il suo cadavere ancora stringeva con la propria fredda e sanguinolenta mano destra.
Alcuni uomini si fecero avanti pronti a gettarsi su di lui, le dita tremanti fremevano e prudevano desiderose di stringergli il collo in una morsa letale, ma qualcosa si frappose tra di loro mentre lui, ancora immobilizzato nella propria posizione iniziale, si preparava ad uno scatto che gli avrebbe bruciato la suola delle scarpe; e asciugato i calzini ancora umidi al loro interno.
“Signori, devo chiedervi di calmarvi”
La voce solenne di una donna di forse ventisette anni superò di volume quella dell’orda, e spavaldamente richiamò l’attenzione generale su di sé: Irene se ne stava in piedi al suo fianco, testa alta e mani rilassate lungo i fianchi, come se sapesse che nulla di male le sarebbe potuto accadere; l’agitazione precedente era scomparsa, e al suo posto una carica quasi spaventosa teneva a distanza il resto degli invitati. Non aveva abbandonato la propria posizione, e al contrario fronteggiava la folla con decisione senza preoccuparsi dell’inferiorità numerica.
Certo va sottolineato che Corvo si era istantaneamente posizionato davanti a lei e a Bryn come lo spettro della morte stessa, e che con la sua stazza da gigante delle favole osservava dall’alto tutti i presenti con i suoi occhi vuoti e vitrei, inespressivo e terrificante proprio perché impossibile da decifrare. Ma anche la giovane ex ereditiera faceva la sua meritata figura.
“Fatti da parte!”  gridò qualcuno nelle retrovie.
“Signori, voi ora vi trovate nella casa di mio padre, la persona che per un’intera vita vi ha guidati e che si è fatta carico delle necessità della valle; tutta Neferendis in onore dei suoi sforzi dovrebbe togliersi il cappello e mostrare rispetto …” Bryn lentamente afferrò il proprio e se lo levò, in un gesto del tutto casuale e incerto; forse preparandosi a lanciarlo come diversivo in faccia al barbaro alla testa della marmaglia, un probabile milionario non troppo diverso dagli altri se non per il fatto che era quello con le mani più vicine al collo del giovane; “… dopo una vita di sacrifici è arrivata la sua ora, e il giorno della celebrazione del suo funerale insudiciate il suo nome in questa maniera? Le persone che più di chiunque avrebbero dovuto comprendere la solennità delle sue decisioni, per quanto improbabili e incomprensibili, ora ripudiano le sue scelte e al pari di un gruppo di iene si preparano a sbranare ciò che resta della sua carcassa?
Se queste sono le sue ultime volontà bisogna rispettarle in quanto tali”
“Ma quali ultime volontà! Quell’orologio potrebbe benissimo essere un falso, e se non lo fosse potrebbe essere stato rubato al Barone prima che potesse consegnarlo al suo legittimo nuovo proprietario”
A parlare era stato lo stesso anziano dal bastone di quercia che continuava senza sosta a incenerire Bryn con i propri occhi celesti e freddi come il ghiaccio, e che parevano celare nelle profondità di quel corpo fragile e rugoso un’anima nera come l’inchiostro; a differenza di tutti gli altri pomposi invitati che al momento della lettura del testamento erano scoppiati in un insieme di reazioni violente, rumorose o aggressive, il sinistro gentiluomo si era silenziosamente piazzato al centro della stanza sfuggendo al tumulto, sondando chi lo circondava con la stessa gelida concentrazione di un gufo che si prepara a spiccare il volo per catturare la propria preda.
Per quanto fosse chiaro che appartenesse alla stessa marcia razza di falsi nobili di cui facevano parti gli altri Lord, tutti pronti a macchiarsi del più atroce dei crimini per una banconota di grosso taglio, lui sembrava nascondere una certa maligna astuzia che agli altri mancava, e forse proprio per questo si faceva portavoce dei pensieri della classe dominante.
“Purtroppo, signori, il Barone non ha mai voluto specificare in che modo l’orologio dovesse pervenire al suo nuovo proprietario; motivo per cui, per quanto si tratti di una situazione a dir poco singolare, il qui presente signor …”
“Brynmor” esclamò il giovane.
“Ebbene, Mr. Brynmor ora è il proprietario di Villa Byron e di tutte le proprietà minori, comprese le terre della palude e parte della cittadina di Neferendis, e su questo non si discute”
Lo stesso anziano che tanto terrorizzava l’investigatore ora indirizzava la propria controllata collera contro l’avvocato esecutore che, una volta entrato nel raggio d’azione delle due sfere celesti che il nobile teneva al posto degli occhi, arretrò lentamente di qualche passo, venendo scosso da un brivido che gli percorse per intero la colonna vertebrale.
“Signor Korkof, che gioco sta giocando?”
“Nessun gioco, Lord Pryce, si tratta della legge”
“La legge a Neferendis è molto diversa da come l’avete studiata, credevo che una vita passata giù al villaggio glielo avesse insegnato. È eterea, vacillante. C’è chi direbbe inesistente” Pryce tornò a fissare Brynmor, stavolta con distaccato disinteresse; “Se ne renderà conto molto presto anche lei”
“Fuori da casa mia …” esclamò il detective, indossando nuovamente il cappello; “… se non vi dispiace”
   
 
Leggi le 0 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Avventura / Vai alla pagina dell'autore: Cest97