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Autore: _MyHeadIsAnAnimal_    21/07/2017    1 recensioni
Cosa succede quando una ragazza, alquanto imbranata ed impacciata, si ritrova a dover condividere con un ragazzo particolare lo stesso tavolo in biblioteca?
Di sicuro tante figure di merda ma, chi lo sa, potrebbe anche nascere una nuova amicizia!
Genere: Comico, Commedia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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«Comunque io sono Matt.» dice sorridendomi.

«Carolina!» rispondo a mia volta.

Stiamo camminando da cinque minuti, nonostante il suo passo sia lento i miei piedi si muovono più velocemente rispetto ai suoi per mantenere il suo ritmo. Qualcuno deve volermi sul serio male perché non è possibile che, in una famiglia in cui l'altezza media è di un metro e settantacinque, io sia l'unica nana alta a malapena un metro e cinquantacinque.

«Allora, prima stavi studiando per un esame?» mi chiede, dopo qualche minuto di silenzio, voltando la testa verso di me, il sole si riflette sugli occhiali scuri che si è infilato poco prima.

«Sì, ce l'ho tra dieci giorni e non riesco proprio a ricordare le cose!» sbuffo infastidita. È da quasi due settimane che sto studiando ininterrottamente la Divina Commedia e i nomi dei vari personaggi, per non parlare delle loro pene e dei lori peccati, si confondono e sfumano due secondi dopo essere registrati nella mia mente, «Sto cominciando ad odiare Dante.» affermo facendo una faccia imbronciata.

Mi spinge leggermente con la spalla mentre ridacchia sotto ai baffi, «Mannò dai, non dire così! Devi solo riuscire ad interpretare bene i suoi versi e poi vedrai che ti sarà tutto più chiaro.»

La fa facile lui! In tutti i miei anni di studi non ho mai avuto un professore che mi abbia insegnato come leggere, interpretare e studiare in modo corretto la Commedia, l'abbiamo sempre affrontata superficialmente e sbrigativamente.

«Il problema è proprio questo...» borbotto ormai scoraggiata, l'idea di dover ridare a settembre questo esame ormai si è ben radicata nella mia mente.

Dopo qualche minuto di silenzio raggiungiamo una piccola gelateria che fa angolo, è un po' nascosta dagli alti palazzi che le stanno intorno ma, dando un'occhiata al bancone, sento l'acquolina crescere a dismisura.

Mi apre la porta e aspetta che sia io ad entrare per prima per poi seguirmi, davanti a noi una coppia con un bambino viene servita da una signora di mezza età che indossa un'uniforme bianca a righe verticali verdi. Osservo golosa tutti i gusti disponibili indecisa su cosa prendere, hanno tutti un così bell'aspetto!

Quando finalmente tocca a noi il giovane fa ordinare prima me.

«Uhm...» sono ancora indecisa tra tre gusti diversi ma, alla fine, mi affido al mio sesto senso e opto per i miei gusti preferiti, «Un cono con una pallina di stracciatella e una di caffè!» dico infine alla donna che si mette subito all'opera e mi porge il mio gelato.

Inizio subito a leccare le gocce che colano lungo il cono: nonostante l'aria condizionata sia accesa, anche all'interno della gelateria fa un caldo asfissiante.

«Per me una coppetta con una pallina di pistacchio e una di cioccolato.»

Quando anche lui tiene in mano il suo gelato cerco di tirare fuori in fretta e furia il portafoglio per pagare, riuscendo stranamente a batterlo nel tempo. Dopo qualche sua protesta riesco finalmente a convincerlo e do i soldi alla donna che ci sorride divertita, probabilmente abbiamo messo su una scenetta degna delle più allegre comiche.

Ringraziamo e ci avviamo verso il parco più vicino che sta esattamente dietro i palazzoni che ci circondano in questo momento.

Inizio a mangiare con urgenza il gelato visto che quest'ultimo, non appena abbiamo rimesso piede fuori dal locale, ha iniziato a sciogliersi come neve al sole.

Appena oltrepassato il cancello del piccolo parco riesco subito ad avvistare una panchina all'ombra libera. Afferro il gomito del giovane ed inizio a trascinarlo con me.

«Sbrigati, se ce la rubano ti picchio!» scherzo aumentando il passo.

Lui mi segue senza dire niente, ridacchia cercando di infilare in bocca il cucchiaino senza sporcarsi tutta la faccia.

Lancio la borsa sulla panchina e mi lascio cadere con un tonfo su di essa, il giovane mi imita mantenendo però un comportamento più posato del mio.

Grande, sto passando per una rozza scaricatrice di porto quando lui invece è così elegante!

Possibile che io non riesca a comportarmi un minimo normalmente?

Mi sistemo maglio e, per sbaglio, urto con il ginocchio la borsa che finisce per terra facendo scivolare fuori tutti i quaderni e i libri.

«Oh andiamo!» esclamo infastidita, sono sul serio un disastro!

Mi abbasso per cercare di raccogliere il tutto quando sento un “plof”. Mi viene la pelle d'oca.

Non. Ci. Posso. Credere.

Le due palline di gelato sono cadute a terra, un po' sopra il quaderno di appunti e un po' sul terriccio, si stanno sciogliendo in fretta creando una macchia che si allarga a vista d'occhio.

«Cristo!» questa volta urlo. Non è possibile che io sia così fottutamente sfortunata! Nell'arco di un'ora ne ho combinate di tutti i colori.

Mi viene da piangere dalla rabbia e dal fastidio, sento le lacrime riempire pericolosamente i miei occhi. So benissimo di sembrare una bambina piccola che fa i capricci, ma non è giusto!

Mattia ha appoggiato la coppetta sulla panchina e si è chinato per raccogliere le mie cose, pulisce il quaderno con un fazzoletto e poi infila il tutto di nuovo dentro la borsa.

«Aspettami qui» dice alzandosi, «Vado a prendertene un altro!» mi sorride e si incammina velocemente verso l'uscita del parco.

Quando ritorna, cinque minuti dopo, ha in mano un cono che mi porge subito mentre prende posto accanto a me, lo ringrazio e non posso evitare di pensare che abbia lasciato sciogliere quasi del tutto il suo gelato per andare a prenderne un altro per me.

«Posso aiutarti io» dice dopo aver mangiato un po' del liquido dalla coppetta.

Lo guardo confusa. Aiutarmi in cosa?

«Per l'esame dico, posso aiutarti io se vuoi.» mi spiega sorridendo.

Oh.

   
 
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