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Autore: Mr Apricot    04/08/2017    1 recensioni
[TRAILER: http://youtu.be/ndfs75Lblkk]
Nome?
-Andrea
-Alberto
Età?
-18 anni
-Prossimamente 19!!
Segni particolare?
-Nessuno...
-Vediamo, occhi verde-ghiaccio, tanti e troppi tatuaggi...insomma, mi si vede lontano un miglio che sono io!
Sapresti definire il tuo carattere con una sola parola?
-Lunatico...molto!
-Solare!
Che lavoro fanno i tuoi genitori?
-Mio padre!? Psicologo...
-Ho solo una madre! Psicologa...che stress!
Che rapporto hai coi tuoi genitori?
-Mi sono dimenticato di dire che mio padre come secondo lavoro si impegna a rovinarmi la vita!
-Da piccolo mi usava come una cavia per i suoi studi...diciamo che il nostro rapporto non è certamente cominciato col piede giusto!
Come definiresti la tua vita sociale?
-Inesistente...
-Molto spesso mi sveglio con gente che non ho mai visto in vita mia! Ahah!
Etero o gay?
-Nessuna delle due...è normale?!
-Decisamente gay!!
Quante volte l'hai fatto?
-Mai!
-Troppe...
Ultima domanda: a cosa non potresti mai rinunciare nella tua vita?
-Facile: alla danza hip hop!
-E c'è da chiederlo?! Alla danza hip hop ovviamente!!
Genere: Fluff, Song-fic | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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CAPITOLO 16: TEENAGE DREAM (Katy Perry).
 
 
Andrea’s POV:
 
“Andiamo però adesso...”,
dissi dolcemente, staccandomi
da lui e avviandomi verso la porta.
 
Alberto’s POV:
 
“Andiamo...”,
risposi sospirando.
 
Seguii Andrea fuori dal
bagno della palestra, fino
a quando non notai passando davanti
ad una porta-finestra lungo il corridoio,
un gruppo di ragazzini piuttosto animati.
 
“Ehi?”, domandai
quando vidi Alberto
fermarsi improvvisamente
a guardare fuori
con una certa attenzione.
 
Saranno stati una quindicina...
ed erano a semicerchio contro
qualcosa...o qualcuno...visto
le loro facce sadiche.
 
“Vai a chiamare gli altri!”,
disse improvvisamente.
 
“Eh?”, domandai non
capendo cosa volesse dire.
 
“Vedi là fuori?!”, urlai a voce più alta. 
“Probabilmente quei ragazzini
se la stanno prendendo con qualcuno!”
 
A quelle parole rimasi
sconcertato quando riuscii
a capirne il senso.
 
“Vai a chiamare gli altri!”, gli ordinai
preso dalla collera.
 
Mi buttai poi sulla maniglia della porta-finestra
e mi precipitai fuori.
 
“Ehi!”, tuonai, camminando a grandi
falcate verso il gruppetto. “Che state facendo?!”
 
“Fatti i cazzi tuoi!”, mi sentii rispondere
da qualcuno, seguito da una risata denigratoria generale.
 
Notai con orrore che dovevano avere sì
e no quindic’anni...o sedici...fu come
vedere dei bambini urlare il motto
del ‘sesso, droga e rock’n’roll’...
pensavi automaticamente che non
potevano capire fino in fondo quello che stavano dicendo.
 
Sbuffai, guardandoli attentamente
uno per uno, mentre sentivo la tensione
salire a mille, finché non vidi una faccia
familiare.
 
Edoardo?
 
Quel ragazzino se ne stava tutto tremante
con lo sguardo liquido e le spalle al muro.
 
“Che state facendo?!”, domandai di nuovo, impassibile.
 
Erano dei bimbetti minchia dopotutto,
(non che io non lo fossi...)
però una bella sberla a tutti non
gliel’avrei risparmiata se si fossero
azzardati anche solo a provare a far qualcosa.
 
“Ehi!”,
urlai correndo fuori
dalla porta-finestra,
seguito da Dana, Erica,
Alex e François.
 
La scena che mi si presentò
davanti mi mandò il sangue alla testa.
 
Anche se erano cose che non avevo
mai fatto in vita mia,
mi ritrovai a posizionarmi istintivamente
tra i ragazzini e Alberto...
non me lo doveva toccare nessuno.
 
“È arrivato il fidanzatino
a salvarti?”, disse un ragazzino,
con gli occhiali e i capelli mezzi rasati,
con la faccia da bambino
-di quelli che avresti preso volentieri
a sberle senza un motivo preciso-
e un sorriso cattivo.
 
“Perché non te ne torni nell’utero
di tua madre, nullità?”, mi ritrovai a sibilare
prima di poter connettere il cervello.
“O è ignota anche quella?”
 
Pure se non avevo idea di dove
fosse uscita fuori quella frase...
non potei fare a meno di sentirmi potente!
 
Rimasi sconvolto da quel l'attacco di cattiveria di Andrea.
Lo guardai sgranando gli occhi...anche
perché sarebbe stato quello che gli avrei voluto rispondere io
...Se fossi mai riuscito a elaborare una frase del genere...
 
“Giusto, Marco”, si intromise Dana.
“Perché non te ne vai a casa coi tuoi stupidi
amichetti?”,
disse tirando fuori il cellulare.
“Oppure dovrò telefonate a tua madre
e raccontargli tutto!”
 
“Non provarci, brutta troia!”,
gridò il bambino...cioè il ragazzino,
preso alla sprovvista.
 
Certo che un paio di gonfiate di
botte non gli avrebbero fatto male...
 
Strinsi i pugni più forte che potei, per cercare di sedare
la voglia di picchiarlo...
 
Vidi poi Dana balzare in avanti
e afferrare quel ragazzino.
“Stammi bene a sentire, pulce...”,
cominciò a dire
con una calma inquietante,
tirandogli e contorcendogli un orecchio,
mentre con la mano libera
digitava qualcosa sul cellulare
a tutta velocità.
“Solo perché sei il fratello di una delle
mie migliori amiche, non vuol dire
che non ti posso ammazzare di botte”,
minacciò. “E tu sai quanto mi piace...vero?”
 
Il ragazzino cominciò a dimenarsi
in lacrime, sotto lo sguardo impressionato
dei suoi amichetti.
 
Sembrava dolorosissimo quello
che gli stava facendo Dana...
Peccato che non avessi la minima pietà per lui.
 
“Pronto?”, fece poi d’un tratto Dana,
portandosi il telefono all’orecchio.
“Camilla? Ciao! Senti...”,
disse nel mentre contorse ancora
di più l’orecchio del ragazzino
per farlo gemere ancora più forte.
“Sono qui con quello stupido di tuo fratello...”,
raccontò. “L’ho trovato che stava facendo il bulletto
coi suoi amici...contro un ragazzo che fa hip hop con me.”
 
Rimase qualche istante in ascolto, 
annuendo di tanto in tanto.
 
“Tua sorella ti vuole parlare”, disse poi,
posando il telefono sul l'orecchio libero del ragazzino.
 
Fu uno spettacolo abbastanza penoso,
vedere quel ragazzino tanto strafottente
tremare come una foglia sotto le urla della sorella
all’altro capo del telefono.
 
“Bene”, fece poi Dana soddisfatta,
non appena ebbe chiuso il telefono.
“Ora vedi di sloggiare.”
 
“Sei cattiva!”, urlò il ragazzino pieno di rabbia.
 
“No...sono un mostro”,
lo corresse lei.
“Se vedo ancora qui intorno te o uno dei tuoi
amici vi pesto a sangue”, minacciò spietata.
“E ora avete cinque secondi per sparire!”
 
Prima che qualcuno potesse
dire qualsiasi cosa, i teppistelli si dileguarono
in un istante.
 
Fiuuu...
 
Finalmente mi rilassai un poco.
 
“Li conoscevi?”, domandai
a Dana.
 
“Sì...”, sbuffò lei.
“Qualcuno sì, sono i fratelli 
più piccoli di alcune mie amiche”,
spiegò. “Quando li brinco ho il dovere
di informare la famiglia”,
aggiunse poi con un sorrisetto malizioso.
 
“Chissà perché mi viene da pensare
che non ti dispiaccia troppo la cosa!”,
ridacchiai prendendola in giro.
 
“Perché ho la benedizione dei loro genitori
e delle loro sorelle per prenderli a sberle!”,
disse alzando un dito.
 
“Ma che bello!”
 
“Puoi dirlo forte!”,
rise lei.
 
“Ehi, Edoardo?”, sentii improvvisamente
esclamare Erica. “Tutto bene?”, domandò,
avvicinandosi al ragazzo.
 
Solo in quel momento mi accorsi che
quel ragazzo si era lasciato andare per terra,
completamente in lacrime.
 
Mi si strinse il cuore a vedere quella scena...
 
“Non è niente...”, mormorò
nascondendosi la testa
fra le mani.
“Non è niente...”,
ripetè fra le lacrime.
 
“Andate dentro voi”,
sentii improvvisamente la voce
di Alberto vicino a me.
“Insegna agli altri la tua coreografia...
di lui mi occupo io”,
si propose.
 
“Okay”, dissi, guardandolo fiero
e in preda alla commozione.
 
Era sempre pronto ad aiutare gli altri...
 
“Ragazzi”, chiamai gli altri. “Andiamo noi intanto.”
 
Senza dire nulla,
ma capendo al volo,
Dana, Erica e François
si incamminarono verso la palestra.
 
“Che schifose femminucce del cazzo!”,
esclamò Alex, incamminandosi con me.
 
“Sempre offensivo e maschilista come tuo solito”,
commentai.
 
“Lo sono sempre infatti!”,
scherzò lui.
 
“Non ne dubitavo...”,
sospirai alzando gli occhi al cielo.
 
 
Alla fine rimanemmo solo
io ed Edoardo.
 
“Ehi”, provai a dire, sedendomi
per terra vicino a lui. “Calmati...è tutto finito”,
dissi piano, appoggiandogli delicatamente una mano
sulla schiena.
 
Lui per tutta risposta
alzò la testa, lanciandomi
prima una rapida occhiata
e poi cominciando a fare respiri
profondi per cercare di calmarsi,
tenendo fisso lo sguardo davanti a sè.
 
Rimanemmo così per non so quanto tempo,
nella calma della luce del primo pomeriggio.
 
Lo osservai tranquillo, aspettando
che fosse lui a dire qualcosa.
 
“Io...”, cominciò dopo non so quanto tempo.
“Mi dispiace...”
 
“E di cosa?”, domandai aggrottando la fronte.
 
“Di avervi messi in mezzo.”
 
Scoppiai a ridere. “Non è colpa tua quello che è successo!”,
risposi. “Chi erano quei ragazzi?”, domandai poi.
 
“I miei amici...”, rispose lui. “Più o meno...”
 
“Che amici del cazzo che hai”, mi ritrovai a dire.
“Lasciali perdere!”
 
“Sono gli unici che ho...”
 
Mi morsi l'interno della guancia a quelle parole.
“Che è successo?”, domandai poi. “Come mai ce l’avevano con te?”
 
“Non ce l’avevano con me...ce l’avevano con mio padre.”
 
“Eh?!”, esclamai non capendo cosa c’entrasse.
 
“Mio padre insegna latino in questa scuola...non è particolarmente amato.”
 
“Ahn...”, feci. “Come si chiama?”
 
“Gasparini”, pronunciò il cognome, facendo una smorfia.
 
“Non so chi sia”, ammisi.
 
“Meglio così”, rispose lui sconsolato.
 
“Insegna anche a quei ragazzi?”, domandai.
 
“Sì”, rispose.
 
“E cosa c’entra il tutto con te?”, domandai.
 
“Mio padre pare voglia farli rimandare...e loro si volevano vendicare...”
 
A quelle parole strinsi la mascella dalla rabbia. “E tu glielo lasci fare?”,
domandai cercando di calmarmi.
 
“Cosa dovrei fare?”, domandò.
 
“Qualcosa!”, esclamai. “Dirglielo a tuo padre, per esempio!”
 
“A mio padre non gliene importa nulla di me.”
 
“Io non credo.”
 
“Tu non lo conosci...”, disse malinconico, coi grandi occhi scuri persi chissà dove. Per certi versi mi ricordava Andrea...
“Comunque sia, grazie”, aggiunse poi dopo un po’. “Per tutto”,
continuò piuttosto imbarazzato.
 
“Figurati...fammi sapere però se quei 
ragazzini ti danno ancora noie, okay?”,
gli sorrisi poi.
 
 
 
*****
 
 
“Gli ho detto di dirmi se quei ragazzini
gli davano ancora problemi, gli ho dato
il mio numero per qualsiasi cosa,
dopodichè l’ho accompagnato in fermata,
visto che non se la sentiva di fare
lezione con noi oggi”, raccontai.
 
“Beh...hai fatto bene!”,
commentai.
 
“Sicuramente il tuo gesto l’ha
aiutato molto”, disse Erica.
 
Ce ne stavamo tutti lungo il corridoio
della palestra, ascoltando il resoconto
di Alberto di quanto era successo poco prima.
Io ero ancora mezzo sconvolto.
 
“Certo che...povero ragazzo”,
commentò François agitando una mano.
 
“Ma chi è Gasparini?”, domandai poi
agli altri.
 
“Oh”, fece Alex. “Gasparini è il
più grande stronzo mai vissuto sulla terra!”,
disse acido.
 
“Per una volta sono d’accordo con lui”,
disse Erica.
 
Erica e Alex che erano d’accordo su qualcosa?
La cosa era alquanto catastrofica allora...
 
“Striminzito di voti...se non
gli dici le cose esattamente
come se le vuole sentire dire lui,
giuste o sbagliate che siano,
finisci sulla sua lista nera”,
spiegai ad Alberto, tanto per dare
un’idea dell’individuo.
 
“Uao...”, lo guardai allucinato.
“Un mostro insomma!”
 
“Già”, fece François. “E quel poveretto
già se lo deve sorbire a casa
come genitore...se in più
ci si mettono pure i suoi alunni scazzati,
quello non sopravvive!”
 
“Fatto sta che pure lui s’è scelto degli amici del cazzo”,
commentai.
 
“Non credo che abbia avuto molta
scelta, Alberto”, intervenne Dana.
“Io quel ragazzino l’ho sempre visto
da solo, prima di conoscerlo qui...
E penso che il fratello di Camilla e i suoi
amichetti, stronzi come sono,
ne hanno solo approfittato...
ben sapendo che nessuno vuole
stare veramente da solo”
 
“Quindi dici che non ha avuto scelta?!”,
facevo fatica a crederle.
 
“Quando tutti ti prendono per il culo
e soltanto una persona ti si mostra amica...tu che faresti?”
 
“Non lo so, Dana...”, risposi,
sinceramente sconvolto da
quanto aveva appena detto.
 
“Ecco...”, fece lei,
limitandosi poi ad un silenzio
più frastornante di mille parole.
 
 
*****
 
 
“Pronto?”, risposi al cellulare,
nel mentre che mettevo finalmente
piede fuori dalla scuola.
 
“Chi è?”, mimai con le labbra
ad Andrea.
 
“Pronto, Andrea?”,
riconobbi subito la voce di Samantha
dall’altra parte.
 
“Samantha!”, esclamai,
per farmi sentire anche ad Alberto.
 
“Andrea!”,
fece lei con altrettanto
entusiasmo.
“Ti volevo solo dire che ti
sto aspettando davanti al cancello
della scuola...quando hai finito.”
 
“Uhm...okay”, 
mugugnai facendo saettare
lo sguardo sulla zona del cancello
d’entrata.
 
Mi domandai distrattamente
perché Samantha era qui
mentre seguivo Andrea,
che nel frattempo aveva accelerato
il passo.
 
“Non ti vedo”,
dissi.
 
“Sto subito fuori dal cancello,
sulla destra.”
 
“Okay...”
 
“Non ti sarai dimenticato vero?”,
domandò poi.
 
“Ehm...”, feci preso alla sprovvista.
 
In quell’istante notai
una figura che si sbracciava
dall’altra parte del cancello,
che riconobbi subito.
 
“Samantha!”, esclamò
Andrea non appena 
la raggiungemmo.
 
“Ciao, Andrea!”, lo salutò
lei tutta contenta, abbracciandolo
e dandogli un bacio sulla guancia.
 
“Uh, ciao Alberto!”,
fece poi dando due baci
anche a lui.
 
“Beh, ragazzi? Com’è andata?”,
domandò con un sorriso.
 
“Diciamo che più o meno...”,
risposi passandomi una mano
sul collo. “È andata!”
 
“Beh, bene dai!”,
fece lei.
 
“Tu che dici, Samantha?”,
domandai poi.
 
“Io dico...”, rispose facendo
una piccola pausa.
“Che me ne sto qui ad aspettare
da un quarto d’ora...perché
con qualcuno di mia conoscenza
avevamo deciso di farci un giro nel
pomeriggio”,
disse lanciandomi un’occhiataccia.
“Eh sì che tre ore fa ti
ho pure salutato dicendoti
‘ci vediamo dopo Andrea!’
e tu ‘sì, sì Samantha’...
Ora ho capito che manco mi stavi cagando!”,
borbottò fintamente offesa.
 
Giustooooo!!!
 
Anzi...
 
Cazzuuuuuuu!
 
Ecco perché era qui!
 
Mi spalmai mentalmente
una mano sulla faccia
per essermi dimenticato
di una cosa del genere!
 
“Samantha...mi dispiace!”,
mi scusai mortificato
e sinceramente dispiaciuto.
 
“Certo, certo...”,
fece lei agitando una mano.
“Sopravviverò lo stesso, non ti preoccupare!”
 
“Quindi andate a farvi un giro?”,
domandai.
 
“L’idea era quella”, rispose lei.
“Se ti vuoi aggiungere comunque
ci fa piacere”, aggiunse poi.
 
“No no”, risposi alzando le mani.
C’erano una montagna di compiti che mi aspettavano
a casa...anche se l’idea di rimandare era allettante...
Ma a giudicare dalla faccia di Samantha,
sicuramente Andrea non gli aveva ancora raccontato
nulla di quanto era successo...e forse quella
era l’occasione giusta per confidarsi con lei...
e io non dovevo interferire...in ogni caso...
Anche se...
 
“Peccato...”, fece Samantha dispiaciuta.
 
“Poi non credo che lui mi voglia intorno...”,
aggiunsi prendendo in giro Andrea.
 
Notai il punto interrogativo
spuntare sul viso di
Samantha...e non potei
fare a meno di sentirmi
sprofondare per l’imbarazzo...
 
“Per cui...”, continuai malizioso. 
“A domani ragazzi! Fatevi un bel giro!”
 
Lo vidi poi avvicinarsi a me.
“E tu vedi di fare il bravo, dolcezza”,
disse poi dandomi un bacio
sulla guancia...
 
Ahahah
Okay...
Andrea probabilmente mi stava odiando.
Però ci stava troppo la cosa!
 
Un bacio sulla
guancia che però non lasciava
spazio a fraintendimenti.
 
Dopodichè, se ne andò come se nulla fosse...
 
In tutto ciò, io rimasi completamente paralizzato
a boccheggiare come un pesce (rosso,
per l’imbarazzo) e Samantha
se ne stava piantata di fianco a me
a fissare ripetutamente prima me
e poi Alberto.
 
Dovevo ammettere che lo stavo odiando...
 
“Andrea...”, fece improvvisamente Samantha
dopo un tempo che mi parve interminabile.
“Dimmi una cosa...
da quando Alberto ti chiama ‘dolcezza’?!
 
 
*****
 
“QUINDI STATE INSIEME?!!!”, urlò
Samantha saltando sulla sedia
e inondandomi con la sua tazza di cioccolata calda.
 
“Sì...”, sussurrai, togliendomi col dito
una goccia di cioccolata bollente
che mi era finita sulla guancia.
 
Ci eravamo rintanati in un piccolo bar del centro,
visto che il cielo aveva anche cominciato a coprirsi.
 
“Oh...”, fece lei, mentre notai
che i suoi occhi cominciarono
a brillare di una strana e inquietante luce.
“Andrea...mio piccolo, dolce e
meraviglioso raggio di sole!”,
cominciò.
 
“Sì, Samantha...?”, chissà perché ma
cominciai ad avere paura.
 
“Voglio che mi racconti tutto!”,
esclamò. “E quando dico tutto...”,
continuò sbattendo un pugno sul
tavolo. “Intendo TUTTOOO!!!”
 
“Keep calm, Samantha!”,
esclamai a mia volta
alzando le mani in segno di resa.
 
“Keep calm?!”, sbraitò lei.
“Non puoi venirtene fuori
dal nulla con certi tiri
davanti ad una yaoista esperta
come me...e poi dirmi di stare calma!!!”
 
Mi puntò poi un dito contro.
“Ormai hai innescato il meccanismo
della ship...per cui, vuota il sacco bello!”
 
“Cosa vuoi che ti dica?”, domandai esasperato.
 
“Tutto!”, ripetè lei.
 
“Tutto cosa?!”, ripetei a mia volta.
 
“Per esempio da quanto tempo
lo sapevi, da quanto va avanti, come vi siete
messi insieme! Insomma! Racconta cazzo!”,
esclamò spazientita.
 
“Quindi non sei tipo sconvolta che sto con un ragazzo...?”,
domandai piuttosto guardingo.
 
“Ti sembro sconvolta?”,
domandò lei, 
tornando per un attimo seria
e guardandomi con sufficienza.
 
“Un pochino...”
 
“Sono solo l’ultima a sapere che
il mio migliore amico ha un ragazzo...”,
disse retorica.
“Quando pensavi di dirmelo, esattamente?!”
 
“Ehm...a dire il vero non lo so”,
ammisi.
“Cioè, te ne avrei parlato
alla prima occasione utile!”,
precisai.
 
“Okay...”, fece lei.
“Facciamo che questa è la prima
occasione utile e io non so nulla allora!”,
disse incrociando le mani
sul tavolo e guardandomi fisso,
in attesa che dicessi qualcosa.
 
Rimanemmo un po’ così a fissarmi,
fino a quando non scoppiammo tutti e due a ridere.
 
“Okay...”, dissi poi
asciugandomi una lacrima.
“Samantha...Ahahah”,
mi misi una mano davanti
alla bocca per cercare di smettere
di ridere.
“Ti devo raccontare una bella
cosa che mi è successa!”
 
“Oh, ma che bello!”, fece lei,
con entusiasmo. “Racconta!”
 
“Ho un ragazzo”,
dissi con una punta di orgoglio
e un senso di liberazione.
 
“Oh, che bella notizia!”, esclamò lei, ridacchiando.  “E chi è?”
 
“Alberto”, risposi semplicemente.
 
“Alberto?!”, fece lei fintamente
sconvolta,
con tanto di mani
spalmate sulle guance.
“Ma quello che conosco anch’io?!”
 
“Sì, lui!”
 
Poi tornò seria e mi sorrise semplicemente.
 
Io le sorrisi a mia volta
e solo con quel gesto
capii che lei
aveva capito...
ma soprattutto,
che era felice per me!
 
“Sono davvero davvero felice per te”,
disse poi sbracciandosi
sul tavolo per darmi un abbraccio.
 
“Anch’io”, risposi semplicemente,
godendomi quel momento d’affetto.
 
*****
 
 
Non ero sicuro che Andrea mi volesse tra i piedi
in una situazione come quella...in fondo
l’invito non me lo aveva fatto lui...
per cui avevo preferito lasciar stare...
Forse era meglio così...giusto?!
 
Okay...stavo andando in paranoia!
E la cosa non era affatto un bene!
 
Mi spalmai il libro di chimica
sulla faccia, spazientito ed esausto.
 
Non ce la facevo più...
 
E avevo appena cominciato a studiare...
 
Guardai con una smorfia di disgusto la montagna
di libri che avevo sulla scrivania...
Non ce l’avrei mai fatta a finire tutto per domani.
 
E con quella consapevolezza, decisi di arrendermi e buttarmi sul letto.
Anche se sapevo che avrei potuto farmeli passare da Andrea, 
non me ne volevo approfittare comunque.
 
Presi il telefono per vedere se mi erano arrivati messaggi...
in particolar modo di Andrea. Dovevo dire che mi rendeva
piuttosto ansioso la cosa.
 
Quando si illuminò lo schermo, facendo scorrere i messaggi,
notai però a malincuore che il mio ragazzo non mi aveva
ancora scritto...
 
Il mio ragazzo...facevano uno strano effetto quelle parole.
 
Probabilmente era ancora con Samantha,
eppure nonostante questa consapevolezza
avevo voglia di sentirlo...anche solo così,
tanto per...
 
Mi rotolai a pancia in giù e sbuffai sonoramente.
 
Era evidente che non potevo andare avanti di questo passo...
 
Mi stavo fissando, e non andava affatto bene la cosa!
 
Però in fondo, da quanto tempo era che non mi succedeva?
Luca a parte ovviamente, ci sono state davvero pochissime persone per cui ero andato in fissa.
 
E forse per una volta tanto stava nascendo qualcosa di buono...
 
Ero completamente immerso in questi dolci crogiolamenti mentali, quando improvvisamente prese squillarmi il cellulare.
 
“Pronto?”, domandai titubante, non riconoscendo il numero.
 
“Ti sembra questo il modo di sparire?!”, mi attaccò una strana voce familiare che non riuscii a identicare.
 
“Chi...”, cominciai a domandare confuso.
 
“Mi hai già scordato?!”
 
“Veramente...”, non sapevo sinceramente che dire, pure se ero mortificato.
 
“Sono Daniele...”, si appiattì la voce, delusa.
 
Daniele? Daniele...chi era Daniele?
 
“Il tuo Denny...”, continuò quello.
 
OOOOOOOOOOH MISERIA!
Quel DANIELE! Mi si fulminarono qualcosa come un centinaio di lampadine nel cervello quando riuscii a capire la situazione!
 
Denny era qualcosa come il mio migliore amico storico di tutta una vita! Peccato che entrambi ci eravamo trasferiti in città diverse e da un po’ di tempo avevamo smesso di scriverci.
 
“Denny!”, esclamai tutto contento. “Certo che mi ricordo!”
 
“Buon cielo! Era ora!”, trillò lui con la sua voce acuta per l’entusiasmo. “Come stai, tesoro?”
 
“Tutto bene, tutto bene!”, esclamai tutto contento
mattendomi su a sedere sul letto, 
a gambe incrociate e dondolando avanti
e indietro come un bambino disagiato.
“Tu?”, domandai poi. “Mi devi aggiornare
su tutto quello che hai fatto!”
 
“Ma è ovvio, tesoro!”, rise lui.
“Comunque ti ho chiamato...”,
cominciò alquanto eccitato.
“Perché tra qualche settimana devo venire
nella tua città, al NightLine!”, esclamò
con un gridolino.
 
“Ma è stupendo!!!”, urlai a mia volta.
“Al NightLine?”, domandai per conferma.
 
“Esatto!!!”, fece lui.
Si trattava di una delle discoteche più famose della città,
dove tra l’altro andavo spesso.
“Dimmi che ci vedremo!”, disse poi.
 
“Certo che ci vedremo!”, esclamai. “Stai scherzando?!”
 
“Sìììì!”, strillò lui. “Perfetto, tesoro! Non vedo l’ora di rivederti!”
 
“Anch’io!!!”, risposi con quasi le lacrime agli occhi per la commozione. “Non vedo l’ora di rivederti!”, aggiunsi poi.
 
* * * * *
 
“Buongiornoooo!”,
mi sentii improvvisamente
travolgere da una valanga...
In realtà mi accorsi poi che non si 
trattava che di Alberto stranamente
su di giri alle sette e mezza del mattino,
davanti all’ingresso di scuola.
 
“Ciao...”, gli sbadigliai
in risposta poco convinto.
 
“Ciao!”, risposi trotterellando
tutto felice. 
 
“Scusami se ieri non ti ho
più scritto, mi hanno rinnovato
l’offerta e stavo senza soldi!”,
mi affrettai a chiarire.
 
“Tranquillo può capitare!”,
risposi tutto contento.
 
Io avevo passato le ore coi
sensi di colpa e venivo
liquidato così?!
Sembrava che manco mi avesse
sentito.
“Okay...”,
borbottai poco convinto.
Gli avevo pure provato
a mandare una mail,
nonostante l’avessi trovata un’idea
stupida, giusto per avvisarlo
che non gli rispondevo per un motivo,
ma dal momento che non mi
aveva neppure risposto
nè si era degnato di chiamarmi
non volevo indagare oltre la cosa,
dal momento che mi sentivo già a terra...
 
“Buongiorno”, salutò Ella
non appena ci raggiunse.
 
“Ciao”, la salutai tranquillamente.
 
“Ciao!”, trillai tutto contento.
 
“Come mai così di buon umore?”,
domandò Ella con un sorriso.
 
E fu in quel momento che
esplosi perché non aspettavo
altro che qualcuno mi facesse
quella domanda!!!
 
“Due settimane fa mi ha chiamato il mio vecchio
migliore amico!”, mi ritrovai praticamente
ad urlare agitando le braccia.
“E sabato sera sarà qui in città!!!
Al NightLine!!!”, spiegai salendo
di qualche ottava.
 
“Cos’è il NightLine?”,
domandai dopo essermi
ripreso da quella mitragliata
di parole e acuti.
 
“È una discoteca”, spiegò
Ella.
 
“Ah...”, feci io.
Ecco perché non ne ero 
mai venuto  a conoscenza prima...
Semplicemente non 
rientrava proprio nel mio mondo.
 
“Si tratta di questo sabato!”,
esclamai. “Vuoi venire anche tu Ella?”
 
“Perché no...”,
fece lei retorica.
 
“Fantastico! Così conoscerai
anche tu Denny!!!”
 
In tutto ciò c’era qualcosa
che non mi tornava però...
“Con chi ci vai?”,
domandai.
 
“Andiamo io e te ovviamente!”,
dissi con fare ovvio.
 
A quelle parole mi sentii mancare.
“Veramente...”, provai a dire.
 
“Niente ‘ma’!”, dissi tutto raggiante.
“E non voglio sentire obbiezioni!”
 
Mi morsi la lingua con una smorfia,
non ero per niente entusiasta della cosa.
 
“Sei alquanto raggiante
per la giornata pesante che
ci aspetta”, constatò
Ella alzando un sopracciglio
verso Alberto.
“Hai fatto tutti i compiti vero?”
 
“No!”, dissi sfoderando il mio sorriso
da gatto furbetto.
 
“E come pensi di fare esattamente?”,
domandò Ella.
 
“Salto scuola e vado a fare un
giro da qualche parte”, dissi come
se fosse la cosa più ovvia del mondo.
 
“E hai avuto la sfacciataggine
di venire qui?!”, fece lei
fintamente indignata.
 
Devo dire che questa rivelazione
fu una pugnalata al petto...
mi abbandonava così?!
E di nuovo...visto che
non era la prima volta che
lo faceva ultimamente...
Sinceramente non sapevo
più casa pensare...
 
“Sono solo passato ad avvisarvi
per sabato”, spiegai.
“Adesso tolgo il disturbo!”
 
Okay, mi stava abbandonando.
 
“Scusami Andrea ma
proprio non ce l’ho fatta ieri
a fare tutto e ho già una
media in bilico!”, spiegai scusandomi
con lui.
 
“Tranquillo”, mentii spudoratamente.
“Ci sentiamo dopo”,
ossia che in quel momento
giurai solennemente a me stesso
che non gli avrei scritto.
 
Fu la questione di un attimo e vidi
il mio ragazzo dileguarsi nel nulla,
in mezzo alla folla che si stava ammassando
sempre più davanti a scuola.
 
“Ehi...”, fece Ella dandomi
una leggera gomitata.
“È tutto a posto o devo picchiare 
Alberto per come trascura
il suo ragazzo?”
 
A quelle parole avvampai.
“Lo sai?”, domandai,
imbarazzato.
 
“Sai com’è...”, rise lei.
“Alberto è il mio migliore amico
e Samantha è la mia migliore amica”,
spiegò.
 
“Giusto”, feci io.
 
“Dunque?”, incalzò lei.
“Ti si legge in faccia che c’è
qualcosa che ha detto che ti ha turbato,
parla con nonna Ella, su!”
 
Risi per quella visione.
La comunque e sempre bellissima
Ella, che sembrava una femme fatale
ricoprire il ruolo di dolce e affettuosa nonnina
per il sottoscritto.
 
“Che c’è?”, fece lei ridendo a sua volta.
 
“Scusami...”, provai a dire,
cercando di tornare serio.
“Ma è che proprio non ti ci vedo
in quel ruolo!”, risi.
 
“Che scemo!”, rise alzando
gli occhi al cielo fintamente
offesa.
 
“Comunque sia”, iniziai poi,
aprendomi con lei. “È che io non sono
mai andato in discoteca, nè
ci tengo ad andarci...poi penso che 
neppure avrei il consenso di mio padre...”,
confessai.
 
“Come con qualsiasi genitore!”, 
fece lei sorridendomi e prendendomi
sotto braccio. “Non credere che coi miei
non sia così!”, rise.
“Comunque sia...”, fece poi.
“Ti piacerebbe andarci? Almeno una volta?
Giusto per provare e vedere se ti può piacere”,
mi propose con uno sguardo 
dolce e furbetto dei suoi.
 
“Non saprei, sinceramente”, dissi
passandomi la mano libera sui capelli.
Mio padre non avrei saputo proprio come raggirarlo.
 
“A tuo padre ci penso io”, fece lei,
come se mi avesse letto nel pensiero.
“La domanda è: tu ci vorresti andare?”
 
“Starei con Alberto” pensai ad alta voce,
che in quel momento mi mancava terribilmente.
“Quindi...sì.”
 
“Perfetto!”, esclamò lei, nello stesso istante
in cui suonò la campanella. “Lascia fare a nonna Ella allora!”
 
 
* * * * *
 
 
Me ne stavo tranquillo al parchetto
poco distante dalla scuola a girarmi
una cartina, nel mentre in cui gironzolavo
senza una meta, quando andai 
a sbattere contro qualcosa.
“Ahia!”, o meglio qualcuno.
 
“Scusa, scusa!”, esclamai, cercando
di riprendere l’equilibrio.
 
“No no tranquillo, sono io che sono impedita!”,
si scusò una voce femminile.
 
“Non ti preoccupare...”, cominciai, bloccandomi
poi quando la misi a fuoco.
“Tu non sei...la ragazza di Luca?”, Oddio...
e riecco lo strano formicolio allo stomaco.
 
Ex ragazza”, precisò lei con un
sibilo, senza scomporsi.
“Tu sei un suo amico?!”
 
“No...”, risposi. “Lo conosco di vista...”,
rimasi vago.
È solo il ragazzo su cui mi sono fatto troppe fantasie
e tu la ragazza sulla quale non so quante
maledizioni e bestemmie ho mandato...ma dettagli.
“Mi dispiace”, aggiunsi poi. “Non lo sapevo!”
 
“Non ti preoccupare”, fece lei. “Anzi scusami tu,
sto ancora cercando di metabolizzare la cosa...”
E da lì cominciò a parlare.
Era evidente che aveva bisogno di sfogarsi e raccontare
le sue vicende ad uno sconosciuto era il
modo più facile...così finimmo
per sederci su una panchina,
il problema sorse quando cominciò
a raccontare di Luca, della sua vita
e di com’era passare il tempo con lui...
Tutte cose su cui avevo fantasticato 
da una vita e in quel momento
mi resi conto di quanto non lo conoscessi
per niente.
Il tutto accompagnato dalla
sensazione di un paletto che man mano
affondava sempre di più nel cuore...
 
*****
 
“Salve Signor Latorre!”,
esclamò una versione dolce e 
candida di Ella che non avevo mai visto.
Fu come un fulmine a ciel sereno
nel tranquillo e monotono sabato
pomeriggio che regnava in casa.
Ormai mi ero convinto di essere
stato dimenticato da tutti!
“Mi chiamo Ella, sono un’amica di Andrea!
Avrei tanto bisogno di suo figlio
per finire un progetto per la scuola! Può rimenere
a dormire da me! I miei
hanno detto che non ci sono problemi!”,
non appena mio padre aprì la
porta, Ella cominciò a sparare
a mitraglia, con una voce zuccherosa,
senza pietà per niente e per nessuno.
 
“Io...io...”, farfugliò mio
padre preso alla sprovvista.
 
“Per favore, per favore, per favore signor Latorre!”,
incalzò Ella cogliendo al balzo la sua esitazione.
“È davvero importante!”
 
Io rimasi immobile, sconvolto
come mio padre, dal momento che Ella
non mi aveva minimamente messo
a parte del suo piano.
 
“E va bene...”, sospirò mio padre.
“Non ci sono problemi.”
 
“Grazie signore!”, trillò Ella,
abbracciandolo, poi, prima che
potei realizzare cosa stava succedendo,
Ella mi prese e mi trascinò fuori di casa.
 
“Come promesso!”, esclamò poi non appena
girammo l’angolo. “Ho convinto tuo padre
a lasciarti uscire con me!”
 
“Ma!”, blaterai confuso. “Non mi hai detto nulla!”,
mi lamentai.
 
“Così hai la coscienza pulita...essendo
una mia povera vittima!”, spiegò.
 
“Um...”, mugugnai, riflettendo sulla cosa.
“E adesso?”, domandai poi. “Che si fa?”
 
“Andiamo a casa mia, come ho detto a tuo padre,
ci prepariamo per stasera e poi usciamo!”, spiegò.
 
“Ma non ho nulla con me
per cambiarmi!”, le feci notare.
 
“Non ti preoccupare, mio fratello
ha un armadio enorme con ogni
genere di vestiti”, rispose. “Poi
più o meno avrete la stessa taglia...
troveremo qualcosa!”
 
“E Alberto?”, chiesi poi.
 
“Penso che lo troveremo lì...non ne ho idea!”, fece lei.
“Non è mica il mio ragazzo!”
 
“Non si è fatto tanto sentire ultimamente”,
confessai, sorvolando su tutte le paranoie mentali
che mi stavo facendo.
 
“Um...che strano...”, fece Ella con un tono
che non mi piacque per niente. 
 
You think I'm pretty
 
Il locale era pieno di gente, esattamente come 
l’ultima volta che c’ero stato, completamente
buio, illuminato solo da qualche luce intermittente,
che si concentrava sul palco, dove un gruppo
di Drag Queen si stava esibendo nel loro show.
 
Without any make-up on
 
Entrai in quella discoteca troppo
caotica per i miei standard.
Sentivo già salirmi l’ansia...il motivo
non lo sapevo neppure io.
Ella, vicino a me, mi strinse
il braccio, rassicurandomi.
 
You think I'm funny
 
Mi guardai intorno alla ricerca
impaziente di Denny.
Era da quando l’avevo sentito che ero
partito con la testa! Ero troppo felice
di rivederlo, come parecchi mesi prima,
ma dall’altro lato, mi sentivo come se stessi
per tornare indietro nel tempo.
Avevo una sorta di agitazione, adesso,
nel veder combaciare quella che era
la mia vecchia vita, prima di trasferirmi,
fatta di troppi vizi, cavolate e colpi
di testa, con quella presente, dove
nonostante tutto era palese che mi
fossi dato una calmata...
 
When I tell the punch line wrong
 
“Tutto bene?!”, mi urlò lei
ad un orecchio per sovrastare la musica.
“Sì!”, esclamai, guardandomi
poi intorno alla ricerca di Alberto.
Cercai di farmi largo tra la
folla, sudando sotto la maglietta
nera larga che mi aveva prestato
Giulio, il fratello maggiore di Ella,
da abbinare coi jeans
chiari che già indossavo
e un paio di anfibi neri...
Sempre di Giulio!
Ella invece indossava
un semplice vestito
troppo corto, ma sobrio,
di un blu elegante,
coi suoi inseparabili
stivali bassi col tacco
e i capelli che scendevano
morbidi lungo
la spalla sinistra.
Due linee argentate,
infine, disegnavano
il contorno dei suoi occhi.
 
I know you get me
 
Improvvisamente sentii due braccia
travolgermi.
“Alberto!!!”, sentii trillare una voce
familiare.
“Denny!”, urlai, girandomi, ma ritrovandomi
di fronte una ragazza che non avevo mai visto.
 
So I'll let my walls come down, down
 
Fu Ella che ad un tratto trovò Alberto,
indicandomelo poi con un cenno della testa,
vicino ad una ragazza che non avevo mai visto
prima.
 
Before you met me
 
“Scusami”, feci poi deluso. “Pensavo fossi...”
“Sono io!”, esclamò quella. “Sono Denny!
Non mi riconosci proprio?!”, domandò
appoggiandosi una mano sui fianchi.
 
I was alright but things were kinda heavy
 
Tentammo allora di farci
strada tra la folla per raggiungere
Alberto...il problema era che fu
più facile a dirsi che a farsi.
 
You brought me to life now every February
“Immaginami senza questa folta chioma”,
fece la ragazza.
La osservai meglio...
Si trattava di una ragazza alta,
dalla pelle abbronzata e dai
tratti molto spigolosi del viso,
enfatizzato da una quantità esagerata
di trucco.
Fu osservandola a lungo che riuscii alla fine
a riconoscere  qualche
tratto del viso di Denny.
“Ma che hai fatto?”, domandai confuso.
“Sono diventato una Drag Queen!”, esclamò.
“Per questo sono qui!”, spiegò, facendo un
cenno verso il palco.
“Ahnnn”, risposi sconvolto, con una mano
davanti alla bocca. Non ero psicologicamente
pronto a vedere il mio migliore amico in abiti
femminili.
Era troppo anche per me!
 
You'll be my valentine, valentine
 
“Alberto!”, cercai di chiamarlo
quando gli fummo abbastanza vicini,
il problema fu che una coppia
di ragazzi ci trascinò qualche metro più in là.
“Levatevi dai piedi!”, ringhiò Ella improvvisamente
con una ferocia che non le avevo mai visto prima.
 
Let's go all the way tonight
 
“E le sorprese non sono finite!”,
contiuò, indicando un gruppo
di ragazzi dietro di lei.
Ci misi un po’ a mettere a fuoco
quei volti...e la cosa
mi sconvolse ancora di più.
 
No regrets, just love
 
“Alberto!”, esclamai di nuovo
non appena riuscimmo
ad avvicinarci di nuovo,
questa volta con più determinazione.
 
We can dance until we die
 
Mi voltai, sentendo chiamare il mio nome,
e ritrovandomi di fronte ad una versione
discotecara di Andrea che non avevo mai
visto, accompagnato da Ella.
“Andrea!”, risposi, contento di vederlo.
“Ella!”, salutai poi anche lei.
Mi sentii alquanto confuso in quel momento,
nel vedere un Andrea che, per quanto fosse
provocante, non era il mio Andrea...
in mezzo a tutti quei vecchi volti
che mi facevano sentire come trascinato
indietro nel tempo...come se tutto
ciò che fosse successo da quando mi
ero trasferito, non fosse mai avvenuto...
ritrovandomi a vivere proprio quella
situazione di cui avevo avuto una paura folle.
“Non indovinerete mai chi sono
questi ragazzi!”, provai
a dire al mio ragazzo e alla
mia migliore amica per
distrarmi da quello strano
conflitto interiore.
 
You and I
 
Notai solo un secondo momento
il gruppo numeroso di ragazzi
che si trovavano vicino
ad Alberto e a quella ragazza...
Guardai Alberto con aria interrogativa.
 
We'll be young forever
 
“Loro sono...”, cominciai a spiegare,
per rispondere alla domanda negli occhi di Andrea.
“I suoi cari vecchi amici di una volta!”, mi interruppe
un’altra voce familiare, quella di Elia, il quale
mi si avvinghiò addosso.
 
You make me
 
Rimasi shockato dal gesto
di ragazzo dai capelli scuri
e la pelle di porcellana
che si gettò
tra le braccia di Alberto.
 
Feel like I'm living a, teenage dream
 
“Non è vero Alberto?!”, domandò
poi Elia strizzandomi le guance con una
mano e avvicinando il mio viso al suo.
Rimasi come pietrificato in quell’attimo,
per quanto non avessi voluto,
dal momento che al di là di tutto
era come se fossero dei gesti familiari...
“Ve lo ricordate ragazzi?”, esclamò
qualcuno. “Tutte le tresche e scaramucce
tra Alberto ed Elia?”
In quel momento cercai blandamente di divincolarmi
ma fu tutto inutile, per il semplice fatto
che io non ero convinto di quello che stavo facendo,
mentre Elia sì...Eccome se lo era...
 
The way you turn me on
 
Sentii improvvisamente una forte fitta
di gelosia...il problema era che non sapevo
come comportarmi, dal momento
che Alberto lo stava lasciando fare...
 
I, can't, sleep
 
“Che poi stavate sempre a trombare come ricci!”,
esclamò qualcun altro.
“Già...”, fece Elia con strafottenza. “Ve lo ricordate?
Alberto non riusciva a stare distante dal mio fondoschiena!”
In quel momento mi sentii avvampare
per la vergogna...
 
Let's runaway And don't ever look back
 
E dopo quella frase mi sentii
definitivamente sprofondare.
 
Don't ever look back
 
Vidi con la coda dell’occhio
Andrea che stava implodendo,
nel mentre in cui cercavo di liberarmi
la faccia dalla stretta di Elia senza
dovergli per forza tirare un pugno in
faccia.
Quanto cavolo era forte però...
 
My, heart, stops when you look at me
 
“Senti bello...”, intervenne improvvisamente
Ella. “Punto primo, leva le tue manacce
da Alberto...Punto secondo, 
porta rispetto, dal momento che lui”,
disse indicandomi. “È il suo ragazzo!”
 
Just, one, touch
Now baby I believe this, is, real
 
“E tu che cazzo c’entri allora?”, sibilò
Elia guardandola dall’alto in basso.
Elia era sempre stato così, freddo e acido...
C’era un periodo in cui mi aveva ammaliato
proprio per questo suo carattere chiuso e misterioso,
fino a quando non avevo capito che di misterioso
non aveva nulla...gli piaceva essere stronzo e basta.
 
So take a chance and don't ever look back
 
“E poi se gli dà tutto questo fastidio,
può parlare anche da solo, la donnetta in difficoltà!”,
aggiunse poi il ragazzo lanciandomi
una fulminata.
Rimasi lì lì a boccheggiare, completamente
preso alla sprovvista, incapace di fare qualsiasi cosa.
 
Don't ever look back
 
Vidi Elia rimanere lì lì a osservare Andrea
con aria di sfida...sfida che Andrea non colse.
Persino in quel momento mi faceva tenerezza...
era di indole talmente buona che non riusciva
a capire la cattiveria gratuita di Elia...
Era ancora il mio Andrea...fu come
trovare un punto di riferimento
in un mare in tempesta,
quel mare che ora si agitava
dentro di me.
 
We drove to Cali
 
“Vedi?”, fece poi il ragazzo rivolgendosi ad Ella
e strusciandosi contro Alberto in un modo
che non mi piacque per niente.
“Evidentemente non gli dà fastidio se mi faccio
un po’ il suo fidanzatino...”
 
And got drunk on the beach
 
Sentii dietro di noi i mormorii e le risatine
del mio vecchio gruppo di amici.
Tutti a sostenere Elia ovviamente...
“Per cui, stronzetta, vai a fare la donna mestruata
da un’altra parte!”
 
Got a motel and
 
Vidi Ella contrarre la mascella
a quelle parole.
Poi espirò, lentamente, cercando di calmarsi
e senza dire nulla,
andò a piazzarsi davanti ad Alberto
e a quel ragazzo strafottente.
 
Un attimo dopo, senza
nessun preavviso,
la vidi sferrargli un pugno
in piena faccia.
 
Built a fort out of sheets
 
“TE LA FACCIO VEDERE IO LA 
DONNA MESTRUATA, BRUTTO CRETINO!!!!”,
ringhiò Ella sferrando un sinistro micidiale
e fiondandosi sopra Elia con uno
sguardo omicida.
 
I finally found you
 
Fu in quel momento che mi rianimai
e corsi a staccare Ella da quel ragazzo
per paura che le cose potessero peggiorare.
 
My missing puzzle piece
 
Prendete una ragazza carina, fatela
crescere nella periferia coatta e boara
di una grande città, dove le ragazze
si menano peggio dei ragazzi, aggiungeteci
un pizzico di inguaribile romantica...
E otterrete Ella!
 
Cercai di farmi forza e uscire
da quella mia bolla di rincoglionitaggine,
per precipitarmi a staccarla da Elia
prima che gli facesse male sul serio.
 
I'm complete
 
Ci un attimo in cui mi ritrovai
ad andare addosso ad
Alberto, e in quel
momento...
 
...Sentii una scarica
lungo la spina d’orsale.
 
Mi maledissi mentalmente,
dal momento che dovevo
sentirmi offeso e ferito!
 
Let's go all the way tonight
 
Mentre Andrea cercava di trattenere Ella,
tentai di mettermi tra lei ed Elia
e fu in quel momento che
mi resi conto dello sguardo ferito
di Andrea...cosa che non avevo ancora davvero realizzato.
 
No regrets, just love
 
“Non credere che abbia
finito con te!”, ruggì Ella nel mentre
che l’allontanavo tenendola
per le spalle.
 
“Ella, per favore”, la supplicai.
“Andiamocene...”
Ormai non riuscivo più
a reggere quella situazione.
 
We can dance until we die
 
“Alberto!”, sentii poi urlare Ella.
“Sei un cazzo di idiota celebroleso!!!”,
mi girai verso di lei vedendo che però
si stava allontanando con Andrea.
Cercai di raggiungerli ma non ci riuscii,
e in un attimo li persi tra la folla.
 
You and I
 
Vidi Alberto provare a venire verso di noi,
ma con Ella presi deciso la strada
per uscire da quel dannato locale,
senza guardarmi indietro.
 
*****
 
We'll be young forever
 
Fuori dal locale
io ed Ella continuammo
a marciare a tutta birra
senza sapere neppure
dove stavamo andando.
Fu in quel momento
lontano da tutto,
che scoppiai in lacrime.
 
“Ehi...”, fece Ella
fermandosi di colpo
non appena si accorse
che stavo piangendo.
 
You make me
 
“Bene...”, fece Elia, prendendo un bel
respiro per ricomporsi. “E ora...”
 
“E ora levi il disturbo!”, lo zittì Denny. “Come tutti voi,
razza di cretini!”
 
“Ma Denny”, disse uno del gruppo. “Era solo per ridere
un po’...non credo che ad Alberto abbia dato fastidio no?!”
 
Feel like I'm living a, teenage dream
 
“Shh...”, sussurrò piano Ella,
prendendomi dolcemente per mano.
“Andrà tutto bene, vedrai...”
 
“Dove stiamo andando?”,
chiesi per distrarmi, sentendo
uscire la mia voce con un tono
assolutamente patetico.
Avrei voluto fuggire e sotterrarmi.
 
The way you turn me on
 
“Se mi ha dato fastidio?!”, ripetei,
riuscendo finalmente a prendere possesso
del mio corpo e delle mie facoltà mentali.
“Ma cosa cazzo siete venuti a fare qui!?”, 
mi ritrovai ad urlare, esplodendo di tutto
quello che avevo accumulato passivamente
fino a qualche istante prima.
“Suvvia...”, fece Elia per sdrammatizzare.
“Ti perdiamo di vista qualche mese e ti
ritroviamo col fidanzatino-scolaretto-perfetto...
Poi manco è chissà cosa...non ci verrai a dire
che è roba seria!”
 
I, can't, sleep
 
“A casa mia”, spiegò Ella.
“Lì almeno potremmo stare
un po’ tranquilli!”
 
Let's runaway And don't ever look back
 
“Ma a te che cazzo te ne frega, scusa!?”, 
sbraitai con rabbia in faccia ad Elia,
che colto alla sprovvista, indietreggiò
spaventato.
“Andatevene tutti a fanculo!”, urlai. “Begli
amici del cazzo che siete!”, e detto questo
girai i tacchi e mi feci largo tra la folla
per andarmene il più lontano possibile da lì.
 
 
Don't ever look back
 
Aspettai di sentire il rumore
della serratura che scattava,
nel mentre in cui osservavo
Ella girare frettolosamente le chiavi
di casa sua.
“Ma non darò fastidio?”, domandai.
“No!”, fece lei. “Tranquillo,
dormono tutti a quest’ora!”
 
My, heart, stops when you look at me
 
Mi precipitai fuori dal NightLine
per vedere se riuscivo a raggiungere
Andrea ed Ella...ma era inutile
dire che con la mia solita sfiga
non li trovai.
“Ehi!”, una voce alle mie
spalle mi fece girare.
 
Just, one, touch
 
Una volta entrati, salimmo
piano le scale che appena
due ore prima avevo
percorso, guidato da Ella
che nel buio della casa
si muoveva tranquilla
e sicura di sè.
 
Now baby I believe this, is, real
 
“Denny”, risposi seccato. “Che c’è?!”
“Mi dispiace per quanto è successo!”,
disse. “Volevo che fosse una rimpatriata...
anche se non avevo invitato Elia, lui lo è venuto
a sapere dagli altri e si è presentato lo stesso...”, spiegò.
“Quindi ha fatto lo stronzo perché aveva
già le palle girate di suo!?”, domandai.
“Suppongo di sì...”, fece lui.
Denny non aveva mai sopportato Elia
ed era nello stile di Elia andare in
giro a mettere confusione...
 
So take a chance and don't ever look back
 
Quando arrivammo alla sua camera
in fondo al corridoio, accese la luce
e mi indicò il letto.
“Mettiti pure comodo, 
io torno subito”,
disse a bassa voce,
per poi sparire dietro la porta. 
 
Don't ever look back
 
“Come stai?”, domandò Denny dopo
un lungo silenzio, nel quale non lo
cagai minimamente.
“Come vuoi che stia!?”, esclamai,
voltandomi per fulminarlo.
 
I'm a get your heart racing
 
Mi accomodai sul letto
e la prima cosa che feci,
senza sapere bene il perché,
fu togliermi quella maglietta
e quelle scarpe che non
erano miei...
Avevo bisogno solo di
ritornare me stesso.
 
“Perchè avete acceso la
luce?”, mugugnò d’un
tratto una voce da sotto
le coperte.
 
In my skin-tight jeans
 
“Sì”, fece lui tranquillo, almeno
la sua voce era quella di sempre.
“Come stai?”
 
“Una merda!”, risposi esasperato.
 
Lo vidi trafficare nella piccola borsetta
che si portava dietro, dal quale tirò
fuori un pacchetto di sigarette
con un accendino.
“Ti va di parlarne?”, propose, nel
momento in cui mi porse una sigaretta.
 
Davanti a quel gesto, mi rilassai
un poco...era sempre stato
il nostro modo per affrontare
le sfighe del mondo:
due sigarette e una lunga
chiacchierata.
 
Be a teenage dream tonight
 
“Giulio?”, domandò Ella
facendo capolino dalla porta,
tenendo in mano
due tazze fumanti e
un pacchetto di biscotti.
“Che ci fai nel mio letto?”
 
Vidi emergere dalle profondità
del letto il fratello maggiore
di Ella, che avevo
conosciuto appena di sfuggita 
qualche ora prima.
 
Aveva gli stessi caratteri scuri
della sorella, coi tratti
più mascolini e un corpo grande
robusto...non sapevo proprio dove Ella
avesse visto la somiglianza con me
dal momento che non ero nulla
a confronto...soprattutto
ora che se ne stava
con a malapena degli
slip bianchi addosso.
 
Mi maledissi mentalmente
per essermi tolto la maglietta
e vagai nella stanza
alla disperata ricerca
della mia roba! 
 
Let you put your hands on me
 
“Grazie”, dissi, mentre ne presi una.
 
“Allora...”, fece poi lui, accendo prima la mia
e poi la sua con l’accendino. “Che è successo
in questi mesi?”
 
In my skin-tight jeans
 
“Kevin ha fatto di nuovo
la pipì a letto”, spiegò
Giulio con uno sbadiglio.
“E anche per stanotte
lui dormirà con mamma
e papà e io con te.”
 
“Ma che bello!”, esclamò Ella
alzando gli occhi
al cielo.
“Giulio e Kevin, mio fratello più piccolo,
dormono insieme in un letto
matrimoniale nell’altra stanza”,
mi spiegò poi Ella, nel mentre in cui
mi porse una delle due tazze.
“Ho pensato di preparare un po’ di the”, aggiunse,
accomodandosi anche lei sul bordo del letto accanto a me.
 
“Un letto a castello no?”,
provai a proporre,
corrugando la fronte.
 
“Il soffitto è troppo basso”, rispose
lei scuotendo la testa.
 
Per tutta risposta,
mi limitai a sospirare,
perdendomi a guardare
il liquido scuro nella mia tazza.
 
“Ma che è successo?”, domandò
d’un tratto Giulio, guardando prima
me e poi la sorella.
 
Be a teenage dream tonight
 
“Mia madre ha scoperto che sono
gay, ho conosciuto mio padre, che
però tutt’ora non è particolarmente
presente...ho rivisto Luca...
E ho conosciuto Andrea”, dissi,
facendo una somma sintesi.
 
“Non sembra male”, commentò Denny. 
“Il tuo ragazzo intendo.”
 
“Non lo è infatti”, risposi.
Ci allontanammo pian piano, 
passeggiando in una piccola
piazzola vicino al locale,
completamente tranquilla
e deserta, ma ben illuminata
e vicina alla strada.
 
“Credo sia il primo ragazzo
con cui stai che approverei”,
aggiunse.
 
(Tonight, tonight, tonight)
 
“Non è stata una grande serata”,
rispose Ella per me.
 
“Capisco...”, fece Giulio,
quando era palese che non
era così.
“Volete che vi lascio da soli?”
 
“No, tranquillo”, risposi io.
 
“Oh, meno male!”, fece lui.
“Anche perché mi sarebbe dispiaciuto
abbandonare il letto!”
 
“Sei sempre il solito...”,
lo fulminò Ella.
 
You make me
 
“Non ti sono mai piaciuti
i ragazzi con cui stavo”,
osservai.
 
“Certo...era palese che era
per scopare e basta!”, spiegò.
“Lui invece l’ho visto
diverso...e anche tu hai
una strana luce negli occhi che
non ho mai visto prima.”
 
Feel like I'm living a, teenage dream
 
“Comunque sia”,
disse poi Ella.
“Andrea, se hai bisogno
di parlare...”
 
“Siamo qui per te”,
finì Giulio.
“Anche se non ho ancora capito
capito che è successo...
ma tu non farci caso!”
 
“Giulio!”, lo ammonì
di nuovo Ella.
 
The way you turn me on
 
“Evidentemente sono cresciuto”,
dissi con un sorriso forzato.
 
“Quindi?”, fece lui notando la mia
totale mancanza di entusiasmo.
“Cosa c’è che non va?”
 
I, can't, sleep
 
“Che ho fatto?!”,
esclamò lui con aria
fintamente innocente,
per prenderla in giro.
“Piuttosto”, aggiunse poi.
“Passami i biscotti
che mi sta venendo fame!”
 
“Tieni!”, glieli buttò addosso Ella.
“Soffocatici!”
 
“Anch’io ti voglio bene, sorella!”,
disse lui con un sorriso a trentadue
denti, prima di infilare la testa
dentro la scatola di biscotti.
“Af...lora”, farfugliò poi,
riemergendo con la bocca
piena di biscotti al cacao.
“Raf...conta tfutto!”
 
“Che schifo...”, borbottò Ella sconsolata,
spalmandosi una mano sulla faccia. 
 
Let's runaway And don't ever look back
 
“Quest’ultimo periodo è stato piuttosto
strano”, raccontai. “Da quando mi
hai chiamato, mi è salita tipo
una specie di ansia, perché qui è
come se stessi vivendo un’altra vita,
rispetto a quella che vivevo mesi fa,
prima di trasferirmi...”
 
“Addirittura?”, fece lui
alzando le sopracciglia sorpreso.
 
Don't ever look back
 
“Il problema è che...”,
cominciai, sapendo bene
che avevo bisogno
di parlare e tirare
fuori quello che avevo dentro
più di ogni altra cosa al mondo.
“Non so come comportarmi,
con Alberto intendo, non ne ho idea.”
 
My, heart, stops when you look at me
 
“Sì”, risposi. “Rivederti mi ha davvero fatto felice,
ma ritornare a com’ero qualche mese fa,
mi terrorizza sinceramente!”
 
“Poi”, continuai. “Si è aggiunto il fatto
che qualche giorno fa è spuntata
dal nulla la ragazza di Luca, a
raccontarmi tutti i cavoli loro
e a farmi venire le paranoie...
E in più stasera mi si presenta
tutta la vecchia combriccola
che una volta consideravo 
una famiglia, a rifare le cose che facevamo...
È come se tutti questi
eventi mi avessero voluto
trascinare di nuovo indietro,
cancellando tutto”,
guardai Denny, pensando
che mi stesse prendendo
per pazzo, ma alla fine
dei conti, poco mi importava,
dal momento che sapevo essere
la verità.
 
Just, one, touch
 
Ripensai ad Alberto, ai suoi modi
gentili, il suo sorriso, i suoi occhi luminosi,
al suo corpo perfetto, ricoperto
di tatuaggi che ne esaltavano
le forme...
Mi mancava,
mi mancava dannatamente tutto
di lui e mi sentivo mancare
l’aria al solo pensarci...
mentre per lui la vita sembrava
scorrere tranquillamente
avanti anche senza di me...
 
Ripensai a tutto ciò che avevamo passato,
ben sapendo che adesso che lo avevo
incontrato, anche il solo immaginare di stare
senza di lui era qualcosa di inconcepibile...
Volevo lui, volevo cazzo solo
stare con lui...
 
Ma quanto mi aveva davvero distrutto vederlo
con quell’altro ragazzo?
 
Era stato con molti altri ragazzi
prima di me, quindi era evidente che
tutto quello che stavo vivendo
io per la prima volta, e che per me era
tanto importante, per lui era qualcosa
a cui era abituato, forse scontato,
e che aveva già vissuto con altri...
 
E realizzare tutto questo, vedendo
il modo in cui mi aveva trattato,
mi faceva stare dannatamente male...
Mi sentivo annientare
e straziare il cuore
sempre di più, come se un peso
doloroso me lo stesse trascinando
giù, verso un abisso di cui
non sapevo se c’era una fine. 
 
Now baby I believe this is real
 
“E il tuo ragazzo in tutto ciò?”,
si limitò a chiedere Denny.
“Che cavolo ci sta a fare se non ti dà
una mano e ti sostiene?”
 
“L’ho tenuto lontano”, risposi semplicemente.
“Non volevo metterlo in mezzo ai miei
casini esistenziali...”
 
So take a chance and don't ever look back
 
“Non c’è un modo giusto o sbagliato
di comportarsi”, disse d’un tratto Ella,
distraendomi per un attimo
dai miei pensieri.
 
Don't ever look back
 
“Mentre tenerlo lontano è una strategia
di gran lunga migliore...”, mi canzonò lui.
 
I'm a get your heart racing
 
“Devi semplicemente aprire il cuore...
comportarti come ti senti...
Ma soprattutto fare tutto quello che fai
prima di tutto per te stesso!”
 
In my skin-tight jeans
 
“Ti conosco Alberto...dimmi che come tuo
solito, per tutto questi giorni, 
non ti sei chiuso a riccio nei confronti del mondo,
ma soprattutto, di quel povero ragazzo!”,
continuò Denny.
 
Be a teenage dream tonight
 
“Se stare con qualcuno ti rende felice,
lo devi fare per te”
 
Let you put your hands on me
 
“Fai sempre tanto per essere empatico
con gli altri, ma quando hai davvero
bisogno tu, non chiedi mai aiuto!”
 
“Non è sempre così!”, obiettai, anche se
sul fatto che avevo volontariamente tenuto
lontano Andrea, aveva ragione...
E mi sentivo dannatamente una merda
e un coglione per averlo fatto.
 
In my skin-tight jeans
 
“Levati dalla testa tutte le paranoie
e i paletti mentali che ti fai”,
continuò Ella.
“So che non è facile, ma
devi capire che i limiti che vedi
sono quelli che ti metti tu
nella tua testa! Sii te stesso e basta!”
 
Be a teenage dream tonight
 
“Se è vero che siete una coppia, 
allora parlagliene...”, mi rispose Denny.
“Le vere coppie fanno questo,
affrontano ciò che capita all’uno
o all’altro...ma insieme!”
 
(Tonight, tonight, tonight, tonight, tonight)
 
“Sii libero.”
 
 
 
SPAZIO AUTORE:
 
E dopo una vita, eccomi di nuovo qui, come promesso!!!
So che probabilmente non vi aspettavate un capitolo del genere, o che ve lo aspettavate meglio XD però boh, pure se non sono soddisfatto, è voluto uscire così XD
Ci tenevo questa volta a ringraziare di cuore Alessandra, senza il quale questo capitolo sarebbe rimasto a metà, dal momento che lo avevo abbandonato in un cassetto a causa delle troppe cose da fare, quindi, per quanto magari gliene dedicherò un altro fatto un po’ meglio (e con più fluff, soprattutto), lo dedico a lei :)
Per il resto che ne pensate? Io direi che è giunto il momento che Alberto superi i suoi drammi esistenziali e metta la testa a posto e Andrea si faccia venire un po’ più di autostima XD
Fatemi sapere i vostri commenti e per qualsiasi cosa, sapete che mi potete trovare sempre qui ;)
Un abbraccio pargolotti miei <3
mr Apricot
  
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