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Autore: franci893    08/08/2017    4 recensioni
Battaglia di Hastings, 1066: Guglielmo il Conquistatore sconfigge il re dei Sassoni e viene incoronato re d'Inghilterra. Una volta confiscate le terre ai nobili sassoni, le concede ai suoi cavalieri come ricompensa. Tristyn Le Guen, secondogenito di un conte bretone, riceve in cambio dei servigi offerti un piccolo feudo in Northumbria, regione fredda e montuosa al confine con il regno di Scozia.
Tristyn pensa che ora la strada sia tutta in discesa, ma governare un castello sarà veramente così semplice come pensa?
Genere: Drammatico, Sentimentale, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Medioevo
Capitoli:
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19.
 

Northumbria, marzo 1068
 
Un sinistro contrasto animava il cielo notturno sopra Alnwick: la luna piena, pallida e immobile, emanava i suoi raggi a cascata sui tetti silenti delle case, mentre nuvole sottili avviluppavano la sua figura nelle loro spire oscure, incalzanti, pronte a offuscare quella luce spettrale.
Dall’alto della sua residenza, il conte Gospatric osserva assorto e compiaciuto quello spettacolo naturale, così in linea con i pensieri che da giorni, ormai, agitavano la sua mente; aveva lavorato duramente in quei mesi per approntare il piano che avrebbe ribaltato le sorti dell’Inghilterra e finalmente il momento era giunto. La brama di potere, fedele compagna di una vita, gli faceva ribollire il sangue nelle vene come fuoco, una sensazione galvanizzante e dolce al tempo stesso, che presto avrebbe trovato sfogo nel migliore dei modi.
Sotto di sé, vide un drappello di soldati normanni impegnati nella consueta ronda notturna lungo le vie della città e un ghigno si dipinse su quelle labbra sottili e screpolate: com’era facile conquistare la fiducia degli esseri umani, pensò, pregustando il momento in cui finalmente l’equilibrio sarebbe stato spezzato e l’ordine sarebbe stato ristabilito, com’era giusto che fosse.
I Normanni presto sarebbero stati scacciati dalle loro sacre terre e sarebbe stato lui, Gospatric, figlio di Maldred mac Crínán, a essere ricordato come colui che aveva liberato i Sassoni dalla schiavitù e dal giogo del nemico invasore.
Uno scalpiccio alle sue spalle lo fece voltare e un uomo uscì dalle tenebre, il volto coperto da un cappuccio scuro. Il conte portò d’istinto la mano sull’elsa della spada, ma emise un sospiro di sollievo quando lo riconobbe.
- Siete in ritardo – osservò – iniziavo a credere che vi foste perso da qualche parte.  
L’uomo non rispose. Loquace come lo ricordava.
- Molto bene. Vogliamo andare nel mio studio e…-
- Non ho molto tempo. Ditemi quello che dovete comunicarmi e poi ripartirò. Ho altre faccende di cui mi devo occupare – rispose, lapidario.
Gospatric si sentì assalire da una vampata di rabbia.
Quali altre faccende potevano essere più importanti del piano che a breve avrebbero messo in atto?
- Non ho alcuna intenzione di perdere questa occasione perché voi dovete occuparvi delle vostre faccende, signore – disse, con tono di scherno.
- Avete più bisogno di me di quanto io ne abbia di voi, conte. Siate cauto nelle vostre affermazioni.
Giovane insolente!
Eppure aveva ragione, dannazione a lui! Il suo aiuto era fondamentale per la riuscita del progetto, e gli altri non sarebbero stati felici di sapere di non poter contare su di lui.
- Ho bisogno di ancora un po’ di tempo. Pochi giorni al massimo – aggiunse l’uomo.
- E chi dice che possiamo aspettare voi e i vostri comodi? Ogni secondo che passa può essere prezioso per la nostra causa, la stessa per la quale voi lottate e che dovrebbe essere la vostra priorità!
- Lo è.
- Non lo state dimostrando abbastanza – Gospatric lo guardò con sospetto – chi mi assicura che possa fidarmi di voi? Conosco uomini leali che hanno voltato le spalle alla nostra causa perché sedotti dall’oro e dalle promesse di Guglielmo il Bastardo.
L’uomo si avvicinò e con uno strattone si levò il cappuccio che gli copriva il volto, sogghignando sprezzante: - Con chi pensate di avere a che fare, signore?
Il conte volse lo sguardo, impressionato più di quanto avrebbe voluto dare a vedere.
Gli porse un rotolo di pergamena.
- Queste sono le ultime istruzioni. Proteggetele a costo della vita. Vi concedo cinque giorni, non uno di più. Siamo intesi?
Il cavaliere annuì, coprendosi nuovamente il volto; afferrò la pergamena, la nascose nella cinta e si avvolse la cappa scura attorno al corpo. Quell’uomo aveva un’energia repressa e violenta che lo affascinava e inquietava al tempo stesso.
- Potete andare. Attendete l’ordine e niente mosse azzardate prima di allora, intesi? – lo ammonì.
L’uomo annuì, abbozzò un inchino irriverente e così come era arrivato sparì nell’oscurità.
Le nuvole avevano ormai conquistato il cielo notturno, e la luna si stagliava, imprigionata, dietro la loro coltre. Gospatric tornò ad osservare la città addormentata distesa ai suoi piedi; per quanto non gli piacesse particolarmente, quell’uomo era la pedina necessaria per la riuscita del loro piano, ed era talmente convinto del successo della loro impresa che già lo assaporava sulla punta della lingua. Una volta preso il potere, si sarebbe liberato di lui: non sapeva ancora come, ma avrebbe trovato un modo. Come sempre.
 
 
*
 
 
Delle grida infantili risuonarono eccitate nel cortile del castello, quella mattina.
Seduto in cima ad una botte di legno, Briain osservava affascinato i soldati impegnati nelle loro esercitazioni quotidiane: lotte corpo a corpo, tiro con l’arco ma, soprattutto, duelli di spada.
Il bambino adorava osservare i movimenti forti e bilanciati, il clangore delle lame, gli scatti improvvisi dei due contendenti, e fremeva per poter partecipare in prima persona.
All’inizio Tristyn aveva apprezzato l’idea di portarlo con sé alle esercitazioni: aveva provato quel brivido di soddisfazione maschile nell’accompagnare le nuove generazioni verso attività forti e virili. Tuttavia, il fatto di avere due occhi puntati fissi su di lui lo avevano distratto non poco, a vantaggio del suo avversario.
- Fagliela vedere, Stefan! Colpiscilo più forte!
Piccolo ingrato.
Tristyn parò il colpo, e fece segno all’amico di fermarsi.
- Non aveva promesso di stare zitto e buono?
Stefan alzò gli occhi al cielo.
- E’ solo un bambino, per l’amor di Dio, non fa nulla di male!
- Mi sta dando sui nervi.
- A me no.
- Tifa per te, ti galvanizza. A me, invece, fa perdere la concentrazione.
Un ghigno soddisfatto si disegnò sulle labbra dell’amico.
- Secondo me non è il bambino che distrae, ma qualcos’altro. Qualcun altro.
Tristyn iniziò a vedere rosso.
- Stai insinuando qualcosa?
- Certo che no.
- Meglio per te.
Senza preavviso, impugnò di nuovo la spada e si lanciò all’attacco, con molta più convinzione.
Stefan riuscì a parare il colpo, sogghignando.
- Se non ti togli quel sorrisetto dalla faccia, giuro che ti sbudello.
- Tu devi imparare a calmarti.
Continuarono a duellare con accanimento, ognuno concentrato sulle mosse dell’altro, al punto che non si accorsero neppure che attorno a loro si era formato un campanello di soldati ammirati.
- Avanti Stefan, non arrenderti! Sei il più forte!
Quel bambino sarebbe stato bandito a vita, questo era poco ma sicuro.
Alla fine, il duello si concluse in parità, come spesso succedeva, e senza spargimenti di sangue, con grande disappunto di Briain.
Mentre si rinfrescavano, il bambino trotterellò accanto a Stefan.
La devozione nei suoi confronti era così evidente da essere quasi commovente. Quasi.
- Oggi posso provare la tua spada? – chiese speranzoso.
Stefan gli arruffò i capelli giocosamente.
- Quando avrai imparato a maneggiare la tua, allora potrai.
Il bambino lanciò un’occhiata alla spada di legno che portava sempre con sé.
- Sono già capace.
- Ci vuole del tempo per imparare, amico mio. Magari potremmo esercitarci ancora un po’, che ne dici?
Il viso di Briain si illuminò.
- Briain, sei qui?
L’espressione di pura gioia fu sostituita da una di terrore.
- Oh, no. E’ Lynn. Devo nascondermi.
Rapido come una donnola, si nascose dietro alla botte, facendosi piccolo piccolo contro il muro.
Lynn apparve subito dopo, affannata e arruffata come di consueto.
- Buongiorno milady – la salutò Stefan, accennando un inchino scherzoso.
- Dov’è Briain? E non mentite, so benissimo che era qui, si sentivano le sue urla fino nelle cucine.
Stefan alzò le mani al cielo, e si allontanò con un sorrisetto.
 - Cos’ha combinato? – le chiese Tristyn, scostandole un ricciolo ribelle dalla fronte.
Come ogni donna sposata, ora Lynn portava il velo ma qualche ciocca riusciva sempre a sfuggire dalla crocchia rigida in cui li raccoglieva.
Sbuffando, Lynn gli scostò la mano e si rimise a posto i capelli. Sembrava nervosa.
- Che succede? – le chiese, abbassando la voce.
- Niente – rispose lei, spiando oltre le sue spalle alla ricerca del piccolo fuggitivo.
- Lynn – l’afferrò per le spalle e la costrinse a guardarlo negli occhi.
Dalla notte al capanno, il loro rapporto aveva preso una piega diversa, in un modo che nemmeno lui si sarebbe aspettato; era come se l’intimità fisica avesse rotto le barriere tra loro, al punto che ormai bastava uno sguardo o una parola per capire cosa c’era che non andava. Almeno, per lui era così, ed era la prima volta in vita sua che sentiva un legame così forte con una persona. Cercava di non pensarci troppo: un uomo non doveva affezionarsi troppo a sua moglie - un ammonimento paterno che lo accompagnava fin dall’adolescenza - altrimenti diventava debole e incapace di resistere alla balia degli eventi. Una donna serviva a scaldare il letto e a garantire la discendenza, niente di più.
Eppure Tristyn si era reso conto da un pezzo che quell’insegnamento non era così facile da mettere in pratica. Non con Lynn, perlomeno. Era troppo orgogliosa e sveglia per essere relegata a quel ruolo, e lei glielo aveva messo in chiaro fin dall’inizio del loro matrimonio.
Con buona pace dei precetti del suo vecchio.
- Non c’è niente che non vada, voglio solo trovare quel bambino, infilarlo in una tinozza e lavarlo come si deve. Non ho mai conosciuto una persona così ostile all’acqua, lo giuro!
Lo disse in tono molto serio, ma a Tristyn scappò un sorriso.
- Lo trovi divertente?
- Certo che no.
- Stavi ridendo di me.
Lynn voleva litigare con qualcuno, questo era chiaro.
- Invece di correre in giro a dannarti, lascialo in pace e vedrai che prima o poi si butterà volontario nel primo specchio d’acqua a sua disposizione.
Sua moglie gli lanciò un’occhiata scettica.
- Sarai così permissivo anche nell’educazione dei tuoi figli? – borbottò.
Cosa c’entravano i figli, adesso?
Tristyn sentì il battito del cuore accelerare di colpo e lanciò un’occhiata al ventre di lei.
Che fosse…?
- Lynn, devi dirmi qualcosa?
Lei lo guardò confusa, poi capì di cosa stava parlando e arrossì fino alla radice dei capelli.
- Certo che no! Come puoi pensare...?! – cercò di spingerlo lontano da sé con scarsi risultati.
Il velo le scivolò giù dalla fronte e una massa scomposta di ricci ramati le ricadde sul viso.
- Ecco, guarda cos’hai fatto. Dovrò chiedere a Winfrid di aiutare a mettere a posto questo disastro!
Era veramente nervosa, quel giorno!
- Lynn, calmati, adesso. Si può sapere cosa diavolo ti succede oggi?
Lei emise un sospiro.
- Non lo so, penso di essermi svegliata dalla parte sbagliata del letto. Tutto qui.
Tristyn aveva ancora i suoi dubbi.
- Sei sicura di non essere…-
- Certo che ne sono sicura! Me ne sarei accorta non credi? – lo fulminò con un’occhiata.
- D’accordo, ho capito. Senti, perché non vai a fare una passeggiata? Oggi è una bella giornata, e sei stata chiusa qui dentro settimane intere. Che ne dici?
Un piccolo sorriso esitante le increspò le labbra.
- Sul serio? – chiese.
- Non hai altro da fare, no?
- Ma Briain…-
- A lui ci penso io, non preoccuparti. Sono bravo con i bambini.
Un’altra occhiata perplessa.
- Per Dio donna, un po’ di fiducia non guasterebbe qualche volta!
Lynn ridacchiò.
- Posso andare da sola? – chiese, speranzosa.
- Solo se prometti di non allontanarti troppo dal castello. E non stare via troppo tempo.
- Tristyn, non può succedermi niente, conosco queste colline come le mie tasche e…- questa volta fu lui a lanciarle un’occhiata ferma – d’accordo, resterò qui intorno – borbottò.
- Molto bene.
La lasciò andare, soddisfatto di come aveva risolto la situazione.
- Ah, Lynn, aspetta un momento.
La ragazza si voltò, lui la raggiunse con due falcate e le stampò un bacio intenso sulle labbra.
- Tristyn! – sbottò lei imbarazzata, quando riuscì a staccarsi da lui – davanti ai tuoi uomini…?!
- Non ti facevo così puritana – la prese in giro lui.
- Non lo sono, infatti!
- Allora non ti dispiace se…- fece per afferrarla di nuovo, ma lei riuscì a divincolarsi e a scappare via.
- Non allontanarti troppo, mi raccomando!
Lei non si curò di rispondergli.
Tristyn rimase a guardarla mentre si allontanava, un sorrisetto dipinto sulle labbra.
- Ah, l’amore! – esclamò una voce alle sue spalle.
Si voltò e vide Stefan osservarlo divertito mentre Briain, nascosto dietro di lui, sembrava più perplesso e disgustato.
Tristyn subito riprese la solita compostezza e gli lanciò un’occhiata gelida.
- Pensavo te ne fossi andato.
- Pensavo ci stessimo allenando.
- Infatti, stavo per venire a cercarti – puntò lo sguardo sul bambino – e tu, appena abbiamo finito, vieni con me.
- Mi farai usare la tua spada? – chiese il piccolo, speranzoso.
- A una condizione…- sogghignò Tristyn.
Senza saperlo, Lynn gli aveva offerto una dolce vendetta su un piatto d’argento.
 
*
 
Una brezza frizzante e sostenuta aveva iniziato a soffiare da nord, facendo ondeggiare i sottili steli d’erba che avevano iniziato a ricoprire i prati circostanti. Qua e là qualche timida margherita faceva capolino, spezzando la monocromia delle colline verdeggianti.
Distesa nell’erba bagnata di rugiada, Lynn ascoltava quel mormorio suadente, quasi impercettibile, a occhi chiusi. L’inverno passato era stato particolarmente rigido e nevoso, ed era un sollievo poter uscire di nuovo, respirare l’aria pulita proveniente dalle montagne, sentirla sulla pelle quasi potesse togliere di dosso la patina grigia del gelo invernale.
Era incredibile come le stagioni si susseguissero sempre allo stesso modo, incuranti delle dinamiche terrene, quasi fossero piccolezze indegne della loro attenzione: la vita e la morte si rincorrevano eternamente in quella cornice circolare, e i ricordi si perdevano nel tempo, via via più sbiaditi per poi sparire per sempre dalla memoria. Lynn se n’era resa conto di recente, quando aveva ritrovato, per caso, la lettera in cui le avevano comunicato la scomparsa di Tredan; leggere quelle parole le avevano tolto il respiro, facendole ricordare tutto il dolore di quei giorni. Aveva creduto di non riuscire a superare quella sofferenza, e invece c’era riuscita, relegandola in un angolo di sé che aveva quasi dimenticato. Era andata avanti con la sua vita, e quante cose erano cambiate da allora!
Soprattutto, quanto era cambiata lei.
Si mise a sedere e osservò il profilo del castello, fiero e silenzioso, immerso nella luce pomeridiana del primo sole primaverile: com’era possibile che ora lo vedesse con occhi diversi? Era sempre stato la sua casa, eppure ora vivere lì aveva un significato diverso, nuovo: che le piacesse o meno, i Normanni avevano portato un’ondata di freschezza tra quelle mura solitarie e sebbene questo aveva comportato il sacrificio di suo padre e di suo fratello, una parte di Lynn era felice di quel cambiamento, anche se non poteva ammetterlo con se stessa. Non voleva farlo.
Sospirò, appoggiando il capo sulle ginocchia; quel giorno nemmeno uscire dalle mura sembrava sortire l’effetto calmante di cui aveva disperatamente bisogno. Odiava essere prigioniera dei suoi stessi pensieri e avrebbe voluto parlarne con qualcuno. Con Tristyn. Era impressionante ma ormai sembrava che non potesse fare a meno di condividere qualsiasi cosa con lui, e mentirgli quella mattina le era costato più di quanto avesse creduto possibile.
Come poteva una persona diventare così importante nel giro di così poco tempo?
Ma Lynn, in cuor suo, comprendeva che alcuni pensieri non potevano essere spartiti con nessun altro: erano troppo intimi, troppo intricati per poter essere compresi.
Un guaito interruppe le sue riflessioni, ma era talmente distante che all’inizio pensò di esserselo immaginata. E invece no, eccolo ancora, trasportato dal vento, acuto e incalzante. Lynn tese le orecchie per capire da dove provenisse e alla fine si diresse verso il bosco che si inerpicava sul versante settentrionale della collina. Più si avvicinava e più il lamento si faceva deciso, e prima che potesse decidere sul da farsi si era già intrufolata nel sottobosco di felci e foglie appassite.
“ Prometti di non allontanarti troppo dal castello. E non stare via troppo tempo.”
La voce di Tristyn le risuonava nella mente, ma ormai la sua febbrile curiosità si era messa in moto e nessuno poteva frenarla; tuttavia, dopo essersi addentrata nella parte più folta del bosco, si rese conto di non riuscire ad udire più nulla. Evidentemente aveva fatto troppo rumore, e l’animale era scappato via. Fece per tornare sui suoi passi ma non c’era traccia del sentiero che aveva percorso: era stata talmente assorta dal suo obiettivo da non guardare nemmeno dove camminava.
“ Di bene in meglio”, pensò.
Questa volta Tristyn si sarebbe arrabbiato sul serio.
Mettendosi l’anima in pace, si rimise in cammino, cercando di individuare qualche punto di riferimento che potesse esserle d’aiuto: un albero caduto o una roccia sporgente sarebbe andati benissimo. Non trovò niente di tutto ciò ma, in compenso, si imbatté in una piccola radura ricoperta di campanule violacee, tra i primi fiori a spuntare in primavera. Incapace di resistere, decise di farne un bel mazzo da portare al castello e, una volta soddisfatta del suo bottino, si rimise in marcia individuando un sentiero che attraversava il bosco da parte a parte; in poco tempo, abbandonò la quiete sicura degli alberi e si ritrovò sulla strada maestra che portava al confine scozzese.
Il sole stava iniziando a calare a ovest e i suoi raggi si allungavano pigri sulla ghiaia, intrecciandosi con le ombre della sera. Fu in quel momento che lo vide.
In cima all’altura, al limitare della boscaglia, un uomo a cavallo la osservava, immobile, avvolto in un mantello scuro e con il capo coperto; Lynn non sapeva da quanto tempo fosse lì e per un attimo fu tentata di tornare sui suoi passi, ma non c’era alcuna possibilità che non l’avesse vista.
Nella sua mente le raccomandazioni di Tristyn iniziarono a risuonare con forza, mentre il suo corpo era paralizzato dalla paura. Non sapeva cosa fare.
Il cavallo scalpitò leggermente ma lo sconosciuto tenne salda la presa, continuando a guardare nella sua direzione. Lynn sentiva il suo sguardo addosso quasi riuscisse ad attraversarle il corpo; improvvisamente, la luce del sole era diventata incandescente, l’aria gelida, e si accorse con orrore di stare tremando come una foglia: le campanule le sfuggirono dalle mani e caddero a terra, sparpagliandosi attorno a lei in un manto silenzioso.
Doveva fare qualcosa, maledizione!
L’uomo si issò giù dalla sua cavalcatura, e allora qualcosa scattò in lei. Raccolse le gonne e si mise a correre all’impazzata lungo la discesa che portava al castello, pregando silenziosamente Dio di permetterle di arrivare salva a casa. Quando raggiunse le mura del castello, vi si accasciò contro, priva di fiato e di energia. Aveva paura di voltarsi e trovare l’uomo dietro di sé, ma quando finalmente trovò il coraggio non c’era nessuno. Solo il prato, mosso dalla brezza serale.
Con un singhiozzo si accasciò per terra e si mise a piangere, liberando la tensione e la paura che aveva accumulato dentro di sé.
“ Sono stata una stupida”, pensò, mentre cercava di calmarsi e di ricomporsi.
Non poteva farsi vedere in quelle condizioni e sperava che nessuno si fosse accorto della sua assenza prolungata. Sgusciò attraverso una delle porte laterali, attraversò il cortile posteriore e finalmente arrivò al castello, sgattaiolando nella sua stanza senza essere notata da troppe persone.
L’immagine allo specchio le restituì una visione scarmigliata e pallida, con il velo afflosciato sulle spalle, le gonne piene di polvere, i capelli appicciati al volto bagnato di lacrime e sudore.
Al piano di sotto sentì i commensali iniziare a riunirsi per la cena.
Era arrivata appena in tempo.
Mentre cercava di rendersi presentabile dandosi una ripulita, Tess fece capolino dalla porta socchiusa.
- Eccoti finalmente! Non ti trovavo da nessuna parte! La cena è già servita – la prese in giro, facendosi subito seria non appena la guardò con più attenzione.
Sua cognata era un’acuta osservatrice, da sempre, e Lynn voleva disperatamente confidarsi con lei.
- Lynn! Stai bene? Sei pallida come un cencio.
Lei annuì, esibendo un sorriso forzato.
- Certo. Vogliamo andare?
 
 
*
 
Mentre i suoi compagni discutevano animatamente su quale fosse l’animale più prestigioso da cacciare, Tristyn osservava la moglie, pensieroso. Per tutta la durata della cena era stata in silenzio, sbocconcellando qua e là con poca convinzione, il viso pallido e assorto.
Nonostante lo avesse rassicurato quella mattina, lui aveva intuito che qualcosa la turbava ma, allo stesso modo, aveva capito che non voleva rivelarglielo. Probabilmente non era nulla di importante, continuava a ripetere una voce dentro di sé, eppure Tristyn non sopportava di vederla in quello stato; gli ricordava troppo i primi tempi del loro matrimonio, un passato recente che, nelle ultime settimane, sembrava essere stato dimenticato. Le cose stavano andando bene a Welnfver, con sua grande soddisfazione: i suoi sforzi per far convivere i sassoni e i normanni avevano dato esiti migliori di quanto potesse sperare, le difese erano state rinforzate e si prospettava una stagione favorevole per le colture.
- Tristyn? – la voce di Stefan lo riscosse dai suoi pensieri – tutto bene?
- Sisi, certo – volse di nuovo la sua attenzione al gruppo di amici, lanciando di quando in quando un’occhiata a Lynn. Ben presto la vide alzarsi per congedarsi e andare a letto.
- Scusate solo un momento – si accomiatò e la raggiunse mentre saliva le scale.
Sua moglie sussultò quando lo sentì alle sue spalle, e per poco non inciampò sui gradini.
- Mi hai spaventata – mormorò, rimettendosi in equilibrio.
Tristyn l’afferrò delicatamente per un braccio e l’aiutò a raggiungere il piano superiore, senza nessuna protesta da parte di lei. Era come avere accanto una sonnambula.
- Lynn, dimmi cosa c’è che non va – disse, prendendole il volto fra le mani e costringendola a guardarlo negli occhi.
- Sto bene – rispose lei, quasi infastidita – ho solo bisogno di riposare.
Avvicinò le labbra alle sue per un bacio leggero.
- Buonanotte – disse, sparendo nella loro camera da letto.
Tristyn rimase a fissare la porta chiusa, combattuto: avrebbe voluto stare con lei, ben sapendo che prima o poi sarebbe crollata, ma il suo orgoglio bruciava al pensiero di essersi ridotto in quello stato, incapace di pensare ad altro che a sua moglie. Era un uomo, in fondo!
Se suo padre lo avesse visto in quello stato si sarebbe fatto una bella risata.
Con un sospiro infastidito, tornò dai suoi compagni.
Forse aveva ragione lei: una notte di sonno e tutto si sarebbe sistemato.
O almeno così sperava.


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Ciao a tutti!
Purtroppo anche questa volta ci ho messo più tempo del previsto, gli ultimi mesi di università sono stati tosti ma adesso, se tutto filerà liscio, dopo settembre avrò molto più tempo a disposizione per scrivere e quindi spero veramente di avere un ritmo più regolare. Comunque non manca moltissimo alla fine ma vorrei concludere la storia entro la fine dell'anno, se non prima (facciamo i dovuti scongiuri ahah). Detto questo, vi lascio al capitolo, lo definirei di passaggio perché "apre" l'ultima parte della storia, non è stato facile scriverlo ma spero di aver fatto un buon lavoro!
Come sempre, grazie a tutti per il sostegno e la vostra pazienza infinita, spero di non deludervi! <3

Un bacione
Francesca
   
 
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