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Autore: Sophja99    11/08/2017    2 recensioni
Sono ormai passati milioni di anni dal Ragnarok, la terribile sciagura che ha provocato la morte di quasi tutti gli dei e le specie viventi e la distruzione del mondo, seguita dalla sua rinascita. Grazie all'unica coppia di superstiti, Lìf e Lìfprasil, la razza umana ha ripreso a popolare la nuova terra. L'umanità ha proseguito nella sua evoluzione e nelle sue scoperte senza l'intercessione dei pochi dei scampati alla catastrofe, da quando questi decisero di tagliare ogni contatto con gli umani e vivere pacificamente ad Asgard. Con il trascorrerere del tempo gli dei, il Ragnarok e tutto ciò ad essi collegato divennero leggenda e furono quasi dimenticati. Villaggi vennero costruiti, regni fondati e gli uomini continuarono il loro cammino nell'abbandono totale.
È in questo mondo ostile e feroce che cresce e lotta per la sopravvivenza Silye Dahl, abile e indipendente ladra. A diciassette anni ha già perso entrambi i genitori e la speranza di avere una vita meno dura e solitaria della sua. Eppure, basta un giorno e un brusco incontro per mettere in discussione ogni sua certezza e farle credere che forse il suo ruolo nel mondo non è solo quello di una semplice ladruncola.
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Capitolo trentasette

Nella tana del lupo


«Siete arrivati prima di quanto mi aspettassi» disse il Konungr, mentre un sorriso si formava sul suo viso.

Silye rimase stupita dalla somiglianza che aveva con la figlia: stessi capelli biondi e occhi verdi, solo che in più aveva che il suo mento era coperto da un filo di barba dello stesso colore chiaro. Non doveva avere più di una quarantina d'anni; nonostante non fosse più giovane come un tempo, dimostrava comunque una grande forza, sia d'animo, sia fisica, a giudicare dalla corporatura ancora massiccia che si poteva intuire sotto le vesti regali. Indossava, infatti, una camicia bianca e dei pantaloni neri dall'aria molto costosi; l'attenzione, però, veniva tutta catturata dalla corona dorata che portava in testa. Il dettaglio più particolare e che dava un aspetto ancora più sinistro al Konungr era che sul davanti questa era decorata da una piccola testa di lupo, intento a scoprire i denti, come fosse pronto ad attaccare e azzannare chiunque anche solo provasse ad avvicinarsi al suo padrone.

E lo stesso stavano facendo le due bestie accanto a lui, che osservavano torve da lontano i tre, studiando ogni loro movimento.

La paura provocata da quelle creature, però, non riuscì a sovrastare lo stupore che l'entrata del re e le sue parole avevano provocato in Silye. In che senso li stava aspettando? Erano state le guardie ad avvertirlo del loro arrivo? Potevano essere riuscite a raggiungerlo in così poco tempo?

Il Konungr guardò ognuno di loro, per poi andare a posare lo sguardo su Ashild. Il suo sorriso si incrinò, sostituito da un'espressione che esprimeva insieme sconcerto e rimorso. «Bambina mia...»

«Smettila» lo zittì subito la guerriera, nella voce un'accentuata nota di furore che raramente Silye aveva avuto l'occasione di sentire. «Non sono mai stata la tua bambina. E di certo non la diventerò adesso.»

«Da chi sei stato avvertito del nostro arrivo?» cambiò argomento Vidar. «Dai tuoi uomini?»

Il re parve riprendersi da quel breve momento di distrazione, per focalizzarsi di nuovo su loro due. «Oh, no. Anzi, si sono rivelati dei veri incompetenti a riuscire a farsi sfuggire tre ragazzini come voi. No, di certo non sono stati loro... È stato qualcuno di così gentile da regalarmi questi due bravi segugi.»

«Hel» mormorò Silye, ripensando alla visione che era riuscita a strappare alla dea degli Inferi. A quanto pareva, ella aveva più assi nella manica di quanto avessero sospettato. Quella dei manifesti e delle taglie era stata solo una farsa per depistarli, per fare loro credere che non avevano la minima idea di dove fossero. Invece, loro l'avevano saputo fin dall'inizio. Ma come ci erano riusciti?

«Siete più informati di quanto credessi» disse quello, accovacciandosi accanto ad uno dei segugi per accarezzarne il lungo pelo del dorso. Quello si lasciò sfuggire un mugugno, pur rimanendo sempre in allerta e non distogliendo gli occhi da loro. Naturalmente in quel modo il Konungr voleva inviare loro un messaggio: lì dentro era lui il padrone e anche gli animali più feroci dovevano sottomettersi alla sua autorità. «In realtà all'inizio non sapevamo quali fossero le vostre intenzioni. Però avevamo intuito che voi aveste scoperto qualcosa su di noi e sulla nostra alleanza, dato che vi stavate dirigendo proprio a Gudir.»

Gli occhi di Silye corsero a Vidar. Pur non levando gli occhi di dosso del Konungr, sembrava che il dio fosse distratto, che stesse riflettendo su qualcosa. Probabilmente su come il re ed Hel fossero riusciti ad individuare la loro posizione, come stava facendo anche lei. All'improvviso si voltò verso di lei, come se si fosse accorto solo in quel momento di qualcosa di importante.

La voce di Ashild, però, li sottrasse ai loro pensieri: «Sei sempre stato un vile. E vedo che le cose non sono affatto cambiate. Ti nascondi nella tua gabbia dorata, protetto dal tuo esercito e ora anche da queste creature infernali. Il veleno non sembra più bastarti come arma di difesa, non è così?»

«Ashild, smettila di giocare con il fuoco» lo sguardo del re si indurì quando si andò a posare sulla figlia. «Credi che non sia informato di ciò che stai facendo nel resto del regno? La lotta che stai portando avanti è del tutto insensata. Sai bene che io non c'entro niente con la morte di tua madre.»

Anche Silye, però, si accorse che il Konungr non aveva pronunciato quelle ultime parole con fermezza, come chi crede fermamente di essere nel vero: quella frase era carica di tristezza e rimorso. Continuando ad ascoltare la conversazione tra il re e sua figlia, la ladra raggiunse con lentezza, per non richiamare l'attenzione delle creature, il cadavere della guardia uccisa da Vidar per recuperare il suo pugnale. Data la pericolosità della situazione e la sempre maggiore tensione, doveva fare tutto il possibile per farsi trovare pronta nell'eventualità di uno scontro.

«Bugiardo!» gridò la guerriera, alzando la spada e puntandola sul padre, nonostante vi fosse diversa distanza tra i due. «Ne ho abbastanza di queste patetiche menzogne! Tu l'hai uccisa. L'hai uccisa per tenerti stretta la corona e proteggere i tuoi adorati segreti.»

Gli occhi le si inumidirono, creando un netto contrasto rispetto all'ira e all'odio che trasparivano dal suo volto, alterato da una smorfia.

«Ashild, vattene. Non ho intenzione di combattere contro di te, né di ferirti.»

«Ma con la mamma non ti sei fatto alcun problema, quando l'hai avvelenata» sibilò Ashild, riducendo le distanze tra di loro e attaccandolo, ma il Konungr non si fece trovare impreparato e con grande agilità sfoderò anche lui una spada, bloccando il colpo.

I due segugi le ringhiarono contro, ma il re, allontanandosi per qualche istante da Ashild, indicò loro Silye e Vidar, ancora fermi nel corridoio.

Uno di essi iniziò ad avvicinarsi a passi lenti e minacciosi a Silye, come se stesse studiando la sua preda e aspettando il momento più propizio per scagliarlesi contro. La ladra sollevò il pugnale come unica difesa tra lei e l'animale, cosciente, tuttavia, che a ben poco sarebbe servita a difendersi dagli artigli e le fauci del lupo.

Silye lanciò una veloce occhiata a Vidar: l'altro animale aveva preso a girare intorno a lui e gli saltò addosso proprio nel momento in cui la ladra fu costretta a rivolgere lo sguardo altrove, sul pericolo che incombeva di fronte a lei e che aveva appena emesso un lungo e cupo ringhio.

Il lupo flesse le gambe anteriori, segno che stava per spiccare un balzo. Silye indietreggiò finché non toccò la parete con la schiena. Riuscì ad evitare l'attacco dell'animale gettandosi di lato e guadagnando qualche prezioso secondo, mentre quello era ancora stordito dal colpo ricevuto andando a sbattere contro il muro. Il segugio, però, si riprese ancora prima che lei avesse il tempo di alzarsi, saltandole addosso e artigliandole la schiena.

Silye gemette per il dolore, ma decise di non sprecare altro tempo a lamentarsi, per non dare ancora una volta al lupo la possibilità di artigliarla. Riflettendo che a quel punto l'animale avrebbe cercato di morderle il collo, lei sollevò il braccio con il coltello e lo fece ricadere dietro di sé, dove immaginò che quello dovesse trovarsi, dati gli artigli ancora piantati nella sua pelle. Quando sentì il coltello affondare nella carne e la creatura guaire, capì di non avere sbagliato. Eppure, le sue zampe non si mossero di un centimetro. Ancora non bastava.

Si diede una spinta all'indietro, facendo ulteriormente sbattere il segugio sul muro dietro di loro. Dato che ancora non stava avendo granché successo, Silye ci riprovò, stavolta ripetutamente e con molta più forza. Smise solo quando sentì i lamenti dell'animale acuirsi e quello lasciare la presa su di lei.

Silye si accasciò a terra, sfinita, e lanciò uno sguardo all'animale ormai senza vita dietro di sé. Era enorme, molto più di un normale lupo. Era stata fortunata a batterlo e a non guadagnarsi troppe ferite.

Il pugnale si era conficcato proprio sulla sua testa, tra gli occhi. Silye represse un conato, mentre afferrava l'arma per tirarla fuori dal cranio. Non riuscì però ad evitare di provare pietà per quel segugio, pur essendo quella una creatura infernale nata solo per distruggere e uccidere.

A fatica distolse gli occhi dalla carcassa dell'animale, per focalizzarsi su cosa stava avvenendo intorno a lei. Vidar troneggiava sull'altra creatura, lottando con le sole mani. Aveva una gamba appoggiata sull'addome dell'animale, per immobilizzarlo, mentre con le mani gli teneva le fauci aperte, tanto da far sembrare che si stessero per rompere, tper quanta forza stava impiegando. E proprio questo dovette succedere pochi istanti dopo, dato che, quando il dio lo lasciò andare, l'animale non si ribellò, ma, anzi, emise dei lamenti strazianti e si raggomitolò su se stesso.

Non riuscendo più a sopportare la sofferenza del segugio, Silye spostò lo sguardo su Vidar. Aveva i ricci biondi scompigliati e la maglia chiara macchiata di rosso in diversi punti, soprattutto sulle braccia, dove il lupo doveva averlo morso.

«Sei ferita?» le chiese.

Silye abbassò lo sguardo per vedere le condizioni in cui versava. La schiena le faceva tanto male da darle quasi l'impressione che fosse in fiamme, ma, a parte quel punto, non si era procurata nulla di eccessivamente serio.

Fece per rispondere a Vidar, ma la sua voce venne coperta da quella di Ashild.

«Sei solo un vile. Lo sei sempre stato.» Sulle sue guance scorrevano senza freno lacrime, se di tristezza o rabbia Silye non sarebbe riuscita a dirlo, ma il suo viso non era contratto in una smofia di pianto. Anzi, vi era dipinta più tenacia e sicurezza di quante la ladra avesse avuto l'occasione di vedere nella guerriera. «Per tutti questi anni non hai fatto altro che nasconderti dietro ai tuoi stupidi giochetti e alle tue guardie, a crogiolarti sul tuo adorato trono.»

I movimenti di Ashild si fecero sempre più precisi e i suoi colpi fatali, tanto che il re a stento riusciva a pararli, pur essendo di gran lunga più adulto e forte della giovane. Mentre, però, lui era mosso solo dal suo istinto di sopravvivenza, la ragazza combatteva spinta da una furia accecante e dal desiderio di vendicare la morte della madre. Se si fosse impegnata abbastanza, sarebbe stata anche in grado di ucciderlo: e proprio quella sembrava essere la sua intenzione.

A questo pensiero, Silye si voltò allarmata verso Vidar, gridando il suo nome per sovrastare il rumore della lotta e richiamare la sua attenzione. «Dobbiamo fermarla. Se lo uccide, non avremo mai le risposte che cerchiamo su Nidhöggr.»

A quelle parole, anche lui sembrò rendersi conto solo in quel momento di quel fatto e annuì in risposta. Si precipitarono nella camera del re, dove padre e figlia avevano lottato durante tutto quel tempo, ma non ebbero il tempo di fare nulla, perché, dopo una mossa fulminea del Konungr, questo riuscì a disarcionare Ashild, la cui spada le sfuggì dalle mani e finì all'angolo della stanza. La ragazza si lasciò sfuggire un urlo di collera e sdegno.

Il re non infoderò di nuovo la spada, nell'eventualità che la figlia riuscisse a recuperare la sua arma e lo attaccasse ancora, ma era evidente che lui non l'avrebbe colpita, né ferita. Teneva troppo a lei, nonostante le accuse che la giovane gli aveva rivolto e l'odio che ancora serbava.

Silye ebbe il tempo di guardarsi intorno e rendersi conto solo in quel momento che quella non poteva essere la camera del re, dato che la stanza era vuota. Nessun mobile, nessun letto, nulla che facesse pensare che qualcuno, soprattutto un re, potesse dormire lì dentro. Era illuminata solo grazie alla luce delle candele proveniente dal corridoio fuori da essa; quasi in ogni lato della camera, perciò, regnavano le tenebre.

All'improvviso Silye avvertì qualcosa muoversi quasi impercettibilmente nell'ombra, proprio all'angolo del suo campo visivo. Le parve di distinguere diversi spostamenti, accompagnati dal rumore dei fruscìi di numerose vesti. In quel momento le ombre apparivano come una grande distesa nera di mare e di onde.

Poco lontano dal Konungr, si palesò, uscendo dal turbinio di oscurità e ombre, Hel, la crudele dea degli Inferi. Aveva i lunghi capelli neri intrecciati e appoggiati sulla spalla destra, in modo da scoprire completamente e mettere in maggiore risalto la parte sinistra e tumefatta del volto. Indossava gli stessi abiti che Silye ricordava dalla visione avuta nell'Helheimr: la lunga veste nera e sopra una pelliccia dello stesso colore, ma che lasciava scoperte le braccia, l'una dalla carnagione tanto pallida da sembrare bianca, l'altra scheletrica. Aveva l'aspetto di un lupo intimidatorio e famelico, pronto ad attaccarli e a banchettare sulle loro ossa. Sotto l'aspetto di una donna affascinante, si nascondeva una pericolosa predatrice.

«Questa sì che è una piacevole sorpresa» disse, sorridendo. «Ero assolutamente convinta che vi avrei ritrovati, ma non dopo così poco tempo. Siete stati degli stolti a venire dal Konungr.»

Altre figure uscirono dai punti della stanza in ombra, rivelandosi come gli stessi uomini vestiti solo di un mantello nero che li avevano seguiti nel regno di Hel. Erano i suoi servitori.

«Eppure, devo ammettere che la tua forza mi ha stupita, völva» disse la dea, volgendo i suoi occhi di ghiaccio su Silye, senza più l'ombra di un sorriso sul suo volto, sostituito da un'espressione fredda e seria. La giovane sussultò quando si sentì chiamata. «Sei riuscita a nascondermi la tua natura e a rubarmi un ricordo. Peccato che stavolta non permetterò più che ciò accada.»

Nel frattempo, Ashild si guardava intorno con aria sperduta e terrorizzata, soffermandosi soprattutto su Hel e sul suo spaventoso aspetto. Silye riusciva a capirla benissimo: anche lei si era sentita in quel modo, quando si era ritrovata a dover viaggiare verso l'Helheimr e ad affrontare un'orda di gigantesche serpi.

«E questa deve essere tua figlia, Bjarne» continuò la dea, volgendo la sua attenzione sulla giovane. «Complimenti, è davvero una bellissima ragazza. Sfortunatamente, non ha un altrettanto mite carattere, stando a quanto è successo anni fa. Sei una piccola ribelle, o sbaglio?»

«Lasciala fuori da tutto questo» affermò il Konungr, girandosi verso Hel e ponendosi davanti ad Ashild con fare protettivo. Quest'ultima, però, indietreggiò, come se la sola vicinanza al padre fosse per lei nociva ed insopportabile.

«Io direi che è lei che si sta tirando fuori da tutto ciò» osservò Hel, divertita, puntando il dito verso la porta. Infatti, in quel poco tempo, la guerriera non se n'era rimasta ferma a guardare, ma aveva recuperato la spada ed era fuggita via dalla camera.

Quando il re si voltò e si accorse che lei non c'era più, il suo sguardo corse alla porta, verso cui si precipitò, ma troppo tardi. Di Ashild non c'era più traccia.

Se n'era andata lasciandoli soli. Silye non si sarebbe mai aspettata che la guerriera sarebbe potuta essere tanto egoista e vile, ma, in fondo, il suo passato da fuggitiva la diceva lunga sul suo carattere e sulla sua mentalità.

«Ashild!» gridava il Konungr. «Guardie! Riportatemela indietro!»

«Avanti, Bjarne. Non ho tempo per i tuoi insulsi problemi familiari. Vediamo di sbrigare questa faccenda quanto più in fretta possibile» affermò Hel, stizzita.

Quando il re fece per raggiungere l'uscita della stanza ed inseguire lui stesso la figlia, la porta si richiuse da sola, creando un boato che si propagò in ogni centimetro della stanza, mentre le fiaccole all'interno si accendevano una dopo l'altra. Adesso il gioco di luci e ombre si era fatto ancora più caotico e minaccioso, in quanto rivelava con più chiarezza la folla di figure che li circondavano. Ora che anche la loro unica via di fuga era scomparsa, Silye e Vidar erano caduti nella trappola tessuta da Hel.

«Questo non era nell'accordo» ringhiò il Konungr, battendo i pugni sul legno del portone, inutilmente. «Ti avrei dovuto solo consegnare i due mocciosi e in seguito mi avresti lasciato in pace.»

«Ancora non l'hai capito, insulso re?» ribatté Hel, prorompendo in una risata più di scherno e disprezzo, che di vero e proprio divertimento. «Non esiste più nessun accordo, almeno non da parte mia. Sapevi quanto potesse essere rischioso stringere un accordo con una dea, figurarsi con me, la signora dei morti.»

Il re rimase in silenzio, con la testa appoggiata alla porta e dando loro le spalle, i cui continui e rapidi alzarsi ed abbassarsi facevano comprendere quanta rabbia provasse in quel momento.

Hel fece una pausa, forse felice della reazione che le sue parole avevano creato nel suo “alleato”. «Sfortunatamente, però, mi servi ancora. Perciò, dovrai ancora aspettare prima di poter ottenere la tua ricompensa per il tuo aiuto.»

Silye, con le mani tremanti e il cuore che batteva all'impazzata, guardò istitnivamente verso Vidar; cercava un segno di speranza, qualsiasi cosa che potesse farle pensare che sarebbero riusciti ad uscire vivi anche da quella situazione. Comprese subito, però, che stavolta nemmeno il dio poteva fare molto. Vidar si limitava a scoccare sguardi accigliati e rabbiosi ad Hel, i pugni talmente stretti da poter scorgere che le nocche gli erano divenute bianche.

All'improvviso l'espressione del suo viso si indurì ulteriormente e la ladra potè ben presto constatarne il motivo: Hel ora aveva tutta la sua attenzione rivolta su di lui.

«Non mi importa nulla della ragazza. Di lei puoi fare ciò che desideri. Sbarazzatene, se ciò ti aggrada» affermò, mentre i suoi occhi trafiggevano Vidar, pur standosi rivolgendo ancora al re. «È lui che voglio.»

Per pochi istanti un pesante silenzio aleggiò su di loro, mentre attendevano la risposta del Konungr, che non tardò ad arrivare. «E sia» disse, voltandosi di nuovo verso di loro. Hel sorrise; sembrava più grata di aver risparmiato tempo prezioso, non avendo già dubbi a priori di ciò che il re avrebbe deciso. «Puoi anche ordinare ai tuoi uomini di stordirla. Non è ancora il momento di ucciderla.»

«Come desideri» affermò la dea, un attimo prima che i suoi servitori si facessero avanti e si avvicinassero a lei.

«No!» gridò Silye, indietreggiando e cercando con gli occhi Vidar. «No! Vidar!»

L'ultima cosa che vide, prima che venisse completamente circondata da quegli uomini e che uno di essi scoprisse un pugnale e la colpisse alla testa con il manico, fu il viso spaventato del dio, nell'ultimo disperato tentativo di raggiungerla.

«Ti porgerò i saluti di Nidhöggr» la ladra sentì Hel dire, forse rivolta al Konungr, un secondo prima che l'arma venisse calata su di lei e tutto divenisse dolore e buio.

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Angolo dell'autrice:

Sono dispiaciutissima di aver fatto correre così tanto tempo dall'ultima pubblicazione, ma, a parte il fatto che sono stata parecchio via in vacanza, mi è servita questa pausa per mettere ordine non solo a Völuspá, ma anche, e soprattutto, alle mie altre storie, sia quelle in corso, sia quelle concluse.

Intanto, posso dirvi che da questo capitolo in poi si cambia registro. Il duo Silye-Vidar si sfascia momentaneamente, anche se ancora  li attendono molte sventur- ehm, cose belle.

Ringrazio tutti coloro che continuano a seguire la storia!<3 A presto!

Sophja99

   
 
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