Storie originali > Soprannaturale
Segui la storia  |       
Autore: HarleyHearts    10/09/2017    0 recensioni
Lyla Moore è una giovane ragazza di 23 anni, che divide le sue giornate tra l'Università e le uscite con gli amici: la bella texana, Rebekka, e il migliore amico gay, Robert.
La vita di Lyla, però, subirà un drastico cambiamento con l'arrivo in città di un nuovo misterioso dottore capace di stregarle il cuore e l'anima; il Dottor Ciel O'Konnor, 27 anni di pura bellezza e un passato misterioso alle spalle.
Ma purtroppo non è tutto come sembra.
Una guerra sanguinosa che dura da decenni, creature sovrannaturali, branchi … alpha. Tutte cose che travolgeranno, come un fiume in piena, la ragazza.
1° racconto della trilogia “ Diversi, Simili ed Uguali ”.
Genere: Romantico, Sentimentale, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
capitolo 33
Capitolo 33
Meraviglia che supera il dolore


La prima cosa che sentì, prima ancora di aprire gli occhi, fu il fastidioso ronzio delle luci al neon.
Un ronzio lungo e tremendamente fastidioso.
Quando aprì gli occhi, e si ritrovò ad osservare un triste e spoglio soffitto grigio. Ci impiegò qualche secondo per ricapitolare chi fosse e come facesse a trovarsi in quel posto.
Si ricordava di essere andato con Alberich in campeggio e poi... di essere stato attaccato da quel... Cane? Orso? Lupo?
Non lo sapeva.
Non aveva mai visto niente di simile.
Il ronzio si fece così intenso, da costringerlo a strizzare gli occhi e a mugugnare infastidito.
Quelle luci lo stavano facendo uscire fuori di testa.
- Spegnete quelle cazzo di luci -
Quello che avrebbe voluto uscisse come un ringhio, finì per diventare un lieve mormorio appena accennato.
Dall'altra parte della camera sentì qualcuno muoversi.
- Robert, tesoro!
La voce acuta di sua madre lo colpì in pieno come uno schiaffo, e subito dopo la vide alla sinistra del lettino in cui si trovava.
Era pallido in volto, molto più del normale, e aveva gli occhi rossi e gonfi.
I lunghi ricci castani erano legati in una arruffata e malandata coda di cavallo, e aveva un'aria incredibilmente stanca. Come se non dormisse bene da giorni.
- Tesoro, come stai? -
Bella domanda.
Come stava?
Non lo sapeva nemmeno lui, come stava.
La prima parola che gli venne alla mente fu "indolenzito".
- Non lo so - gracchiò, con voce secca e la bocca ancora impastata - Dove siamo? -
- A Washington, caro - gli rispose Christine, accarezzandogli i capelli castani con movimenti lenti e delicati, scostandogli di tanto in tanto qualche ciocca dal viso.
- Non ricordi niente? -
Il ragazzo, per quanto riuscisse, scosse lievemente la testa.
Non era sicuro di ricordarsi veramente quello che era successo. Non lo era affatto.
- Sei stato aggredito da un orso - singhiozzò la donna - Fortunatamente Alberich è riuscito a scacciare l'animale con una di quelle pistole scaccia cani - un altro singhiozzo, e la donna si ritrovò ad inspirare rumorosamente con il naso - Eravamo tutti così preoccupati, passerotto -
Robert sentì chiaramente un groppo salirgli in gola, e rimanere lì bloccato, togliendogli quasi il respiro.
Il suo pensiero andò al suo ragazzo, preoccupato.
Lui dov'era?
- Alberich dov'è? -
- È andato, sotto mio ordine, a prendere qualcosa da mangiare alle macchinette al piano terra - lo rassicurò lei - Il tuo ragazzo è un vero testone, persino peggio di te. Da quando ti ha portato in ospedale, non si è mai voluto allontanare -
La donna si lasciò sfuggire un lieve sospiro - Non ha voluto nemmeno pranzare e cenare come si deve, quel ragazzo. L'ho dovuto quasi minacciare per farlo allontanare tre secondi... Si vede che ci tiene tanto a te -
Sul viso del castano nacque un piccolo sorriso.
Il suo orso-tattoo era un vero idiota, e quando sarebbe tornato glielo avrebbe detto chiaro e tondo in faccia.
Non poteva trascurare così la sua salute; era un incosciente.
- Rie, invece? -
- È qua fuori, sta dormendo. Vuoi che la svegli? -
Scosse lievemente la testa - Lasciala pure dormire ancora un po'; non svegliarla - fece una piccola pausa, e con gli occhi andò a cercare un orologio.
Scansionò tutte e quattro le pareti della stanza, ma non ne trovò nessuno.
- Che ore sono? -
- Le 10 di sera, tesoro - mormorò la donna, dando una rapida occhiata all'orologio che portava al polso, lievemente nascosto dalla manica del maglioncino.
Il ragazzo, confuso, lanciò al genitore un'occhiata alquanto perplessa.
L'orario di visita non doveva essere già finito da un pezzo?
Comprendendo la sua perplessità, la madre aggiunse - È stato il fratello di Alberich. È stato così gentile da convincere gli inservienti a farci restare ancora un pochino -
Christine sarebbe andata volentieri avanti a parlare, se il suono della porta che si apriva non avesse attirato la loro attenzione.
Alberich era appena entrato nella piccola camera, con tra le mani una confezione di biscotti aperta ed appena toccata.
Accortosi dello stato del ragazzo, sgranò gli occhi per la sorpresa e parve illuminarsi.
- Sei sveglio - esclamò.
Christine, con un lieve sorriso sulle labbra, si alzò in piedi.
- Vi lascio un attimo soli, mentre vado a vedere come sta Arianne - disse, andando verso la porta.
Prima però, si fermò esattamente al fianco del corvino e gli puntò un dito contro - E tu, signorino... vedi di mangiare qualcosa come si deve dopo. Non costringermi a doverti imboccare con la forza, come facevo con Robert da piccolo; ne sarei più che capace - minacciò, lanciandogli un ultimo sguardo prima di uscire.
Alberich non riuscì a comprendere se la madre del suo ragazzo stesse scherzando o meno, ma preferì saggiamente di non indagare. Aveva altro a cui pensare al momento, ed era l'unica cosa che gli importava.
- Ciao -
L'uomo tatuato andò a sedersi sulla sedia vicino al letto, in lieve imbarazzo.
- Ciao - ricambiò il saluto, sorridendo appena con l'intento di tirar su l'umore dell'uomo.
Glielo leggeva negli occhi chiari: si sentiva in colpa.
Bastò guardarlo negli occhi per comprendere il suo stato d'animo. Gli sembrava... così semplice leggerlo.
Come se fosse un libro stampato in stampatello maiuscolo, completamente aperto e semplice da leggere.
- La cosa che mi ha attaccato... - iniziò, con la gola secca e voce un po' insicura - Non era un orso, vero? -
Il lupo sgranò lievemente gli occhi ed abbassò il viso, indeciso sul da farsi.
Gli avrebbe mentito?
- -
No, non lo avrebbe fatto.
Robert aveva il diritto di sapere la verità, e il corvino si era stancato di omettergli sempre quella parte della sua vita che desiderava ardentemente condividere con lui.
Il castano chiuse gli occhi, ed inspirò rumorosamente.
Voleva davverp sapere cosa l'avesse attaccato? Non lo sapeva, con sincerità.
Alberich era irrequieto, sulla piccola sedia dove poco prima era seduta sua madre, e la cosa non fece che preoccuparlo e metterlo in ulteriore ansia.
Perché stava così? Cosa c'era che lo tormentava così tanto, e così in profondità?
- Cos'era? -
- Robert, senti... - tentennò, in difficoltà.
Il ragazzo gli prese una mano, la strinse tra le sue, stando ben attento alla flebo attaccata al suo braccio, e gli donò un sorriso carico di incoraggiamento. Come per dirgli "Tranquillo, io sono qui. Va tutto bene".
- Cos'era? - riprovò, con più dolcezza.
Alberich sospirò, ancora.
- Ho paura che se te lo dirò, tu... - non finì la frase.
Il castano si lasciò sfuggire una smorfia sul viso, lievemente infastidita, e gli lanciò una rapida occhiataccia scherzosa.
- Non succederà - gli strinse la mano - Ora però dimmi cosa è successo. Ho... dei ricordi molto confusi, ma sono sicurissimo che ciò che mi ha aggredito non era un orso, come ha detto mia madre -
- Non lo era, infatti - confermò il tatuatore, osservando le loro mani intrecciate.
Le mani di Rob erano molto più esili e chiare rispetto alle sue, più grosse e ricoperte da scuri tatuaggi.
Insieme facevano uno strano contrasto.
Un bel contrasto.
- Era un licantropo -
Robert sarebbe molto volentieri scoppiato a ridere, se i suoi occhi non fossero stati così seri e spaventati.
- Sei serio - disse infatti, dopo un po' - Sei davvero serio -
Lo sguardo sorpreso del castano venne interpretato dall'altro come uno spaventato.
Era preoccupato per la sua reazione, tanto da iniziare a vedere "paura" persino dove non ce ne stava nemmeno un pizzico.
- Robert, ti prego non prendermi per pazzo. Quello che ti sto dicendo è la verità -
Lui scosse la testa - Non l'ho mai pensato. Forse un po' stupido alle volte, ma pazzo non credo - ridacchiò, lieve.
Alberich rimase interdetto davanti alla reazione del ragazzo, e si lasciò sfuggire un piccolo sorriso amaro.
- Alberich, seriamente - iniziò Rob, alzandosi a sedere sul letto, con calma - Non ho dieci anni, e siamo entrambi adulti. Se mi dici che quella cosa era un licantropo, per quanto assurdo possa sembrare, voglio crederti. O almeno, ci voglio provare... -
Il ragazzo lasciò una mano intrecciata a quella del suo orso-tattoo, e con l'altra andò a massaggiarsi la fronte.
- Ok, sì. Un licantropo è roba da pazzi - disse - Ma ho visto la creatura che mi ha attaccato, ed anche se i miei ricordi legati all'accaduto sono molto... confusi, so che non poteva essere un orso -
Il corvino rimase in silenzio per secondi che parvero infiniti.
- Teoricamente non dovresti reagire così. Dovresti urlarmi contro del pazzo, e dovresti... essere terrorizzato -
- Dovrei fare un sacco di cose, ma non le faccio mai - rispose Rob con una scrollata di spalle, per poi diventare completamente serio.
Abbassò gli occhi scuri, per osservare le loro mani ancora intrecciate tra di loro.
- Ovviamente non sono tranquillo, quello che è successo... è stato orribile. Ma non risolverò niente se adesso mi faccio divorare dalla paura o inizio a sclerare -
Il Gamma rimase notevolmente sorpreso dalle sue parole, e non fece niente per nasconderlo.
Non si sarebbe mai aspettato parole simili.
- Robert... io so che se ti racconterò tutta la verità, tu scapperai a gambe levate da me, ma te lo devo. Ti devo raccontare tutto -
- Dimmelo, allora - lo invitò, dolcemente - Prometto di non dare di matto. Sarà per la morfina che ho ancora in circolo, ma starò qui e ti ascolterò fino alla fine - lo rassicurò, poi.
Alberich attese un paio di minuti prima di iniziare a parlare. Tempo che impiegò per cercare le parole più adatte da pronunciare.
Sicuramente suo fratello, quando si era visto costretto a dire tutta la verità a Lyla, non si era trovato in difficoltà tanto quanto lui.
Ciel era decisamente più bravo di lui con le parole, e sapeva sempre dire la cosa giusta al momento più opportuno.
Lui invece era un completo disastro.
Non sapeva nemmeno da dove iniziare, con precisione.
Doveva solo... iniziare dall'inizio; con calma.
- Sei stato attaccato da un licantropo, e fortunatamente non solo era molto debole, ma anche sterile. Così... non hai corso il rischio di diventare come uno di loro -
Robert sgranò gli occhi, visibilmente sconvolto - Sarei potuto diventare un lupo mannaro? -
Il tatuatore annuì con la testa.
- Una sorta di via di mezzo tra un uomo e un lupo, con denti appuntiti, artigli e con seri problemi legati alle fasi lunari? -
L'uomo annuì una seconda volta, con un piccolo sorrisino sulle labbra.
- Già sono lunatico di mio, ci mancava solo la licantropia - ridacchiò il castano, coinvolgendo anche l'altro.
Al corvino tornarono in mente le parole di Lyla, e non riuscì a trattenersi dal ridacchiare ulteriormente lieve.
Lo aveva detto: Robert avrebbe fatto sicuramente una battuta del genere.
- Che fine ha fatto... il licantropo che mi ha attaccato? -
Alberich attese un po' prima di rispondere - È morto - si limitò a dire, teso.
- Lo hai ucciso te? -
- -
Rimasero in silenzio entrambi per altri secondi, con ancora le mani intrecciate e strette tra di loro.
Il castano iniziò a muovere il pollice sul dorso della mano tatuata, tracciando disegni circolari immaginari.
- Sei una specie di cacciatore di licantropi? - osò chiedere, timidamente.
La sua semplice domanda lo fece ridere di gusto; manco gli avesse raccontato la più divertente delle barzellette, o gli avesse fatto vedere il video di una gatto buffo su internet.
- Ahahahaha un cacciatore - continuò a ridere, asciugandosi con l'indice della mano libera una lacrima sfuggita dagli occhi chiari.
Rob gonfiò le guance, assumendo l'espressione di un piccolo criceto indispettito.
Non riusciva a capire cosa ci fosse di tanto divertente nella sua domanda.
Si era forse perso qualcosa?
- Scusa, scusami. Non volevo offenderti - riuscì a dirgli, tra una risata e l'altra - Devi sapere che non esistono più cacciatori di mostri ormai da secoli; dai tempi del Medioevo quasi. Essere paragonato ad uno di loro mi è sembrato solo molto buffo - spiegò, con ancora un lieve sorriso sulle labbra.
- Ma se sei riuscito ad ucciderlo - iniziò Robert, confuso - Allora non sei umano -
Un ragionamento più che sensato.
Seppur il tono usato dal castano fosse uno dei più tranquilli e normali, Alberich percepì un lungo brivido d'agitazione colpirgli la spina dorsale. Non aveva mai provato così tanta agitazione in tutta la sua vita.
- No, non lo sono - confermò, abbassando gli occhi grigi, per poi rialzarli poco dopo. Voleva vedere la reazione del proprio ragazzo.
- Sono un mutaforma. Un uomo-lupo -
Robert annuì un paio di volte, cercando di metabolizzare le nuove informazioni.
- Ok - esalò, con un altro movimento della testa - Sei un uomo-lupo... e che vuol dire? - domandò, cercando di immaginarsi quali fossero le differenze tra licantropi e uomini-lupo.
La differenza stava forse nella quantità di peli?
- Vuol dire che sono un mostro capace di mutare la mia forma umana in una animale - gli spiegò cauto, mantenendo sempre un tono di voce dolce e pacato, impaurito da un'eventuale reazione eccessiva da parte sua.
Il ragazzo sembrava completamente calmo e tranquillo, con lo sguardo perso nell'osservare il viso del proprio orso-tattoo, mentre la sua mente sviluppava immagini alquanto... singolari.
Alberich, che per un secondo sembrò leggerlo dentro, si lasciò sfuggire un sorrisetto malizioso.
- Ti sei appena immaginato una mia versione pornografica, in questo momento? -
- Mi sono immaginato due nostre versioni pornografiche, in pieno stile BDSM. Con me nelle veci del padrone, tu del sottomesso, e con tanto di collare e frusta... -
Rimasero entrambi in silenzio.
- Siamo sicuri che la roba che mi stanno iniettando via flebo non rientri nelle sostanze poco lecite? -
- Direi più che è la tua mente ad essere poco lecita - ridacchiò il corvino, lanciandogli uno sguardo languido - Io ti rivelo di non essere un semplice essere umano, e tu inizi a farti delle fantasie erotiche su di noi? -
L'uomo si avvicinò al viso del castano e gli soffiò un - Mi piace -
Rob arrossì violentemente sulle gote, a causa del tono e della estrema vicinanza con il suo ragazzo, ma cercò di non darlo troppo a vedere.
- Sarà a causa della tensione sessuale repressa - scrollò le spalle.
Il sorriso sul volto del tatuatore si allargò ancora di più - Allora ammetti che c'è della tensione sessuale repressa tra di noi -
Anche sul volto del ragazzo apparve un ampio sorriso malizioso - È quello che ho detto - confermò - Sarebbe stupido a questo punto stare a negare la sua esistenza -
I due rimasero lì in quella posizione per altro tempo, in completo silenzio.
- È tutto così... assurdo - affermò Rob, rompendo il silenzio con un sussurro.
Una fitta alla testa gli fece serrare di scatto gli occhi, e lo costrinse a portarsi una mano alla fronte.
Era un dolore lancinante, che durò solo per pochi secondi.
Alberich scattò fulmineo, preoccupato per lo stato del ragazzo.
- Sto bene. Sto bene - si affrettò a tranquillizzarlo, portandogli una mano all'avambraccio - Solo troppe informazioni da registrare - cercò di metterla sul ridere, nel tentativo di tranquillizzare Alb.
Un risolino isterico sfuggì dalle labbra chiare del castano, e lì il Gamma comprese.
Robert si stava sforzando di apparire così calmo e tranquillo, quando in realtà aveva un vero e proprio tifone dentro.
Si stava sforzando di mostrarsi calmo, per non far star male lui; per non farlo soffrire.
Quella era una caratteristica del castano: sacrificarsi per non far soffrire le persone a lui care. Lo aveva sempre fatto, per tutta la sua breve vita.
Prima con sua madre, poi con sua sorella Arianne... ed ora anche con Alberich.
Robert poteva solo immaginare come si era sentito, e come si sentiva, il corvino; o almeno, non poteva ancora comprenderlo appieno al momento.
Poteva solo immaginare quanto gli fosse stato difficile rivelargli quel particolare sulla sua persona.
Perchè per Robert era questo, il suo essere non umano; un particolare, un qualcosa in più.
Alberich non era affatto cambiato. Era esattamente lo stesso, di un'ora, una settimana e un mese fa.
Era sempre lo stesso.
Lo stesso identico orso-tattoo arrogante, che gli aveva fatto l'occhiolino e il segno di chiamarlo, quel giorno al ristorante giapponese.
Lo stesso identico orso-tattoo arrogante, che aveva baciato d'istinto quella volta che lo aveva accompagnato a casa.
Lo stesso identico orso-tattoo arrogante, a cui aveva fatto una scenata di gelosia quando lo aveva visto fare colazione con Tom.
Lo stesso identico orso-tattoo arrogante, con cui era uscito e aveva baciato fuori dal Fairy Law.
Lo stesso identico orso-tattoo, con cui aveva dormito la sera stessa a casa sua, senza andare oltre a qualche bacio e toccatina fugace.
Lo stesso identico orso-tattoo, che aveva fatto conoscere a sua madre.
Lo stesso identico orso-tattoo, con cui aveva la folle paura di aprirsi e lasciarsi andare.
Lo stesso identico orso-tattoo che si era ritrovato ad amare, come mai nessuno prima di lui.
- Se non vorrai più vedermi lo posso comprendere, Robert -
Le parole di Alberich lo colpirono come uno schiaffo improvviso.
E quando poi gli lasciò la mano, per mettere una distanza tra di loro, il gelo che ne seguì fu terribile. Gli sembrava di non aver mai provato un freddo simile, prima di allora.
- Ti ho mentito, e non ti ho detto tantissime cose. Ho evitato numerosi discorsi, ma se l'ho fatto... è stato per la paura di perderti e di espormi troppo con te. Ci sono... così tante cose che non sai -
- E dimmele, allora - intervenne Rob, fermo - Ti sembrerà assurdo quello che ti starò per dire, ma posso comprendere come ti senti e come ti sei sentito. Lo so perchè l'ho sentito anch'io. Ho provato le stesse identiche sensazioni, e non solo con te - gli rivelò, iniziando a gesticolare animatamente.
- Ho provato la stessa identica sensazione quando conobbi Lyla e Beki in Università. L'ho provata con qualsiasi persona che ho conosciuto da quando ho quindici anni, e persino con la mia stessa famiglia prima - fece una piccola pausa - Sarò pazzo io, che vedo collegamenti astrali ed assurdi persino dove non ci sono, ma non riesco a non vedere delle similitudini tra la tua paura di rivelarmi la tua natura e di aprirti con me, e la mia paura di aprirmi con le persone e di essere semplicemente me stesso -
La sua paura di rivelare, i primi tempi, il suo orientamento sessuale.
Alla fine dei conti, Alberich e Robert non erano affatto diversi, e la lista delle cose in comune continuava ad allungarsi sempre di più.
- Alb, non siamo così diversi noi due - riprese a parlare, guardandolo dritto negli occhi - Non hai nemmeno idea della paura che avevo, e che ho tutt'ora con te. La mia vita è sempre stata un conseguirsi di eventi spiacevoli e giganteschi casini... e le cose belle che mi sono capitate si possono contare sulle dita di una mano. È assurdo come, più mi ripetevo di starti lontano e di non cedere, e pià mi avvicinavo a te, smontando pezzo per pezzo l'armatura che avevo costruito per difendermi -
- L'armatura del cavaliere Bluries non ha resistito al mio fascino -
Sui visi di entrambi nacquero dei piccoli sorrisi, specchio della complicità ormai nata tra di loro.
- Che orso-tattoo modesto - rise il castano, allargando il sorriso.
Gli occhi chiari dell'altro si illuminarono di una calda e chiara luce divertita - Come sempre -
Robert sorrise, intenerito.
- A me non importa della tua natura, Alb; a me interessa solo che tipo di persona sei, e di come ti comporti. La cosa che mi ha turbato maggiormente, in tutto quello che mi hai raccontato, è stato scoprire che hai ucciso quella creatura -  
- Ho dovuto farlo - lo fermò - Se non l'avessi fatto ti avrebbe potuto uccidere, e questo non lo avrei mai permesso -
- Lo posso comprendere - annuì con la testa Rob, lanciando un'occhiata alla gamba ferita coperta dal lenzuolo candido.
- Mi rimarrà la cicatrice secondo te? -
- Non lo so - rispose Alberich, cupo in volto - Molto probabilmente sì -
Il corvino trattenne a stento un ringhio.
Il solo pensiero di una cicatrice sul corpo di Robert, lo mandava ancora di più fuori di testa.
- Quindi... - iniziò il castano, alzando lo sguardo e congiungendo le mani - Sei un uomo-lupo. Figo -
- Già - si limitò a rispondere l'altro, con di nuovo un piccolo sorriso sulle labbra.
- C'è... altro che mi devi dire? -
Il tatuatore annuì.
- Molto di più di quello che immagineresti -


- Aspetta aspetta aspetta - lo bloccò rapido, ad occhi sgranati, causando l'ilarità del corvino - Penso di essermi perso qualche pezzo. Ricapitoliamo! - affermò, con una strana e buffa espressione in volto.
Alberich appoggiò il mento sul palmo della mano destra, con il gomito piegato sul materasso, assumendo un'espressione divertita ed intenerita al medesimo tempo.
In quell'istante, Robert gli sembrava un bambino incuriosito e meravigliato dalle parole del proprio ragazzo. Aveva persino un'evidente luce allegra che gli brillava negli occhi.
Sembrava non ricordarsi nemmeno del luogo dove si trovava, o di cosa fosse successo solo quella stessa mattina.
Era così... incredibilmente spensierato.
- Tu sei un uomo-lupo, e sei il Gamma del branco di tuo fratello - iniziò a ripetere, lentamente. Come per imprimere meglio quelle informazioni nella propria mente.
- -
- Che è in pratica una specie di guardia del corpo extra per l'Alpha, alias sempre tuo fratello -
- In maniera molto strizzata, ma è così - annuì il corvino.
- E sei mortale, a differenza degli altri mostri-lupo -
- Esattamente - confermò, ancora.
- Quindi niente roba stile romanzo fantasy, in cui c'è una storia tormentata perchè l'umano è mortale e la creatura sovrannaturale no? -
Alberich scosse la testa, ancora più divertito.
- Niente roba in stile romanzo fantasy, mi dispiace -
Robert annuì anche lui con la testa, ed aggrottò la fronte - Meglio. Le ho sempre trovate un botto noiose quel tipo di storie - gli rivelò.
Il corvino si lasciò sfuggire un risolino - Nella società dei mostri non c'è più questo tipo di problemi da secoli ormai; l'unico problema restano le gravidanze miste. Magari un giorno te ne parlerò meglio - disse, iniziando a giocherellare con le lunghe dita del ragazzo.
- Non riesco a non essere sorpreso dalla tua reazione, pulcino. Non hai sclerato, e hai ascoltato le mie parole con estrema calma e serenità... ed io che ero così spaventato da una tua possibile reazione negativa - confidò, estremamente sincero, con una rapida ombra cupa che gli attraversò gli occhi grigi.
- Dovresti averlo già capito che non sono come la maggior parte della gente qui fuori; non sono mai stato "comune" io -
Con una morsa ad attanagliargli lo stomaco, e il cuore che pompava prepotentemente nella sua gola, Rob valutò accuratamente se continuare o meno a parlare; se aprirsi ulteriormente, o meno.
Prese un bel respiro.
- Non avrei mai potuto avere una reazione sproporzionata con te, Alb. Certo, abbiamo avuto i nostri trascorsi, ed abbiamo litigato parecchio, ma... Tu, Alberich, non mi hai mai fatto del male. Non mi hai mai ferito, a differenza di altre persone prima di te -
La stretta si fece più dolorosa...
- Non avrei mai potuto rifiutarti, o avere una reazione esagerata perchè... -
ed opprimente, fino a togliergli il fiato...
- Perchè mi sono innamorato di te, e mi fido -
e alla fine, si sciolse.


ANGOLO DELLA MENTE MALATA:
Non avete idea della fatica che mi ha dato questo capitolo.
Non ne avete proprio idea.
La trascrizione poi... Lunga e tortuosa.
È da tanto che non aggiorno questa storia, lo so, ma è scontato dire che ho avuto problemi-cose da fare.
Ho potuto constatare, ancora una volta, che su Wattpad l'educazione (proprio la minima richiesta) non è molto benvista da alcuni utenti.
Dico solo una cosa: se dovete scrivermi messaggi o commenti in cui mi dite in maniera alquanto sgarbata che DEVO aggiornare, che non sto aggiornando o robe simili, ve lo dico proprio fuori dai denti, NON. FATELO. La mia sopportazione è davvero scesa a meno mille negli ultimi mesi.
So perfettamente da sola che devo aggiornare. LO SO. Non ho bisogno di gente che me lo deve ripetere più volte al giorno.
Se non aggiorno è perchè ho qualcosa che mi impedisce di farlo. Che siano problemi miei, poca voglia di scrivere o anche solo fissare il muro bianco completamente senza motivo.
Non devo dar conto a nessuno di voi, e non mi devo più scusare. Mi sono davvero stancata.
Io lo so, lo so, che ci sono personcine carine che non lo fanno con cattiveria e che aspettano con ansia un aggiornamento perchè "gli piace tantissimo la storia"... però certa anche di mettervi nei panni dell'altra persona.
Non sono un entità astratta che scrive. Sono una persona, che scrive. Per hobby.
Questo NON è il mio lavoro. NON vengo pagata per farlo.
Lo faccio perchè mi piace.
Però non mi piace per niente l'atteggiamento che hanno alcuni utenti di Wattpad. Su EFP ne ho avuti di problemi, ma a questi livelli mai.
E nessuno si metta a dire che "sono bambine" quello che lo fanno, perchè ho visto farlo anche da utenti quasi miei coetanei (e ho 19 anni, non 14).
Veramente ragazzi. Se dovete scrivere "aggiorna" o messaggi poco carini, NON FATELO. Fissate il muro piuttosto.
O mettetevi ad insegnare al pesce rosso della vicina il tip tap.
Con questa chiudo,
e vi saluto
-Harl

||Link dove potete trovarmi||

× Pagina Facebook ×
× Pagina Facebook RAIN ×
× Instagram ×
× Wattpad ×
× Twitter ×
× Tumblr ×







   
 
Leggi le 0 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Soprannaturale / Vai alla pagina dell'autore: HarleyHearts