Recensioni di shilyss

Queste sono le ultime cinque recensioni che l'utente ha lasciato nella sezione nell'ambito del programma recensioni.


Recensione alla storia Ombre dal passato - 28/05/19, ore 13:13
Capitolo 14: Tredici.
Carissima Amigdala, ^^

e come non potevo non commuovermi di fronte alla citazione di Stark, che avrei colto anche senza nota? Io credo che il passaggio introspettivo di Brendan sia plausibile e ben curato. La sua decisione di vivere a Los Angeles deriva da una fuga. In tutti questi anni ha tentato di dimenticare Alan e l’orfanotrofio, ma non c’è riuscito, tant’è che, pur potendo economicamente, non si è creato una famiglia sua ad eccezione di Natalie che, però, non è un interesse amoroso, ma una buona amica.

Brendan può continuare a fare l’esule volontario a Los Angeles o tornare dall’unica famiglia di cui ha bisogno e dall’amore di una vita ed è questo quello che vuole. Non capisco perché Kirkegard sia così ostico nei suoi confronti dopo quasi quindici anni – insomma, alla fine non aveva prove e non mi sembra questo mostro di empatia che si strugge per la morte di un piccolo orfano, anzi. O sa qualcos’altro o ha un motivo personale per perseguitare Brendan e questa potrebbe essere anche semplice antipatia. Incredibile cosa riesce a fare la gente (insomma, sono CURIOSA, maledettamente :P). La catarsi di Brendan giunge proprio dopo la persecuzione delle lettere e durante la commemorazione, quindi in un momento emotivamente difficile, ma allo stesso tempo fortemente risolutivo. Ecco perché ho apprezzato questa tua scelta che, lo ribadisco, è coerente e di cui dovresti andare fiera.

Vivere a Boston non significa solamente recuperare la propria famiglia e il posto nel mondo abbandonato, ma anche affrontare finalmente le conseguenze di una fuga antica. Sulla parte relativa al dramma di chi assiste alla morte di qualcuno che muore troppo giovane, non c’è molto da dire. La riflessione che fai è amara, ma reale (e la condivido per esperienza: capitò a un amico). Fa strano pensare che amici o parenti morti in adolescenza rimangano per sempre ragazzi mentre noi cresciamo e diventiamo adulti. Un po’ la stessa cosa che è capitata ad Alan e a Brendan. Lui rimarrà sempre un bambino, mentre Brendan diventerà un uomo.

Stilisticamente il capitolo è coinvolgente, ma questa riflessione in verità va bene anche per le altre opere e per gli altri capitoli. Hai creato una voce di Brendan che accompagna il lettore nel suo racconto e si tratta di una voce scorrevole e ben gestita, sempre, che suggerisce anche immagini visivamente molto potenti. Ieri ho letto che, inizialmente, il titolo doveva essere in inglese: trovo che “Ombre dal passato” sia più coerente e intrigante – anche perché, lo confesso, non amo particolarmente i titoli in inglese su un testo italiano. Ancora grazie per la bella lettura e a prestissimo,
Shilyss
Recensione alla storia Ombre dal passato - 14/05/19, ore 19:53
Capitolo 13: Dodici.
Carissima Amigdala!
In questo capitolo hai condotto delle introspezioni semplicemente bellissime. Non ho altre parole per descriverle. Il senso di colpa di Brendan è reso così bene che è quasi tangibile. Un male oscuro che lo attanaglia e gli impedisce di portare avanti il rapporto con Lizzie e con tutti gli altri personaggi. Restano ancora molti misteri da svelare, certo: che ci faceva il piccolo Alan nella caldaia e perché Brendan e compagnia cantante avevano notato del via via nei giorni antecedenti? Il terribile incidente del bambino è la spia di qualcosa di più grosso, ma sei stata brava a gestire l’aspetto “thriller” della vicenda lasciando una serie di indizi che poi si vanno a incastrare perfettamente capitolo dopo capitolo.

È stata una sorpresa ritrovare il poliziotto corrotto e crudele sul cammino del nostro Brendan. L’analisi del suo bisogno di trovare in fretta e presto un colpevole è perfettamente legato a quanto abbiamo visto del personaggio. C’è una nota di sadismo nel suo comportamento e per fortuna hai inserito almeno l’altro poliziotto nella scena, altrimenti per Brendan sarebbe stato un quarto d’ora ancora peggiore del previsto. La cosa che più mi è piaciuto di questo capitolo, però, è stata la scena di Miss Potter; l’hai descritta attraverso il punto di vista esterno di Brendan, ma era così viva e reale che l’ho rivista, ho sentito il suo dolore e quel muto grazie. E com’è stato bello vedere come Brendan abbia tentato di proteggerla dalle illazioni del poliziotto! Il loro rapporto è sempre dolcissimo e intenso, ma è bello vedere – anche alla luce della Miss Potter che ci hai mostrato nel futuro – l’evoluzione del personaggio e anche il destino dell’orfanotrofio che, come hai specificato negli scorsi capitoli, risentirà, com’è normale che sia, fortemente della morte del bambino.

Ovviamente la fine della relazione tra Lizzie e Brendan – non si sono ancora lasciati, ma qualcosa si è pesantemente incrinato e questo è evidente – mi ha un po’ spezzato il cuore, ma non poteva che essere così: Brendan ha bisogno di espiare il suo peccato proprio perché si sente “il capo” della sua combriccola di amici e il senso di colpa è una delle ombre del passato che lo avvolgono. Stai creando davvero un lavoro grandioso e bellissimo ^^ e scrivi molto, molto, molto, molto bene: non vedo l’ora di proseguire nella lettura e di continuare a immergermi in tutti i tuoi bellissimi mondi! Un bacio mia cara e buona serata! ♥
A presto,
Shilyss :*
Recensione alla storia Ombre dal passato - 16/04/19, ore 14:56
Capitolo 12: Undici.
Ciao Amigdala ♥♥

Ed eccoci finalmente al capitolo dove capiamo finalmente parte di ciò che è successo. Capisco l’ansia, ma ti assicuro che è bellissimo e che scivola come acqua. Dunque, un incidente. La vendetta un po’ gretta di un gruppo di adolescenti verso un bullo odioso tanto simile a quello di IT, che anziché ricadere sulla vittima disegnata e compiersi quasi fosse un disegno divino, causa la morte di un bambino estraneo alla faccenda, una piccola vittima delle circostanze che… che ci faceva là sotto? E come mai Brendan aveva con sé tutto quel denaro quando lasciò Boston? Credo che le caldaie non fossero semplicemente il luogo in cui Jason operava crudeltà di varia natura, ma fosse un ritrovo altro e che qualcuno abbia visto i nostri eroi e, probabilmente, abbia anche approfittato del loro genuino senso di colpa per farla franca (?). Il grande errore non era solo la vendetta che comunque avrebbe potuto essere fatale anche a Jason, quanto il silenzio che li ha accompagnati negli anni seguenti. Ecco perché il mistero della morte del bambino è rimasto tale e le “ombre del passato” tornano a perseguitarli, tutti. Se “c’ho azzeccato” non preoccuparti, però: sono curiosissima di capire che cavolo ci faceva ‘sto ragazzino nelle caldaie e aver (eventualmente) capito qualcosa (che comunque presumo e basta) non vuol dire che non sia in fibrillazione per capire esattamente come. Ma magari ho cannato tutto, boh! XD

Credo che questo sia l’unico capitolo, con l’eccezione del prologo, forse, interamente ambientato nel 2003. Ritengo questa scelta stilistica assolutamente vincente perché c’era proprio bisogno di un’analisi così puntuta, te l’assicuro e spezzare col presente il racconto avrebbe tolto molto a uno dei capitoli più belli. In particolare, mi complimento per la scena del market, oltre che per quella dell’incidente, dotata di tutto il pathos necessaria. Ecco, il market che scatena la rabbia di Brendan nei confronti di Jason definitiva e totale e che è la goccia che fa traboccare il classico vaso, vede la presenza di un personaggio che individui con nome e cognome (Kirkegard) che hai descritto con pochissime frasi, ma che spicca all’interno del capitolo. E secondo me saper gestire i personaggi secondari bene e non farli sembrare piatti, ma collocandoli, anzi, in un contesto preciso è segno di grande abilità. Ho adorato anche il cercarsi perenne di Brendan e Lizzie tra la folla: adoro questa coppia e come la stai rendendo ♥♥!

Un caro abbraccio e a presto! Continua e così e non farmi aspettare troppo il prossimo capitolo :* (scherzo, mettici il tempo che ti serve ^^)
Shilyss
Recensione alla storia Mille passi - 02/04/19, ore 23:42
Capitolo 1: Mille passi
Pacchetto e bonus: 9/10
Questa storia rispecchia totalmente l’uso del pacchetto assegnato in una maniera precisa e puntualissima. Ogni elemento combacia perfettamente l’uno dentro l’altro e i vari pezzi sono assolutamente preponderanti. È presente la fobia degli specchi, anzi, dell’immagine riflessa, c’è il doppelganger; la poesia di Pavese (una delle mie preferite di sempre, peraltro) è perfettamente integrata nel testo (+5), così come l’arma (+1) e la situazione scegliere tra bene e male (+2). Nella mail non mi hai indicato (non ti sei resa conto?) di aver utilizzato non 1 bonus, ma 2. Ho considerato il biglietto come bonus lettera, dato che l’elemento era fuso con la lettera ed era preponderante (assegnato alla voce GRADIMENTO PERSONALE).

Grammatica e stile: 8,9/10 (4,4 grammatica/4,5 stile)
Il tuo stile è appropriato, maturo, lineare e scorrevole. C’è qualche imprecisione ortografica e alcune ripetizioni, molte delle quali non ti ho segnato come errori perché fanno di una scelta stilistica volta a suggerire i pensieri martellanti del flusso di coscienza di Gus. Nel testo ci sono pochi sinonimi, ma anche in questo caso voglio pensare che si tratti di una deliberata scelta per entrare ancora di più nella mente ridondante di uno psicopatico. Lo stile martellante è davvero molto utile a suggerire gli stati d’animo del protagonista, così come la scelta voluta di utilizzare la minuscola nel flusso di coscienza.
la scrivania. Nel cassetto della scrivania [ripetizione]
Non alza lo sguardo, ma sempre con la coda dell’occhio intravede uno sguardo di un blu intenso [ripetizione]
paura per gli specchi [paura degli]
ed era andata a bussare al portone di Gus. [porta, il portone è quello d’ingresso dello stabile].

IC/Personaggi: 9/10
Gus/Andrea:
Se dovessi basare questo punto solo su Gus, il punteggio sarebbe un 10 tondo perché del protagonista hai curato davvero ogni dettaglio e sei entrata nella sua testa in maniera, lasciatelo dire, semplicemente perfetta. Mi ha convinto ed era terribilmente realistico tutto il suo ragionamento con Andrea (qui non aggiungo di più per non spoilerare ^^) e anche l’approcciarsi con se stesso e le sue manie e, non ultimo, con Mrs. Lowe. È un personaggio originale perfettamente gestito e raccontato in ogni suo vezzo, quindi tanto di cappello, brava! ♥

Mrs. Lowe:
L’interesse amoroso di Gus si presenta come la sensuale vicina dalla vita perfetta. Nonostante la vediamo solamente attraverso gli occhi di Gus e di Banquo è un personaggio che spicca e buca la pagina. Poche descrizioni fisiche e penso due sole battute la definiscono come personaggio. Anche qui, nulla da dire. È praticamente perfetta e mi è piaciuta tantissimo.

Banquo:
In lui ho rivisto moltissimo il Morgan Freeman di un thriller bellissimo, Seven. Stanco, ormai anziano, il detective deve indagare su un ultimo caso prima di andare in pensione e, di fronte alla risoluzione del mistero (ma di questo parleremo più avanti), con un misto di pietà addosso, si appresta a risolvere il “mistero”. Come personaggio mi ha convinta e poi il nome è stata una scelta di gusto semplicemente perfetta.

Titus:
La figura del giornalista è il motivo per cui non ti ho assegnato il massimo dei punti. Il legame di amicizia con Banquo è molto bello, ma avresti potuto scegliere una figura differente da un rappresentante della stampa, come un membro della scientifica o un collega più giovane. Il “delitto” si è appena consumato e, di norma, la polizia cerca di tenere lontana la stampa dalla scena del crimine. Scena che ancora è fresca e non è stata ripulita del tutto (Mr. Lowe non ha potuto nemmeno raccogliere la teiera frantumata, ha ancora in mano una delle prove che andranno archiviate). Svolge perfettamente la sua funzione di aiutante, ma un dettaglio che lo collocasse meno di straforo sulla scena del crimine (Banquo che fa delle domande alla testimone oculare con lui davanti non è credibile) lo avrebbe contestualizzato meglio. Comunque, ottimo lavoro davvero ^^!

Introspezione: 9,7/10
La presenza del disturbo ossessivo-compulsivo, l’asocialità, la fobia del proprio riflesso, il pensiero di essere qualcun altro e l’uso di un punto di vista interno senza essere per questo disturbante, l’uso della pagina e della punteggiatura come strumento stesso del racconto mi hanno consentito di calarmi veramente nella testa di Gus. La sua introspezione ti è riuscita molto bene e approvo anche la motivazione finale che viene sciolta da Banquo e da Titus (complimenti per gli omaggi ♥, ho gongolato incredibilmente trovandoli). Sei entrata bene nella testa di Gus lasciando inalterato il cliffhanger finale. Avresti potuto scegliere una soluzione alla “Fight Club” che, in questo contesto, sarebbe apparsa un filo scontata, invece hai scelto di concederci un flusso di coscienza incredibilmente verosimile. L’esigenza che tutto sia pulito e sotto controllo fa da contraltare all’Intoccabile Specchio (qualunque esso sia, del bagno o riflesso nel cucchiaio) che, al contrario di tutto il resto, è coperto da un copricuscino logoro e gualcito. Il motivo per cui Gus fa quello che fa è palese: l’amore disturbante verso Mrs. Lowe e l’odio verso Andrea e le sue possibilità, ma questa risulta quasi una banalizzazione. Ho voluto vedere nel riproporre il copricuscino un legame mai interrotto con la madre (alla Psycho) che svia un po’ dal disturbo compulsivo cui è affetto il protagonista e che ho molto apprezzato. Sebbene tu non lo abbia fatto dire al personaggio, ma lasciato spiegare a Banquo, è palese e credibile che Gus faccia quello che fa soprattutto se lo facciamo combaciare con la poesia che è utilizzata, come ti ho detto sopra, non tanto per, ma in maniera davvero egregia. Lo scioglimento con la risoluzione del mistero finale, sebbene affidata come nella migliore delle tradizioni a terzi non perde affatto la sua intensità. Complimenti vivissimi ♥

Gradimento personale: 4,4/5
La storia per tutte le ragioni sopra indicate mi è piaciuta davvero tantissimo, ma c’è un elemento che ho trovato dissonante e che non mi permette di assegnarti il massimo. È un’incoerenza nella trama, nella sua parte finale. Tu parli del caso dello specchio come di un irrisolvibile mistero, ma a me non appare come tale. È un suicidio con una testimone oculare. Gus spara dei colpi allo specchio e si suicida con uno in testa di fronte a un’agghiacciata Mrs. Lowe, scampata per sua fortuna (non lo saprà mai e questo è un dettaglio molto bello), alla furia omicida di Andrea/Gus. Altra cosa: la scena del crimine è ancora piena delle prove che andranno archiviate (la teiera e il messaggio/poesia) quindi la scientifica non ha ancora fatto i rilevamenti del caso e portato tutto in Centrale e la stampa ha già ribattezzato come irrisolvibile quello che è, a conti i fatti, un suicidio. Capisco il desiderio di creare un mistero e un’atmosfera soffusa, ma queste lievi incoerenze, sebbene non particolarmente gravi, rendono zoppicante un impianto altrimenti ben costruito. L’altro elemento un po' dissonante è il fatto che il poliziotto metta a parte la stampa di dubbi e simili ancor prima di essersi fatto un’idea (sempre perché le prove sono ancora a casa di Mrs Lowe, questo eccesso di fiducia mi appare eccessivo). Il voto assegnato è comunque un ottimo punteggio, dal mio modesto punto di vista, quindi… Bravissima comunque e attenta ai dettagli!
Punteggio: 41
Recensione alla storia Ombre dal passato - 26/03/19, ore 00:19
Capitolo 11: Dieci.
Carissima Amigdala! <3

Sono davvero felicissima di aver trovato questo tuo aggiornamento fresco fresco! In questo capitolo succedono una marea di cose, ma proprio tantissime ed è per questo che forse a te, che hai tutta la storia in testa, risulta un guazzabuglio di idee e suggestioni. A me non ha dato quest’impressione perché è un capitolo che fa il punto della situazione chiudendo, se vogliamo, un primo arco narrativo. Ci riempie di informazioni e ci traghetta verso una nuova fase, presumo, e questo è utile e importantissimo in un thriller che si rispetti, per me. Durante tutta la storia, per esempio, mi hai convinta che il legame tra miss Potter e Brendan fosse un po’ esclusivo (merito anche del punto di vista privilegiato, ovviamente): vedere il ragazzo così geloso e creare questa scena molto intima, ma non necessariamente ambigua, tra Daniel e Justine è stato particolare. Potrebbero essere due amanti?

Personalmente, non credo: ritengo di più che si tratti di una vicinanza consolatoria, dovuta probabilmente a una malattia che uno dei due (o entrambi, perché no), hanno. L’intera scena ha una duplice valenza: da un lato, Daniel considera miss Potter come una madre putativa e ne è geloso come un figlio rispetto a un fratello. Dall’altro, miss Potter è sempre stata una figura leggermente conturbante per quell’adolescente che era Brendan e tale è rimasta; una sorta di professoressa di cui invaghirsi, da sognare mentre si scoprono pulsioni e desideri, con cui non c’è mai stato nulla, ma che risulta quasi una Madonna. Quale che sia l’interpretazione che scegliamo o che Brendan sceglie di dare, la certezza provata è che miss Justine è intoccabile. Ma questo è un mistero che svelerai a suo tempo. Il resto del capitolo è un coacervo di informazioni interessanti. C’è Lizzie che raccoglie le prove, una ship che viene accennata tra Emily e RJ nonostante lei sia molto giovane, c’è Jason che spunta nell’ultima riga (quante maledizioni mi hai fatto tirare!) e poi, ovviamente, c’è lei: la rivelazione che Natalie è omosessuale.

Avevo capito che non era esattamente la fidanzata di Brendan perché alla fine la manda assieme alla sorella a casa dell’amico e si adegua con troppa facilità a non dormirci insieme (una coppia condivide sempre il letto, anche se l’idea di dover lasciare Emily sul divano mi aveva fuorviata), ma devo confessarti che gli altri indizi non li avevo collegati, o comunque non gli avevo dato la necessaria importanza, quindi sono rimasta un po’ come la nostra Lizzie.

Trovo comunque che si sia trattato di un ottimo colpo di scena, che mantiene una sua coerenza con la trama e che rende più dinamico anche il passato di Brendan. I suoi momenti introspettivi, come quelli in cui riflette sulla facilità con cui ha lasciato andare ogni cosa avesse a Los Angeles, sono sempre apprezzatissimi perché con la loro ricchezza riescono a disegnare un personaggio la cui colpa si fa sempre più netta: per come stanno le cose adesso, sembra che il piccolo Alan sia morto per una dimenticanza/errore di Brendan e degli altri. Il loro senso di colpa è grandissimo; è un peso che grava sul cuore. Data l’età in cui è successo ciò che è successo, è probabile che anche solo omettere un dettaglio o mentire per qualsivoglia ragione abbia portato i nostri a sviluppare questo senso di colpevolezza che li affligge. Dal punto di vista stilistico, gestisci molto bene periodi anche lunghissimi: le tue frasi hanno moltissime subordinate, ma non mi ci sono mai persa, anzi: trovo sempre il tuo stile particolarmente ricco e seguo la lettura del capitolo sempre con entusiasmo (per la trama) e soddisfazione (per la correttezza). E poi è bello “sugoso.” A me i lavori introspettivi piacciono tanto, quindi…

Un caro saluto, tesoro! Bravissima, mi stai facendo fare mille teorie su questa storia (tutte rigorosamente sbagliate, of course!) Un bacio e buonanotte,
Shilyss