Recensioni di jawaad93

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Recensione alla storia Just let me know - 02/10/15, ore 12:49
Capitolo 2: Seconda parte: Di nuovo nel mondo
PRIMA DI TUTTO PERDONA IL RITARDO, MA SONO STATI DEI GIORNI DAVVERO IMPEGNATIVI .-.
ORA FINALMENTE POSSO BESTEMMIARE, PER BENE, QUESTA STORIA DEL MALE.


Stava toccando Liam ma non se ne accorse perché lo sentì irrigidirsi, ma perché Louis si era voltato per chiedergli qualcosa zittendosi dopo aver osservato il suo braccio; fu in quel momento che Zayn sentì il calore della pelle di Liam contro la sua, nemmeno un piccolo spazio a dividerle, e la consapevolezza che era la prima volta che avevano un contatto fisico da quando si era svegliato lo colpì profondamente.
Reagì immediatamente cercando di allontanarsi, ma il cuore si bloccò nel petto quando vide Liam scuotere il capo senza guardarlo negli occhi e irrigidendo la mascella. Si immobilizzò all’istante perché era ovvio il conflitto di Liam che silenziosamente gli stava dicendo di non preoccuparsi, ma che allo stesso tempo non voleva toccarlo. Lo capiva dal modo in cui stava digrignando i denti e perché non lo aveva guardato nemmeno di sfuggita.
Non sapeva proprio come sentirsi a riguardo. La pelle di Liam contro la sua era dannatamente bollente, e ricordava quel calore perché Liam era sempre caldo, mentre lui era sempre freddo – in più, ricordava che il castano era solito commentare quella differenza con una risata e prendendo la sua mano per tirarlo contro di lui.
Soffrì quando si rese conto che il modo in cui si stavano toccando in quel momento non era lo stesso, e stava nuovamente per tirarsi indietro nonostante Liam gli avesse chiesto tacitamente di non farlo, quando il rumore dell’ascensore arrivato a destinazione lo precedette.
Le porte si aprirono e Liam si allontanò dal muro, oltrepassando i ragazzi e Paul per uscire dall’abitacolo /nessuno si era accorto di ciò che era successo/. Zayn represse un gemito di frustrazione e si preparò a seguire Liam, ma la mano di Louis lo afferrò dal bicipite.
‹‹No, amico – gli disse dolcemente – Liam e Harry sono sullo stesso piano con Paul. Io e te abbiamo la camera al piano di sopra insieme a Nialler››
Il moro arrossì, l’imbarazzo si era impossessato del suo corpo non appena Harry e Paul uscirono dall’ascensore. Niall lo stava guardando con gli occhi pieni di dispiacere, mentre i suoi erano incollati alla schiena di Liam che non si mosse e rimase rigida finché il riccio non gli fu accanto.
‹‹Giusto – scrollò le spalle, la voce rauca – E’ ovvio››
Liam si voltò al suono della sua voce, e l’espressione che aveva in quel momento provocò un mancamento a Zayn che respirò affannosamente in cerca d’aria; era completamente devastato e i suoi occhi marroni esprimevano senso di colpa, e non ascoltò neppure ciò che Harry gli sussurrò all’orecchio.
Il suo sguardo rimase incollato a quello di Zayn finché le porte non li obbligarono a separarsi.
Aveva resistito fino a quel momento, ma non appena il mezzo ripartì si lasciò andare. Le lacrime scesero velocemente sulle sue guance, ma non emise alcun suono. Era sempre stato il tipo di persona che piangeva in silenzio, e anche in quel momento non perse il controllo.
Era una cosa stupida piangere per i due momenti insignificanti che aveva appena vissuto, ma non riusciva proprio a non provare dolore. Aveva dimenticato che non toccava più Liam, che non condividevano più la stanza, che non stavano più insieme.
Come aveva fatto a sopravvivere per due anni? Era sempre istintivo e spontaneo con Liam, e l’urgenza di toccarlo non sarebbe mai scomparsa, quindi come aveva resistito tutto quel tempo? Era fuori dall’ospedale solo da un’ora ma aveva già rovinato tutto per ben due volte. Come avrebbe fatto a gestire il suo autocontrollo?
Il braccio di Louis gli avvolse la vita e con la mano gli lasciò delle carezze sulla schiena, e accettò di buon grado quei gesti di conforto perché si sentiva patetico e solo. Anche se tratteneva quella reazione già dalla prima volta che aveva litigato con Liam il giorno prima, quindi era piuttosto ovvio che sarebbe esploso.
‹‹Lo aiuto io›› disse Louis non appena le porte si aprirono, e Zayn notò il cenno d’assenso di Niall nonostante la vista offuscata. Non se la prese con lui quando non li seguì perché sapeva quanto il suo amico soffrisse vedendo qualcun altro piangere.
‹‹Forza, Zayn. Penso che abbiamo bisogno di fare un discorso cuore a cuore io e te›› lo canzonò Louis per farlo sentire meglio, sostenendolo mentre camminarono lungo il corridoio.
Zayn sbuffò nonostante le lacrime ancora presenti sul suo volto ‹‹Non hai un cuore, Tomlinson››
Il castano ridacchiò e gli fece un occhiolino ‹‹Lo dici solo perché hai sempre avuto una cotta per me e io non l’ho mai ricambiata››
Scoppiò a ridere e si strinse maggiormente contro l’amico. Dentro era distrutto e, anche se non aveva mai sofferto la solitudine e a volte stare per conto suo era una necessità, quella sera aveva bisogno di qualcuno accanto a lui.

E' TUTTO TROPPO DOLOROSO PER IL MIO POVERO CUORE, ZIAM MANNAGGIA EVA MI UCCIDETE...LIAM NON FARE COSI :(((((

Quando Zayn aveva cominciato a lasciare baci fugaci su tutto l’addome di Liam, la sua intenzione era quella di far svegliare il suo ragazzo con un pompino, ma non aveva potuto realizzare il suo piano.
La colpa era di Liam perché si era svegliato sobbalzando, facendo scivolare la lingua di Zayn sul suo bassoventre – non che al moro dispiacesse, anzi.
‹‹Piccolo›› sussultò Liam, stringendogli i capelli spettinati.
Portò il suo viso ancora più in basso, e Zayn ne approfittò lasciandogli una lunga lappata tra le natiche, inumidendo la sua entrata.
Era stato ripagato con un gemito entusiasta del suo ragazzo che si spinse contro la sua lingua, non curandosi della posizione scomoda che aveva assunto con i fianchi alzati e le gambe sulle sue spalle.
Erano ancora in tour, e la sera prima Zayn aveva cavalcato Liam per ore in quella stanza d’albergo scaricando in quel modo l’adrenalina post concerto, e non avrebbe mai creduto che avrebbe dato vita ad un nuovo round di sesso quella mattina, almeno finché il suo ragazzo non aveva iniziato a spingersi contro la sua lingua facendolo eccitare.
‹‹Zayn, ti prego›› balbettò Liam, afferrando con le mani la testiera del letto, tendendo i muscoli delle braccia stringendo le sbarre di ferro con forza.
Zayn non poté evitare di guardarlo mentre lo penetrava lentamente con la lingua, aumentando il ritmo quando si scontrò con due occhi scurissimi e pieni di desiderio.
‹‹Cazzo››
Zayn si scaldò perché Liam era dannatamente eccitante a letto, e, anche se facevano sesso solo da poco più di un mese, poteva giurare che era il migliore della sua vita e non avrebbe cambiato nulla.
Leccò un altro lembo della sua pelle e vide l’erezione di Liam contrarsi contro i suoi addominali tesi, e quando soffiò sulla parte ormai umida lo sentì gemere.
Non scopava Liam da un bel po’ di tempo, e farlo in una mattinata casuale, in una casuale stanza d’albergo, in una città casuale gli sembrava il modo perfetto per rimediare.
‹‹Voglio scoparti – mormorò tra una leccata e l’altra – Li, ti prego. Ho bisogno di farlo››
‹‹La tua bocca – ansimò Liam mentre Zayn spinse più profondamente dentro di lui – La tua fottuta bocca, Zayn, per favore…››
‹‹Porca troia!››
Quell’esclamazione fece sobbalzare Liam, e Zayn saltò, sostenendosi con i gomiti sul materasso e guardando dietro la sua spalla perché aveva riconosciuto quella voce.
Louis era sulla soglia della porta con la bocca e gli occhi spalancati, e Harry era accanto a lui con la stessa espressione. Sapeva che lo spazio tra loro due era occupato da Niall che, sicuramente, era scappato via.
Liam cominciò a tossire con il viso completamente rosso, e prese le lenzuola stropicciate per coprirsi l’erezione.
L’atmosfera che si era creata venne spazzata via da quell’imprevisto, e Zayn guardò tristemente alla parte ormai coperta di Liam.
‹‹Louis!›› esclamò irritato.
‹‹Dannazione, no Malik – rispose seccamente Louis, guardando il viso del moro che aveva la testa ancora posizionata tra le cosce aperte di Liam – Non hai il diritto di usare il tono di una mamma arrabbiata dopo che ti ho beccato mentre facevi del rimming sul nostro compagno di band!››
Harry scoppiò a ridere e si coprì la bocca con una mano, mentre i suoi occhi verdi si riempirono di scuse silenziose.
Zayn sospirò e appoggiò la fronte contro la coscia di Liam, perdendo tutta la felicità che del buon sesso gli avrebbe sicuramente portato. Non era quello il modo in cui avrebbe voluto che i ragazzi sapessero di loro due.
‹‹Non ho la voce di una mamma›› mormorò contro la pelle del suo ragazzo che cominciò ad accarezzargli i capelli.
‹‹Hai ragione, scusa. Probabilmente avrei dovuto dire che hai la voce impastata perché stavi per fare sesso – replicò pungente Louis – Sai cosa stai dicendo? Porca miseria, Zayn, cosa…››
‹‹Ci frequentiamo da un po’›› intervenne Liam.
Zayn lo guardò con un sopracciglio alzato. Non avevano di certo pianificato di dirlo così ai loro amici, ma si morse il labbro per non sorridere al rossore ancora evidente sul viso dell’altro. 
Liam dovette capirlo perché gli riservò un’occhiata infastidita ma divertita allo stesso tempo.
‹‹Vi state frequentando?›› ripeté Louis con voce stridula.
‹‹E facciamo sesso›› aggiunse Zayn, premendo un bacio contro l’interno coscia di Liam quando il ragazzo si imbarazzò ancora di più.
‹‹Ovviamente››
‹‹Congratulazioni›› canticchiò Harry con la sua solita voce roca.
Liam sembrò incapace di formulare una risposta, Zayn, invece, roteò gli occhi e guardò i suoi amici con un sopracciglio inarcato.
Era consapevole del fatto che indossasse solo i boxer mentre Liam era completamente (e meravigliosamente) nudo con l’erezione ancora pronunciata sotto le lenzuola. Poteva ancora sentire il suo sapore sulla lingua, perciò si leccò lentamente le labbra, intrappolando gli occhi castani dell’altro che rilasciò un sospiro, serrando subito dopo le labbra. Zayn gli sorrise in modo provocatorio.
‹‹Grazie. Se non vi dispiace, però, adesso potete andare. Eravamo nel bel mezzo di una questione importante››
‹‹No, oddio – esclamò Louis con un luccichio strano negli occhi – Non pensavo che Liam fosse il passivo. Pensavo che adorasse dominare. Anche se il modo in cui gemeva…››
‹‹Louis!››
‹‹Solo perché è più grande fisicamente›› sbuffò Harry, aggrottando la fronte come se fosse una questione che dovevano discutere tutti loro.
‹‹So che sei esperto di queste cose, Louis – li interruppe Zayn – Non mi avevi detto qualcosa riguardo il ragazzo muscoloso che veniva sottomesso in quel film?››
Louis squittì a disagio, e arrossì, dando vita al sorriso vittorioso del moro.
Harry era evidentemente interessato e lo mostrò guardando Louis.
‹‹Giuro che, Malik…››
Si lamentò nascondendo il viso contro la coscia di Liam, sfiorando di proposito la sua erezione per sentire il suo sussulto sempre molto rumoroso e reattivo.
‹‹Andate via – borbottò senza degnarli più di uno sguardo – Oppure giuro che tornerò a fare quello che stavo facendo anche se siete nella stanza››
‹‹Zayn›› pronunciò Liam senza fiato, cercando di liberarsi.
Il moro non glielo permise premendo le labbra contro la sua pelle per poi morderla abbastanza forte da lasciarsi un segno violaceo che sarebbe rimasto per alcuni giorni.
Liam gemette, incapace di trattenersi, in un modo profondo ed eccitante che provocò anche il sibilo di Zayn.
‹‹Questo è eccitante›› commentò Harry.
‹‹Haz, no›› grugnì Louis.
Zayn uscì la lingua per tracciare i segni lasciati dai denti, e quasi si sentì in colpa per Liam quando lo sentì ansimare rumorosamente e con il respiro accelerato.
‹‹Fanculo, Malik! – esclamò Louis – Va bene, hai vinto. Stiamo andando via! Ma non pensare minimamente di essertela scampata così. Organizzerò una riunione della band e ci sarà anche Paul perché probabilmente il povero Nialler è rimasto sconvolto da ciò che ha visto››
Zayn lo ignorò, baciando lievemente Liam scendendo sempre di più fino ad arrivare molto vicino al suo obiettivo. Aspettò finché non sentì il rumore della porta che venne chiusa, poi scostò le coperte lanciandole e non dando nemmeno il tempo al suo ragazzo di prepararsi prima di ritornare a spingere la lingua dentro di lui, ansimando contro quella pelle sensibile.
Liam respirò a fatica ‹‹Dio, Zayn, dovremmo…››
Zayn scosse il capo, rifiutandosi di rimuovere la lingua dalla pelle di Liam ‹‹Voglio ancora scoparti››
Il ragazzo sospirò come se avesse rinunciato a combattere, e Zayn fece trasformare quel sospiro in un gemito che arrivò dritto alla sua eccitazione.
Non era il modo in cui avrebbero voluto dirlo ai loro amici, ma in quel momento non se ne curò più di tanto.

 
 QUESTA E' STATAT LA MIA SCENA PREFERITA IN ASSOLUTO, PER DIO. ZAYN COSI SFACCIATO POI, CAZZO BEATO LIAM STO GIRO. TU SEI UNA STRONZA COMUNQUE!!!

‹‹Eri felice con Perrie, a volte. Ma non eravate… la coppia non era reale. E lei lo sapeva bene, ecco perché poi ti ha scaricato››
‹‹Lei era una distrazione››
Louis annuì ‹‹Sì, perché dopo la rottura con Liam eri un rottame vivente, amico. Sei stato malissimo per giorni e giorni, e in più non volevi parlarne con nessuno. Ti sei tenuto tutto dentro, e anche se non siamo abituati a parlare di sentimenti io e te, è stato difficilissimo vederti in quelle condizioni››
Louis ormai non lo guardava più, e Zayn non ne fu sorpreso perché aveva ragione quando diceva che i loro discorsi non erano mai così emotivi.
‹‹Non l’ho mai amata››
‹‹No, non l’hai mai amata››
‹‹Quindi, la nostra relazione era come quella che hai tu con Eleanor?››
Trasalì dopo essersi reso conto di ciò che aveva detto, perché Eleanor e Louis erano un argomento di cui non parlava mai nessuno di loro. Lo aveva tirato fuori solo perché, come sempre, stava cercando di deviare il discorso.
‹‹Lou››
Come risposta ricevette un grugnito ‹‹Dimenticalo››
‹‹No, Louis…››
Si bloccò quando l’amico lo guardò e poté notare che le sue occhiaie naturali erano ancora più pronunciate del solito, come se fosse dannatamente stanco ed evidentemente lo era davvero. Era esausto, e Zayn lo aveva realizzato in quel momento. Se fosse stato un amico migliore, una persona migliore, se ne sarebbe accorto prima e lo avrebbe costretto a parlargli della sua situazione con Harry per cercare di consolarlo.
(Era convinto che tra lui e Harry ci fosse qualcosa, seppure indefinibile perché entrambi si rifiutavano di definire il loro rapporto. Era doloroso vedere Harry così innamorato di Louis mentre Louis nascondeva la sua vera natura stando con Eleanor. Zayn poteva giurare che si amassero, che si amassero davvero. La cosa preoccupante era l’intensità di ciò che c’era fra loro perché avrebbe potuto trasformarsi in una relazione fantastica o in una relazione terribile, non era possibile avere una via di mezzo. Sapeva che quando Louis pensava a tutto ciò era spaventato, terrorizzato dal vero significato del suo rapporto con Harry).
In quel momento, però, non se la sentì di spingere il castano a parlare di Harry.
‹‹In realtà, noi abbiamo parlato di questo – ammise Louis, dopo un breve momento di silenzio – Intendo, abbiamo già parlato di Liam e Harry. E anche di Eleanor e Perrie. Era questo il motivo principale per cui la sera dell’incidente eravamo in macchina. Eravamo appena usciti per raggiungere qualche posto dove avremmo potuto parlare. Mi avevi finalmente detto il motivo per cui tu e Liam avete rinunciato l’uno all’altro››
Zayn sussultò ‹‹Puoi dirmelo. Se non lo ricorderò mai, puoi dirmelo tu››
Louis scosse il capo perché aveva capito che non era il momento giusto per lui di affrontare la realtà.
‹‹No, amico. Lo ricorderai da solo, ne sono sicuro››
Posò una mano sul ginocchio di Zayn, alzandosi e rendendogli chiaro il fatto che non avesse più niente da dirgli. Uscì da lì, mentre il moro rimase seduto sul pavimento ancora per qualche minuto.
Zayn avrebbe dovuto sentire dentro di sé il desiderio bruciante di recuperare la memoria, soprattutto perché Louis si era mostrato così fiducioso e così sicuro.
Eppure non fu così, anzi, improvvisamente, era terrorizzato dal fatto che avesse già ricominciato a ricordare.
 
 PURE I LARRY CON UNA STORIA TRISTE, IO ODIO TUTTOOOOOOOO.
SPERO PER L'AUTRICE CHE FINISCA BENE ALTRIMENTI LA UCCIDO, SEMPLICE.


‹‹Ottima risposta, Zayn›› lo canzonò, facendolo irrigidire a causa del trono sprezzante che aveva usato nei suoi confronti.
Assottigliò lo sguardo, sentendo l’orgoglio crescere e non riuscendo a sopportare quell’atteggiamento saccente ‹‹Prego?››
‹‹Ragazzi›› provò a intervenire Niall.
‹‹Non posso credere che tu abbia avuto il coraggio di sussurrare una cosa del genere – Liam sovrastò il biondo, ma sempre con tono abbastanza pacato – Bel modo di rifiutare di ammettere di essere fidanzato ufficialmente››
La rabbia del moro si dissipò in un secondo ‹‹Cosa?››
‹‹Le hai chiesto di sposarti – continuò Liam, l’espressione sempre più disgustata – Lo hai dimenticato o cosa? Pensavo che la amassi››
‹‹Io… ci siamo lasciati››
Tutti si immobilizzarono, e Zayn si guardò intorno incerto perché pensava che lo sapessero. Avrebbero dovuto saperlo perché Perrie lo aveva detto a Harry, e sia Louis che Niall ne avevano parlato con lui. Guardando Louis, però, notò del senso di colpa nei suoi occhi e capì che nessuno lo aveva detto a Liam.
‹‹Cosa?››
Rispostò l’attenzione proprio su Liam e trasalì quando guardò il suo viso che cambiava espressione ogni secondo. Era ovvio che non avesse la minima idea di cosa stesse parlando, e che nessuno gli avesse detto che tra lui e Perrie era finita.
Non aveva voglia di dirglielo in quel momento, però non aveva altra scelta.
‹‹Io e Perrie – cominciò lentamente, mantenendo il contatto visivo – abbiamo rotto. Lei ha ritirato il fidanzamento. Non siamo più insieme››
Il silenzio di Liam era assordante.
‹‹Ma… è venuta in ospedale›› mormorò dopo vari minuti.
‹‹Qualcuno l’ha chiamata – scrollò le spalle – Il management…››
‹‹Non state più insieme – I suoi occhi erano spalancati, ed era straziante la sua confusione – Da quando?››
Sussultò, sentendosi improvvisamente colpevole ‹‹Lei ha detto da un po’ di tempo››
‹‹Zayn!››
‹‹Un mese – sospirò, abbassando la testa – Mi ha lasciato un mese fa››
‹‹Liam…›› provò Louis, andando verso di lui con una mano tesa.
Liam lo guardò con occhi accusatori ‹‹Lo sapevi? – domandò con tono isterico – Lo sapevate tutti?››
‹‹Non l’ho detto a nessuno quando è successo – intervenne Zayn, non volendo assolutamente che Liam se la prendesse con gli altri – Apparentemente, l’ho tenuto per me››
Lo guardò con le spalle tese e il petto che si alzava e abbassava velocemente a causa del respiro accelerato, e Zayn capì di avergli tolto il terreno sotto i piedi, di aver toccato un tasto che lo aveva mandato completamente in confusione.
Non capiva perché fosse così scioccante come cosa, eppure non poteva evitare di sentirsi in colpa per aver mantenuto quel segreto con tutti loro.
‹‹Questo è… Non ce la faccio›› Liam si interruppe subito, girando i tacchi e uscendo dalla stanza, lasciando un silenzio sbalordito dietro di sé.
‹‹Io non…›› biascicò il moro, facendo un esitante passo avanti. Non aveva mai visto Liam perso in quel modo, e capiva che era tutto strano e che tra di loro la situazione era precipitata, ma le sue reazioni erano così forti da mozzargli il respiro.
Di solito tra i due era lui quello lunatico, mentre Liam era quello equilibrato.
Vederlo in quel modo lo uccideva.
‹‹Dovrei…››
‹‹No – reagì Harry, camminando con passo pesante verso la porta – Ci parlo io, Zayn. Lascialo stare››
Il moro chiuse la bocca e lasciò cadere le mani ai lati del suo corpo, sentendosi inutile per non poter nemmeno correre dietro Liam.
Harry uscì di fretta senza dire niente a nessuno, e Zayn si rese conto di aver rotto qualcosa che non sarebbe mai stato capace di riparare.
 
 E DAI LIAM, STUPIDO OMONE, ZAY AMA TE. E' TANTO DIFFICILE DA CAPIRE???? METTETEVI INSIEME PORCA PUTTANA.

Gli occhi dello sconosciuto si spalancarono e si allontanò immediatamente da Liam col viso in fiamme per l’imbarazzo, e Zayn lo odiò. Non aveva mai odiato qualcuno che non conosceva prima di quel momento, ma non poté farne a meno.
E Liam… non riusciva nemmeno a guardarlo. L’immagine di lui con le braccia avvolte al corpo di qualcun altro era ancora davanti ai suoi occhi, e sentì dei conati di vomito mentre gli altri organi cercavano di rimpiazzare il buco dove una volta c’era il suo cuore.
Il suo cuore ormai si era bloccato in gola, e sanguinava a causa dei molteplici tagli che si erano creati su di esso, mentre il suo cervello urlava per il bisogno di aria e di fuga.
‹‹Sei Zayn!›› il ragazzo esclamò affannosamente, i suoi occhi blu si illuminarono e si stava avvicinando a lui per presentarsi.
Liam lo afferrò dal braccio per fermarlo, mentre i suoi occhi si riempirono di senso di colpa non appena trovò il coraggio di puntarli su Zayn. Sembrava quasi un animale in gabbia.
‹‹Zayn››
La sua voce fu il colpo di grazia. Esprimeva quanto si sentisse colpevole, sporco, e stava provando lo stesso imbarazzo che provava quando qualcuno lo beccava a fare qualcosa che non doveva o quando si rendeva conto di aver sbagliato.
Prima che la mente di Zayn ritornasse al presente, aveva seriamente creduto che lo stesse tradendo, e anche se non era così non riusciva a non pensarlo. E Liam sapeva che lui si sentiva in quel modo, sapeva cosa stava pensando, e il moro non poteva sopportarlo. Non poteva sopportare il fatto che si sentisse tradito, anche quando era consapevole del fatto che lui e Liam non stavano più insieme.
Li sorpassò, e la sua unica intenzione era quella di andare via, di uscire da lì prima di fare qualcosa di cui si sarebbe pentito – come per esempio alzare le mani a quell’estraneo che aveva attirato l’attenzione di Liam per quella sera –, e anche perché era stanco di vedere la pelle di Liam a contatto con quella di qualcuno che non era lui.
Sorprendentemente, il corridoio era silenzioso e chiamò l’ascensore catapultandosi dentro non appena arrivò. Il breve trasporto fu accompagnato da musica allegra che cozzava terribilmente con la confusione che sentiva dentro di sé.
Stava cercando disperatamente di non pensare a Liam con quel ragazzo.
A non pensare a Liam che lo baciava.
No, stop.
Alle dita di Liam che andavano su e giù la sua schiena.
Stop.
Liam piegato su di lui mentre gli sorrideva come faceva con Zayn.
Liam che spingeva dentro di lui.
Liam che sorrideva senza fiato.
Liam che mugugnava il suo nome.
Le porte dell’ascensore si aprirono, e il moro corse nella sua stanza per poi raggiungere velocemente il bagno. Vomitò finché non sentì lo stomaco completamente vuoto.
Le mani tremavano e la pelle era bollente. Si allontanò dalla toilette per appoggiare la schiena contro la vasca, come aveva fatto quando Louis lo aveva trovato. Alzò le ginocchia al petto e si raggomitolò su se stesso, guardando con occhi spenti il pavimento.
Stava ancora stringendo la maglia di Liam.
Rilasciò una risata isterica che ben presto si trasformò in singhiozzi, e sentì il petto pesante non tanto per il dolore fisico, ma per il profondo dolore emotivo.
Non si era sentito così male nemmeno quando lo avevano criticato per la sua religione, o per il colore della sua pelle, o per il fatto che uno come lui non meritava tutti i soldi che aveva.
Affondò il capo nella t-shirt, asciugando con quella le lacrime che non avevano intenzione di fermarsi. Si odiava perché, nonostante tutto, continuava ad amare quel profumo.
Era una cosa stupida perché se era chiuso in quel bagno a piangere era proprio per colpa di Liam, anche se era consapevole del fatto che se vedeva altre persone non poteva prendersela con lui perché non gli doveva rendere più conto.
Erano passati due anni da quando avevano rotto, eppure vederlo con altri era totalmente differente dal pensarlo e basta. Era dura.
 
VISTO????? LIAM SEI UN COGLIONE DI MERDA, HAI ZAYN CHE TI MUORE DIETRO E TI PORTO STO MENOMATO A CASA U.U SHAME ON YOU-.

‹Zayn››
Sentì quel sussurro attraverso la porta del bagno, e saltò mettendosi in piedi.
Liam si spaventò facendo un passo indietro, quindi usò quella distrazione come vantaggio per buttare via la maglia e raggiungerlo in camera da letto.
‹‹Zayn!››
Si bloccò sentendo il panico nella voce di Liam, e il suo corpo reagì naturalmente. Era sua abitudine essere protettivo nei suoi confronti, anche da prima che si rendesse conto che Liam gli piaceva e lo amava non come un semplice amico. Tenerlo lontano dalla tristezza era proprio una sua necessità fisica.
‹‹Zayn, Dio, stai bene? Perché eri in bagno? Cosa…›› posò la mano sulla spalla del moro che la scostò immediatamente con un gesto quasi violento.
‹‹Non mi toccare!›› urlò, squarciando l’aria tesa della stanza. Si accorse che Liam inciampò a causa del suo tocco inaspettato, il modo in cui i suoi occhi si riempirono di sorpresa e di disperazione. Era così familiare quell’espressione, e ne era convinto perché era sicurissimo che era la stessa che aveva assunto lui quando Liam aveva deciso di lasciarlo.
Voleva ridere e chiedere a Liam come ci si sentiva dopo essere stati respinti dalla persona amata, ma si morse la lingua perché non voleva essere così crudele.
Si girò verso di lui e finalmente erano faccia a faccia, anche se erano entrambi fossilizzati sul posto.
‹‹Zayn›› provò nuovamente ad instaurare un dialogo, cercando il viso del moro con gli occhi completamente sobri. Era tornato in sé.
‹‹No – Zayn scosse il capo perché si rifiutava di permettergli di studiarlo, di capire cosa stesse provando – Lascia perdere, Liam. Non voglio…››
‹‹Ma, tu…››
‹‹Esci fuori dalla mia stanza!››
‹‹Tu eri nella mia prima!››
Era infantile il modo in cui Liam stave cercando di difendersi, ma servì per bloccare Zayn. Aveva ragione, e quando ebbe il coraggio di guardarlo negli occhi si accorse che anche lui era arrabbiato.
‹‹Perché eri nella mia stanza?››
E fu a quel punto che si arrese. Non cercò più di fingere di avere tutto sotto controllo, di fingere che l’assenza di Liam non lo avesse reso patetico e confuso, e l’amore forte che provava verso di lui gli premette quasi il petto impedendogli di ignorarlo.
‹‹Avevo bisogno di una delle tue maglie››
‹‹Cosa?››
Rilasciò una risata amara, strofinando la pelle del viso completamente ricoperta di lacrime ormai secche ‹‹Ho rubato una tua maglia – ripeté ridendo istericamente – Non riuscivo a dormire, quindi l’ho fatto per cercare di rilassarmi perché mi aiuta ancora. Sentire il tuo profumo ha ancora il fottuto potere di farmi addormentare››
‹‹Non riuscivi a dormire?››
Gli rivolse un’occhiata irritata perché non era quello il concetto che doveva focalizzare. Poi però lo guardò attentamente e capì che stava soffrendo per lui.
Probabilmente doveva risultare proprio ridotto male; aveva cercato di coprire le spaventose occhiaie violacee con del trucco femminile che si era sciolto, i suoi capelli non erano acconciati e non aveva nessun prodotto che li tenesse in ordine, quindi doveva sembrare proprio un rottame, anche perché vomitare ogni volta che ripensava a quanto tempo avevano passato separati non era assolutamente semplice da sostenere e non era salutare.
Dovette apparire anche chiaro agli occhi di Liam che si corrucciò. Non poteva sopportare di vedere anche lui distrutto, quindi decise di agire sorpassandolo ed entrando nuovamente in bagno.
Andò dritto verso il lavandino per prendere lo spazzolino e cominciò a lavarsi i denti per cacciare via il sapore acido, non curandosi del fatto che le sue azioni potessero risultare davvero molto strane e poco sensate.
‹‹Zayn – lo chiamò Liam con tono debole – Perché ti stai lavando i denti? Cosa stai facendo?››
Terminò e risciacquò la bocca, ma non aveva ancora la forza di alzare lo sguardo.
‹‹Perché odio sentire in bocca il sapore che rimane dopo che vomito››
‹‹Hai vomitato?››
Si asciugò con forza il viso con un asciugamano che buttò via non appena finì. Si voltò nuovamente verso il castano, avvolgendosi il petto con le braccia per difendersi.
‹‹Sì, Liam – sibilò – Ho vomitato. In realtà, sono sicuro di averlo fatto ogni singolo giorno da quando sono stato dimesso dall’ospedale››
‹‹Dillo a un dottore! – esclamò l’altro, risultando davvero preoccupato e allarmato per la sua salute – Dio, Zayn. Dillo…››
Lo interruppe ‹‹Non è colpa della mia testa, Liam. Pensi davvero che io abbia vomitato a causa dell’amnesia?››
Scosse il capo disgustato e quello che aveva inteso implicitamente fece raffreddare l’atmosfera. Non avrebbe mai avuto detto esplicitamente che vomitava ogni volta che pensava al loro passato o al loro presente insieme, ma glielo aveva lasciato capire.
Infatti, poco dopo Liam deglutì rumorosamente.
‹‹Solo… vai via – mormorò stanco Zayn, stropicciandosi gli occhi. Era quasi sicuro che sarebbe finalmente riuscito a dormire, anche senza quel dannato profumo – Non so nemmeno perché mi hai seguito. Sembravi impegnato››
Liam non rispose a quell’accusa, poi però fece stringere lo stomaco di Zayn dicendogli che ‹‹L’ho mandato a casa››
‹‹Avrà una bella storia da raccontare››
‹‹Nessuno gli crederà. E non penso che fosse nemmeno quel tipo di persona››
Il moro sbuffò, non voleva pensare alle sue conquiste ‹‹Quindi? Sei venuto qui per dirmi che lo hai mandato a casa? Ottimo. Benissimo. Sono contento di sentirtelo dire››
‹‹Sembra quasi che tu mi abbia sorpreso mentre ti tradivo››
Zayn protestò con un suono gutturale, mentre Liam lo studiava con i suoi occhi scuri.
‹‹Mi hai chiesto perché ti ho seguito. E’ questo il motivo. Per la tua faccia, per l’espressione che hai fatto. Mi sono sentito talmente in colpa che mi è sembrato sul serio di tradirti. Non è ridicolo?››
Non sapeva cosa rispondergli, e, in realtà, non sapeva nemmeno cosa pensare a riguardo. Sembrava quasi come se… Ma no, interruppe subito quella considerazione perché Liam non lo amava, non poteva amarlo ancora; era difficile, specialmente per loro che erano in una band insieme, e Zayn non stava facendo nulla per rendere il tutto meno pesante.
‹‹Tu e Perrie vi siete lasciati sul serio?››
Quella domanda inaspettata lo close di sorpresa, quindi gli rispose con la verità ‹‹Certo››
‹‹E non la ami?›› gli chiese avvicinandosi a lui di un passo, mentre i suoi occhi cercavano qualche emozione sul suo viso.
‹‹Amarla? – rispose con tono incredulo – Dio, Liam, non la conosco nemmeno. E’ ovvio che non la amo››
‹‹Ma lo hai fatto – puntualizzò Liam, con le sopracciglia accigliate fermandosi di nuovo – L’hai amata››
‹‹No››
Liam non era l’unico ad essere rimasto scioccato dal suo tono irremovibile, ma le parole di Louis continuavano a fluttuargli nel cervello e Zayn sapeva che era la verità. Credeva davvero di non aver mai amato Perrie, e lo sentiva anche dentro la sua anima.
‹‹Zayn, le hai proposto il matrimonio?››
‹‹Non la amavo››
‹‹Zayn…››
‹‹Io amo te››
La confessione del moro avrebbe dovuto fargli perdere la ragione, avrebbe dovuto disperatamente ritrattare, dare la colpa alla perdita della sua memoria, scappare, eppure non fece nulla di tutto ciò.
Zayn amava Liam, e non ricordava gli ultimi due anni, ma sapeva che il sentimento non si era mai spento, non aveva mai smesso di amarlo.
‹‹Tu non…›› il castano farfugliò, senza riuscire nemmeno a completare la frase.
Zayn scosse il capo fieramente ‹‹So cosa sento, Liam. Ti amo. Sono sicurissimo di averlo sempre fatto››
Liam lo sbatté contro il bancone più vicino, e la ruvidezza del legno gli graffiò la parte bassa della schiena facendolo ansimare.
Il castano approfittò immediatamente della sua bocca aperta, baciandolo con forza. Zayn gemette in quel bacio profondo, chiuse gli occhi e portò subito le mani tra i capelli di Liam, stringendoli e scompigliandoglieli tutti.
La lingua dell’altro si appropriò della sua bocca, ma non si arrese subito e cercò di prendere il controllo, cedendo quando Liam si spinse di più contro di lui.
Non era un bacio né gentile né dolce.
Era distruttivo, possessivo e voglioso.
E Zayn lo voleva, lo desiderava con ogni parte di sé.
I denti di Liam strinsero il labbro inferiore di Zayn mentre si tirava un po’ indietro, provocandogli un gemito stridulo e sfacciato. Si avvicinò di più contro il corpo di Liam, finché non sentì la coscia dell’altro intrappolata tra le sue gambe.
Si sorprese di sentire l’erezione del castano già completamente formata contro il suo fianco, e il respiro gli si bloccò in gola quando cominciò a muovere i fianchi per far scontrare i loro membri duri. Gettò la testa all’indietro riconoscendo quella sensazione di piacere che aveva sempre provato con lui.
‹‹Li›› grugnì con voce eccitata, stringendogli sempre di più le ciocche per tirargli la testa indietro e avere accesso al suo collo ormai esposto.  
Gli leccò la voglia, e succhiò quel lembo di pelle finché non fu certo che il giorno dopo ci sarebbe stato un segno rosso. Liam ansimò e la vibrazione che avvertì mentre aveva le labbra contro la sua gola, finì direttamente alla sua eccitazione che crebbe nei suoi pantaloni improvvisamente troppo stretti.
‹‹Leeyum – gemette nuovamente, spingendo i fianchi contro quelli del castano e sbattendo la schiena ogni volta che i suoi movimenti erano ricambiati – Ti prego, ho bisogno…››
Liam impugnò i lembi della sua maglia, tirandola verso l’alto. Si liberò velocemente anche della sua, poi fece toccare i loro petti nudi e Zayn fu entusiasta di quel contatto. Sentì le mani di Liam ovunque sulla sua schiena, ed era sicuro che quelle dita calde gli avrebbero lasciato dei segni che lui voleva. Voleva tutto.
Fece scontrare nuovamente le loro bocche in un bacio bagnato e disperato, mentre con le mani raggiunse il bordo dei jeans dell’altro, sbottonandoli e lasciandoli scivolare.
Stava per fare lo stesso con i suoi, ma le mani grandi di Liam scacciarono le sue e si occupò personalmente di liberarlo dai pantaloni, per poi tracciare con un dito la linea della sua erezione.
‹‹Oddio, sì›› ansimò.
Liam ghignò, tracciando con le labbra la mascella di Zayn, per poi passare al collo e alla clavicola dove lasciò un morso che lo fece sussultare.
‹‹Liam›› piagnucolò. Voleva che entrambi i pantaloni ed entrambi i boxer fossero a terra, così da potersi strofinare completamente contro Liam. Sentiva il tessuto dei suoi boxer umido, soprattutto quando il castano sogghignò contro la sua pelle, scendendo sempre di più lasciandogli su tutto l’addome delle scie di saliva e facendolo contorcere a causa dei suoi respiri bollenti.
Era troppo, e non riusciva a respirare normalmente. Voleva pregare Liam di alzarsi e baciarlo, di abbracciarlo e poi di entrare in lui.
‹‹Jaan›› quel nomignolo affettuoso abbandonò le sue labbra senza che se ne rendesse conto, e chiuse gli occhi perché era sempre emozionante pronunciarlo.
Liam, però, si irrigidì e il moro riaprì gli occhi per la sorpresa. Riuscì a malapena a guardare l’espressione sul suo viso prima di essere spinto via.
‹‹Liam, cosa…››
‹‹Non puoi più chiamarmi in quel modo›› esclamò Liam, gli occhi pieni di rabbia.
Zayn sussultò perché non lo aveva mai visto in quel modo, e non riusciva a capire cosa stesse succedendo.
‹‹Ma…››
‹‹No – lo interruppe ferocemente, passandosi una mano tra i capelli completamente spettinati – Cazzo, non posso crederci››
‹‹Aspetta, Li, io…››
Ma Liam era andato via. Era corso fuori e aveva sbattuto la porta, senza rivolgerli nemmeno un’occhiata.
Non riusciva a capirne la gravità perché lo aveva chiamato in quel modo già altre volte.
 
NON PUOI ILLUDERMI COSI, FARMI CREDERE CHE TORNANO INSIEME E POI LIAM SE NE VA. CAZZO I MIEI FEELS NON CE LA FANNO PIU' IO NON ARRIVO ALLA FINE DEL MESE COSI, PORCO GIUDA.

‹‹Jaan›› mugugnò il moro in risposta.
‹‹Cosa significa?››
Aprì solo un occhio, confuso ‹‹Cosa?››
‹‹Jaan – ripeté Liam, arrossendo leggermente – Mi hai già chiamato così, quando parlavi in Urdu››
Fu il turno di Zayn di arrossire per molteplici ragioni: parlava in Urdu solo quando era esausto dopo il sesso, oppure mentre era proprio all’apice dell’eccitazione – infatti era solito parlarlo mentre Liam spingeva dentro di lui –, ma non se ne rendeva mai conto. Per quel motivo non aveva realizzato di averlo chiamato in quel modo più volte.
‹‹Non ha una traduzione precisa››
‹‹Zayn››
Sospirò e si avvicinò di più a Liam sotto le coperte, affondando la testa nell’incavo del suo collo, e senza guardarlo biascicò ‹‹Significa vita. Cioè, sei la mia vita, in questo senso››
Le dita dell’altro si immobilizzarono, e si pentì di averlo detto. Non gli aveva ancora detto di amarlo, e adesso gli diceva quelle cose.
‹‹Jaan›› ripeté Liam, pronunciandolo correttamente.
Zayn annuì contro il suo collo, finché non sentì le sue dita contro il mento e si ritrovò a guardarlo negli occhi.
‹‹Jaan›› ripeté più sicuro, con quello sguardo caldo e divertito che lo fece rabbrividire. Il suo intento era quello di fargli capire che lo intendeva sul serio, e Zayn lo comprese.
‹‹Ti amo›› mormorò, non potendo più trattenerlo. Sentiva di amarlo già da mesi, ma aveva sempre paura di essere precoce, fino a quel momento.
Infatti, non ebbe nemmeno il tempo di preoccuparsi di aver corso troppo perché Liam gli aveva risposto con un sorriso bellissimo e luminoso, baciandolo piano e dolcemente.
Contro le sue labbra, poi, gli aveva mormorato ‹‹Ti amo anche io››

 
VEDI???? LA DOLCEZZA PORCO DIO.

IO NON CE LA FACCIO CON TE, NON BASTAVANO LE TUE STORIE ANCHE LE STORIE DEGLI ALTRI. OGNI SCUSA E' BUONA PER UCCIDERMI, MANNAGGIA QUELLA TROIA.
E' BELLISSIMA QUESTA STORIA E VOGLIO IL CONTINUO E VOGLIO CHE TORNANO INSIEME.
VAFFANCULO MI FAI SOFFRIRE TROPPO MA NE VALE SEMPRE LA PENA.
NORA.

Recensione alla storia The Road To Take - 21/09/15, ore 13:01
Capitolo 2: II.
Questa volta ho fatto veloce visto? Aspettavo questa seconda parte con ansia, tutto questo fluff...VOGLIO MORIRE.

Una risatina delicata lo fa trasalire. “Non sono Ahmed.”
Appunto.
Liam si volta interdetto ed incuriosito e, davanti a sé, ha l’uomo più bello che abbia mai visto. Ha i capelli nerissimi e lunghi, tenuti tirati da alcuni fermagli, gli occhi dorati – li ha visti solo una volta in vita sua, fino ad ora – e il nasino arrossato per via di alcuni graffi, così come le guance, a causa dell’imbarazzo, forse. Ha la pelle color caffellatte, da asiatico, ed è diverso dagli inglesi anche per la forma degli occhi, dal taglio, più… orientale. Liam non riesce a trovare, nella sua mente, un aggettivo adatto per descriverlo. Però, riesce a distinguere in modo perfetto una luce colma di bellezza e gentilezza in quegli occhi, che solo una persona ha avuto nei suoi confronti.
Liam non ha la minima idea di quale espressione debba aver assunto il suo viso. Se meravigliato da tanta bellezza, se stupefatto, se in contemplazione, se, semplicemente, divertito.
Divertito perché quello è, sicuramente, uno scherzo.
Liam scoppia a ridere e forse è una risata isterica o forse vuole semplicemente nascondere le lacrime che gli stanno riempiendo gli occhi.
Non è mai riuscito a dare un’identità allo Zayn adulto, nella sua mente, ma questo ragazzo sarebbe perfetto per quel ruolo.
Dovrebbe darsi un contegno, ma i ricordi lo travolgono e, ora come non mai, vorrebbe tanto che Zayn non fosse uscito dalla sua vita, diciotto anni fa. Vorrebbe che tutto fosse andato in modo diverso.
Le lacrime che credeva fossero finite, tornano prepotenti tra le sue ciglia e sente un’improvvisa voglia di vomitare.
“Ehi…” mormora il ragazzo, vedendolo accasciarsi sul terreno.
Liam vuole raggomitolarsi su se stesso e non pensare al modo delicato in cui quello si è preoccupato per lui, neanche al tocco gentile di quelle dita sottili sul suo braccio.
Si ricorda improvvisamente di quella volta che, caduto per le scale di casa, Zayn è corso da lui ancora prima che si lamentasse per il dolore, come se avesse dei sentori. O, semplicemente, come se le loro menti fossero collegate.
“Scu–scusa” borbotta, alzandosi di scatto e scappando via, senza preoccuparsi di sembrare maleducato.
Il giovane, comunque, non fa cenno di seguirlo. Liam vorrebbe tornare indietro e scusarsi seriamente per il suo comportamento, ma non ce la può fare, lo sa. È così debole, in questo momento.
Sa come affrontare la situazione. È successo spesso che si sia sentito così per via della mancanza di Zayn dalla sua vita, Zayn che l’ha cambiato, Zayn che gli ha dato più di qualunque cosa e più di qualsiasi altra persona al mondo.
Gli è capitato quando ancora frequentava la scuola, quando vedeva coppie di migliori amici battersi il cinque o confabulare tra di loro; gli è capitato quando era in facoltà e beccava una coppia di fidanzatini a pomiciare in un angolo; gli è capitato quando tornava a casa dei suoi genitori e nella sua stanza trovava qualcosa che gli ricordava quei miseri due mesi passati con Zayn: il disegno che gli aveva regalato per Natale, le lenzuola di Batman, i DVD che avevano visto insieme, una foto di loro due con il pupazzo di neve, in giardino.
Sa che ha solo bisogno di stare da solo, di sfogare le sue lacrime e la sua disperazione – perché la sua vita è così vuota e non c’è modo per riempirla – e di riprendersi.
Si rifugia nella sua camera da letto, in cui, ricordi di Zayn, non ci sono. Sono tutti a casa Payne, molti in una scatola, molti rimasti lì per non destare sospetti. Anche se, crescendo, ha capito che le mamme e le sorelle sanno. Sanno sempre tutto, comprendono tutto e, per quanto lui lo nasconda, è inutile. Hanno capito che Liam vive solo in funzione di due mesi della sua vita.
È squallido. È malato. Non è normale. Ma non sa proprio come fermare questa situazione.
Dopo aver chiuso la porta, si tuffa sul letto e quasi si soffoca con il cuscino. Sembra una ragazzina. O Catherine Linton quanto pensa a Heathcliff, visto che lo scenario lì fuori è lo stesso.
Questi pensieri lo fanno sorridere e distrarre. Così come le cartoline attaccate alla parete in legno.
Liam si mette seduto sul letto e respira profondamente, pensando al modo in cui comportarsi. Forse quel giovane è il reporter che deve ospitare e lui ha fatto una pessima figura.
Deve scendere a cercarlo e sistemare tutto.
Sospira e si asciuga le guance bagnate dalle lacrime salate. Dovrebbe lasciar andare una volta per tutte l’ombra di Zayn.
(Se lo ripete sempre, ma sono passati diciotto anni ed eccolo lì.)
Un bussare lieve alla sua porta lo fa sussultare, ma questa volta non ha intenzione di essere vittima di una crisi isterica. Deve essere forte.
Si alza e va ad aprire, aspettandosi Sarooha – di solito è lei che lo va a ripescare in queste situazioni – e trovandosi davanti, invece, quel tipo di una bellezza disarmante.
“I tre ragazzi mi hanno permesso di venire a cercarti perché–” sta per dire qualcosa, ma si blocca, sorridendo timidamente e grattandosi la nuca. “Come stai? Ho fatto qualcosa di sbagliato?”
Liam scuote la testa energicamente e quasi sconvolto. “Oh, no, no, è solo che… mi hai ricordato qualcuno” ammette, dandosi poi dell’idiota perché adesso sì che non ha dato buona mostra di sé. Ammettere di stare così male per qualcuno, dopo averlo fatto, gli appare così malato e ossessivo.
Il ragazzo diventa improvvisamente triste, come se qualcuno gli avesse dato uno schiaffo. Come se Liam gli avesse dato uno schiaffo.
Si guarda intorno e Liam non sa cosa dirgli, vorrebbe fargli mille domande – perché si preoccupa per lui?, perché sembra ferito? – eppure non riesce a fare o a pensare a niente.
Lo sguardo del giovane finisce sulle cartoline e sembra quasi commosso, facendo confondere ancora di più Liam. “Le hai appese qui? In camera?”
Lui annuisce, aggrottando le sopracciglia. “Sì, ma–”
Respira e ci pensa su. È inutile fargli domande, magari è solo curioso. Certo, l’espressione del suo viso è incomprensibile ai suoi occhi, ma magari i suoi sensi e i suoi ragionamenti sono alterati dalla crisi di poco fa.
“Onestamente non so chi me le mandi, sono anonime” decide di dire, con più certezza nella voce. “Però mi piacciono molto e… mi sembra di viaggiare. Non l’ho mai fatto, i miei non avevano mai tempo.”
Il ragazzo ridacchia. “Chissà perché mi aspettavo una spiegazione del genere. Quindi ti hanno fatto piacere?”
Liam boccheggia per un po’, perché la sua intelligenza sta venendo messa a dura prova, ma cerca di dare una parvenza di normalità e di rilassarsi. “Be’, sì. A volte è strano, vorrei sapere chi–”
“Io” lo interrompe il ragazzo.
“Cosa?” chiede stavolta Liam, cercando delle risposte alle sue domande. Sta impazzendo, forse.
Il ragazzo sorride, stringendo la lingua tra i denti e no. Non è possibile. Liam scaccia quel pensiero.
“Sono stato io a inviarti queste cartoline.”
Liam spalanca gli occhi, completamente preso in contropiede. Indietreggia, fino a finire seduto sul letto. Dio.
“Cosa?” ripete. “No, cioè. Ho capito. È che… non capisco.”
Il giovane sospira e sembra quasi annegare in quella T-shirt bianca larghissima. È così piccolo e magro. “Leeyum…”
Il mondo di Liam si ferma.
Quegli occhi, quel sorriso con la lingua incastrata tra i denti, tutta quella bellezza e quel soprannome. Soprattutto quel soprannome.
Il mondo si ferma e Liam si chiede se possa essere possibile una cosa del genere. Magari sta sognando o magari è in coma e non ne è cosciente, come nei film. Si risveglierà e riderà di tutto questo.
Zayn, o la persona che sta immaginando, è diventato persino troppo bello per esistere davvero.
“Dimmi che non sono pazzo” bisbiglia, senza neanche rendersene conto.
Il giovane si avvicina a passo svelto, si inginocchia davanti a lui, gli prende le mani nelle sue e lo guarda dritto negli occhi.
Quegli occhi dorati gli fanno sciogliere qualcosa nel petto e sente di nuovo quel dolore allo stomaco che non sentiva da anni. Da quando Zayn se n’è andato.
“Sono un reporter e lavoro per questa rivista. Un giorno abbiamo fatto affari con un certo Geoff Payne e, wow, non riuscivo a crederci. Non sto qui adesso a descriverti il nostro incontro, ma lì ho scoperto il tuo indirizzo e non ho resistito. Volevo che avessi qualcosa di me anche quando ero dall’altra parte del mondo, anche quando…” il ragazzo esita, mordendosi il labbro. “La mia vita ha fatto schifo e adesso non riesco neanche a credere che tu sia reale qui, davanti a me.”
Liam non ricorda neanche più come si respira. Rimane inerme e aspetta.
Quelle iridi dorate si bagnano velocemente e Liam sente il bisogno di stringere quel ragazzo e dirgli che va tutto bene.
“Ho fatto di tutto per trovare un modo per venire qui per lavoro, perché di mia spontanea volontà non ce l’avrei fatta, sono un codardo. Tuo padre mi ha detto che non parli molto con loro e avevo paura fossi cambiato, avessi qualcuno con te e io non l’avrei mai sopportato.”
Il ragazzo singhiozza, poggia la fronte sulle loro mani unite rompendo il contatto visivo.
“Sono patetico, vero?” gli chiede, risollevando lo sguardo. “La mia vita è continuata in funzione di quei due mesi, ma i ricordi erano troppo poco e tutta ha fatto schifo, Leeyum.”
E Liam non ha più alcun dubbio. Anzi, potrebbe ridere di sé per aver pensato che questo ragazzo non esistesse davvero. Ovvio che doveva essere per forza Zayn, perché solo Zayn avrebbe potuto essere così bello su questo pianeta. Così bello, così gentile, così…
Lo sguardo di Zayn lo destabilizza ancora di più di quando lo destabilizzava da bambini. È come se tutte le emozioni provate diciotto anni fa fossero amplificate e Liam sente una scarica di adrenalina dentro di sé. Vuole toccare Zayn per accertarsi che sia tutto vero, vuole fermare questo momento per sempre, vuole fare così tante cose che la sua testa sta per scoppiare.
Porta le mani zigomi più affinati di Zayn e quel viso sottile entra perfettamente nei suoi palmi grandi.
Zayn continua ad essere piccolo e delicato. Liam continua a volerlo proteggere da qualsiasi cosa.
Si piega verso di lui, talmente incantato da quello sguardo, da quella pelle caffellatte, dall’averlo lì, dopo così tanti anni.
“Zee” lo chiama, a corto di fiato.
Zayn lo guarda con un sorriso commosso e tutto sembra così profondo.
Liam scoppia a ridere come un ossesso, azzerando le distanze tra i loro volti e posando le sue labbra su quelle di Zayn.
Lo immaginava, da sempre, che quelle labbra sarebbero state morbide, ruvide e screpolate. Non è una sorpresa, quindi, l’effetto che hanno sulle sue. Ciò che gli fa stringere il cuore è il modo in cui aderiscono perfettamente tra loro.
Zayn si solleva un po’, portando le braccia al collo di Liam e allacciando le mani dietro la sua nuca. Si avvicinano sempre di più, fino a far incontrare i loro petti, fino a che Zayn non è praticamente seduto sulle cosce di Liam.
È tutto ciò che ha sempre sognato e desiderato e si fa prendere dalla foga del momento. Sposta le mani dalle guance incavate di Zayn per portarle ai suoi fianchi magri, sotto la maglietta. Gli morde il labbro, per cercare il modo di far incontrare le loro lingue e Zayn non oppone alcuna resistenza, anzi. Si abbandona totalmente a lui.
Liam pensa che ora potrebbe morire.
Le loro lingue si cercano affamate e comunque dolci, con movimenti cadenzati, per scoprire al meglio il sapore dell’altro.
La bocca di Zayn ha un retrogusto zuccherato e le sue labbra sono morbidissime, nonostante non siano molto carnose. I suoi fianchi sono così sottili tra le sue mani e a Liam sembra di sovrastarlo, di avvolgerlo. Ed è sempre stato così il suo amore, forse.
Apre gli occhi nello stesso momento in cui li sta aprendo Zayn. È solo così che capisce che è tutto reale. Davvero, davvero reale. Palpabile sotto le sue mani, persino.
Si sorridono con gli occhi e, lentamente e a fatica, si allontanano l’uno dall’altro. Liam non riesce a fermare le lacrime e stringe Zayn tra le sue braccia, come se non volesse più farlo andare via.

SI SONO RITROVATIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII, HO URLATO QUANDO LIAM FINALMENTE L'HA RICONOSCIUTO. E IL BACIO???? DAIIII SONO L'ESSENZA DELL'AMORE QUESTI DUE. IO STO MALISSIMO. TROPPO ZIAM OGGI.

“La sera fa freschetto qui” esordisce Liam, indicandogli la poltrona accanto alla sua. “Potresti scrivere anche questo, nell’articolo. Che le serate estive nella brughiera sono piacevoli.”
Zayn ridacchia. “Me ne ricorderò. Questo sarà il mio ultimo articolo e voglio che sia perfetto, nel minimo dettaglio.”
Liam aggrotta le sopracciglia. “Come mai sarà il tuo ultimo articolo?”
Il moro sospira e poggia i piedi scalzi sulla poltrona, portandosi le ginocchia al petto. È così piccolo. È così bello. Liam è quasi commosso da tanta bellezza.
“Forse sono affrettato, Lee, ma–” si interrompe, come se non sapesse come Liam potrebbe prenderla. Sembra molto nervoso, si dondola acciambellato su se stesso.
“Zayn, puoi dirmi tutto, lo sai” lo incoraggia Liam, sporgendosi verso di lui.
“Mh,” mugugna, “ho preso una decisione senza interpellarti”.
Liam sospira e ci capisce sempre meno, così gli fa cenno di continuare con un gesto della mano.
“Ho dato le dimissioni dal momento in cui avrò spedito l’articolo. Potrò inviare degli articoli di tanto in tanto, ma come reporter indipendente dalla testata” spiega, passandosi il pollice sul labbro inferiore. “Voglio restare qui. Con te.”
Liam ride e, senza volerlo, delle lacrime cominciano a solcargli le guance. “Vuoi dire che tu hai fatto questo salto nel vuoto per quale assurdo motivo?” gli domanda, trattenendo i singhiozzi.
Zayn si alza e gli si para davanti. Coraggioso. Coraggioso e puro Zayn, ricolmo di un amore troppo incredibile per risultare realistico.
“Te l’ho detto. Ho vissuto in funzione di questo giorno. E, se fossi stato fidanzato, avrei fatto di tutto per riconquistarti” dice con determinazione.
Liam gli afferra il polso e lo tira verso di sé, fino a farlo cadere seduto sulle proprie cosce. “Tu avresti fatto una cosa del genere? Il dolce, gentile e puro Zayn?”
Zayn fa una smorfia divertita e seccata al tempo stesso, guardando in un’altra direzione. “Per te, sì.”
“Hai preso lezioni di seduzione?” scherza ancora Liam, abbracciandogli la vita e avvicinandoselo di più, finché Zayn non è costretto ad allacciargli le braccia attorno al collo e a sbilanciarsi con il peso del corpo sul suo.
Zayn si stringe le spalle e sorride, premendo i denti sulla lingua. “No, per quello contavo di incontrare di nuovo te.”

NON HO PAROLE PER DESCRIVERE QUANTO SIANO ADORABILI. AMO ZAYN TI GIURO E' TROPPO PER IL MIO POVERO CUORE.

Zayn ride più rumorosamente e gli posa una mano sul braccio. “Adesso credo di non averci visto male, eh. Con tutti questi muscoli potresti essere davvero un supereroe.”
L’espressione facciale di Liam si fa maliziosa, nonostante non riesca a rimanere troppo serio. “Ti piacciono?”
Zayn si avvicina con un movimento felino del corpo e gli sorride con la stessa malizia. “Mh, credo di dover dare un’occhiata un po’ più ravvicinata per poter giudicare per bene.”
Liam si perde in quelle iridi dorate e non riesce davvero a fare qualcosa di sensato, se non ammirarlo.
Le dita di Zayn iniziano a sfiorare delicatamente la sua pelle abbronzata per via del lavoro nei campi. Si dedicano ad ogni rilievo di ogni vena delle braccia, ad ogni piega della pelle, a tutti i contorni dei muscoli. Navigano sul petto di Liam, mentre quegli occhi che lui è abituato a vedere dolci e gentili si dipingono di emozioni diverse.
Zayn lo guarda con lussuria, ma è palese che non sia un sentimento solo carnale ad unirli. Zayn lo sta esplorando mettendoci tutto se stesso. In quell’oro, c’è la sua anima.
Liam respira a fiato corto, come se stesse partecipando ad una maratona. Muore dalla voglia di sentire Zayn solo per dei tocchi delicati e non riesce neanche ad immaginare come sarebbe averlo completamente aderente al proprio corpo.
Non ci pensa ancora per molto; in uno scatto troppo veloce perché Zayn potesse prevederlo, Liam capovolge la situazione, sdraiandosi sopra Zayn, i gomiti puntellati ai lati del suo viso per sostenere il peso del proprio corpo, perché non gravi troppo su quello dell’altro.
“Allora? Hai elementi sufficienti per la valutazione?” lo stuzzica, muovendo i fianchi contro i suoi e facendolo gemere.
Liam si eccita al suono della voce di Zayn e vuole sentirlo ancora, ancora e ancora e per questo ripete il movimento, non permettendo all’altro di rispondergli davvero. Zayn è già arrossato e spettinato, come se avessero fatto chissà cosa.
Dio, impreca mentalmente.
Zayn riesce a scuotere la testa tra uno sfioramento e l’altro. “N–no, de–devo vedere come li usi, a–adesso” balbetta in preda agli ansiti.
Liam allora ride e decide che non ha alcuna paura di dimostrare a Zayn cosa potrebbe fare. Decisamente, non è molto sicuro come muoversi. È il suo primo tutto, ma, alla veneranda età di ventisei anni, sa perfettamente come funzionano le cose.
Non ha alcuna paura che stiano affrettando troppo le cose. L’ha aspettato per anni e sa che quello che c’è tra loro è indissolubile; il loro incontro ne è una prova. È tutto così grande, forte, intenso e ciò che stanno per fare potrebbe solo fare del bene a loro come coppia.
Coppia.
Liam immagina le sue prossime giornate: svegliarsi accanto a Zayn, fare l’amore, fare colazione, lavorare al casale, pranzare insieme, godersi il pomeriggio, lavorare, cenare insieme, passare la serata insieme, fare l’amore, addormentarsi abbracciati.
E poi immagina il matrimonio, una famiglia, le festività con i genitori e i consuoceri, dei bambini gironzolare per casa.
Liam sente così tanto le sue emozioni che è come una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiare da un momento all’altro.
Bacia Zayn con voracità, incorniciandogli il viso con le mani con fare famelico, come per avere una risposta sempre alla stessa domanda: ma sta succedendo davvero?
Poi le fa scendere lentamente, sul collo magro ed elegante, sul tessuto della felpa, fino ad arrivare al bordo e superarlo, per toccare il torso sottile di Zayn, la sua pancia piatta.
Gliela sfila senza indugio, per tuffarsi a capofitto sulla sua pelle caffellatte e baciarla, leccarla, succhiarla, per lasciare marchi che possano ricordare a Zayn sempre e solo lui.
Il moro gli porta una mano sul ciuffo di capelli più lunghi e glielo accarezza delicatamente, una delicatezza in contrasto con la fame di Liam e con i gemiti osceni con cui lui stesso sta riempiendo la stanza.
L’obiettivo di Liam è rendere Zayn felice. È amarlo e farlo sentire stupendo come merita. Si comporta con il suo corpo come si comporterebbe un devoto davanti ad un segno divino. E, in fondo, Zayn è il suo segno divino. È la luce che gli ha indicato la strada da prendere, nella sua vita. Il modo in cui vivere, semplice, puro, pieno d’amore.
Ma Liam si sente completo solo adesso con il corpo di Zayn sotto il suo, mentre le loro mani cercano le une gli indumenti dell’altro, per spogliarsi definitivamente ed esporsi.
Esporsi senza vergogna.
Liam non nasconde la sua meraviglia nel guardare Zayn. Lo vuole celebrare, decantare per il resto dei suoi giorni.
“Sei bellissimo” non riesce a trattenere, sedendosi tra le gambe aperte di Zayn.
Zayn lo guarda con la stessa intensità, lo scruta tutto, persino nell’intimo, senza battere ciglio o arrossire.
“Anche tu” mormora, sorridendogli con una strana luce negli occhi.
È una luce commossa che Liam può capire. È incredibile, è tutto incredibile. Dovrebbe essere illegale sentirsi così felici.
Liam si piega in avanti, per baciare l’interno coscia delle gambe di Zayn e mordicchiarle giocosamente, tanto che questi non sa se ridere o ansimare per il piacere.
Con i suoi giochi, arriva fino all’inguine. Lo sfiora con le labbra, lo accarezza con il naso e ci avvicina timidamente le mani.
Prende debolmente l’asta ormai rigida tra le dita, per sostenerla e assaporarla con la punta della lingua, dal basso verso l’alto. Zayn trattiene in modo evidente un urlo.
Liam non ha mai fatto niente di tutto questo. Non ha mai preso qualcuno tra le labbra, non gli ha mai accarezzato o tirato le natiche per cominciare ad aprirle. Non si è mai dedicato a qualcuno in questo modo, facendo arrivare la punta fino alla gola, fino a sentirsi quasi soffocare per avvertire quella sensazione di completamento totale.
Liam non ha mai fatto niente di tutto questo, eppure, come tutto ciò che riguarda lui e Zayn, è spontaneo. Non ha bisogno di esperienza, non ha bisogno di guide. Le loro menti sono ancora collegate e Liam avverte le emozioni dell’altro nelle piccole cose. Un piccolo scatto, un piccolo gesto, un piccolo respiro.
Sono anime affini, nate conoscendosi già, nate per stare insieme.
“Lee, ti–ti prego, ti voglio” geme Zayn, inarcando la schiena, prendendo alla sprovvista Liam, che si trova la sua punta un po’ troppo a fondo nella gola.
Gli ferma i fianchi e capisce benissimo cosa intende dire. Si solleva e si sistema di lato al corpo di Zayn, dandogli la schiena. Gli tira le gambe e ci nasconde la testa in mezzo. Le sue mani grandi sembrano perfette per contenere il sedere piccolo di Zayn. In realtà, ogni parte del loro corpo sembra creato in funzione di quelle dell’altro.
Aiutandosi con le dita, Liam allarga l’apertura, per poi chinarsi definitivamente e aggiungere la sua lingua, facendo dimenare Zayn sotto di lui.
Zayn sembra quasi impazzito, tanto che, nonostante lui non possa vederlo, si aggrappa alla pelle delle sue gambe, la stringe fino a fargli male. Con una forza di cui Liam non lo credeva capace, gliele apre tirandone una e lo porta perfettamente su di sé.
“Za–Zayn” singhiozza Liam sulla sua pelle, sentendo che tutto potrebbe finire da un momento all’altro quando Zayn comincia a pompargli l’erezione con una mano.
Cerca di mantenersi e di dedicarsi a lui, tuttavia, anima e corpo.
I loro movimenti diventano sincronizzati, le loro voci una musica perfetta. Tutto è perfetto. Liam non cambierebbe una virgola di ciò che sta succedendo.
Penetra Zayn fino ad arrivare al terzo dito, i suoi muscoli si contraggono attorno alle sue falangi con forza, quasi a volerle risucchiare e Liam immagina come possa essere muoversi lì dentro.
Dio, impreca ancora mentalmente, in un contesto quasi blasfemo.
Zayn comincia ad andare incontro alle spinte del suo polso, accelerando i movimenti.
Fa caldo, troppo caldo. Il sudore li fa muovere in modo più fluido, ma a Liam sembra di potersi sciogliere all’istante.
Soprattutto quando “Lee, vai avanti” fa all’improvviso Zayn, facendogli intendere benissimo cosa vuole.
Liam sente tutta l’emozione montargli dentro. Si sposta delicatamente, per evitare di fare male a Zayn e poi si sistema tra le sue cosce aperte.
La sua erezione accarezza lo spazio tra le natiche di Zayn, come a prepararlo ancora e a prepararsi. Gioca un po’ così, finché persino il gioco diventa insopportabile.
Un attimo dopo, si ritrova ad entrare lentamente dentro di lui.
È dura e un po’ fa male. Liam deve combattere con la resistenza del corpo di Zayn che sembra voler respingerlo a tutti i costi e no, no, no. Ce la mette tutta, finché i suoi fianchi non aderiscono perfettamente alla pelle di Zayn e avverte di essere arrivato fino in fondo.
“Sono–” esordisce Zayn, senza fiato. “Mi sento così pieno, Lee.”
Il pollice di Liam va a cancellargli dal viso una lacrima che è uscita per via dello sforzo e si sente in colpa, perché sta facendo male a Zayn. Come si deve sentire? Dilaniato? Spezzato in due?
Ma è proprio lui il primo a muoversi incontro a Liam. Ha incorniciato ancora il suo viso tra le mani e lo protegge, come se fosse un oggetto fragile e di un valore inestimabile. È dolce in tutto questo, mentre i loro corpi si cercano velocemente, i loro respiri creano un suono di sottofondo quasi osceno, insieme alle loro pelli che si incontrano in modo forse un po’ troppo violento.
Liam sente così tante emozioni che potrebbe svenire.
Quando viene nel corpo di Zayn e questi, invece, sporca di bianco la sua mano, crede che non potrà più provare niente del genere.

QUANDO CI SONO QUESTE SCENE IL MIO CERVELLO VA A PUTTANE. PER NON PARLARE DI ALTRO...
TU MI UCCIDERAI MOLTO MOLTO LENTAMENTE CAZZO....IO NON POSSO CONTINUARE A VIVERE COSI.
AIUTO!!!


Andy è stato il testimone di nozze di Liam – e lui può giurare di averlo visto con gli occhi lucidi durante la funzione – e Waliyha è stata la testimone di nozze di Zayn.
La famiglia di Zayn è stupenda e Liam se ne è subito innamorato. Quelle tre ragazze, Doniya, Waliyha e Safaa sono una vera forza della natura; Trisha è la donna più dolce e comprensiva che abbia mai conosciuto e Yaser un uomo dall’animo buono, simile a Zayn, tanto da sembrar davvero suo padre.
Liam sente di amarli soprattutto perché rendono Zayn felice e lo amano per quello che è.
Zayn gli ha raccontato quanto bullismo mischiato a razzismo e a omofobia abbia dovuto subire negli anni di scuola e lui si è sentito così impotente, perché avrebbe voluto continuare ad essere al suo fianco e a proteggerlo, come quando erano bambini.
Ogniqualvolta ne parlino, Zayn gli sorride dolcemente, gli accarezza una guancia con le dita magre e posa lievemente le sue labbra su quelle di Liam. “Non è colpa tua, Leeyum. E rimarrai sempre e comunque il mio supereroe” aggiunge, accoccolandosi contro di lui come se fosse una nave approdata al suo porto sicuro.
Liam non crede possa esistere tanto amore da far male, eppure lo prova ogni giorno. Solo a ventisei anni ha cominciato a sentirsi vivo ed è solo grazie a Zayn.
Zayn che, all’aeroporto di Heathrow, sta elencando tutti i voli possibili ed immaginabili cercando di indovinare quale sarà il loro.
Liam ride mentre gli dice che non si tratta di Parigi, né di Vienna, né di Praga, né di Venezia, né di Amsterdam e Zayn spalanca gli occhi quando capisce che si tratta di Dubai.
Lo abbraccia di slancio e Liam scuote la testa. “Saremo solo di passaggio.”
Zayn ha continuato ad essere petulante e Liam ha perseverato nel fargli la sorpresa.
Non scambierebbe la gratitudine e l’amore che Zayn gli ha mostrato quando sono saliti sul volo per Islamabad con niente al mondo.
Tra di loro non sono così romantici, né troppo dolci. Ma, nella sua mente, Liam può permettersi di dirlo: Zayn continua ad essere il principe dalle fattezze orientali da dover viziare e rendere felice. E non per annullarsi e dare tutto se stesso alla persona amata, no.
In realtà, è egoista. Tutto ciò che fa per Zayn, lo fa anche per sé. Perché niente lo rende più felice che vedere Zayn felice a causa sua.
E se lo ripete ogni giorno che, aspettare diciotto anni per incontrarlo di nuovo, ne è valsa la pena.
“Seriamente, Lee. Islamabad? Perché?”
Liam scrolla le spalle con fare indifferente. “Perché so che vorresti tornare più spesso in Pakistan. E magari puoi mostrarmi ciò che ami.”
“Allora dovrei procurarmi uno specchio e mettertelo davanti agli occhi” scherza Zayn.
Liam scoppia a ridere. “Romanticone” replica con tono lamentoso. Ma, alla fine, non si lamenta affatto quando le loro labbra si incontrano per l’ennesima volta.

SI SONO SPOSATI CAPISCI???
QUESTA OS E' L'AMORE, CE SUL SERIO IL FLUFF CHE C'E' MI UCCIDE TUTTE I NEURONI.
POI IN QUESTO PERIODO DI LOVE QUESTA OS MI DA PROPRIO IL COLPO FINALE...MANNAGGIA LA PUTTANA.
SEI TROPPO BRAVA E LO SAI OGNI VOLTA MILLE EMOZIONI, MANNAGGIA A TE.
NON RIUSCIRO' MAI A VIVERE NORMALE CON TUTTI QUESTI FEELS ZIAM.
LI ADORO E ADORE TE PER QUESTA MERAVIGLIA.
IL MALE SUPREMO...
BASTA LA DEVO SMETTERE...
NORA.

Recensione alla storia Just let me know - 21/09/15, ore 12:31
Capitolo 1: Prima parte: All'ospedale
Inizio col dirti che sei una pazza, non bastavano le tue os a farmi stare male ora anche queste...STRONZA!!
Quando Zayn si risveglia e tocca i tatuaggi ad Harry, il mio povero cuoricino :((( 


Poi la dottoressa parlò nuovamente, e Zayn ascoltò attentamente perché qualcosa continuava a non quadrare.
‹‹Zayn, che giorno è?››
Le rivolse un’occhiata sconvolta perché che razza di domanda era? Ma rispose comunque perché si sentiva ancora sollevato dal fatto che Liam fosse vivo e perché sua madre lo aveva cresciuto dicendogli di portare rispetto per le persone.
‹‹E’ il cinque aprile››
Harry sussultò e Perrie trasalì, ma la dottoressa non sembrava sorpresa.
‹‹Di che anno?››
Il senso di panico ritornò, crescendo come un’onda, soffocando Zayn che, con difficoltà, riuscì a pronunciare ‹‹Duemiladodici››
La donna si accigliò, ma Zayn si soffermò sull’espressione di Harry perché il suo amico sembrava spaventato, seriamente spaventato.
‹‹E’ il cinque aprile duemiladodici›› ripeté con voce leggermente più alta, lasciando trasparire tutta la sua incertezza.
Era sempre pieno di impegni e non avrebbe mai potuto dimenticare le date, quindi doveva trattarsi per forza del cinque aprile.
Ma la dottoressa scosse il capo, guardandolo con un’espressione dispiaciuta, mentre Perrie si immobilizzò completamente. Ancora una volta focalizzò l’attenzione su Harry, ma risultò essere un grande errore perché il riccio cominciò a scuotere la testa con gli occhi verdi pieni di lacrime mentre mormorava un ‘oh, cazzo’ poco rassicurante.
Zayn smise di pensare lucidamente.

PERCHE' MI VUOI COSI MALE??

Poi vide il viso di Liam e riprese a respirare perché… perché era Liam.
Sì, poteva notare le differenze – come ad esempio i capelli, qualche tatuaggio in più sul braccio e il corpo più muscoloso e leggermente più alto –, ma era sempre il suo Liam.
Camminava ancora come se fosse un po’ insicuro di sé, le spalle leggermente ricurve come se avesse paura di occupare troppo spazio – spalle che Zayn colpiva sempre per farle tornare dritte perché, secondo lui, non aveva nessun motivo di vergognarsi di sé, anzi doveva solo essere fiero del fantastico uomo che era.
La voglia continuava ad adornare il suo collo, ma lo disorientò per qualche minuto perché Zayn poteva giurare di avergli lasciato un succhiotto proprio lì vicino solo il giorno prima, ma poi non se ne curò più di tanto perché Liam era nella sua stanza, perché i suoi occhi erano sempre gli stessi, le sue mani rilassate, e tutto ciò che desiderava fare era immergere il naso sul suo petto ampio e odorare il suo profumo /era convinto che anche quello non fosse cambiato perché Liam era fissato con quel bagnoschiuma.
‹‹Liam›› fu solo un sospiro quasi inudibile, ma sapeva che il castano lo avrebbe colto e avrebbe capito che lo stava chiamando.
Si aspettava di vederlo sorridere perché lo faceva sempre quando lo guardava, e poi si aspettava che lo raggiungesse di corsa, come faceva ogni volta che erano costretti ad essere separati e considerava quelle poche ore come anni insopportabili.
Ma non fece nulla di tutto ciò.
Anzi, si irrigidì mentre una mano rimaneva stretta attorno al pomello della porta, e l’altra si bloccò sulla nuca che massaggiò. Zayn focalizzò l’attenzione su quel gesto perché Liam lo faceva solo quando era sconvolto, nervoso o preoccupato, come se non sapesse cosa fare e si sentisse perso.
Era un gesto familiare anche perché era solito intrecciare le dita alle sue per fermarlo e per cercare di farlo calmare, cosa che però non poté fare in quel momento.
‹‹Liam – ripeté con tono tremante, guardandolo impallidire e guardando i suoi occhi riempirsi di sorpresa, come se non si aspettasse di essere chiamato da lui – Cristo, Liam. Vieni qui›› lo pregò, devastato dalla reazione che aveva ottenuto da lui. 
‹‹Io… Zayn›› farfugliò, lasciando finalmente il pomello per entrare nella stanza, permettendo a Zayn di respirare ma bloccandogli subito dopo il sospiro di sollievo perché si era fermato nuovamente ed era rimasto lontano dal letto. Rimase quasi attaccato alla porta, e sembrava confuso, perso, come se non avesse mai conosciuto il moro.
A quel punto il respiro di Zayn si bloccò, la gola si restrinse perché quella doveva essere la sua di reazione, non quella di Liam.
Poi, improvvisamente, il castano parlò di nuovo e gli domandò ‹‹Cosa è successo?››
Il moro si lasciò cadere sul letto, strinse il lenzuolo tra le mani, e la consapevolezza di non aver pensato ad un modo per dirgli che aveva perso la memoria lo colpì.
Pensava che a dirglielo sarebbe stato Harry, ma, chiaramente, il riccio non lo aveva fatto perché Liam sembrava troppo sconvolto e lo si capiva dai suoi occhi.
Ispirò e rilasciò l’aria prima di ‹‹Pensavo fosse il cinque aprile quando mi sono svegliato››. Sussultò perché non era il modo adatto per dirglielo e non aveva alcun senso, e se ne accorse quando lo guardò timidamente mordendosi il labbro inferiore.
Gli occhi di Liam si restrinsero, ma non come quando sorrideva. Era teso per la preoccupazione e qualcosa nei suoi occhi diceva che era anche ferito.
‹‹E’ novembre›› disse lentamente, ancora troppo confuso.
Zayn fece un piccolo sorriso perché era tipico di Liam.
‹‹Sì, adesso lo so ma, ecco… non lo ricordo››
Liam trasalì e, inconsciamente, indietreggiò di un passo ‹‹Aspetta, non puoi ricordare? Zayn, non ricordi questi ultimi mesi?››
Sospirò in risposta perché il ragazzo sembrava spaventatissimo, e si rese conto che era andata peggio di come si aspettava, che aveva sbagliato il modo di avvertirlo.
Liam era sull’orlo di una crisi isterica, e lui non stava facendo nulla per aiutarlo, però non riuscì a bloccare il suo sussurro ‹‹Sì, io penso che sia il cinque aprile… duemiladodici››
Terminò e Liam spalancò la bocca, poi la richiuse e rimase in silenzio, come se fosse congelato sul posto. Sembrava quasi che non stesse neppure respirando, e Zayn sentì il panico impossessarsi del suo petto, e sapeva che doveva calmarsi e spiegare il tutto razionalmente, ma non era mai stato bravo a controllarsi quando era nel pallone più totale.
Si ritrovò a balbettare.
‹‹Sì, cioè, mi sono svegliato ed Harry era qui quando la dottoressa mi ha chiesto che giorno fosse e io ho risposto cinque aprile duemiladodici. E’ l’ultima cosa che ricordo. O meglio, ricordo che era il quattro aprile ed era tardi quando sono venuto nella tua stanza per parlarti e mi sono addormentato mentre ti aspettavo. Però quando mi hanno detto che non era aprile, e soprattutto non era il duemiladodici, beh, sono uscito fuori di testa perché non ricordo nemmeno l’incidente. Non mi sono subito reso conto di essere in ospedale, e poi…››
‹‹Pensi che sia il duemiladodici?›› Liam sussurrò con voce rotta, talmente scioccato da zittire completamente il moro.
Abbassò lo sguardo sulle coperte che stava stringendo convulsamente per l’eccessivo nervosismo. Poi mormorò ‹‹Sì. Ovviamente adesso so che non lo è, perché la dottoressa me lo ha detto e, beh, perché tutto è diverso? Però la mia mente continua a pensare che sia il duemiladodici e io…››
Si interruppe, perdendo tutte le parole perché ammetterlo ad alta voce fu abbastanza devastante. Aveva appena detto di aver perso due anni della sua vita, due anni di se stesso e due anni di Liam.
‹‹Non riesci a ricordare››
Zayn alzò la testa perché la voce di Liam era totalmente rotta, distrutta, quasi un sussurro, e riuscì a capirne il motivo guardandolo.
Un’imprecazione gli sfuggì perché Liam stava tremando, e non riusciva a sopportare le sue mani chiuse in due pugni, la sua faccia completamente pallida, e i suoi occhi colmi di terrore.
I suoi occhi erano impressionanti perché il marrone era stato quasi completamente coperto dalla pupilla esageratamente dilata, e in più non sbatteva nemmeno le ciglia, come se fosse impietrito.
‹‹Merda, Liam›› sussultò, e anche il suo corpo si irrigidì perché non aveva mai visto Liam in quel modo. Era quasi come se avesse smesso di respirare, e non riusciva a capacitarsene perché non era da Liam reagire in quella maniera, non era mai così distrutto.
Sapeva che era solo colpa sua, quindi ricominciò a farfugliare ‹‹Però la dottoressa mi ha detto che è una cosa temporanea – alzò leggermente il tono di voce verso la fine – Mi ricorderò tutto gradualmente, pezzo per pezzo. A volte non me ne accorgerò nemmeno, però tutto tornerà come prima. Ricorderò…››
‹‹Qual è l’ultimo ricordo che hai?›› gli domandò mormorando.
Stava per rispondere, ma poi si bloccò. Gli tornò in mente che Perrie era un argomento delicato e non voleva tirarlo fuori per far soffrire ulteriormente Liam.
Ma cambiò idea quando incrociò lo sguardo del ragazzo che, nonostante stesse tremando e la sua voglia di scappare fosse palese, non spostò mai la sua attenzione da lui, mostrandogli quanto fosse disperato per una risposta.
‹‹Sono arrivato nella tua stanza, ma non c’eri, quindi mi sono seduto sul letto. Ho iniziato a mangiarmi le unghie, anche se tu odi quando lo faccio, perché ero nervosissimo. Avevamo litigato e io volevo parlarti riguardo, beh…››
‹‹Riguardo Perrie›› concluse Liam con voce ferma, chiudendo gli occhi come se pronunciare quel nome gli provocasse un senso di fastidio e di risentimento.
Perrie era un argomento troppo delicato perché era stata la causa dei loro due mesi di litigi costanti, era il motivo per cui a volte scopavano rudemente dopo essersi urlati in faccia, era la causa delle camere separate che ogni tanto prenotavano negli alberghi, i silenzi che crescevano sempre di più tra loro due.
Era stata la causa della loro prima discussione seria perché entrambi erano stati colti impreparati quando il management aveva imposto a Zayn di farla entrare nella sua vita.
E la notte precedente, lui era andato da Liam perché, per la prima volta, aveva avuto paura che la loro relazione non sarebbe durata, che non sarebbero riusciti a superare quell’ostacolo imposto dai manager.
Lo aveva cercato perché aveva un bisogno disperato di essere rassicurato e, nonostante quel brutto momento fosse passato da tempo, per lui era successo solo il giorno prima e poteva ancora sentirne gli effetti addosso.
‹‹Sì, volevo parlati di lei – mormorò dopo un silenzio durato per troppi minuti, guardandosi le mani e torturandosele, con la voglia di fuggire da quei pensieri troppo dolorosi – Però abbiamo risolto, no? Naturalmente hai accettato il compromesso perché Perrie era qui prima e…››
‹‹Perrie era qui?›› domandò Liam, balzando indietro come se avesse ricevuto un pugno in pieno viso da Zayn che si stranì.
‹‹Sì, mi sono svegliato e lei era qui, ma poi…››
Liam scosse il capo, come se fosse disgustato da se stesso – una mossa che Zayn aveva sempre odiato perché mostrava quanto Liam si vergognasse di sé –, facendo aggrovigliare lo stomaco del moro che non riusciva a capire cosa stesse accadendo.
Le reazioni del ragazzo erano così inaspettate ed era evidente che gli stesse sfuggendo qualcosa.
‹‹E’ ovvio che fosse qui. Lei è sempre fottutamente qui›› la sua voce era nervosa, arrabbiata, e molto roca.
Zayn trasalì quando sentì quell’imprecazione perché, merda, Liam non diceva mai le parolacce, quindi doveva essere davvero molto incazzato.
‹‹Li, non capisco. Tu hai accettato che io la frequentassi per finta, non è così? Quindi è piuttosto normale che lei fosse qui, deve mantenere le apparenze con il pubblico, soprattutto se la notizia del mio incidente ha fatto il giro del mondo. Mi dispiace se l’ho menzionata, ma adesso non è qui, perciò non possiamo…››
Ma il castano stava già negando con il capo, era ormai ad un passo dal pianto e lo si notava dagli occhi improvvisamente colmi di lacrime, e Zayn non poté sopportarlo. Non sopportava vedere la gente piangere, specialmente se a piangere era Liam che meritava solo il meglio, che meritava solo di sorridere, di ridere.
Lo stava ferendo, ma non sapeva in che modo e non poteva neppure smettere e cercare di fargli risollevare l’umore.
‹‹Cristo, Zayn – sussurrò nuovamente – Lei non è andata via. Lei non è mai andata via. Lei sarà sempre intorno. Perché sei stato tu ad averlo accettato, ma adesso non lo ricordi. E’ stata una tua fottutissima decisione e adesso non lo ricordi nemmeno, merda, non ricordi più niente››
Quelle parole lo ferirono, e il moro non poté non esprimerlo a voce ‹‹Cosa stai dicendo? Cosa ho deciso? Non deciderei mai qualcosa senza di te››
Liam rise, forte e ironicamente, non come faceva di solito. Non riuscì a riconoscerlo in quel momento, quella cattiveria e quel risentimento non gli erano mai appartenuti.
‹‹Non decideresti mai di fidanzarti ufficialmente senza di me? Davvero? Dio, non sai nemmeno, Zayn…››
Ma Zayn aveva già ricominciato a tremare perché no, non poteva essere. Non era fidanzato ufficialmente. Non lo avrebbe mai fatto. Era sbagliato, era tutto così sbagliato. Quelle parole gli rimbombarono rumorosamente nella testa e sussultò, non potendo evitarlo.
Forse era quella la causa della stranezza di Liam, del suo essere così ferito e confuso, ma non gli sembrava possibile. Non era assolutamente fidanzato con Perrie perché non gli avrebbe mai fatto una cosa del genere.
Poi però, improvvisamente, le parole ‘due anni’ si ripresentarono nel suo cervello e tutto gli sembrò leggermente più chiaro.
Evidentemente, Liam capì dall’espressione sul suo viso che non sapeva davvero cosa stesse succedendo perché abbandonò la rabbia e sembrò stanco, sconfitto, un po’ pentito mentre lo guardava disteso sul letto e nascosto sotto le coperte.
‹‹Non lo sapevi – suppose, mostrando quanto fosse dispiaciuto con lo sguardo che gli rivolse – Non sapevi che eri fidanzato con lei››
Zayn negò con il capo perché no, non lo sapeva, ma gli risultava comunque sbagliato. Nulla gli era sembrato giusto sin da quando si era risvegliato solo e confuso, con Liam che non era accanto a lui.
Non era lì, e improvvisamente fremette dalla voglia di sapere il perché. Aveva bisogno di scoprire il motivo preciso per cui non aveva trovato Liam al suo fianco.
 
 
‹‹Perché non eri qui? – Zayn gli domandò e non intendeva usare un tono accusatorio, ma le emozioni lo avevano tradito – Anche se io e Perrie siamo fidanzati ufficialmente per pubblicità o altro, perché non eri qui Li? Mi sono svegliato e tu non eri qui, e io non capivo il perché. Io non ti avrei mai…›› si interruppe per scuotere il capo, mordendosi il labbro quando sentì le lacrime riempirgli gli occhi. ‹‹Io… perché non eri qui?››
Rialzò lo sguardo e, puntandolo su Liam, si sentì improvvisamente arrabbiato a causa del dolore che ritornò, mentre Liam sembrava scioccato, come se non sapesse cosa rispondergli.
Liam avrebbe dovuto avere delle risposte, lui non aveva perso due anni di ricordi, lui sapeva perché non era lì quando Zayn si era svegliato, mentre il diretto interessato non ricordava neppure di essere fidanzato ufficialmente.
‹‹Non ti avrei mai lasciato da solo – sussurrò ancora, una lacrima sfuggì al suo controllo e la scacciò malamente perché odiava piangere – Sarei stato qui aspettando che ti risvegliassi. Perché invece tu non lo hai fatto? Io non ti avrei mai lasciato…››
Liam lo guardò disperato e, nemmeno quella volta, poté evitare di interromperlo ‹‹Però lo hai fatto, Zayn. Lo hai fatto››
‹‹Cosa ho fatto?›› domandò confuso e infastidito.
Liam scrollò le spalle come se non avesse più importanza, ma poi si circondò il petto con le braccia, come se volesse proteggere fisicamente il suo cuore. Si era sciolto già da un bel pezzo, ma in quel momento non smetteva di muoversi, come se fosse intenzionato a correre via al più presto possibile. E il moro non lo capì, almeno finché le parole lasciarono le labbra di Liam.
‹‹Ci siamo lasciati››
‹‹Come?›› le orecchie di Zayn fischiarono e quasi si rifiutò di ascoltare. Lui… non… non quelle parole.
Ma Liam le ripeté, con voce ferma ‹‹Ci siamo lasciati››
‹‹No›› negare fu istantaneo. Quell’unica parola fuoriuscì immediatamente dalla sua bocca e riempì la stanza ancora prima che Zayn riuscisse a pensare ad una frase di senso compiuto.
Non era possibile. Liam era tutto per Zayn, era fondamentale come lo era il suo cuore o l’aria. Era diventato di vitale importanza per Zayn che non riusciva nemmeno ad immaginarsi da solo senza Liam, e non riusciva a immaginare neppure Liam senza di lui. Yin e yang, loro erano lo yin e lo yang che aveva tatuato sul polso tanto tempo prima. Aveva sempre pensato che lo fossero perché, mentre lui era la parte scura, Liam era quella chiara. Si completavano a vicenda.
Quindi, no, non avevano rotto. No, perché Zayn non poteva sopravvivere senza Liam, non più, nemmeno per poco tempo. Anche nei momenti peggiori, quando aveva considerato l’idea di loro due separati un giorno, non aveva mai immaginato che Liam lo tagliasse fuori dalla sua vita. Nella sua mente si trattava sempre di una rottura temporanea, anche nei suoi pensieri più scuri. Liam rappresentava il ‘per sempre’ per Zayn, l’infinito.
Ma Liam continuava a scuotere il capo, il viso assente, il che lo fece stupire perché solitamente non riusciva mai a nascondere le sue emozioni. Era ironico come la maschera che Zayn gli aveva sempre detto di costruirsi stesse uscendo proprio in quel momento, come se volesse proteggersi da lui. Ma nonostante l’ironia non riuscì a ridere, non quella volta.
‹‹Zayn, tra noi è finita. Non stiamo più insieme da un anno ormai. Tu… Io mi sono trasferito e ho lasciato casa nostra a settembre scorso››
Zayn premette la schiena contro il muro, come se volesse scappare da quelle parole che gli stavano facendo del male. In quel momento, comprese cosa significasse aver perso la memoria per traumi psicologici e non fisici, era ovvio che la sua mente avesse voluto cancellare quei ricordi.
Un dolore più intenso degli altri lo colpì nuovamente, danneggiando anche il suo lato fisico, e non gli importava cosa avessero detto gli altri a riguardo: quel dolore era insopportabile, atroce, ma, soprattutto, reale e non emotivo.
 
 LE LACRIME PORCA PUTTANA, IO NON CE LA FACCIO A VEDERE GLI ZIAM SEPARATI, NON CE LA FACCIO PROPRIO. MA UNA OS PIU' SOFT NO EH? MANNAGGIA EVA.

Ma, ovviamente, non smise neppure per un secondo di pensare a Liam. Non era mai stato capace di controllare quell’impulso, e il fatto che non riuscisse a tenere per sé i suoi pensieri su Liam era il motivo principale per cui si erano messi insieme.
E, Dio, quei ricordi erano come dei coltelli impiantati nel suo petto già squarciato perché aveva bene a mente ogni piccolo momento della sua relazione con Liam.
Ricordava chiaramente come il suo amore fraterno fosse diventato un interesse romantico che inizialmente non aveva percepito, almeno finché, un giorno, non aveva capito che era completamente perso del ragazzo dai grandi occhi marroni che era sempre accanto a lui. Da quel momento era cambiato tutto, soprattutto la sua personalità che sarebbe rimasta invariata anche quando avrebbe riacquistato tutti i ricordi persi.
Liam era sempre accanto a lui sul palco, durante i sound checks.
Poi era arrivato il tour di X Factor, quando il canto e i concerti erano diventati la loro professione, quando avevano iniziato ad abituarsi alle folle urlanti ma non erano ancora pronti a vivere ciò che il futuro aveva in serbo, quando Louis e Harry intrattenevano il pubblico giocando a fare la lotta sul palco mentre Niall li fissava divertito.
Quello era stato il momento in cui Zayn, voltandosi verso Liam per commentare il comportamento dei loro amici, non era riuscito a spiccicare parola perché si era reso conto che il castano lo stava guardando già da un po’ con un sorriso divertito sulle labbra, come se al posto di Louis ci fosse stato lui a rotolarsi con Harry.
Aveva fissato l’espressione dolce di Liam come un ebete per parecchi minuti, e il sentimento che gli aveva colpito forte il petto in quell’istante gli fu subito chiaro. L’amore non era mai stato un concetto astratto per Zayn, quindi sapeva che non si stava sbagliando a scambiarlo per qualcos’altro quando guardava in un modo speciale quel ragazzo che in poco tempo era diventato il suo migliore amico.
A quella prima volta se n’erano susseguite tante altre, e ogni volta che Liam lo guardava sapeva che lo amava in un modo talmente travolgente da coglierlo impreparato.
Da quel momento aveva provato a correre lontano dai suoi stessi sentimenti, ma, anche se aveva cercato di lasciare indietro quell’amore, il resto del tour era stato un’agonia perché comportarsi normalmente mentre dentro di sé si chiedeva in continuazione come fosse potuto accadere, come avesse
permesso a se stesso di innamorarsi del suo migliore amico, era devastante.
Non era stato scioccante il fatto che si fosse innamorato di un ragazzo, era sempre stato a conoscenza della sua sessualità, ma era stato scioccante innamorarsi di qualcuno che conosceva così bene.
Le settimane erano passate e Zayn aveva cercato di convincersi che non si stava perdendo nel labirinto dei suoi pensieri, ma non era mai stato bravo a nascondere i suoi sentimenti, specialmente a Liam che si era accorto immediatamente che qualcosa non andava.
Dopo essere stato scoperto, era iniziato il periodo delle scuse, finché un giorno non aveva avuto il coraggio di fare coming out con i ragazzi. Nonostante i suoi amici fossero ormai a conoscenza della sua sessualità, continuava a vacillare ogni volta che cercava di confessare a Liam cosa provava nei suoi confronti, almeno finché il suo migliore amico non lo aveva sbattuto contro un muro mostrandogli che ricambiava i suoi sentimenti con dei baci dolci che non si sarebbe mai aspettato di ricevere.
Liam aveva dato il via alla relazione che Zayn aveva sempre desiderato ma che non aveva mai chiesto per paura, e sempre Liam aveva confessato al management quello che era successo mentre erano seduti di fronte a loro mano nella mano e con le dita intrecciate.
Avevano accettato di mantenere la relazione segreta, e poi era arrivata Perrie che, come un fulmine a ciel sereno, aveva bloccato tutta la loro libertà.

I MIEI POVERI FEELS...TU MI VUOI MORTA STECCHITA IN QUALCHE FOSSO, VERO? 

‹‹No››
Zayn batté gli occhi lentamente, una, due volte, perché, nonostante fosse stanco, poteva giurare di aver sentito Liam dire quel ‘no’.
Aveva girato la testa e aveva spalancato la bocca quando aveva visto Liam guardare dritto di fronte a sé con un’espressione studiata, mentre si opponeva al management per la prima volta.
Liam era sempre stato il più buono, quello su cui i manager facevano affidamento, colui che controllava i suoi amici e sedava ogni tipo di litigata.
Non aveva mai negato niente al management, almeno fino a quel momento.
E guardando l’espressione incredula di coloro che sedevano dalla parte opposta della scrivania, si rese conto che nemmeno loro potevano credere a quella reazione.
‹‹Liam – uno di loro pronunciò esitando – noi non stavamo chiedendo a te››
Zayn sussultò, e, ancor prima di pensare, la sua mano coprì quella di Liam che sciolse il pugno non appena sentì le sue dita massaggiargli il dorso.
Quando la rilassò completamente, Zayn intrecciò le loro dita e non poté evitare di sorridere e di pensare quanto fosse strano che solo quel semplice gesto gli diede la forza di prendere un bel respiro e rispondere.
‹‹No – interruppe il silenzio che si era impossessato della stanza, attirando tutti gli sguardi su di sé /che non calcolò perché era occupato a notare le spalle di Liam irrigidirsi, l’espressione triste che nascondeva sotto quella maschera che però con Zayn non funzionava/ – Se mi chiedete di fare qualcosa, la state chiedendo automaticamente anche a lui››
L’uomo che aveva parlato prima sembrò diffidente a riguardo ‹‹Sentite, sappiamo che voi due uscite insieme e lo abbiamo accettato seguendo delle condizioni››
‹‹Appunto – interruppe Liam – E nessuna di queste condizioni include il fatto che Zayn sia obbligato a fingere di uscire con una ragazza che ha appena conosciuto››
‹‹Quelle condizioni sono state ideate un anno fa, adesso siete diventati troppo espliciti, e quindi pensiamo che sia meglio…››
‹‹Fingere che siamo entrambi etero›› le labbra di Liam si serrarono, e Zayn non poté fare altro se non sospirare. Ovviamente Liam lo notò e gli indirizzò immediatamente un’occhiata di scuse, seguita da piccoli cerchi attorno al pollice di Zayn. Non aveva nessuna intenzione di arrendersi.
Nessuno parlò per qualche minuto, e Zayn abbassò lo sguardo, sentendo nello stomaco una strana inquietudine dovuta al fatto che non si aspettava che l’incontro andasse a finire in quel modo, come se fosse un attacco alla relazione che aveva con Liam. Stavano insieme solo da un anno, ma sembrava quasi che si fossero promessi di stare insieme per sempre, e il management stava cercando di contaminare la loro intenzione. Ma la cosa peggiore era che una piccola parte di Zayn pensava che forse la proposta del management fosse una buona idea.
L’uomo intervenne nuovamente ‹‹Perrie e Zayn sono amici – il diretto interessato si fece scappare un piccolo lamento perché non era esattamente la verità, Liam aveva ragione quando diceva che lui e la ragazza si erano incontrati solo una volta, ma venne ignorato – e siccome le Little Mix sono sotto contratto con la Modest, sarebbe tutto più credibile e facile››
‹‹No›› ripeté risoluto Liam, ed era chiaro a tutti che non avrebbe cambiato idea. Il vecchio soprannome che tutti attribuivano a Liam, quello di Daddy, derivava dalla sua abilità di controllare tutto, ma secondo Zayn derivava anche dal tono di voce fermo che ogni tanto usava per dimostrare che se decideva qualcosa difficilmente cambiava idea – sarebbe stato un bugiardo se avesse detto che quella cosa non lo faceva eccitare.
‹‹Zayn?››
Smise di ammirare Liam (e di pensare all’appartamento che avevano lasciato e ai vari posti dove non lo aveva ancora scopato), e si voltò verso il manager. Ovviamente speravano che Zayn accettasse, ma il moro negò con il capo.
‹‹Non farò mai qualcosa che Liam non approva››
Il suo ragazzo lo guardò con un sorriso sollevato, stringendogli più forte la mano, e Zayn ricambiò. 

 
 
POSSO URLARE??? DAI SONO BELLISSIMI CHE DIFENDONO IL LORO AMORE. AAAAAAAAAAAAAAAAAAA GLI ZIAM CAZZO SONO LA COSA PIU' BELLA AL  MONDO, AIUTOOOOO

‹‹Liam, cos…›› non riuscì a finire di formulare la domanda perché, subito dopo essere entrato nella sua stanza, Liam aveva sbattuto Zayn al muro, usando il suo corpo per sollevarlo e tenerlo in alto.
‹‹Cristo››
Gli occhi di Liam erano scurissimi e quasi disperati, si stava anche mordendo furiosamente il labbro con un’espressione che mostrava quanto fosse voglioso.
Vedendo il suo viso Zayn capì cosa volesse di preciso, ancora di più dopo che Liam gli mormorò ‘sei mio’, in un sussurro talmente roco che fece indurire il suo cazzo.
Ogni tanto, a entrambi piaceva essere possessivi, quindi sapeva perfettamente come sarebbe andata a finire quella questione.
‹‹Tuo›› rispose immediatamente, senza esitazioni. Non potevano dimostrarsi affetto mentre erano in pubblico, non potevano nemmeno tenersi per mano, il che era un’ingiustizia perché Zayn voleva che tutti sapessero che Liam era suo e, in quel momento, Liam sembrava volere lo stesso. La voglia di marchiare il suo corpo era sicuramente tanta, come quella di mostrare al mondo che Zayn era il suo ragazzo.
Il moro gli bloccò la mascella con una mano, accarezzò con le dita la barba, e poi lo trascinò in un bacio passionale che Liam ricambiò immediatamente, facendolo ansimare.
Amava tutto di Liam, davvero tutto, ma Liam in quel modo, disinibito e che mostrava ciò che voleva, era forse il suo preferito. Adorava quella versione del suo fidanzato perché quando era possessivo lo scopava talmente forte che per una settimana aveva difficoltà a sedersi, e non si vergognava a dire che amava quando faceva così.
Liam premette le labbra contro le sue ancora più forte, dando vita a un bacio bagnato, ancora di più quando con la lingua accarezzò la sua catturando ogni gemito e leccandolo via.
Sentì ogni centimetro del corpo del ragazzo contro il suo, e improvvisamente Liam posizionò una coscia tra le sue gambe iniziando a muoverla, permettendogli di sentire contro il fianco quanto fosse già duro.
‹‹Cazzo – ansimò quando Liam si allontanò solo per toglierli la maglia e succhiare un lembo di pelle che gli fece inarcare la schiena – Dio, Liam›› Ormai anche lui era completamente duro, e non poté fare altro se non strusciarsi contro il corpo dell’altro.
Una vocina nel retro della sua mente gli diceva che forse avrebbe dovuto chiedere il motivo di tutto ciò che stava succedendo, ma non riusciva a concentrarsi abbastanza sulle parole da usare, soprattutto quando Liam cominciò a muovere i fianchi contro i suoi.
Sembrò quasi che il castano avesse intuito i suoi pensieri perché, ansimando contro il suo collo, disse ‹‹Le foto. Ho visto le foto e non posso sopportarle. Odio vederti con lei››
Lo stomaco di Zayn si attorcigliò, ma non ebbe neppure il tempo di rielaborare quelle parole perché Liam si era allontanato nuovamente, portando le dita ai suoi jeans e sbottonando il bottone.
‹‹Piccolo›› sospirò a fatica, appoggiando le mani sui suoi fianchi.
Liam scosse il capo ‹‹Ho solo bisogno di te››
E Zayn non poteva negargli niente, quindi annuì subito perché anche lui lo voleva. Avrebbe sempre voluto Liam.  
Non si aspettava di vederlo subito in ginocchio, quasi strappando i suoi jeans per abbassarli insieme ai boxer e liberare la sua erezione già ricoperta di liquido preseminale.
Anche in quel caso, però, non ebbe il tempo di reagire perché Liam inglobò la sua punta senza aggiungere altro – forse avrebbe dovuto dirgli di fermarsi perché chiunque avrebbe potuto sentirli o addirittura entrare nella stanza, ma si limitò a chiudere gli occhi.
‹‹Merda›› Zayn portò la testa indietro, posandola sul muro quando la mano di Liam circondò la base del suo pene e cominciò a muoverla mentre andava su e giù con la testa continuando a succhiare.
‹‹Leeyum, merda, piccolo›› balbettò quando, con la lingua, Liam tracciò la vena sulla parte inferiore della sua erezione.
Portò le mani tra i suoi capelli, ma non riuscì a stringerli perché erano ancora troppo corti, quindi emise un verso di frustrazione, causando la risata di Liam che vibrò contro la sua pelle.
‹‹Li›› la sua voce ormai era fievolissima, soprattutto quando Liam incavò le guance e lo portò a guardare giù, incontrando i suoi caldissimi occhi marroni.
Le sue labbra rosse circondavano oscenamente la lunghezza di Zayn che si soffermò sul suo sguardo pieno di desiderio e di amore.
‹‹Cazzo, amore, ti amo›› esclamò senza pensarci, riportando la testa indietro e graffiando quella di Liam. Chiuse gli occhi perché non poteva più guardarlo se non voleva venire subito.
Sibilò quando Liam si allontanò leggermente, ma gemette più forte quando ritornò con la bocca su di lui, inglobando ancora più pelle mentre non smetteva di succhiare.
‹‹Li, io… adesso…›› cominciò ad avvisare il suo ragazzo, e riaprì gli occhi perché improvvisamente sentì il bisogno di guardarlo.
Ma quando posò lo sguardo sulla persona che era in ginocchio davanti a lui, con le labbra ancora attorno alla sua lunghezza, non era Liam.
Vi erano dei capelli color fucsia chiaro, e il cuore di Zayn si fermò, ricominciando a battere fortissimo quando la ragazza si staccò da lui.
Le sue labbra erano gonfie, e fece un rumore osceno quando abbandonò il suo piacere.
I suoi occhi blu erano infuriati e quando lo guardò gli disse ‹‹Mi hai appena chiamata Li?››

 
IO NON POSSO VIVERE COSI. NON PUOI SCRIVERE DEL SANO SESSO ZIAM E POI FARE USCIRE QUELLA COSA STRANA DI PERRIE. POVERO ZAYN POSSO CAPIRE IL TUO TRAUMA.
VOGLIO SEMPRE ESSER ZAYN EH...


Liam tossicchiò, staccandosi dal muro e muovendo i piedi nella sua direzione. Erano entrambi al centro della stanza, e Zayn considerava Liam come il suo centro di gravità, lo considerava il suo sole. Aveva sempre avuto quel pensiero, e con la scusa era solito avvicinarsi di più a lui e far entrare in contatto i loro corpi, ma non era sicuro di poterlo fare. Si toccavano ancora?
‹‹Noi ci tocchiamo?›› domandò senza pensarci, arrossendo quando Liam spalancò gli occhi.
‹‹Io… cosa?›› farfugliò Liam, la voce acuta per lo shock e le guance rossissime per l’imbarazzo. Zayn era solito accarezzargli con le dita gli zigomi quando lo faceva arrossire.
Era solo uno dei tanti modi in cui si toccavano ogni giorno, e improvvisamente non si sentì in colpa per averglielo chiesto. Moriva dalla voglia di poterlo toccare di nuovo, quindi ‹‹Ci tocchiamo? – ripeté lentamente – Cioè, eravamo soliti sfiorarci in continuazione, e quindi ti chiedo se lo facciamo ancora. Ho notato che Harry e Louis…›› ma si bloccò, scrollando le spalle.
Liam sembrò di nuovo a disagio ‹‹Harry e Louis non si toccano più, tranne quando sono davanti alle telecamere o sul palco perché sarebbe troppo strano. Louis è sempre se stesso, tocca sempre qualcuno, Niall anche››
Aveva taciuto riguardo la sua domanda originaria, il che lo fece riflettere molto e gli dette tutte le risposte che cercava. Rilasciò un respiro afflitto ‹‹Ma neanche noi ci tocchiamo più – suppose – Io e te, proprio come Louis e Harry. Durante le interviste o sul palco invece ci tocchiamo?››
La sua intenzione non era quella di risultare disperato, ma era inutile nasconderlo. Non poteva nemmeno immaginare una cosa del genere, non toccare più la sua pelle soffice, i suoi muscoli, la barba che gli punzecchiava i polpastrelli, le labbra morbide con le sue più ruvide.
‹‹Sul palco sì›› gli rispose lentamente, gli occhi nuovamente puntati sul pavimento mentre pensava a quali parole usare. Le sue sopracciglia erano corrugate, e Zayn avrebbe voluto alzarsi e tracciare lo spazio in mezzo ad esse come faceva ogni volta che lo vedeva pensieroso.
Ma, a giudicare da quello che aveva sentito, non lo faceva più, e non lo toccava più in nessun modo.
‹‹Giochiamo anche sul palco – ammise poco dopo Liam – e a volte sembra che sia tutto come sempre. Nelle interviste di solito ci sediamo lontani››
Annuì per non lasciargli finire la frase. Cercò di non soffermarsi sul tono con cui Liam aveva pronunciato ‘sembra che sia tutto come sempre’, non solo perché aveva capito cosa intendesse dire, ma anche perché non gli credeva. Il modo in cui si stavano rapportando in quel momento glielo faceva capire, era la prova che niente era come prima.
Imprecò contro se stesso perché avrebbe dovuto avere mille domande in mente, e non il vuoto totale. Il silenzio fastidioso stava consumando tutto, aveva sempre odiato quel tipo di conversazioni, e aveva la necessità di dire qualcosa e distruggerlo.
‹‹Parliamo?›› domandò, avvicinandosi al letto perché sentiva di non avere più la forza per stare in piedi. Si arrampicò sul materasso guardando Liam che, involontariamente, scattò in avanti.
‹‹A volte – gli rispose ricomponendosi, passando una mano tra i capelli – E’ inevitabile non farlo, specialmente quando siamo in tour o abbiamo altro da fare. Quindi usciamo tutti insieme e parliamo. Non ci insultiamo o non ci rivolgiamo accuse, siamo sempre educati e quando parliamo solo tra di noi gli argomenti che tocchiamo sono la musica o commentiamo qualcosa che ci interessa. Come abbiamo sempre fatto, insomma››
Zayn cercò di non mostrargli quanto ogni parola lo stesse ferendo come se qualcuno gli stesse bucando ripetutamente la pelle con una miriade di aghi.
Avrebbe voluto discutere, dirgli che secondo lui nulla era come prima tra loro perché quando capitava di commentare delle canzoni o delle esibizioni lo facevano sempre abbracciati.
Improvvisamente odiò il fatto che Liam avesse usato la parola ‘educato’ per descrivere il tipo di interazioni tra di loro, voleva ridere istericamente perché ciò che li legava non poteva essere definito semplicemente in quel modo.
Al tempo stesso, però, non poteva fare una cosa del genere perché la sua mente gli diceva una cosa, ma l’aria tra loro due gli faceva capire tutt’altro.
Normalmente non aveva mai dovuto riflettere più di tanto sulle parole da rivolgere a Liam, ma quella era un’altra storia, e le pause che prendeva tra un discorso e l’altro per trovare le parole erano riempiti da un continuo ‘rotto, è tutto rotto, è tutto perso’ che gli ronzava in testa senza sosta.


 
Dopo pochi minuti si fece forza e riprese a parlare. Liam stava intrattenendo una conversazione con lui dopo tanto, quindi avrebbe fatto di tutto pur di mantenerla viva.
‹‹Ma ogni nostra interazione è pessima quanto questa?››
Liam ridacchiò e Zayn si rilassò all’istante perché, cazzo, lo aveva fatto ridere. L’umorismo era sempre la sua ultima spiaggia, non era divertente quanto Niall o Louis.
‹‹Sì›› ammise Liam, sembrando dispiaciuto, come se fosse colpa sua.
E forse non avrebbe dovuto pensare ai sensi di colpa perché ripensò alla rottura, e sapeva di essere lui la causa di quella situazione perché, forse, non aveva avuto la forza di aggiustare qualunque casino fosse successo. Era quasi sicuro che fosse andata così perché Liam aveva la tendenza a risolvere tutto, anche se una parte della sua mente colpevolizzava anche il ragazzo.
La sensazione di sentire il mondo sgretolarsi sotto i suoi piedi era colpa di Liam; quando a volte non riusciva a respirare perché il panico si impossessava di lui era colpa di Liam;  il dolore fisico e mentale che sentiva era colpa di Liam perché era stato lui a lasciarlo.
Aveva sempre avuto il timore che, un giorno, Liam avrebbe smesso di desiderarlo, ma non glielo aveva mai detto perché non era stato lui a fare la prima mossa, non era stato lui a rischiare tutto. Lui era stato un codardo, quindi non aveva mai pensato di avere il diritto di preoccuparsi se Liam lo avesse lasciato.
Ma quando, effettivamente, si era ritrovato a vivere quella situazione, quando si era reso conto che Liam aveva davvero deciso di non volerlo più, si era sentito morire e continuava a stare male. Liam era andato via da lui, e non poteva sopportarlo.
Circondò le gambe con le braccia e appoggiò la testa sulle ginocchia, mentre un singhiozzo sfuggì al suo controllo e le lacrime gli riempirono gli occhi.
‹‹Zayn›› la voce di Liam era strozzata a causa della preoccupazione, e poté immaginarlo mentre allungava una mano per toccargli una spalla.
Si allontanò di scatto perché non voleva che lo toccasse ‹‹Perché hai rotto con me?›› sputò fuori, stanco di dover trattenere quella domanda.
‹‹Cosa?››
‹‹Perché hai rotto con me?››
Silenzio.
Poi arrivò la rabbia, e Zayn non se ne sorprese.
Aveva sempre avuto un carattere irascibile, tranne quando Liam era con lui perché gli trasmetteva tutta la sua calma. In quel momento, però, non successe e la rabbia che sentiva era nera, e cercò di trattenere le parole cattive che erano proprio sulla punta della lingua, ma non ci riuscì.
Alzò lo sguardo su Liam e la sua espressione gli ricordava quella stupita e terrorizzata che aveva mostrato una volta quando le fan li avevano circondati senza preavviso, ma non se ne curò e sputò fuori ‹‹Perché mi hai lasciato?››
Sussultarono insieme, e fu la prima volta che Zayn odiò il fatto che continuava a vedere parti di sé in Liam e che in lui ci fossero ancora parti di Liam.
‹‹Io… – Liam si interruppe subito con una risata isterica – Cazzo››
I suoi occhi marroni si riempirono di lacrime e li sbatté velocemente un paio di volte, poi le sue labbra si stesero in un sorriso infelice, le narici si allargarono come se avesse difficoltà a respirare e come faceva ogni volta sul palco quando arrivava il momento di cantare l’ultima canzone /era la prima volta che si sforzava per respirare fuori dal palco.
La sua rabbia sparì all’istante, così come la sua sicurezza.
‹‹Non…›› fu solo un sussurro, ma Liam lo colse e lo dimostrò il fatto che lo richiamò.
‹‹No – quasi pregò, le mani prudevano sui suoi fianchi per la voglia che aveva di posizionarle sulle orecchie, come quando era piccolo e sua madre gli diceva che doveva fare qualcosa che a lui non piaceva – Per favore, non lo fare. Non dirmi perché hai avuto il bisogno… non devi dirmi niente. I ricordi ritorneranno, e adesso non posso… sul serio, non preoccuparti››
‹‹Cristo – biasciò Liam con voce rotta e stanca – Zayn, dovremmo…››
Il moro alzò istintivamente le mani come se volesse proteggersi dalla fine di quella frase. Il suo cuore batteva velocissimo per la paura di sentirsi dire delle parole che poi non lo avrebbero lasciato più in pace.
‘Dovremmo parlare’ o ‘dovremmo lasciarci’ erano le frasi tipiche che nei film dicevano dopo una rottura, e lui non aveva alcuna voglia di sentirsele dire.
‹‹Parlare›› terminò comunque Liam.
‘Li, io ho bisogno di parlare con te’. La sua stessa voce gli risuonò nelle orecchie, confondendolo perché era da tanto che non risultava così apatica, infatti l’ultima volta che aveva parlato in quel modo per nascondere i suoi sentimenti era stato dopo la morte di suo nonno.
Liam aveva ormai abbattuto quelle barriere da tanto tempo, ma gli sembrò quasi di averle rialzate e che il castano non avesse più cercato di distruggerle e capire i suoi pensieri.
Sentì un dolore alla testa.
‹‹Ti prego Liam, non farlo. Non dobbiamo parlarne, non voglio parlarne – quasi urlò, completamente disperato. Nascose di nuovo la testa tra le ginocchia perché non voleva guardare Liam, e trattenne le lacrime perché non voleva nemmeno piangere di fronte a lui – Ricominciamo da capo, okay? Ce la farò››
‹‹Tutto ciò che vuoi, Zayn – Liam imitò il suo tono di voce disperato, portandolo a guardarlo negli occhi con le sopracciglia corrucciate. Era così familiare quel suo comportamento, era la maschera che aveva sempre usato lui e non poté credere di vederla sul volto di Liam. Non aveva mai nascosto le sue emozioni, era sempre stato un libro aperto, ma non in quel momento. Era bravo a fingere – Sempre quello che vuoi tu, sempre››
I suoi occhi marroni sembravano quelli di una bambola, come se la loro luce fosse spenta e lui non sentisse nulla. Completa apatia.



Ti darò sempre ciò che vorrai, Zayn. Qualunque cosa, qualunque.
 
Quelle parole gli fecero contorcere il viso in un’espressione di dolore perché quasi bruciarono nel suo cervello.
Sentiva che era una frase conosciuta, non detta in quel momento, ma era reale. Lo ferì tantissimo, lo ferì come mai nessun’altra cosa aveva mai fatto.
Voleva chiamare Liam per dirgli di aspettare e di resistere un attimo perché stava ricordando qualcosa, ma il ragazzo era già fuori dalla stanza con le spalle rigide e un andamento normale, come se volesse dargli l’impressione di non essere scappato.
Tuttavia, era proprio ciò che stava facendo. Stava fuggendo via ancora una volta.
Non aveva alcun senso, perché solitamente era Zayn quello che scappava. Non poté fare a meno di chiedersi se Liam fosse cambiato dopo la fine della loro relazione. O era cambiato già prima? Da quanto tempo correva da lui? E quanto tempo ci aveva messo per capirlo?

NON SMETTO DI PIANGERE DAIIIIIIIIIIIII, IO NON LI POSSO VEDERE COSI...NON POSSO PORCA PUTTANA EVA.
GLI ZIAM SONO FATTI PER STARE INSIEME NON SEPARATI, NON POSSO DISPERARMI COSI.
QUESTA OS E' BELLISSIMA MANNAGGIA LA ZOCCOLA
TU SEI UNA STRONZA A TRADURRE STE COSE, MADONNA QUANTO STO MALE...
E' TROPPO BELLA, MANNAGGIA A TE...GRAZIE PERO' :((((((((((((((((((( <3 <3 <3
E BASTA VADO A PIANGERE...
NORA.

Recensione alla storia The Road To Take - 20/09/15, ore 15:35
Capitolo 1: I.
Inizio col dirti che sei una cattiva persona, visto il modo in cui mi hai detto che avevi pubblicato questa MERAVIGLIA/CATTIVERIA.

Liam è in conflitto con se stesso, pensando a come ultimare il suo capolavoro, quando qualcuno gli picchietta la spalla con un dito.
Si volta e, davanti ai suoi occhi, c’è un bambino che non ha mai visto in vita sua. Ha i capelli nerissimi, gli occhi dorati – non credeva neanche esistessero, prima d’ora – e il nasino arrossato, così come le guance, a causa del freddo. Ha la pelle più scura di tutti i bambini che lui conosce ed è diverso anche per la forma degli occhi più… Liam non riesce a trovare, nella sua mente, un aggettivo adatto per descriverlo. Però, riesce a distinguere in modo perfetto una luce colma di bellezza e gentilezza in quegli occhi, che nessuno ha mai avuto nei suoi confronti.
“Tieni” gli dice, porgendogli la sua sciarpa rossa. E Liam non ci può credere, quel bambino è un angelo? Gli ha portato proprio ciò che ha desiderato ardentemente fino a qualche istante fa.
È stupito. Nessun bambino gli si è mai avvicinato spontaneamente, nessuno l’ha mai guardato in quel modo. Come se meritasse di ricevere affetto.
“G–grazie” balbetta confuso, acciuffando la lana rossa e aggrovigliandola per sbaglio. Non sa dopo quanto tempo riesce finalmente a legarla attorno al collo del suo pupazzo di neve, che ora sembra dannatamente più carino.
“Mi piace” dice il bambino, fissando il pupazzo, per poi rivolgersi a lui con un sorriso timido.
Liam apre le labbra per dire qualcosa, ma nessun suono vuole uscire dalla sua bocca. È come se fosse bloccato da qualcosa e non sa neanche cosa sia, questo qualcosa. Forse non è abituato a rapportarsi con altri esseri umani della sua età.
“Oh, vedo che state già facendo amicizia!”
Liam aggrotta le sopracciglia. Sua madre chiude la macchina e si avvicina a passo svelto a loro, con un ampio sorriso stampato in volto. Non aveva neanche sentito il rombo del motore, tanto era preso dal suo capolavoro.
Liam vede il bambino arrossire sotto quella pelle color caffellatte e, ci può scommettere, sta arrossendo anche lui. Sente la pelle del viso andare letteralmente in fiamme.
Appena Karen li raggiunge, posa una mano sulla spalla di Zayn e gliela stringe affettuosamente.
Liam ci capisce sempre meno. Chi è quel bambino? E perché sua madre lo tratta in modo così dolce? Neanche con lui si comporta così.
“Lui è Zayn, Liam. È un bimbo pakistano e starà da noi per un po’.”
Liam è incerto e non sa cosa dire. Non vuole offendere quel bambino, ma sente un’improvvisa voglia di offendere sua madre. Non gli è mai capitato prima. “Perché? E i suoi genitori?”
“Zayn è solo, allora io e papà abbiamo deciso che potrebbe stare con noi. Non pensi che sarebbe bello avere qualcuno con cui giocare?”
Karen ci crede davvero in ciò che sta dicendo. Sorride soddisfatta e li guarda intenerita, ma il sangue di Liam gli sta ribollendo nelle vene a causa della rabbia. Vorrebbe urlare, gli occhi gli pizzicano, distruggerebbe tutto, persino il suo pupazzo di neve.
Non aggiunge niente, però. Corre in casa, si spoglia velocemente di quei vestiti scomodi, buttandoli nel salotto. Non gli interessa se ha lasciato cadere un po’ d’acqua sul pavimento; sale per le scale ed entra nella sua camera, sbattendo la porta con violenza.
Molte volte l’hanno fatto anche le sue sorelle, urlando parole irripetibili nei confronti dei loro genitori. Ma lui non ha il coraggio; sa già che si sentirebbe in colpa, perché nessuno merita di essere trattato male.
Però sta soffrendo. Perché Karen e Geoff tengono tanto ad adottare un altro bambino per un po’ di tempo? Con lui presente in casa lavoreranno di meno? Giocheranno con lui?
Adesso capisce perché, da un paio di giorni, l’altro letto nella sua stanza ha delle lenzuola e una coperta pulite e profumate.
Qualcuno bussa alla porta e il suo respiro si fa affannato. “Vai via, mamma!” urla con voce rotta, dovuta al groppo in gola. Sta cercando in tutti i modi di trattenere le lacrime.
La porta si apre lentamente e il viso delicato di Zayn si affaccia nella stanza. Liam tira su con il naso e lo guarda sorpreso. “S–scusa, pensavo fossi mamma” si giustifica; non vuole trattare male Zayn. Zayn è dolce ed è diverso.
Il bambino si stringe nelle spalle. “Posso entrare o vuoi restare da solo? Ca–capirò se non mi vuoi” balbetta, abbassando lo sguardo.
Liam è distrutto da quegli occhi tristi e si farebbe del male da solo in questo momento, perché essere la causa della tristezza di Zayn è la cosa più brutta che abbia mai sperimentato, nonostante siano soltanto due sconosciuti.
Così scuote la testa e si mette seduto sul letto. “Puoi entrare, non ce l’ho con te. Tu mi piaci” ammette e spalanca gli occhi quando si rende conto di ciò che ha appena detto.
Zayn arrossisce a quelle parole, ma sorride, socchiudendo gli occhi. Entra nella stanza con un borsone e si chiude la porta alle spalle. “Va bene? Vuoi ancora stare chiuso qui dentro?”
Liam annuisce e sospira.
“Posso farti una domanda o ti do fastidio?” continua a chiedere Zayn. Sembra star facendo uno sforzo immane per rivolgergli così tante parole. Ha un accento straniero, sì, ma non è solo quello il problema, probabilmente. È come se non fosse abituato a parlare, ma volesse parlare con Liam. Proprio come si sente quest’ultimo nei suoi confronti.
“No, Zayn, ti ho appena detto che mi piaci. Ero sincero” dichiara e non sa da dove viene tutta questa spavalderia. Forse non è poi così difficile rapportarsi a Zayn. Al suo corpo e alla sua mente, appare tutto spontaneo, facile come respirare.
Zayn poggia il borsone sul pavimento, ai piedi di quello che sarà il suo letto, e si siede su di esso, stropicciando le coperte blu. Sono così semplici che Liam si vergogna delle sue lenzuola di Batman.
“Perché sei arrabbiato con tua madre?” gli chiede il moro, giocando con il collo alto del maglioncino bianco con dita nervose.
Liam si vergogna immensamente. Gli è sempre stato insegnato di onorare suo padre e sua madre e il fatto che qualcuno gli faccia notare che non lo sta facendo lo fa sentire in colpa.
“Perché lei e papà non hanno mai tempo per me. Sono sempre solo, ma… non ci hanno pensato due volte a portarti a casa” spiega. È la prima volte che parla a voce alta di questi pensieri.
Zayn si alza e si siede accanto a lui. Lo guarda con quegli occhi particolari, poi lo stringe tra le sue braccia, stupendolo sempre di più. Zayn è un angelo, ne è convinto di più ogni secondo che passa.
“Adesso ci sarò io con te, Leeyum. Non sarai solo.”

VEDI CHE HO RAGIONE? QUANDO PARLO DI CATTIVERIA CON TE NON SBAGLIO MAI...
I MIEI FEELS ZIAM, MAMMA MIA DA QUANTO TEMPO NON SI RIANIMAVANO COSI..


Leeyum” mormora il bambino, con quello strano accento.
“Zee?” lo chiama di rimando. “Sei sveglio?”
Avverte un mugolio d’assenso; così si alza e si avvicina al letto di Zayn, cercando il suo volto sotto quell’ammasso di coperte.
Nonostante l’unica luce sia fioca e provenga dai raggi deboli del giorno che filtrano dalle persiane, Liam non può fare a meno di notare gli occhi dorati e lucenti di Zayn. Sono socchiusi per via del sonno, ma le ciglia lunghe e nerissime che li contornano rendono il suo volto dolcissimo.
“Perché non dormi, Zee? Sembri stanco” dice, passandogli una mano tra i capelli. Non si è mai comportato così con nessuno e sembra tutto nuovo e, allo stesso tempo, perfetto.
Zayn annuisce debolmente. “Sì, ma ti ho sentito parlare con i tuoi genitori. Vuoi dormire con me?”
Liam arrossisce furiosamente, eppure, quando Zayn gli fa spazio sul materasso, non si tira indietro, anzi. “Si–sicuro?” balbetta.
Neanche le sue sorelle gli hanno mai chiesto se avesse voluto dormire con loro. E il suo volto quasi si illumina quando Zayn fa un altro cenno affermativo.
“Perché?”
Il moro si stringe nelle spalle. “Perché ho pensato che, se sei triste, posso abbracciarti mentre dormi. Ammi lo faceva sempre con me” spiega, la voce impastata dal sonno.
Liam aggrotta le sopracciglia. “Ammi?” domanda. Non ha mai sentito una parola del genere. E neanche una persona che si chiamasse così.
“Ammi significa mamma nella mia lingua” risponde Zayn.
Liam si stende accanto a lui, su un fianco, in modo da ritrovarsi faccia a faccia con il bambino. Questi, intanto, passa il braccio attorno alla sua vita e lo avvicina a sé. Il cuore di Liam perde un battito e non sa neanche perché. “Qual è la tua lingua?”
“Ammi e baba–papà, cioè, mi hanno sempre insegnato l’urdu e l’inglese, perché papà ha lavorato per qualche anno in Inghilterra e lo sapeva parlare bene. Però dove abitavo io si parlava l’urdu” racconta Zayn e Liam ora capisce. O meglio, non ha la minima idea di dove si parli l’urdu, ma almeno sa il motivo per cui Zayn ha quello strano accento.
“Da dove vieni?” chiede Liam, curioso. Secondo lui, Zayn viene da un posto molto lontano e, probabilmente, bellissimo, soprattutto se sono tutti buoni e carini come lui.
“Dal Pakistan. Siamo scappati perché baba e ammi dicevano che era pericoloso.” Il volto di Zayn si intristisce. Liam si sente in colpa. Forse sta facendo pensare a Zayn cose che non vorrebbe gli passassero per la testa.
“Scusa, Zee, non ti faccio più domande. Non voglio renderti triste” sussurra subito, rendendosi conto che la sua curiosità possa non essere apprezzata.
Zayn scuote la testa e gli sorride dolcemente. “Leeyum, non è colpa tua se sono triste, anzi, anche tu mi piaci.” Il bambino arrossisce dopo aver pronunciato quelle parole e, sicuramente, è arrossito anche Liam. Non è imbarazzato, è semplicemente… emozionato. E, Dio, non ha mai provato niente del genere. “Ma la mia è una storia lunga, abbiamo tanto tempo per parlarne. Adesso posso consolare te.”
Liam si ricorda dei suoi genitori, della loro assenza, della loro incomprensione. Così appoggia il viso contro il petto di Zayn, che lo culla silenziosamente. Si abbandonano ad un sonno profondo, sentendosi al sicuro l’uno tra le braccia dell’altro.

LE LACRIMEEEEEEEEE...POI QUANDO PARLA URDU...VOGLIO SPARARMIIIIIIIIIIIII, ZAYN MI UCCIDE IO TE LO DICO PORCA TROIA.

Sente lo sguardo di quello bruciare su di lui e Liam non ha idea di come possa essere possibile; è cosciente del fatto che Zayn lo stia guardando e la cosa lo fa sentire incredibilmente… strano.
Sta impazzendo, non c’è che dire.
Quando torna indietro, Zayn lo sta effettivamente guardando, ma il capo è basso e le ginocchia sono tenute su al petto. Sembra così piccolo, raggomitolato su se stesso. E sembra sul punto di piangere.
“Zayn, cos’è successo?” gli chiede allarmato, sedendosi subito nuovamente accanto a lui.
Zayn non alza lo sguardo e comincia a dondolarsi nervosamente sul posto. “N–non ti piace se ti sto troppo vicino? Ti sei alzato di scatto e–credevo di aver sbagliato.” La sua voce è rotta.
Liam ci mette un po’ a collegare quelle parole al proprio cervello. E non ragiona davvero, quando stringe Zayn tra le braccia così forte tanto che cadono sdraiati sul pavimento e rotolano fino vicino al divano, scoppiando a ridere.
Liam sente il cuore scoppiare non appena nota l’ilarità di Zayn che ha mandato via quell’espressione triste e quel groppo in gola.
Respira lentamente e sente l’improvviso bisogno di posare la sua mano sulla guancia di Zayn. Lo fa.
La pelle del moro scotta sotto il suo tocco e Liam sente anche le proprie guance andare a fuoco, ma non si tira indietro. Lo accarezza delicatamente con le dita, come se fosse fatto di cristallo e avesse paura di romperlo.
“Mi piace quando mi sei vicino, Zee” mormora, muovendo le labbra contro la sua tempia. Zayn ricambia l’abbraccio con più energia; in sottofondo, si sente il film iniziare

TU SEI NATA PER FARMI SOFFRIRE, TU E QUESTI DUE STRONZI DI MERDA.........

Liam ridacchia e nasconde il volto contro il bracciolo della poltrona. “Sono io che mi devo scusare, non ho nessun diritto di essere geloso, tu–tu puoi stare con chi vuoi, sul serio” cerca di dire, nonostante le parole pronunciate non siano lo specchio dei suoi veri pensieri.
“Io voglio stare con te” risponde immediatamente Zayn, che cerca con una mano il suo mento per afferrarlo tra due dita e distoglierlo da quello strano nascondiglio.
Si ritrovano faccia a faccia e Liam sente un brivido attraversare la sua spina dorsale, sebbene il maglione che sta indossando sia più che caldo. “Zayn, solo che… per me non sei solo un amico” confessa e non sa da dove sia uscita fuori questa ammissione. Aveva in programma di parlare mai a Zayn dei suoi sentimenti, non di rivelarglieli alla prima occasione. “Non ho mai avuto un amico, ma so che–che tu sei di più. E lo so che magari per te non è lo stesso e mi starai prendendo per pazzo, ma–”
“Allora sono pazzo anch’io, Lee” lo interrompe immediatamente Zayn, le guance rosse, ma nessuna intenzione di distogliere lo sguardo da quello di Liam.
“Dici sul serio?” fa questi, la gola secca e la voce roca.
Zayn annuisce, regalandogli uno dei suoi sorrisi splendenti. Liam si sente benedetto solo per avere la possibilità di vederli.
“Qui–quindi vuoi essere il mio fidanzato?” gli chiede ancora, troppo incerto per sembrare spavaldo.
Zayn lo abbraccia di slancio e, come d’abitudine, incastra il suo viso nell’incavo del collo di Liam. “Sì” dice solamente, con un tono di voce colmo di felicità. E a Liam basta questo.

COME SI VIVE???? COME???? PER DIO!!!!!!!

Liam ha solo otto anni, Zayn ne ha appena compiuti nove. Eppure, lo sa, sembrano molto più grandi, quando entrambi pensano che separarsi sarà come perdere la più grande parte della loro persona.
Liam scuote la testa, cercando di non piangere. “Sapevamo che sarebbe successo, Zee…” continua, sedendosi accanto a lui e stringendogli la vita con un braccio.
“Ma io non voglio lasciarti!” si lamenta Zayn, nascondendosi nel suo solito rifugio, bagnando di acqua salata la pelle e la felpa rossa di Liam.
“Zee…” sospira Liam, cercando di trattenere le sue, di lacrime.
È doloroso pensare al fatto che si debbano separare, soprattutto dopo questi due mesi. Zayn ha cambiato la vita di Liam, in meglio. Gli ha fatto capire cosa voglia dire amare ed essere amati in egual misura, gli ha insegnato cosa sia la magnanimità, la bontà d’animo, la purezza.
La purezza è una delle caratteristiche principali di Zayn, ma forse la più bella. Liam non scorderà mai i momenti in cui gli altri bambini della loro classe lo spingevano e Zayn non diceva loro mai niente di male.
Ha solo parole dolci per tutti.
Liam vorrebbe essere così, ma si rende conto che è troppo combattivo e che si sente troppo solo e debole quando Zayn non c’è per poter prendere esempio da lui.
Però, in questo modo, si completano: forse è per questo motivo che hanno vissuto due mesi in totale simbiosi, come se fossero stati la stessa persona. E il pensiero di perdere tutto quello, di perdere la persona con cui poter condividere tutto, anche il proprio cuore, arriva ad essere distruttivo.
Liam è piccolo, eppure sente ogni minima forte emozione. E crede la sentirà per sempre, anche quando lui e Zayn non saranno più insieme, anche quando saranno passati troppi anni.
L’amore è amore e, soprattutto, non ha età.

E LE LACRIME, DI NUOVO. TI ODIO.
NO BUGIA ADORO LE COSE CHE SCRIVI, GLI ZIAM, COME LI MODELLI E COME MI FAI MORIRE. 
MANNAGGIA LA PUTTANA SEI TROPPO BRAVA, IO COME DEVO FARE CON TEEEEEEE.
AIUTOOOOOOOOOOOO

BASTA LA SMETTOOOOOOOO
NORA.

Recensione alla storia Wicked Game - 31/08/15, ore 13:13
Capitolo 1: Wicked Game
Inizio col chiederti scusa, ero convinta di avertela lasciata ma a quanto pare l'estate mi distrae più del solito.
Cercherò di farmi perdonare.


“Non voglio portarti via Fathi! Ascoltami!” replica Liam, ribaltando le posizioni, facendo sbattere la schiena di Zayn sul pavimento e pressandosi su di lui, in mezzo alle sue cosce aperte, per evitare di farlo muovere più di così.
“Non voglio ascoltarti!” esclama Zayn, cercando di far pressione con le mani sulle spalle larghe di Liam e liberarsi del suo peso. Ma tutto ciò che ottiene sono i loro bacini che, per sbaglio, si sfregano l’uno contro l’altro.
E Zayn vorrebbe scoppiare a piangere, perché per quasi un anno ha sofferto per quella mancanza di contatto che adesso, proprio mentre Liam lo sta cacciando dalla propria vita, gli provoca ancora una scarica elettrica lungo la spina dorsale. “Cazzo” geme, passando un braccio attorno al collo di Liam per stringerlo a sé far incontrare nuovamente i loro bacini, questa volta non in modo involontario.
Liam non si muove e sembra quasi sotto shock, ma Zayn, strofinandosi contro di lui, avverte che qualcosa si è risvegliato anche nei jeans di Liam e lui vorrebbe allontanarlo, evitare questo momento – proprio adesso! – e fare finta che niente sia accaduto, ma non ce la fa. Ha bisogno di Liam, di quel Liam che gli è mancato per mesi perché troppo impegnato a pensare ad un’altra.
“Lee–yum” dice con voce spezzata e si sente scoppiare, sentendo uno strano calore nel basso ventre. È così, con Liam così vicino non riesce a ragionare lucidamente. Tutti i pensieri scompaiono e l’unica cosa che sente è Liam contro di lui, il proprio cuore che sembra volergli uscire dal petto e la voglia che ha di sentire Liam dentro di sé.
“Zayn, cos–“ La voce di Liam viene interrotta da un suo stesso gemito quando le cosce di Zayn gli intrappolano letteralmente i fianchi, avvicinandoselo ancora di più. “Cosa sti–stiamo facendo?”
Zayn non gli risponde, troppo impegnato a mordergli il collo perché sente un improvviso desiderio, quasi primordiale, di fargli male fisicamente, fargli capire quanto anche lui gli abbia fatto male, solo in un altro modo.
Liam sembra aver abbandonato qualsiasi pensiero coerente. Si allontana leggermente, Zayn non sa per fare cosa, ma lo riavvicina all’istante. “Scopami, Liam” quasi gli ordina, ansimando come una puttana. E forse lo è. E forse sta perdendo ogni piccolo pezzo di dignità che gli è rimasta per sentire Liam dentro di lui ancora una volta. Sente gli occhi pizzicare, ma cerca di non badarci. Vuole solo che tutto finisca velocemente.
“Zay...” mormora Liam, tirandogli i capelli corvini con delicatezza e Zayn grugnisce perché non vuole alcuna premura. Vuole violenza, perché quella è l’ultima volta, perché è arrabbiato fin troppo per concedersi in modo docile.
“Sbrigati, Liam!” quasi urla in modo stridulo, abbassando le dita magre sulla patta dei jeans di Liam e sbottonandoglieli con fretta, abbassando insieme ad essi anche i boxer, per poi passare ai propri indumenti. Entrambi scalciano le scarpe e non cercano neanche di liberarsi dei pantaloni che rimangono arrotolati alle loro caviglie, rendendo loro difficili i movimenti e delle magliette leggere che coprono ancora i loro petti.
Zayn si gira di scatto, di schiena verso Liam, e si porta le dita sulle proprie natiche, allargandole e stuzzicando la sua stessa apertura con un dito, mentre un’altra mano finisce sulla propria erezione per darsi un po’ di sollievo. “Liam” geme, masturbandosi e inserendo il dito dentro di sé.
Liam gli sposta la mano dal fondoschiena con uno strattone, per decidere di dedicarsi lui a preparare la sua apertura, ma Zayn scuote la testa, emette un suono di frustrazione e schiaffeggia l’avambraccio muscoloso di Liam.
“Adesso, Liam” lo implora, prendendogli le braccia e portandolo in avanti, facendo sfregare l’erezione di Liam con lo spazio tra le proprie natiche.
“Ma–“
“Non perdere tempo!” grida, digrignando i denti per l’irritazione.
Liam non se lo fa ripetere due volte. Sistema le ginocchia ai lati di quelle di Zayn che è posizionato carponi sotto di lui, gli passa un braccio attorno al collo, quasi strozzandolo, mentre con una mano guida il proprio membro all’interno della sua apertura con un’estenuante lentezza.
Zayn quasi ringhia, quando si muove incontro ad esso per penetrarsi da solo con più velocità ed entrambi soffocano un urlo a quel contatto troppo intimo, troppo brusco.
“Muo–muoviti” balbetta Zayn con fiato corto e Liam non perde più tempo. Stringe il braccio attorno alla sua gola, mentre con movimenti decisi colpisce subito quel punto sensibile all’interno di Zayn, facendolo gemere e ansimare vergognosamente, facendogli chiedere di più. Anche se Zayn stesso si chiede se possa esistere qualcosa di più di così.
Liam gli tira i capelli, facendo reclinare il suo collo indietro e Liam glielo mordicchia, mentre continua a spingersi con stoccate violente e veloci dentro di lui. Il suo petto aderisce completamente alla schiena di Liam, creando un puzzle perfetto di corpi.
Zayn l’ha sempre pensato. Ha sempre pensato che i loro corpi fossero bellissimi insieme, uno bianco e l’altro caffellatte, uno massiccio e l’altro minuto, da proteggere. Ha sempre pensato a come questi si incastrassero alla perfezione, come se fossero stati creati per unirsi in quel modo logorante.
Le ginocchia di Zayn gli dolgono e la sua erezione è arrossata e bagnata, sentendo i suoni gutturali che escono dalla gola di Liam direttamente nell’orecchio e la sua presenza così grossa dentro di lui che sembra dilaniare il suo corpo e distruggerlo.
E Zayn vuole essere distrutto, vuole quasi che Liam lasci i segni dei suoi denti sul suo collo, che gli strappi i capelli con violenza, che continui a tenerlo stretto a lui per il collo quasi fino a strozzarlo e che si spinga in lui fino quasi a sentirlo nello stomaco.
Non sente più neanche dolore mentre Liam si muove senza alcuna delicatezza e senza dolcezza. Quando sposta le sue braccia per prendergli i fianchi tra le dita e stringerli con forza e voglia di possesso e questo eccita ancora di più di Zayn.
Gli può bastare questo. Gli può bastare che la sua pelle venga marchiata a fuoco dall’uomo che ama almeno un’ultima volta, perché non vuole scordare con quanto bisogno i loro corpi si stanno cercando – e si sono sempre cercati.
Una mano grande e ruvida di Liam gli afferra il sesso in modo rozzo, cominciando subito a pomparlo con scatti disconnessi del polso; troppo difficile creare un ritmo armonico con quelle spinte troppo colme di bisogno e di violenza.
Zayn non si ribella, anzi. Va incontro alternativamente al pugno di Liam e al suo membro gonfio dietro di lui, cercando di non perdersi neanche un millimetro quadrato di contatto.
Liam si ferma improvvisamente con l’erezione per metà dentro Zayn e il moro sta già per protestare, quando si spinge con ancora più forza, inaspettatamente, facendo urlare Zayn di piacere.
Si ferma nuovamente. Il loro respiro sembra mozzarsi in gola. Una nuova spinta. E di nuovo, di nuovo, finché Zayn, tra i gemiti suoi e di Liam, si riversa nella mano grande del castano, sporcandogliela completamente e facendo venire Liam dentro di lui, senza alcuna protezione, sentendo la pressione della pelle e della carne debole di Liam diminuire, lasciando solo una sensazione di bagnato e sporco che Zayn non può far altro che considerare piacevole. Oltre a sentirsi completo lui stesso, dopo mesi di agonia.
Zayn si accascia sul pavimento, sfinito. Liam lo segue, sopra di lui, ancora dentro di lui.
Zayn vede la mano dell’altro spostarsi dalla sua visuale e sente il suono della bocca di lui che succhia dalle sue dita il seme di Zayn. Inconfondibile. E sa benissimo come devono sembrare quelle labbra rosee e carnose attorno a quelle dita forti.
Rimangono così per un po’, senza dirsi niente, senza accarezzarsi o cercare dei baci. I loro corpi sono uniti, ma tutto qua; solo per riposare l’uno contro l’altro.
Liam si sfila da lui improvvisamente, mentre lui si è perso in un attimo di pace, facendogli sentire un vuoto incolmabile di botto, senza poter fare niente per prepararsi a quella sensazione.
Si riveste lentamente, mentre Zayn rimane sul pavimento, immobile, sporco. Con i segni di Liam sulla sua pelle, dentro di lui, nelle sue orecchie, ma con la consapevolezza di non aver sentito per un’ultima volta quelle labbra sulle sue in un bacio dolce e innamorato.
Sente la porta della stanza sbattere. E Zayn comincia a piangere, come non ha mai fatto in vita sua.

COME FARO' A RILEGGERLA DI NUOVOOOOOOOOOOOOOOOOOO. VEDI GIA'  COME INIZIO, TU MI VUOI MORTA DI NUOVOOOOOOOOOO.

“Baba, che è successo? Hai pianto?” gli domanda il bambino, sfilandosi gli auricolari e abbandonando le matite colorate.
Zayn sorride al modo in cui Fathi lo chiama. In Urdu. A casa hanno sempre parlato in inglese, ma Liam ci ha tenuto fin dall’inizio che il loro figlio abbracciasse la cultura pakistana della famiglia Malik.
“No, beta, sono solo stanco” mormora Zayn, sedendosi accanto a lui. “Hai finito di studiare?”
Fathi aggrotta le sopracciglia. “Sì, baba, ma tu e papà avete litigato, vero?”
“Fathi...” sbotta Zayn in un sospiro, ma il bambino sbuffa. Non è riuscito a cambiare discorso e sa che non succederà finché suo figlio non avrà delle risposte.
“Ho sette anni! Sono grande abbastanza da capire che hai pianto. E anche papà aveva gli occhi gonfi quando è uscito di casa. Tornerà, vero?” gli chiede Fathi con una punta di preoccupazione.
Zayn non sa cosa rispondere. Cosa dovrebbe dirgli? Che suo padre li ha lasciati perché si è innamorato di un’altra? Che lui si sente morire e quindi vorrebbe non vederlo mai più, neanche per il bene di suo figlio?
“Ogni giorno, Fathi. Lo vedrai ogni giorno” lo rassicura Zayn con la voce tremante.
Fathi non sorride come ha immaginato. Piega le labbra da un lato, verso l’alto, in una smorfia colma di amarezza. “Va bene, ma... io intendevo: tornerà a vivere qui con noi? È andato via con una valigia.”
Zayn si passa una mano sulla fronte. “Non lo so, beta... Ma questo non cambia niente. È il tuo papà e ti vorrà sempre bene. Questo lo sai, vero?”
“E allora perché va via? E tu stai male per questo, baba. Non dovrebbe voler bene anche a te?”
Zayn ridacchia e ricaccia indietro le lacrime. Non può piangere davanti a Fathi, non può permetterselo. “Va via perché ha bisogno di fare un po’ di chiarezza. Ma,” sospira, perché sa che sta per mentire a Fathi e a se stesso, “vorrà sempre bene ad entrambi”.
Fathi sorride, finalmente. Non sembra convintissimo, ma, evidentemente, si è accorto della difficoltà che trova Zayn nel parlare. Lo abbraccia e si siede sulle sue cosce. “Per ora siamo soli, baba. Questo vuol dire che darai fuoco alla cucina? O lascerai perdere l’orgoglio e ordinerai le pizze ogni sera?”
Zayn scoppia a ridere e stringe tra le braccia il suo bambino. Non potrebbe essere più grato ad Allah per il dono bellissimo che gli ha fatto.

AMO DA MORIRE FATHI, LO SAI. HO ODIATO LIAM PER QUASI TUTTA LA ONE SHOT, STRONZO DI MERDA.

“Questi siete tu e baba!” esclama Fathi, alzando un foglio su cui Zayn scorge un disegno di Batman e Robin.
“Non dirmi che io sarei Robin...” sbuffa Liam, leggermente divertito.
“Certo, tu ci sei sempre ad aiutare baba. Quindi sei Robin” spiega Fathi, alzando il mento con fare di sfida.
“Hai ragione, Fathi, e poi baba è la mente, giusto?” scherza Liam, ridendo e scompigliando i capelli al bambino.
Fathi sorride e abbassa lo sguardo. “Baba è tanto intelligente. Da grande voglio diventare bravo a disegnare e intelligente come lui! Baba sa tante cose!”
“Lo spero per te, piccoletto” aggiunge il castano, baciando la fronte del figlio.
“Papà, lo so che non ti sei offeso, quindi non lo dico per farti felice. Ma voglio diventare anche forte come te! E tu sai fare tante cose!”
Liam ride, scuotendo la testa. “Lo sai che, qualsiasi cosa saprai fare meglio, io e baba saremo sempre orgogliosi di te?”
Il volto di Fathi si apre in un sorriso ampio, dopodiché allarga le braccia e si lancia contro il corpo del suo papà.
Zayn deve ricacciare le lacrime. A che gioco sta giocando Liam? Anche lui al gioco fingiamo davanti a Fathi che tutto vada bene, probabilmente. E Zayn non può biasimarlo, visto che l’ha cominciato lui.
“Buonasera!” saluta mesto, rendendo nota la propria presenza.
Fathi balza in piedi e corre verso di lui, abbracciandogli le gambe. “Baba, baba! Sei tornato!” urla il bambino, accogliendolo con affetto, come al solito.
Zayn ridacchia e lo prende in braccio, nonostante sia diventato davvero troppo pesante. Gli scocca un bacio su una guancia e poi lo lascia andare nuovamente. “Come ti sei comportato con papà? Hai fatto i compiti?”
Fathi annuisce, con fare fiero. “Papà mi ha aiutato a fare i compiti, anche se a fare il passato dei verbi sono più bravo io!”
“Si dice coniugare i verbi al passato, Fathi. Parla bene” lo ammonisce Zayn, brandendo l’indice davanti al suo volto per poi pizzicargli il naso, facendolo ridacchiare.
“Va bene, baba. Papà mi ha detto che poi mi insegnerai a coniugare i verbi al passato anche in Urdu. È vero?” gli domanda Fathi, con l’espressione colma di aspettativa.
Zayn annuisce, senza guardare in faccia Liam, nonostante Fathi l’abbia già nominato due volte in meno di due minuti. “Certo, appena sarai un po’ più libero dalla scuola ti insegnerò un po’ di cosette. Adesso vai ad infilare il pigiama che baba prepara la cena” gli ordina, dandogli una pacca sulla spalla.
“Papà mangia qui, baba?” chiede, prima di salire il primo scalino verso il piano di sopra.
“No, beta. Salutalo prima di salire su” risponde Zayn, prima di dare la possibilità a Liam di replicare.
Il bambino annuisce e, a testa bassa, si avvicina a Liam, ancora seduto sul pavimento. Lo abbraccia e gli dà un bacio sulla guancia. Liam lo stringe un po’ di più del solito, come se si stesse sentendo in colpa. O forse è solo scena.
“Ci vediamo domani, Fathi. Non far arrabbiare baba, okay?” lo saluta e Fathi annuisce, per poi correre sopra. La porta della sua cameretta sbatte con forza e Zayn vorrebbe piangere. Fathi ha appena sette anni e hanno già cominciato a sbattere le porte e a tenersi musoni arrabbiati a vicenda.
“Grazie per essere venuto a darmi una mano, Liam. Potrei chiedere a Louis, ma non me la sento di essere un peso per loro e so già che Fathi non studierebbe in bottega, si distrarrebbe troppo” dice al castano, che si sta alzando dal pavimento e pulendo i jeans con le mani.
Questi annuisce e sorride timidamente. “Per me potremmo fare così ogni giorno. E il sabato mattina posso stare io con Fathi finché non chiudi all’ora di pranzo” propone, nonostante cerchi di non incrociare lo sguardo di Zayn. Non che Zayn ci tenga ad incontrare quegli occhi. Potrebbe venirgli un’improvvisa crisi e preferirebbe evitare.
“Sarebbe perfetto. Grazie, davvero. Sicuro che non–“
“Non è un disturbo. Si tratta di mio figlio e a me può solo fare piacere passare del tempo con lui” lo interrompe, capendo già in anticipo cosa stava per dire. Come sempre. Liam l’ha preceduto persino nelle parole da dire. L’ha capito dal solo tono della sua voce.
Zayn fa un lieve sorriso come per dire che ha capito, dopodiché si avvia verso la porta d’ingresso per farsi seguire da Liam e fargli capire che è il momento di andare via. Liam non si oppone e, quando Zayn abbassa la maniglia aprendo la porta bianca, varca la soglia senza fiatare.
“Zayn...” lo chiama indeciso, prima di scendere gli scalini d’ingresso.
“Sì?” gli chiede, aggrottando le sopracciglia.
“Mi dispiace. E non voglio che tu senta di aver fallito, perché tutto questo è solo colpa mia” asserisce, con gli occhi lucidi.
Zayn non vuole cominciare a piangere di nuovo. Annuisce, ma non aggiunge altro.
Liam sospira, ma non pretende una risposta alle sue scuse. “A domani, Zayn” si congeda e Zayn osserva la sua ombra allontanarsi nel tramonto.
Domani deve iniziare a dipingere un pannello per un’organizzazione teatrale. Dev’essere un castello ed un roveto, simile a quelli del film d’animazione deLa Bella Addormentata nel bosco. Quei pensieri sono futili, Zayn lo sa, ma torna in cucina pensando alle varie tonalità di verde che dovrà utilizzare per dipingere i rovi e non al vuoto che sente dentro di sé quando prepara solo due cotolette di pollo e apparecchia solo per due e Fathi non sembra aver intenzione di scendere in cucina.
“Fathi?” lo chiama in un singhiozzo. “Fathi!” esclama, quando è tutto pronto e lui è seduto a tavola da solo, con le lacrime agli occhi e la voce rotta dal pianto.
Sente dei passi veloci scendere le scale e Fathi, con il suo pigiama bianco e blu a righe – gliel’ha regalato lo zio Louis e suo figlio lo indossa sempre con fierezza – e lo sguardo preoccupato, entra nella stanza.
“Baba, stai piangendo?” gli chiede, poggiandogli una mano sul braccio.
Zayn tira su con il naso. È patetico. “Sì” confessa, vergognandosi terribilmente. “Credevo fossi arrabbiato e non volessi mangiare con me.”
Non sa in quale universo parallelo siano i figli a consolare i genitori e ad abbracciarli, rassicurandoli del fatto che loro sono lì e non se ne andranno. Fathi lo fa, stringendo le sue braccia magre attorno alla sua vita e poggiando il capo sul suo fianco.
“No, baba. All’inizio pensavo che tu non volessi che papà stesse con noi, ma mi sono pentito subito. Scusa se ho sbattuto la porta prima” lo tranquillizza il bambino, accarezzandogli la schiena.
Zayn sorride e cerca di asciugarsi le lacrime che gli hanno rigato il viso. “Sei perdonato, beta. Mangiamo adesso?”
Fathi annuisce e si siede al suo posto. Ai suoi occhi sembra abbastanza tranquillo, ma Zayn si chiede se anche lui abbia la sensazione che la sedia vuota di Liam stia quasi urlando la sua assenza.
“Fathi, lo sai che io amo papà e che non ti impedirei mai di vederlo, vero?” dice, prima di cominciare a mangiare.
Il bambino annuisce. “Lo so, per questo mi dispiace se io abbia dubitato di te. Queste parole però dovresti ricordarle a papà. Oggi mi diceva che non sapeva se domani ci saremmo visti davvero...”
Zayn sente un nodo allo stomaco e nuovamente il groppo in gola. Come può spiegare a suo figlio che suo padre ha quella paura visto che li ha traditi lui stesso. “Papà credeva fossi tanto arrabbiato con lui.”
“E lo sei?” gli domanda Fathi.
Zayn sospira e si meraviglia quando scopre che ciò che sta per dire è la verità. “No, non più di tanto.”
 
QUA HO PIANTO PERCHE' LIAM COSI NON POSSO VEDERLO, CON I BAMBINI...SONO LA MIA MORTE ATROCE. MANNAGGIA QUELLA PUTTANA. COME FAI? COME????????

Zayn arrossisce per quelle premure che gli mancano da star male. Perché Liam sta facendo tutto questo solo perché si sente in dovere e non perché è innamorato di lui. Zayn ricorda perfettamente i loro anni felici, prima che cominciasse quest’ultimo. Ogniqualvolta Zayn si ammalasse, Liam era sempre lì, a regalargli attenzioni e a prendersi cura di lui con un’ansia quasi esagerata, tanto che Zayn passava il tempo a deriderlo – dopodiché lo ringraziava riempiendolo di baci.
Quando arrivano nella loro stanza – o, meglio, nella stanza di Zayn –, Liam passa un braccio attorno alle sue spalle, si piega e poi posiziona l’altro dietro le sue ginocchia, per prendere il moro in braccio e posarlo con delicatezza sul letto.
“Liam, cosa fai!” esclama a fatica Zayn, ridacchiando.
Liam ride a sua volta e gli spettina i capelli. “Mi prendo cura di questo malato dall’aspetto orribile.”
Zayn sbuffa, ma non si offende. Nel volto di Liam ha trovato la solita espressione dolce e affezionata che ha quando scherza. “Grazie per avermelo ricordato” sbotta, ma non riesce a smettere di sorridere.
Liam gli toglie la camicia bianca dalle maniche arrotolate e bagnata un po’ di quel sudore freddo dovuto al malessere, dopodiché gli stivali e gli skinny jeans neri. Liam non tocca la sua pelle nuda dall’ultima volta che–Zayn si obbliga a non pensare a quell’evento.
Non si sottrae a quelle attenzioni, comunque. Un po’ perché è troppo debole, un po’ perché ne ha bisogno. Ha bisogno di illudersi almeno per un attimo che niente sia cambiato, che Liam sia ancora il suo marito dolce e innamorato, che nessun altro possa toccarlo come fa lui, che, con lui, Zayn passerà tutta la sua vita.
E, pensando proprio a Danielle, alla sua vita da solo in quella casa, alla sua vita senza Liam, il conato di vomito che ha ricacciato indietro per tutto il viaggio dalla bottega fino a casa gli sale per la gola, facendolo alzare di scatto ed entrare nel bagno personale collegato alla camera da letto.
Si inginocchia nuovamente davanti alla tazza del water, poggiandosi con gli avambracci ai bordi per non crollare senza forze sul pavimento, e rilascia ancora saliva e solo saliva, perché nello stomaco di Zayn non c’è praticamente niente di consistente.
Subito una presenza è alle sue spalle. Una mano grande gli accarezza la fronte e gli porta indietro i capelli, senza tirarli, e lo abbraccia da dietro, per tenerlo in ginocchio senza farlo cadere.
Zayn tossisce e si sente quasi strozzare. Ha bisogno di vomitare altro, ma non c’è nient’altro dentro di lui. Lo sforzo gli ha fatto uscire le lacrime dagli occhi e si sente terribilmente stanco.
“Zaynie, finito?” gli chiede la voce bassa di Liam, le cui labbra morbide sono appoggiate al suo orecchio.
Zayn sta cercando di riprendere a respirare regolarmente e annuisce. Liam lo solleva in piedi, trascinandolo fino al lavandino. Gli sciacqua il viso con dell’acqua fresca e poi glielo asciuga con cura, facendo attenzione a non fargli male agli occhi. È sempre così delicato con lui che Zayn piangerebbe, se solo ne avesse le forze.
“Ti porto a letto?” domanda e Zayn annuisce, troppo stanco persino per ridere di quel doppio senso che ha trovato nella domanda di Liam.

E DAIIIIIIIIIIIIIII SONO L'AMORE NON PUOI FARMI FANGIRLARE COSI, CAZZO.
QUANDO ZAYN ASPETTA IL SECONDO BAMBINO, AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA GLI URLI PER CASAAAAAAAAA.


“Baba, baba! Io e papà abbiamo fatto a metà l’ostia di Batman e ne abbiamo mangiata un po’ ciascuno!” dice il bambino – molto probabilmente soddisfatto dalla sua stessa bontà – avvicinandosi a lui e alla nonna. Liam è subito dietro di lui, con un piattino ancora mezzo pieno in mano.
“Bravo, Fathi, stai imparando a dividere le cose con altre persone?” lo prende in giro Zayn, facendo ridere gli altri tre accanto a lui.
Fathi gli regala un sorriso. “Certo, con te e papà sempre! E ovviamente anche con il fratellino o la sorellina!”
I lineamenti di Zayn, Karen e Liam si addolciscono immediatamente, ma non fanno in tempo a ribattere perché Danielle si unisce a loro.
“Liam? Lei è tua madre?” domanda, con un sorriso quasi timido.
Zayn si morde il labbro inferiore, sentendosi improvvisamente in colpa. L’ha evitata durante tutta la festa, così come ha fatto Liam e lui non riesce a smettere di addossarsi le cause.
Liam annuisce. “Mamma, lei è Danielle” dice, con tono serio e piatto.
“Papà, e io?” domanda Fathi, facendo bloccare le mani di Karen e Danielle, distraendole anche dall’intento di stringersele.
Il volto di Liam diventa quasi cinereo e quello di Zayn non deve essere molto diverso. Il suo cuore palpita fin troppo e la domanda del bambino rimane quasi sospesa nel vuoto.
“Io sono Danielle, piccolo. Papà mi ha parlato tanto di te” interrompe il silenzio Danielle, salvandoli dal momento di panico. Si piega sulle ginocchia per essere all’altezza di Fathi e gli sorride gentile.
Lui ha ancora le sopracciglia aggrottate, come se non si fidasse della ragazza. “E sei la fidanzata di papà?” chiede, con tono irritato.
Zayn vorrebbe sprofondare, sparire per sempre. Non sa più cosa fare, se non guardare l’espressione di Liam cambiare, la pelle di Liam diventare rossa, i suoi occhi quasi svuotarsi.
“È una cara amica, Fathi” risponde freddamente.
Zayn non può credere alle sue orecchie. Liam non può averlo detto davvero. Liam deve presentare la sua fidanzata e mandare avanti le loro vite che sembrano rimaste in un limbo da cui non c’è via di scampo. E, invece, fa tutto il contrario.
“Fathi, vai... Vai con la nonna” dice Zayn, incerto, mandando a Karen un’occhiata significativa.
Sua suocera annuisce e comincia a distrarre il suo nipotino. Zayn ringrazia che nessuno si stia avvicinando a loro, perché si aspetta che scoppi un’esplosione da un momento all’altro.
Tre. Sta contando nella sua mente, perché sa che accadrà l’inevitabile.
Due. Danielle si rimette ritta, in piedi, e quel pezzo di giardino diventa un campo di battaglia.
Uno. Il momento in cui Danielle sta per aprire le labbra pare infinito. È come una scena a rallentatore di un film. Finché non accade.
“Liam” sputa solamente la ragazza, arrabbiata.
“Non dovevi metterti in mezzo” sibila Liam, senza neanche darle tempo di dirgli qualcosa.
“Smettila di escludermi dalla tua vita!”
“E tu smetti di essere invadente! È mio figlio, te ne rendi conto? E ha sette anni!” alza un po’ troppo la voce Liam, fregandosene della gente attorno a loro.
Zayn si passa il polso sulle labbra e si fa coraggio. “Ragazzi, possiamo aspettare qualche giorno per dire la verità a Fathi. Non–”
“Sai da quanto aspetto, Zayn?” domanda retoricamente Danielle, ma la sua cattiveria non è rivolta a lui. La ragazza sta incenerendo Liam con lo sguardo. “Da quasi due anni. Sono quasi due anni che aspetto che Liam sia pronto. Ma sai cosa, Liam? Sei un codardo e faresti meglio a sparire.”
Zayn è cosciente del corpo tremante di Liam, delle sue mani strette a pugno perché ha bisogno di colpire qualcosa. Sa che, in questo caso, Danielle ha ragione, ma non riesce a dare torto neanche a Liam, perché lei non può forzarlo a fare qualcosa per cui lui non è pronto.
È questa la differenza sostanziale tra loro due e quello che erano Liam e Zayn. Tra Liam e Zayn non c’è mai stato bisogno di essere pronti. È come se lo fossero stati fin dall’inizio. Tra loro è sempre stato tutto così semplice e liscio da sembrare quasi irreale.
Liam se ne va, sparendo dentro casa, e Zayn ha quasi paura per ciò che potrebbe fare. Sta per dire qualcosa a Danielle, per convincerla a chiamarlo e farlo ragionare, ma la ragazza gli sfugge e va via, senza salutare nessuno.
Zayn respira profondamente e la stanchezza gli comprime le meningi, facendogli girare la testa. Ha bisogno di dormire e tutto questo non gli ci vorrebbe.
“Zayn?” si sente chiamare e il braccio morbido di Karen riesce a tenerlo miracolosamente in piedi.
“Hanno litigato” dice solamente, la voce bassissima e gli occhi socchiusi. “Karen, stai tu con gli ospiti, per favore. E porta via Fathi per la notte, okay?”
A Zayn si stringe il cuore nel chiedere una cosa del genere, ma per suo figlio non potrebbe domandare di meglio. Vedere i suoi genitori in quelle condizioni non gli farebbe bene e Zayn deve difendere la sua felicità a tutti i costi.
Karen annuisce e gli bacia con dolcezza una guancia, accarezzandogli i capelli. “Ci sentiamo domani, Zayn. Non ti stressare troppo con Liam e riposa, va bene?”
Zayn fa cenno di sì con la testa e, con passo stanco, si avvicina a Fathi. “Vai a dormire dai nonni, ti dispiace?”
Fathi scuote la testa. “Se hai bisogno di dormire no, baba. E poi la nonna cucina meglio di te!” risponde il bambino, con tono scherzoso.
Il suo guerriero sa renderlo sempre felice. E Zayn sorride, baciandogli i capelli. “Ci vediamo domani, beta!”
Il bambino sventola la manina in un cenno di saluto e Zayn entra in casa, quasi trascinandosi. Gli dispiace lasciare agli altri tutte le conseguenze della festa da sistemare – disordine, sporcizia – ma, davvero, gli è difficile persino pensare.
Quando finalmente è riuscito a salire le scale, trova la porta della camera da letto chiusa a chiave. Cerca di spingere con forza, ma le energie lo stanno abbandonando.
“Leeyum” bofonchia. “Ti prego, Lee, apri” lo implora, la voce lamentosa. Una mano finisce involontariamente sul proprio ventre ed un conato di vomito sta per prendere possesso di lui.
Lo sa che Liam è lì dentro, devastato, ma ha davvero, davvero bisogno del bagno e del letto.
“Leeyum, sto male” piagnucola, gli occhi appannati dalle prime lacrime dopo mesi che stanno per scendere sulle sue guance.
Si era promesso che non avrebbe più pianto. Ma non può mantenere la promessa. Sta male, troppo male. È debole.
La porta si apre davanti a lui prima di quanto potesse immaginare. Liam è davanti a lui, gli occhi rossi e le guance bagnate. Gli sembrano passati secoli dall’ultima volta che l’ha visto in queste condizioni – forse da quando era morto suo nonno – e il cuore gli si stringe.
“Zay? Stai male?” chiede preoccupato, nonostante abbia la voce spezzata.
“Stanco” dice soltanto. Improvvisamente, anche il bisogno di rimettere è passato in secondo piano. Si sdraia sul letto completamente vestito, finché non avverte delle dita forti ma gentili spogliarlo delle scarpe e degli skinny jeans.
Zayn si accoccola sul letto, bisognoso di calore nonostante sia fine agosto e faccia ancora abbastanza caldo. Si sente debole e, sulla nuca, i capelli gli si sono attaccati per via del sudore freddo.
“Vado via, Zay?”
Scuote la testa alla domanda di Liam. “Fathi andrà via con tua madre che si sta occupando di tutto. Tu... resta.” E quella richiesta esce dalle sue labbra quasi come un ordine. E, in effetti, lo è.
“Sicuro?” indaga ancora Liam, tirando su con il naso.
Zayn ha gli occhi chiusi, le palpebre troppo pesanti, e non lo sta guardando da un pezzo. Ma annuisce. Sente i movimenti nervosi di Liam e capisce che si sta liberando dei vestiti scomodi, finché non sente l’altra metà del letto sprofondare e, da un momento all’altro, il petto muscoloso di Liam completamente aderente alla sua schiena.
Zayn si volta in quell’abbraccio e stringe Liam a sé. “Io non ti lascerò solo” mugugna, forse riferendosi al modo in cui Danielle non riesce a capirlo. Spera che Liam l’ha capito.
Bacia la fronte di Liam, che respira l’odore della pelle del suo collo, e si rilassa contro di lui, lasciando che il sonno prenda il sopravvento sui suoi pensieri.
 
ED IO SONO QUI AD URLARE " MANDA A FARE IN CULO QUELLA LI E SCAPPA LONTANO CON ZAYN E FATHI" NON CE LA FACCIO, MA PROPRIO PER NIENTE.
Tutto finché Liam non comincia a baciarlo piano, da dietro l’orecchio lungo tutto il collo, mentre l’altra mano continua a muoversi sul ventre in modo un po’ più audace.
“Lee... allontanati, gli or–gli ormoni mi–” Zayn ansima vergognosamente quando sente il piacere montargli nel basso ventre. “Lee, tu–ti prego.”
“Tu ti prendi cura di me” borbotta Liam, baciandogli la guancia e posando la mano che prima correva sul ventre sul fianco, stringendolo leggermente con le dita. “Sei prezioso, Zayn, sei–“
“Liam” lo interrompe Zayn con tono lamentoso. “No–non fare niente di cui ti pentirai.”
Liam scuote la testa e inspira con forza l’odore della sua pelle. Lo maneggia piano, con lentezza, come se avesse paura di fargli del male. Si posiziona sopra di lui, facendo leva sulle braccia, in modo da non sfiorargli la pancia neanche per sbaglio, e gli dà un bacio sulla fronte, per poi inginocchiarsi in mezzo alle sue gambe.
Zayn vorrebbe fermarlo, ma non ci riesce. Liam è come un afrodisiaco che gli fa perdere il lume della ragione. Vorrebbe solo sentire ancora una volta il piacere che Liam gli ha sempre fatto provare, vorrebbe solo riassaporare il contatto delle loro pelli, un’ultima volta.
Liam gli abbassa i boxer e glieli sfila lentamente, solleticandogli le gambe con le dita. Zayn si sfila la maglietta perché sente troppo caldo e perché il tessuto lo fa sentire in gabbia, senza la possibilità di avvertire la morbidezza della pelle di Liam contro la sua.
Zayn si sente in colpa e pensa a tutte le mattine durante le quali, a causa dell’erezione giornaliera, ha dovuto pensare a Liam e a tutte le volte che sono stati insieme. Zayn si è sentito sporco e si sente sporco anche adesso. È come se stesse approfittando di lui, insicuro e confuso riguardo ad una nuova relazione e vorrebbe seriamente fermarlo. Ma quando incontra quegli occhi scuri dalla forma innocente ma dalla luce che non lo è per niente, non ci riesce. Perché Liam lo sta guardando con sicurezza e desiderio, senza un minimo di esitazione.
È Zayn a dover essere confuso, quindi; ma, in realtà, lascia andare via subito quei pensieri, scottato dal pensiero di Liam che si dedica del suo piacere.
Liam si china su di lui, avvicinando sempre di più il viso alla sua erezione. Segna tutta la lunghezza con la punta del naso e bacia quasi teneramente la punta sempre più grossa e arrossata. Una mano grande si chiude a coppa attorno ai suoi testicoli gonfi, facendolo gemere per l’eccitazione.
Tutto di Liam lo eccita: quegli occhi fintamente innocenti, le mani forti e grandi, le labbra carnose e rosse a causa dei segni dei morsi che gli stessi denti di Liam hanno provocato.
A Zayn viene improvvisamente voglia di baciarlo, ma non sa se gli è permesso. Vorrebbe davvero farlo, vorrebbe di nuovo sapere cosa si prova a far rincorrere le loro lingue, a ridere su quelle labbra e magari anche a morirci, perché no.
Sono proprio quelle a distrarlo, però. Liam gli accarezza la pelle morbida dell’interno coscia, dopodiché posa le labbra sulla sua erezione ormai dura contro il ventre. Zayn ricorda la prima volta che è successo qualcosa del genere, quando era in attesa di Fathi e si era sentito terribilmente in colpa; ma Liam, in questo momento come allora, spegne direttamente il corso dei suoi pensieri, accarezzando la pelle tesa con le labbra aperte e bagnandola con la lingua leggermente ruvida. Quando arriva alla punta, la ingloba tra le labbra e la lingua comincia a girare vorticosamente attorno ad essa.
Liam non distoglie gli occhi da quelli di Zayn, rendendo tutto più reale e più inevitabile. Zayn si morde le labbra e, infine, il dorso della mano per impedirsi di urlare in modo osceno, finché Liam non allunga una mano e, quasi con prepotenza, gli blocca il braccio, così da liberare la sua bocca.
“Voglio sentirti” mugola Liam, allontanandosi per un attimo dal suo piacere, per poi tornarci immediatamente, facendo sbattere persino la punta contro il retro caldo della sua gola.
E allora Zayn non riesce a bloccarsi. Urla, invoca il nome di Liam, geme parole senza senso, mentre l’altro, tenendolo i palmi delle mani sui suoi fianchi e le dita sulle sue natiche, se lo spinge contro.
Ci sono state delle volte in cui tutto è stato più veloce, in questi anni. Delle volte in cui Zayn ha avuto persino paura di fargli male. Ci sono state delle volte in cui è stato lento, mentre Zayn, con il pollice, asciugava le lacrime dovute allo sforzo che gli bagnavano le guance.
E c’è questa volta, che sa di diverso. Sa di bentornato, sa di nuovo e sa anche di ciò che c’era già. Liam gli si dedica in questo modo con il palese tentativo di non farlo stancare e di non causare problemi al loro bambino o alla loro bambina, tocca Zayn con una forza calibrata, come se si stesse trattenendo solo per il loro bene, perché li ama e non vuole far loro del male.
Zayn si illude, mentre affonda nell’antro umido e caldo che è la bocca di Liam, mentre le sue mani finiscono sul ciuffo di capelli castani un po’ più lunghi e le dita vi si intrecciano senza tirare o fare male.
Il ritmo accelera leggermente quando Zayn sente che il suo orgasmo è vicino e quando vede Liam portare una mano al proprio membro completamente eretto, nonostante nessuno l’avesse stimolato.
Zayn osserva le labbra di Liam perfette e le sue guance incavate per avvolgere meglio la sua erezione. E viene, con un grido e senza preavviso.
Gli stacchi del polso di Liam diventano così veloci e forti che Zayn riesce a sentire quando viene subito dopo di lui, sebbene abbia il capo rovesciato all’indietro, gli occhi semichiusi e la vista appannata.
Liam si accoccola in mezzo alle sue gambe, ma Zayn non ha neanche il coraggio di guardarlo. Deve ancora riprendersi dall’orgasmo e deve mettere in ordine le idee. Ma Liam, in cerca della propria serenità e felicità, forse, si stringe attorno alla parte inferiore del corpo di Zayn, poggiando la testa su una sua anca e le labbra sul pancino sporgente, baciandolo con dolcezza.
“Liam...” sussurra Zayn, non sapendo neanche cosa abbia intenzione di dire.
Liam scuote la testa ancora. “Va bene così.”
E Zayn fa finta che Liam abbia ragione. Che vada tutto bene, che loro si amino ancora, che la loro famiglia sia completa e felice.
Ad eccezione del fatto che niente di tutto questo è vero.
 
HO BISOGNO D'ARIA PORCA DI QUELLA PUTTANA, MA TE NE RENDI CONTO DI COSA SCRIVI? AH? MANNAGGIA LA TROIA.

Ti amo, Zayn.”
Dire che Zayn è sorpreso sarebbe un eufemismo. Zayn rimane immobile, per non sa quanto tempo, cercando di metabolizzare le tre parole che Liam gli ha appena detto. “Co–cosa?” domanda, senza neanche posare gli occhi sull’altro. È insicuro, perché chissà, magari tutto il dolore che ha provato in questi mesi gli ha causato un trauma psicologico e delle allucinazioni.
“Ti amo, Zayn, non ho mai smesso di farlo. Mai. Neanche un secondo, io...” si ferma, forse demoralizzato dalla mancanza di reazione da parte di Zayn.
Taylor stacca la bocca dal biberon con un poop e aspetta che il suo baba la metta dritta per farle fare il ruttino. “Liam. Cosa.”
Vorrebbe dire qualcosa di sensato, ma non riesce a pensare a niente di coerente. È solo un insieme di parole messe a casaccio che dovrebbe assolutamente mettere in ordine nella sua mente, ma... la verità è che non si ricorda neanche il suo nome.
“Zayn, lo so che può sembrare assurdo, ma–”
“Aspetta. Aspetta un attimo, Liam. Devo pensare” lo interrompe Zayn. Intanto, Taylor fa il ruttino e Zayn le dà il ciuccio, cercando di farla addormentare tra le sue braccia.
Taylor chiude presto gli occhi e Zayn, continuando a provare a capirci qualcosa, si alza per metterla a dormire nella carrozzina. La copre per bene, posa la copertina di lana su un lato e comincia a fare avanti e indietro nella stanza. Forse riuscirà a scavare un solco, per quante volte cammina ripetutamente da un punto all’altro.
Non riesce a capire. Liam non può amarlo davvero. Certo, questo chiarirebbe i dubbi che gli venivano ogniqualvolta Liam sembrasse non volersi allontanare troppo da lui e da Fathi, ma non sa se possa trattarsi di un’ipotesi plausibile. Liam che lo ama. Gli sembra quasi assurdo.
“Non capisco, Liam” riesce ad ammettere infine. Il suo cervello sembra aver smesso di funzionare, quindi si affiderà alle spiegazioni di Liam. “Tu... stavi con Danielle e per un anno, credimi, tu non mi hai amato per niente. Ne sono sicuro.”
Liam scuote la testa e batte la mano sul lato vuoto del letto, facendo cenno a Zayn di sedersi accanto a lui. “Zayn, potresti solo... ascoltarmi? Lo so che posso sembrare pazzo, ma ho seriamente bisogno che tu mi ascolti senza interrompermi.”
Zayn non avrebbe motivo di interromperlo, dato che non si ricorda neanche una parola delle tre lingue che sa parlare. Ma questo non lo dice.
Liam comincia a raccontargli tutto. Gli racconta di come lui e Fathi siano stati sempre la sua priorità e di come non abbia mai e poi mai pensato di lasciarli, in tutti questi anni. Gli racconta del fatto che Danielle, a primo impatto, non l’aveva potuto interessare di meno, troppo preso da Zayn – perché sarà sempre troppo preso da Zayn, aggiunge – per poter accorgersi di lei.
Tutto era cominciato quando, alla fine dei lavori a casa di Danielle, avevano bevuto tutti dello spumante per festeggiare, forse un po’ troppo, e Danielle ne aveva approfittato.
E Liam, con la mente annebbiata dall’alcool, in un primo momento aveva ricambiato il bacio della ragazza, per poi rendersi conto di ciò che stava facendo.
Zayn sente un pizzico di gelosia, ma si chiede come tutto possa essere partito da quello, perché, se quel bacio non contava niente, perché continuare?
Liam spiega di averla allontanata e di aver allontanato Zayn, ma non per qualche dubbio nei confronti dei propri sentimenti. Liam era soltanto perso nei sensi di colpa e non sapeva come dirgli la verità. Aveva avuto paura che Zayn non l’avrebbe perdonato e non lo avrebbe più amato. Semplicemente, pensava che uno come lui non avrebbe mai più potuto meritare di avere una persona come Zayn al suo fianco.
Liam scoppia a piangere davanti ai suoi occhi. Il suo corpo è scosso da singhiozzi e Zayn è in stato di shock e non sa cosa fare. Abbraccia Liam, senza neanche rendersene conto, e lo stringe a sé, accarezzandogli la schiena.
“Sono entrato in crisi, Zayn” continua Liam, tra le lacrime. Zayn finalmente riesce a recepire bene ogni singolo vocabolo pronunciato. “Sono andato anche da uno psicologo, a tua insaputa, perché stavo impazzendo. E, dopo due mesi, quando non ho avuto più il coraggio di dirti tutto, né di andare più dallo psicologo, ho deciso che la scelta migliore era quella di lasciarti.”
“Non è stata la scelta migliore, Leeyum” confessa Zayn, con la voce rotta a causa del groppo in gola.
Liam annuisce, strofinando così il viso contro il petto di Zayn e bagnandogli il sottile maglioncino di cotone. “Lo so, Zayn, ma ho pensato che dopo che mi fossi comportato così male, come ho fatto nel momento del litigio, tu non avresti più voluto vedermi e per me era giusto, perché io non meritavo di vedere più né te, né Fathi.”
Zayn sente le proprie guance bagnarsi e non sa cosa fare. È tutto così sorprendente, non si aspettava niente del genere e, dannazione, deve fidarsi di Liam? Deve credergli?
“Ma poi tu sei sparito quando hai frainteso la presenza di Niall qui” gli fa notare, la voce debole.
“Zayn! Pensavo che in quel momento avresti capito che...” Liam sospira e chiude gli occhi. Sembra voglia riprendere fiato. “Lo so che non ne avevo diritto, ma avevo paura di avervi persi. E per me è un pensiero insopportabile. Tu... Tu non hai idea di quanto io ami te e Fathi. Tanto da star male.”
“E tu non hai idea di quanto ti ami io, Liam, perché avresti potuto dirmi tutto subito! E forse avremmo discusso, ma poi sarebbe tornato tutto normale, capisci?”
Il respiro di Zayn è accelerato. Non sa cosa fare. Ancora. Vorrebbe odiare Liam, ma, per l’ennesima volta in tutti quei mesi, non ci riesce.
“Ho avuto un calo psicologico, Zayn. Lo so che non posso giustificarmi così, ma è la verità. Non ti chiedo di perdonarmi ora, ma di farlo prima o poi, va bene? Io voglio solo starti vicino. Stare vicino a te e ai bambini.”
Liam ha gli occhi lucidi, ma la voce con cui ha pronunciato le ultime frasi è dura e convincente.
Zayn è stanco.

ERA ORA, IO NON POSSO VEDERLI SEPARATI MI SI SPEZZA IL CUORE. E POI PORTARMI AD ODIARE LIAM, SHAME ON YOU DONNA.

“Baba, non riesco a tenere Taylor per mano e con l’altra portare le fedi per zio Niall e zia Eleanor! E se cado?” gli chiede Fathi, con un broncio evidente stampato in volto.
Zayn alza gli occhi al cielo. “Ce la farai, il cuscinetto delle fedi può essere portato con una mano sola.”
Fathi sbuffa e si siede accanto a loro, in attesa. “Zio Niall è emozionato, vero?”
Liam annuisce, mentre Taylor, in braccio a lui, batte la manine e gli pizzica la pelle morbida delle guance. “Sì, è un giorno importante per lui.”
“Anche tu eri così emozionato quando hai sposato baba?” domanda ancora il bambino, gli occhi scuri accesi di felicità.
Liam e Zayn si scambiano uno sguardo carico di parole che non hanno bisogno di dirsi. È assurdo quante farfalle nello stomaco Zayn senta dopo così tanti anni dalla prima volta in cui si sono incontrati.
“Sono emozionato ogni giorno, quando so di avervi con me” risponde infine Liam.
E Zayn è felice.
A volte gli errori sono fatti per distruggere. Altre volte dagli errori si impara e si esce più forti.
Liam e Zayn, infatti, sono usciti più forti e hanno imparato che lo sono solo quando sono insieme. 

BEH IO SONO MORTA DI CONTINUO, NON POSSO VIVERE COSI. NON POSSO MORIRE OGNI VOLTA CHE SCRIVI QUALCOSA. TU MI UCCIDERAI, IO LO DICO.
SEI TROPPO BRAVA E QUESTA VA DECISAMENTE TRA LE ZIAM CHE PREFERISCO. SCRIVI DA DIO E NON CE LA FACCIO PSICOLOGICAMENTE.
DIO MIO NON POSSO, NON SI VIVE BENE COSI.

TROPPO, TROPPO, TROPPOOOOOOOOOO
LA DEVO SMETTERE.
MILLE EMOZIONI COME SEMPRE VALE, NON HO PAROLE.
Nora.