Recensioni per
Non esistono tavoli amichevoli
di sacrogral

Questa storia ha ottenuto 5 recensioni.
Positive : 5
Neutre o critiche: 0


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Recensore Veterano
16/09/21, ore 14:21

Mi colse un’inquietudine enorme. Pensai: giacché mi fa male non fumerò mai più, ma prima voglio farlo per l’ultima volta. Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dall’inquietudine ad onta che la febbre forse aumentasse e che ad ogni tirata sentissi alle tonsille un bruciore come se fossero state toccate da un tizzone ardente. Finii tutta la sigaretta con l’accuratezza con cui si compie un voto.

Ettore Schmitz (Italo Svevo)

Ma è tardi ormai e l’illusione della certezza arma la mano sicura, che non ha mai tremato, alla sconfitta più amara.
È aguzza e atroce la salvezza tentata, forse trovata, nella perdizione e nel pericolo proprio laddove essa stessa, eterna ed effimera, si consuma e spegne nell’attimo fermo e già passato, nell’avventura di una notte che si ripete suadente e tentatrice, uguale eppure stavolta differente.
Scritto di interstizi che aprono al nero delle profondità buie e spesse di signori personaggi, veri e perdenti, colti nella nobiltà della propria miseria, antieroi di sempre e tragici eroi solo per fortuna. Scorrono così, nelle parole, i fotogrammi di vita separati e avviluppati, riconnessi dalla deflagrazione che allarga quel buco adesso più nero e largo, sorta di porta aperta chiusa su quello che è stato e non sarà più, sul niente o sul tutto che si è stati, contenitori di tempo e spazio tornati liberi. E il domani, dark e drammatico al punto giusto, tornerà a far visita ad un luogo diverso, ad abitare le stesse miserie e plendori, pienezza e vuoti di chi è voluto rimanere. 

A presto,
Minaoscarandre

Recensore Junior
12/09/21, ore 13:36

Allora, ti aspettavo con la certezza di non essere delusa. Con la certezza che dal primo momento mi accompagna, che ogni tuo racconto mi porta oltre. Che vi è un mondo dietro le tue parole, un mondo che esploro con sempre rinnovata meraviglia. La vera Scrittura è nelle tue mani, il vero talento è racchiuso in te.
La vita è, nel suo insieme, un gioco, un gioco della pazzia. In cui si cerca di scoprire l’altro, di carpirne ogni sfumatura per poter conoscere “l’avversario”.
Ci si inganna e si inganna, nella continua ricerca di vincere la partita. E si delude e si resta delusi, sperando sempre di avere le carte vincenti in mano. Non esistono punti sicuri nella vita. Non esistono punti sicuri nel gioco.
La vita è rischio, impossibile da calcolare, bisogna solo essere pronti sempre a rilanciare accettando anche di perdere il piatto. Ci sarà sempre un’altra partita da giocare, altri giocatori da studiare, altri rischi da prendere.
Seduto ad un tavolo da gioco, un uomo inganna e si inganna, con arrogante sicurezza affronta quella che è, in realtà, la partita con la vita. Ha sopravvalutato la sua bravura, ha pensato di poter essere più veloce di lei, della Fortuna.
Un uomo che si nutre della paura altrui e della sua, perché non vi è mai assoluta certezza nel punto vincente. Ha creduto di aver calcolato ogni mossa degli avversari, che non sono più suoi amici.
E, forse, la sua stessa solitudine interiore lo porta a non comprendere ciò che è accaduto intorno a sé. Non ha capito che, la sua partita l’ha persa tempo addietro. È la partita con la vita che l’uomo ha perso.
Ci sono momenti fortunati in cui la mia mente si lascia trasformare in magia.

Nuovo recensore
11/09/21, ore 11:45

Caro Cavaliere,
io di poker non so nulla, me l'hanno spiegato, ho provato a giocare, ma non mi avvince e non mi appassiona. Ma forse è uno di quei giochi da maschi, quei giochi da amicizia maschile, intendo. Quelle amicizie in cui ci si insulta e ci si perdona perché quel legame è più forte di tutto. Per noi donne è più difficile, mi sa. Che dici, è un cliché?
Poi mi fa molta paura la storia della roulette russa, temo di aver visto una scena di un film quando ero troppo piccola e sono rimasta impressionata.
Ma non è necessario stare al tavolo verde, né arrivare al colpo alla tempia per capire quello di cui scrivi, perché alla fine di tutte le complicazioni il tuo protagonista, umano fino in fondo, fino alla sconfitta, è un essere alle prese con l'amore, con il dilemma della fedeltà a una donna come a sé stesso, con il mito del denaro e con la seduzione del potere sugli altri. L'amico Ettore è lì, monito di fronte al pericolo, exemplum e antiexemplum: ma non basta.
Alla fine, diceva Buzzati, e vado al concetto perché non ho sottomano il romanzo, nessuno può condividere il proprio dolore con nessun altro, nemmeno se lo vuole, e nessuno può farsi carico fino in fondo del dolore di un altro, per quanto lo voglia.

Sempre i miei complimenti, caro Cavaliere, te l'ho già detto che scrivi benissimo?
Un caro saluto,
Sett.

Nuovo recensore
10/09/21, ore 08:46

Caro Gral,
quanto freddo ho sentito entrando in quest’anima persa. Una vita intera celata dietro una maschera.

Chi pensa di non averne mai indossato una, mente prima di tutto a se’ stesso. Che un angolino buio nel profondo ce l’abbiamo tutti. Ma chi la indossa sempre finisce per non togliersela più neanche quando si guarda dentro.
Diventa un’anima in cui albergano le più terribili contraddizioni, un’anima portata irrimediabilmente all’autodistruzione.
Diventa un’anima votata al gioco d’azzardo che si inganna dicendosi che è l’ultima volta e che la vincita servirà a cambiare vita, ad avere un’esistenza tranquilla in campagna con la moglie “amata” mentre lo scopo non è la vittoria, ma il senso di potere, la scarica di adrenalina: droghe che divorano.
Diventa un’anima incatenata al tavolo da gioco che ha appreso che non ci sono alleati, non c’è posto per la fiducia: si è soli e si può contare solo sulla propria bravura a riconoscere un cedimento, una debolezza altrui.
Diventa un’anima in cui non c’è spazio per l’amore vero e l’amicizia. Sono sentimenti esigenti che ti costringono a metterti a nudo e a riporre tutto te stesso e la tua felicità nelle mani di un altro essere imperfetto. Eppure mancano e questa mancanza si insinua nei più reconditi pensieri sgusciando fuori da una mente che si illude di essersene liberata, di essere diventata leggera.

È vero, da quando apriamo gli occhi a quando li chiudiamo, la vita è un azzardo e per essere felici ci basiamo su due pilastri, l’amore e l’amicizia, che si reggono sulla fiducia, castello di carte pronto a crollare al primo alito di vento. Eppure sono sicura che le persone più felici sono proprio quelle che si arrischiano a costruirne uno e che se crolla non abbandonano il tavolo da gioco.

Ti saluto caro cavaliere dicendoti che da giocatrice completamente incapace di condurre un bluff, punterei sicuramente tutto sulla tua penna certa di andare a vedere il punto senza rimanere delusa.

Recensore Junior
09/09/21, ore 18:51

Illustre Cavaliere,
bello ritrovarti in questa sezione; ne ero pressoché certa, che saresti ricomparso qui, e con che perla.
Il poker come metafora della vita, il gioco come amplificatore delle passioni, e delle pulsioni: quante volte l'abbiamo visto? Da Dostoevkskij a Pupi Avati, al "Il Giocatore" con il mitico Malkovic nei panni di "Teddy KBG" che sbrocca in russo quando, inaspettatamente, trova chi lo mette con le spalle al muro. Ma questo tuo racconto non è una semplice variazione sul tema, per quanto condotta con virtuosismo da funambolo. Perché bisogna essere funambolici per poterci dare questa lezione di psicologia (pare che il poker lo sia, psicologia applicata, non solo gioco di fortuna, memoria e strategia), in cui l'io narrante ripercorre la storia della sua vita, e dei suoi fallimenti, sentimentali e no, al tavolo da gioco. Io non so, perché gioco al massimo a briscola, a burraco, e prima a giocacci da osteria della bassa ormai dimenticati man mano che i vecchi amici dei nonni sono andati a giocare a carte in Paradiso, ma qui la tua maestria spicca, dato che riesci a coinvolgere chi, come me, del poker capisce poco o nulla, costruendo un'atmosfera fitta di sudore, fumo, tensione, e restituendoci quasi il martellare del cuore nel petto del protagonista.
E se prima di morire, pare, la vita intera passa davanti ai nostri occhi, così accade anche, tu ce lo spieghi, durante la mano decisiva di una partita a poker, nella quale riesci a scardinare "i cliché che noi siamo".
L'Ettore evocato è un daimon, un angelo custode, un maestro, e un antesignano, anche nella strada della rovina che il protagonista percorrerà, sulle sue tracce e quale suo allievo ed emulo.
Come diceva la marchesa di Merteuil? "Sono sempre i migliori nuotatori ad affogare", perché confidando troppo nelle loro capacità si spingono sempre un po' troppo al largo per poi poter tornare indietro. E bisogna sempre, sempre, sempre diffidare dei bellocci alla Julien Sorel o alla Fabrizio Del Dongo: perché la Fortuna, che è donna e va battuta, diceva Machiavelli, ha anche una smaccata predilezione per i belli, e solitamente dà soltanto a chi già ha.
Omaggi devotissimi, nobile cavaliere, e grazie per questo tuo racconto, che avrebbe strappato l'applauso a Cesare Lombroso, che Dio l'abbia in gloria e lo benedica sempre.
A prestissimo, e ad maiora sempre, uque ad astra et ultra, con una garbata riverenza, con i tre passi all'indietro, quella che veniva tanto bene alla Du Barry; e, con ossequi, ciao.
D.
(Recensione modificata il 09/09/2021 - 06:53 pm)