Caro Fabian,
La prima domanda che il mio intelletto mi sta porgendo è un immancabile: "Ma chi te lo fa fare... di andare ad imbarcarti in disquisizioni così impegnative e sensibili (più punto di domanda che esclamativo)"
E io non potrei e non posso che essergli grata, per tanta cura nei miei confronti, ma... spesso a me capita di fare a modo mio. Quindi eccomi qui, a tuffarmi nel mare magno recensivo, perciò non esente da passaggi scomodi. Passaggi difficili ma sempre, come spero tu ricordi, in me supportati da buona volontà, di sentimenti e in impegno lessico/grammaticale. Esordisco con il mio sincero rimpianto riguardo ad un mancato controllo "esterno" alla redazione di questo tuo interessante racconto. Lungo il testo fanno capolino vari refusi, ma, purtroppo e soprattutto, ad avere un peso maggiore è la presenza di una certa tendenza, specie nella sua prima parte, ad una discordanza nei tempi verbali da te introdotti. Anche la "voce" donata al protagonista, abbandonato più ad un eloquio a mezza strada tra quello tenuto da un conferenziere e un avvocato in piena arringa rispetto a quello, più aderente ad uno scritto di questa specie, tipico di una verace riflessione introspettiva, toglie, ingiustamente, un po' di qualità ad un testo realmente degno di interesse. Un testo veramente interessante, che penetra in tematiche importanti e che favorisce svariate riflessioni. Personalmente non posso proprio schierarmi apertamente dalla parte del protagonista. Riconosco tutto il guasto apportato dalla sfortuna, che non è mai comprata al mercato in questa vita, nella sua esistenza, singola e di (ex) coppia, nondimeno ritengo che un uomo giovane, preparato e, almeno in potenza, ben determinato come lui stia veramente fuori posto "nascosto", addirittura dopo un consistente lasso di tempo intercorso, in casa di sua sorella. La sua affermazione che più mi ha lasciato la bocca amara (tanto quanto a lui le sue depressive intemperanze alimentari notturne) è stata la seguente: "Ma mai come dopo il matrimonio mi sono chiesto se davvero conoscevo la donna... che avevo voluto rendere mia moglie." Insomma... Una visione decisamente al contrario dell' unione sponsale! Quando due anime si scelgono diventano altro e collaborano, in sentimenti ed atti, a dar esistenza ad una nuova vita/entità esistenziale, facendo di due uno e due allo stesso tempo. Forse più una chimera che un qualche cosa di veramente, sempre, realizzabile, ma quello è il matrimonio. Per questo sono d' accordo nel considerare le ripicche di Simona degli sciagurati errori, degli immensi sbagli. Ma, caro Fabian, non condivido quanto ho letto su queste tue righe, quanto leggo tante volte, ormai, anche nei commenti virili lasciati sui Social e pure altrove, circa un supposto grande partito pro-femminile (addirittura "pro-femminista"), che tutto scusa e comprende nelle donne e tutto condanna negli uomini. No... Non è mai esistito nulla di simile e difficilmente esisterà! Lo sto scrivendo con grande sincerità, credimi! Tutto il mondo si sta trasformando in una grande oppressione e lo fa nei riguardi di tutte le creature. Sarebbero tante le riflessioni da aggiungere, ma questa è solo una recensione, che mi sembra già abbastanza articolata.
Ti ringrazio per questa nuova possibilità concessami di poter "aggirarmi" sulle tue righe, che sempre considero di buona qualità.
Un caro saluto da Lenovo MMXV |