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Autore: drunkonlove    27/12/2012    3 recensioni
Ero innamorata del mio migliore amico, lo ero da sempre e più il tempo passava più mi rendevo conto che non avrei potuto tenergli nascosti i miei sentimenti ancora a lungo. Credevo che standogli lontano l’avrei dimenticato, ma così non è stato e anzi, più gli stavo lontano più mi mancava, più mi mancava più lo amavo.
Genere: Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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I'VE ALWAYS LOVED YOU



 Ero innamorata del mio migliore amico, lo ero da sempre e più il tempo passava più mi rendevo conto che non avrei potuto tenergli nascosti i miei sentimenti ancora a lungo. Ma nonostante questa consapevolezza io non volevo crederci,  era una cosa a cui non avevo mai pensato, non potevo essere innamorata del mio migliore amico, era una situazione che trovavo piuttosto imbarazzante e così negli ultimi anni avevo soffocato i miei sentimenti, cercando di vivere il nostro rapporto come un normale rapporto d’amicizia, sapendo bene che, almeno per me, non era così. Nel corso degli anni molti mi avevano accennato al fatto che io piacessi a Tom, dai compagni delle scuole elementari agli amici delle superiori, passando per i suoi fratelli, ma io non ci avevo mai voluto credere, rispondevo sempre cose del tipo “siamo solo amici, tra noi non succederà mai nulla”, ma nel profondo del mio cuore speravo che avessero ragione. Quando però qualche anno fa ha insistito tanto per trasferirsi a Londra con me, per non lasciarmi sola in una grande città che non conoscevo, per starmi vicino se ne avessi avuto bisogno, per aiutarmi a fare nuove amicizie, le mie speranze di trasformare la nostra amicizia in qualcosa di diverso aumentarono e il fatto che mia sorella e il fratello maggiore di Tom mi dissero che lui era completamente cotto di me e che avrei dovuto dargli almeno una possibilità mi rese estremamente felice. In effetti quei due non avevano tutti i torti, la cosa poteva starci, perché mai avrebbe dovuto venire a vivere a Londra con me lasciando gli amici e la famiglia?Tutto questo mi fece un enorme piacere e l’università con Tom al mio fianco mi spaventava molto meno. Le cose erano andate a meraviglia: ci divertivamo tanto, ridevamo, scherzavamo, uscivamo di tanto in tanto, facevamo shopping per le vie del centro e per dire tutta la verità un paio di volte eravamo pure finiti a letto insieme, ma nessuno dei due ci aveva dato molto peso.
Da tre mesi a questa parte Tom aveva iniziato a uscire con una ragazza, inizialmente non mi dispiaceva, sembrava simpatica e carina, ma col tempo il mio cervello aveva iniziato a non sopportarla e così anche io. Vederlo felice con un’altra mi distruggeva, ero a pezzi ma cercavo di non darlo a vedere, cercavo di comportarmi come sempre ma non ci riuscivo, non ero più disposta a condividere le sue attenzioni con qualcun altro e così, anzi che farmi coraggio e confessargli i miei sentimenti, mi ero completamente isolata, avevo smesso di parlargli, a meno che non fosse strettamente necessario, e cercavo di evitarlo sempre, inventando una qualsiasi banale scusa. Mi stavo comportando davvero male nei suoi confronti, lui era pur sempre il mio migliore amico, ma non trovavo altro modo per difendermi dai miei sentimenti, credevo che standogli lontano l’avrei dimenticato, ma così non è stato e anzi, più gli stavo lontano più mi mancava, più mi mancava più lo amavo.
Circa due settimane fa però successe qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la nostra relazione.
Era una soleggiata giornata di metà settembre, erano le undici anzi, le undici e un quarto, avevo da poco finito l’ultima lezione del mattino e stavo passeggiando tranquilla nel giardino dell’università quando qualcuno mi prese da dietro, mi voltai e vidi Tom.
“Ciao.”mi disse schiacciandomi l’occhiolino “Come è andata oggi?” mi chiese stringendomi a sé e sbaciucchiandomi sulla guancia.
Se Tom era venuto ad aspettarmi fuori dall’università alle undici del mattino, prendendosi un giorno di ferie, beh voleva dire che sicuramente aveva in mente qualcosa e io già immaginavo cosa potesse essere. Mentre pensavo a tutte queste cose mi accorsi che ancora non l’avevo salutato così mi girai e lo abbraccia, sentire il suo corpo stretto al mio era bellissimo, per qualche secondo immaginai un noi, un noi che non era mai esistito e che non sarebbe mai esistito nemmeno in futuro.
“Che ne dici se andiamo a pranzo insieme?”
Mi vennero in mente tutte le volte che eravamo usciti a pranzo insieme e avevamo scovato un nuovo grazioso ristorante nelle più piccole vie di Londra. Sorrisi. Mi ricordai che eravamo soliti cercare qualcosa di particolare, anche qualcosa di romantico, ci piaceva scherzare sul fatto che un giorno avremmo potuto tornare lì da fidanzati, mano nella mano. Sorrisi nuovamente. Era bello ripensare ai tempi andati, io e Tom ci eravamo divertiti così tanto, se solo si potesse tornare indietro nel tempo.
“Mi spiace ma oggi devo andare a una conferenza all’ora di pranzo, mi serve per il prossimo esame che devo dare.”risposi fredda senza guardarlo negli occhi, avevo usato di nuovo una scusa, l’ennesima.
 “Ah …  ma oggi pomeriggio sei libera?” chiese cercando la mia mano, senza trovarla, perché io la infilai nella borsa fingendo di cercare qualcosa.
“Oggi devo studiare.”
“E questa sera? Almeno questa sera possiamo passare un po’ di tempo insieme?”chiese fermandosi nuovamente davanti a me.
“Questa sera vado a una festa con degli amici.”risposi tenendo la testa bassa.
“Quali amici? Quali? Dai Lou non scherzare, sappiamo tutti che tu qui non hai amici, l’unico sono io, o forse ero io. Da due mesi a questa parte non fai altro che inventare scuse per evitarmi, credi che non me ne sia accorto? Se c’è qualcosa che non va puoi dirmelo, non devi per forza far finta che io non esista.”
L’avevo fatto arrabbiare e quella era l’ultima cosa che desideravo.
“Senti, se vuoi troncare qui la nostra amicizia per me va più che bene, accetto la tua decisione ma sappi che non la condivido e mai lo farò, però almeno dammi una spiegazione, ti chiedo solo cinque minuti del tuo tempo per spiegarmi il motivo di questo tuo comportamento, cinque minuti e se poi sarai irremovibile … bene vorrà dire che ognuno andrà per la sua strada.”
Come potevo negare all’amico di una vita cinque minuti?
“Ok.”gli risposi non troppo convinta, cinque minuti non bastavano, o forse sì, ma se non avevo trovato il coraggio in tutti quegli anni, come avrei potuto trovarlo in cinque minuti?
Iniziammo a camminare verso casa e dopo una ventina di minuti eravamo nel nostro appartamento.
“Ti va se cucino qualcosa?”chiese sistemandosi il grembiule da cucina intorno alla vita.
Io mi limitai ad annuire poi mi diressi in bagno dove mi struccai e mi sciacquai più volte la faccia con l’acqua gelida, cercando di non piangere. Quando uscii dal bagno andai in camera mia, mi tolsi i tacchi, buttai sul letto il mio abito ricamato in pizzo verde di Valentino, sciolsi la coda e indossai qualcosa di decisamente più comodo: un paio di jeans slavati e una morbidissima maxi felpa con cappuccio.
Mentre mi stavo pettinando Tom bussò sulla porta aperta "E' pronto"  disse sorridendomi.
Per un attimo mi sembrò che tutto fosse tornato come prima, io che, tornata dall’università, mi cambio per stare più comoda, lui che cucina il pranzo e poi viene a chiamarmi, ma sapevo bene che non era così, adesso tutto era diverso e quella sarebbe potuta essere l'ultima volta che pranzavo insieme a lui.
"Arrivo subito."gli dissi sistemando la spazzola sul mobile.
Cinque minuti dopo eravamo seduti uno di fronte all'altra con un fumante piatto di pasta davanti noi, Tom doveva essere molto affamato visto che divorò in tempo di record tutti gli spaghetti, io invece non riuscivo a mandare giù niente, avevo lo stomaco chiuso e mi girava la testa, avrei voluto solo piangere abbracciata a lui ma sapevo bene che non avrei potuto farlo anche perché molto probabilmente mi avrebbe presa per una squilibrata. Mi sforzai di assaggiare qualcosa ma riuscii a stento a controllare l'istinto del vomito, volevo solo che tutto finisse, bene o male ormai non mi importava più, volevo solo smettere di sentirmi così, smettere di stare così male.
"Non hai quasi toccato cibo, non ti è piaciuto? Devo cucinarti qualcos’altro?”mi chiese posandomi una mano sulla spalla.
“No, non è per quello, era tutto buonissimo.”  risposi cercando di sorridergli.
“Allora cosa c’è che non va? Stai male?”
Aveva il tono di voce preoccupato e lo era anche in volto, si stava preoccupando per me e probabilmente tutto quello che avevo fatto per allontanarlo non era servito, lui sembrava volermi ancora bene come un tempo, anzi forse me ne voleva di più e io stupida avevo cercato di escluderlo dalla mia vita. Ero paralizzata dalla paura di dovergli parlare, non sapevo perché e lo trovavo anche abbastanza strano ma quella era la realtà e non potevo cambiarla.
“Hey Lou,  tutto bene?”chiese accarezzandomi i capelli.
Non riuscii a rispondergli e l’unica cosa che fui capace di fare fu scappare in camera mia piangendo, sbattendo la porta dietro le mie spalle per poi lasciarmi cadere a pancia in giù sul letto affondando il mio viso tra i cuscini.
“Lou che succede?”mi chiese Tom con voce dolce sedendosi sul letto e accarezzandomi la schiena “Se c’è qualcosa che non va parliamone, vederti così mi fa soffrire.” mi sussurrò all’orecchio.
Come si faceva a non amare un ragazzo così? Tom era perfetto, era dolce, sensibile, divertente, romantico, era una persona meravigliosa e non avrei potuto avere amico migliore di lui. Ero stata egoista a non voler condividere le sue attenzioni con altri, come potevo chiedere una cosa del genere? Dovevo ritenermi molto fortunata ad averlo ancora lì, accanto a me, dopo quello che gli avevo fatto negli ultimi mesi. Decisi che quello era il momento, non potevo aspettare oltre, dovevo raccogliere tutte le mie forze, tutto il mio coraggio e dirgli quello che provavo per lui. Mi misi a sedere sul letto con le gambe incrociate e così fece anche lui, le lacrime continuavano a rigarmi il viso e Tom con la mano mi sfiorò la guancia per asciugarmele “Nessuno merita le tue lacrime, chiunque ti stia facendo soffrire è uno stronzo.” disse guardandomi intensamente negli occhi.
Cosa avrebbe pensato se avesse saputo che quello stronzo era lui?
“Quello per cui sto piangendo è un ragazzo stupendo e in realtà quella che ha fatto la stronza sono stata io.”
“Impossibile, tu sei una ragazza meravigliosa, non meriti di soffrire, quel qualcuno non è abbastanza per te.”
“Credimi Tom, quel qualcuno è anche troppo per me.”
“Per me nessuno sarà mai troppo per te, tu sei speciale.”mi disse prendendomi le mani “Comunque se adesso non ti va di parlare possiamo fare un’altra volta, magari domani.”
No, non potevo e non devo aspettare oltre, non ci sarebbe stata un’altra volta, adesso o mai più. Feci un gran respiro poi presi il suo viso tra le mie mani, mi avvicinai a lui e lo baciai. Fu una liberazione, erano anni che volevo farlo ma mi era sempre mancato il coraggio, nel mio corpo si sprigionò una valanga di emozioni che non saprei descrivere, mi sentivo al settimo cielo. In mezzo a quel bacio lo sentii sorridere e capii che gli era piaciuto quando, dopo aver staccato le mie labbra dalle sue, rimase a fissarmi sorridendo come non l’avevo mai visto fare.
“Thomas Anthony Parker ti amo.”
Dette queste parole mi lasciai cadere all’indietro e mi distesi sul letto. Tom lentamente si distese sopra di me poi, reggendosi sulle braccia, mi guardò negli occhi e mi disse:“Ti ho amato, ti amo e ti amerò per sempre.”







CIAOOOOOOOOOOOOOO :) che dire ... beh, spero vi sia piaciuta e boh? Ah, magari mi lasciate una piccola recensione?? *occhi dolci* beh se ci siete su twitter ditemelo così ci followiamo (?) a vicenda ;) io sono @HugMeJay Grazie a tutti per aver letto!!!! Addio!!!!!!!!!!
  
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