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Autore: drem_of_love    12/09/2015    8 recensioni
Eccomi qui ad aderire al tuo desiderio. Karmy Pu, questa è tutta per te. Perdonami, ma non ho saputo fare di meglio.
Akane ansiosa per le sue nozze viene trascinata da Nabiki e comari a fare baldoria. La serata però avrà un risvolto sorprendente, cosa succederà?
Genere: Erotico, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Ranma Saotome, Un po' tutti
Note: AU, OOC | Avvertimenti: Spoiler!
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 Tantissimi auguroni Karmy, perdonami se non ho fatto di meglio!

Una notte indimenticabile

Mancavano ventiquattro ore al mio matrimonio ed io ero tesa come una corda di violino. Tutti mi ripetevano che era normale, eppure non riuscivo a rilassarmi. Amavo Ranma, ma l'idea di passare tutta la mia vita con lui mi atterriva in questo momento. Sarei stata una brava moglie? Avrei evitato di diventare vedova prima del tempo a causa della mia cucina? Ma soprattutto avevo paura del lato "tecnico" del nostro rapporto. Sarei stata capace di essere una brava amante, quando per anni mi ero sentita un "cetriolo senza sex appeal"?
In quell'istante una furia con il caschetto castano invase la mia stanza.
«Ehilà sposina, tutto bene?» mi chiese sogghignando divertita.
Quell'espressione non prometteva nulla di buono, sentivo puzza di guai.
«Certo! Mi sento una favola, non vedi?» risposi teatrale indicandole le mie gambe tremolanti.
Quella pazza di mia sorella portò le mani alla bocca e fischio. Oddio, davvero sapeva farlo? Meno di dieci secondi e un ciclone stile Nerima invase la mia privacy.
«Eccoci qua! Che l'azione "svezzare la velginella" abbia inizio!» pronunciò euforica quella svitata di una cinese.
«Ehi gattaccia, vacci piano! Mica siamo tutte come te!» replicai piccata a quel l'insinuazione.
«Sarai un’amante perfetta. Lascia fare a noi!» mi rassicurò Nabiki incoraggiata da Ukyo. Ne ero certa, sarebbe stata di sicuro una notte indimenticabile.
Mi lasciai pettinare da Kasumi (eh sì, avevano coinvolto anche lei!) truccare da Shampoo, vestire da Nabiki... Ukyo faceva le veci di mia sorella, stringeva la videocamera tra le mani, filmando tutto per i posteri.
Mezz'ora dopo eravamo tutte e cinque a bordo di un taxy. Che cosa avevano in mente di fare?
«Può portarci al...»
Non capii il resto della frase poiché Nabiki cominciò a bisbigliare fitto con l'autista.
«Dove andiamo?» domandai impaziente.
«Smettila di fale domande ragazza violenta. È una solplesa!» mi rimproverò Shampoo bendandomi.
«La benda è necessaria?» chiesi stizzita.
«È FONDAMENTALE!» scandì Ukyo ridendo.
Me l'avrebbero pagata. Avrei lanciato il bouquet a Obaba, ormai avevo deciso!
Dopo in quarto d'ora di attesa, eravamo finalmente giunte a destinazione. Le ragazze mi presero a braccetto e mi guidarono. In pochi attimi della musica assordante e del fumo investirono i miei sensi, dove mi avevano portato quelle svitate?
«Posso guardare adesso?»
«Non ancora sorellina! Bevi, ne hai bisogno!» disse Nabiki avvicinandosi un bicchiere alle labbra.
Lo tracannai in qualche sorsata. Caspita ma cos'era? La gola mi bruciava, era fortissimo!
«Oh mio Dio! Cosa mi hai dato?» domandai facendomi aria con le mani.
«Una medicina per diminuire i freni inibitori» spiegò tranquilla la cuoca.
«Una medicina?» indagai dubbiosa.
«Alcool, lagazza violenta. Non c'è medicina migliore!»
Un'ora dopo e parecchie medicine scolate, ero al centro della pista senza benda che mi dimenavo come un'ossessa. Ero accerchiata da un mucchio di ragazzi, sarà stata colpa della pozione miracolosa ma mi sentivo la donna più sexy del mondo!
«Se ci scopre Ranma ci disintegra!» ammise Kasumi preoccupata.
«Non credo sorellona! Tuo cognato ha pagato fior di quattrini per questa serata!»
Sentii distrattamente la discussione delle mie sorelle. Che cosa intendeva Nabiki?
Venni trascinata da due omaccioni nel retro del locale. Ridevo come una pazza ma i miei sensi di artista marziale erano in allerta... come mi sbagliavo! In pochi attimi mi ritrovai da sola e ansante, legata come un salame a delle sbarre e di nuovo bendata. Oddio, cosa stava succedendo?
«Lasciatemi!»
«Ssh!» bisbigliò una voce familiare.
«Chi sei? Se sei un uomo, fatti guardare in faccia!» strillai a vuoto dimenandomi.
Ma lui non mi rispose. Sentivo un’aura potentissima aleggiare nella stanza ma non mi sembrava malvagia anzi, credevo di averla già percepita. «Cosa vuoi farmi?» continuai imperterrita.
Ero una tipa coraggiosa, ma l’idea di ritrovarmi legata e bendata seminuda davanti a un uomo mi creava ansia. Cosa aveva intenzione di farmi?
Sentii i passi dello sconosciuto avvicinarsi, profumava un’essenza forte e mascolina: legno e sandalo. I miei sensi di artista marziale mi suggerivano di non aver paura, quell’odore era impresso nella mia mente e più di ogni altra cosa nel mio cuore da qualche tempo immemore ormai.
«Ranma. Sei tu, vero?» chiesi quasi singhiozzando.
Nessuna risposta. Non riuscivo a non sperare che fosse lui. Sentii la dolce pressione di esili dita accarezzarmi. Avevano cominciato la loro discesa dalle mie gote, proseguendo nell’incavo del mio collo e tracciando come un abile pittore, il profilo del mio seno. M’inarcai verso quel tocco, i miei capezzoli ormai turgidi, erano di sicuro ben visibili sotto quel maledetto vestito di seta cortissimo che mi aveva fatto indossare quella iena di mia sorella.
Chiusi gli occhi, la mia pelle bruciava sotto quelle mani, non so perché ma non avevo paura. Una parte di me desiderava lasciarsi andare a quel calore che cominciava a montarmi dentro mentre la mia testa urlava, il giorno seguente sarei diventata la sposa del mio Ranma, con quale coraggio l’avrei guardato?
«Domani dovrò sposarmi. Ti prego, lasciami andare!» singhiozzai scuotendo la testa.
L’uomo misterioso non rispose. Riprese la sua tortura alzandomi il vestito. La fresca brezza della sera iniziò ad accarezzare le mie cosce nude… fu un attimo, le sue dita s’insidiarono agili nella parte più nascosta di me. Stupita, mi lasciai sfuggire un rantolo. Non era violento, si muoveva sinuoso e delicato nella mia apertura. Arrossii di brutto mai nessun uomo mi aveva toccato in quel modo. Avevo sperato tante volte che Ranma lo facesse, ma eravamo così timidi o forse il mio futuro sposo temeva di ricevere un vaso in testa. Inserì un dito, spingeva all’inizio piano poi sempre più svelto. Si avvicinò di più, sentivo il suo respiro vicino alle mie labbra. Iniziai a gemere, mi vergognavo ma non riuscivo a trattenermi. Cosa mi stava facendo costui? Perché non mi lasciava guardarlo in viso? Il rossore si fece spazio sul mio volto, cosa mi stava succedendo? Mi sentivo accaldata, umida tra le gambe, vogliosa di un qualcosa di più.
Chiusi gli occhi è buttai la testa all’indietro. Mi morsi le labbra e pronunciai il suo nome.
«Ranma»
Solo da lui avrei voluto simile trattamento.
«Sì, Akane sono io. Voglio fare l’amore con te!» sussurrò finalmente a un tono abbastanza alto da farmi riconoscere la sua voce. «Ora so, che sono l’unico per te.» ammise baciandomi impaziente mentre mi liberava. In pochi attimi le cose ripresero i loro contorni, e i miei occhi cioccolato si fusero nella tempesta dei suoi. Avrei dovuto arrabbiarmi, esplodere, ma riuscii solo a stringermi a lui e ad ansimare nel suo collo. «Anch’io lo voglio.»
Finalmente l’avevo ammesso. Mi alzò di peso e mi trascinò sul divanetto di velluto all’interno della stanza. Mi aggrappai alle sue spalle, cingendogli la vita con le gambe. Le sue mani sfioravano la mia schiena fino a incorniciare i miei glutei.
Appena la mia schiena toccò la stoffa, attirai a me quel fascio di nervi. L’avevo sognato tante notti, ma non l’avrei ammesso nemmeno sotto tortura. Sentivo la sua erezione esplodere nei boxer, Ranma era impaziente. Ebbi paura, abbassai lo sguardo e lui lo notò.
«Cosa c’è?» mormorò baciandomi il collo.
«Ho paura. E poi noi dobbiamo sposarci domani!» farfugliai tenendomi stretta a lui.
«Akane io ti amo, e domani sarò l’uomo più felice del mondo. Ma non posso più aspettare, ti desidero troppo!» confessò con la voce rotta dal desiderio.
Erano anni che stavamo insieme. Il nostro era stato il fidanzamento più assurdo del mondo e lui finalmente ammetteva di amarmi. Senza credere che fossi morta, vittima di sortilegi o quant’altro.
Annuii piano e divaricai le gambe, accogliendolo finalmente in me, diventando così una cosa sola.
«Ti amo anch’io.» gli sussurrai piangendo.
Passammo il resto della notte ad amarci, finalmente ero la donna più felice del mondo.
 
Un rumore di colpi mi fece sobbalzare. Non credevo ai miei occhi, allora non era stato un sogno. Ero nuda avvolta in una coperta e al mio fianco, c’era lui. Nudo, spettinato e scomposto che ronfava alla grande. Di nuovo dei colpi, alzai gli occhi verso l’orologio al muro e schizzai come una molla. Oddio. Mancava un’ora al matrimonio!
«Ranma, svegliati. È tardissimo!»
Dalla porta la voce trionfante di mia sorella mi fece sorridere.
«Deduco che sia andata alla grande piccioncini! Vi prego, sbrigatevi. Altrimenti a papà gli viene un infarto!»
Afferrai le mie cose e diedi un bacio avido al mio amato.
«Corro a casa a prepararmi. Ho notato che le tue cose sono qui. Non tardare! in caso contrario divento vedova prima del tempo!» gli chiarii facendogli il segno della decapitazione.
«Tranquilla amore mio, tra un’ora sarò al dojo ad attenderti!»
Uscii saltellando come una scolaretta, quella notte indimenticabile non l’avrei mai dimenticata.
 
 

   
 
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