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Autore: Anwa_Turwen    03/01/2017    1 recensioni
E se l'amata quanto sconosciuta consorte del re Thranduil non fosse tutta gentilezza, leggiadria e fedeltà come spesso ce la immaginiamo?
E se Galion non stesse semplicemente dormendo ubriaco mente la compagnia di Thorin Scudodiquercia evade dalle prigioni?
E se lo hobbit nelle cantine si trovasse testimone di scenari leggermente diversi?
(Seguirò quasi esclusivamente il libro)
~
Primo tentativo di fanfiction, spero che dopo di questa non mi getterete direttamente nell'Orodruin!
Genere: Commedia, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Bilbo, Compagnia di Thorin Scudodiquercia, Galion, Nuovo personaggio, Thranduil
Note: OOC, What if? | Avvertimenti: Triangolo
Capitoli:
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Note dell'autrice: Probabilmente con questa storia rischierò il linciaggio, ma dopo averla pensata non ho potuto fare a meno di scriverla e, una volta scritta non sono riuscita a non pubblicarla! Vi prego cari fan, non prendetela sul serio, è solo una stupidaggine uscita dalla mia mente perversa. Sono a conoscenza di tutte le tradizioni elfiche per le quali una cosa del genere sarebbe davvero improbabile, perciò vi prego, non pensiate che io faccia sul serio. 

 E sopratutto: oggi è il compleanno del caro stimatissimo prof. Tolkien, tantissimi auguroni! 

 

*****

 

Parte 1

 

La sera scendeva su Bosco Atro e Re Thranduil sedeva come al solito sul suo trono. Stava aspettando il ritorno di alcune guardie andate in ricognizione, ma la sua mente era occupata da ben altri pensieri.

In primo luogo era preoccupato per quei tredici Nani catturati nella foresta ormai quasi ventiquattr'ore prima, e che ora giacevano nelle celle sottostanti. Gli erano piombati addosso per tre volte durante le notti passate, mentre il suo popolo si dava ai festeggiamenti, ma non era stato difficile ritrovarli e metterli ai ferri:  sembravano stanchi, affamati, in preda all'angoscia per l'aria malsana della foresta. Inoltre sembrava avessero combattuto con alcuni dei ragni che erano venuti ad infestare il suo territorio. 

In realtà non sapeva perché di preciso quei Nani fossero lì. Aveva interrogato quello che sembrava essere il loro capo, ma egli gli aveva parlato di morire di fame e di chiedere l'elemosina e quando gli aveva chiesto cosa fossero venuti a fare nella foresta, il Nano aveva serrato la bocca, senza più proferire una parola.

Questo lo aveva fatto infuriare a morte. Trovava il comportamento del Nano assai irrispettoso, non per niente lui era Re di Bosco Atro, e doveva essere rispettato! Così ora si era impuntato sulla questione ed era deciso a non lasciare andare la Compagnia finché non fosse riuscito a far cantare qualcuno di loro, ci avesse impiegato mille anni!

 

Altri pensieri non del tutto felici erano rivolti ad una persona particolare. Una persona assai importante per il popolo silvano quanto per lo stesso Re Thranduil: la Regina Fimbrethil, sua moglie. A quel pensiero Thranduil corrugò le sopracciglia. Negli ultimi tempi la bellissima sovrana elfica di cui, dopo secoli, era ancora innamorato perso, gli aveva dato motivo di preoccuparsi parecchio... il fatto era che non si fidava più così ciecamente di lei. 

Si era ritrovato a vergognarsi di sé stesso, e aveva ricacciato indietro i suoi dubbi, non sapendo se si basavano su qualcosa di fondato oppure erano solo frutto del suo cuore altero e geloso. Fatto sta che non riusciva a bandirli dalla propria testa...

 

~

 

Quando la regina Fimbrethil sentì che erano arrivate le nuove scorte di viveri da Esgaroth,  trovò che fosse un'ottima scusa per alzarsi e "andare ad aiutare" il vecchio maggiordomo nelle cantine.

La servitù che incontrava lungo il corridoio soleva riverire e farsi da parte, ma ella avanzava con incedere spedito, elargendo larghi sorrisi a destra e a manca.

Che persona soave, la signora di Boscoverde, pensava ognuno che la incontrasse. Fimbrethil, esile betulla era chiamata, e il nome le rendeva giustizia. Era sottile, eppure forte come una pianticella in un bosco ancor giovane, piena di vita e fresca come la rugiada al mattino, sulla chioma d'oro era posta una corona dai richiami autunnali simile a quella di Thranduil suo Re e signore.

Già, lui l'aveva amata quasi subito, e dopo tanti anni tentava ancora di rivolgerle le stesse attenzioni, nonostante la freddezza d'animo che aveva conquistato col tempo per far fronte alle fatiche di regnante e ai dolori più personali che gli gravavano sulle spalle. Come avrebbe potuto, perfino uno come lui, rimanere freddo e chiuso di fronte a tutta quella chiara, trasparente e festosa bellezza? Semplicemente, non poteva.

Lei gli aveva anche fatto il regalo più bello della sua immortale vita: gli aveva donato Legolas, la sua adorata Fogliolina... così il Re vedeva la sua Regina. E così la vedevano anche la maggioranza degli Elfi Silvani di Boscoverde, quelli che non la conoscevano di persona, che non ci vivevano assieme ogni giorno. 

Ma da qualche tempo, come avevano potuto notare tutti lì a corte, sembrava che Fimbrethil gradisse sempre più spesso passare le ore nelle cantine in compagnia dei maggiori dell'esercito e della servitù (e non sempre era tornata del tutto sobria). Thranduil non vedeva cosa ci fosse di male in questo, dopotutto anche lui aveva le sue piccole debolezze, e non poteva rinunciare al suo buon bicchiere di rosso Dorwinion, che l'aiutava a lenire il gravoso giogo di regnare e proteggere un intero popolo.

Ma a volte, neppure un sovrano può conoscere tutte le verità.

 

Se qualcuno di mente arguta e vista acuta, non la vista degli occhi, ma quella che scruta gli animi, si fosse soffermato a guardare un po' meglio l'espressione che aveva la Regina mentre si recava negli scantinati, avrebbe potuto già diverse volte afferrare in quegli occhi limpidissimi una scintilla decisamente diversa dal solito, una spia di astuzia e malizia da sempre celata all'altrui sguardo.

Fino ad allora, nessuno aveva mai dubitato, anzi nemmeno considerato l'idea di poter dubitare di lei, ma quel giorno qualcuno c'era. 

Due occhi dall'espressione totalmente innocente e anche un po' spaventata dal passare veloce della regnante, l'avevano osservata in viso. Ed a loro era parso che in fondo a quel cuore così benefico si nascondesse tutt'altro che fedeltà. E dire che appartenevano a una persona dalle sembianze totalmente prive di malizia. Lei non aveva potuto ricambiare le considerazioni, semplicemente perché non l'aveva visto e non si era accorta di essere osservata e seguita. Egli era colui che riusciva a star dietro a un Elfo Silvano senza farsi sentire, che camminava non visto, che disponeva di una vista acutissima ma non di un paio di scarpe, che ora sgattaiolava nei cunicoli del reame elfico alla ricerca disperata di qualche espediente per liberare i suoi amici.

Lui era il Mastro Scassinatore Hobbit Bilbo Baggins di Casa Baggins, via Saccoforino, Vicolo cieco, Sottocolle. 

Quasi correndo nei corridoi erano giunti infine nelle sotterranee cantine dove in quel momento il maggiordomo Galion si affaticava insieme ai suoi amici e sottoposti, a spostare da una parte all'altra barili pieni e barili vuoti. E ancor più il sigor Baggins ebbe a rabbuiarsi quando osservò con quali occhi Fimbrethil guardava l'ignaro Galion.

A quel pensiero lo hobbit si spaventò quasi di se stesso.

<< Ma dove mandi a parare i tuoi pensieri, Bilbo! - si disse questi - non sono consoni alla tua rispettabile persona! Lei è una regina importante, sposata e madre di famiglia, non guarderà mai con interesse il maggiordomo! Il vino elfico ti ha dato alla testa, domani bevi di meno! >>

"E impara a farti gli affari tuoi!", avrebbe aggiunto, ma si trovò subito troppo impegnato a scansare un barile rotolante prima di venire appiattito da quest'ultimo.

 

<< Galion, vecchio mio! >> salutò festosamente Fimbrethil, al che Galion si voltò e ricambiò con reverenza il saluto. L'aveva sempre trovata una persona bellissima, non solo esternamente, ma quel che più contava per lui, dal carattere d'oro, e non la rispettava solo perché era la sua regina, ma proprio perché le voleva davvero bene. 

<< Anche oggi non posso che ammirare la tua operosità! Sembra che il tuo lavoro ti piaccia molto, nonostante penso che sia abbastanza noioso e stancante. >> 

<< Ma allora, per quale motivo siete qua ogni volta che c'è da lavorare? >> Domandò il maggiordomo, con semplicità. Ma la regina non rispose, e si limitò a fare un sorriso sbieco e, come ebbe a notare qualcuno, MOLTO malizioso, per poi voltarsi e afferrare un barile da una parte mentre un altro elfo lo prendeva dall'altra e lo issarono sulla catasta di botti vuote da scaricare nel fiume per spedirle alla città degli uomini.

Avrebbero potuto dire che a Fimbrethil piacesse lavorare, ma chissà quali erano stati finora i suoi intenti...

 

Gli elfi avevano finito lo smistamento, mentre lo scassinatore invisibile se n'era stato in un angolo ad osservare sperando e pregando che nessuno di loro si accorgesse della sua presenza, o avrebbe sicuramente fatto la fine dei suoi cari amici Nani. 

Tutti gli elfi salirono al piano superiore per prendere parte alle mense serali del Re, tutti tranne Galion, il Capitano delle guardie e la Regina.

Gli altri avrebbero dovuto scendere più tardi per scaricare in fretta i barili vuoti nel fiume. 

Allora Fimbrethil, come sempre allegra e sorridente, si diresse verso una botte con un grosso boccale in mano e disse: << Mio caro Galion, è questo il vino dei giardini di Dorwinion che è arrivato per i banchetti di del Re? >> 

<< Dovrebbe essere quello, mia signora. Ma perché... >>

La regina aveva già aperto il rubinetto e stava riempiendo tre grossi e rozzi boccali, quelli che usava la servitù per tracannare vino da poco e alleggerire la testa nelle serate estive, o scaldarsi in quelle invernali.

Poi la bella elfa tornò e porse le coppe ai due amici. 

<< Ma mia signora! Quello è il vino del Re... non ci è concesso di prenderne così! >> cercò di protestare il Capitano senza troppa convinzione.

<< Ahahah, ve lo offro io! Assaggiatelo insieme a me, amici: c'è una festa stasera e non mi sembra il caso di mandar su della robetta da quattro soldi! Pensate alla faccia di Thranduil se si accorgesse che il suo vino più pregiato è diventato aceto! >> e, ridendo di cuore, bevvero alla salute del Re.

 

In realtà, la regina non era stata assai felice di alzare il boccale alla salute di Thranduil. Era lì per un altro motivo

I discorsi dell'allegro trio presto vennero resi frivoli dal vino, e costellati di occhiate furtive e intrise di ardore tra la regina Fimbrethil e il vecchio maggiordomo Galion.

Cos'era allora per lei Thranduil? Un Re? Un marito? O lo vedeva come una costrizione troppo algida e austera, troppo in alto da raggiungere e preferiva mirare più in basso? Domande che chiunque si sarebbe posto se fosse stato a conoscenza dell'attrazione che Fimbrethil provava nei confronti dell'elfo che beveva e scherzava accanto a lei nella cantina.

Presto iniziarono a sentire la testa pesante, era infatti un vino molto forte e di qualità per riuscire ad ubriacare un Silvano, e si doveva bere in calici più piccoli, anziché dei larghi boccali del maggiordomo.

Al Capitano tornò in mente che doveva assolutamente eseguire l'ultimo giro di sorveglianza delle prigioni, a causa dai nani di cui sopra, ancora chiusi nelle proprie celle. E salutato l'amico e la regina si allontanò di corsa. Voleva infatti far presto e tornare a scherzare col suo allegro trio.

 

Galion era rimasto solo con Fimbrethil.

Era una bellissima elfa, si trovò ad osservare fugacemente, ma tale pensiero lo attraversò solo da lontano. Non era mai stato coraggioso e intraprendente con le donne e si era accontentato di poche esperienze, nelle quali era arrossito più del dovuto e aveva aveva lasciato il comando all'altro sesso.

"Ora o mai più" pensava dal canto suo la regina, ma si trovava assolutamente indecisa su cosa avrebbe voluto fare. Non vedeva una seconda possibilità imminente di essere sola con lui, pure con un grado di lucidità inferiore al solito e quindi meno inibizioni. Confessargli ciò che provava? Tentare cautamente con i fatti? Scartò con un sospiro entrambe le idee e si rassegnò a tenersi tutto nel cuore.

Ma l'hobbit, che stava nascosto dietro un grosso tino in attesa di sviluppi o ulteriori informazioni, vide con sgomento che l'elfo più vecchio si stava muovendo nella sua direzione.

In quel momento indossava il suo anello ed era invisibile, eppure l'altro avrebbe potuto notarlo grazie all'ombra che proiettava sul pavimento, o semplicemente inciampandoci sopra. Nel vano tentativo di ritirarsi, Bilbo urtò   contro uno sgabello di legno che cadde  addosso al Silvano. Egli perse l'equilibrio, inciampò, e finì direttamente tra le braccia di Fimbrethil che si erano sporte pronte a sostenerlo mentre il sedile urtava con fragore contro il pavimento di pietra.

Entrambi si addossarono ad una colonna, la situazione era diventata imbarazzante e quasi paradossale.

Avrebbe dovuto lasciarlo andare, eppure affondò i suoi occhi celesti e trasparenti in quelli caldi di lui, senza sciogliere quella sorta di abbraccio ma facendo anzi aderire meglio i loro corpi traballanti per il vino.

<< Galion... >> mormorò rocamente Fimbrethil senza riuscire a frenarsi (cioè senza minimamente impegnarsi nel farlo).

Galion non era ingenuo, né insensibile o indifferente. Per un attimo trovò quasi corretto l'essere schiacciato tra il pilastro e il corpo perfetto della sua regina. Inoltre, aveva veramente rantolato il suo nome come una supplica o era stata solo un'illusione frutto dell'alcol, dell'imbarazzo, e dei suoi sogni?

"Perché non lo molli!" si ripeteva mentalmente Fimbrethil ormai quasi incosciente delle proprie azioni. Sentì i loro volti avvicinarsi pericolosamente, e loro occhi affondare gli sguardi. Lesse lo sgomento in quelli di Galion, misto a stupore e una nota di curiosità.

Poteva sentire il suo fiato leggero soffiare sul collo, sapeva di vino, lo stesso vino che beveva il suo legittimo consorte.

Era tutto sbagliato, pensò Fimbrethil.

Era tutto tremendamente strano  inaccettabile sbagliatissimo e intrigante da morire, pensò Galion. 

Finché le loro labbra non furono a tre centimetri di distanza, finché quelle di lei cancellarono per un attimo quei tre centimetri sfiorando di sfuggita le altre.

L'elfo trasalì, stringendo tra le dita la stoffa preziosa sulla schiena di lei, indietreggiando col capo e con il collo, urtando contro la roccia della colonna foggiata a somiglianza di albero, tornando alla realtà.

<< Galion... ti va... di venire con me... andiamocene... solo noi stanotte... >>

Il povero Galion strabuzzò gli occhi ad una richiesta tanto esplicita. Poi gli passò davanti agli occhi l'immagine di Thranduil, gli sguardi innamorati di un tempo fra questo e la regina, tutto il bene che egli stesso gli voleva. Amava il suo Re, lo considerava un Re saggio, altezzoso e consapevole di sé quanto basta, magnanimo ma non dal cuore troppo tenero, amante dei piaceri della vita ma non lavativo. La sua immagine perfetta di Re. Poi guardò Fimbrethil, ricordò come aveva sempre creduto di conoscerla, scoprì che era tutt'altro e se ne trovo sconvolto, combattuto. Si fece forza, NO. 

Non avrebbe contribuito a rendere il suo signore più cornuto dell'alce che cavalcava.

<< No signora. Perdonate... ho da fare. >> balbettò cercando di scostarsi. Chiese a se stesso se fosse più grave disubbidire al Re o alla Regina e, in tutta sincerità, la sua coscienza gli suggerì il primo, anche perché questo non era un ordine, e anche perché se lo fosse stato lui non lo trovava eseguibile.

<< Ho... ho capito. >> rispose seccata l'elfa facendo scivolare le mani sul petto di lui, voltandosi poi per nascondere il rossore che era nato dall'imbarazzo.

<< Dimentica, dimentica Galion! Come ho potuto immaginare qualcosa di così inopportuno! >>

   
 
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