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Autore: Seraphimon    10/06/2017    0 recensioni
Continuo spirituale della storia 'A volte la neve che cade finisce su valli insanguinate'.
Dopo la vittoria contro i goblin nella Battaglia della Luna, Kilium è in subbuglio. Le parole pronunciate da Jur, il capitano della Guardia di Kilium, risuonano ancora nei livelli più bassi della Città nella Montagna, dove il malcontento per la tirannia del Tempio e dei Sette è sempre maggiore. Sagras, Maestro Paladino dell'Uno, farà di tutto per salvare Jur, suo vecchio amico e maestro, dalle grinfie della repressione; ma non è il suo destino forse già segnato?
Genere: Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Jur

L'euforia che aveva investito gli abitanti di Kilium dopo la vittoria nella Battaglia della Luna – era questo il nome dato dai nani all'ultimo ferocissimo scontro con i goblin – era ormai scemata del tutto.

Per giorni i nani della città avevano brindato e celebrato, ma ora i fiumi di birra si erano prosciugati e, in alcuni animi, il posto dell'euforia era stato preso dalla consapevolezza di quello che era veramente successo. Per la maggior parte della popolazione, comunque, la vita era tornata alla normalità; succedeva sempre così.

La Porta della Luna, distrutta dalla furia dell'ariete goblin, era stata riparata nel giro di un paio di settimane ed i goblin ricacciati nelle profondità della Palude della Luna. Si doveva andare nelle taverne dei livelli inferiori per trovare qualche nano che ancora brindava alla vittoria; ma quei brindisi più che per la vittoria in se erano per chi era riuscita ad ottenerla.

Sulla strada principale del Secondo Livello della città di Kilium, tra la folla di nani che sciamava in ogni direzione, camminava un paladino del Sommo Uno. Era facilmente riconoscibile dalla lunga tunica bianca ricamata con fili d'oro e d'argento che stava indossando, la divisa ufficiale del loro ordine. Il nano era pelato ma aveva una folta barba castano scura dai riflessi ramati che portava raccolta in molte piccole trecce, altro segno distintivo dei paladini.

Mentre camminava si guardava continuamente attorno con gli occhi verde scuro; sulla sua fronte si allargavano profonde rughe causate dall'espressione preoccupata.

Sentiva su di se gli sguardi carichi di rabbia lanciati da molti dei nani che incrociava. Sapeva che l'odio non era rivolto verso lui personalmente, ma era per l'ordine che rappresentava; questo, però, non faceva che fargli pesare di più tutte le occhiate che riceveva.

Era dalla Battaglia della Luna che tutti i paladini dell'Uno ricevevano quel trattamento; a differenza dell'euforia per la vittoria, la rabbia verso il Sacro Ordine non era scemata di molto. Anzi, sembrava aumentare con ogni giorno che passava. La maggior parte dei nani, comunque, si limitava a gettare occhiatacce, ma c'era anche chi si spingeva più in là ed al Tempio questo proprio non andava giù.

Poco dopo essere sceso nel Terzo Livello della città, il paladino si inoltrò per uno stretto vicolo laterale, che si inoltrava tra gli edifici scavati nella dura pietra. Lo percorse quasi nell'interezza, fino ad una massiccia porta in legno, sopra la quale penzolava un insegna – Boccale di Petra.

Il nano fece un profondo respiro, ascoltando per un secondo il marasma che arrivava all'esterno, poi entrò.

Partendo da quelli seduti più vicino alla porta, il silenzio si propagò come un'onda per il locale; tutti gli astanti si voltarono a guardarlo con espressioni tra lo stupore e rancore mal celato.

Dopo essersi guardato attorno per qualche istante, il paladino si mosse verso uno degli angoli più bui del locale. Sentì gli sguardi seguirlo per un po', poi la taverna ripiombò nel marasma precedente.

Il nano si lasciò andare su uno sgabello accanto al barile che doveva fare da tavolo; alle sue spalle aveva un nano ammantato di nero, con il cappuccio tirato su. Si sposava talmente bene con la poca luce che poteva essere notato solo avvicinandosi. Gli altri tavoli intorno erano vuoti.

Restò a fissare il grumo di cera sul tavolo, perso nel bagliore della flebile fiamma, chiedendosi perché alla fine si fosse deciso ad andare; la rude voce dell'oste lo riportò al momento.

La vostra presenza non può che fare onore alla mia umile bettola – il nano non cercava neanche di celare l'ironia del suo tono – la vita su al Tempio deve essere dura, cosa posso fare per voi?”

Scrutò l'oste: era basso più del normale, gli unti capelli neri erano raccolti in una treccia e l'ancora più unta barba sciolta gli arrivava allo sterno. Si trattenne dal commentare ed ordinò la birra più forte che avevano, sperando che l'alcol avrebbe ucciso tutto quello che poteva esserci nel boccale.

Quando l'oste si fu allontanato fece girare lo sguardo per la stanza, sospirando. Incrociò lo sguardo con due tozzi nani seduti all'annerito bancone, il più grosso gli rivolse un beffardo sorriso sdentato ed un'alzata di sopraccigli, poi si alzò in piedi richiamando con un fischio l'attenzione di tutti i presenti. Alzato il boccale di birra scura gli sorrise nuovamente.

Signori! Questa sera è ancora all'inizio e quale miglior inizio se non un brindisi al vero salvatore di questa città? – mormorii di consenso si levarono tra gli avventori – A Jur! Alla Guardia!”

Jur! Jur! Alla Guardia” gli fece eco tutto il locale battendo ritmicamente sui barili-tavolo, tutti tranne il paladino ed il nano seduto nell'ombra dietro di lui, il quale si limitò ad alzare il boccale ancora pieno, in un assenso silente.

Idioti – fu tutto quello a cui il paladino riuscì a pensare – non capiscono che così peggiorano soltanto la situazione?

In quel momento l'oste gli portò la birra, alla poca luce del locale sembrava nera come la pece, lo strato di schiuma era quasi solido.

Si portò il boccale alla bocca ma prima che potesse bere il nano incappucciato alle sue spalle gli parlò.

Sagras – la sua voce era poco più di un bisbiglio – non pensavo che saresti venuto vestito così, credevo che dovessimo passare inosservati...”

Senza voltarsi Sagras gli rispose.

Sai bene che non posso abbandonare mai queste vesti, solo in battaglia ci è permesso di dimettere la sacra tunica; ma...”

Non sono venuto qui per sentirti parare dei vostri precetti” lo interruppe bruscamente l'altro.

In fondo io sono solo un paladino come un altro, non importa veramente a nessuno che io sia qui ora; l'importante è che nessuno scopra chi tu sia, Jur”

Tranquillo, nessuno sa che mi sono mosso da casa”, Sagras lo sentì buttar giù un sorso di birra.

Con il Consiglio alle tue costole non ne sarei così sicuro, ma non potevo aspettare ancora, amico mio; dovevo vederti, dovevo parlarti. Le cose non si mettono bene per te... e questi idioti che credono di portarti onore non fanno che peggiorare la tua posizione”.

Non sono certo io ad incitarli... ognuno di loro parla per se stesso, questo è solo lo sfogo di una profonda frustrazione cresciuta col tempo che ha trovato nei recenti eventi un catalizzatore”.

Pensi che al Consiglio interessino queste sottigliezze? I Sette sono furiosi, non vogliono ritrovarsi tra le mani una ribellione, c'è chi ha già cominciato a chiedere la tua testa. L'unica cosa che li trattiene è il fatto che il Tempio non si sia ancora apertamente pronunciato, ed ho sentito che il Gran Sacerdote parlerà a breve”.

Vogliono la testa del salvatore della città? – il tono di Jur era incredulo – si dimostrano ogni giorno più pazzi! Se volevano evitare tutto questo avrebbero dovuto schierare voi paladini in prima fila, invece di usarvi come scudo nella loro prematura fuga”.

Non sai quanto ho insistito perché ci schierassero al tuo fianco. Quella è una macchia che difficilmente andrà via dall'onore dell'Ordine; ma se qui c'è un pazzo quello sei tu! In una situazione normale non saresti neanche riuscito a finirlo il tuo discorso; al Tempio certo non sono piaciute le implicazioni di quello che hai detto ed i Sette si sono sentiti direttamente minacciati”.

I Sette dovrebbero pensare di più ad i cittadini e meno alla forma; non sono io ad essere amato dal popolo, solo loro ad esserne odiati. Con la Porta della Luna martellata dall'ariete dei goblin, la gente di Kilium si sarebbe aggrappata a qualsiasi cosa. Il caso ha voluto che io fossi là, se il Gran Sacerdote voleva l'approvazione popolare bastava fosse al mio fianco”.

Sagras quasi si girò a causa dal fuoco che sentiva crescere dentro di se, fuoco alimentato dalla paura di perdere il suo più grande amico.

Sono questi discorsi ad averti messo nei guai, se fossi in te eviterei di continuare a parlare così; non sopporterei di vedere la testa del mio vecchio maestro impalata sulla cima ai Mille Scalini”.

Alle sue spalle sentì il rumore di un sgabello che si spostava.

Non ti preoccupare mio giovane amico. Io sono soltanto il capitano della Guardia di Kilium, ho giurato di proteggere la città e la vita di tutti i suoi cittadini, non ho intenzione di mettermi alla testa di una rivolta”.

Tutto quello che sentì dopo fu il fruscio di un mantello e il rumore di passi che si allontanavano.

Sagras sospirò. Si chiese cosa fosse andato a fare lì: era stato come parlare al vento.

Jur era stato suo maestro da quando aveva preso in mano la sua prima ascia fino a quando suo padre lo aveva fatto entrare nei paladini dell'Uno. Da allora erano passati quasi cinquant'anni ma la testardaggine di Jur era ancora la stessa, se non peggiore.

Sapeva che il suo vecchio maestro non aveva intenzioni sovversive né sete di potere, ma questo forse peggiorava solo le cose. Chi aveva aspirazioni sovversive non avrebbe esitato ad usare il suo nome e lui si sarebbe fatto usare.

Se c'era una cosa che Sagras aveva imparato nella sua vita era che, a Kilium, si doveva essere sempre riverenti verso il Tempio ed i Sette; non erano molti quelli che vivevano abbastanza da disprezzarli apertamente una seconda volta. In quel momento Jur era protetto della popolazione, ma quanto sarebbe ancora durato?

Non sapeva cosa fare. Si sentiva stretto tra i suoi obblighi verso il Tempio ed il forte legame di amicizia che lo legava al vecchio maestro. Già essersi recato là, a parlare con un nano la cui condotta era messa in discussione dal Gran Sacerdote in persona, rappresentava una violazione dei precetti. Ai paladini era chiesto di non avere nulla a che fare con i nemici del Tempio, in quanto avrebbe potuto sporcare il loro spirito. Eppure lui si era recato là senza pensarci due volte; ma non diceva l'Uno stesso di rispettare e difendere gli amici con le unghie e con i denti?

Sagras, con lo sguardo perso nel vuoto, tamburellava con la punta delle dita sul tappo del barile senza venire a capo di nulla; ancora una volta la voce dell'oste lo riportò alla realtà.

Come?”

Ho detto: vuole che le porti altro?”

Sagras fissò perso l'oste per qualche istante prima di processare quello che gli era stato detto.

No. È giunta l'ora che torni nei miei alloggi”.

Si alzò lentamente e armeggiò con i lacci di una piccola borsa appesa alla cintura. Dopo aver pagato la birra si diresse verso l'uscita, accompagnato da un altro brindisi a Jur.

Idioti – pensò un'ultima volta chiudendosi la porta alle spalle.

La strada verso il tempio fu per lui un tormento. Aveva sperato di riuscire a convincere Jur a mettere fine alle voci, ad uscire allo scoperto e piegarsi alla volontà del Tempio; ora era sicuro che non lo avrebbe fatto, era sicuro che avrebbe lasciato sobbollire l'odio seminato nel cuore dei nani dalla Battaglia della Luna e dalla tirannia del Consiglio, era sicuro che i Sette non avrebbero ceduto e che Jur avrebbe presto affrontato le conseguenza delle sue azioni.

Pensando a ciò, risalì fino al Primo Livello della città dove era situato il Tempio; le strade erano ora più sgombre e non incontrò nessuno, se non le consuete guardie, risalendo i Mille Scalini che portavano dalla grande piazza centrale al Tempio dell'Uno.

In quanto Maestro Paladino, a Sagras spettava un alloggio personale. Questo era situato nella parte residenziale del Gran Tempio, sopra le camerate che ospitavano i comuni adepti, dove anche lui aveva a lungo dormito.

Presa la porta laterale che dava sugli alloggi, percorse lunghi corridoi poco illuminati e silenziosi, fino ad arrivare alla propria stanza. Prima di entrare, accese una candela ad una delle torce appesa al muro lì vicino. Gli occhi dei nani si erano sviluppati nella penombra, quindi quella flebile luce gli bastò per vedere chiaramente tutta la camera.

Non era un alloggio grande, ma a nessun paladino serviva molto spazio; uno dei più importanti precetti dell'Uno metteva proprio in guardia dall'attaccamento alle cose materiali. Nella stanza vi erano un letto ed una scrivania sormontata da una piccola libreria; in un angolo un manichino in legno dalle fattezze naniche sorreggeva l'armatura da battaglia dei Maestri Paladini. Era un'armatura a piastre, laccata di bianco e con incise delle rune protettive; laccati di bianco erano anche i bracciali e gli schinieri, nonché l'elmo, che portava inciso ai lati la runa del Sommo Uno. Sul muro opposto alla piccola libreria era appesa una grossa ascia bipenne, dal manico in ferro intarsiato. Di tutte le cose che possedeva, oltre al Codice dell'Uno, quell'ascia era sicuramente la cosa che gli premeva maggiormente.

Non si sarebbe mai scordato il giorno in cui gli venne donata da Jur; era il giorno in cui entrò a far parte del corpo dei Paladini. Vedere il vecchio maestro e amico alla cerimonia lo aveva sorpreso; Jur non gli aveva mai risparmiato le critiche per aver ceduto alle pressioni del padre ed essere entrato nell'ordine, ma nonostante ciò quel giorno era lì a supportarlo e, a cerimonia finita, gli aveva donato quella splendida ascia, fatta con il miglior ferro nanico da uno dei più rinomati artigiani di Kilium.

Testardo. Testardo tra i testardi – pensò Sagras fissando l'ascia – Crede di fare del bene alla popolazione. Vede una speranza per il cambiamento, per il risorgere della civiltà dei nani e delle altre città sorelle di Kilium. È come mi diceva quando ero ragazzo: un giorno rinasceremo, romperemo l'opprimente tradizione ed i figli dell'Uno saranno grandi ancora; ma non per la gloria, non è quella a sfamare una città, saremo grandi perché nessuno sarà lasciato indietro. Inseguirà questa sua chimera fino alla fine e ne sarà guidato alla sua rovina.

Sagras si sentiva stanco e frustrato, ma prima di addormentarsi prese dalla libreria il Codice e lo aprì alla pagina degli inni. Una volta inginocchiato pregò, pregò per cercare di calmarsi e pregò che il consiglio dell'Uno scendesse sul suo amico, riportandolo alla ragione.

  
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