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Autore: Dark_sky114    11/07/2017    0 recensioni
Le Dodici Terre furono create dopo la Guerra dei Novecento, un conflitto durato secoli nel quale elfi, nani, umani, draghi e altre creature combatterono tra di loro per poter avere il dominio su tutta la regione. Diciotto anni dopo la battaglia decisiva, le Dodici Terre sembrano ormai in pace, ma una minaccia proveniente dalla terra farà tremare i popoli che abitano quelle terre.
Solo un gruppo di eroi potrà scoprire cosa si annida nelle viscere della terra e riportare per sempre la pace.
(In riscrittura. La storia verrà riscritta da cima a fondo. Perché ad una lettura completa l'autrice si è accorta di errori a livello di trama troppo grandi per essere riparati con una semplice revisione)
Genere: Avventura, Drammatico, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Dopo un breve giro per Esmeralda, la portarono al cospetto del re. 
Bastian viveva proprio nel centro della città in un palazzo scavato all'interno dell'albero più grande della Foresta. La Sala Grande si trovava sulla cima ed era priva di una parete, in modo da far entrare più luce possibile. 
Quando entrò, la prima cosa che vide fu il re, seduto su un trono di legno con varie incisioni floreali sui braccioli e sull'altissimo schienale. Visto dal basso, Bastian sembrava una grottesca sposa fantasma. La lunghissima tunica di seta candida gli copriva ogni millimetro di pelle e un lungo velo di tulle bianco nascondeva a tutti i tratti del volto. Vicino a lui c'era un giovanissimo elfo dai boccoli biondi con indosso un farsetto verde con una foglia ricamata sul petto. E, in piedi dietro al trono, c'era Orion nella sua armatura d'argento.
Il re si alzò in piedi e, dopo un lunghissimo minuto di silenzio, disse qualcosa nella propria lingua: «Per lui è un onore avervi al proprio cospetto»tradusse Orion con voce solenne, pure lui le sembrava diverso: «Semmai è un onore per me trovarmi al suo di cospetto»
Per un attimo fu certa che, sotto a tutti quegli strati di stoffa,  il re stesse sorridendo: «Dice che è lui il vostro suddito»
    «Nessuno è mio suddito, soprattutto se è un re»rispose, cercando di non sembrare troppo brusca "Erandil mi ha insegnato proprio bene" si disse, ripensando alle lunghe ore di lezione attorno al fuoco e a ciò che le aveva detto il suo maestro "Davanti al re cerca sempre di sembrare felice di vederlo e non contraddire mai ciò che ti dice, meglio stare zitti che farlo arrabbiare"
    «Dopo l'investitura sarete voi la regina di questa Terra» 
    «Investitura a cosa?»domandò, anche se sapeva già la risposta, voleva sentirla uscire dalla bocca di quell'elfo.
Il sovrano le si avvicinò a passo solenne, fermandosi solo ad un metro scarso da lei: «A Grande Sacerdotessa»le disse, strascicando le parole quasi come se fossero troppo difficili da pronunciare. 
Lo aveva detto, non poteva tornare indietro e non poteva neppure rifiutarsi: «E se non volessi?»
Ci fu un attimo di silenzio in cui Orion si chiese se tradurre quella domanda parola per parola oppure modificare un po la frase in modo da non far infuriare troppo il padre. Quello si voltò verso il Primo Cavaliere che si schiarì la voce e tradusse la domanda così come l'aveva detta Raya. 
La figura avvolta di bianco rimase immobile come una statua, poi si voltò verso la ragazza e la prese per il bavero, urlando qualcosa in elfico. Quel grido fece scatenare il caos. Bastian continuava a gridare contro di lei, le guardie stavano discutendo tra di loro chiedendosi se intervenire oppure stare a guardare, Orion imprecava, nella lingua comune, contro al ragazzino sul trono e quest'ultimo cercava di far ragionare il re, senza risultati: «Io non voglio regnare, voglio combattere!»urlò nella lingua armoniosa degli abitanti della Foresta. 
Lo schiocco secco dello schiaffo fece calare il silenzio nell'immenso salone. Cadde su un fianco con un lamento soffocato mentre dal labbro le colava una piccola goccia di sangue vermiglio. 
Quella fu proprio la goccia che fece traboccare il vaso.
Sciolse i lacci che le assicuravano l'ascia di Thorne alla schiena, pronta a sfidare il temutissimo Bastian, l'elfo che nella Guerra dei Novecento aveva riempito interi cambi di corpi infilzati, il nemico numero uno di Thorne, l'unico elfo che era riuscito a dargli del filo da torcere: «Quell'arma non può stare in questa stanza!»urlò il re nella lingua comune. Rimase stupita da quella reazione: il temutissimo Impalatore aveva paura di una vecchia ascia di ferro, dipinto di nero e bronzo!
    «Ha bevuto troppo sangue della nostra specie. Portatela via assieme a questa selvaggia!»ansimò, arretrando di una decina di passi. 
Con tre passi raggiunse il sovrano e lo prese per la tunica, posando la lama proprio sulla sua gola: «Se mi dai della selvaggia allora perché non ti tieni questa città?»strillò con tutto il fiato che aveva in corpo. Buttò l'arma a terra: «Se non vi dispiace, io mi congedo»

                            ******************************* 

Si appoggiò al parapetto "Io sono un nano, non un elfo!" ripeté nella propria testa, come faceva da bambina quando vedeva il proprio riflesso allo specchio. Non si era mai arrabbiata così tanto, neppure quando Thorne le aveva rivelato di averle mentito non aveva provato una rabbia simile "Quanto odio questo posto e i suoi abitanti!"
Lanciò un ramoscello giù dalla piattaforma, per poi osservarlo rimbalzare tra i rami delle sequoie fino a schiantarsi al suolo in un'esplosione di legno e resina: «Hai perso qualcosa?» le chiese una voce alle proprie spalle "Perché non mi vogliono lasciare in pace questi stupidi elfi?" si chiese quando Orion le fu vicino tenendo l'ascia, che lei aveva abbandonato a palazzo, tra le mani: «Pure io sono stato costretto a diventare Primo Cavaliere, io ho sempre sognato di esplorare terre sconosciute e navigare per l'Oceano, ma mio padre, il re, mi disse che per un bastardo ci sono solo due possibilità o punta tutto alla carriera militare oppure diventa un mendicante. Io non volevo disonorare la mia famiglia e ho deciso di diventare il suo Primo Cavaliere»
    «E questo cosa c'entra con me?»
    «A volte bisogna fare ciò che ci viene detto senza replicare»
   «Non voglio morire come la sorella di Erandil»
   «Quello era un periodo buio»tentò di rassicurarla. Certo, la Guerra dei Novecento era finita da più di diciotto anni, ma chi le assicurava che in quei cinquecento anni non sarebbe scoppiata un'altra guerra?
Mentre cercava una risposta a quelle parole, sentì uno strappo all'altezza dello stomaco e la vide. Una città stava bruciando davanti ai propri occhi, mentre due eserciti si stavano scontrando davanti alle sue porte di marmo candido: «Pure questo sarà un periodo buio. La guerra è ormai vicina»
La voce riecheggiò sul campo, facendo alzare lo sguardo a tutti i soldati che andarono in fiamme.
    «Che hai detto?»
Lei si riscosse, confusa e spaventata: «Nulla»
La prese per le spalle: «Hai parlato di una guerra!»
    «Sarà stata una tua impressione. Dove dormirò oggi?»gli chiese, troncando quella discussione sul nascere "Non si ricorda veramente ciò che ha appena detto? Oppure fa finta di niente?" si chiese, più preoccupato per lei che per ciò che aveva appena sentito uscire dalla bocca di quella ragazza: «Al tempio, nella stanza della Grande Sacerdotessa... Non dire nulla, pensaci, potresti fare qualcosa di buono come sovrana di questa Terra»
Si riprese l'arma e lo seguì in silenzio fino al tempio.
Non avrebbe mai pensato che tra tutto quel legno ci potesse stare un edificio di marmo, eppure il tempio e gli edifici, attorno ad esso, erano una macchia candida sullo sfondo verde e rosso. 
Si voltò verso Orion, stupita da quella vista, il cavaliere le sorrise: «Fa un po a tutti questo effetto. Io, però, ti devo lasciare qui. Senza un permesso di mio padre non posso entrare. Erin ti aiuterà a trovare la tua stanza e ti spiegherà tutto»
Rimase con un'elfa dai lunghi capelli argentei, avvolta in un lungo mantello rosso fuoco: «Seguitemi!»
Ubbidì senza fiatare: non era in vena di discutere con un altro elfo: «Io sono la vostra guardia personale e ancella. Prenderò il vostro posto in tutti i vostri discorsi pubblici e durante i viaggi. Voi sarete sempre al mio fianco, però vestita come una delle guardie reali... Non pensate che il vostro lavoro sia così semplice, i discorsi me li dovrete scrivere voi: non sono brava a parlare al pubblico e, oltretutto, siete obbligata a presentarvi di persona alle riunioni con i nobili e con i sovrani... Che avete? Siete silenziosa»
La sua guida interpretò male il sorriso triste che le indirizzò: «Tranquilla, non succederà niente a nessuna delle due. Dai ora entriamo!»
La seguì all'interno di un edificio di marmo rosa di forma cubica. 
Non appena fu all'interno si sentì soffocare. Il soffitto era decorato con un bassorilievo raffigurante un drago, alle pareti degli specchi riflettevano la sua immagine assieme alla luce che entrava dalle finestre, rendendo il corridoio ancor più luminoso e le pareti erano completamente ricoperte di stucchi ed affreschi. Il bianco dominava ogni cosa, dai muri alle cornici degli specchi.
Salirono una ripida scaletta a chiocciola, sempre di marmo, fino a trovarsi davanti ad un'immensa porta di legno di betulla decorata da vari fregi floreali: «Gli abitanti di Solania hanno seguito questo stile per costruire sia la loro città che il tempio. Io, sinceramente, lo trovo troppo elaborato, però agli umani piace e agli elfi non dispiace»le spiegò Erin, aprendo la porta
Quello che si trovò davanti, oltrepassata quella porta, la lasciò senza fiato. La stanza riprendeva lo stile dei corridoi, però in maniera più delicata e signorile. Sotto ad una piccola finestra, c'era un letto a baldacchino dalle tende candide. Al posto della parete destra s'innalzava una grande vetrata e al posto di quella sinistra un grande specchio . Al centro c'era una vasca con i piedi decorati con delle teste di drago dalle fauci spalancate e ai piedi del letto si trovava una pesante cassapanca di legno chiaro: «Volete farvi un bagno?»le chiese Erin, prima di congedarsi. 
Annuì: un bagno era proprio quello che le serviva per togliersi il peso di quei giorni da sopra le spalle: «Aspettate qui! Faccio venire qualcuno a riempire la vasca.»
Si avvicinò alla finestra e l'aprì. Da lì si godeva di una vista così bella da mozzare il fiato in gola. Ad est si potevano vedere le montagne abbracciare il confine con la loro imponente mole rocciosa, mentre a sud una fitta nebbia segnava l'inizio del Bosco Morto, una landa desolata, abitata dagli orchi e dagli elfi oscuri. 
Alla fine, rivolse il proprio sguardo a nord, dove giacevano i resti carbonizzati di Losh e la tomba di Thorne, sentendo le lacrime pizzicarle gli occhi. 
Represse quel ricordo e chiuse gli occhi, godendosi il calore dei raggi del sole morente sulla pelle e il vento che le sferzava il volto: «Posatela pure qui!»ordinò una voce femminile all'interno della stanza. 
Come prima, sentì uno strappo all'altezza dello stomaco e vide se stessa parlare con un uomo in armatura dorata, seduta in una carrozza, e poi fuoco, fuoco e ancora fuoco, gente che correva, un drago nero che volava sopra ad una città in fiamme e soldati che marciavano: «La guerra sta per tornare assieme ad un mago umano»urlò una voce nella sua mente.
Quando tornò in se era stesa a terra, priva di fiato: «State bene? Avete gridato e poi siete caduta a terra. Credevamo che vi avesse colpita una freccia o peggio»
Provò a mettersi in piedi, ma la testa iniziò a girarle. 
Non era la prima volta che le succedeva una cosa del genere, però Thorne aveva sempre risposto alle sue domande con un'alzata di spalle: «Ti aiuto io»le disse Erin, aiutandola a spogliarsi e ad entrare nella vasca. 
L'acqua sapeva di rose e le accarezzava la pelle con delicatezza, era da anni che non faceva un bagno caldo, di solito si lavava nelle acque gelide del fiume vicino a Losh. 
Uscita dalla vasca, si lasciò mettere addosso una lunga vestaglia di seta e mettere a letto come una bambina piccola.

                                              **************************

La mattina dopo un raggio di sole la svegliò dal proprio sonno. Per un attimo fu convinta di essere di nuovo a casa, con la voce di Thorne che la chiamava nelle orecchie, però, quando si mise a sedere, rimase delusa. Non aveva sognato nulla; quella era la pura, semplice ed immutabile realtà. Thorne era morto e lei doveva diventare Grande Sacerdotessa.
Scese dal letto ed andò verso lo specchio. Il suo riflesso era quasi irriconoscibile, i capelli lunghi erano legati in una treccia nera e, intrecciati attorno alle varie ciocche, c'erano dei piccoli fiori rosa; la vestaglia le avvolgeva il corpo snello, lasciandole le braccia affusolate scoperte: «Ben svegliata! Il sole è appena sorto e il re vuole parlare con voi nel tempio»
   «Non voglio parlare con lui»
   «Non fate la bambina! Dovete preparavi! »le ordinò, posando sul letto una lunga veste rossa: «Io non mi vesto da donna»
Da piccola aveva sempre sognato di vestirsi come una nobildonna e andare ai balli in maschera che tenevano i sovrani nelle loro magnifiche regge, ma quel sogno era svanito non appena Thorne aveva iniziato ad istruirla alla cruda arte della guerra, da quel giorno in poi aveva iniziato a sognare armature e cavalieri in sella a cavalli da guerra, pronti a combattere per la propria patria: «Vi prego, solo per un'ora, poi vi potrete cambiare come meglio credete.»
Cedette quasi subito: non voleva presentarsi davanti al re come una selvaggia, ma come un vero elfo, degno di diventare un sovrano.
Quando fu vestita e pettinata si guardò allo specchio con un po di timore. Quello che vide le sembrò ancora più estraneo a lei di prima. Il corsetto la stringeva così tanto da toglierle il respiro, evidenziando la vita sottile e i bracciali facevano più rumore di un intero esercito in marcia, l'unica cosa che le dava un po più di libertà era la gonna, aperta ai lati da due profondi spacchi: «Il re ha detto che potete portare delle armi, basta che tra di esse non ci sia la vostra ascia»mormorò Erin, terrorizzata dalla possibile reazione della giovane elfa.
Raya non rimase stupita da quelle parole: aveva visto che effetto faceva l'arma di Thorne sul re "Chissà perché continuo a dire che è la sua arma e non la mia"
  «Fa lo stesso» 
Prese il cinturone a cui era assicurata la spada e se lo legò in vita: «Sono pronta!»annunciò.

Il tempio era un edificio circolare di marmo candido, da fuori a causa della sua immensa cupola di vetro sembrava molto un fungo bianco come la neve che un edificio di culto. Eppure quell'edificio faceva pensare che l'architetto avesse deciso di rendere molto semplice il tempio per poi dimenticarsi di seguire per l'interno la stessa semplicità data all'esterno. Non appena si varcava il portone d'ingresso, l'occhio veniva catturato dalla bellezza della cupola, decorata con la figura di una donna con le braccia aperte e la stessa donna era stata scolpita nel marmo davanti all'altare pieno di candele profumate. Le pareti bianche, grazie alla luce del sole che entrava dalla cupola, erano un caleidoscopio di colori che andavano a riflettersi sugli altri undici simulacri, uno per ogni terra. C'erano la Fanciulla Danzante, con i suoi occhi chiusi e le braccia levate al cielo, il Drago di Ghiaccio, dalle fauci e dalle ali spalancate, il Ladro, con la sua sacca piena di monete in mano, il Guerriero, dalla lunga barba e l'ascia stretta nel pugno, il Fanciullo Mutilato, privo di un braccio, la Vecchia Bendata, il Lupo d'Oro fatto completamente d'oro bianco, i re Gemelli, abbracciati l'uno all'altro, l'Arciere, la Sposa Piangente, il Viaggiatore e al centro di tutti questi la Dama Bianca, la dea di tutte le dee, con le braccia aperte, ad abbracciare tutti i fedeli, seduti davanti a se, il ventre gravido e i lunghi capelli che le lasciavano scoperte le orecchie appuntite da elfa. Le pareti erano decorate da incisioni raffiguranti miti e leggende. Le pesanti panche di marmo rosa erano disposte a semicerchio e il  pavimento era un mosaico di tessere bianche e oro, raffigurante un maestoso drago. Il re se ne stava vicino all'altare assieme ai due figli. 
Gli si avvicinò a passi silenziosi: «Buongiorno» mormorò nella lingua degli elfi, inchinandosi al cospetto di Bastian l'Impalatore. Quella mattina, il sovrano indossava una lunga tunica blu notte e una maschera di giada che gli lasciava scoperti gli occhi grigi e i lunghissimi capelli argentei, come quelli dell'erede al trono: «Alzatevi pure!»tradusse Orion. Ubbidì senza replicare: «Chiede se la notte vi ha portato consiglio»
Alzò lo sguardo ed annuì "Certo, assieme a molti incubi e visioni terribili" pensò, però questo evitò di dirlo: «Ne è molto felice»
  "Anche lui è un bravo bugiardo"
  «Perché mi avete fatta chiamare?»
  «Vuole sapere se avete deciso che cosa fare»
Aveva sospettato di essere stata chiamata solo per quello. Pensò per qualche secondo a cosa rispondere: poteva dire di si e regnare meglio di quell'uomo e tenere Orion come Primo Cavaliere in modo da avere un consigliere fidato, oppure lasciarlo sul trono e vivere come una comunissima guerriera. Poi si ricordò di una cosa che le aveva detto Erin quella mattina, mentre la stava pettinando"Forse ho tempo per fuggire"
   «Mi sottoporrò alla prova delle sacerdotesse»rispose, lasciando tutti senza fiato: «Ha detto che la prova si terrà oggi al tramonto. Almeno sai... sapete che vi aspetterà?»le chiese Orion, sembrava preoccupato: era impallidito non appena aveva sentito nominare la prova. 
Certo che lei sapeva quello che le sarebbe accaduto al tramonto e sapeva pure che la sua vita era in pericolo "Non posso scappare"
   «Buona fortuna e che il sole splenda sempre su di voi»annunciò il re, tornando a pregare. Uscì dal tempio a testa bassa con un fruscio di seta e il lieve tonfo del fodero che le colpiva la coscia destra. 
Erin l'aspettava vicino alla statua della Vecchia Bendata, la più vicina all'uscita: «Vorrei stare un po sola nella mia stanza»
L'elfa tentò di dirle qualcosa per poi ripensarci: «Pure io ho paura di morire, però...»
   «Kinara, la moglie del re è morta durante questa prova. Perché non potete accontentarvi di essere Grande Sacerdotessa e di regnare?»
   «Io non voglio essere la Grande Sacerdotessa.»
   «E preferite morire?»
   «In realtà...»tentò di dire, osservando i tre uscire dal tempio. Il principe e il re sembravano allegri, mentre Orion si trascinava dietro di loro con aria pensierosa: «In realtà non lo so neppure io perché ho deciso di fare questa prova. Credevo di avere abbastanza tempo per scappare, però, ora sono costretta a fare questa dannata prova»
   
 
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