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Autore: Day_Dream    20/12/2017    1 recensioni
Dal testo: "Se solo avesse saputo cosa sarebbe successo di lì a poco... forse avrebbe provato a fermarlo, forse gli avrebbe urlato contro, o forse avrebbe fatto entrambe le cose... Ma ormai era troppo tardi."
Genere: Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Altri, Tomoe
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Butterfly

-Vado in città, Tomoe. Abbi cura del tempio durante la mia assenza.-

Perché avrebbe dovuto badarci, al tempio? Nel senso, lui si considerava un perfetto Servitore Divino, che svolgeva sempre i suoi doveri al meglio e sotto la direttiva del suo Padrone, ed era certo che avrebbe dedicato al santuario tutto il tempo necessario perché risplenda e si mostri in tutta la sua (seppur piccola) fierezza. Ma allora perché avrebbe dovuto prestarci più attenzione del solito? Il suo Padrone andava in città? E allora? Di certo sarebbe tornato entro qualche giorno al massimo, per cui... che senso aveva?
Se solo avesse saputo... Se solo avesse saputo cosa sarebbe successo di lì a poco... forse avrebbe provato a fermarlo, forse gli avrebbe urlato contro, o forse avrebbe fatto entrambe le cose... Ma ormai era troppo tardi.

Sentiva spesso una specie di presenza, qualcosa di diverso ma allo stesso tempo non estraneo accanto a sé, durante le giornate tutte uguali e le notti di luna piena in cui beveva da solo... Ma non era miasma, una presenza oscura o qualsiasi altra cosa del genere, che tuttavia compariva di sovente, segno dell'abbandono del tempio da parte del suo proprietario... Era qualcosa di più... tranquillo. Qualcosa come una comparsa, uno spettatore, che osservava da dietro le quinte l'evolversi degli eventi, sempre e sempre. Ma il Servitore non lo sapeva, e francamente non gli interessava saperlo. Se non vedeva lui con i suoi stessi occhi, perché avrebbe dovuto pensare che fosse lì ugualmente?

Si dice che la reincarnazione del signor Mikage sia la farfalla, ma Tomoe ne vedeva tante, di farfalle. Che senso aveva pensare che una, o addirittura più di una di loro, potesse essere diversa, speciale? Non lo aveva, un senso. Era inutile lasciarsi immergere in quell'illusione, così surreale ma così vicina, che sarebbe bastato solo un allungamento da parte delle braccia, e del cuore, per riuscire ad afferrarla. Ma lui non lo sapeva, forse troppo accecato dalla rabbia e dal rancore per riuscire a carpirla.

-Perché detesti così tanto gli umani, Tomoe?-
-Perché sono deboli. Io non voglio avere a che fare con esseri inferiori.-
-Sei tu ad essere debole. Diventa più forte.-

Ricordava ancora quella discussione, quel suo sbigottimento negli occhi ametista che lasciava intendere uno sconvolgimento e una delusione talmente grandi da non poter essere ignorati. Lui ci ha provato, a diventare più forte. Quando lo ha fatto, è stato allora che Mikage gli ha ufficialmente dato il "benvenuto" come suo Servitore Divino, e lasciò che Tomoe gli servisse del liquore sacro, un grande onore per un Servitore, e che restasse in sua compagnia ad ammirare la notte. Ed ora, ancora intento ad essere solo, a bere da solo, a restare seduto fuori dal tempio come a farne da guardia, Tomoe non poteva fare a meno di pensare: -Sei stato tu ad essere debole, Mikage!-
Se solo avesse saputo che con "debolezza" non si intendeva solo come potere fisico... Se solo avesse saputo... Se solo avesse saputo.


Note dell'Autrice: Solo una cosetta sui pensieri e i ricordi di Tomoe durante la mancanza di Mikage dal tempio...
Alla prossima! <3
   
 
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