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Autore: Cassie Dragon    09/05/2018    2 recensioni
Restai in silenzio per un paio di minuti e risposi, sconsolato -Ma non posso tornare indietro...-. -Non so se hai scelta, figliolo.- lui si sedette al posto del guidatore e disegnò un rettangolo nella polvere appoggiata al finestrino, in modo che al centro ci fossi io. Come facevo io nella mia vecchia casa, prima di venire scaraventato per strada dall'incidente. Dopo un po' continuò, con tono solenne -Nessuno può tirarsi fuori dalla propria storia.-. Mise in moto e sparì nell'orizzonte.
Genere: Drammatico, Malinconico, Mistero | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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"Sentimi bene, patetico buffone. Questa è la mia città adesso! Se ti vedo un'altra volta ti mando a SPALARE CARBONE ALL'INFERNO!!!".
Jake mi strinse energicamente tra le sue spire. Quasi non riuscivo a respirare. Credevo che sarei morto lì, sul posto.
Quando mi scagliò a terra, caddi in ginocchio, con la vista del deserto di fronte ai miei occhi.
Era lì che sarei andato. Dovevo andarmene da lì. Per sempre.
Mi alzai e iniziai a camminare, con lo sguardo rivolto alla sabbia. Non mi azzardai ad alzare la testa, tanto sapevo che tutti gli abitanti di Polvere mi stavano guardando come si guarda un impostore, un bugiardo, un ciarlatano. Cosa che ero veramente.
Mi fermai solo quando ebbi la certezza di avere Borlotta al mio fianco. Solo per un secondo ebbi l'illusione che avrei ricevuto un incoraggiamento, una parola di conforto da lei. Ma poi mi resi conto che neanche me li meritavo.
E infatti avevo ragione.
-Ma... chi sei tu?- chiese lei, con la voce spezzata.
Non risposi. Mi limitai a proseguire e ad andarmene per sempre da Polvere, scagliando la spilla a forma di stella che avevo appuntata sul petto per terra, dove venne coperta dalla sabbia.

Camminai per ore. Senza una meta precisa. Tutto quello che facevo era andare avanti.
Neanche sentivo il freddo, neanche sentivo la fatica, niente di niente. Solo il dolore e la straziante sensazione di delusione verso me stesso.
Troppo impegnato a guardarmi i piedi, non mi resi neanche conto della macchina che mi sfrecciava davanti. L'autostrada.
Eccomi al punto di partenza. Dove era iniziato tutto.
Il mio sguardo si posò di nuovo sul terreno. Proprio di fronte alla punta dei miei stivali stava Mr. Timms, l'inanimato pesce di plastica arancione che prima amavo definire come il mio migliore amico.
Con una lieve sensazione di sollievo lo sollevai da terra e lo abbracciai, sempre puntando lo sguardo verso terra.
Vidi pure il busto della bambola, quello con la testa staccata, così mi sedetti su una roccia mettendomi un suo braccio attorno alle spalle.
Avevo ritrovato qualcosa che conoscevo, ma mi resi conto solo in quel momento che non mi bastava più. I miei pensieri erano tutti puntati su Polvere, sugli abitanti e su tutte le menzogne che gli avevo detto.
Avevo rovinato tutto. Volevo solo migliorare la situazione, farmi degli amici e, cosa più importante, scoprire chi fossi veramente.
Ma avevo fallito miseramente.
-Chi sono io?- pensai sconsolato, puntando lo sguardo verso la strada e concludendo -Non sono nessuno.-.
Non avevo cessato di guardare l'asfalto. Le luci talmente veloci da sembrare strisce, il rumore quasi assordante...
Alla fine mi alzai da quella roccia e mi fermai sul ciglio dell'autostrada.
Decisi che neanche valeva la pena di andare avanti.
Presi un gran respiro, mi tolsi il cappello da cowboy e rivolsi un ultimo sguardo alla strada prima di iniziare a camminare.
Forse avrei dovuto fermarmi, forse volevo una fine dignitosa, non so perché lo feci, ma fatto sta che non mi fermai. Continuai a camminare in linea retta nell'attesa di essere colpito da un'auto.
Chiusi gli occhi da quanto erano abbaglianti le luci. Il vento continuava a rischiare di farmi perdere l'equilibrio, ma rimasi in piedi per tutto il percorso.
Dopo almeno cinque minuti mi fermai, abbassando lo sguardo.
L'altro ciglio della strada. L'altra parte.
Fu lì che persi conoscenza.

Quando aprii gli occhi, un'altra luce.
Ma molto più abbagliante della luce dei fari delle macchine. La luce del sole.
Mi misi seduto a fatica e presi il cappello che giaceva accanto a me.
Fu in quel momento che il mio sguardo si posò sull'enorme veicolo parcheggiato a pochi centimetri da me. In particolare sulle quattro statuette dorate che spuntavano dal bagagliaio.
In quell'istante mi ritornò alla mente la leggenda che avevo sentito tempo addietro da quello strano armadillo e che io stesso avevo raccontato a tutti gli abitanti di Polvere.
-I guardiani dorati...- ricapitolai -Il carro di alabastro...-. Poi girai l'angolo e avvertii un tuffo al cuore. In lontananza v'era un uomo voltato di spalle con un grande mantello che svolazzava nel vento. Non l'avevo mai visto, ma sapevo esattamente chi fosse. -Lo Spirito del West!- mi tolsi il cappello in segno di rispetto e mi avvicinai a passi piccoli a lui. Non riuscivo a capire perché mai si fosse manifestato a me dopo quello che avevo fatto.
-Ehm... mi scusi, signor... Spirito, signore?- cercai di chiamarlo, con voce incerta.
Lui si mise in ginocchio, intento a trafficare con una strana scatola. Dopo un po' alzò un piccolo filo di metallo a forma di uncino e lo esaminò con fare interessato -Hmm... un bel gioiello. Certe volte devi scavare a fondo per trovare quello che cerchi.- poi si voltò verso di me e iniziò a parlarmi -E così ce l'hai fatta...-.
A quel punto gli feci la domanda che mi era sorta spontanea da quando ero lì -Questo è il paradiso?-. Lui rise e si alzò, voltandosi completamente. Era un uomo dal volto solcato di rughe e dalla fronte coperta dal grande cappello che portava in testa -Se lo fosse mangerei pane e marmellata con Kim Novak!-. Mi misi a ridere -Già... ha ragione. Che... che cosa fa lei qui?-. -Cerco, come te.- rispose lui, infilando l'uncino nella scatola.
Emisi un gemito malinconico e strinsi il cappello tra le mani -Io non so neanche più che cosa cerco ormai... non so neanche più chi sono...- poi mi venne in mente un altro pezzo della sua leggenda -Una volta chiamavano lei l'uomo senza nome!-.
Lui sospirò, chiudendo l'oggetto che aveva in mano -Oggigiorno si deve dare un nome a tutto.- poi si voltò nuovamente verso di me -Non importa come ti chiamano. Sono le azioni che misurano l'uomo.-.
Io ribattei, depresso -Sì, ma le mie azioni hanno solo peggiorato le cose! Sono un imbroglione, sono fasullo! I miei amici credevano in me ma hanno... bisogno di una specie di eroe.-.
Nel frattempo lo Spirito aveva raggiunto il carro e mi aveva risposto, come se fosse la cosa più facile del mondo -Allora diventa l'eroe.-.
Protestai, ridacchiando -Oh no, non ha capito, io non dovrei nemmeno essere qui!-. -Questo è vero.- la sua risposta mi lasciò basito -Hai fatto tanta strada per cercare una cosa che qui non c'è.-. Fece una pausa, poi continuò -Non capisci? Il punto non sei tu. Il punto sono loro.-.
Restai in silenzio per un paio di minuti e risposi, sconsolato -Ma non posso tornare indietro...-. -Non so se hai scelta, figliolo.- lui si sedette al posto del guidatore e disegnò un rettangolo nella polvere appoggiata al finestrino, in modo che al centro ci fossi io. Come facevo io nella mia vecchia casa, prima di venire scaraventato per strada dall'incidente. Dopo un po' continuò, con tono solenne -Nessuno può tirarsi fuori dalla propria storia.-. Mise in moto e sparì nell'orizzonte.

Rimasi a fissare il cielo per un po', prima di sobbalzare all'udire una voce alle mie spalle -Quindi ce l'hai fatta.-. Mi voltai, e mi trovai davanti quell'armadillo che avevo incontrato sulla strada, il giorno in cui la mia vita era stata stravolta. -Esatto, amigo. Sei dall'altra parte.-.
-T...tu hai... hai visto anche tu...?- chiesi io, perplesso, indicando il punto in cui lo Spirito del West era sparito. Lui rispose, sorridendo -Ognuno vede quello che vuole vedere. Bello, vero?- e indicò l'orizzonte alle mie spalle. Io mi voltai e mi fermai ad ammirarlo. Era semplicemente mozzafiato.
-Sì... è vero.-.

ANGOLO DELLA SCRITTRICE:
La prima volta che ho visto Rango, a nove anni, me ne sono innamorata perdutamente. Ma essendo una bambina non ci avevo capito molto. Adesso l'ho rivisto dopo sette anni, e per me ha assunto un significato totalmente diverso, spingendomi ad amarlo ancora più di prima.
La scena che significa di più per me in questo particolare periodo della mia vita è proprio questa , dove Rango, abbandonato dagli amici e dall'onore, decide di concludere la sua vita lì, sull'autostrada dove è iniziato tutto.
La scena in cui poi incontra lo Spirito del West è semplicemente stupenda, non potevo non amarla.
E niente , spero che anche a voi sia piaciuto questo film e spero di scrivere altre storie del genere, sia su Rango che su altri film che mi hanno segnato.
Alla prossima storia!

P.s.: , ho realizzato solo adesso che Rango ha attraversato la strada perché voleva suicidarsi...... R.I.P. INFANZIA INNOCENTE 😱😭

   
 
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