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Autore: Manto    25/08/2018    4 recensioni
Tutti conoscono il villaggio di Madrugada, posto sotto colline sussuranti e tra laghi profondi, lontano dal caldo sole. Molti sanno dei suo riti in onore delle stelle, divinità benigne un tempo rigonfie di sangue e odio, e della sacralità che lo circonda; pochi sono quelli che affrontano il silenzio dei suoi boschi e il suono della terra che, sotto piedi attenti, si scuote e agita, in perenne attesa.
Raramente si vuole ricordare le storie che parlano di entità precedenti agli dèi e qui ancora dimoranti, realtà dai labili confini e memorie arcane che annullano ogni legge umana; ed è per questo che quando giunge il cuore dell'inverno e la verità inizia a svelarsi, trovare il coraggio per affrontarla si rivela essere la sfida da cui dipende non soltanto la vita, non soltanto un mondo.
Genere: Angst, Sentimentale, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Triangolo
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'La Danza della Luna'
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Sough


{Sough: Termine dell’antico inglese che può indicare sia l’azione del singhiozzare,
sia il mormorio del vento o dell’acqua.}




♦◊♦


I never dreamed that Id meet somebody like you
And I never dreamed that I
d lose somebody like you





Wicked Game”, Ursine Vulpine


♦◊♦




A coloro che vogliono sapere di Madrugada (),

le braccia che racchiudono la notte e il giorno,

chiederemo quale suo volto preferiscano conoscere:

la quiete che ora vela le colline,

o il ritmico battere del suolo nei tempi che furono?

Dalla risposta dipende la nostra: perché sta a loro scegliere

se curare le proprie tristezze nella luminosità del presente,

o infettare le ferite con gli avvenimenti del passato.

Nel primo caso si apprenderà solo metà della conoscenza;

nel secondo non si potrà dimenticare.

Ascoltate quindi i vostri desideri: fuggite, o resistete.

Chiedete al cuore che cosa siete davvero disposti a scoprire,

perché qui, sappiatelo,

non c’è più alcun rifugio.




Ab Ovo




Il primo che venne visitato fu il maestro Kalon: le fiamme turchesi si accesero tra i suoi preziosi papiri, a poca distanza dalle dita tremanti e incredule, e scivolarono poi sul largo tavolo, pulsanti, attendendo con pazienza che lui trovasse la forza di alzarsi.
Subito dopo fu la volta di Telesma dagli occhi di viole: il fuoco fatuo rifulse a lungo sulle pareti della sua dimora, rinnovando in lui soffocanti e tetri ricordi; quindi scivolò sotto le porte intagliate e corse rapidamente verso il tetto di Eltanin
(), svanendo per pochi istanti in modo da sfuggire ai bambini e ai loro giochi, comparendo poi ai suoi piedi. L’arcolaio smise di cigolare, a malapena la saggia donna trattenne un grido; ma per non turbare i figli ingoiò lo stupore e si preparò a seguire la fiamma.
A uno a uno, tutti gli adulti furono condotti fuori dalle case di Madrugada, e il tempo quasi si fermò mentre questi lasciavano il villaggio e lì rimanevano solo i più giovani, ignari degli avvenimenti.
Erano passate poche ore dal mezzogiorno quando accadde; eppure la notte — una notte densa, infinita — sembrava essersi rifugiata nei boschi da quanto questi erano oscuri e, fatta eccezione per il fruscio dei passi e l’alternarsi delle voci, privi di suono. Gli abitanti si incontrarono in quell’oscurità e si unirono in piccoli gruppi, facendosi coraggio l’un l’altro nel proseguire; e intanto affidavano a sussurri e sguardi angosciati la domanda di cui temevano la risposta:
Chi sarà stato scelto, questa volta?
Solamente la fiamma che sfavillava a poca distanza sapeva; ma quella non sciolse il dubbio se non dopo lenti minuti, appena tutti ebbero raggiunto una minuscola radura al limitare del cuore boschivo, dove poté fermarsi e divenire, da cupa messaggera qual era stata, un’altra impotente testimone.



Come gli altri prima di lui, il ragazzo giaceva al suolo in posizione supina, tra gemme di croco intrise di purpureo. I raggi solari che riuscivano a vincere la vigilanza delle braccia arboree gli sfioravano le guance con lente carezze, quasi a voler asciugare un pianto invisibile; ma non potevano calmare quello di chi rimaneva a fissare il cadavere.
«Ma quando è successo? Questa mattina stessa lo abbiamo visto per le strade…», era la frase che pungeva gli occhi e il cuore dell’intero villaggio; e a questa rispondevano solo una smorfia accennata sulle labbra della vittima, simile a un sorriso, e lo squarcio che gli spalancava la gola da parte a parte, ma così pulito da sembrare dipinto. Anche quella volta, nessun segno di violenza sul corpo nudo, forse addirittura lavato dopo l’uccisione; tanto che se non fosse stato per quella ferita, si sarebbe potuto pensare a una morte giunta nel sonno, senza alcuna sofferenza.
«Lʼhanno dissanguato fino allʼultima goccia», disse poi una voce, quella più coraggiosa, scuotendo lʼimmobilismo che si era preso il luogo; e tutti fissarono Telesma avvicinarsi al giovane e abbassare delicatamente le palpebre sugli occhi vitrei, lo sentirono sussurrare ancora qualche parola: «… e rapidamente.»
Il nono.
Anche i più anziani tra loro furono scossi da un tremito; e il brusio soffuso si intensificò. «Ciò che non è chiaro è il motivo per cui chi uccide i nostri ragazzi voglia mostrarcelo», intervenne poi qualcuno, rimanendo nascosto tra gli altri, «che cosa vuole? Farci ancora più paura?»
«Tu stai parlando di un uomo», rispose sempre Telesma, «ma chi sarebbe così preciso nel compiere un lavoro simile… così fiero di sé da sistemare il corpo alla perfezione, pulendo perfino il luogo dell
assassinio?»
«La Notte stessa dimora a Madrugada.»
Nessuno si mosse a quel grido pronunciato da più di una voce; ma non in pochi abbassarono il volto e preferirono non averlo udito.
La Notte stessa dimora a Madrugada
. Così si era sempre raccontato negli altri villaggi; ma se dapprima questo era stato solamente un riferimento alla posizione geografica dell’insediamento, situato proprio sotto le colline occidentali e quindi privato dell’ultima luce del tramonto, da quando erano iniziati gli omicidi quella frase aveva iniziato a premere la mente di tutti con prepotenza.
«Dovremmo andarcene da qui, o verremo sterminati. Una volta finito con i giovani,
chiunque o qualunque cosa sia giungerà per noi.»
«E questa sarebbe la tua soluzione?»
«Con questo sono nove morti in nemmeno un anno! Che cosa stiamo aspettando, di venire sgozzati senza nemmeno tentare di difenderci?»
«È inutile nasconderlo: siamo visitati da una creatura che ha forze più grandi delle nostre, capaci anche di strappare le anime alle sue vittime.»
Lo scontro si assopì immediatamente quando la curva figura di Léas avanzò verso il punto dove il fuoco fatuo era scomparso, e tutto il bosco sembrò trattenere il respiro. «C’è forse una sorta di rancore in lei, un profondo e misterioso desiderio di vendetta che la porta a divorare i nostri fiori più belli. Credo che non servirebbe a nulla andarcene: se fosse veramente uno spirito ci seguirebbe, dandoci la caccia e bruciando le terre intorno a noi… e se non sappiamo le ragioni che guidano le sue azioni, ciò che cerca e vuole, come possiamo contrastarlo? Non abbiamo ancora risposte a questi avvenimenti; per tale motivo, voi tutti ora tornerete al villaggio e manterrete il silenzio sull’accaduto. Io rimarrò qui, a interrogare le sentinelle che ci circondano: questi millenari occhi non si chiudono davanti a nessun orrore», mormorò l’anziana; e come sempre, nessuno osò replicare né disubbidire alle sue parole.
L’ultima cosa che la gente vide, prima di dividersi, fu la saggia gettare il proprio mantello sul corpo dell’ucciso e causare la ricomparsa del fuoco fatuo; il sibilo di questi accompagnò ognuno alle proprie case, mentre il cielo si faceva più scuro via via che il sole accelerava il proprio declino, quel giorno prima del solito.
Léas rimase nella radura fin oltre la sera, per purificarla con canti di cui solamente lei conosceva appieno le parole e compiere il pietoso compito di
preparare il corpo per i riti funebri, per poi seppellirlo lontano dalla necropoli comune
[1]; intanto ascoltava in silenzio e apprendeva quanto più poteva dal luogo che le chiudeva le sue braccia aguzze intorno alle spalle, come a volerla ghermire e soffocare.
C’era una strana tensione, nel terreno: uno spasimo, un sospiro in procinto di liberarsi. Lo comprese appieno, tuttavia, solo quando appoggiò le mani contro il suolo: allora, quella che aveva scambiato per estenuante attesa si rivelò essere pura, calda energia, che come un tamburo spandeva dal cuore della terra un battito capace di smuovere anche l’aria pesante e fetida. Bastava camminare lentamente, senza staccare completamente i piedi, e lo si poteva sentire spostarsi tutt’intorno, spargersi nel bosco… fino a diventare più intenso mano a mano che ci si avvicinava a Madrugada.
Qui, una ragnatela di vibrazioni si diramava dalla strada principale e si trasformava in un unico fascio appena raggiungeva i tre massicci archi d’accesso, quindi si separava nuovamente e seguiva il perimetro delle alte mura con impeto, aumentando d’intensità proprio a causa della vicinanza con la pietra; tuttavia, l’anziana comprese immediatamente che quella forza mai percepita prima non poteva penetrare nel villaggio, e per tal motivo infuriava contro ciò che la ostacolava la costruzione umana, o qualcosa a lei simile?
Invece che spingerla a indietreggiare, la tensione spronava Léas a proseguire; il terreno stesso sembrava chiamarla, così la donna si lasciò guidare fino a quando raggiunse il limite delle mura, dove il profumo delle colline era così intenso da essere simile a un portale: un altro mondo.
I suoi piedi non si fermarono nemmeno quando l’energia che avevano inseguito si indebolì improvvisamente, ma avanzarono; in questo modo, percepirono il flusso diventare un tremito, quasi impercettibile ma ancora presente. La terra veniva scossa in continuazione, in modo diverso da come accadeva nelle selve o nei pressi del villaggio; e mentre ciò aveva luogo prima di arrivare alle colline, una volta raggiunte queste ultime il calore palpitante precipitava in una sorta di fredda voragine, che annullava
qualunque rumore.
Se questi fatti fossero mai accaduti prima, Léas non lo sapeva; e per tale motivo restò a lungo immobile, vicina alle case ma allo stesso tempo così lontana da sentirsi inquieta, conscia di essere davanti a una realtà che avrebbe dovuto comprendere il prima possibile. Qualcosa di grande, inafferrabile e quindi misterioso —
pericoloso —, era pronto a svelarsi; e anche quando, qualche giorno dopo, l’energia sembrò essere svanita da ogni luogo e anche i boschi ritornarono a riempirsi di luce, la donna non abbassò la guardia. Senza rivelare nulla di quello che aveva sentito si preparò a rimanere in attesa, nel silenzio del proprio animo, con lo sguardo puntato sul cuore arboreo che continuava a riempirsi di delitti; e tuttavia, appena il velo delle tenebre si posava sul villaggio e il fuoco ruggiva nelle dimore, l’ultimo pensiero andava sempre a raggiungere le colline e l’abisso che, per un istante, aveva visto aprirsi in esse.


Di quanti avrebbe potuto mutare la Sorte se la sua mente fosse stata abbastanza salda da non spingerla a fuggire?







Quando le Luminose erano apparse per la prima volta, nessuno di loro era ancora nato. Madrugada già era stata creata, ma a dimorare nelle sue case era stata gente senza timore alcuno e priva di morale; così si diceva.
Si diceva anche che prima di essere sterminati dagli antenati della
sua, di gente, per molti anni gli originari abitanti avessero sacrificato alle stelle le proprie ragazze; e che queste ultime, per non subire una sorte così crudele, avessero iniziato a rifugiarsi nelle foreste e imparato a combattere, per uccidere chiunque si fosse avvicinato loro.
In seguito, con l’avvento di un popolo più assennato, quelle barbare realtà erano state sostituite da leggi e relazioni che non implicassero né sangue né odio; ed era stato allora che la nuova società era sorta.
Ciò veniva ricordato ogni anno: quando giungeva il solstizio d’estate, appena le Luminose aprivano i propri occhi su Madrugada e iniziava la notte dove tutto era possibile, una pietra veniva posta in un circolo sacro sulle colline, a ricordare il raggiungimento della pace e rendere grazie alle stelle; solo gli Anziani sapevano chi l’avesse lavorata e da dove provenisse, solo loro potevano sfiorarla e ricoprirla con simboli tratti dalle antiche lingue, preghiere e inni. Quindi, le ragazze in età da marito donavano qualcosa di proprio e di caro: un ornamento, un affezionato giocattolo, la veste più preziosa o una treccia di capelli che loro stesse ponevano ai piedi del megalite; e mentre gli Anziani seppellivano le offerte, iniziavano le danze e i canti rituali che accompagnavano il viaggio degli astri fino alle prime vampe dell’alba, il momento in cui le
dee svanivano e le fanciulle potevano scegliersi un compagno e stipulare il proprio matrimonio.
Da quando i suoi ricordi avevano un volto, in quell’occasione non aveva mai visto nessuno gravato dall’infelicità: tutti, dalle donne ormai sfiorite in bellezza e grazia fino ai bambini, venivano rapiti dall’atmosfera ricca di gioia che le voci delle future spose portavano, e la realtà quotidiana era così lontana da credere di aver sempre vissuto in un sogno. Sì, il villaggio dimenticava la fatica e le prove che accompagnavano la vita, e a non sorridere, a rimanere distante ogni volta di più, era unicamente lei:
Morwan(), la Senza Sangue.



Sapeva di essere bella: gli specchi dei laghi le rimandavano il pallore della pelle e il riflesso degli occhi neri ogni volta che immergeva il corpo flessuoso nelle loro acque, rendendola la ninfea più leggiadra che fosse mai nata tra quelle onde; ma più di ogni altra cosa erano gli sguardi di chi la circondava a farglielo comprendere, quel silenzio ammirato che l’aveva accompagnata per tutta l’infanzia ed era aumentato mano a mano che il tempo l’aveva liberata dalle imperfezioni della prima giovinezza.
Questo dono avrebbe potuto concederle la realizzazione di tutti i desideri che aveva, l’accrescimento della già grande ambizione che portava in seno… se solo fosse stato unito a un altro privilegio.
Sei sterile. La ricchezza di una donna e di questo villaggio sono i bambini: e tu, tu sei la più povera tra noi.
La tua bellezza incanta, ma nessun uomo accoglierà con gioia il tuo grembo secco; loro vogliono essere ricordati nel volto di un figlio, e tu glielo impedisci. Non potrai mai sposarti.
Che cosa cambierebbe se tu abbandonassi il villaggio? Il tuo segreto verrebbe scoperto, e saresti sola. Rimani con noi: anche se imperfetta non ti allontaneremo, perché sei comunque una figlia di Madrugada.
Rimani qui… se le Luminose ascolteranno le tue preghiere e ti renderanno fertile, sarai la prima a danzare tra noi. Il desiderio maschile si piega davanti a te, non hai bisogno di domandarlo; sarai la prima a sposarti… se sanguinerai.

«Io sono la figlia indesiderata; quella che non doveva nascere.»
Morwan sapeva di essere bella; e sapeva di essere intrappolata in una terra che invece di abbracciarla l’allontanava, senza condividere con lei l’energia della vita. C’erano delle volte in cui il vuoto che aveva nel petto faceva così male da fermarle il cuore in un lungo urlo silenzioso; ma se anche il suo pianto continuava a bagnare i piedi delle colline, anno dopo anno, e le sue preghiere si alzavano ininterrotte insieme allo sfavillio dei tripodi, tuttavia le stelle sembravano non voler rispondere alle sue richieste: e alla fine non era solo il suo grembo a rimanere gelido.
Voi non ci guardate mai davvero; siete fredde, lontane, e tutto quel sangue che avete bevuto non me lo concederete mai. Sono un’ombra nel cuore del sole, e sotto gli elogi per la mia avvenenza leggo anche la paura.
Perché? Io voglio solamente essere una donna come tutte le altre, essere parte di qualcosa; non voglio essere sbagliata. No, non sono sbagliata!

Questo era vero; ma ciò che gli sguardi dettavano era un’altra convinzione, così che lei poteva pure essere il fiore più bello di Madrugada, ma non le era concesso dimenticare di essere anche quello che non avrebbe mai provato il calore di un mano giunta ad accarezzarlo.
Non è giusto.
«Perché devono essere gli altri a decidere del mio destino?»
Le parole furiose aumentarono la tormenta di pensieri nella testa, bruciarono la gola quanto il sole di quel mezzogiorno; le colline osservarono la figura della giovane chiudersi in sé stessa e fissare gli spazi attorno a lei da sotto la protezione delle braccia. Anche se non rispondevano alle sue domande, almeno quei luoghi le davano la possibilità di sfogarsi, non giudicando nessuna delle sue azioni; in un certo qual modo erano più sensibili degli uomini alla sua tristezza, e magari la condividevano pure, nella loro quiete.
Se almeno riuscissi a sentire qualcosa… se avessi ancora un cuore capace di percepire ciò che tutti chiamano “sacro”.
Mancava appena qualche ora al solstizio; e lei avrebbe dovuto non provare dentro sé, ma almeno percepire tutt’intorno l’eccitazione e le aspettative che le giovani del villaggio non riuscivano a nascondere. Invidia, impurità: i sentimenti che quotidianamente nutriva verso quelle che erano più fortunate di lei e verso sé stessa cadevano, tutte le sensazioni svanivano quando il cielo si spalancava nella luce di quegli astri che vivevano una notte soltanto, lasciandole solo un’immobilità capace di toglierle anche l’umanità.
Le Luminose aprivano le porte di un mondo di cui lei non avrebbe mai fatto parte: era per questo che rimaneva come pietrificata? Loro non volevano concederle neanche la disperazione? Era già finita, allora: un fantasma che non si voleva liberare della propria carne o non poteva farlo.
In queste terre si dice: il morto rimane tra i vivi solo se ha ancora un viaggio da compiere e qualcosa da mostrare. Che cosa mi sta aspettando?
«Non sei obbligata a restare qui.»
La ragazza diminuì la pressione sul suo corpo e alzò appena il capo, i riccioli bruni che non riuscivano a nascondere completamente la bruciante luce dello sguardo; ed era già pomeriggio, un altro giorno volato via tra gli artigli della sua solitudine… ed era già pomeriggio, l’agognato —
temuto — preludio alla notte dei desideri. «Mi lasci comunque rimanere?», sussurrò, le unghie che ritornavano a piantarsi nelle braccia e tracciavano segni scarlatti. Cicatrici di una guerra che ha importanza solo per me.
L’uomo che le stava davanti affrontò le scintille della tempesta, per poi annuire piano e così calmare un poco quel suo stupido cuore agitato.
«Sto bene», rispose a quello sguardo, abbassando gli occhi al suolo, «e comunque fosse, dire il contrario non mi servirebbe a niente.»
Un lieve profumo di viole accompagnò Menulis
() quando si sedette al suo fianco; e lei non poté fare altro che sciogliere la posizione e lasciarsi accarezzare il volto dalla brezza che conduceva con sé il tramonto. Almeno, che anche questa notte svanisca velocemente.
«Léas voleva sempre che tu fossi presente ai riti; ma io non sono lei e non la penso allo stesso modo, quindi sei libera di partecipare come di restare lontano da qui. Fai ciò che ti fa star meglio.»
Morwan assentì. «A lei dicevo sempre quanto sia bello vedere le altre prepararsi a sbocciare», disse stancamente, «ma ti ringrazio per darmi la possibilità di far finta che niente accada e non mentire. Almeno tu, tra tutti, provi a capire davvero ciò che ti circonda.»
Insieme a tutta la confusione che la scomparsa di Léas e il ritrovamento dell’ennesimo cadavere avevano scatenato, era giunto anche qualcosa di positivo: perché per quanto gli Anziani avessero affidato la guida del villaggio a Menulis solo dopo un lungo dibattito, considerandolo il membro più giovane e inesperto tra loro
[2], alla fine lui era stato riconosciuto l’unico capace di riportare la razionalità in una situazione così sfuggente e calmare l’insostenibile agitazione. Gli risultava naturale riuscire a placare gli animi e ascoltarli, e lei non faceva eccezione.
È per questo motivo che tu meno degli altri meriti le mie ombre.
«Sarà una notte importante per te», sussurrò la ragazza alzandosi, «ora che sei la guida del villaggio, di certo qualcuna vorrà alleggerirti dal peso della tua posizione. Ti lascio ultimare i preparativi in pace e rallegrarti al pensiero di trovarti una brava moglie.»
«Fino a poco fa non volevi andartene.»
Un sorriso amaro. «Fino a poco fa non era sera; ma ora le Luminose stanno per illuminare queste colline, le ragazze stanno alzando le loro ultime preghiere: tutte quelle che poi vedranno avversarsi… e questi istanti non mi appartengono, non sono per me.»
Una mano giunse ad accarezzarle una guancia con dolcezza e rese più violenta l’emorragia che le incrudeliva il cuore; poi anche quella sensazione svanì, e Morwan comprese che era giunto il momento di scomparire da Madrugada per qualche ora, di diventare nulla.
Tuttavia, l’uomo dagli occhi glauchi non glielo permise; la carezza scese lungo il suo braccio e le dita le strinsero la mano in una presa gentile.
In quel medesimo istante, la rapida notte e le stelle più piccole vennero risucchiate dalla luce che ingoiò il centro del cielo e si espanse in un sibilo; la volta si riempì di bagliori e lampi, con la stessa velocità con cui il villaggio fu percorso da esclamazioni. E mentre il solstizio d
estate prendeva vita con le fiamme dei bracieri e i canti che arroventavano l’aria, la fanciulla scivolò, ultima tra le ombre, lungo i fianchi delle colline, come a voler incombere sulle compagne che raggiungevano il circolo sacro; e nella sua corsa folle non avrebbe mai potuto accorgersi della minuscola scintilla che improvvisamente spuntò dallo specchio dei laghi e lì rimase, sospesa sulle acque tra ninfee e canne, osservando la sera ingemmata di fuoco e il chiarore di cui non faceva ancora parte.


Solamente quella notte rimase sconosciuta al villaggio;
quando sorse il giorno, i passi di una donna la condussero da lei,
la spinsero ad accoglierla.
Così, nulla fu mai più uguale.






I ● Sogni e Tenebre




Più di un anno e mezzo dopo.




Cera sempre stata tanta luce in quella capanna: luce, solitudine e malinconia struggente come labbraccio che preannuncia un addio, intrisa della medesima irripetibilità. Lì, i ricordi di Eileen() erano tanti; per questo, la ragazza sapeva bene che un altro avrebbe voluto solo fuggire da un luogo impregnato da sensazioni opposte e flebile calore.
I boschi che proteggevano l’umile dimora e la radura che l’ospitava erano diversi da quelli che ricoprivano il resto della regione: bui e intricati, percorsi da mormorii di animali che non si potevano scorgere e custodi di fugaci luci che non appartenevano alle stelle o al sole, gli alberi che li costituivano erano antichi e incredibilmente forti, resistenti a ogni tipo di taglio e incisione, immensi; così che nei racconti della mezzanotte, quando il fuoco riusciva sempre a proteggere dai terrori dell’ignoto, quelle sentinelle si scoprivano essere creature di ossidiana, giganti di legno nel cui corpo batteva ancora un cuore di fuoco e fumo.
Quando i suoi passi la portavano a inoltrarsi tra i rami color inchiostro e i sentieri di un bianco così intenso da poter essere confusi con corsi d’acqua, anche la giovane riusciva
quasi a credere a quelle parole di fantasia; ma conoscendo la realtà dei fatti, la sua mente non poteva immaginarle davvero, né se lo permetteva. Per molti, rapportarsi all’anormale natura di quei luoghi ⸺ e a ciò che custodivano ⸺ non era facile; lei, tuttavia, non aveva mai avuto remore nel farlo, perché la sua presenza bastava per indurla a trascorrere intere giornate tra i canti di fiere sconosciute e il fantasma del tramonto, fioca fiamma incastrata tra braccia oscure.
E nonostante ciò, quel mattino stava facendo la sua comparsa nell’assoluta normalità: cullato dalle pareti resistenti, era infatti il sentore della notte morente e del sesso a solleticarle le narici e a pulsare sulla pelle, segno che
lui aveva abbandonato il giaciglio solo da poco.
Il corpo conservava ancora le tracce del tocco con cui Daire
() l’aveva percorso, approfittando del suo sonno: il profumo che saliva da esso era un unico sospiro di desiderio, così che lei poteva quasi vedere lo sguardo con cui il dio doveva averla fissata.
E tuttavia hai preferito le braccia dell
alba alle mie. Vicino e distante al medesimo tempo… non sei cambiato affatto.
Eileen chiuse gli occhi quando una scheggia di sole ferì il legno e si districò tra i mille fiori che popolavano la capanna, raggiungendola con violenza. Bastò chiudersi su sé stessa perché le lunghe ore insonni tornassero immediatamente a lambirle la mente e rilassassero progressivamente i muscoli, facendola scivolare tra le dita di un profondo buio ancor prima che lei potesse opporsi; così che, nemmeno un’ora dopo, non riuscì a sentire immediatamente il suono dei passi in avvicinamento, ma fu il respiro che si arrestò a poca distanza dalle sue labbra a destarla.
La ragazza sorrise, si mosse per far capire che era sveglia e in silenzio protese le braccia alla figura che la fissava; in risposta, il quello si lanciò fulmineamente su di lei e l
afferrò per la vita, premendola al suolo con tutto il peso e con tale forza da strapparle un piccolo grido di sorpresa. La lunga notte non aveva estinto il bisogno del compagno: lo capì da come le morse le labbra con furente avidità e dalle mani che le allontanarono dalla pelle le coltri morbide, scivolando immediatamente tra le sue gambe accoglienti e calde, allargandole per permettergli di insinuarsi al loro interno.
Da parte sua Eileen favorì i voleri del dio, rabbrividendo un poco quando le dita di questi le sciolsero tutti i lacci della veste ed esposero petto e ventre all’aria mattutina, inarcandosi nel momento in cui lo scorrere dei polpastrelli si spostò dal costato alla schiena, dove la pelle era più sensibile e la voce non poteva fermarsi; quasi neppure sentì il suono della stoffa strappata quando le gonne le vennero sollevate con foga, e furono le sue stesse mani a prendere le altre e indurle a non fermarsi, per poi spogliare a loro volta il corpo dell’amante.
Seppur preparandola con profonde carezze e come tutte le volte in cui era l
impulso più animale a dettare la realtà, quest’ultimo non indugiò molto nellaffondare dentro di lei; i riccioli albini di una si confusero presto con la lunga chioma corvina dell’altro e si sparsero sul pavimento come un ennesimo abito o scie di stelle, e proprio allora Eileen riuscì a stringere a sé la tempesta che agitava lamante.
In quelle occasioni era sempre lei a tenere questi tra le braccia, nonostante sembrasse il contrario: la solitudine che lo agitava diventava così palpabile da potersi quasi avvolgere dentro di essa, un rifugio troppo freddo ma nel quale lui continuava a restare, semplicemente affacciandosi da esso e invocando il suo nome quando l
oscurità era troppa. Non era unicamente carnalità e desiderio ciò che Daire cercava: il suo sguardo non divorava soltanto, ma urlava una preghiera, una richiesta perennemente incastrata tra le labbra e lombra dellanima, un fantasma che né gli anni né la costante vicinanza della ragazza avevano ancora potuto esorcizzare.
A fare l
amore non erano solamente in due, mai: una terza presenza, gelida e imprendibile come nebbia, era perennemente al loro fianco, come a osservarli e a interrogare il loro cuore; quanto questa potesse fare male era lontano dallessere compreso.
«Perdonami.»
La fanciulla si staccò dai propri pensieri e tese appena la bocca quando udì il sussurro e denti ferini le morsero il collo con eccessivo impeto, facendone stillare un sottile rivolo di sangue; quindi si rilassò e rivolse un lieve sorriso all
altro, gli prese il volto baciandolo con calma e, con una mossa repentina, rovesciò le posizioni così da essere lei a cavalcare; il ritmo lento che impose al compagno le permise di risentire il flusso di sensazioni che il fuoco dellamplesso aveva attenuato, e come sempre non riuscì a non singhiozzare.
Perché tutta questa tristezza? Sono sempre io a parlare della mia anima, tu ascolti e trattieni ogni pensiero per te, non mi apri mai le tue mura.
Ti posso sentire davvero solo in questi momenti, quando anche tu liberi le lacrime. Perché? Vorrei aiutarti
… a volte mi chiedo se hai paura — quanta? — di me, se sono colpevole di qualcosa, se dovrei solo fuggire.
Non voglio andarmene; non vorrei mai lasciarti qui.

Fissò quegli occhi viola serrarsi nel raggiungere il culmine del piacere, sentì il proprio corpo fremere quando le accadde lo stesso e allora si chinò di più sul petto del dio, abbracciando quest
ultimo come se la terra avesse potuto spalancarsi sotto di loro e dividerli, appoggiando il capo sul suo cuore e accarezzandolo con i capelli.
Non avrebbe mai saputo dire quanto tempo fosse passato quando le mani di lui le toccarono le spalle scuotendola piano, appena prima che un nuovo riposo potesse scioglierle le membra; ma di nuovo percepì stranezza nel tocco, un leggero tremito nella voce. «Le ragazze staranno attendendo la loro amata sacerdotessa: il tempo non ci ha aspettato ed è ormai troppo tardi per dormire. Sai meglio di me che non è una giornata come le altre.»
Sei sempre rapido nel separarti da me, ma oggi hai atteso ore prima di farlo
, pensò lei prima di sollevarsi sulle braccia e scivolare lentamente di lato, accarezzando la pelle dell’amante unultima volta. «No, non è una giornata come le altre.» Un sospiro, lunico rumore: dopo i loro incontri, la voce era superflua e raramente veniva liberata, il doversi separare solamente con un bacio era simile a una legge implicita. «Mi mancherai nei prossimi quattro mesi, lo sai? Abbi cura di te», mormorò tuttavia la ragazza, sicura di non ottenere risposta.
«Alexis
() è da lodare anche per questo motivo: un uomo non può resistere tanto a lungo senza la propria donna, specie se i due sono legati come lo siete voi», replicò al contrario la voce opposta, impedendole di andarsene; amarezza e una sottile provocazione si insinuarono nel tono e lo resero più secco, e le fecero corrugare la fronte.
«Alexis conosce quanto me le imposizioni che il sacerdozio mi detta, non può farci nulla. Neppure io vorrei passare un terzo dell
anno lontano dalla mia famiglia e da tutti coloro che non siano fanciulle da educare al matrimonio e vecchi che si credono detentori di ogni ragione, ma nessuna delle mie antenate ha mai perso la vita per questo motivo; posso farcela.» Le stesse parole che continui a ripetere a tuo marito e a te stessa. Qualcosa non va, Eileen? La tua stella non riesce più a calmarti?
«E tuttavia continui a rimpiangere la vita lontano da Madrugada. Molto meglio servire nelle città dei veri sapienti che essere liberi in un luogo d
ignoranza, è questo che urla il tuo sguardo.»
Una gelida stilettata nella carne, che le riportò alla mente le prime volte in cui si era relazionata con il dio: tra diffidenza ed empatia, tra distanza e comprensione, tra prova, controllo e verità
quella che riusciva a vedere negli altri, e nascondere a sé stesso. «Un sacrificio necessario», assentì con calma, «anche se a volte ciò che ho dovuto cedere riaffiora nel ricordo. Due realtà in collisione ma a cui tengo in egual modo», mormorò infine, senza riuscire a guardare Daire in volto per più di qualche istante.
Niente ruppe più il silenzio che seguì: né l
o sguardo che si lanciarono i due amanti, né il mattino che sbocciò nella capanna e si confuse con i capelli della giovane. Tuttavia pure nel silenzio ci si può sentire, e proprio per questo lei percepì tutto il calore quando il dio le prese un polso e lo strinse appena, trattenendola ancora dal perdersi nel mondo oltre i boschi.
Quando, dopo un lungo momento di contemplazione del giorno, Eileen lasciò la radura, non avrebbe potuto sapere che il compagno non avrebbe smesso di fissarla, continuando a farlo per tutto il suo viaggio di ritorno al villaggio; e che ogni passo che l
allontanava da quel luogo era una lacrima in più, la malinconia di una parola mai pronunciata feroce, lincapacità di farlo per non rivelare la verità sottesa bruciante, quasi sbagliata.
«Tra quattro mesi sarà il solstizio estivo; tu e Alexis ballerete come avete fatto anni fa, senza pensieri né paura di perdervi.» I boschi già bui gli si strinsero intorno al capo, allungarono la loro ombra e la confusero con il nero dei suoi capelli, divenendo un
unica creatura con lui. «Perdonatemi, perché temo che non potrò più essere lì a guardarvi. È meglio così anche per voi: non meritate di addossarvi il peso dei mostri, non dovete. Quanto a te, chiunque tu sia fai in fretta; ma lascia stare loro. Permetti che vivano in pace, non sfiorarli nemmeno.»
Non fu l
oscurità a sorridere a quelle parole, a mostrare un ghigno ferino e farsi più intensa; bensì la luce, quel chiarore informe e guizzante che si confondeva con il giorno ma non ne faceva parte, che fissava tutta la regione e attendeva, attendeva.




Quasi la memoria avesse deciso di tacitare gli istanti più recenti, Eileen si ritrovò fuori dalla radura senza comprendere come ci fosse giunta, le dita che ancora stavano allacciando i lacci degli abiti e i passi che incespicavano sui sentieri del ritorno.
La diurna stella dell
Occidente, più lontana e sanguigna rispetto alle sorelle, era alta sullorizzonte e strappava un ampio angolo di cielo allarroganza del sole: sotto la sua sfumatura cremisi la giovane si sentì ancora più sola, anche se proprio lastro guidava e proteggeva la sua famiglia da generazioni.
Ben poche donne e giovani della stirpe avevano evitato il sacerdozio, la loro presenza al vertice della religione era attestata già nelle prime testimonianze scritte della regione; così, essere scelta come l
ennesima guardiana di Madrugada era stato considerato un privilegio che lei avrebbe di certo onorato d’altra parte quella strada le sarebbe comunque appartenuta, anche se fosse stata completamente avversa alla sacralità.
Quando le era stato chiesto di ricoprirsi con le vesti cremisi delle consacrate, tre anni prima, la sua mente aveva iniziato da poco lo studio dalla conoscenza medica e dell
astronomia e laveva spinta nelle capitali, là dove le torri soffocavano la terra sotto la pietra e il cielo non era una divinità, ma un corpo da studiare e comprendere; a quei tempi, il servizio presso i saggi le aveva concesso di non chiedere il permesso a nessuno riguardo alla sapienza, ma di formarsi su ogni aspetto della realtà.
Allora gli occhi di Alexis avevano già iniziato a importarle e la loro assenza era stata un peso che non sempre i papiri avevano alleviato; ma lo stesso giovane l’aveva lasciata libera di scegliere tra una possibile vita insieme e il sapere, purché a questi fosse affiancata anche la felicità.
Sarebbe stato suo compito capire la cosa più importante per il cuore; e qualunque decisione sarebbe stata accolta senza recriminazioni.
Menulis e gli Anziani non avevano avuto la medesima gentilezza: e dopo nemmeno due anni di studi naturali e dissertazioni filosofiche tra vie di marmo e biblioteche insonni, un rovente pomeriggio uguale a tutti gli altri le aveva portato non insegnamenti da apprendere, ma lo sguardo risoluto del giovane e le sue parole.
«Madrugada ha bisogno della tua presenza: stai imparando in fretta come guarire i corpi da ogni malattia e comprendere il ciclo del mondo, ma questa città ha tanti saggi con le tue stesse capacità; il nostro villaggio è invece privo di queste qualità, e della sacralità che ti scorre nelle vene.
Sei più utile nella tua terra che qui.»
Una pausa odorosa di polvere e leggera ostilità aveva seguito quel breve e tagliente discorso. «La mia vita è tra queste mura», aveva replicato lei, forte della resistenza del cuore, «non sono nata per essere rinchiusa in una stanza e lasciar fuggire gli anni tra telai e chiacchiere femminili, non lo accetto. La libertà mi è cara.»
«I doveri del sacerdozio ti ruberanno solo pochi mesi
, quelli che serviranno a educare le future spose; i giorni che rimarranno saranno solamente tuoi, e in quel tempo potrai continuare i tuoi studi senza alcun impedimento. Pensa alla tua gente, Eileen, e a chi ha bisogno di te.»
E i miei, di bisogni?”, aveva pensato lei prima di concedere un sorriso amaro, guardando più intensamente Menulis. «Non te ne andrai da qui senza di me, vero? Ma devi usare ben più che belle frasi se vuoi davvero convincermi a seguirti.»
«Non preoccuparti per me, non sono tipo da arrendermi facilmente», aveva replicato lui, sorridendogli con sicurezza. Sicumera e sfrontatezza, due delle caratteristiche più odiose che la gente del villaggio non avrebbe mai perso; un altro non si sarebbe stupito di quell
a sua avversità.
Lei aveva sospirato e lanciato uno sguardo al labirinto di vie, archi e palazzi alle spalle di entrambi; ogni istante si era rivelato più logorante del precedente. «Madrugada non mi porterà niente di positivo: sono distante dalla mentalità della sua gente, non sono mai riuscita a entrare in empatia con nessuno
non sono una buona scelta.»
Lui aveva annuito con la calma di chi sa già ogni cosa, quindi aveva socchiuso gli occhi per soppesare il modo migliore con cui rivelare la mossa vincente. «Non sei completamente onesta con te stessa», aveva detto infine, «perché nel villaggio vive qualcuno che ti è molto caro.
Anche Alexis continua ad amarti: se temevi il contrario, ora sai la verità.»
Le sue mani avevano tremato all
udire ciò, quindi avevano stretto la veste di seta come per strapparla. La voce aveva esitato: impossibile non scorgere le promesse nel tono dellaltro, la concessione e il premio che veniva proposto in cambio alle sue rinunce.
«Pensaci: sai bene che i sapienti di queste città non possono sposarsi né intrattenere relazioni sessuali, così come sai che la conoscenza non può colmare la sofferenza di un corpo mancante d
amore.
Madrugada non esige da te un prezzo così alto: solo di concedere una parte del tuo tempo per la sua protezione, senza che ti venga precluso né il sapere né la possibilità di avere una famiglia.
Parlerò io con Eltanin: anche se questa non è la tradizione, il matrimonio con Alexis sarà assicurato e il tuo cuore conoscerà la pace.
Questa è la mia offerta, Eileen; ora vaglia bene le tue risposte.»
«Come potrei farlo così in fretta?»
«Ricordati che se rifiuterai, il ragazzo non potrà mai essere tuo. Cos
è che è veramente importante per te? La repulsione per Madrugada, la tua cultura o il sorriso di Alexis?»
L
orgoglio laveva portata a non acconsentire immediatamente: prima era ritornata al villaggio, dalla sua famiglia, per rivedere il giovane e parlare a lungo con lui. Ancor prima di farlo, era bastato vedere il suo sguardo colmo di felicità per crepare il muro delle convinzioni; era bastato apprendere che Menulis lo aveva avvertito del loro arrivo e, giocando con i suoi sentimenti, spinto a vegliare le strade daccesso come una sentinella per rendere più pesanti le leggi della città e accrescere la sensazione di malinconia che il distacco dal giovane avrebbe portato, e che nemmeno la rabbia delle costrizioni aveva soffocato.
Come mera formalità, Menulis le aveva dato metà anno per decidere, assicurandosi di farle passare più tempo possibile con Alexis
tutto quello che non avevano mai vissuto: nellingiusta gravità dellimposizione, la discrezione e linnocenza del giovane erano riuscite a vincere anche le estreme regioni del cuore, così che quasi senza rimpianto lei aveva abbandonato del tutto le capitali.
Durante il seguente solstizio, il ragazzo non aveva esitato ad acconsentire alla sua richiesta di matrimonio e a lasciare, la notte stessa, la propria casa per recarsi in quella che sarebbe divenuta la
loro dimora; da parte sua la felicità era stata massima, pur sapendo che nel fondo dellanima non avrebbe mai dimenticato le macchinazioni degli Anziani.
Alexis era meritevole di quello e altri sacrifici, ma niente le assicurava la protezione da future imposizioni, né lei riusciva a prevedere come avrebbe potuto reagire; e questo era stato ciò che Daire aveva visto nei suoi occhi, entrandole nella profondità dell
anima e forse chiedendosi quanto grande fossero lamore e lombra.
E a ragione, questa storia riguarda anche te
, fece in tempo a pensare appena prima che gli ultimi alberi lasciassero il posto alla collina più bassa, dove un grande complesso templare dominava il luogo come una corona; ai piedi di questa, incantevole come una creatura arcana e ugualmente silenziosa, Morwan sembrava in attesa di qualcosa o qualcuno, così che sobbalzò appena quando sentì arrivare la giovane.
«Madre», la salutò questa mentre le andava incontro; Eileen sorrise con cortesia, leggermente imbarazzata da quell
appellativo onorifico che faticava a sentire come proprio, e guardò meglio la sua nuova figlia.
Per lei, il comportamento di Madrugada verso quella sfortunata era sempre stato fonte di vergogna: la sua mente non riusciva a comprendere come si potesse condannare una persona a causa della propria sterilità
— perché questa doveva essere una colpa? —, così aveva sempre guardato alla sua sorte con tristezza, le parole sdegnose perennemente giunte a scontrarsi contro un muro di pregiudizi.
Per anni era stata Morwan stessa a non volersi mischiare con la sua gente e a piangere in disparte, ringhiando contro la compassione generale e le parole di convenienza; poi, quando il suo corpo aveva iniziato a sanguinare
tutti avevano visto le gonne intridersi di scarlatto, quando era giunta a strapparsi interi pezzi di stoffa per piangervi sopra il proprio sollievo —, era sbocciata come una gemma di marzo, rendendo il suo sguardo vivo e consentendole di aprirsi maggiormente al mondo.
Non tutte le parole astiose erano tuttavia cadute, dato che qualcuno aveva sparso voci sospettose e restie a ogni contatto; ma lei non solo era ben lieta di educarla al tempio, bensì, ignorando ogni possibile malalingua, aveva deciso lei per prima di renderla la sposa migliore e donarle tutto quello che non aveva mai avuto, dal rispetto all
armonia famigliare.
È solo per persone come te che continuo a resistere
, pensò Eileen.
Lo sguardo che si specchiò nel proprio le rivelò una grande calma, una luce che la spinse a sorridere e a prendere una mano della giovane tra le sue; i quattro mesi di lontananza dalla società avrebbero avuto inizio con quel gesto di alleanza e sintonia.
Tuttavia, ancor prima che la ragazza potesse parlare, Morwan la fermò. «Non sono qui per seguirti», le sussurrò senza porre indugio in convenevoli, «ma solamente per ringraziarti: hai fatto tanto perché io vedessi questo giorno, sei stata così gentile
ma non verrò; no, non sarò una delle tue ragazze.»
Eileen si sentì pietrificare dal tono sommesso che contrastava con l
’intensità delle parole, quindi la presa sull’altra si fece più forte. «Qualcuno ti ha minacciato o dissuaso dalla tua originaria convinzione?», mormorò gelida, senza concedere spazio a bugie o esitazioni; Morwan non ne aveva bisogno, così che rispose immediatamente. «Sono in pochi quelli che mi avvicinano, e chiedono tutto tranne che parlare. Voglio andarmene da qui, ecco tutto: ora che non sono più una maledizione, desidero andare altrove e lasciarmi alle spalle questa realtà. Mi sono resa conto che non riuscirei a resistere per molto, tanti sono i brutti ricordi che ho di Madrugada, e»
«Oh
, guarda che spettacolo: la Senza Sangue è venuta a pregare la Madre di darle una possibilità. Certo che se il villaggio concede privilegi pure ai suoi scarti, tra non molto saremo pieni di bastardi.»
Tra le due, solo Eileen si girò; il livore appena sorto non perdonò nessuna di quelle parole e gli occhi fissarono con bruciante biasimo la giovane che le aveva pronunciate, dritta nella sua presunta superiorità e spalleggiata da opportune compagne. «Salite subito al tempio. Tutte», sentì la sua stessa voce sibilare, frustando il ghigno sprezzante che la superba rivolse a Morwan e non volgendo il capo fino a quando questa non le ubbidì.
«Dimenticati di questo episodio», disse subito, vergognandosi per la stupidità altrui, «non sono che menti acerbe e anime tristi.»
«Ecco il motivo per cui non resterò un giorno di più», ribatté la vittima di tanto odio, che per tutto il tempo aveva continuato a dare le spalle alla sua accusatrice e in quell’istante indietreggiò di un passo, ma senza perdere la quiete dello sguardo; come poteva rimanere così tranquilla dopo essere stata insultata? «Non molti sono come te, sacerdotessa. Stai attenta: la sensibilità sembra non pagare, qui.» Detto ciò, la bella lasciò i piedi della sussurrante collina; e fu con quell
’estrema immagine che Eileen salì lentamente le scale di marmo che conducevano ai tetti bianchi degli alloggi e alle colonne templari, tenendo il volto chino davanti alla protome alata che spiccava il volo dal centro esatto del timpano.
L
alzò solo quando il brusio che occupava tutto lo spiazzo antistante agli edifici si placò; qui, la severità si tramutò in fredda ostilità e cercò subito l’artefice del brutto episodio, opponendo a quell’orgoglio altrettanta fierezza. «Siete qui per formarvi in dolcezza, modestia e fedeltà, per portare comprensione e sollievo e calmare gli scontri: quando gli uomini obbediscono solo alla guerra e dimenticano il resto, siamo noi donne a ricordare loro l’importanza della concordia e della solidarietà.
Apprendere tutto questo non è facile se si ha l’animo corroso da presunzioni, egoismo e pregiudizio: la purificazione è lunga… anche se ciò non ha mai avuto il potere di scoraggiarmi.»

Una pausa studiata, che non si lasciò sfuggire alcuna reazione. «Proprio questa mattina ho assistito a un episodio che offende quanto appena detto: la giovane che lo ha compiuto non provi a negarlo, ora che lo sguardo delle stelle è su di lei. Una personalità superba e incapace di riconoscere i propri errori non è ben accetta: quindi, impongo alla colpevole di recarsi dalla propria vittima e implorare il suo perdono. Al suo ritorno sarò io stessa ad accertarmi della verità e, se non l’avrà fatto l’offesa, fisserò la giusta punizione per iniziare la purificazione.
Chi sa di essere nel torto obbedisca immediatamente, senza che sia io ad aggiungere ulteriore vergogna al disonore.»
Eileen era abituata a fronteggiare ostilità e distanza: così rimase impassibile davanti allo sguardo rabbioso che le venne rivolto da più parti e al rossore risentito che si prese il volto della colpevole.
Ottimo inizio, Madre; rendiamo questi quattro mesi un autentico incubo per tutti.
Reprimendo l
impulso di ridere di quellodio infantile e stizzoso che non avrebbe fatto altro che esasperare linnata antipatia verso molte delle ragazze, la sacerdotessa si voltò verso il tempio e senza dire una parola si incamminò in direzione delle porte intagliate e già spalancate; ma non fu uno scalpiccio di piedi al seguito a raggiungere le sue orecchie, bensì un rombo improvviso e fremente che dal cuore della collina si irradiò per tutto il corpo di questa.
L
onda sismica — perché di questo si trattava, ebbe il tempo di comprendere Eileen — rotolò fino a Madrugada, proseguendo nel ventre dei boschi e ancora più lontano, oltre i limiti della regione; ma il silenzio che seguì, compatto e duro, quello rimase ad aleggiare a lungo su pietra, carne e sangue, sul terrore nato tra le braccia di un chiaro mattino, tra calma e fatalità, pensieri sconnessi e occhi che non volevano chiudersi.
Dovevi rimanere nelle città, Eileen: il dolore non se ne andrà, è il compagno di questa vita.





NOTE




[1] Si fa qui riferimento alle sepolture anomale. In molte civiltà ed epoche storiche, coloro che subivano morti violente o in vita erano stati criminali (ladri, prostitute…) venivano sepolti lontano dalle necropoli, in terreni sconsacrati o distanti, con particolari modalità: legati, con la testa rivolta verso il suolo, gli arti staccati dal corpo o trapassati da chiodi che li fissavano al terreno. Tutto questo perché, spinti dal desiderio di vendetta e dal rancore, non potessero ritornare a tormentare i vivi e/o i propri assassini.


[2] Una precisazione: Menulis è definito Anziano non in quanto vecchio, ma perché considerato maturo e meritevole di parteciparvi. In parecchi contesti storici antichi, può essere chiamato “anziano” o “saggio” anche un uomo che ha passato la trentina – come in questo caso –, e ciò ci risulta comprensibile se assumiamo una realtà dove l’aspettativa di vita non supera la settantina d’anni.





Riguardo a titoli e denominazioni:


Madrugada: termine spagnolo, viene usato spesso per indicare le prime luci del giorno o le ore immediatamente precedenti all’alba.





Riguardo a particolari nomi:


Eltanin: la stella più luminosa della costellazione del Dragone.


Morwan: in gaelico, “Ragazza del mare”.


Menulis: dio lituano della Luna, passa poi a identificare quest’ultima.


Eileen: in irlandese, “Raggio di sole”.


Alexis: in greco, “Protettore”.


Daire: in antico irlandese, “Quercia”.

   
 
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