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Autore: Corydona    01/01/2019    2 recensioni
[Sequel di “Un tuffo al cuore”] [Attenzione a eventuali spoiler!]
Dopo le vicende che hanno scosso la sua vita a seguito dell’Olimpiade, Fiamma si ritrova ad affrontare una nuova stagione.
Pur senza il suo allenatore, può comunque confidare nella presenza al suo fianco di Becky (ormai diventata sua confidente e migliore amica, nonché coinquilina) e di Jean.
L’anno post-olimpico è una sorta di anno zero, in cui le carte si rimescolano, tra gli emergenti pronti a salire alla ribalta e i campioni affermati che non intendono essere spodestati.
Ora si torna in gara e Fiammetta dovrà dimostrare di essere all’altezza delle aspettative: ce la farà a far sbocciare il suo talento o rimarrà solo una promessa dei tuffi?
Genere: Romantico, Slice of life, Sportivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Olimpiadi Romane'
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Appoggio teatralmente la fronte contro il muro, fingendo di non credere a quanto Emilién mi sta raccontando. Purtroppo, Jean mi ha detto tutto e io so che quella è la verità.

- Quindi gli hai dato un pugno sul naso? - sussurro, nel corridoio dell'albergo. Un inserviente tedesco ci passa vicino, guardandoci incuriosito. Avrà pensato che tra me e lui ci sia qualcosa e che stiamo discutendo di qualche nostro segreto. Magari fosse solo un nostro segreto...

- Gliel'ho anche rotto - precisa Emilién, quasi con soddisfazione. Se quell'azione non gli fosse costata cara, se ne starebbe vantando con chiunque da più di un mese e mezzo.

- E Yves? - gli chiedo. So già tutto, ma vorrei sentire da lui quello che è successo, visto che ha vissuto lo screzio, per usare un eufemismo, molto più da vicino di Jean, che in quel momento stava parlando con Dumas a bordo piscina.

- Ha provato a colpirmi, ma mi sono spostato in tempo e lui ha colpito a vuoto - ride il genio del male. Ride. Ride, certo, perché non sarebbe da lui mettersi a piangere; ma ride amaramente.

- Alexandre che ha detto? - lo incalzo.

- Che siamo due imbecilli senza cervello... - mormora lui, mettendosi a camminare per il corridoio. - E che se capita di nuovo, possiamo considerare conclusa la stagione ancora prima che inizi.

Lo seguo, tra le pareti illuminate a giorno, mentre fuori, su Rostock, il sole si sta avviando a tramontare. Domani ricominciamo, ripartendo dal primo Grand Prix dell'anno.

- Ma il peggio non è neanche questo - aggiunge Emilién sottovoce, passando davanti alla porta della propria camera, senza fermarsi e senza pensare ad entrare. So che dentro c'è Picard e che i due si stanno ignorando da quando sono arrivati qui.

Annuisco. - Coco.

Lui sbuffa, mogio. - Non vuole stare con uno che fa cavolate... e questa volta l'ho fatta grossa.

- Beh... è colpa tua - gli dico, sperando che fargli prendere consapevolezza di questo lo aiuti a non cascarci di nuovo. Tiene davvero a Colette e ha mandato all'aria la loro possibile relazione con una rissa in piscina, in cui a rimetterci è stato più lui del naso rotto del suo ex compagno di sincro.

- Heureusement il y a toi, Fiamma, merci - commenta il genio, sarcastico.

- Scendiamo, dai, magari incontriamo qualcuno e non ci pensi - suggerisco. Fare su e giù per il piano, con il rischio di beccare Yves o Giada, non è la migliore delle idee per nessuno dei due.

Almeno io sono stata più fortunata di Emilién, perché, appena arrivati, Melinda ha detto a me e alla piccola Sofia Comini di condividere la stanza, facendo sì che entrambe evitassimo il "pericolo Conti", anche se posso immaginare che il suo interesse sia solo nel mantenere sereno l'ambiente. Certo, come no... non riuscirei a rimanere calma neanche con un corso accelerato di zen.

Ho lasciato la sorella di Andrea a farsi la doccia e sono subito andata a cercare Emilién, visto che Jean, come anche Becky, è rimasto a casa per prepararsi alle World Series che ci saranno tra una settimana.

Non vedo il mio ragazzo da quando sono tornata a casa dopo capodanno, e mi manca terribilmente. Avere qui il suo migliore amico non è la stessa cosa... soprattutto considerando che mi sento un po' agitata per domani. Dopo la craniata in mondovisione, torno in gara. Certo, è una gara di importanza molto relativa, ma se gli altri si aspettassero grandi cose da me, solo perché l'ha detto Sandro?

Già prima, salendo in ascensore insieme a Sofia, ho incontrato un'allenatrice dei polacchi, che mi ha chiesto come stavo, se ero pronta per la stagione... e le solite domande di routine che si fanno alle prime gare dell'anno, quando può capitare che più delegazioni vengano a contatto.

Ma la donna ha anche detto a Sofia che la sua compagna di squadra vale molto più della botta presa ad agosto e che già da questa stagione è convinta che farò bene... e io non ho detto nulla, probabilmente diventando un peperone, tanto che la ragazzina mi ha guardata quasi in preda alla ridarella.

Me l'hanno detto da più parti che ho un grande talento, però non è per quello che voglio fare bene. Certo, il talento non va sprecato e va coltivato, ma se quest'anno voglio davvero vincere delle medaglie è solo ed esclusivamente per Sandro. Perché vorrei che fosse qui adesso, a litigare con la Mancino, magari a incazzarsi perché prendo storta la tavola in molleggio... ma sarebbe vivo. E io non mi sentirei quasi spaesata nel vagabondare per i corridoi in compagnia di Emilién.

Ora come ora mi manca un punto di riferimento.

"Se ti senti sotto pressione, chiamami. Anche di notte" è il messaggio che mi ha scritto Jean stamattina, prima che io partissi da casa per l'aeroporto. La mia risposta è stata affermativa, ma sappiamo entrambi che non lo chiamerò mai durante gli allenamenti e figuriamoci nel cuore della notte. Tengo alla sua stagione e non voglio che sprechi le sue energie mentali per me. Anche se, a pensarci bene, quando eravamo soltanto amici non mi ero mai posta il problema in questi termini...

Mentre sono in ascensore, ne approfitto per scrivergli, mentre anche il genio del male guarda il suo telefono.

"Emilién è uno straccio."

Mi risponde subito. "Anche Coco. Spero che riuscirai a parlare con lei."

Telegrafico. Sicuramente è impegnato a fare altro... Lo immagino di ritorno a casa dopo l'allenamento. Forse mi ha risposto fermo a un semaforo. Conoscendolo, aveva già il telefono in mano per scrivermi e avrà attivato la scrittura vocale, o come diavolo si chiama.

Usciamo dall'ascensore e ci ritroviamo poco distanti dalla hall, in cui, come vedo attraverso i vetri, ci sono alcune persone del nostro sport, fuori dalle camere per scambiarsi pareri e opinioni, magari qualche pronostico in attesa di domani.

Entro insieme ad Emilién nell'ampio salone e la prima cosa che attira la mia attenzione sono Andrea e Colette che chiacchierano su uno dei divanetti più appartati. Lei guarda dritta nella nostra direzione, tacendo improvvisamente, e non ci vuole chissà quale capacità di lettura del pensiero per capire che stava parlando dei suoi compagni di squadra.

- E tu dici che non c'è niente tra loro, eh?

La voce di Emilién è a malapena un sussurro, ma arriva lo stesso alle mie orecchie.

Alzo le spalle, facendo roteare gli occhi, nervosamente, poi lo seguo dalla parte opposta della hall.

- Non riesci proprio a capire che Coco non vuole altro che te? - sibilo, indispettita. - Un te meno cretino, ma pur sempre te!

Lui si lascia cadere a peso morto su una poltroncina, senza, ovviamente, neanche preoccuparsi di dove possa sedermi io.

Non posso non pensare alla differenza abissale tra lui e Jean, che prima mi avrebbe invitato a sedermi e, dopo una mia obiezione al fatto che lui sarebbe rimasto in piedi, a prendere posto in braccio a lui. E lo avrebbe fatto anche come amico.

Ecco, forse per questo tipo di complicità che avevamo anche prima molti pensavano che stessimo insieme... pazienza, non mi importa.

"Tu me manques" gli scrivo, aggiungendo una faccina triste. Tamburello con le dita sul muro, annoiata. In questo momento non vorrei essere qui. Decisamente non vorrei essere qui, ma tra le braccia di Jean.

All'improvviso mi sento agitata. Domani sarò in gara e non ci sarà Sandro a bordo piscina, né Becky da incrociare tra un tuffo e l'altro come lo scorso anno... né il mio ragazzo, che di certo saprebbe farmi tornare un minimo di raziocinio.

"Tu me manques aussi. Je t'aime."

Do un'occhiata veloce all'orologio appeso al muro: c'è ancora del tempo prima della cena, quindi...

"Posso chiamarti?" gli scrivo velocemente, in italiano.

Sento su di me gli occhi degli altri presenti, ma non oso verificarlo. L'unica cosa a cui riesco a pensare è che ho bisogno di darmi una calmata. Cazzo, sono diventata peggio di Becky a forza di stare insieme a lei...

"Sûr, amour" è la risposta che arriva qualche istante dopo. "Puoi aspettare due minuti? Sono appena tornato a casa e devo andare in bagno."

"Cognome o nome?" gli chiedo, con la faccina che ride, citando l'ultimo Taxxi. Emilién è innamorato di quei film, e anche Jean mi ha detto che alcune scene sono geniali, quindi io e Becky abbiamo voluto dare una chance al primo... solo che poi ci siamo lasciate prendere la mano e li abbiamo guardati tutti.

"Scema!" mi risponde lui, con una lunga sequenza di emoticon ridenti.

Sorrido anche io, ma forse è più per lo stress che ora sto accumulando.

- Vado in camera - dico a Emilién, giusto per avvertirlo se non mi dovesse vedere più all'improvviso, ma lui sta fissando inespressivo il pavimento.

- Je suis un con - mormora.

Dall'alto, gli do una pacca sulla spalla. - Sei un gran coglione, ma per adesso non ci puoi fare niente.

- Ancora grazie, Fiamma. Sai sempre come tirare su di morale.

Scrollo le spalle, spazientita, e mi allontano da lui. Non ho intenzione di discutere, perché la mia tesi è una sola: Emilién è un deficiente; e l'ha dimostrato.

Passo vicino a Coco e Andrea, e li saluto con un sorriso accennato. Non mi sento alla grandissima, non riesco a mostrare il giusto entusiasmo per la nuova stagione.

Spero solo che non scambino il mio comportamento per maleducazione. Al massimo mi scuserò più tardi.

Salgo di corsa le scale, e incontro la piccola Sofia Comini che sta uscendo dalla nostra camera.
Mi porge rapidamente le chiavi della stanza e io la ringrazio con un sorriso.

Mi catapulto dentro e mi fiondo sul letto, aprendo Skype e facendo partire una videochiamata.



*Angolino autrice*
Approfitto della pubblicazione del sequel di "Un tuffo" per augurarvi buon 2019 *-*

 

   
 
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