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Autore: Ancient Flower    02/01/2019    6 recensioni
Dieci quadri speciali per quattro uomini speciali.
Tra amore, sentimento, angoscia, paura e passione.
1. Viandante su mare di nebbia (Caspar David Friedrich)
2. Danae (Gustav Klimt)
3. Incubo (Johann Heinrich Füssli)
4. Fanciullo con canestro di frutta (Michelangelo Merisi detto "Caravaggio")
5. I fortunati casi dell'altalena (Jean-Honorè Fragonard)
6. Nudo blu (Pablo Picasso)
7. Sole di mattina (Edward Hopper)
8. L'abbraccio (Egon Schiele)
Genere: Generale, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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 Caspar David Friedrich – Viandante sul mare di nebbia (1818)

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“L'opera irradia messaggi multiformi, glorificando i temi dell'infinito, del sublime e dell'errabondo. Attesta infatti il senso di imperfezione, di humilitas, sperimentato dall'uomo durante la contemplazione dell'Infinito, qui rappresentato dall'immenso mare di nebbia che impedisce la vista del paesaggio sottostante. Il viaggiatore romantico si perde di fronte al baratro nebbioso in un atteggiamento contemplativo visto come estrema esperienza interiore e spirituale: in questo modo, egli indaga impietosamente, nella sua nudità, la propria anima, con tutte le sue insicurezze, i suoi errori, i suoi dubbi e certezze.”
 
**
 
Impressioni di settembre
 
Ridge farm, settembre 1975.
 
Luce, finalmente, dopo ore di oscurità.
Pensavo fossi in un coma irrecuperabile, ma, grazie a Dio, ho rivisto di nuovo l’alba. Freddie deve smetterla di spacciare quelle pillole di merda.
Metto una mano sulla fronte, per cercare di mettere a fuoco l’ambiente intorno a me. Più che una camera da letto è la rappresentazione visiva del Caos. L’ambiente è malsano e maleodorante, credo di avere i polmoni in putrefazione. La polvere si mischia virtuosisticamente all’odore nauseabondo di erba, whiskey e vomito benedetto da Roger. Se non fosse per qualche timido raggio di Sole, che abbellisce un tantino il tutto, giuro, avrei cacciato un urlo isterico. Ho bisogno di respirare.

Arrancando un po’, grattandomi la testa per cercare di aggrapparmi a qualche ricordo del party della notte scorsa, mi trascino giù dal letto, facendomi strada tra pozzanghere di buona vodka, ormai indecentemente sprecata, e il corpo di Roger con qualche biondina, entrambi sospesi su quel sottile filo che separa il sonno dal coma etilico. Rog è fatto così: appena sente di non farcela più, crolla sul pavimento e non lo svegli nemmeno per sbaglio. In questo devo dire che è un artista.

Nel salotto rustico l’unica cosa in movimento è ancora la polvere danzante, che va a posarsi sui boa piumati (e giusto un pochino appariscenti) di Freddie, sui capelli arruffati di Brian, che, col suo metro e ottanta di pura sbornia, occupa egoisticamente tutto il divano in pelle, e sui petti nudi dei ragazzi e delle ragazze, sparsi un po’ ovunque tra caminetto e pianoforte. Su quest’ultimo dorme seraficamente Freddie, il viso decorato con tanti cazzi disegnati dalla mano esperta di Roger, prima che sbrattasse sul pavimento. Almeno era nel suo habitat naturale: la musica. La polvere sembrava imprigionare in una bolla quell’atmosfera grottesca.

Appena aperta la porta, vengo pervaso da un inebriante odore di erba e rugiada. Ora mi sento meglio. Il mio viso accoglie volentieri le folate di vento frizzantino, niente di meglio dopo una sbronza colossale. Con me porto la mia fida borraccia d’acqua, per cercare di calmare il mio stomaco in subbuglio. L’aria di settembre è un toccasana per i muscoli di un ubriacone.
Il Sole è appannato dalle nuvole, c’è molta umidità, ma ciò non impedisce ad un raggio di illuminare teneramente le gocce di pioggia che cadono dai pini, le cui fronde vengono accarezzate, foglia per foglia, dal vento calmo delle sette del mattino. Ancora i grilli, in lontananza, danno al paesaggio un vago sapore d’estate, ma non è più tempo per la bella stagione.
Camminare a petto nudo, nonostante l’aria fresca, è piacevole. Qualche volta sento i brividi per gocce di rugiada che s’intrufolano tra i miei piedi scalzi, ma, del resto, non mi infastidisce come cosa.

Dietro la coltre di pini scintillanti, si staglia un’altura, al di sotto della quale c’è un precipizio, colmato momentaneamente da una coltre di nebbia della quale non riesco proprio ad individuare il punto di fuga. Ogni nuvola dorme sull’altra, queste s’intrecciano, volano velocemente, vanno a morire nel Sole nascente. Mi siedo penzoloni sul manto d’erba che mi separa dal baratro e fisso per un attimo ciò che sta davanti a me. Le pianure si nascondono dietro il velo sottile ma deciso di nebbia, qualche fringuello si fa strada dalla coltre creando ghirigori perfetti in aria, mentre il vento plasma placidamente la forma di quelle nuvole scese a terra. Questo spettacolo sembra un po’ colmare la sensazione di vuoto lasciata da tutto ciò che ho vomitato la sera precedente. Eppure percepisco una strana angoscia in tutto ciò.

Afferro la borraccia e bevo avidamente l’acqua, per calmare una volta per tutto lo stomaco. Una goccia fugge dalle altre e cade inesorabilmente nel precipizio. Giuro di averla vista scomparire nella nebbia. Già, dimenticavo, ecco perché mi sento inquieto: c’è un enorme precipizio sotto di me, ovattato dal manto lattiginoso. Un passo falso e potrei davvero lasciarci la pelle qui. Che scena esilarante: la morte edulcorata da una morbida distesa infinita di nuvole.
 

NdA: Salve a tutti e buon anno! Sono tornata con i miei mattoni per il giubilo del mio lato da fangirl compulsiva. In questo scempio, concepito nel bel mezzo del coma calorico di Capodanno, si parla di arte! Ho scelto dieci tra i miei quadri preferiti, che spero faranno sognare voi come hanno fatto sognare me. I Queen, per la registrazione di A night at the opera, si sono isolati da bravi monaci tibetani nel ridente Ridge farm, lontani dal mondo civile e dalle amicizie. Qualche notte selvaggia, però, penso che se la siano concessa. Il primo quadro che ho scelto è il suggestivo Viandante su mare di nebbia del tedesco Friedrich. Questo quadro mi trasmette sempre una profonda pace, mista ad un senso di angoscia, che spero di aver riportato con questo racconto. Ah, per chi non lo avesse capito, è John che sta parlando. Gli altri quadri sono un segreto, li rivelerò mano a mano! Per ora vi saluto.

AF
   
 
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