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Autore: Corydona    05/01/2019    2 recensioni
[Sequel di “Un tuffo al cuore”] [Attenzione a eventuali spoiler!]
Dopo le vicende che hanno scosso la sua vita a seguito dell’Olimpiade, Fiamma si ritrova ad affrontare una nuova stagione.
Pur senza il suo allenatore, può comunque confidare nella presenza al suo fianco di Becky (ormai diventata sua confidente e migliore amica, nonché coinquilina) e di Jean.
L’anno post-olimpico è una sorta di anno zero, in cui le carte si rimescolano, tra gli emergenti pronti a salire alla ribalta e i campioni affermati che non intendono essere spodestati.
Ora si torna in gara e Fiammetta dovrà dimostrare di essere all’altezza delle aspettative: ce la farà a far sbocciare il suo talento o rimarrà solo una promessa dei tuffi?
Genere: Romantico, Slice of life, Sportivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Olimpiadi Romane'
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Jean mi risponde mentre lo sento tirare giù lo scarico, con lo schermo rivolto verso il muro piastrellato di maioliche chiare vicino allo specchio.

- Non potevi aspettare un secondo per rispondere? - esclamo, ridendo.

- Non potevi aspettare un secondo per chiamarmi? - mi scimmiotta lui. - Ti avevo detto che ero al bagno!

Sistema l’inquadratura del telefono e finalmente vedo il suo viso e l’espressione sorridente che mi rivolge.

- Speravo fossi più veloce - commento, ridacchiando ancora.

- Lo sai che non sono veloce - mi risponde Jean, con la battuta pronta, facendomi l’occhiolino.

E non posso non buttare fuori una grossa risata, mentre anche lui ride insieme a me. Lo vedo muoversi per la casa, arrivando a sedersi sul divano, mentre io sono appoggiata allo schienale del letto.

- Allora, scema del mio cuore, come stai? - mi chiede, con un tono di voce dolce ma allo stesso tempo ironico. Ho iniziato ad adorarlo ancora di più per questo suo modo di fare: la voglia di ridere non gli manca mai, ma questo non gli impedisce di essere affettuoso nei miei confronti.

- Ora sto un po’ meglio… - mormoro appena, tornando seria. - Però mi è venuta un po’ di ansia per domani…

- Fiamma, è solo un Grand Prix - dice Jean, mantenendo un velo di dolcezza. - Se vinci o non vinci, non cambia molto… L’unica cosa di cui ti devi preoccupare è di tuffarti bene. Sei sempre stata brava a isolarti da tutto durante le gare e a concentrarti solo su te stessa, perché stavolta non dovresti riuscirci?

- Perché stavolta tutti si aspettano molto da me - gli rispondo, semplicemente. - La coach dei polacchi mi ha riempita di elogi davanti alla sorella di Andrea… E se invece si sbagliasse? Se io non riuscissi a tuffarmi come so fare?

Mi sto agitando di nuovo, sento il cuore in gola. E questo mi terrorizza, perché in anni di gare non mi era mai successo; neanche prima dell’Olimpiade. Deglutisco, perché so perfettamente cosa avrei fatto in passato per farmi passare l’ansia: parlarne con Sandro.

E ora non posso più farlo. C’è Melinda a cui rivolgermi, ma non è la stessa cosa.

- Fiamma, amore, calma. - Jean accenna un piccolo sorriso, ma così io non riesco a calmarmi. - Cerca di essere razionale. Nessuno è in forma a questo punto della stagione, giusto?

Annuisco. In effetti non ha senso essere in forma ora, con il rischio di cali per Europei e Mondiali.

- Quindi domani nessuna si tufferà al massimo delle proprie capacità; no, Fiamma, neanche tu. Scusami se sono troppo diretto…

Scuoto la testa. Il suo tono di voce, così disteso e pacato, mi rilassa un po’, anche se continuo a essere preoccupata. - No, Jean, fai bene.

- Quello che conta domani - continua lui seriamente - è solo gareggiare. Far vedere che ci sei, nonostante quel brutto infortunio, nonostante Sandro. Medaglia o non medaglia, a febbraio non conta niente. L’unica cosa su cui ti devi concentrare è ogni singolo tuffo.

Scandisce ogni frase con lentezza, come se sapesse che il suo modo di parlare è in grado di influenzarmi; non ci avevo mai pensato, prima d’ora, ma Jean è riuscito a fare così bene all’Olimpiade anche per la sua tenuta mentale.

- Hai ragione - gli dico soltanto. L’ho ascoltato mantenendo lo sguardo basso, fisso in un punto imprecisato della trapunta, ma ora lo sollevo verso di lui.

Mi sorride, amorevole. - Non voglio avere ragione, voglio che tu stia meglio. Stai meglio?

Annuisco appena. - Sì, amore, sto meglio. Mi sento ancora un po’ agitata, ma sto meglio.

- È per Giada? - mi chiede lui, diretto.

- No, no… per fortuna ci siamo evitate a vicenda. E la Melly ha detto subito a me e Sofia di stare in camera insieme, quindi neanche la Mancino ha potuto fare troppi danni. Non ci voglio pensare.

- Dai, peggio di Emilién non puoi fare! - esclama lui, ridendo.

- In effetti no! - sorrido appena, per poi tornare un’altra volta seria. - Ma, Jean…

Taccio, incapace di proseguire, incapace di dare voce a quel pensiero.

Lui sospira. - Lo so, Fiamma. Ti manca. - Posa il telefono sul divano, appoggiandolo al bracciolo, e si sistema a gambe incrociate di fronte allo schermo. - Vuoi parlarmi di questo?

- Io… - tentenno. Non ho problemi a parlare con Jean, non ne ho mai avuti; e non si tratta neanche di lui, ma parlare ad alta voce dei miei pensieri li rende reali. Davvero, non riesco a riconoscermi… ma che diavolo mi prende?

Il mio ragazzo sorride, cercando di trasmettermi serenità. - Non importa, dai. Se non vuoi parlarne, all...

- Jean, io… non lo so che ho - gli confido, interrompendolo, anche se devo ammetterlo: sono davvero vaga. Ma in qualche modo devo parlarne, è l’unico modo che ho per rimuovere questa scomoda sensazione. - Ho già fatto il torneo di Natale, ma lì c’era Marcello, e con lui negli ultimi tempi ho instaurato un rapporto di fiducia. Non ho niente contro la Melly, ma… non è lo stesso. Certo, lei non mi tratterebbe diversamente da come fa con gli altri, ma io non mi sento a mio agio…

- Fiamma… è una preoccupazione inutile - mi interrompe lui.

Lo guardo, smarrita. Come fa a essere inutile? - Non prendermi per il culo, dai.

- Non lo sto facendo - dice lui. Poi deglutisce e continua: - Hai già avuto a che fare con Melinda, no?

Annuisco.

- Ecco, e hai anche una buona opinione di lei, giusto?

Annuisco ancora, ipnotizzata dalla sua voce, senza trovare nulla da obiettare.

- E anche Sandro si fidava di lei, visto che ha separato te e Giada… significa che sapeva che tra voi ci sarebbero stati problemi.

- Potrebbe anche averglielo detto Marcello.

Stavolta sì, avevo qualcosa da dire.

- Certo, amore, potrebbe - abbozza un piccolo sorriso, nel tentativo di rasserenarmi. - Ma perché ti fai tante paranoie? Lei non ha nulla contro di te, ti aiuterà se sbaglierai durante la gara, ma a salire sul trampolino, a fare quei cinque tuffi... sei tu. Sei tu che gareggi, sei sempre tu che una volta che si inizia non guardi in faccia a nessuno. Non posso credere che tu non sia la stessa che era così tranquilla dopo aver sbattuto la testa contro il trampolino. Quello che è successo a Sandro non ha tolto nulla alle tue capacità… più ci pensi, più ti fai del male.

Sospiro. Jean ha ragione, ancora una volta ha dannatamente ragione. - Cosa mi consigli di fare?

Sembra una domanda, ma in realtà è una supplica: “ti prego, dimmi come ne esco”.

- Innanzitutto, bevi un po’ d’acqua - mi sorride. Sorride, Jean, perché con i chilometri che ci separano, abbracciarmi è impossibile. Sorride, con la sua bocca sottile, la luce accesa del salone che illumina la sua pelle chiara. Sorride, e io capisco che ogni parola che pronuncia è detta solo per farmi stare meglio. Perché mi ama.

Prendo la bottiglietta d’acqua che ho lasciato sul comodino e ne bevo un sorso, con tutta la lentezza di cui sono capace.

- Domani, prima della gara, chiamami - dice, semplicemente. - Parliamo due minuti, di cose che non c’entrano proprio niente, d’accordo?

- E fino a domani che faccio? - gli chiedo, sinceramente preoccupata.

- Pensi a me, no?

Scoppio a ridere, perché la sua risposta è stata addirittura più spontanea della mia domanda. Avrei pensato a lui a prescindere. Anche Jean ride.

Con lui davvero mi sento bene, davvero mi sento serena. Sì, sentirlo prima della gara non può che farmi bene, ora ne sono convinta.

- Se ti fa sentire meglio, posso venire da te un fine settimana, il primo libero dopo le World Series in Asia, che dici? - mi propone.

- Solo se non è un problema con gli allenamenti - gli rispondo.

- Ma no, Fiamma, parto il venerdì sera e torno di domenica… saresti d’accordo?

Sorrido, ebete. Secondo lui non sarei d’accordo?

Jean sembra intuire la mia implicita risposta, perché non aggiunge nulla.

- Ci vediamo fra tre settimane, allora - gli dico. Solo un paio di settimane fa avrei sentito come un macigno questi ventuno giorni di attesa, ma ora so di avere una data in cui rivederlo dal vivo e non attraverso uno schermo. So che giorno appuntarmi sulla rubrica per fare il countdown. Solo il pensiero di averlo vicino a me per il mio compleanno mi fa stare meglio… perché lui non l’ha detto, ma quel venerdì in cui prenderà il primo volo dopo la fine dell’allenamento è il giorno del mio compleanno. Non siamo mai riusciti a vederci per festeggiare i nostri compleanni, magari potrei salire io a Parigi per fine aprile. Sarebbe una bella sorpresa!

- Sì, scema, tre settimane. Ce la fai a non combinare danni senza di me?

Rido ancora. Lo mando a quel paese con un gesto accennato e anche lui scoppia a ridere. Mi sento meglio, più leggera. Non so se avrei mai avuto con qualcun altro la stessa complicità, ma non importa. Jean mi fa stare bene, e io ne sono innamorata esattamente come lo è lui di me.

In un momento di totale spaesamento è la persona di cui mi fido di più in assoluto. E sono contenta di averlo al mio fianco.

- Fiamma, mi apri?

La voce di Sofia attraversa la porta, così io saluto Jean per stare insieme alla novellina. Non ho idea di come starò domattina, ma per adesso sto bene. Devo solo fare di tutto per mantenere questa rilassatezza.

   
 
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