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Autore: Ancient Flower    30/05/2019    2 recensioni
La Luna rivela dettagli ed emozioni inesplorate.
Genere: Fluff, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Periodo Napoleonico
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All’amica desiderata

 
«E com'eri tu bella questa sera! Quante volte ho ritirati i miei occhi pieni di spavento! Sì, la mia fantasia e il mio cuore cominciano a crearsi di te una divinità».
  • Ugo Foscolo, Lettere.
 
L’immensa e sfarzosa sala da ballo era illuminata dai finissimi lampadari veneziani che troneggiavano sul soffitto elegantemente affrescato della residenza estiva della contessa Agnani Arese, dove era solita tenere numerosi balli e dilettarsi a chiacchierare con i giovani e ferventi intellettuali di quel nuovo panorama culturale che si stava affacciando, piano piano, su tutta l’Europa. Antonietta incarnava il fascino dell’intelligenza: non solo era colta, ma metteva a frutto le proprie conoscenze nel modo di esprimersi, di dialogare con il proprio interlocutore, creando un rapporto di empatia reciproca. Ogni singolo sguardo tradiva arguzia e vivacità d’intelletto, doti che le attirarono le simpatie anche del più misogino tra gli uomini.
In quella sala decorata a festa, invasa dai soffi dello Scirocco che si faceva strada tra le gonne fluttuanti delle dame e le mani desiderose d’affetto dei gentiluomini mascherati, si aggirava la figura impaziente e pensosa del giovane Ugo Foscolo, che cercava di distinguere, in mezzo a quella farsa fatta di occhi vitrei e maschere veneziani, le iridi vive e il volto espressivo della dolce Antonietta che, ad un certo punto, vide sola su di una sedia, composta come una divinità greca che aspettava di essere adorata, mentre picchiettava con un piede al pavimento. Dai suoi occhi, non più velati dalla malattia, traspariva un desiderio irrefrenabile di sentire calore umano attraverso parole, gesti, racconti. E Ugo non se lo fece ripetere due volte. Con un po’ di coraggio, si avvicinò, e, inchinandosi rispettosamente, prese la mano nivea della giovane e la baciò con sentimento.
“Sono felice che siate guarita, ci avete fatto preoccupare!”, sdrammatizzò con un sorriso il giovane.
Antonietta si rianimò nel vedere il giovane mentre la salvava dal pensiero terribile di dover spendere il resto della serata in solitudine, quando tutti erano troppo presi dai fumi dell’alcol per poter intraprendere una conversazione.
“Oh, Ugo, non avrei mai voluto farvi scomodare così tanto. Ho letto l’ode* che mi avete dedicato ed è sublime, mio caro. Dovete credermi, sentivo gli occhi pizzicare per come avete saputo evocare le glorie del passato. Voi non parlate di bellezza, caro Ugo, voi siete bellezza!”, disse Antonietta, stringendo le mani del gentiluomo nelle sue.
Il poeta abbassò lo sguardo arrossendo, mantenendo sempre quel rigore e quell’orgoglio tipici del suo carattere, ma che celavano un tumultuoso oceano di sentimenti nobili e gentili.
“Sono felice che vi sia piaciuta, Antonietta. Vogliamo proseguire la nostra conversazione fuori?”, la invitò, prendendola gentilmente dal palmo della mano.
La ragazza lo seguì senza obbiettare.
 
La Luna piena rivela dettagli ed emozioni inesplorate. Antonietta, distesa sul prato su cui andavano a piegarsi i rami di un salice piangente, con il capo sulle gambe del poeta, passava le dita stanche tra i riccioli rossastri del giovane, e li sentiva così morbidi al tatto che parevano drappi di seta. Ugo si limitava ad osservare le venature blu acceso della mano diafana della ragazza, sentendosi onorato nell’essere viziato da una dea. E la natura, origine di ogni sentimento puro**, era testimone silenziosa e, al tempo stesso, partecipe di quei sospiri impercettibili, di quelle parole che era bene non dire, di quei battiti accelerati del cuore di lui nel carezzare delicatamente la fronte della donna, cercando di non turbare la trama perfetta del suo volto, e di quei pensieri dolci di lei, sentendosi completa nell’essere destinataria di gesti così carichi di devozione. E la pallida luce lunare faceva scintillare i loro occhi come se fossero gocce d’acqua del laghetto poco distante. Il giovane accennò un sorriso mentre accarezzava e si lasciava accarezzare.
“Siete bella, Antonietta. Vorrei svegliarmi ogni mattina solo per potervi ripetere ciò”, sussurrò il poeta.
Antonietta sentì il cuore squarciare il petto dall’emozione di quel momento solenne.
“Siete bello, mio caro Ugo. Vorrei foste sempre accanto a me per ricordarmi di ciò”, disse lei, passando le dita affusolate dal rosso dei capelli di lui al rosso delle labbra carnose.
Troppe parole erano state dette ed erano più che sufficienti. Ugo accarezzò i lineamenti di Antonietta, e la baciò senza troppe cerimonie, mentre le mani di lei si perdevano in quel groviglio scomposto di riccioli rossi. Non aprirono gli occhi finché le loro bocche non cercarono nuovamente fiato.
 
 
*L’ode è All’amica risanata, scritta da Foscolo nel 1802 per Antonietta Fagnani Arese dopo un lungo periodo di malattia.
**Rousseau, grande ispirazione di Foscolo, vedeva la natura come fonte di tutto ciò che è puro e immacolato nell’uomo.
   
 
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