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Autore: Ancient Flower    05/06/2019    3 recensioni
Giacomo Leopardi e la natura di primavera inoltrata.
Genere: Generale, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Enjoy the silence
 
Le parole si rincorrevano sull’orlo della penna e insozzavano il foglio immacolato e liscio a pochi centimetri di distanza dal naso del solerte scrittore, vittima di ignoti problemi alla vista e di una precoce cifosi che evidenziava il corpo gracile e malaticcio del giovane dai riccioli castani e gli occhietti chiari inaspettatamente vispi e attenti. Giacomo Leopardi a primo impatto sembrava una rosa sfiorita, decadente, a tratti malinconico e sofferente, ma traspariva dal tono di voce e dalla luce dei suoi occhi una mente viva, sveglia e sempre lucida di chi la vita l’afferrava morbosamente, volendone assaporare ogni singolo istante fuggente.
In realtà, su quel foglio di carta smorto, Giacomo non sapeva nemmeno cosa stesse scrivendo: era tutto un diversivo per scappare. Attendeva solo un segnale, che non tardò ad arrivare. La mano paterna scompigliò i riccioli disordinati del giovane, piccola ricompensa per tutte le soddisfazioni che l’astro nascente della poesia stava recando al buon nome di casa Leopardi.
“Sei il mio orgoglio, Giacomo, non te lo dimenticare”, sussurrò con apprensione Monaldo, cercando con tutte le forze di chiudere entrambi gli occhi sulle deformità del figlio, “vorrei solo vederti un po’ più spensierato”.
Giacomo corrugò la fronte e si voltò appena per decifrare il volto di suo padre, che vide divorato dalla preoccupazione. Il giovane abbassò di nuovo il volto e accennò un sorriso sardonico.
“Io sono spensierato, padre. La natura mi sorride. Tuttavia, sarei più felice se non avessi ancora le mie ali in gabbia”, commentò pacato.
Monaldo ritrasse le mani, poiché la bocca della Verità proferisce spesso parole scottanti, e strinse le labbra, andandosene in silenzio e pensoso.
Giacomo seguì i suoi passi veloci con la coda dell’occhio e, quando lo sentì chiudersi nei suoi sensi di colpa, nella penombra del piccolo salotto, si alzò di scatto dalla sedia e corse via per le scale e poi per strada, perdendo qualche foglio di carta durante il tragitto.
 
L’aria tiepida e avvolgente di inizio giugno sul Colle sciolse dal freddo dell’ombroso studiolo, in cui il giovane fu costretto a studiare per tutto l’inverno, le sue fragili membra che si lasciavano accarezzare dai morbidi fili d’erba benedetti dalla rugiada. Le palpebre pallide di Giacomo erano intessute di venature bluastre e, alla luce del Sole benevolo che filtrava dalle foglie dei faggi che incoronavano la collina, quasi sentiva il sangue scorrergli finalmente in tutto il corpo, come se si stesse nutrendo della stessa linfa degli alberi attorno a lui. Aprì un occhio lentamente, per non essere colpito subito dagli ultimi raggi del Sole e osservò le nuvole ferme e stanche che prendevano forma davanti a lui, mentre gruppi di passeri riempivano l’aere di vivaci cinguettii e rincorrevano il Sole che andava a morire celermente dietro l’infinito orizzonte costellato di ampie colline. In quel piccolo squarcio creato dalla radura, Giacomo si alzò lentamente col busto e respirò a pieni polmoni l’odore di lillà e sambuco che impreziosivano il veloce corso dell’estate. Tra un colpo di tosse e l’altro, causa l’eccesso di polline, Giacomo sentì dei passi dietro di lui, così familiari e simili ai suoi; Carlo, Paolina, Luigi e il piccolo Pierfrancesco* in braccio alla sorella si unirono all’aura di silenzio che circondava il poeta e, insieme, osservavano quel sottile confine ignoto dove i passeri, forse, cercavano ulteriori paesaggi in cui volare liberi.
 
  • I fratelli minori di Leopardi.
 
Angolo dell’autrice:
 
Buonasera!
Essendomi appena liberata dall’onere della scuola, era doveroso parlare di libertà. E chi meglio del nostro Giacomo Leopardi può incarnare il desiderio di essere liberi? Ho sempre voluto scrivere su di lui, perché, a dispetto di molti pregiudizi che si hanno, nelle sue poesie ho sempre trovato una gioia di vivere nonostante tutto. Poi schifava l’ambiente chiuso e ristretto del paese e, insomma, feel this on a spiritual level. Il titolo, ovviamente, si rifa alla mitica canzone dei Depeche mode, i miei guru. E’ un racconto senza impegno, prendetelo così com’è, forse sono stata imprecisa su alcuni punti e mi scuso, ma ci tengo molto a Leopardi, è difficile non entrare in empatia con personaggi del genere. Se siete giunti fino a qui vi ringrazio infinitamente.
M.
   
 
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