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Autore: Ancient Flower    11/06/2019    3 recensioni
Un piccolo omaggio in ricordo di Enrico Berlinguer.
Genere: Generale, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Guerre mondiali
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L’ultima neve
 
Sassari, metà gennaio del 1944.

In tempi di guerra, riuscire a racimolare un po’ di pane bianco era un lusso riservato a pochissimi eletti. Le scorte di grano scarseggiavano, e chi non moriva di colera si lasciava morire di fame. Forse era anche un po’ per questo che Enrico, a distanza di molti anni, assaporava ogni singolo pezzo di pane bianco tra i denti ed esortava gli eventuali commensali e gli stessi figli a gioirne come se fosse benedetto.
L’inverno del 1944 era stato particolarmente duro per il popolo sardo, e la fallimentare rivolta del 12 gennaio a Sassari non aveva fruttato altro che poco più di due chili di farina bianca, sufficiente per ottenere quattro filoncini di pane. Eppure Enrico era lo stesso deluso: avrebbe voluto sfamare i compagni in grave difficoltà, ma il pane che trasportava sarebbe bastato a massimo sedici persone, se opportunamente diviso.
Intanto l’inverno si faceva sempre più rigido e, scarseggiando anche il legname, di solito si riunivano tutti nella sede della Gioventù comunista di Sassari, temporaneamente ospitata nell’ex panificio di un compagno, e stavano insieme attorno al fuoco alimentato, a turno, dai compagni, aspettando l’alba e anche la speranza di un po’ di tepore in più per il nuovo giorno.
La sera del 13 gennaio la neve cominciò a fluttuare copiosa. Era un evento piuttosto raro nella cittadina sarda, ma prevedibile vista l’ondata di gelo di quegli ultimi giorni. Enrico affondò il viso nella sciarpa di lana grezza, stringendo al petto i quattro filoni di pane ancora caldi che lui e suo fratello avevano preparato per tutto il giorno. Entrato nel vecchio panificio, i volti contratti dalla fame dei compagni si distesero in un sospiro di sollievo e, solerte, il giovane appoggiò i pani sul tavolo e tirò fuori dal taschino un coltellino svizzero, cominciando a tagliare delle fette abbastanza grosse, mentre gli altri continuavano a guardarlo come se fosse un messia.
Dopo aver finito, strinse le labbra con rammarico.
“Compagni, il pane non basta per tutti, io posso farne volentieri a meno. Cercate di non sprecarne nemmeno una briciola. Coloro che hanno figli da sfamare o chi è provato nel fisico hanno la precedenza”, disse con voce ferma. I compagni annuirono con gli occhi che brillavano di gratitudine. Il pane bastò a quelle sedici persone prefigurate. Enrico, dispiaciuto per chi era rimasto inevitabilmente fuori, si sedette davanti al fuoco, con lo stomaco vuoto da un giorno e mezzo e in bocca il sapore amaro della delusione. Non era un bello spettacolo per gli altri vederlo così affranto dopo tutto ciò che aveva fatto. Alcuni compagni, allora, decisero di dividere i pani che avevano a metà cosicché un po’ tutti potessero usufruirne. Quello che vide Enrico, quella sera, gli scaldò il cuore e addolcì l’amaro che aveva in bocca.
“Compagno Berlinguer, mangia anche tu un po’ di pane”, gli disse un bambino sui cinque anni, magro da far paura. Enrico sentì le membra ammorbidite da quei gesti d’affetto, ma rifiutò con un dolce sorriso e una carezza sulla guancia al bambino che aveva la morte negli occhi e che gli stava offrendo un po’ della sua speranza di sopravvivere.
La notte stessa, chiuso nel silenzio del gelido inverno, Enrico non riusciva a chiudere occhio, steso su sacchi di farina vuoti da chissà quanto tempo. Tuttavia, fuori aveva smesso di nevicare.
 
Angolo dell’autrice:

Salve a tutti!
Mi sembrava doveroso ricordare il compagno Enrico Berlinguer a 35 anni dalla sua prematura scomparsa. Un leader carismatico, altruista, abbastanza schivo, ma con un grande cuore, l’ultimo così vicino al popolo. Così me lo ha sempre descritto mia madre e quando vedi brillare gli occhi dei tuoi genitori mentre ricordano qualcosa o qualcuno, vuol dire che quel qualcuno o quel qualcosa ha lasciato veramente un segno indelebile nella loro anima.
Ovviamente la storia è di mia invenzione e mi scuso se alcuni riferimenti risulteranno imprecisi.
Indro Montanelli diceva che l’Italia non può andare avanti poiché dimentica del suo passato. Per quanto Montanelli e Berlinguer stiano insieme come olio ed acqua, io spero, nel mio piccolo, di aver riportato alla mente di qualcuno l’Italia più bella incarnata da Berlinguer, nella speranza di un ritorno a quell’epoca tanto difficile quanto emblematica e segnata da figure come lui. Grazie per essere giunti fin qui.
Cheers, M.
   
 
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