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Autore: La Fra    09/08/2019    0 recensioni
Dopo l'improvvisa morte del Quarto Hokage, il consiglio si riunisce per scegliere un suo successore.
Kakashi non è soddisfatto della decisione.
Genere: Drammatico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Kakashi Hatake, Naruto Uzumaki, Obito Uchiha
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Nessun contesto, Naruto Shippuuden
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Epilogo – Fuori dall'abisso

 

Per una volta, sognò un mondo fatto di luce e colori. Non c'era nulla a circondarlo se non una sensazione meravigliosa e di pace. Era come essere tornato bambino all'improvviso. Si sentiva piccolo, un po' stupido ed impacciato, ma soprattutto sereno. Voltandosi, d'un tratto inconsapevole che tutto quello fosse solo frutto della sua mente, capì perché quella sensazione piacevole lo aveva pervaso.

 

Obito...”

 

Lo chiamò solo una volta con un tono gentile, avvicinandosi a lui con qualche passo lento. La sensazione della mano che afferrava la sua era stata così vera da riportargli alla mente i più bei ricordi d'infanzia.

 

Avanti, andiamo...”

 

Aveva un sorriso così dolce, e uno sguardo luminoso. Obito era incantato e non riusciva a decidersi a muovere i piedi e camminare. La presa sulla sua mano era insistente però, lo tirava con sempre più forza. “Obito! Avanti, muoviti... O farai tardi!”

A quelle parole, Obito notò che non erano soli. In lontananza, un'enorme folla non ben definita era ferma, come in attesa di qualcosa. Era confuso, e rimaneva impalato. Guardò gli occhi profondi che lo scrutavano: avevano un'espressione un po' scocciata, rassegnata, poi si sollevarono per fissarlo direttamente in faccia. Gli parlò di nuovo, questa volta con un tono più deciso ed alto, quasi di rimprovero.

 

Obito... Insomma, svegliati!”

 

-

 

Svegliati!”

 

Con un movimento veloce e un ormai rituale lancio del cuscino, Obito si trovò seduto nel suo letto. Istintivamente, raggiunse con le mani la sveglia per farla smettere di squillare, ma solo quando la strinse fra le dita si rese conto che nella camera regnava il silenzio. Le lancette penzolavano e dondolavano prive di qualsiasi resistenza; doveva essersi rotta durante il suo ultimo volo per la stanza.

La memoria del sogno di qualche istante prima era già quasi completamente svanita, ma gli aveva lasciato una piacevole sensazione di benessere. Si massaggiò la mano sovrappensiero. Erano anni che non dormiva così bene e così a lungo.

 

Dopo qualche stiracchiata e pigra strofinata alla nuca, l'occhio di Obito iniziò a vagare distrattamente per la stanza fino ad arrivare a posarsi automaticamente sulla foto del suo team, proprio a fianco al letto. Era una delle cose che guardava sempre subito dopo il risveglio, ma oggi gran parte di quell'immagine era celata da un grande biglietto bianco e rosso, incastrato nella cornice.

Insieme ad un abbozzato disegno- davvero brutto -che ritraeva i suoi allievi con sguardi minacciosi, c'era una scritta nella quale era facile distinguere l'elegante calligrafia di Sakura. Lo sguardo di Obito seguì lentamente quei caratteri.

 

Non faccia- TARDI - anche oggi – maestro!!

 

Sbatté gli occhi qualche volta, come per essere sicuro di aver letto bene. Si ricordò di quando, la sera prima, la sua allieva gli aveva dato quel disegno che Sasuke e Naruto avevano fatto, ed aveva aggiunto di fronte a lui la scritta con un pennarello rosso. Era stato un piccolo regalo- ed un monito -per la loro ultima lezione insieme.

 

Perché da oggi non sarebbe più stato il loro maestro.

 

Perché oggi sarebbe...

 

“OH! Cavolo!” Veloce, torse il busto per guardare fuori dalla finestra alle sue spalle. Il sole faceva capolino da dietro alcuni palazzi alti del distretto, e le loro ombre avevano già iniziato ad accorciarsi. I raggi filtravano nella stanza immobile, facendo scintillare i granelli di polvere che volteggiavano nell'aria. Che ore sono?

 

Con il braccio scostò la coperta e si alzò. Non fece però nemmeno in tempo a mettersi in piedi che si ritrovò di fronte, a poco meno di mezzo metro, Kakashi che lo fissava con aria un po' scocciata ed incuriosita. Provò a trattenersi, ma un grido scomposto gli emerse dalla gola.

 

“Che ci fai qui... Adesso mi entri in casa senza avvisare?”

 

Le spalle di Kakashi si strinsero un po' mentre i suoi occhi vagavano di loro iniziativa per la stanza, posandosi accusatori su ogni vestito sporco e spazzatura sparsi sul pavimento. “Ti ho chiamato per dieci minuti dalla finestra, pensavo fossi morto.” Disse con un tono piatto.

 

Obito lo scrutò dalla testa ai piedi. Kakashi non aveva il copri fronte, ed i capelli ricadevano bassi oscurandogli un po' gli occhi; al di sotto di quelle ciocche argentate Obito riuscì a cogliere un po' del rosso dello Sharingan. Come lo guardò, Kakashi si girò di scatto e rivolse lo sguardo altrove. Dalle spalle sbucava alta l'elsa della sua spada, le braccia erano scoperte e il tatuaggio rosso ben visibile. Indossava la sua... Divisa ANBU?

 

L'amico stava continuando a scrutare la stanza, facendo crescere in Obito il disagio. Lo vide irrigidirsi e spostarsi lento verso il tavolo, facendosi strada tra dei kunai abbandonati per terra e uno zaino mal riposto; poi raccolse qualcosa con una mano e ci passò sopra l'altra per rimuovere lo sporco e le briciole. “Ecco dov'era finito...” disse piano, con una nota di malizia. Si infilò il prezioso libro nella tasca dei pantaloni; la copertina arancione sbucava ben visibile in contrasto con le note scure della sua tenuta formale.

 

Obito finse di non badarci troppo mentre raccoglieva i pezzi sparpagliati della sua divisa Jounin. Dov'è l'altra scarpa?

Sentiva ancora lo sguardo di Kakashi diretto su di lui; si passò una mano dietro al collo. “Non l'ho letto. Te lo volevo ridare la settimana scorsa, ma poi mi sono dimenticato...” Disse in fretta abbassandosi per guardare sotto al letto.

 

Sentì Kakashi ghignare un po', ma non lo guardò in faccia.

Poi l'amico gli si avvicinò e parlò di nuovo con il suo tono pigro. “Non quelli, Obito. Dai muoviti-” Con una gamba già infilata nei pantaloni, alzò finalmente lo sguardo confuso. Kakashi era voltato e puntava il dito indice in fondo alla stanza; Obito seguì quella linea invisibile. Contro l'armadio, ben appese e stirate, c'erano le vesti ed il mantello fiammeggiante che oggi avrebbe dovuto indossare per la prima volta.

 

Mentre si preparava, ed un sorriso sempre più entusiasta gli illuminava il volto, Kakashi rimase nella stanza in attesa, lo sguardo distratto e, come al solito pensieroso, rivolto fuori dalla finestra. Obito fissò gli occhi vuoti della lucida maschera che teneva spostata su un lato della testa.

 

“Perché ti sei vestito così?” Gli chiese Obito curioso mentre infilava le braccia nelle ampie maniche della veste con energici strattoni. Anche se l'unico specchio nella stanza era quasi completamente sepolto da vestiti accatastati, nel poco vetro visibile, Obito riuscì a scorgere il suo riflesso, e per un momento gli sembrò di scorgere l'immagine del Maestro Minato.

 

Forse anche Kakashi aveva pensato la stessa cosa, perché era rimasto dietro di lui a fissare la rossa scritta che gli ricadeva sulla schiena. Fu solo per un attimo però, prima che si voltasse veloce di nuovo verso il tavolo, stando ben attento a non guardarlo mai dritto in faccia. Obito lo vide testare una confezione di noodles per assicurarsi che fosse vuota, senza un reale motivo. Distratto, parlò. “Ho fatto riunire i ragazzi per la cerimonia ed erano entusiasti. Non mi dispiace l'idea di tornare negli ANBU, dopo tutto.”

 

Obito riportò subito alla mente il periodo nel quale lui ed il suo compagno si erano uniti a quella squadra speciale; le missioni solitarie ed il volto nascosto da quelle ridicole maschere. Anche se Kakashi era sempre stato convinto che quegli incarichi gli calzassero a pennello, Obito sapeva che in realtà non facevano altro che gravare sulla sua natura già schiva. Il suo amico, più di chiunque altro, aveva bisogno di restare alla luce del sole, di avere qualcuno accanto che lo trascinasse fuori dalla sua stessa oscurità. Non riuscì a trattenere un ghigno.

 

“Beh io avrei in mente qualcosa di diverso in realtà...” Gli rispose sistemandosi il colletto e girandosi per mostrargli lo scuro completo sotto al fiammeggiante mantello. Allargò un po' le braccia come per mettersi in posa, prima di lasciarle di nuovo cadere sconsolato, non avendo ottenuto nessuna reazione.

 

Lasciò volutamente un po' di mistero nella frase e ridacchiò ancora; Kakashi si stava sforzando per rimanere impassibile, e sembrava impossibile che così tanta preoccupazione riuscisse a trapelare da quel viso celato da una maschera.

Obito gli passò davanti con fare divertito, molto a suo agio e non curante del mantello che gli arrivava alle caviglie. Il cappello sotto al braccio. Aprì la finestra e si girò verso il compagno.

 

“Fidati di me, ok? Adesso andiamo.” Lo sentì espirare ed esitare un attimo dietro di lui, prima che lo seguisse veloce sui tetti già inondati dal sole.

 

-

 

La torre dell'Hokage si ergeva di fronte a loro. I fiocchi neri e lugubri che fino a qualche giorno prima avevano adornato le porte e le finestre, erano stati sostituiti durante la nottata da spendenti drappi bianchi e rossi che svolazzavano nella brezza mattutina per le vie. In giro per le strade non c'era nessuno, ed Obito immaginò- deglutendo il suo nervosismo -che fosse per via del fatto che l'intero villaggio si era già radunato nella piazza frontale. Solo poche sagome erano in attesa ai piedi della scalinata che li avrebbe condotti sul tetto.


“Eccoli, eccoli!” Le voci allegre dei tre genin si alzarono dalla strada sotto di loro quando Obito saltò giù da un edificio per andargli incontro. Le mani nelle tasche dei neri pantaloni, nel tentativo di sembrare rilassato. Naruto stava correndo davanti ai suoi compagni, mentre Sakura e Sasuke lo seguirono con passo svelto. Appena lo raggiunse, il ragazzino si soffermò ad osservare la sua tenuta e lo scrutò dalla testa ai piedi con stupore ed allo stesso tempo una nota di tristezza. Non doveva essere facile per lui vedere qualcuno prendere il posto di suo padre dopo così poco tempo.

 

Anche se ancora a qualche metro di distanza, Sasuke fu il primo a parlare. “Stavamo iniziando a pensare di essere rimasti senza un Hokage.” Quel tono di provocazione che gli riservava sempre non era mai suonato così cordiale.

“Sta benissimo, maestro!” Disse poi la kunoichi sincera e gentile. Ecco perché Sakura era sempre stata la sua preferita; donava in quella tensione, una nota di affabilità, quel tipo di calore che solo una kunoichi riusciva a trasmettere. In più, era l'unica a fargli qualche complimento ogni tanto.


Naruto lo stava ancora fissando, dalla testa ai piedi. Negli ultimi giorni, Obito non aveva capito bene la motivazione, il ragazzino era tornato ad allenarsi, e con molto più impegno rispetto ai mesi precedenti. Era stato così contento quando, durante una delle loro ultime lezioni, lo aveva sentito dire a Sasuke, improvvisamente ed inaspettatamente, che un giorno sarebbe voluto diventare anche lui Hokage del Villaggio della Foglia. Quella frase, aveva fatto esplodere il giovane Uchiha in una sonora risata, e nascondere un ghigno a Sakura; ma Obito era rimasto serio ed in silenzio. Poteva essere sembrato qualcosa detto un po' a caso, solo per farsi grande di fronte ai compagni, ma da bravo maestro qual'era, era riuscito a leggere infondo ai suoi giovani occhi, aveva visto determinazione e serietà. Sul volto di Naruto aveva scorto un'espressione che, per esperienza, non avrebbe mai potuto sottovalutare, né tanto meno deridere.

 

Si ricordò di una loro conversazione, avvenuta qualche giorno prima, quando aveva comunicato al team la notizia della sua nomina come Hokage. Gli si avvicinò allora per mettergli il cappello sulla testa con una veloce mossa e lo premette forte per farlo calzare per bene. Il copricapo ricadde un po' troppo, celando l'intero capo del ragazzino e gran parte del busto sotto ai lunghi lembi di stoffa. Obito si chinò un po' e sollevò il tessuto; gli parlò con un tono severo. “Come ti dicevo, ci devi crescere dentro prima di poterlo mettere. Hai tempo ancora... Mi raccomando, pensa ad allenarti a dovere per gli esami Chuunin.” Poi però, nascosto dalla vista dei due compagni, gli riservò un segreto sorriso d'intesa e una veloce strizzata d'occhio.

 

Sakura, che era sempre stata la più perspicace lì in mezzo, sembrava un po' dubbiosa. “Ma come faremo ora a prepararci se non ci insegnerà più? Ci verrà assegnato- ci assegnerà un nuovo maestro?”

 

Solo a quel punto Obito si ricordò di non essere arrivato lì solo. Si voltò in fretta per cercare Kakashi, e lo vide a pochi metri di distanza dietro di lui, appoggiato ad un muro in ombra. Sembrava si fosse già calato alla perfezione nel ruolo che si era auto imposto... Obito provò un po' di compassione per lui, sapendo quello che lo attendeva. Era rimasto di proposito in disparte, a leggere ancora quel dannato libro. Avrebbe dovuto bruciarlo quando ne aveva avuta l'occasione. Sul serio, cosa ci trovava in quella storia? Obito aveva provato a darle una possibilità qualche sera prima, ma era davvero di pessimo gusto.

 

“Ah si, a proposito di questo...” Disse con un sorriso che non si curò più di trattenere, il tono volutamente alto. Abbandonò il cappello sulla testa di Naruto per fare qualche passo verso il suo compagno, che finse ancora un po' indifferenza, prima di alzare lo sguardo con fare interrogativo. Il poveretto si ritrovò il collo avvolto nella presa salda del braccio di Obito, che lo trascinò controvoglia in mezzo alla strada assolata.

Sakura e Sasuke sembrarono piuttosto confusi. In quanto a Naruto... beh era davvero impossibile leggere la sua espressione sotto a quell'enorme copricapo. Obito non riusciva proprio a celare l'entusiasmo, mente Kakashi rimaneva rigido e a disagio nella sua presa.

 

“Ecco a voi... Il vostro nuovo Maestro!” Dopo quell'annuncio, lasciò andare il Jounin, che ancora stringeva il libro nella mano, il pollice fra le pagine per non perdere il segno. Poi lo spinse un poco verso i ragazzi, aspettandosi che dicesse qualcosa. Il silenziò regnò per un attimo in quella strada completamente deserta, e Kakashi si voltò piano verso di lui con uno sguardo misto di incredulità e shock. C'erano cose nelle quali quel prodigioso e geniale ninja era davvero un imbranato cronico.

 

È vero, non aveva mai insegnato in vita sua, e a qualcuno sarebbe potuto sembrare davvero poco adatto a quel compito, ma quella decisione che Obito aveva preso era stata decisamente ragionata. Kakashi aveva sempre avuto la fastidiosa abitudine di appostarsi per guardare da lontano i loro allenamenti, e anche se raramente partecipava, era quello che al villaggio conosceva meglio i marmocchi ed i loro progressi. Inoltre, la compagnia di tre giovani pieni di energie avrebbe sicuramente giovato all'umore del Jounin, proprio come aveva fatto tempo prima con quello di Obito.

 

Sasuke fece una piccola risata di sdegno, mentre Sakura rimase in silenzio per un attimo, dubbiosa. Kakashi sembrava aver perso improvvisamente la capacità di parlare. La scena divertì un po' Obito, che sadicamente rimase a fissare il disagio dell'amico di fronte ai ragazzi, come se improvvisamente fossero diventati perfetti sconosciuti.

 

“Di male in peggio...” Sasuke, quel piccolo sfacciato e maleducato, non si risparmiò un pungente commento che come al solito infastidì Obito non poco. Kakashi si girò verso di lui di nuovo con un'espressione palesemente preoccupata, ed Obito gli rispose solo con un sorriso tirato ed una pacca sulla schiena. “Sono sicuro che vi troverete benissimo, avrete un sacco di intesa... soprattutto voi due.”

 

Fu, come al solito, Naruto a risollevare la situazione. Dopo aver ascoltato la notizia in silenzio, afferrò il cappello per alzarlo e mostrare il volto; poi, con quel sorriso che sembrava tornato ad illuminarlo negli ultimi tempi disse solo: “A me sta bene.”

Il modo nel quale Kakashi si piegò in avanti e gli sorrise in risposta fece pensare ad Obito che probabilmente quei due gli stavano nascondendo qualcosa, e si appuntò mentalmente di chiedere spiegazioni più tardi.

 

Ora, aveva altro a cui pensare. Con un gesto veloce fece cenno a Kakashi di seguirlo, poi si incamminò lungo la scala.

 

-

 

Quando ero piccolo, volevo diventare un ninja. Quella era la mia aspirazione, ma non sapevo che in realtà non avevo idea di che cosa significasse davvero. Ragionavo come il bambino che ero, volevo diventare il più forte di tutti, il migliore. Ero convinto che al mondo esistessero solo il bene ed il male, e che avrei dovuto combattere per sconfiggere i miei nemici.

 

Beh, se le cose stessero davvero così, il mondo sarebbe un posto molto più semplice nel quale vivere.

 

Quando sono cresciuto, ho dovuto iniziare a ragionare come un uomo e comprendere un bel po' di cose che prima ignoravo. Ho capito che quando usiamo tutte le nostre forze, non combattiamo mai per noi stessi, ma per le persone che amiamo; che è per loro che rischiamo la vita e che molti di noi l'hanno sacrificata; ho imparato che non sempre il nemico che dobbiamo affrontare dimora fuori dalle mura del nostro villaggio; anzi, la maggior parte delle volte non è affatto così.

 

Sapete- tanto tempo fa ho incontrato un uomo. Era un vecchio, ma ragionava ancora come un bambino. Lui credeva di aver visto nel profondo di questo mondo, di aver capito quale luogo oscuro e terribile fosse in realtà. E sapete una cosa? Credo che purtroppo la sua colpa fosse proprio quella di averci visto giusto. Aveva cercato di convincermi a rimanere con lui e inseguire il suo folle sogno. Ma, anche se poteva aver ragione sul mondo nel quale viviamo, c'era una cosa sulla quale si era sbagliato alla grande, e beh... Quello ero io.

Chissà che cosa direbbe ora, quel vecchio, vedendomi qui di fronte a tutti voi, a coronare il mio sogno, nonostante tutto. A mantenere le promesse che avevo fatto tanto tempo fa. Forse mi maledirebbe per averlo lasciato in quella sua grotta solitaria, o forse chissà, sarebbe felice, vedendo che sono riuscito a risalire da quel terribile abisso che ormai lo aveva quasi ingoiato completamente.

 

Non sono così presuntuoso da promettervi che elimineremo quell'oscurità. Sarà sempre qui con noi, a ricordarci cosa e chi abbiamo perso. Ma se c'è qualcosa che posso fare è giurarvi che, come quella volta, non lascerò mai che ci trascini a fondo con sé.”

 

Giorni e nottate sprecate, passate insonni per preparare un discorso. Obito pensò che a volte la cosa migliore da fare in questi casi, ignorando completamente i metodici e noiosi consigli del Terzo, fosse improvvisare. Ed in quel momento, mentre una folla di volti lo fissava dal basso verso l'alto, aveva pensato che quelle potessero essere le parole giuste da dire. Aveva creduto che tutti i suoi compagni, gli amici, il suo clan, così come le persone che aveva incontrato solo qualche volta di sfuggita per le vie di Konoha, avrebbero avuto bisogno di sapere che li avrebbe protetti e guidati a qualunque costo. Eppure, doveva ammetterlo, si sarebbe sentito un po' ipocrita. Si ricordava ancora bene il giorno nel quale aveva guardato dritto dentro quell'abisso, che lo aveva quasi ingoiato; si ricordava di aver pensato di odiare il mondo per quello che le aveva fatto e di aver addirittura desiderato che tutto finisse... Sapeva meglio di chiunque altro che quell'oscurità terribile si annidava dentro ad ognuno di loro. Se aveva vacillato una volta di fronte alle insidie di questa vita, come poteva promettere che non sarebbe successo di nuovo?

 

In quella bolla di silenzio, la tensione stava iniziando a crescere; sembrava impossibile che tutta quella gente fosse così immobile e calma, ferma nel sole del mattino. Era come se il tempo si fosse fermato. Obito li guardò uno ad uno: c'erano tantissimi jounin nelle prime file, proprio ai piedi della torre. Insieme a loro, allievi alle prime armi. giovani ninja appena usciti dall'Accademia, e Chunin che avevano da poco superato l'arduo esame. Nelle loro mani sventolavano bandierine colorate, intonate con i grandi festoni che erano stati appesi con lunghe corde pendenti dalla balconata alla lontana montagna degli Hokage. Là presto ci sarebbe stato il suo viso scolpito, proprio a fianco a quello del suo Maestro; proprio come nelle fantasie che aveva sempre avuto fin da bambino. Una grande responsabilità, per sempre impressa nella roccia.

Però, il resto delle persone che lo stavano ancora scrutando confuse,- e probabilmente scocciate e stanche per la lunga attesa -non erano shinobi. Mercanti, artigiani, vecchi e bambini... persone che vivevano vite semplici. Obito vide i loro sguardi esitanti, i sorrisi speranzosi e festosi dei più giovani che attendevano che aprisse bocca per dire qualcosa. Quelle erano le persone per le quali ogni Kage prima di lui aveva combattuto, quelle per le quali Minato aveva dato la vita.

E fu allora che la consapevolezza lo raggiunse: loro non avevano bisogno di nessun lacrimevole discorso, erano ignare di quella terribile realtà con la quale lui era stato costretto a scontrarsi, e forse, se avesse fatto un buon lavoro, non l'avrebbero mai conosciuta. Non c'era bisogno di nessuna grandiosa promessa se non quella che aveva già fatto tanto tempo fa e che ancora conservava vivida nel cuore.

 

Rin, mi stai guardando, vero? Ce l'ho fatta e... Questo è solo l'inizio...

 

Il gomito di Kakashi, al suo fianco, lo colpì debolmente, come per risvegliarlo da quella sua profonda contemplazione. Per quanto tempo era rimasto in piedi di fronte alla ringhiera senza aver detto una parola?

 

La sua attenzione venne improvvisamente catturata dal movimento del Terzo Hokage, alla sua sinistra, che fece un cenno a Naruto. Il ragazzino avanzò timidamente verso il parapetto ed Obito osservò il vecchio Sarutobi rimuovergli delicatamente il cappello dalla testa, dargli qualche pacca per ripulirlo e poi alzarlo verso il cielo. Si schiarì la gola con qualche rauco colpo di tosse.

 

Obito Uchiha. Il Quinto Hokage!” Urlò rauco.

 

Senza capire bene come, si ritrovò il cappello premuto sulla testa e una mano sulla schiena che lo spingeva in avanti. La folla si animò leggermente, ma ad eccezione di qualche mormorio che lo aveva raggiunto fin lassù trasportato dal vento, ogni spettatore era ancora in attesa che aprisse bocca e dicesse qualcosa. Sarutobi gli diede qualche altra pacca sulla spalla e sorrise soddisfatto. “Avanti ragazzo, hai perso la lingua?” Gli sussurrò prima di fare qualche passo indietro per lasciare spazio agli ANBU. Obito sentì il sudore inumidirgli i capelli ed il colletto della tunica divenire un po' troppo stretto.

Beh ormai sembrava comunque troppo tardi per un lungo discorso...

 

Il sorriso delle maschere ANBU era freddo, inquietante ed Obito rimase a fissarle a disagio mentre il Capitano si spostò di fronte a lui e si inginocchiò in un profondo inchino rituale di rispetto.

 

Tipico suo, pensò Obito, riesce ad essere impassibile e professionale persino in un momento come questo...

 

Disposti in fila alle sue spalle, come a fargli da ombra, l'intera squadra ANBU fece lo stesso. Kakashi non si era scomposto. Mascherato e silenzioso, appariva calmo e immobile come una statua di pietra; in quel momento solenne, stava svolgendo il suo ruolo alla perfezione, ed Obito non avrebbe mai potuto lamentarsi. Però, quella formalità gli appariva fuori luogo, soprattutto ripensando a ciò che lui e Kakashi avevano passato in tutti quegli anni insieme e agli eventi degli ultimi giorni.

 

Se non fosse per lui, pensò Obito chinando la testa e nascondendola all'ombra del cappello, non sarei nemmeno qui ora.

 

Fece per girarsi di nuovo verso la folla, quando l'ANBU alzò lentamente la testa, solo un po', lasciando che i disegni della maschera venissero illuminati dal sole. Nonostante non potesse vederlo in volto, Obito si soffermò un po' a fissarlo, forse sperando che dicesse o facesse qualcosa- qualsiasi cosa per spezzare un po' quella strana tensione.

 

Dopo un istante, mentre il suo occhio si stava ancora spostando sulle inquietanti linee rosse che contornavano i fori della maschera, Obito sentì una sensazione strana, ma familiare: le gambe gli divennero improvvisamente molli- e probabilmente sarebbe finito per terra se non avesse mantenuto salda la presa sul parapetto. Le voci e le musiche che avevano riempito l'aria intorno a lui sembrarono divenire solo un eco lontano, il tempo immobilizzarsi di nuovo.

 

La visione gli si sdoppiò, riportandogli inevitabilmente alla mente proprio l'oscura notte di tanti anni prima. Si ricordò di quei pensieri sconosciuti che lo avevano toccato, di una mano che aveva afferrato e stretto la sua.

Emozioni che non gli appartenevano, ma allo stesso tempo nitide e chiare, gli salirono dallo stomaco, facendosi strada dentro di lui e scaldandogli il petto; lo inondarono così inaspettatamente da lasciarlo inerme e sopraffatto.

Dovette deglutire per tornare a respirare e riuscire a sostenere quel carico emotivo così intenso ed improvviso. Solo quando riuscì a domarlo completamente e farlo fluire, Obito si accorse con un sussulto che Kakashi, attraverso quel foro buio e scintillante di rosso, si era deciso finalmente, dopo tanto tempo, a guardarlo dritto nell'occhio.

 

In quel breve istante nel quale l'iride si incrociò con la sua gemella, Obito percepì chiaramente lo Sharingan risvegliarsi e poté sentire tutto quello che Kakashi non gli avrebbe mai potuto dire a parole: non poté che restare immobile mentre incredulo si lasciò inondare dall'orgoglio, da un'adorazione così profonda da riuscire ad eclissare quella che la folla stava ancora esprimendo a gran voce. Gli sembrò per un attimo di essere invincibile, di poter affrontare facilmente qualsiasi ostacolo o difficoltà. Si vide come l'eroe più grande della storia degli shinobi- per la prima volta nella sua vita si sentì degno di essere Hokage.

 

Nel momento che seguì quello sguardo carico di significato, Obito si ritrovò a sorridere senza nemmeno averne compreso il motivo. Per la prima volta, fu lui a distogliere lo sguardo, sbattendo le palpebre come per schiarirsi la mente. Si raddrizzò sulla schiena ed irrigidì, mentre Kakashi si alzò di nuovo e gli fece un cenno con la testa per ricordargli l'esistenza della folla ancora in attesa. Come faceva ad apparire così impassibile?

 

Obito guardò le teste sollevate sotto di lui, trovando improvvisamente la motivazione necessaria per aprire la bocca. Probabilmente fuori luogo ed imbarazzato, si strofinò con una mano la lunga stoffa che gli ricopriva la nuca e puntò l'altra di fronte a sé. Il dito indice avvolto dal guanto indicava qualcosa di invisibile, che solo lui riusciva a vedere. Poi, con tutto il fiato che aveva nei polmoni urlò: “Io sono Obito Uchiha, il Quinto Hokage del villaggio della Foglia!” Esitante e con un tono più basso aggiunse infine: “S-scusate per il ritardo!”

 

Non appena concluse quella banale e un po' deludente frase, la folla sotto di lui esplose in esultanze ed applausi. Il fischio che aveva ancora nel cervello si stava gradualmente affievolendo, e la musica e le grida raggiunsero poco a poco le sue orecchie. Rimase ancora per qualche istante a contemplare rapito il villaggio che lo acclamava con gioia, stringendo forte la ringhiera che lo separava da quella moltitudine.

 

E fu qualche istante dopo, tra il caos di tutti i saluti, le grida e le musiche, tra gli abbracci dei suoi allievi, e lo sguardo celato di Kakashi che ancora lo fissava in segreto, che Obito comprese finalmente cosa fosse stato, tanti anni prima, ad impedirgli di sprofondare in quell'abisso che altrimenti lo avrebbe ingoiato per sempre.

 

 

Fine.

 

**Eccoci qui, la storia è conclusa. È stato molto bello per me scrivere Kakashi ed Obito in questo what if che, nonostante la drammaticità, spero sia riuscito a trasmettere un barlume di positività. Chissà, magari dopo questo esperimento, arriverà un'altra storia ambientata sempre nel mondo di Naruto! Se avete dei commenti o dei consigli, li accetto volentieri! Grazie a tutti per aver letto.**

 

 

   
 
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