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Autore: Ancient Flower    08/09/2019    1 recensioni
Ad una persona speciale.
Genere: Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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All’infanzia perduta
 
A Teresa, che sotto quell’orgoglio d’altri tempi
celava un fiume d’amore sempreverde.
 
Se dovessi associare un ricordo d’infanzia ad un’immagine, quella sarebbe il sudore.
D’estate ricordo che uscivo alle due del pomeriggio, col Sole sopra di me che illuminava il mio cammino verso nuove avventure, nuove scorrazzate per i campi di grano, nuovi giochi e nuove risate. Avevo la mia compagnia e stavamo tutti insieme fino a quando il Sole non ci salutava, accolto dal lontano abbraccio del mare, avvolgendo tutti noi e i nostri visi imperlati da gocce di infantile spensieratezza in un manto color arancio, ultima visione della luce diurna.
Se dovessi associare un ricordo d’infanzia ad un sapore, quello sarebbe una ciliegia.
Non mi sono mai piaciute le ciliegie aspre, quelle che a metà maggio cominciano a comparire e che mamma di solito porta a casa presentandole come dono di un amico fruttivendolo, raccolte ad hoc solo per noi.
Le ciliegie migliori sono quelle che mia zia mi offriva a metà giugno, nere, succose e dissetanti. Niente di meglio dopo una giornata passata a scroccare acqua dalla dubbia salubrità. Prima di tornare a casa quindi, facevo tappa da mia zia per fare una scorpacciata di quei frutti così tanto ambiti. Lei mi aspettava sempre dal balcone, stendendo i panni oppure stando semplicemente seduta e, quando la chiamavo, mi faceva cenno di salire.
Sono particolarmente ghiotta di frutti estivi e, mentre un chicco tirava l’altro, mia zia si univa silenziosa a quella strana conversazione fatta di morsi e noccioli sputati. E quando il secchiello si svuotava finalmente, potevamo stenderci sul balcone, vecchio almeno di cinquant’anni, a cercare un po’ di frescura in una timida brezzolina fresca che si faceva strada negli ultimi raggi da Sole. Mia zia era una gran chiacchierona, ma in quei momenti di contemplazione, il volto rugoso, gli occhi vispi, ma segnati da un velo di malinconia, le mani giunte coi pollici che roteavano tra loro piano piano, i piedi che battevano a ritmo sostenuto, lo giuro, mi raccontavano storie che magari avevo già sentito, eppure al tempo stesso mi affascinavano per quanto fossero lontane nel tempo, ma sempre così attuali nell’espressione di mia zia.
Oggi ti ricordo così, vispa e malinconica ugualmente, ghiotta e contenuta, buona e orgogliosa. Il cielo in questo tramonto di metà maggio è nuvoloso, ma so che da lì si vedrà un magnifico spettacolo color arancio, come piaceva a te.
 
NdA: scrissi questa storia quattro mesi fa quasi, quando mia zia (prozia in realtà) morì a metà maggio di quest’anno. Sono cresciuta in casa sua e con lei se ne è andata per sempre una parte della mia vita, forse la più bella. A me rimangono solo i ricordi affettuosi di quei pomeriggi passati a mangiare dolci con lei. Spero che custodirà gelosamente la me bambina come io l’ho fatto fino a quasi quattro mesi fa e so che lo farà ovunque sia, in un paradiso o in un’altra vita, magari. Spero abbia trovato finalmente pace. Mi scuso per eventuali errori, ma non ho modificato niente di quello che scrissi di getto quella sera, mi sembrava una presa in giro.

Ancient Flower
   
 
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