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Autore: Gella    07/11/2019    1 recensioni
«Voglio la testa di Giovanni il Battista».
Tre racconti.
Genere: Dark, Guerra, Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Le decollatrici

I. La figlia.

 
 
Soprattutto i suoi occhi sono terribili.
Salomè, O. Wilde.
 
A N.

La fanciulla che danza sul ritmo dei cembali al centro dell’enorme, sfarzosa sala è di rara bellezza, più pallida della luna e già sensuale, una donna giudea: ogni occhio è per lei, e di lei si abbevera avido. Notabili, guardie e servi.
Anche il tetrarca la guarda, ha nelle fauci aperte un deserto che nessun vino potrebbe mai estinguere, ma che anzi si allarga per il minimo passo o fruscio di velo. La moglie gli siede accanto e tace, covando un rancore.
La fanciulla è tutta la sua carne e il suo sangue. È come se fosse lei ad essere lì, di nuovo giovane, nel suo corpo a muovere i fianchi, offrire il collo come sotto il coltello del sacrificio, nascondere appena quel seno un po’ acerbo per destare negli altri le fantasie.
«Le pago bene, le mie ballerine» ama sempre vantarsi l’Antipa. Lo dice tra i fischi stavolta, quando la figlia di Erodiade smette, ormai ben nuda, la sua danza e gli si inchina.
«Le pago bene, le mie ballerine. Chiedimi quello che più desideri, e io te lo farò portare».
Giura e spergiura: anche tutti i suoi preziosi pavoni. Giura e spergiura: anche metà del suo regno.
Ma ai bimbi, si sa, piace giocare, e alcuni sono un po’ più ritrosi - questo poi è la figlia di Erodiade.
Si dondola a lungo di fronte al tetrarca e morde le dita, a coprire un risolino; guarda alla madre: sul viso di lei si è dipinta una grottesca ombra e non tradisce una sola scintilla; e riabbassa la testa. Solo ora si capisce nuda e sente sulla pelle il freddo dell’aria. La sera odora di fulmini e il cielo sopra Gerusalemme non si è mai aperto in modo così cupo, ma pure gli astrologi sono rivolti alle cose terrene e nessuno pensa al funesto presagio di pioggia.
Lei ha un tremore. Erode lo vede senza capire, perché pensa alla moglie come un porto chiuso che si nega indifferentemente al nemico e all’amico e al suo sguardo mai buono, mai tenero.
«Davvero - ripete, si dà un tono magnanimo - tu chiedimi quello che più desideri, e io te lo farò portare. Non importa cosa sia, non importa quanto grande».
Gli risponde, preso coraggio, una voce sottile che lo fa sbiancare come un tuono esplosogli nell’orecchio, ma già il suo anello è nella mano del più fido e più lesto tra i servi.
«Voglio la testa di Giovanni il Battista». 
 

§
 
 
«Avvicinati».
La fanciulla obbedisce alla madre - altro non può.
Su un piatto d’argento le porge l’agognato trofeo e lei si illumina ridendo. È bellissima e pare il sole invincibile nel mattino, ma è la sola che esulta; danza stringendo al seno la testa che gronda un sangue rosso vivo.
Su tutta Gerusalemme si è distesa una notte senza stelle, la città è una donna che veste gli abiti del lutto.
Anche il tetrarca siede, cupo. Ordina di farsi portare i vini più forti, perché un nodo gli serra la gola.
«Ma dimmi, bambina - chiede ad un tratto, la chiama sulle sue ginocchia - perché l’hai voluta proprio in questo bacile?»
Salomè alza la testa e davanti al viso gli apre le mani, i palmi intonsi.
   
 
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