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Autore: Ancient Flower    28/03/2020    5 recensioni
Fenomenologia di un attacco di panico.
Genere: Generale, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
- Questa storia fa parte della serie 'Gioventù'
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L’abisso vorrà guardare dentro di te*
 
«Con l'acqua fino al collo
e gli occhi dritti al cielo
io stanotte voglio stare un po' leggero. […]»
  • Brunori Sas, Il mondo si divide
 
Mio padre ha un cuore troppo debole per vedermi piangere il mondo che muore.
Mia madre ha una mente troppo fragile per prestarmi qualche pezzo del suo raziocinio.
La sento, distintamente: una tenaglia stritola i miei polmoni che, come cardellini in gabbia, si dibattono sotto la spinta della mia volontà, cercando un po’ di polverosa aria nelle quattro mura di camera mia. Il loro inutile cercare e dibattersi mi provoca dolore alle spalle, mentre richiamo disperatamente l’attenzione della bocca ad agguantare un po’ di preziosa aria, che da qualche settimana è sempre la stessa. Il cuore fracassa il mio petto, dice: “Fate uscire almeno me!”.
Un anno e mezzo è passato dall’ultimo attacco di panico che una psicologa dagli occhi azzurri aveva cercato di calmare, ripescando, da una ventosa stanza, la mia mente. Essa corre in mio soccorso: le braccia si aggrappano alla porta, le gambe seguono la luce di una finestra con balcone. Butto la faccia nel freddo marzo, che, nel vento profumato d’erba e nelle scintillanti costellazioni, preannuncia un dolce aprile.
La gola si riempie di aria, i polmoni crescono liberi come fiori accarezzati dal venticello, il cuore torna al suo posto, come un docile dalmata dopo la caccia, richiamato dal padrone-testa. Risento la voce della mia psicologa: “Tu non sei i tuoi genitori”.
 
*Da una citazione di Friedrich Nietzsche contenuta nell’opera Al di là del bene e del male.
 
NdA: stiamo soffrendo tutti e me ne rendo conto. Non è un pensiero che riguarda il coronavirus: trovo irrispettoso lucrarci sopra. Sono pensieri che mi sono venuti in mente riflettendo su quanto poco siamo abituati a sentirci e quando ce ne viene data l’occasione, improvvisamente, sbrocchiamo. Io in primis. Non scendo in ulteriori particolari. Ringrazio Nietzsche e Brunori Sas per l’ispirazione (strana accoppiata, lo so).
AF
   
 
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