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Autore: Elgul1    19/04/2020    23 recensioni
Detroit è ormai il terreno di caccia di alcuni serial killer che, ormai, fanno il bello e il cattivo tempo terrorizzando la città di notte con efferrati omicidi. Tocca quindi al detective della omicidi Raider, una giovane patologa con un passato oscuro e giunta da poco in città e due agenti speciali riuscire a sgominare il trio che, in una guerra silenziosa, si dà battaglia per emergere tra gli altri. Benvenuti in Three Killer.
Genere: Horror, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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La casa in cui si trovava era ben arredata, oltre che possedere una porta così facile da scassinare che perfino un bambino delle elementari sarebbe riuscito a intrufolarsi per rubare qualche biscotto alla faccia del proprietario.
Il soggiorno, oltre a un televisore al plasma e una poltrona rossa, sulla parete destra era riempito da una lunga libreria in legno piena zeppa di volumi di svariate dimensioni e di molti autori, oppure dello stesso padrone di casa in quel momento legato a una delle sedie del tavolo da pranzo che aveva preso per i suoi scopi.

"Devo ammetterlo, sa..." disse il giovane dai corti capelli biondi che girava per la stanza con una tazzina di caffè tra le mani curate e indossando dei guanti di lattice per non lasciare alcuna impronta. "Ha davvero una gran bella collezione di libri. Tra qui e lo studio al piano di sopra non ho alcun dubbio che lei sia un professore piuttosto eminente oltre che un avvocato piuttosto rinomato, Signor Erbert" ammise fissando il suo sguardo glaciale su quello spaventato del vecchio attempato con una breve barbetta sul viso pieno di rughe che lo guardava di rimando e tremando nella sua vestaglia da notte blu scuro. Quando aveva aperto gli occhi e si era trovato davanti quel giovane, con quella strana maschera, aveva provato a urlare ma, con un pugno, lo aveva ributtato nel mondo dei sogni e adesso si trovava lì legato nel suo stesso soggiorno.

"Mi scuso se mi sono servito e senza chiedere se lei lo volesse..." disse indicando la tazzina del servizio buono che teneva nella credenza per le occasioni speciali e distogliendolo dal ricordare cos'era successo solo qualche minuto prima.
 "Ma avevo proprio voglia di un caffè di un'ottima marca e devo dirglielo, ha proprio un ottimo gusto." disse ridendo divertito, mostrando una dentatura perfettamente bianca e pulita sotto la maschera da medico del 1200.
"Chi sei? E cosa vuoi da me?" domandò lui visibilmente spaventato. "Se sono i soldi che vuoi, c'e una cassaforte dietro il quadro lì sulla destra e un'altra più piccola la puoi trovare nel mio studio dentro la cassettiera" aggiunse nella speranza che quell'uomo si facesse bastare i suoi miseri risparmi e lo lasciasse andare.
"Umpf, perchè voi sanguisughe pensate sempre che quando entro nelle vostre case voglio solo i vostri miseri soldi?" borbottò scuotendo la testa più e più volte. Odiava essere scambiato per un volgare ladro: lui non era così, era qualcosa di più, aveva un ruolo migliore. Un giustiziere, ecco cos'era. Perché mai si sarebbe dovuto mettere a rubare?
"E cosa vuoi allora?!" chiese supplicando di rimando Erbert, sempre più spaventato e interrompendo i suoi pensieri.
"Giustizia, ecco cosa voglio." gli rispose con tutta sincerità, lasciando confuso l'uomo di legge nell'udire quella risposta.
"Giustizia e per cosa? Non ho commesso alcun crimine" replicò il vecchio con sicurezza.
"Non hai commesso niente di male dici..." prese a dire con un tono placido e glaciale. "Sono stato all'udienza che hai tenuto oggi pomeriggio e anche nei giorni scorsi..." disse. I suoi occhi penetranti fissavano quelli spaventati di Erbert con ancora più intensità. "Sei riuscito a farla passare liscia al tuo cliente nonostante fosse colpevole in pieno della sua accusa." concluse con un tono di voce frustrato.
"Questa è solo una bugia!" disse di rimando ma sudando freddo.
Il giovane mascherato gli mostrò i fogli che aveva ritrovato sopra la scrivania del suo studio e Erbert imprecò.
"Sbaglio oppure questi documenti dicono il contrario?" chiese piantandogli davanti al muso le informazioni che lui stesso aveva trovato e tenuto per sé. "Qua ci sono le prove che il tuo cliente era sulla scena. Una videocamera lo aveva inchiodato, ma a quanto pare qualcuno ha preso il filmato per primo dietro pagamento..." un sorriso si formò sotto la maschera. "E questo, da quanto so, non si potrebbe fare. Giusto?" gli chiese lasciando cadere i fogli a terra che si sparpagliarono per tutto il pavimento.
"Dovevo farlo?!" si giustificò lui alzando un'po il tono di voce. "Hai idea di quanti soldi c'erano in ballo con quella causa? Hai una benché minima idea di che razza di periodo sia questo?!" aggiunse spaventato nell'osservare l'espressione accigliata del suo aguzzino, per niente impressionato da quelle suppliche e dalle sue parole.
 " E poi perché solo io devo pagare? Perché non anche lui? Ti sembra giustizia questa?" chiese ancora a briglia sciolta. Il giovane, sempre in silenzio, gli si avvicino appoggiando due mani piuttosto grandi sopra le sue spalle rinsecchite.
 "Anche lui pagherà, ma in modo diverso..." prese a dire a bassa voce. "Erbert, hai permesso che potesse restare libero e questo è un crimine più che sufficiente per quello che sta per accaderti." aggiunse con un mezzo sorriso mentre il volto del vecchio si fece più pallido che mai. "Non devi preoccuparti..." gli sussurrò all'orecchio destro con una voce suadante e dolce. "C'è un modo per essere perdonati di fronte a Dio..." continuò staccandosi dalla sedia e dirigendosi verso una tanica rossa che aveva portato dentro la casa quando aveva fatto irruzione. "Il fuoco purifica e di fronte alla morte siamo tutti uguali..." aggiunse togliendo il tappo e rilasciando un forte odore di benzina che arrivò alle narici dell'avvocato che tossì.

"No, ti prego, aspetta! Ti supplico!" urlò mentre il giovane iniziò a spargere benzina qua e là per la stanza e anche sulla sua vestaglia che iniziò a puzzare.
"Ormai è troppo tardi e il giudizio è stato emesso." rispose mentre finiva di lasciare le ultime gocce di benzina a terra. Poi dalla tasca dei pantaloni scuri estrasse un accendino nero con alcuni motivi bianchi e una clip a forma di teschio. "Addio." disse semplicemente mentre dava il via alle fiamme che iniziarono a spandersi per tutta la stanza e a circondare l'uomo come una danza che, presto, ne fu completamente avvillupato. L'assassino osservò la scena a distanza mentre il fuoco iniziava a divorare la carne e le urla si facevano sempre più alte oltre che stridule e, vedendo il propagarsi sempre più incontrollato delle fiamme, a passo svelto uscì dal retro sparendo nella notte.


-


 La macchina si fermò al di là della strada accanto a una piccola villetta bianca con un bel giardino curato e anche alcuni alberi su cui, immaginava, la famigliola felice si ritrovasse in estate per ripararsi dalla caldura. Un posto che, per certi versi, avrebbe preferito al suo appartamento in mezzo al centro e in una zona del cazzo di quello schifo di città.
Con lentezza aprì lo sportello dell'auto e, una volta fuori, si appoggiò alla fiancata con la mano destra. La testa gli girava e anche tanto. - Forse non avrei dovuto bere quella birra. - riflettè fra sé e sé conscio che, in servizio, si dovrebbe cercare di avere un minimo di sobrietà. A passi pesanti cominciò ad avvicinarsi alla camionetta dei vigili del fuoco e ai curiosi che avevano circondato l'abitazione che, nel cuore della notte, aveva preso fuoco.

"Permesso, fatemi passare, per favore" intimò mostrando il distintivo che teneva nella giacca marrone che aveva messo in tutta fretta, facendosi largo in mezzo alla calca di vicini in vestaglia che avevano preso quasi d'assedio il posto.
" Detective Raider, finalmente è arrivato" mormorò contento un agente in uniforme poco più basso di lui e dalla folta capigliatura scura simile alla sua.
"Allora, che succede Trevor?" chiese andando subito al sodo e superando la striscia di sicurezza che era stata messa abbassandosi.
"Potrebbe sembrare un semplice incendio all'esterno ma, a quanto pare, abbiamo la nostra terza vittima" dichiarò l'agente a bassa voce mentre si avvicinavano all'ingresso della casa annerito per via del fumo e del fuoco.
"Stessa modalità delle altre due volte?" chiese il detective mentre lasciava uscire uno dei pompieri dalla porta. Poi si grattò la barba ispida sul volto.
"Già. Legato alla sedia e dato alle fiamme." confermò mentre si spostavano nel salotto di cui non era rimasto niente se non i libri mezzi bruciati e qualche parte dei mobili. Sulla sedia, al centro della stanza, si trovava una figura ormai annerita con i vestiti ormai attaccati alla pelle e con un'espressione urlante da fare invidia all'urlo di Munch.
"Cazzo..." sbottò Raider mentre si metteva dei guanti alle mani che gli aveva dato Trevor e si avvicinava. " E con questo adesso il nostro amico è a quota tre in meno di un mese" concluse piuttosto preoccupato. In poco più di tre settimane quel figlio di puttana aveva ucciso già tre persone e tutte in zone diverse della città.
"La scientifica tra quanto arriva?" chiese a Trevor mettendosi una mano tra i corti capelli neri.
"Bhe, li abbiamo contattati e dovrebbero arrivare a minuti. Si erano recati su un'altra scena del crimine" gli rispose lui. Raider annuì. - A quanto pare qualcuno si sta davvero divertendo, stasera. - pensò, visto il caos che sembrava imperversare.









ANGOLO DELL AUTORE: Lo ammetto sono un folle a voler mettere altra roba nel mezzo. Ma, purtroppo, la mia mente funziona così e non so come fermarla. Anzitutto voglio dire che, la copertina che vedete in cima ( sempre se EFP non me la farà levare) è opera di Alice alias amigdala dire che ha fatto un bel lavoro è poco visto che la adoro. Ringrazio lei per avermi fatto sta immagine a tempo di record e a chi legge alla prossima. Volevo ringraziare tantissimo anche Harriet Strimell che, si è proposta, di darmi una mano con le correzioni e tutt'ora mi sta aiutando ^_^
   
 
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